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  • GIROVAGANDO: IL VILLAGGIO ERRANTE DI FONTANAFREDDA

    25 aprile 2025 • LUOGHI E LIBRI • 3407

    fontanafredda

    Da una storia d’ amore nasce la tenuta di Fontanafredda, sulle colline del Barolo attorno ad Alba, in Piemonte. Fontanafredda venne infatti acquistata dal re Vittorio Emanuele II come dono per la “Bella Rosina”, Rosa Vercellana, donna popolana, dapprima sua amante e poi sposata in nozze morganatiche (celebrate fra persone di ranghi nobiliari diversi).

    E nella casa principale è ancora possibile ammirare le camere da letto – separate – della Bela Rosina e del re Vittorio Emanuele II, le biciclette che usavano per le passeggiate nel bosco, le sale da pranzo, i piatti realizzati da Richard Ginori con l’ emblema di Rosa Contessa di Mirafiori. Insomma, si respira la storia a Fontanafredda, in ogni angolo di questi 120 ettari di bosco e soprattutto vigneti

    Oggi quella tenuta è diventato un Villaggio Narrante con tanto di hotel, centro convegni, ristoranti e cantine.

    40mila alberi danno vita al Bosco dei Pensieri con percorsi per camminate e tappe segnate da scritte e ricordi di grandi maestri della letteratura e della filosofia.

    È rimasto intatto il villaggio, così com’ era nei secoli scorsi, con chiesa, scuola e dove vivono tuttora una dozzina di famiglie

    Ma Fontanafredda è famosa nel mondo soprattutto per i suoi vini. Circondata da un anfiteatro di vigneti coltivati – con metodo bio – a uve nebiolo per il Barolo e le Cantine sono state selezionate fra le migliori 100 in Europa, con un vino che viene esportato in tutto il mondo.

    Ed infine tutti a tavola con il piatto reale e principesco della cucina piemontese, i ravioli al plin preparati dalla famiglia di chef Alciati, senz’  altro uno dei piatti preferiti dal Re Vittorio Emanuele II e dalla sua Bela Rosin

     

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  • ELEZIONI, TAGLIO DEL NASTRO… E POI?

    24 aprile 2025 • COSE NOSTRE • 814

    inaugurazione

    Che bello sarebbe se ogni anno ci fossero importanti scadenze elettorali… Pensate quanti tagli di nastri.. Quante inaugurazioni.. Quante cerimonie…

    Peccato che poi…. Poi cosa? Proviamo ad andare a vedere?

    Nel 2024 ci fu l’ inaugurazione in pompa magna del collegamento ferroviario veloce fra Torino e l’aeroporto di Caselle. Ministri, sindaci, presidenti… c’erano proprio tutti. “Finalmente un treno che dall’aereo ti porta direttamente in centro città”, “Siamo a livello delle principale città europee”, “Un collegamento che aspettavamo da decenni” quelle frasi solenni mi risuonano ancora nelle orecchie. Ma nel corso di un anno quel treno ha sempre e solo funzionato a singhiozzo: infiniti ritardi, sospensioni, interruzioni, disagi e rabbia per i viaggiatori. Al punto che è arrivata la decisione: il collegamento Torino-Caselle verrà soppresso per tutta l estate per correre ai ripari e rendere il servizio, in futuro, perlomeno accettabile. Ovviamente proprio in estate, quando l’afflusso all’aeroporto è maggiore.

    Passiamo oltre. Praticamente ogni anno c’è qualche candidato che assicura che la Asti-Cuneo è finalmente completata. E invece è come la Tela di Penelope… manca, ancora e sempre, quella manciata di chilometri.

    Completamento della linea 1 della metropolitana di Torino, e avvio della linea 2? In base alle promesse elettorali ogni stagione potrebbe essere quella buona, anzi sicuramente “ci siamo”, “finalmente ecco il taglio del nastro”, “pronto il finanziamento”. La realtà è che si va solo da Fermi a Bengasi e alle 21.30, in settimana, stop alle corse. 21.30, capite?

    L’elenco potrebbe continuare con decine di altre opere pubbliche mai finite, limitando il nostro sguardo al solo Piemonte.

    Ma tranquilli: l’ abito elegante, la cravatta azzeccata, le forbici sono lucide: prossime elezioni? Prossimo taglio del nastro! Ennesima promessa (o bugia) elettorale.

