ALTRI 2 MODI PER FARE RETE

by • 24 settembre 2013 • ArchivioComments (41)4714

CARO BENZINA

CARO IVA2

Sono in tanti ad aver espresso la volontà e l’intenzione di fare rete. Ecco altri 2 piccoli modi per portare avanti queste idee contro la crisi. Non fare benzina il 28 ottobre servirà forse a poco, ma se saremo in tanti tutti se ne accorgeranno. E se parecchi commercianti, dopo l’aumento dell’IVA, sapranno resistere alla tentazione di ritoccare subito i prezzi (sull’esempio di questa enoteca di Torino) a trarne vantaggio saranno i consumatori ma anche gli stessi commercianti. Per il resto, ribadisco che…

Una coppia entra in un hotel e chiede di poter vedere le camere. Il titolare, non potendoli accompagnare, li invita a salire da soli, purchè lascino una caparra di 50 euro. Con quei 50 euro l’ albergatore pagherà il macellaio che gli fornisce la carne. Il macellaio con la stessa banconota salderà il debito con l’ allevatore che darà i 50 euro al contadino da cui compra il fieno per le sue mucche. 50 euro che serviranno all’ agricoltore per pagare il negozio di concimi, e il commerciante li darà alla prostituta incontrata ieri sera. La donna correrà in hotel per pagare la camera utilizzata e non ancora saldata . Proprio in tempo: la coppia ha appena finito di visitare le camere, scende e si riprende i 50 euro lasciati come caparra.

Non è una barzelletta, è una metafora della nostra economia. I soldi che girano sono sempre gli stessi. In questo racconto manca però un componente: la banca che condiziona non poco le nostre finanze. Ancor di più dopo l’ ingresso dell’ euro.

Tutti ripetono che ci ha rovinati l’ euro. Non sono un economista, quindi non so esprimere un giudizio, anche se da sempre credo che la saggezza popolare….

E se tornassimo alla permuta? Non sto dicendo di abbandonare l’ euro, o di tornare alla lira. Voglio però ricordare alcuni esempi. I gruppi di acquisto: anziché comprare un pacco di pannolini per neonati, ci mettiamo insieme e ne compriamo cento, ottenendo prezzi più bassi. Esistono anche le banche del tempo: ognuno mette a disposizione un gruzzolo di ore libere che verranno utilizzate per servizi di volontariato, accompagnare i bambini a scuola, tener compagnia agli anziani. Ma anche l’ imbianchino che va a tinteggiare la casa di un idraulico che in cambio gli riparerà i rubinetti: pagheranno entrambi solo la materia prima.

Da qualche mese in Piemonte esiste anche il Piemex, come in Svizzera circola il Wir e in Sardegna il Sardex. E’ una moneta complementare che serve una rete di imprese. Ognuna mette a disposizione i propri beni e servizi e i pagamenti avvengono in Piemex. Il fornitore darà i toner per stampante all’ agenzia di comunicazione che in cambio gli farà i depliant pubblicitari. Tutto a posto con il fisco. Emissione di scontrini regolare, manca solo la circolazione del denaro e quindi non sarà necessario chiederlo e strapagarlo alle banche.

Impariamo dai contadini di una volta. In tempi di crisi si aiutavano l’ un l’altro mettendo ognuno a disposizione i propri beni e le proprie capacità. E’ l’ individualismo che ci frega. Ogni singola persona, ma anche ogni singola impresa, pensa di farcela da sola, magari fregando il concorrente. Non è così che si esce dalla crisi, si vince soltanto facendo rete. Come nel calcio. Alla fine contano le reti.

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41 Responses to ALTRI 2 MODI PER FARE RETE

  1. Stella scrive:

    Fare rete, aiutarsi, creare un unico sistema che ci traghetti oltre questo momento, ma che ci aiuti anche a crescere. Bravo Beppe, questo blog è davvero una ventata di ottimismo, di idee e creatività e bravi a coloro che hanno la tenacia di mettere in campo nuove idee e nuovi progetti per uscire da una lunga fase di stallo, non limitandosi alla passiva lamentela. E se posso dire, senza peccare di campanilismo, sono ancora più soddisfatta, visto che uno degli esempi citati è nato nel nostro Piemonte.

    • Fabio scrive:

      Buonasera,solo per informazione ma che differenza c’è tra i circuiti tipo ebarther?altra domanda chi delle istituzioni Sarà garante della moneta complementare?

  2. Gemma scrive:

    Leggere che si dovrebbe tornare alle usanze dei contadini di un tempo, mi riporta alla memoria mio papà. Contadino, con la seconda elementare, con una vita tutta in salita che è riuscito a dare serenità e stabilità alla sua famiglia. Lui gestiva le sua “finanze” su un quadernetto, facendo i conti con la matita, per quadrare il bilancio, per risparmiare, per farcela. Dalla campagna era venuto nella grande città e, agli occhi dei suoi compaesani, era “arrivato”. Ricordo queste cose con tenerezza, ma la cosa che più mi rende orgogliosa del mio papà è pensare all’attenzione con cui si dedicava a chiunque gli chiedesse una mano, a chiunque avesse bisogno di appoggio morale o di risolvere piccoli problemi. Non era un buon samaritano, aveva solo chiaro che aiutarsi a vicenda era la vera soluzione per superare i momenti duri, quelli nei quali vedere la luce al fondo del tunnel è davvero un’impresa ardua. Insomma era un precursore del fare rete!

