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  • GIROVAGANDO: SAN FIORENZO A BASTIA MONDOVI’

    4 luglio 2025 • LUOGHI E LIBRI • 2811

    San-Fiorenzo-BASTIA

    Il ciclo di pitture murali all’ interno della chiesa di San Fiorenzo, nei pressi di Bastia Mondovì, in provincia di Cuneo, è tra i più importanti e vasti del Piemonte. Gli affreschi ricoprono una superficie di 326 metri quadrati e risalgono al 1472, ma le tracce che affiorano in alcuni punti indicano che le pitture originali risalgono al 1300.

    Ammirandoi dipinti perfettamente conservate si può ripercorrere il messaggio biblico ed evangelico, le storie dei Santi, la vita feudale del Monregalese.

    Quando si entra per la prima volta in San Fiorenzo, appena varcata la soglia, superata l’ iniziale penombra si resta affascinati dalla luce viva che filtra dagli occhi e dalle fiamme del drago di San Giorgio, dai manti di porpora degli Evangelisti, dall’ azzurro dei cieli e dal luccichio delle stelle. Scene di vita contadina medioevale e rimandi alla Bibbia in un continuo di catechesi. Quegli affreschi servivano infatti a spiegare il Vangelo ai fedeli ignoranti. E come spiegare il Giudizio Universale se non mostrando le pene dell’ Inferno o la gloria del Paradiso attraverso pitture semplici ed efficaci come un fumetto?

    Arte popolare, rude a volte, priva di orpelli, ma densa di spirito religioso e mistico rapimento. Sui muri è stata tradotta con il colore la preghiera degli umili e dei potenti: invocazioni di aiuti di fronte ai flagelli della peste e della guerra, ma anche voti di ringraziamento per la pace o per l’ abbondanza dei raccolti.

    Insomma, una succursale della cappella degli Scrovegni di Padova in terra piemontese, su quelle Alpi Marittime dove si sente, nell’ aria, già profumo di mare.

    La chiesa è aperta al pubblico per visite gratuite ogni domenica da aprile ad ottobre dalle ore 15:00 alle 19:00, previo appuntamento ai seguenti recapiti: 338 4395585 Sig. Aldo – +39 0174 60233 Sig. Lino.

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  • LE STRADE PER LE VACANZE

    3 luglio 2025 • COSE NOSTRE • 683

    AUTOSTRADAPEDAGGI

    Dove andiamo in ferie?

    In Liguria? Riviera di Ponente? Mamma mia, la Torino-Savona è un cantiere ininterrotto. Riviera di Levante? Si rischia di passare l’ intera estate fermi fra Ovada e Masone.

    In montagna? Sulla Torino-Bardonecchia si rischia di camminare sempre e solo incolonnati su una sola corsia. Per raggiungere altre valli alpine le strade ci sono da affrontare veri e propri calvari, fra autovelox, strettoie, lavori infiniti: ad esempio, la Galleria di Lanzo è chiusa da due anni e forse questa estate riaprirà, ma solo a senso unico alternato.

    Vabbe’,  prendiamo l’ aereo? Per raggiungere Caselle l’ anno scorso fu inaugurato il collegamento ferroviario diretto. Nemmeno un anno dopo e per tre mesi, dal 16 giugno al 7 settembre, non circoleranno i treni su quella ferrovia: occorre eseguire lavori sui binari.

    E allora, optiamo per il treno. Per tutta l’ estate i collegamenti per i laghi, per Domodossola e per la Svizzera sono interrotti a causa di lavori di ammodernamento della linea del Sempione. Limitate le corse della Cuneo – Saluzzo – Savigliano: con l’orario estivo si riducono di un terzo fino al 31 agosto. Sulla linea Torino-Ventimiglia sono previste modifiche alla circolazione per lavori di manutenzione infrastrutturale. I treni regionali Torino-Savona e Fossano-San Giuseppe di Cairo saranno cancellati tra le stazioni di Ceva e San Giuseppe di Cairo, sostituiti da navette. L’ Alta Velocità continua a non fare fermate a Bardonecchia.

