Il Punto » LUOGHI E LIBRI https://ilpunto.unannoinpiemonte.com il Blog di Beppe Gandolfo Fri, 13 Feb 2026 03:28:34 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.3.1 GIROVAGANDO: IL CASTELLO DI MIRADOLO https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=3652 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=3652#comments Fri, 13 Feb 2026 03:28:34 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=3652 II progetto originario del Castello di Miradolo risale all’ ultimo quarto del Settecento.

Ma il maniero, con relativo parco,  che si trova alle porte di Pinerolo, all’imbocco della Val Chisone, a 40 km circa da Torino,  assume l’ attuale aspetto solo  nella prima metà dell’Ottocento grazie a Maria Elisabetta Ferrero della Marmora, sposa Massel, la quale fa ultimare la costruzione del Palazzo di Miradolo, inserire la Serra neogotica e la Torre rotonda; grazie a lei il giardino all’italiana viene convertito nel parco paesaggistico di oltre 6 ettari che si conserva ancora oggi.  Tra gli eredi Massel troviamo Luigi Emanuele Cacherano di Bricherasio, morto tragicamente nel 1904, che fu tra i soci fondatori della FIAT, prima grande azienda automobilistica italiana. Nel 1950 gli eredi Massel-Cacherano lasciano il Castello di Miradolo ad una congregazione religiosa che trasforma la dimora in casa per esercizi spirituali. Nel 2007 l’intero complesso è acquistato da un gruppo di privati e dato in comodato d’uso alla Fondazione Cosso che lo riapre nel 2008.

La Fondazione dà vita a un imponente programma di restauri che permette la riapertura al pubblico di tutte le sale e del parco. Dal 2014 il Castello è tra le residenze aderenti all’ADSI, “Associazione dimore storiche Italiane”. Obiettivo della Fondazione Cosso è confermare il Castello di Miradolo come polo culturale, punto di riferimento per gli abitanti del luogo e per i visitatori, così da rievocare quel cenacolo culturale che tra Ottocento e Novecento la Contessa Sofia di Bricherasio, antica proprietaria della storica dimora, aveva saputo creare intorno a sé.

Un parco di oltre 6 ettari circonda la dimora: organizzato intorno a un’imponente radura centrale, è uno splendido esempio di giardino all’inglese in cui le linee sinuose dei contorni, le macchie arboree caratterizzate da una notevole varietà di tessiture, colori e forme, la presenza di un antico sistema di canali, sono segni inconfutabili dello stile romantico. Il parco accoglie alberi maestosi e centenari, tra cui 5 esemplari monumentali, e specie esotiche. Un bosco di bambù giganti incanta per il suo fascino.
La camelia è uno dei fiori rappresentativi del parco e a Miradolo si conservano ancora oggi camelie introdotte nell’Ottocento cui, nel 2019, si sono aggiunti oltre 130 giovani esemplari . Un orto di oltre 500 mq è rinato nel 2021 e ha forma circolare: armonioso, chiuso, protetto. Affaccia sulla corte rustica e ne completa l’originaria vocazione agricola insieme alla cascina con stalla, fienile, forno, pollaio e lavatoio.

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GIROVAGANDO: IL FORTE DI FENESTRELLE https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=2672 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=2672#comments Fri, 30 Jan 2026 03:22:58 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=2672 Il Forte di Fenestrelle è un complesso fortificato eretto in Val Chisone nella provincia di Torino. Per le sue dimensioni e il suo sviluppo lungo tutto il fianco sinistro della valle, la fortezza è anche detta la grande muraglia piemontese. E’ infatti visibile da ogni parte mentre si sale in automobile da Torino verso il Colle del Sestriere, e viceversa. Dal 1999 è diventata il simbolo della Provincia di Torino e nel 2007 è stata inserita nella lista dei 100 siti storico-archeologici di rilevanza mondiale più a rischio. 