    • francesco scrive:

      sarebbe bello se tutti si adoperano ma non è cosi’ purtroppo, tornerei volentieri alla lira e farei come gli inglesi.
      capitolo banche dopo aver dato mutui a destra e a manca …questo il risultato, far girare l’economia mettere denaro fresco in circolazione e diminuire le tasse.
      fare rete sarebbe bello……tornare ai tempi dove chiedere e tendere una mano portava a risolvere le criticità.

      • Stella scrive:

        Ciao Francesco, mi trovo in accordo con te, ma dal momento che il ritorno alla lira e l’imitazione degli inglesi non rientra nei nostri poteri immediati, mi piace che nel frattempo si faccia qualcosa di pratico. Quello che racconta Beppe, Piemex o Sardex che siano, mi sembrano realtà concrete e azioni fattibili da subito. E questo è un modo tangibile per creare quella rete che tanto serve. Ciao a tutti!

      • Marco scrive:

        Francesco, io non sono un’economista e non entro nel merito della convenienza o meno di una moneta unica.
        Però di una cosa sono sicurissimo:il ritorno alla lira sarebbe un’immensa disgrazia.
        Già nel 2002 ce la siamo presi nel didietro per colpa di tutti quegli italiani che hanno trasformato i prezzi con l’equazione 1 euro = 1000 lire.
        Sono più che certo che nel caso di un’altra conversione questi bastardi di italiani opportunisti troverebbero il modo per mettercela in quel posto un’altra volta.
        Gli italiani sono sempre stati e (sempre resteranno) ingovernabili e per niente consapevoli di essere una comunità.

  3. Franco Senestro scrive:

    Intanto ho provato a dire a mia moglie che per far girare l’economia dovevo andare a mignotte e Lei mi ha guardato di brutto:-).
    Sono parole sagge le Tue, in effetti credo che uno dei mali maggiori degli ultimi anni sia stato proprio, l’individualismo delle persone….”comincia tu, che io arrivo”. Dalle banche poi ci siam fatti divorare, se pensi che c’è gente disposta a chiedere prestiti per andare in ferie, sarà stato il capitalismo, non lo sò ma quella voglia di essere due righe sopra le nostre possibilità, e di dimostrare di sempre di stare economicamente meglio degli altri, quando stavamo bene ma volevamo stare benissimo, ci ha rovinati, Io abito in un paese di campagna, seguo sempre con apprensione le vicende dei licenziati, dei cassaintegrati, ma se penso che fino a poco tempo fa, dalle nostre parti la gente (e li conosco) faceva la fila per farsi mettere in cassa integrazione per la stagione del grano o peggio ancora perchè doveva dare il bianco all’alloggio del vicino (tutto in nero ovviamente) . Questo mi fa rabbia. Dobbiamo veramente ripartire dalla cultura del solidale, e dico ripartire perchè una cultura così, già c’era !

  4. riccardo humbert scrive:

    Da tre anni in valsusa esiste il “Susino”, una forma di pagamento con moneta cartacea che si ispira alla tua teoria. Pare che funzioni.

    • gandolfo scrive:

      Caro Riccardo, Hai voglia di spiegare meglio come funziona?

      • Antonio R. scrive:

        sì..il Susino è una forma di moneta complementare…e di comunità.
        il circuito piemex esprime un concetto più allargato, perchè si parla di piemonte, con il presupposto iniziale di sollecitare la sostenibilità tra le piccole e medie imprese del territorio. Un punto di partenza fondamentale…per arrivare in fase successiva a divenire una moneta complementare fruibile da tutta la popolazione…dall’imprenditore al consumatore.

        • Stella scrive:

          Ciao Antonio, mi sembra di capire che di Piemex ne sai e allora, dato che ho capito bene le idee scritte dagli altri partecipanti a questo interessante blog di Beppe, vorrei comprendere un pò meglio cosa intendi quando scrivi che Piemex tende a diventare una moneta complementare fruibile dalla popolazione. Ma soprattutto mi piacerebbe capire come è strutturata questa prima fase che coinvolge le piccole imprese. Per quanto ne so, una moneta complementare consente di instaurare rapporti lavorativi fra diverse società, ma non ho chiaro come questa sorta di “rapporto” professionale si possa concretizzare. Scusa ti faccio queste domande perchè mio marito gestisce un ristorante e vorrei capire quale tipo di nuove opportunità ci sono. Per esempio con il ristorante, mio marito può instaurare un rapporto con un fornitore che ad esempio gli vende il vino? E se si, come si regola il tutto? Ecco, se potessi spiegarmi questi passaggi mi sarebbe molto utili. Grazie, Stella