     

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  • TRATTORIA CROCE D’ ORO…..UN ANGOLO DI PARADISO, GRANATA

    19 aprile 2025 • CINQUE SENSI • 20409

    CROCE2

    “Il miglior ristorante del mondo” come dice il grande Franco, il proprietario? E io lo correggo… Diciamo “i migliori tajarin”, per il loro cuore, per il sapore e per la passione che ci mettono i titolari nel prepararli tutti i giorni. Per quanto mi riguarda è sicuramente fra i top dei ristoranti tipici, assolutamente da provare, lasciandosi consigliare e trascinare nell’atmosfera unica di questo locale.

    La “Croce d’ oro” è una trattoria tipica piemontese con cucina del territorio, situata a S. Anna Avagnina, zona panoramica di Mondovì. Propone piatti della tradizione, antipasti, primi piatti (tajarin, gnocchi, ravioli), carni piemontesi e dolci preparati in casa. Vini piemontesi e grappe con liquore casalingo.

    Se volete provare un ristorante a conduzione famigliare dove la simpatia e la cortesia sono di casa , non esitate a farci un salto. Il posto è accogliente ed il cibo ottimo, i dolci fantastici non andate via senza aver provato uno zabaglione veramente indimenticabile . Imbattibile il rapporto qualità-prezzo .

    Si dovrebbe partire dal proprietario più che dal cibo: sempre pronto a scherzare e a sorridere. È uno spasso. Non ricordo di aver conosciuto altri proprietari di ristoranti particolari come lui..bisognerebbe venire alla Croce d’Oro solo per “IL TRRRUUTTA”…questa infatti è la frase con la quale Franco propone – per secondo – l’ ottima trota. E come non citare quella santa donna di Silvana, sua moglie, che sta dietro ai fornelli.

    Tutto il cibo è ottimo e le porzioni sono decisamente abbondanti! La cucina è tipica piemontese, ovviamente.

    Un’ avvertenza, però. Se non siete del Toro meglio non parlare di calcio…se non volete guai…

    Beppe Gandolfo

    Trattoria Croce D’Oro

    Via Sant’Anna, 83, 12084 Mondovì (CN) 0174 681525

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  • SCAFFALE: UCCIDERE UN FASCISTA DI CULICCHIA

    18 aprile 2025 • LUOGHI E LIBRI • 912

    uccidereunfascista

    Come direbbe De Andrè: è una storia sbagliata. Quella raccontata da Giuseppe Culicchia è proprio una storia sbagliata.

    Lo scrittore torinese conclude il suo trittico sugli anni di piombo, cominciato con il volume riguardante il cugino brigatista Walter Allasia, e ora narrando la disgraziata vicenda umana di Sergio Ramelli, ucciso con una terribile sequela di colpi alla testa, soltanto perché considerato un fascista.

    Siamo a Milano, a metà degli Anni Settanta, decennio in cui si può essere uccisi anche solo per un alcune prese di posizione, scritte su un tema scolastico. E’ quello che è successo al giovane Ramelli, 18 anni, studente di un istituto tecnico, fidanzato, tifoso dell’Inter, colpito sotto casa con una gragnuola di colpi di chiave inglese e morto dopo un mese e mezzo di agonia in ospedale. Ad aggredirlo fino alla morte alcuni studenti di un collettivo universitario che nemmeno lo conoscevano: erano stati incaricati di “dargli una lezione” dai vertici di Avanguardia Operaia, soltanto perché Sergio era iscritto al Fronte della Gioventù e perché aveva espresso, in un compito in classe, critiche alle Brigate Rosse.

    In quegli anni si uccideva e si moriva così. Unicamente perché bollati di destra o di sinistra. E Culicchia, nella sua trilogia, ci fa entrare, in quella follia collettiva, per la via principale: quella del cuore, della persona, dei famigliari, del dolore, e non la via dell’ideologia. Lo ha fatto con il cugino brigatista e lo replica ora, narrando i pochi anni della vita di Sergio Ramelli. Anni quasi anonimi, quelli di un ragazzo che gioca a pallone, che va a scuola, che ha pochi amici e che si trova coinvolto in un tourbillon che gli sconvolge la vita: minacciato, dovrà cambiare scuola, impaurito e alla fine ucciso, senza alcun motivo.

    Un lavoro difficile, quello di Culicchia perché c’è poco da scrivere sulla vita di Ramelli, anche le vicende processuali sono scarne (gli esecutori  ammisero le colpe dopo una decina d’ anni), il cosiddetto pensiero dominante, ha troppa voglia di dimenticare quegli anni. Per questo va riconosciuto all’autore un doppio merito, quello di aver saputo indagare “una storia sbagliata”, vicina ma così lontana, e di averlo fatto senza pregiudizi o preconcetti.