Progettata inizialmente dall’ ingegner Ignazio Bertola nel diciottesimo secolo  con funzione di protezione del confine franco-piemontese, la fortezza venne completata solamente nel secolo successivo e non fu mai coinvolta in assedi o assalti in forze degni di nota o rilievo; fu invece protagonista di alcune schermaglie minori e di un breve scontro nel corso della Seconda Guerra Mondiale.  Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1990 è iniziato un progetto di recupero, tuttora in corso, che l’ha riaperta al turismo, con circa 200mila visitatori l’ anno.

Durante tutta la sua attività come struttura militare la fortezza venne usata, in alcuni momenti storici, come prigione: la fortezza, al naturale e sempre attivo ruolo di deterrente militare, aggiunse, quindi, quello di prigione per criminali comuni e prigione di stato. In alcuni limitati casi furono detenuti anche criminali comuni, che avevano commesso crimini nelle aree limitrofe o di competenza del governatore della fortezza. In casi eccezionali vi giunsero, per motivi vari, anche detenuti da altre aree geografiche. Essi condividevano gli stessi ambienti con i militari, ma erano trattati in modo diverso essendo soggetti alla giurisdizione civile e non militare.

La costruzione è in realtà un insieme ininterrotto di strutture fortificate, per questo motivo il termine più corretto per definirla è “fortezza”. E’ formata da 3 forti e 7 ridotte, uniti ed indipendenti fra loro, collegati da spali, bastioni, scale e da ben 28 risalti, per una superficie complessiva di 1.350.000 metri quadrati La struttura si sviluppa per oltre 3 chilometri su un dislivello di circa 635 metri. La fortezza viene oggi ricordata anche per le sue due lunghe scalinate: la scala interna, detta “Scala Coperta” composta da circa 4.000 gradini, che permetteva di raggiungere tutti i forti che compongono la struttura senza dover mai uscire, e la scala esterna, detta “Scala Reale” composta da 2.500 gradini che veniva utilizzata dal re quando si recava in visita.

Consigliate le visite guidate per comprendere meglio la complessità e le bellezze della struttura. Partenza alle ore 10.00 del mattino, e alle 15.00 del pomeriggio, per questo viaggio di tre ore all’interno del Forte di Fenestrelle.

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SCAFFALE: VACCHETTA-MORUCCI E 75 KG DI FELICITA’ https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4713 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4713#comments Fri, 23 Jan 2026 03:53:03 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4713 A Novello, nel cuore delle Langhe, il veterinario Massimo Vacchetta ha creato il primo ospedale per ricci in Europa. Un progetto che unisce l’ amore per gli animali e la difesa dell’ ambiente. In questo fumetto “75 kg di felicità” racconta questa sua missione e sensibilizza i lettori sulla importanza della protezione dei ricci, specie minacciata dalla crisi ambientale.
Un fumetto che racconta l’incontro tra il veterinario Massimo e la piccola riccia orfana Ninna.

Un libro coinvolgente e commovente, dal taglio scientificamente impeccabile, ricco di umanità e di profondi valori esistenziali. Con l’ acquisto di questo  fumettosi fa, inoltre, una piccola donazione  che verrà utilizzata per costruire nell’ospedale dei ricci: un’area dedicata alle emergenze con sala operatoria, diagnostica e degenza, per garantire ad ogni animale le cure di cui ha bisogno in tempi rapidi.

Si compone di 93 tavole,  illustrazioni inedite che sono state realizzate e curate dalla bravissima disegnatrice Roberta Morucci. Arricchite con prefazione e dediche di Bruno Bozzetto, il celebre, storico e geniale regista, disegnatore e animatore italiano da sempre vicino, nelle sue lungimiranti opere, ai temi della natura e dell’ambiente, e del chitarrista, cantautore e compositore britannico Brian May, fondatore e componente della mitica band dei Queen, appassionato animalista e creatore dell’organizzazione no-profit “Save Me” nonché di un Centro di ricovero per ricci nel Surrey, che in virtù dei servigi resi alla musica e alla beneficenza, è stato insignito del titolo di Sir dalla stessa Corona Inglese. E c’è ance un contributo di Brigitte Bardot, recentemente scomparsa e grande amica degli animali