    Insomma, armiamoci di tanta, tanta pazienza. Ma anche autocommiseriamoci: avete sentito qualche levata di scudi dai nostri politici e dai nostri amministratori locali? Silenzio totale. Ma siamo noi ad averli scelti, votati e eletti.  Quindi, mea culpa.

     

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  • TARTUFO REGALE, MOLTO PIU’ CHE UN CIOCCOLATINO

    28 giugno 2025 • CINQUE SENSI • 707

    tartuforegale

    È necessario fare un piccolo passo indietro, dobbiamo tornare al 2018, quando Emmanuele Guido inizia la sua esperienza presso Guido Ristorante – storica realtà della cucina gourmet – di proprietà della famiglia Alciati – che ha preso il via nel 1961 a Costigliole d’Asti e prosegue oggi nelle sontuose sale della tenuta reale di Fontanafredda di Serralunga d’Alba. Proprio nel 2021 Ugo Alciati ed Emmanuele Guido mettono le basi di un percorso, il cui obiettivo è quello di creare qualcosa di unico, di innovativo, una perla rara del settore del cioccolato: nasce così il TARTUFO REGALE, che non è un tartufo di cioccolato.

    Ci troviamo di fronte al TARTUFO REGALE: riproduzione perfettamente identica e fedele, per forma e colore, a un vero tartufo, tanto da poter ingannare anche gli esperti “Trifulau”, i professionisti della ricerca dei tartufi. Il progetto è certamente ambizioso e innovativo e richiede lunghi studi, molteplici prove per raggiungere la perfezione della forma, attraverso la messa a punto di calchi che riproducono fedelmente forme e pieghe del tartufo, come cresce in natura.

    Ma lunga è anche la sperimentazione per raggiungere l’equilibrio dei sapori tra le due materie prime principali che compongono il TARTUFO REGALE: il cioccolato e la nocciola. L’obiettivo non è creare un cioccolatino che assomiglia a un tartufo, ma creare un vero e proprio tartufo d’Alba. www.tartuforegale.it Tartufo Regale un gioiello 100% italiano fatto a mano La sperimentazione ha avuto un peso fondamentale nella realizzazione del progetto che è diventato realtà anche grazie alla ricerca e poi all’utilizzo di materie prime uniche e di pregio: per la produzione del TARTUFO REGALE viene infatti impiegato il Criollo del Venezuela, il cacao più raro del mondo che ne rappresenta lo 0,01% della produzione globale e la nocciola Tonda Gentile IGP Piemonte lavorata con una particolare tecnica, che ne consente la riduzione in scaglie (che concorre alla formazione delle venature interne tipiche del tartufo d’Alba).

    La lavorazione avviene esclusivamente a mano, attraverso oltre 30 passaggi, utilizzando ingredienti 100% naturali da cui nasce un gioiello 100% Made in Italy. Il TARTUFO REGALE è quindi una fedele riproduzione dei migliori tartufi d’Alba, per forma e colore, che può essere lamellato per impreziosire dessert o degustato con i distillati e, come sottolinea chef Alciati: “il Tartufo Regale è un dono, è un omaggio prezioso, per vivere un’esperienza unica”.

    Nel 2024 il TARTUFO REGALE viene presentato al mercato, brevettato in Europa e registrato come Idea a livello mondiale. L’occasione per il primo debutto in pubblico è di quelle importanti: la 94° Fiera internazionale del Tartufo d’Alba. Un momento che sancisce e ufficializza anche una partnership nata nel tempo con GLP – holding che fa capo al GRUPPO TCN – presieduta da Giuseppe Bernocco e Sebastiano Astegiano – a cui appartengono tutte le aziende del comparto Food (Galup con il brand Streglio, Mandrile Melis, Pasticceria Cuneo e Golosi – il laboratorio del gusto a Monticello d’Alba.). Una collaborazione importante nel percorso di crescita del progetto, che vedrà – entro il 2025 – l’avvio di un nuovo polo del food ad Alba per le produzioni di Streglio e Golosi ed anche del TARTUFO REGALE.

    Un grande passo per il TARTUFO e per GLP nel segno di una crescita che ha caratterizzato gli ultimi anni.