    GIUSEPPE CULICCHIA

    UCCIDERE UN FASCISTA

    MONDADORI

    19 euro

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  • QUESTO E’ UN PAESE DI VECCHI

    17 aprile 2025 • COSE NOSTRE • 769

    NEONATI

    In Italia nascono sempre meno bambini. L’ anno scorso il record negativo: con 1,18 figli per donna, superato il minimo di 1,19 del 1995, anno nel quale sono nati 526mila bambini. Nel 2024 solo 370mila nascite. Lo chiamano “inverno demografico”.

    Recentemente sono stato in Egitto e la guida che ci accompagnava, raccontava che nel medesimo anno – cioè proprio nel 2024 – nel Paese africano erano venuti alla luce qualcosa come 3milioni di neonati, mentre Il 40% della popolazione egiziana oggi ha meno di 24 anni, portando quel popolo ad essere uno dei Paesi più giovani al mondo. 24 anni? Sapete qual è l’ età media della popolazione italiana? Oltre 46 anni. E l’Italia non è il paese più vecchio del mondo, ma il secondo. Il paese più vecchio è il Giappone, dove una persona su 10 ha ormai 80 anni o più.

    E in Piemonte non stiamo meglio. L’età media degli abitanti della nostra regione è di 48,1 anni. La provincia più vecchia è Biella, con età media di 50,3 anni. Quella più giovane Cuneo con 46.8 anni. Il numero medio di figli per donna, in Piemonte, è 1,14,

    Nel contempo l’ Istat allunga l’ età media degli Italiani e quindi viene prolungata di 3 mesi dal 2027 l’ età in cui si potrà andare in pensione.

    Prima di parlare di blocco delle frontiere, di rivedere il sistema pensionistico, di flussi migratori…. Forse sarebbe meglio sedersi attorno a un tavolo e ragionare su questi numeri.

    Nella mia famiglia allargata (compresi figli, nipoti, parenti, cugini, alla vicina e alla lontana) nel 2024 è nato solo un bambino. Siamo sotto la media. Mea culpa!

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  • ECCO LE COLOMBE DOLCE VITA

    12 aprile 2025 • CINQUE SENSI • 1087

    colombagalup

    Pasqua vuol dire anche primavera. Le giornate si allungano, le temperature si fanno miti, l’aria è limpida e fresca. È tempo di tornare a uscire, di pic-nic e gite fuori porta. La Pasqua 2025 Galup celebra tutto questo e molto altro con la nuova linea DOLCE VITA, una proposta con tre illustrazioni da collezione, che ci riportano alla fine degli anni ’50, alla spensieratezza e al glamour di un’epoca che aveva nella città eterna, il suo palcoscenico più ambito.
    Sugli incarti e sulle scatole delle Colombe, le matite fissano i momenti più iconici di uno stile di vita ancora oggi impresso nella nostra memoria. Le passeggiate romantiche in bicicletta con i fiori nel cestino, le prime decapottabili, la celebre scena di Vacanze Romane, in cui Audrey Hepburn e Gregory Peck, vagano divertiti su una motoretta in una Capitale splendida e assolata. Con Galup la vita è più dolce.

    La linea DOLCE VITA propone eleganti scatole in latta, pack con incarto realizzato a mano o colorate scatole che racchiudono dolci colombe nelle proposte:
    – COLOMBA “ANTICA RICETTA FERRUA” – La colomba nella sua ricetta originale. Canditi d’arancia fresca e di cedro diamante, pasta all’arancia nell’impasto soffice e ricco di tuorli, lievitato lentamente e lasciato riposare a lungo dopo la cottura. A coprire, la glassa alla Nocciola Italiana “Tonda Gentile Trilobata”, arricchita da mandorle intere e granella di zucchero.
    – COLOMBA TRE CIOCCOLATI – con la quale Galup celebra il cioccolato in una interpretazione a tema della ricetta tradizionale. Il carattere deciso del fondente, la piacevole dolcezza della variante al latte e la morbidezza avvolgente del cioccolato bianco, si ritrovano in gocce nell’impasto morbido, senza canditi e uvetta. A coprire la Colomba, la glassa alla nocciola, arricchita con granella di zucchero e mandorle intere.
    – COLOMBA PERE E CIOCCOLATO – con gocce di cioccolato fondente e pere candite nell’impasto e quella AMARENE E CIOCCOLATO – con amarene candite e gocce intere di cioccolato fondente, entrambe ricoperte con glassa, zucchero e mandorle intere.
    – COLOMBA FRUTTI DI BOSCO E YOGURT – la delicatezza dello yogurt, le note pungenti di fragole, more di rovo, ribes rossi, ribes neri e mirtilli semi-canditi, danno un sapore fresco e avvolgente a questa interpretazione della Colomba Gran Galup. La glassa alla Nocciola Italiana “Tonda Gentile Trilobata”, con mandorle intere e granella di zucchero, completa la ricetta come da antica tradizione.
    – COLOMBA LIMONE E ALBICOCCA – I limoni e le albicocche candite portano i sapori e i profumi del mediterraneo in una colomba dall’impasto soffice e leggero. Una proposta elegante, fresca e delicata, ispirata dall’arrivo della bella stagione. Immancabile la glassa, la granella di zucchero e le mandorle intere.