MASSIMO VACCHETTA – ROBERTA MORUCCI

75 KG DI FELICITA’

EDIZIONI IL PENNINO

20 euro

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GIROVAGANDO: PRIMA STATUA A TORINO PER UNA DONNA https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4704 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4704#comments Fri, 16 Jan 2026 03:57:36 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4704 Tre giorni di festa, dal 17 al 19 gennaio, con iniziative culturali, spettacoli e visite guidate tra Palazzo Barolo e il Distretto sociale Barolo per la nuova scultura posizionata sulla facciata della storica residenza, all’angolo tra via Corte d’Appello e via delle Orfane. Voluto dall’Opera Barolo per la sua fondatrice e patrocinato da Città di Torino e Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, il monumento è stato realizzato con il sostegno della famiglia Abbona, titolare dell’azienda vitivinicola “Marchesi di Barolo. Antiche Cantine in Barolo” e il Gruppo Iren ne ha curato l’illuminazione._*

Realizzato da Gabriele Garbolino Rù con la curatela artistica di Enrico Zanellati, il monumento è una scultura in bronzo in cui sono raffigurate due donne, Giulia di Barolo e una carcerata che lei tiene tra le braccia. L’autore dell’opera, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino – ha potuto studiare i ritratti custoditi a Palazzo Barolo, lasciandosi inoltre guidare dalle “Memorie sulle carceri” scritte in prima persona dalla marchesa e realizzando una reinterpretazione contemporanea della sua figura, in dialogo con la maestosa facciata del Palazzo che sostiene la scultura.

Giulia di Barolo (1786-1864) fu instancabile nel suo servizio alle detenute e, insieme al marito Carlo Tancredi, fondò il Distretto Sociale Barolo, come primo luogo di accoglienza per le donne uscite dal carcere, e tante altre realtà di servizio sociale ed educativo, che l’Opera Barolo ha tutt’oggi il compito mantenere vive. Venerabili dal 2015 lei e dal 2018 lui, per Giulia e Carlo Tancredi è in atto il processo di beatificazione.

 

Con la collocazione della scultura (nella mattinata di sabato 17 gennaio saranno levati i teli che la coprono) prende il via un lungo week-end con iniziative culturali, spettacoli musicali, visite guidate a Palazzo Barolo, la seicentesca dimora nobiliare torinese dei marchesi con le sue opere d’arte e sale dove soggiornarono personaggi celebri del Risorgimento italiano, come Silvio Pellico, e che oggi ospita anche il MUSLI, Museo della Scuola e Pop-App Museum. In quei giorni è inoltre visitabile il Distretto Sociale Barolo, complesso storico e oggi sede di diverse associazioni di volontariato che, quotidianamente, offrono servizi di assistenza e beni di prima necessità a persone e famiglie, molte delle quali povere, fragili e in condizioni vicine alla marginalità sociale. La tre giorni di festa, si apre sabato 17 gennaio con le visite guidate “Sulle orme di Giulia …” e lo spettacolo di Palazzo Barolo con la Società di Danza Torinese e i rievocatori dell’associazione “Le vie del tempo”. Prosegue domenica con le attività musicale per famiglie con bambini di “Crescendo in Sol”, le attività per bambini e ragazzi proposte dal MUSLI Museo della Scuola e Pop-App Museum e con le visite guidate. Conclusione lunedì 19 gennaio con, in mattinata alla Chiesa di Santa Giulia, la celebrazione eucaristica in suffragio della marchesa e, nel pomeriggio, a Palazzo Barolo con il concerto “Sulle note di Giulia”. _(nel file word allegato programma_iniziative_a_giulia_di_barolo.docx o sul web www.operabarolo.it , il programma dettagliato della “tre giorni”)_

*Dall’azienda “Marchesi di Barolo. Antiche Cantine in Barolo” i fondi per il progetto*

La Famiglia Abbona, proprietaria a Barolo delle Cantine che un tempo erano dei Marchesi e che – fedele a una tradizione nata con i Marchesi Giulia e Carlo Tancredi, che coniuga attività imprenditoriale a promozione della cultura e impegno nel campo del sociale – ha sostenuto economicamente il progetto del monumento a Giulia di Barolo.