          • Antonio R. scrive:

            ciao Stella…cercherò di essere chiaro ed esaustivo :-)…..
            dunque…piemex.net è un circuito di piccole e medie imprese all’interno del quale tutti gli associati si scambiano prodotti o servizi attraverso l’utilizzo di una unità di conto (il piemex). 1 PIEMEX=1EURO… ogni associato ha un proprio conto piemex attraverso il quale in vendita accumulerà i crediti…poi spendibili all’interno del circuito per sostenere tutte le cosidette spese generiche che ogni azienda deve attualmente sostenere pagandole in euro. Visto che tuo marito ha un ristorante ti faccio un esempio molto vicino alla sua realtà…. partiamo dal presupposto che tutte le attività commerciali ed imprenditoriali oggi hanno difficoltà a migliorare il loro potenziale di vendita…. per esempio il ristoratore ha un certo numero di coperti inutilizzati nella quotidianità. Se il ristoratore fosse nel circuito piemex, tutti gli altri associati saprebbero che quel ristorante accetta il pagamento in crediti piemex, anzichè in euro. E visto che a loro volta, nel circuito avranno acquisito dei crediti piemex da spendere, saranno sicuramente più propensi ad andare nel ristorante che fa parte del circuito piemex. a Sua volta, il ristoratore avrà così ottenuto due risultati positivi; il primo è quello che avrà acquisito nuovi clienti (e quindi migliorato le performances commerciali); il secondo è quelo di aver acquisito dei crediti piemex che gli serviranno per acquistare sempre nel circuito ad esempio il tovagliame, i vini, la lavanderia industriale, la stampa dei biglietti da visita, la promozione pubblicitaria sul web, etc. etc.,tutte voci di spesa che fino ad oggi avrebbe dovuto pagarsi in euro. Il concetto è: comprati ciò che ti serve grazie al tuo lavoro; risparmiando così in liquidità di euro. Immagina se tuo marito potesse portarti a fare un bel viaggio a Natale pagandoselo con il tavolo piemex del suo risorante, anzichè dover staccare un assegno in euro all’agenzia di viaggi. Spero di essere stato sufficientemente esaustivo. E sappi che la voce di spesa “ristoranti” nel circuito piemex è richiestissima ^_^.

            Antonio R.

  5. Cristina scrive:

    Buongiorno, ho letto con attenzione tutti i commenti perchè devo dire che l’argomento mi affascina.
    Ogni giorni tutti quanti rimaniamo basiti di fronte alle notizie allarmanti che provengono dai giornali e dai tg… e ogni giorno mi chiedo quanto ci sia di vero e quanto a volte ce la raccontino. Perchè.. diciamolo… noi comuni mortali la macroeconomia non la capiamo mica tanto. Quello che capiamo bene però sono le difficoltà di ogni giorno, la diminuzione del potere d’acquisto, la riduzione dei nostri stipendi e l’implosione del sistema previdenziale dopo anni di magna magna. Che poi a tutti noi… della macroeconomia forse importa poco… ma quando andiamo a fare la spesa ahi ahi. Quindi ben venga ogni forma di pagamento alternativo, baratti, creazione di gruppi di acquisto e tutto ciò che in barba ai macrosistemi ci aiuta a vivere. Sempre chiedendoci coma ha fatto il paese del miracolo economico a ridursi così..
    E allora mi colpisce tanto il commento di Gemma sul papà contadino e ripenso alla mia nonna oggi novantenne, operaia, che il sabato andava ad aspettare il mio nonno fuori dalla fabbrica, gli sequestrava tutto il salario perchè lui era più spendaccione e metteva da parte i soldi per l’affitto le bollette e la spesa. Poi però andava in pasticceria e comprava due paste per la domenica e i fiori per rendere più bello il camera e cucina in affitto. Si stava meglio quando si stava peggio?
    E’ bello condividere i ricordi dell’Italia che non c’è più ma che è viva in tutti noi. Senza malinconia, solo con la memoria. E ben venga il baratto.

    • Salve Beppe. Ti ho conosciuto nel 1996, quando venisti a tenere un incontro sull’informazione al Coordinamento Obiettori Caritas. Mi piacque molto il tuo intervento e da allora ti seguo con piacere. Sabato 12 ottobre 2013 si terrà il seminario SOS: Comunità e rivoluzioni, un forum sul vicinato come punto di applicazione della sensibilità nonviolenta. Questo forum rappresenta l’ideale continuazione del percorso cominciato con “Il sospetto della Schiavitù” nel 2011 e continuato con il forum “Il superamento della Schiavitù” nel 2012. Nel primo appuntamento si è discusso della realtà dell’oppressione economica che veniva paragonata, con una metafora neanche troppo eccessiva, alla schiavitù. Nel secondo appuntamento si sono cercati modi e strategie per superare questa schiavitù. Ora l’idea è di andare più nello specifico, considerando le comunità ed il vicinato (in questo caso sinonimi) come il mattone di base per il superamento della violenza economica, se la consideriamo da un punto di vista di vissuto esperienziale, o della violenza strutturale, se la analizziamo da un punto di vista sociale. In questo caso per comunità si intendono sia le piccole comunità geografiche (il condominio, il paese, il quartiere, la vallata) che le comunità di intenti (nel senso di gruppi accomunati da una qualche idea) ad esempio i gruppi di acquisto solidali, i gruppi politici, le associazioni, i consorzi ecc. Nel Forum 2012 il mio intervento è stato “Economia locale: dall’autoproduzione alla costruzione di reti di mutuo aiuto” e quest’anno proseguendo il ragionamento proporrò “Dalle reti di mutuo aiuto allo sviluppo di comunità – Relazioni di fiducia per sviluppare un’identità collettiva”. Se tu potessi esserci potrebbe essere una bella occasione per approfondire i temi oggetto di questo post. E dopo 17 anni ti incontrerei di nuovo con piacere. Sperando che questa opportunità si possa concretizzare, ti saluto. Alessandro Valente.