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  • SCAFFALE: DEL SANTO E MARINARI CON LE LORO ARCHITETTURE MODERNE

    27 giugno 2025 • LUOGHI E LIBRI • 785

    architettura

    170 pagine, sette capitoli per identificare altrettante aree urbane e suburbane di Torino: dalla GAM al MAUTO, alla Nuvola Lavazza a Casa Aurora, dal Nuovo Regio al Palazzo del Lavoro, dalla Chiesa del Santo Volto alle Fonderie Limone…  una proposta di esplorazione fuori dai canoni per il visitatore che arriva a Torino, ma forse soprattutto per chi la abita, pensa di non conoscerla mai abbastanza e vuole scoprire i risvolti originali e profondi della sua essenza, quelli fuori dai percorsi classici, che fanno da ponte fra passato e futuro.

    88 opere architettoniche realizzate a Torino e dintorni fra il secondo Novecento e i nostri giorni, palazzi, fabbriche, musei residenze e monumenti da scoprire per comprendere l’anima innovativa e sempre in movimento della città.

    Elena Del Santo, giornalista e appassionata di architettura moderna, e Claudio Marinari, architetto con qualche sprazzo di eccentricità, hanno realizzato, pertanto, una guida per scoprire e per capire l’evoluzione della città e le sue trasformazioni storiche, economiche e sociali, dove le architetture scelte, oltre ad essere interessanti sia dal punto di vista estetico che culturale, rappresentano tappe fondamentali del cambiamento e della resilienza di una città che non si ferma mai e ne suggeriscono anche gli sviluppi futuri. Elena e Claudio sono sposati, con due figli, e da sempre viaggiano alla ricerca di architetture più audaci, talvolta nascoste, di città e regioni d’ Italia e anche d’ Europa.

    Una guida, quindi, di Torino scritta e analizzata con gli occhi di chi ha visitato e visto parecchio, in giro per il mondo.

    ELENA MARIA DEL SANTO – CLAUDIO MARINARI

    ARCHITETTURE MODERNE A TORINO

    NEO EDIZIONI

    20 euro

     

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  • IL PALLONE SI È SGONFIATO

    26 giugno 2025 • COSE NOSTRE • 638

    pallonesgonfio

    Il nostro calcio è finito. E’ morto.

    Ben prima della figuraccia con la Norvegia, dell’ esonero di Spalletti e di tutte le vicende degli ultimi giorni. Per decenni il calcio è stato la punta di diamante del nostro sport, oggi è dietro a tennis, atletica, nuoto, volley, scherma, pallanuoto, vela, sci: Federazioni che hanno lavorato meglio con allenatori che hanno insegnato la tecnica e la mentalità prima della tattica ai loro campioni del futuro.

    Eravamo tra i più forti del mondo, oggi siamo un caso da studiare.

     Stadi vecchi, inefficienti e quasi nessuno di proprietà; da anni le squadre di club non vincono nelle competizioni europee; dai tempi di Totti e Del Piero non sforniamo giocatori di classe e di livello; partite inguardabili, noiose, senza una giocata, un guizzo;  vivai calcistici valorizzati a parole, ma abbandonati nella realtà; società calcistiche professionistiche in mano a fondi stranieri con proprietà assai incerte… E potremmo continuare…

     Il nostro calcio lo gestiscono i procuratori: giocatori, direttori sportivi, dirigenti e presidenti sono in balia di questi faccendieri, che hanno per unico interesse, il guadagno, il danaro e – per ultimo, ma solo per ultimo – quel che accade sul rettangolo verde.

     Quando mio figlio cominciò a tirare i primi calci, tra i pulcini, soltanto uno su 30mila arrivava trai professionisti. Una decina di anni dopo, quando ha smesso, uno su 40mila. Oggi si va oltre a 50mila. Si preferisce comprarli all’estero: così si può fare del nero e i procuratori guadagnano di più. Risultato? In serie A il 70 per cento dei giocatori sono stranieri, In Bundesliga la quota si ferma al 49,7 per cento, in Francia 1 al 41,8 per cento del totale.

     Bisognerebbe correre ai ripari al più presto, ma forse è già troppo tardi. Finirà che i nostri ragazzi non vedranno una Nazionale Italiana partecipare ai Mondiali. E dire che nel 2006 e nell’ 82 li avevamo addirittura vinti.