“Quando si orienta lo sguardo verso la straordinaria figura di Giulia e quella del marito Carlo Tancredi Falletti di Barolo emergono tanti tasselli, tra questi – osserva il curatore artistico di Palazzo Barolo, Enrico Zanellati – la storia del vino Barolo, oggi celebre in tutto il mondo, nato proprio nelle Antiche Cantine che ancora oggi custodiscono e producono lo stesso prezioso patrimonio enologico.  È proprio da questi celebri luoghi che arriva la principale linfa per la realizzazione del monumento. Da quasi un secolo la Famiglia Abbona è proprietaria, a Barolo, delle Storiche Cantine un tempo appartenute ai Marchesi. Oggi, guidata da Ernesto e Anna insieme ai figli Valentina e Davide, prosegue con la stessa passione che animò la Marchesa Giulia nella produzione del “re dei vini e vino dei re”, con il prestigioso marchio “Marchesi di Barolo” (https://marchesibarolo.com). Ed è con questo stesso spirito che la famiglia ha scelto di affiancare l’Opera Barolo, finanziando l’iniziativa”.

*La scultura in numeri*

Dimensioni: l’opera è alta 2 metri e 30 centimetri, pesa 170 chilogrammi, sviluppa una superficie di 4 metri quadrati ed è posizionata a un’altezza di 4 metri da terra. Tempi di realizzazione: 2 anni di lavoro che comprendono le fasi relative a ricerca e realizzazione del progetto, creazione del modellato in gesso e cera, fusione in bronzo, assemblaggio delle parti e patinatura finale.

*Opera Barolo, da due secoli vicina ai più fragili*

L’Opera Barolo è stata fondata per disposizione testamentaria di Giulia Colbert Falletti di Barolo (1786-1864), come strumento operativo per continuare l’azione di carità, di impegno sociale politico e culturale iniziata con suo marito, Carlo Tancredi di Barolo (1782-1838).

I Marchesi Giulia e Carlo Tancredi resero disponibili le loro risorse economiche e impegnarono la propria posizione sociale per migliorare le condizioni di vita dei più poveri di Torino, e svilupparono cultura con i più importanti pensatori dell’epoca. Non ebbero figli, ma dimostrarono grande capacità di generare, lasciando il loro patrimonio culturale ed economico alla città e al Paese.

Giulia di Barolo, attraverso il suo testamento, in piena armonia con il lascito del marito, fondò l’Opera Barolo perché fosse l’erede universale di questo patrimonio, assumendosene la responsabilità perpetua. Essa stessa stabilì le strategie, messe in atto alla morte della Marchesa, perché le proprietà fossero gestite come un bene comune: per un triennio l’Opera sarebbe stata amministrata dalla più alta carica della magistratura, nel triennio successivo dalla più alta carica ecclesiale e così via.

Attualmente l’Opera Barolo è presieduta dall’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Roberto Repole.

Destinatarie dell’impegno dell’Opera sono le fasce di popolazione più bisognose di attenzione: ieri le donne detenute, oggi in particolare le persone più fragili, le famiglie italiane in difficoltà, quelle di migranti e profughi, i bambini malati e le loro famiglie. Soprattutto l’educazione delle giovani generazioni e lo sviluppo integrale del capitale umano sono i temi a cui i Marchesi avevano voluto prestare più cura, insieme a quello della cooperazione pubblico e privato, civile ed ecclesiale.

_II programma dettagliato della “tre giorni” e altre informazioni sono disponibili nelle pagine del sito web dell’Opera Barolo, all’indirizzo www.operabarolo.it_

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GIROVAGANDO: IL RICETTO DI CANDELO https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=1991 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=1991#comments Fri, 09 Jan 2026 03:49:09 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=1991 Visitate il Ricetto di Candelo, nel Biellese, e vi troverete immersi in un attimo nel Medioevo. Tutto è rimasto intatto e uguale a seicento anni fa e forse più…

Il Ricetto di Candelo è una fortificazione collettiva sorta per iniziativa della popolazione negli anni a cavallo tra XIII e XIV secolo. La gente di Candelo lo utilizzava come deposito per i prodotti agricoli in tempo di pace e come rifugio in tempo di guerra o di pericolo. Si è conservato grazie alla sua matrice contadina, infatti fino a pochi anni fa nelle “celle” si faceva il vino e si mettevano al sicuro i prodotti della terra. Il ricetto è a pianta pentagonale, ha un perimetro di circa 470 metri e una superficie di 13 mila mq, è largo 110 metri e lungo 120. In queste ristrette dimensioni trovano spazio circa 200 cellule, oggi quasi tutte di proprietà privata.