  6. gandolfo scrive:

    Belli i riferimenti ai nonni e all’economia di un tempo, li ho fatti anche io.. Ma iniziative come il Piemex, i gruppi d’acquisto sono il futuro… Credo anche associazioni tipo “imprese che resistono”, ma di quest’associazione vorrei saperne qualcosa di più.. Chi me lo spiega?

  7. Luca Peotta scrive:

    Buona sera a tutti.Premetto che “impresecheresistono”(ICR)non è un’associazione di categoria ma un gruppo spontaneo. Quello che mi piace sottolineare è che si sono ritrovate insieme aziende anche potenzialmente concorrenti fra loro che tuttavia avevano capito il grado di pericolo che si stava correndo ma soprattutto avevano capito che la via di uscita era unire le forze accantonando un pò il pur legittimo individualismo che caratterizza l’essere imprenditore. Inizialmente uniti dalla protesta(storica manifestazione dei 1000 di via Po a Torino nel 2009,per poi passare alle proposte a partire da una riduzione dell’Irap piuttosto che ad una gestione nuova della cassa integrazione,poi l’Iva per cassa,fino al tentativo di scambiarci lavoro fra gli aderenti di ICR(il “corriere della sera”ne aveva parlato a lungo)al fine di aiutarci l’un con l’altro stabilendo i termini di pagamento a 60 giorni e certezza del pagamento. Periodicamente incontri e manifestazioni,viaggi a Roma presso il Ministero dell’economia per chiedere una moratoria bancaria,l’Iva per cassa per le imprese al di sotto dei 4 ml di fatturato(concessa poi ad un massimo di 2 ml). Incontro con Equitalia e Agenzia delle Entrate per annunciare che non tutti sono evasori ma molti vorrebbero pagare ma manca il denaro per farlo e quindi analizzare con la nostra collaborazione caso per caso(fu accordo nazionale con lo “sportello di ascolto”attivo tutt’oggi).Il nostro scopo era quello di dialogare con la politica,essere a disposizione (gratuita)dello Stato per tracciare insieme una via comune con unico scopo di resistere a questa maledetta crisi economica. 4 anni passati a dare soluzioni,a chiedere soluzioni. Un dispendio di energia incalcolabile trascurando famiglia,tempo libero,impresa per dire a gran voce che ce la si poteva fare se….Giornali,Tv,radio hanno diffuso la nostra buona iniziativa che si è dimostrato un urlo di speranza per la nostra economia. Oggi tutti dicono quello che diceva ICR 4 anni fa(Istituzioni,politica,sindacati,ultimamente anche il Papa…),in molti mi domandano come facevamo a saperlo!Semplice,noi siamo la base dell’economia,quella “piccola”,quella “micro” quella rapida,veloce che generava senza “se” e e senza “ma”ricchezza;dico “generava”perchè aimè oggi e tutto completamente cambiato…in peggio.

    • gandolfo scrive:

      Grazie…. Bello il vostro modo di fare rete

      • Luca Peotta scrive:

        prego…Su TGcom e Matrix abbiamo fatto emergere anche la grave situazione dei suicidi degli imprenditori che si sono verificati negli ultimi 2 anni…verso la fine di Ottobre(il 23 ma è ancora da stabilire con certezza) a Torino la compagnia teatrale “Teatro in rivolta”sarà sul palcoscenico con la rappresentazione di “35°piano” per ritornare sui drammi che la crisi economica sta ancora producendo,nessuno ne sta parlando più.

    • Enrica scrive:

      Buongiorno Sig. Peotta,
      mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con Lei, Le lascio la mia mail, La ringrazio anticipatamente se vorrà contattarmi. ghiotti@piemex.net

    • Antonio R. scrive:

      condivido l’urlo di speranza della vs. associazione Luca…e da un po’ di tempo seguo le vs. iniziative… sarebbe bello fare un chiacchierata di approfondimento con te o con un tuo referente piemontese per entrare più nello specifico di piemex.net…. sono sicuro che abbiamo visioni comuni.
      parliamone :-)

    • Enrico Zacchero scrive:

      ottima iniziativa di divulgare a 360° !!