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  • EMPORIO SABAUDO: LA VETRINA DEL PIEMONTE

    21 giugno 2025 • CINQUE SENSI • 758

    EMPORIOSABAUDO
     Al Mercato Centrale di Torino è approdato Emporio Sabaudo, il primo spazio fisico del blog Eat Piemonte di Dario Ujetto.

    Il progetto pionieristico rivoluziona l’esperienza di acquisto dei prodotti enogastronomici piemontesi, trasformandola in un autentico viaggio culturale e momento di inclusività sociale.

    L’iniziativa, sviluppata da un ecosistema di aziende del territorio in collaborazione con la società di consulenza Feelthebeat. (coordinatore editoriale di Eat Piemonte) e Affini (storico locale di San Salvario), rappresenta un progetto integrato di promozione turistica nato dalla collaborazione tra produttori locali e stakeholder piemontesi.

    “È da qualche anno che lavoro al progetto – afferma Dario Ujetto di Eat Piemonte – ma i tempi non erano ancora maturi. Questo è il momento giusto. Daremo vita a quel cambiamento che era già nell’aria, ma che ancora non si era manifestato. Lo faremo creando sinergie tra produttori, aziende, appassionati perchè il cibo non deve essere solo nutrimento per il corpo, ma anche strumento di divulgazione culturale e inclusività sociale”.

    Emporio Sabaudo non è solo uno spazio commerciale, ma una comunità di appassionati di Torino e del Piemonte che vivono il cibo come mezzo di diffusione culturale e inclusività.

    I gastronauti sabaudi, si definiscono così i promotori del progetto, sono fieri delle tradizioni piemontesi ma le concepiscono come strumenti per costruire ponti e dialoghi, prodotti per l’inclusività sociale e culturale.

    Il concept si basa su cinque pilastri fondamentali: l’ecosistema di aziende del territorio (oltre 24 le imprese aderenti al progetto), la creazione di una comunità di appassionati, la diffusione del brand Piemonte attraverso l’enogastronomia, l’approccio radical piemontese che trasforma le tradizioni in strumenti di dialogo sociale e infine la filosofia della condivisione come modo di vivere il cibo piemontese.

    Emporio Sabaudo non è un semplice negozio e cocktail bar, ma un hub culturale che combina vendita al dettaglio, area degustazione e spazio digitale. Grazie alla collaborazione con Affini, storico locale di San Salvario da oltre 17 anni al centro della scena torinese, il progetto ha trovato casa al Mercato Centrale di Torino.

    La proposta di valore si articola su quattro fronti: offrire ai turisti un’esperienza autentica che va oltre il souvenir tradizionale, creare per i torinesi un punto di riferimento per riscoprire le eccellenze territoriali, garantire ai produttori una vetrina diretta su Torino e promuovere l’identità enogastronomica piemontese come patrimonio culturale e strumento di inclusività sociale.

    Lo spazio sarà organizzato in tre aree interconnesse: una sezione retail con prodotti organizzati per territorio e tradizione, un’area degustazione con tavolo comunitario per assaggi guidati e incontri tra produttori e clienti e un calendario di incontri culturali con eventi tematici, vernissage e creazione di contenuti social.

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  • GIROVAGANDO: IL PIAN DELLA MUSSA DECIMO LUOGO DEL CUORE

    20 giugno 2025 • LUOGHI E LIBRI • 3227

    piandellamussa

    Il Piemonte ha un cuore che batte forte tra le montagne. Lo dimostrano i 6.807 voti che hanno spinto il Pian della Mussa, nel comune di Balme, al decimo posto tra i luoghi più votati della regione nell’ambito del 12° Censimento nazionale FAI “I Luoghi del Cuore. Un risultato significativo per un territorio d’alta quota, che racconta molto più di un semplice paesaggio alpino. Il Pian della Mussa è un altopiano glaciale a oltre 1.800 metri, lungo due chilometri, incastonato tra le cime maestose delle Valli di Lanzo, ai piedi delle Alpi Graie. È qui che nasce la Stura di Lanzo, tra pascoli che hanno ospitato greggi fin dai tempi dei Romani e sentieri che hanno visto passare partigiani durante la Resistenza. Un luogo che parla di natura, memoria e identità.