Gli angoli del ricetto sono protetti da quattro torri rotonde, in origine tutte aperte verso l’interno per facilitare le operazioni di difesa.

Varcata la torre-porta, ci si trova in una piazzetta pavimentata con le pietre tondeggianti del vicino torrente. La costruzione più imponente è il palazzo del principe, fatto costruire da Sebastiano Ferrero nel 1496. Le rue – francesismo con cui si chiamano le strade – sono a ciotoloni per permettere il deflusso delle acque.

Dal Ricetto, scendendo lungo il tratto erboso a sinistra della torre di sud-ovest, si raggiunge la chiesa di Santa Maria attraverso un viottolo che costeggia la roggia Marchesa. La chiesa risale forse  al 1182 e conserva una bella facciata romanica costruita con pietre di torrente.

E si può anche mangiar bene. Il prodotto del Ricetto è un salame sotto grasso chiamato salam‘d l’ula. Tipici anche i dolci croccanti del Ciavarin. Il piatto tipico è la paletta candelese, un salume costituito dalla scapola di suino sgrassata, salata e massaggiata manualmente e prodotta secondo tradizione in limitate quantità.

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GIROVAGANDO: IL CASTELLO DI PRALORMO https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=2726 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=2726#comments Fri, 02 Jan 2026 02:44:02 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=2726 Difficile trovare una data precisa per l’ inizio della costruzione del castello di Pralormo, al confine fra le province di Torino e di Cuneo. Certamente se ne trova traccia verso la fine del XIII secolo. Poi, fra il Quattrocento e il Cinquecento, il maniero venne ampliato con la realizzazione delle torri. Nel 1680 con l’ arrivo dei conti Beraudo di Pralormo cominciò un’ ampia opera di trasformazione e l’ acquisizione dei terreni circostanti, nel Settecento fu realizzata dall’ architetto Galletti (uno dei costruttori di Oropa) la cappella per la religiosissima famiglia nobiliare piemontese.

Ancora oggi il castello di Pralormo è abitato dai discendenti dei conti Beraudo di Pralormo che lo tengono aperto e vivo grazie ad una serie di iniziative che richiamano migliaia e migliaia di turisti.  Visitare l’ interno significa immergersi nella storia: dalle cucine alle sale affrescate, dalle stanze alle cantine si comprende come si viveva nei secoli passati, come si lavavano gli indumenti, come si riscaldavano gli ambienti, come ci si divertiva e come si lavorava.

E poi l’ immenso parco storico dove ogni anno, dal 1994, Consolata Beraudo di Pralormo allestisce l’ ormai celeberrimo Messer Tulipano: in primavera un’ esplosione di fiori, colori, profumi.

Insomma, trascorrere una giornata al Castello di Pralormo (ad una trentina di chilometri da Torino) significa immergersi nella storia, rivivere i fasti dei secoli scorsi, assaporare quell’ aria di genuinità delle cose autentiche, godere degli spettacoli che la natura ci regala in ogni stagione.

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SCAFFALE: NATALE A TORINO, CITTA’ DEL FANTASTICO https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4692 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4692#comments Fri, 26 Dec 2025 03:34:56 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4692 Quanti gli aggettivi abbinati a Torino. Non finiscono mai. Alcuni azzeccati, altri meno. In questo libro di racconti natalizi scopriamo Torino, la città del fantastico.

La magia e l’atmosfera ovattata di una Torino fantastica possono realizzare qualsiasi sogno, avverare ogni incanto. I diciassette racconti dell’antologia curata da Teodora Travisan visitano tutte le sfumature dell’immaginario suscitando emozione, paura, stupore, divertimento.

