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Da Ventura a Sinisa, resta sempre il Toro

by • 28 maggio 2016 • COSÌ PER SPORTComments (1)1285

Don Aldo, storico cappellano granata, mi ha insegnato che le persone vanno e vengono, ma il Toro resta sempre. E’ lo spirito in cui vivo queste giornate di cambio allenatore, da Ventura a Mihajlovic. E osservo con curiosità il proliferare di commenti, brindisi, esultanze, dubbi. C’ è chi organizza feste, quasi fosse il 25 aprile e chi va a tirar fuori appartenenze etniche e politiche del nuovo mister per criticarlo, già ancora prima che inizi a lavorare.

E’ il mondo del Toro. Inutile cercare di cambiarlo.

Qualcuno mi ha indicato sui social come un “venturiano di ferro”. Io ricordo solo che su 217 partite in 5 stagioni con Giampiero Ventura in panchina, il Toro ne ha vinte 85, perse 68, pareggiate 64. 299 i gol fatti, 256 quelli subiti. Siamo passati dal vincere 1 a 0 con il Lumezzane a perdere a Empoli nell’ ultima di campionato. In mezzo ci sono state certamente pagine brutte, mediocri, ma anche tante belle. E non solo a Bilbao. Il merito maggiore di Ventura, per me, è stato quello di aver rivitalizzato una piazza depressa che navigava fra la B e la A. Il tecnico genovese con 193 panchine è stato l’ allenatore più longevo della storia granata: oggi siamo stabilmente nel massimo campionato e sono stati parecchi i giocatori da lui valorizzati. Si calcolano in 63 milioni e mezzo le plusvalenze che la sua gestione ha portato nelle casse granata. Per la gioia di Cairo, e non solo.

Ma, certo ci sono i ma…. Ventura non ha mai ingranato con il popolo granata. I sorrisini dopo una sconfitta, il famoso “percorso di crescita”, il gioco lento e con quel possesso di palla che sapeva tanto di melina…Sono tutte cose che abbiamo visto tutti e ho visto anche io.

Soprattutto ero e sono convinto che anche il più grande allenatore dopo 4-5 stagioni debba cambiare aria. Non ha più gli stimoli necessari e quindi non riesce a trasmetterli all’ ambiente. Per questo dico grazie a Ventura e gli auguro di culminare la sua carriera di allenatore in maniera importante, tanto per usare un aggettivo a lui caro.

Altrettanto saluto con gioia e speranza l’ arrivo di Mihajlovic. Per due ragioni anzitutto. Perché incarna lo spirito Toro. Quella voglia di lottare, di non arrendersi mai, di non aver paura di nessuno. E poi per il coraggio che ha sempre avuto di lanciare davvero i giovani, di farli giocare in prima squadra. L’ esempio di Donnarumma è sotto gli occhi di tutti.

Certo sarà il campo a dare le risposte che il popolo granata va cercando. Ma anzitutto sarà il mercato. Un grande merito di Ventura è stato quello di inchiodare Cairo alle proprie responsabilità. Franco Lerda partì per il ritiro con nemmeno un terzo della rosa di giocatori a disposizione; da quando è arrivato Ventura la squadra era fatta già a luglio. Toccherà a Sinisa, d’ accordo con Petrachi, fare altrettanto.

Un Toro infarcito di giovani che arrivano dalle nostre eccezionali Primavera di Longo (uno scudetto, un secondo posto e un’ altra Final Eight quest’ anno) è il sogno dei tifosi. Che non resteranno delusi o criticoni se questi calciatori promettenti daranno anche l’ anima e anche se dovranno lottare fino all’ ultima giornata, magari pure per salvarsi.

Questo è il Toro che vorrei . Quello che mi ha insegnato don Aldo. Perchè gli uomini vanno e vengono ma la maglia granata, quella resta sempre.

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One Response to Da Ventura a Sinisa, resta sempre il Toro

  1. ROBERTA sanziel scrive:

    Non si diventa tifosi del Toro, lo si nasce… lo si capisce affanciandosi alla vita e affrontando le prove che ci si parano davanti… i miei genitori non sono mai stati tifosi sfegatati, al contrario del padrino di mia mamma che non si perdeva una partita in casa del mitico Grande Torino, però una domenica pomeriggio di tanti anni fa mi hanno portata a Superga… la vista di quella lapide, leggere i nomi di Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Menti, Grezar, Ossola, Mazzola, Loik…. rispolverare la loro storia è stato come un fulmine a ciel sereno. Anche se con alti e bassi, fasi di amore alternate a fasi di disperazione, salite e discese dalla A alla B, non ho mai smesso di amare questi colori ed ora l’amicizia con le sorelle Zanino mi ha fatto scoprire un altro mondo, quello creato da don Aldo… l’aspetto più umano e religioso dell’essenza della fede granata! Aspetti che anche tu fai conoscere… grazie

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