    E al fianco della linea DOLCE VITA la Pasqua 2025 Galup propone tante sfiziose idee con la TRADIZIONALE MINI, tutta la bontà della ricetta originale della Colomba Gran Galup in 100 gr. o la divertente confezione MIX COLOMBINE GRAN GALUP – quattro diverse Colombe, in formato speciale, presentate in un delizioso astuccio: una Colomba Tradizionale, una con Gocce di Cioccolato, una alle Mele e la Paradiso. Un’idea di degustazione perfetta per chi non ha ancora scelto la sua preferita. La Colomba Galup conquista anche quando è piccolina.

    La Colomba Galup è il dolce della Pasqua che il brand piemontese ha declinato anche nella linea GLUTEN FREE, una proposta per tutti. La COLOMBA GRAN GALUP SENZA GLUTINE conserva le migliori qualità e i sapori della ricetta tradizionale: l’impasto soffice e fragrante, la copertura di glassa croccante alla nocciola. Una creazione dedicata a chi ha necessità di escludere il glutine dalla propria dieta. Così come la COLOMBA TRADIZIONALE SENZA GLUTINE E SENZA LATTOSIO propone la ricetta tradizionale con agrumi canditi, ma Senza Glutine e Senza Lattosio, oppure la COLOMBA GOCCE DI CIOCCOLATO SENZA GLUTINE E SENZA LATTOSIO con gocce di cioccolato fondente nell’impasto e la AMARENA E CIOCCOLATO SENZA GLUTINE E SENZA LATTOSIO. Tutte ricette studiate dai pasticceri Galup, per dare al palato di chi è intollerante al glutine e al lattosio, le stesse emozioni di chi a Pasqua non vuole rinunciare al dolce per eccellenza.

    E anche per la Pasqua 2025 la Colomba ha fatto l’uovo! Torna anche quest’anno de Le Uova di Colomba piccole uova di cioccolato, con incarto dorato, che racchiudono un ovetto confettato, in diverse colorazioni e ripieno alla crema di nocciola, saranno il goloso e gradito dono per grandi e piccini. Disponibile in scatola/espositore da banco, saranno un irresistibile tentazione a portata di mano e per tutti.
    Tutti i prodotti della Pasqua Galup sono acquistabili sul sito www.galup.it, negli store Galup di Torino e Pinerolo e nei migliori negozi d’Italia.

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  • GIROVAGANDO: LE STRADE DEI FORTI DEL PINEROLESE

    11 aprile 2025 • LUOGHI E LIBRI • 742

    forte-fenestrelle-piemonte-633x400

    Un cammino in 14 tappe, una terra di confine costellata di forti e fortificazioni ideate per dividere e per difendere. Il fiume Po, da Villafranca Piemonte, come punto di partenza; il Monviso, come faro, che accompagna lungo il percorso.  Nel mezzo: pianure, vigneti eroici, dimore storiche, la Città di Pinerolo, luoghi simboli della cultura valdese, laghi, cascate, Usseaux, uno dei Borghi più belli d’Italia, forti, la Strada dell’Assietta, il Forte di Fenestrelle con i suoi 4000 gradini, la più grande struttura fortificata d’Europa e la più estesa costruzione in muratura dopo la Muraglia cinese.

    Ecco “Le strade di forti”,  in un mondo che cerca di rallentare, ritrovare il giusto passo, è una nuova proposta turistica per il Piemonte che si snoda per una parte all’interno del Parco delle Alpi Cozie e percorre, per un lungo tratto, il Sentiero del Glorioso Rimpatrio dei Valdesi. Può essere sì percorso a piedi ma anche in bicicletta.