A Natale Torino si accende di magia: tra piazze, caffè storici e rive del Po, la città diventa teatro di avventure sorprendenti. Nell’arcobaleno di fantasie narrative di questa antologia tutto è possibile: angeli custodi profumati, quadri che prendono vita, cavalieri che scendono dalle statue, Babbo Natale con il colpo della strega e perfino un incontro al Bicerin con Gesù Bambino per discutere di tecnologia.

Ma il sogno non è sempre luminoso: un mostro spaventoso minaccia le vie del centro, messaggi misteriosi conducono a destini inquietanti, mentre il futuro immagina mondi hi-tech, piogge di meteoriti e società tutte al femminile.

Tra ironia, brividi e poesia, Torino è un laboratorio dell’immaginario che mescola incanto e inquietudine, tradizione e futuro. Diciassette visioni diverse per raccontare il periodo più magico dell’anno, quando ogni confine svanisce e l’unica regola è lasciarsi sorprendere.

NATALE A TORINO, CITTA’ DEL FANTASTICO

A CURA DI TEODORA TREVISAN

NEOS EDIZIONI

15 euro

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SCAFFALE: LA REGOLA DEL SILENZIO DI FARINETTI https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4683 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4683#comments Fri, 19 Dec 2025 04:42:10 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4683 Dopo una pletora di libri da annoverare nel settore della saggistica, oppure nel genere dei racconti, il versatile Oscar Farinetti si cimenta adesso in un romanzo. “Di altri volumi ne sfornavo uno all’ anno, per scrivere questo ci ho impiegato 5 anni” ha raccontato l’ autore. Si tratta di un vero e proprio giallo, anche se dalle pagine emerge molta dell’ autobiografia del poliedrico personaggio piemontese. E quindi nel bel mezzo delle trame di un noir, con tanto di omicidi, processi e colpo di scena finale, emergono le teorie e gli insegnamenti che Farinetti elargisce in ogni sua produzione, sia essa libraria, imprenditoriale o televisiva.

“La regola del silenzio” narra le vicende umane, sentimentali, penitenziali e di riscatto di Ugo Giramondi, un ragazzo che all’ età di 9 anni, a causa di un trauma, perde l’ uso immediato della parola: una specie di nemesi o di contrappasso per un affabulatore come Farinetti. E così si riscopre l’ importanza del tempo, dell’ attesa, dello scorrere inesorabile delle ore, delle giornate, delle settimane. Ma il romanzo è anche il vademecum per l’ ingresso nel fantastico mondo della lettura: l’ autore-protagonista ci guida infatti fra le pagine di 42 volumi che hanno avuto il potere di cambiare la vita dell’ autore di questo romanzo. E anche del suo lettore.

Così come quando lo si vede alla tivù, Farinetti, con maestria,  incanta con le parole, in questo caso scritte. Ci porta dentro la vita, gli amori e le paure di Ugo Giramondi. Ma soprattutto ci regala quella capacità di riscatto che ogni vita deve avere. Sempre. Anche di fronte ad un destino che sembra già scritto.

OSCAR FARINETTI

LA REGOLA DEL SILENZIO

BOMPIANI EDITORE

20 euro

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GIROVAGANDO.. L’ ABBAZIA DI STAFFARDA https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=2155 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=2155#comments Fri, 12 Dec 2025 03:16:24 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=2155 È uno dei gioielli medievali del Piemonte, purtroppo poco conosciuta, anche perchè poco pubblicizzata e non ben indicata nella cartellonistica stradale.

Antichissimo complesso abbaziale, in quanto fondata tra il 1122 ed il 1138 sul territorio dell’antico Marchesato di Saluzzo. Nel giro di pochi decenni  l’Abbazia benedettina cistercense raggiunse una notevole importanza economica perchè era luogo di raccolta, trasformazione e scambio dei prodotti delle campagne circostanti, rese fertili dai monaci con estese e complesse opere di bonifica. L’importanza economica aveva portato all’Abbazia privilegi civili ed ecclesiastici che ne fecero il riferimento della vita politica e sociale del territorio.