  8. Ly Lilly Maro scrive:

    l’Italia Nuova e democratica riparte dai valori della vita, dalla cultura, dalla scuola
    L’immagine che l’Italia ha dato oltre confine e l’atmosfera che si percepisce quando si va per vacanza, per studio, per lavoro è quella di ” Paese mediocre che vive sulle spalle di un grande passato”.
    L’Italia, Popolo di persone laboriose, creative e di validi artigiani, è ancora in tanti settori molto richiesta ed apprezzata ad esempio a vari livelli: industriale (manufatti, enogastromomia, navale, ecc.), turistico e culturale.
    Le nostre famiglie ci hanno insegnato ad essere cittadini responsabili, coerenti, leali ed affidabili nonostante tutte le notevoli difficoltà incontrate, cattiverie, gelosie di persone subdole e alcune di facili costumi.
    Nel mondo reale “i cattivi” sono considerati i vincenti perchè ottengono con qualsiasi mezzo quello che vogliono, quelli che si prendono tutto e vivono come vorrebbero vivere i “buoni”, mentre i buoni sono dei sognatori che muoiono di solitudine con i propri ideali con la consapevolezza di aver seguito i principi morali.

    La radice dei mali della società italiana inizia dal disinteresse per lo studio e la lettura. Oggi è sufficiente collegarsi via internet e cliccare un banale “mi piace”, l’unico modo di espressione per coloro che utilizzano Facebook o Twitter oppure sta nell’ inviare un messaggio su un iphone, ed il più delle volte, è l’unico momento di scambio di opinioni tra persone, infatti, nelle relazioni di famiglia tra amici o affettive addirittura mancano le parole per esprimere le proprie emozioni o i pensieri per pensarle. Quindi, si genera una preoccupante povertà linguistica che impedisce di esprimere emozioni, sentimenti, idee. Questo non basta, così non si arriva a migliorare la democrazia o il modo di confrontarsi, di creare opportunità di lavoro o di fare “rete”… occorre di più.
    I valori ci permettono di avere un’identità individuale e nazionale, motivano la tua vita, il nostro l’agire verso noi stessi e verso gli altri. Farli propri è molto importante perchè danno importanza alle persone e permettono di essere il centro da cui parte qualsiasi decisione e allontano l’imitazione di modelli di vita sbagliati , i cosiddetti falsi miti (gioco d’azzardo, illusione di internet, blog, giudicare con facilità gli altri senza conoscere la persona, video giochi, corpi palestrati tatuati, ecc.).
    In questo mondo. persino Papa Francesco ha sentito l’esigenza di rispolverare la famosa parabola del Vangelo, esortando a lasciare l’unica «pecorella» rimasta, per andare a cercare le altre 99 smarrite.
    Tralasciando ciò che non funziona nella società italiana occorre invece puntare su ciò che è utile fare:
    1) incentivare tutto ciò che è industria – culturale italiana ( per permettere a tutti di avere a breve benefici economici-etici ed un migliore e diffuso benessere sociale (servizi sociali, lavoro, scuole, ospedali, conciliazione vita lavorativa e familiare, miglioramento delle condizioni ormai precarie di bambini, donne e anziani, ecc.);
    2) rivalorizzare il “MADE IN ITALY” con tutte le risorse dei “saperi e sapori artigiani” (dalla moda, all’artigianato, dall’enogastronomia, ai prodotti agro-alimentari, fiere, eventi, ecc.);
    3) Migliorare la scuola, gli ospedali, l’università e la ricerca sia a livello umano, organizzativo e qualitativo;
    4) Favorire gli incontri tra persone con eventi, spettacoli, confronti democratici di idee, giochi per bambini, parchi o piazze dove la gente si incontra pacificamente e non solo con i flashmob ricordando che l’uomo non è né macchina e tanto meno un robot, ma possiede idee e sentimenti che devono poter essere espressi ai suoi simili in modo democratico.
    Grazie e buona serata

  9. Gabriella scrive:

    …i soldi sono sempre gli stessi:
    MAGARI! Se così fosse saremmo ancora dei Signori. Purtroppo per noi niente di più falso. Ogni mese il flusso di cassa immesso sul circuito nazionale è sempre più immiserito da propensione al risparmio, aziende che falliscono/chiudono/si trasferiscono ed anche per l’ingenti capitali liquidi che comunità straniere ed extracomunitarie provvedono a trasferire verso i loro paesi di origine.

    ….anziché comprare un pacco di pannolini per neonati, ci mettiamo insieme e ne compriamo cento, ottenendo prezzi più bassi:
    Molti anni fa in coda all’ingresso per la visita alla Mole Antonelliana, lessi le tariffe ed avvedendomi che era previsto lo sconto comitive, non esitai un solo istante; d’istinto mi girai verso chi mi seguiva e proposi loro di simulare un unico nucleo. Risultato? Un nutrito numero di persone entrò fruendo dello sconto. Sebbene non abbia fatto niente di illecito ed abbia condiviso un beneficio con altre famiglie – oggi – quando ripenso a quell’aneddoto non sono orgogliosa di me stessa. Ho fatto la classica furbata all’italiana ed anche se 3 famiglie hanno risparmiato, io nel mio piccolo ho depauperato le casse di un ente e con esso tutto ciò che ruota intorno ivi compresi i lavoratori.