    La località si trova  a 1850 m al termine della val d’Ala nelle valli di Lanzo. Si tratta di un vasto pianoro lungo più di 2 km formatosi dallo riempimento di un lago glaciale. Situato in provincia di Torino, nel comune di Balme, vi nasce il fiume Stura di Lanzo, affluente di sinistra del Po. Dal Pian della Mussa inizia l’acquedotto omonimo che, almeno in tempi passati, era il maggior acquedotto a servizio della città di Torino. o 1922. L’acqua proveniente dalle sorgenti del Pian della Mussa ha fatto parte dal 2008 delle forniture della Stazione Spaziale Internazionale.

    Al fondo del pianoro si trova inoltre il Rifugio Città di Cirié ed altre case di colonie estive, oltre a numerosi ristoranti nei quali si possono gustare i prodotti tipici delle valli. Scendendo dal colle dell’Arnas, che collega la parte francese della Savoia a quella italiana, passò la Santa Sindone nel 1535 e il pianoro fu frequentato fin dai tempi remoti per lo sfruttamento estivo dei pascoli circostanti, utili alla produzione del formaggio toma di Balme. Fu zona di scambi commerciali e contrabbando mentre durante l’ultimo conflitto divenne il collegamento per il transito dei perseguitati politici e razziali. Durante la Resistenza il pianoro fu rifugio di formazioni partigiane e teatro, a più riprese, di scontri con i fascisti della Repubblica Sociale e con i tedeschi, episodi che porteranno alla distruzione del Rifugio Bartolomeo Gastaldi.

    Il Pian della Mussa èil punto di partenza per le ascensioni alle vette Uia di Ciamarella (3676 m) e Uia di Bessanese (3604 m) nonché per numerosissime altre escursioni. Durante l’inverno viene regolarmente mantenuta una pista per lo sci di fondo e per indimenticabili ciaspolate che si concludono sempre con una bella polenta nel rifugio.

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  • DAVVERO VOGLIAMO DIVENTARE UNA REGIONE TURISTICA

    19 giugno 2025 • COSE NOSTRE • 774

    Verona Folla di turisti in centro tra shopping e monumenti      foto Sartori  - Folla di turisti in centro tra shopping e monumenti - fotografo: Sartori

    Ho avuto la  fortuna (o jella?) di essere a Roma nel week end del 2 giugno: Festa della Repubblica, parata militare con Frecce Tricolori, tappa conclusiva del Giro d’Italia, Giubileo della famiglia, dei nonni e dei bimbi, prima Celebrazione Eucaristica pubblica di Papa Leone, mostra Caravaggio… e l’elenco delle manifestazioni e delle attrattive turistiche potrebbe continuare.

    Secondo alcuni calcoli dell’assessorato romano al turismo in quei giorni sono giunti nella Capitale qualcosa come 700mila persone. Immaginate: una città, più o meno come Torino, che si è riversata su Roma.

    Proprio in quei giorni mi sono domandato, più volte, ma davvero Torino e il Piemonte vogliono diventare una regione turistica? “Guarda che qui è sempre così, forse senza questi numeri record, ma per il resto dell’anno il panorama è assai simile” ha spiegato, sconsolato, mio zio.  Strade chiuse, traffico deviato, code chilometriche, metro impraticabile, bar e ristoranti inavvicinabili, prezzi alle stelle, sporcizia ovunque, marciapiedi intasati all’inverosimile, borseggiatori che impazzano…. l’elenco dei disagi (o dei disastri) potrebbe continuare.

    Certo che questo oceano di turisti lascia a Roma milioni e milioni di euro. Ma a che prezzo.

    Auspico una seria riflessione e un’opportuna programmazione: sono indispensabili se davvero Torino e il Piemonte vogliono aumentare gli arrivi, le presenze e la permanenza dei turisti. Il fenomeno dell’overturism è dietro l’angolo e – ve lo assicuro – non è piacevole.

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  • GRAPPA CASTELLI, DA PIU’ DI 50 ANNI GENUINA DI FAMIGLIA

    14 giugno 2025 • CINQUE SENSI • 12389

    grappa

    Per il settimo anni consecutivo la Grappa Nebbiolina Castelli è stata premiata anche quest’anno da Bibenda con i 5 grappoli. Ma non solo: in questo 2022 anche la Branda 43 (numero che indica la gradazione alcolica) ha ricevuto il riconoscimento Bibenda.