Nel 1690 i Francesi, guidati dal generale Catinat invasero l’Abbazia distruggendo l’archivio, la biblioteca, parte del chiostro e del refettorio; dal 1715 al 1734, con l’aiuto finanziario di Vittorio Amedeo II,  vennero effettuati lavori di restauro che in parte alterarono le originali forme gotiche dell’architettura.
Con Bolla Pontificia di Papa Benedetto XIV, nel 1750, l’Abbazia ed i suoi patrimoni divennero proprietà dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro,  ed eretti  in Commenda.

Del complesso abbaziale si apprezzano in particolare la Chiesa, con il Polittico di Pascale Oddone e il gruppo ligneo cinquecentesco della Crocifissione,  il Chiostro, il Refettorio, con tracce di dipinto raffigurante “L’ultima cena”, la Sala Capitolare, la Foresteria; gli altri edifici costituiscono il cosiddetto “concentrico” di Staffarda, ossia il borgo, che conserva tuttora le  storiche strutture architettoniche funzionali all’attività agricola, come il mercato coperto sulla piazza antistante l’Abbazia e le cascine.1508

Questo gioiello cistercense merita davvero una visita per ritornare indietro nel tempo e riassaporare i silenzi della vita dei monaci, ma anche per scoprire le prelibatezze culinarie che ancora oggi vengono preparate e vendute. Prodotti tipici della zona da portarsi a casa senza mancare una visita in una delle tante trattorie che si trovano nei vicini comuni di Revello, Saluzzo, Moretta, Cavour dove potrete degustare pranzi tipici piemontesi con un rapporto qualità-prezzo davvero interessante

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SCAFFALE: I RACCONTI DEL NATALE IN LANGA https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4670 https://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4670#comments Fri, 05 Dec 2025 03:03:47 +0000 http://ilpunto.unannoinpiemonte.com/?p=4670 Storie che parlano di ritorni alle radici, memorie familiari, nostalgia e piccoli miracoli quotidiani. Quattordici racconti che, come un coro di voci, percorrono la stessa terra da prospettive diverse ed esplorano paesaggi geografici e interiori, il fluire del tempo, i mutamenti sociali, la dimensione ancestrale del mondo contadino con le sue austere regole e i suoi tempi,  intrecciando i legami umani con l’atmosfera tipica delle feste.

Perché nelle Langhe il Natale non è tanto una festaè fatto di piccoli gesti e rituali semplici, regali modesti, malinconia per le trasformazioni del tempo e degli spazi, momento di bellezza imperfetta e affetto genuino. Il Natale come riconciliazione e riscoperta di sé, attraverso la forza di personaggi segnati dal destino e la vivida rappresentazione di vite che si rinnovano. Il linguaggio è ricco di dettagli sensoriali e di immagini, le scritture che alternano narrazione realistica e visioni poetiche, valorizzando il dialetto e la memoria storica. Lo stile mescola toni lirici e una prosa coinvolgente, capace di fare della tradizione locale un’esperienza universale e suggestiva, in perfetta sintonia con la migliore letteratura natalizia.

Come spiega il curatore Luca Borioni, «gli autori di questa raccolta si muovono tra vigne e cortili, tra cascine e memorie. Ognuno di loro restituisce una Langa personale, ma un po’ tutti convergono sul sentimento delle radici».

Dalla prefazione di Giuliana Cirio scopriamo che «Natale in Langa è un’antologia di racconti che parlano la lingua della comunità, della memoria, della condivisione. Ogni storia è un frammento di vita, un piccolo dono d’inverno che scalda il cuore e ci ricorda quanto la nostra terra sia ricca non solo di eccellenze enogastronomiche e bellezze paesaggistiche, ma anche di cultura, creatività e senso di appartenenza».

L’antologia si chiude con un testo che è un omaggio al presepe vivente di Dogliani, una rievocazione popolare che anima il borgo medioevale con circa 350 figuranti in costume, unendo tradizione e comunità.

NATALE IN LANGA

a cura di LUCA BORIONI

NEOS EDIZIONI

14 euro

 

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