    ….e se tornassimo alla permuta:
    il baratto non nasce oggi nelle varie sue forme, Swapping, Sardex o singoli negozi, ne nasce nel lontano 1934 con la Barter società cooperativa Svizzera; il baratto è la forma primordiali di scambio e si basa sul valore di scambio e non sul valore d’uso e sul principio della domanda e dell’offerta. Allora perché non esiste una società che usi il baratto come sistema economico? Perché il baratto non si può regolamentare, non crea reddito, quindi riserve, ne ha un controvalore monetario; tutto ciò in macro economia è inattuabile. Senza attribuzione di un controvalore è impossibile la gestione che si ottiene solo creando una moneta, a questo punto poco cambia se la moneta si chiami Euro piuttosto che Susino, viene a mancare il presupposto del baratto.
    Facciamo un esempio di baratto semplice, io ho bisogno di un tavolo, vengo a sapere che la mia vicina ne ha uno che non utilizza. Siccome ha il giardino incolto, gli propongo il mio pollice verde in cambio del suo tavolo. Risultato: io adesso ho il tavolo, lei il giardino curato. Punto, entrambe senza aver messo mano al portafogli. Tutto si esaurisce lì.
    Due individui ne hanno beneficiato, ma siamo sicuri che questo alla società sia altrettanto conveniente?
    Se io avessi acquistato il tavolo, avrei immesso del danaro in un circuito che avrebbe in percentuale contribuito al giro d’affari di una fabbrica che a sua volta paga le tasse, i dipendenti, i loro contribuiti, fa logistica quindi incrementa l’autotrasportatore, la rete di vendita fatta anch’essa di individui che con il loro stipendio pagano le bollette acquistano cibo, libri per figli, vanno in vacanza al ristorante ecc.ecc.
    Se la signora avesse richiesto l’intervento del giardiniere con la retribuzione in percentuale avrebbe contribuito a pagare la rata dell’automezzo (quindi concessionaria finanziaria ecc. ecc.) una parte sarebbe andata per l’acquisto del carburante, l’assicurazione e la manodopera,
    Tutti rami le cui ramificazioni si possono sviluppare all’infinto.
    Crea più rete il baratto o il nostro sistema economico?
    Il baratto fa implodere il sistema economico-sociale.

    Sono di tutt’altro avviso se qualcuno mi chiede: il baratto può traghettarci fuori da questa crisi ETICO –MORALE?
    La risposta è sì assolutamente sì. Il baratto essendo in totale antitesi a qualsiasi forma di capitalismo/consumismo, riporta su un altro piano sia i valori che le persone. Il delirio di onnipotenza che genera l’accumulo di denaro ci fa perdere di vista la prospettiva di quello che realmente conta, ossia essere. Col denaro si ha l’arroganza di poter fare tutto, a maggior ragione se arriva senza averlo sudato troppo. Col baratto si riscopre l’umiltà, perché in assenza di possibilità debbo cambiare il mio modo di approcciarmi, tanto per cominciare debbo chiedere per favore. Si dilata enormemente l’attesa, cosa che il danaro quasi riesce ad annullare. Si ha la reale percezione del do ut des ossia: «io do affinché tu dia» e senso traslato «scambiamoci queste cose in maniera ben definita». Si riscopre la rinuncia ed il sacrificio. Il principio del baratto su fonda altresì sulla solidarietà, sulla deferenza. Il rispetto contrasta l’opportunismo e l’individualismo becero a cui siamo arrivati.
    Alziamo la mano se non ci siamo mai sentiti sfruttati o usati, ma iniziamo – in questo momento a cambiare le cose – e alziamo la mano per riconoscere che abbiamo usato e sfruttato anche noi sia il sistema che le persone.
    Dunque benvenuto baratto e chi opera in tal senso, benvenuto al percorso che ci riporti a rivedere il nostro comportamento etico e morale che non è solo fatto di stare ordinatamente in coda, è anche non approfittare degli sconti per comitiva quando comitiva non lo si è.
    L’attuale crisi economica non è nient’altro che il risultato di un reiterato malcostume al quale tutti nessuno escluso abbiamo dato il nostro contributo.

    • Antonio R. scrive:

      grazie Gabriella per avere sollecitato un argomento molto importante….si tratta di cambiare un vecchio paradigma (quello della grande finanza e della macro economia) e trasformarlo in un modus vivendi positivo e sostenibile: il circuito piemex e tutti i circuiti di credito reciproco in generale si reggono proprio su questo paradigma: il credito reciproco.
      Ogni attore facente parte di questa comunità dovrà rispettare delle regole…il vero valore non è il denaro…ma quello che produciamo (che siano merci o servizi frutto del ns. intelletto)… se in Svizzera nel circuito Wir ci sono oltre 70.000 imprenditori che quotidianamente si scambiano il loro valore…e da oltre 80 anni ci sarà un perchè!

      • Gabriella scrive:

        Antonio,
        il mio “polemizzare” non ha la funzione di essere saccente negativa o contraria. Cerco di offrire parimenti un’ opportunità di scambio in modo da parlarne, ma soprattutto di far conoscere. Ciò che offrite è davvero innovativo e positivo e a me piace molto. Il distinguo che ho tentato di fare sta proprio nel cambiare i concetti.
        Con tutto il rispetto per i nostri avi a cui dobbiamo moltissimo in termini di economia domestica perché nella loro poca agiatezza e scarsa conoscenza del mondo della finanza hanno saputo fare di gran lunga meglio di tanti sedicenti financial guru tuttavia a noi corre l’obbligo di adattare i loro principi ai tempi nostri se vogliamo che le cose cambino.