    Stiamo parlando non di una grande distilleria, di quelle con il nome altisonante e che smercia milioni di bottiglie, ma questo garantisce che la produzione è davvero genuina, di famiglia. Parliamo dell’Antica Distilleria Castelli di Cortemilia (Cuneo).

    Oggi l’azienda produce circa 20mila bottiglie l’ anno e riesce a commercializzare direttamente le proprie etichette con grande soddisfazione: basta assaggiare le varie qualità della Grappa Castelli per scoprire un prodotto che sin dal primo naso offre qualcosa di speciale e prettamente artigianale.

    Il titolare Sergio con la moglie Luigina e i figli seguono tutte le fasi della produzione, dall’ approvvigionamento delle vinacce, alla distillazione, all’ imbottigliamento fino alla consegna. La società nasce nel 1963. Giuseppe, il padre, compra la vecchia Distilleria Eugenio Levi, ma solo nel 1967 la rimette in funzione rinnovando le attrezzature già esistenti con un impianto nuovo.  Il metodo rimane, anche oggi, artigianale, sempre alla ricerca delle migliori partite di vinaccia andando sia nelle Langhe che nell’entroterra ligure.

     Quindi a Cortemilia, da PIU’ DI 50 anni, nasce la Grappa Castelli, una squisitezza da gustare goccia a goccia. Un tempo veniva chiamata Grappa Saturno, dal nome del nonno paterno.

    Le grappe sono di moscato, dolcetto, arneis, nebbiolo. Arneis e nebbiolo sono un po’ più secche, le altre due un po’ più morbide, ma lasciano sempre gola e palato puliti, senza sentori di aspro. Assaggiandole ci si rende conto di quante sfumature si possano ottenere e quanto incida la scelta delle vinacce.  E’ come il minestrone fatto in casa, con le verdure coltivate e raccolte nel proprio orto e cotto magari ancora sulla stufa a legna.

    Anche l’ etichetta ha un suo perché. E’ fatta a mano, a conferma dell’  attenzione maniacale per i particolari e conferma come il prodotto sia proprio di origine famigliare.

    Grappa Castelli.

    Corso L. Einaudi, 55 12074 Cortemilia (Cn) Tel/Fax 0173 81093

     

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  • SCAFFALE: MELLA E I FALO’ PROIBITI

    13 giugno 2025 • LUOGHI E LIBRI • 932

    ALESSANDROMELLA

    Dopo i molti saggi storici l’autore torinese  Alessandro Mella torna in libreria con un volume assolutamente nuovo ed inatteso. Un’antologia di narrativa in cui lo scrittore ha raccolto, per l’editore Baima Ronchetti di Castellamonte, le tante storie scritte in questi ultimi anni. Vicende che parlano del passato, delle nostre montagne, della vita, delle difficoltà, dei sogni di persone quasi vere. Un viaggio pieno di luoghi, stagioni e frammenti di vita. In quarta di copertina, infatti, leggiamo: “Siamo abituati a leggere questo autore nei suoi saggi storici. Libri che parlano di persone, fatti, memorie e tanto altro ancora. Ma Storia, non storie. Eppure c’è, in Alessandro, anche un’altra forma di creatività che sfugge al rigore scientifico della storiografia e prende, invece, i sentieri della fantasia. Con i suoi racconti brevi, infatti, il nostro esplora mondi perduti, immagina figure non vere ma verosimili, cerca e racconta la natura umana con sentimento ed emozioni. È un Alessandro inedito quello che, attraverso la partecipazione a tanti premi letterari, si racconta inventando favole vere per provare a sognare in un mondo che non sogna quasi più”.

    Un libro per sognare, appunto, una parentesi lasciata aperta per il futuro, per un autore abituato a passare dalla saggistica alla narrativa (cui tornerà già in autunno) e viceversa. Una penna che ha voluto offrici, in quest’occasione, spunti di riflessioni nati sulle ali di una fantasia incredibilmente vicina al vero.

    Alessandro Mella

    I falò proibiti

    edizioni Baima Ronchetti

    16 euro

     

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