        Voi state cambiando la filosofia del pensiero, dell’etica, del modus operandi. E’ una rivoluzione copernicana che nulla ha a spartire con il concetto della massaia che andava al mercato a vendere le uova e solo in caso di esito positivo poteva comperare lo zucchero. Ciò che –secondo me- è fondamentale che c’è una totale inversione di rotta del principio sul quale lo basate che non ha finalità di lucro, bensì si base su:
        REGOLE – COLLABORAZIONE – SINERGIE ed il fulcro non è più il danaro ma L’UOMO.

        Spero che questa spiegazione vi faccia meglio comprendere il tono del mio precedente commento prolisso e persino un po’ irriverente il cui intento precipuo era quello di sollevare l’interesse e la curiosità.

        • Renato scrive:

          Mi piace molto questo argomento lo ritengo estremamente attuale, se ne parla in tutto il mondo e finalmente anche qui si inizia a dire qualcosa. Trovo i commenti di Gabriella molto e chiari e non polemici. Ho avuto modo di approfondire un po’ l’argomento delle monete complementari presenti in Italia e trovo che Sardex e quindi anche Piemex che credo sia la sua replica visto il nome, puntano sulla figura dell’uomo, uomo imprenditore e uomo consumatore, ridare dignità all’uomo imprenditore che a sua volta restituisce la dignità all’uomo lavoratore che poi è anche consumatore. insomma da quello che so questo progetto nasce davvero per ricordare agli uomini il rispetto reciproco tornando a regole basilari che davano il giusto valore alle cose e che consideravano la moneta solo come mezzo di scambio. Vogliamo tornare a utilizzare come mezzo di scambio il nostro lavoro?

          • Gabriella scrive:

            Renato hai usato un avverbio bellissimo:
            FINALMENTE
            Più che leggerlo lo sento echeggiare come un sospiro di sollievo rilasciato dopo un sacco di tempo in cui si spera in qualcosa.
            Finalmente sì, ma finalmente non solo se ne parla (anche se questo può essere un contributo a fare rete)
            Il Finalmente a cui io do una valenza enorme è:
            “finalmente ci sono persone che agiscono” e questo leggetelo come un sentito ringraziamento.
            Un riconoscimento a coloro i quali sono passati dallo stato di apatia, rassegnazione, recriminazione ad uno stato di fatto. Agire, provare,tentare.

            Finalmente stiamo iniziando un percorso che ristabilisca l’equilibrio ormai totalmente sbilanciato e che ridia all’accezione lavoro il suo reale valore.
            Il LAVORO è un mestiere, una professione, autonoma o dipendente, che ha come baricentro L’UOMO e non il business come per anni hanno tentato di farci credere creando i falsi miti. Quello che spero tanto in tutto questo , oltre a risollevare le nostre comuni sorti è vedere riconosciuto il suo giusto merito alle persone che realmente si prodigano e dedicano con serietà ed onestà al loro lavoro. Di conseguenza spero altresì che questo aspetto del diritto/dovere al lavoro ritorni alle sue giuste proporzioni.

  10. Lara scrive:

    Se può essere di vostro interesse, dal 18 al 24 novembre 2013 si terrà la V Edizione della Settimana del Baratto: migliaia di B&B in Italia vi ospiteranno gratuitamente in cambio di beni o servizi. Per seguire l’evento ufficiale di Facebook: https://www.facebook.com/events/653766594635259/
    oppure i siti:
    http://www.settimanadelbaratto.it
    http://www.bed-and-breakfast.it

  11. Stella scrive:

    Grazie a tutti, leggendo i commenti di questi giorni, mi rendo conto che sto scoprendo un mondo di iniziative interessanti che possono aiutare la media e piccola azienda. E tra l’altro, mi sembra che il meccanismo virtuoso raccontato da Antonio metta in evidenza un altro aspetto importante. Fare rete vuole anche dire farsi conoscere. La rete come veicolo di comunicazione. La comunicazione come strumento attraverso cui far crescere un’azienda.

    • Antonio R. scrive:

      fare rete, sì….sulle cose concrete… perchè oggi le persone, gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani hanno bisogno di cose concrete, di sentirsi parti attive di una comunità che esprima valori positivi, sana economia.
      Sono a disposizione per tutti gli opportuni chiarimenti e per illustrarti le peculiarità di questa bellissima nuova realtà sul ns. territorio. a presto Lara

      • Lara scrive:

        La Settimana del Baratto è ormai alle porte ed entrano nel vivo le proposte di scambio tra viaggiatori e gestori dei B&B aderenti. A tal proposito vi invito a visitare e a proporre i vostri baratti sulla Pagina Facebook ufficiale dell’Evento:
        https://www.facebook.com/events/653766594635259/
        in cui è stata data ampia visibilità ai baratti più originali!
        Come già sapete la Settimana del baratto 2013 si svolgerà dal 18 al 24 novembre; all’interno della pagina dell’evento potrete inserire le vostre proposte di baratto o leggere i desideri dei B&B aderenti con il vantaggio immediato di poter essere contattati da un B&B o contattare voi stessi un B&B in maniera molto più facile e immediata.
        Potrete invitare i vostri amici e conoscenti a viaggiare e alloggiare in B&B con la formula del baratto o semplicemente a visitare il nuovo canale dedicato agli scambi della Settimana del Baratto.
        Approfittatene, proporre un baratto non è mai stato così facile!

  12. Gabriella scrive:

    Grazie Antonio.

    Il piemontese doc, conserva nel suo DNA una spiccata dose di riservatezza. Va riconosciuto che la riservatezza ha indubbie qualità, ma ci sono circostanze in cui la riservatezza se eccessiva non è più una virtù, ma un difetto. E’ per questa ragione che vi rendo edotti di un fatto.

    Ho parlato con il Signor Antonio Rutigliano della Piemex, per mie esigenze lavorative, ho scoperto una persona squisita, assai disponibile, molto preparata e competente, ho apprezzato in lui il suo modo diretto e schietto di approcciarsi che è un pregio non solo in una partnership, ma è fondamento della vita stessa.
    Va da sé che lo abbia già ringraziato in forma privata, tuttavia sento l’obbligo di farne menzione su questo blog, non per mettere me stessa in risalto, l’intento è esattamente l’opposto. Desidero pubblicamente riconoscere loro i meriti e tentare nel mio piccolissimo di proseguire così allo scopo di questo blog di parlarne e di fare rete.

    Se siete anche solo minimamente interessi lanciatevi, non esitate a mettervi in contatto con queste associazioni, non c’è assolutamente nulla da perdere, potreste anche non ottenere benefici immediati, ma quanto meno si passa dal dire al fare, dalla rassegnazione all’azione. In fondo i grandi progetti nascono da persone che hanno la capacità di credere in quello che fanno e di saper coinvolgere anche gli altri nel loro progetto. Questa iniziativa -dal mio punto di vista – è molto valida, perché a prescindere dai risultati personali che si possano ottenere, è il principio sul quale si base a fare la differenza, si cresce insieme, collaborando, non è un circuito piramidale o verticale, si espande omogeneamente a tutti.

    Grazie Antonio.

    • Antonio R. scrive:

      grazie a te Gabriella….hai percepito alla grande lo spirito etico e di solidarietà reciproca che il ns. circuito vuole trasmettere,
      Per ulteriori chiarimenti siamo a tua disposizione…e mi raccomando…non mancare all’evento dell’11 ottobre ( vedi fb).
      buona giornata.

  13. gandolfo scrive:

    Fabio scrive:
    1 ottobre 2013 alle 22:43 (Modifica) Buonasera,solo per informazione ma che differenza c’è tra i circuiti tipo ebarther?altra domanda chi delle istituzioni Sarà garante della moneta complementare?

    mi auguro che qualcuno degli esperti di Piemex le sappia rispondere…

    • Antonio R. scrive:

      buongiorno Fabio,
      spero di esaudire le aspettative del tuo augurio in merito ai 2 quesiti:
      1- differenza di piemex nei confronti degli altri circuiti di bartering:
      come ben saprà sul ns. territorio nazionale esistono da anni circuiti di bartering che consentono alle aziende di scambiarsi prodotti e servizi attraverso l’utilizzo di una piattaforma (o market place) all’interno della quale tutte le transazioni sono gestite da una mediazione centralizzata
      che consente al circuito di introitare (in euro ed in crediti) diritti su tutti gli scambi che avvengono tra gli associati. Inoltre questi circuiti hanno una copertura nazionale (molto spesso con un’alta concentrazione di utenti in zone geografiche specifiche). Pertanto i rapporti tra gli associati sono regolamentati e remunerati attraverso una “provvigione”
      Questo non è piemex.
      Piemex è un circuito di credito reciproco all’interno del quale gli associati effettuano i loro scambi A TASSO ZERO (il sito è mol esaustivo a tal proposito). Nessuno paga diritti sulle transazioni (non siamo una banca e non perseguiamo tesaurizzazione e transazioni finanziarie). L’unico vero valore è il lavoro dei ns. associati. Inoltre piemex è l’unico circuito REGIONALE.
      Solo le imprese piemontesi potranno iscriversi…così , potremo mantenere un po’ di sana economia e di liquidità sul ns. territorio.

      2- Nessuna istituzione può essere garante di una moneta complementare…. sono tutti gli associati al circuito che si rendono garanti, mettendo a disposizione un valore del lavoro e concedendosi così il credito reciproco, attraverso l’utilizzo di una unità di conto complementare e NON ALTERNATIVA al mercato dell’euro.
      Il concetto non è così difficile: compra ciò che ti serve con il tuo lavoro!!
      Caro Fabio…. se vorrà avere ulteriori approfondimenti sarebbe gradita la sua partecipazione all’evento che si terrà il prossimo 11 ottobre nella sala conferenze dell’assessorato innovazione e sostenibilità del comune di torino in cui, con il patrocinio del Comune di Torino e della Fondazione Torino Smart City, potrà avere da parte di tutto il ns. staff gli opportuni approfondimenti.
      Mi scriva a rutigliano@piemex.net così potrò inviarle l’invito.

      buona giornata

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