    Il cammino de Le Strade dei Forti si può scoprire su www.lestradeiforti.it: le 14 tappe sono già strutturate, così come il «Kit dei forti», ovvero il passaporto e i timbri con i quali vidimare il percorso per chi si accrediterà al cammino. Nei prossimi mesi, si allargherà il Club di Prodotto degli operatori turistici (la rete che raccoglie le strutture ricettive aderenti al cammino, nda) e si svilupperanno ulteriori servizi, come agevolazioni e sconti dedicati.

    Le 14 tappe
    Tappa 1
    : Villafranca Piemonte – Cavour
    Tappa 2: Cavour – Pinerolo
    Tappa 3: Pinerolo Centro
    Tappa 4: Pinerolo – San Germano Chisone
    Tappa 5: San Germano Chisone – Perosa Argentina
    Tappa 6: Perosa Argentina – Fenestrelle
    Tappa 7: Fenestrelle – Pian dell’Alpe
    Tappa 8: Pian dell’Alpe – Casa Assietta
    Tappa 9: Casa Assietta – Rifugio Mulino di Laval
    Tappa 10: Rifugio Mulino di Laval – Foresteria di Massello
    Tappa 11: Foresteria di Massello – Prali
    Tappa 12: Prali – Conca del Prà
    Tappa 13: Conca del Prà – Gran Tour del Monviso (o, alternativa, tappa 14)
    Tappa 14: Conca del Prà – Bobbio Pellice

     

     

     

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  • QUANDO LA BANCA NON E’ PIU’ VICINA ALLA GENTE

    10 aprile 2025 • COSE NOSTRE • 1024

    BANCOMAT

    10Qualcuno dirà, “ma allora ce l’hai proprio con le banche?”. Ebbene sì, ancora di più da quando ho scoperto che effettuare un bonifico on line mi costa 1 euro. Faccio tutto io, con i miei soldi, non c’è intervento di alcun impiegato o tecnico, eppure un euro se ne va in fumo, o meglio nelle casse della banca.

    E cosa fanno questi istituti di credito che macinano utili stratosferici? Chiudono gli sportelli.

    33 sportelli di IntesaSanpaolo dovrebbero abbassare le serrande in Piemonte, tra giugno e ottobre. Tuttavia, l’istituto ha sottolineato l’impegno nel garantire servizi alternativi tra cui la banca di prossimità, che prevede la fornitura di servizi di base negli esercizi commerciali dei piccoli comuni, come edicole, tabaccai e bar. Inoltre, ci saranno consulenti finanziari “a domicilio” sul territorio per un contatto diretto con la clientela.

    La Regione ha avviato un tavolo di confronto con IntesaSanpaolo, ma intanto la notizia ha destato non poca preoccupazione nelle istituzioni e nella popolazione, perchè le chiusure avvengono per la maggior parte in piccoli comuni di montagna, già colpiti dalla desertificazione.

    Finora abbiamo parlato di IntesaSanpaolo, ma piani analoghi sono in attuazione o in divenire da parte di altre banche. E così, presto, intere vallate del Piemonte saranno prive di filiali, di sportelli o anche di semplici bancomat.

    Tanto tutti operano on-line. E gli anziani? E le fasce più deboli? Che si arrangino.

    E il sostegno alle piccole imprese, ai commercianti, agli agricoltori che magari intendono aprire una nuova attività nelle realtà in via di spopolamento?

    Un tempo gli slogan pubblicitari parlavano di “banca vicino alla gente…” . Adesso vicino alla gente – di sicuro – c’è soltanto il costo di qualsiasi operazione che ognuno fa da sé, al computer.

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  • PASTE DI MELIGA LE PREFERITE DI CAVOUR

    5 aprile 2025 • CINQUE SENSI • 2510

    paste-di-meliga

    Sembra anche che fossero i biscotti preferiti di Camillo Benso Conte di Cavour che ne mangiava almeno due a fine pasto con un bicchiere di Barolo Chinato. Ricostruirne la storia e le origini è quasi impossibile: pare, comunque che le Paste di Meliga siano nate per necessità dopo un cattivo raccolto che aveva fatto salire alle stelle il prezzo della farina di grano.

    Bisogna, quindi, risalire ai secoli passati, alla cultura contadina della zona di Mondovì, in provincia di Cuneo. I fornai, per far fronte all’aumento eccessivo del costo della farina, iniziarono a mescolarla con la farina ricavata dal mais macinata finissima usata appositamente per i dolci. In pratica, venivano prodotti con lo scarto della farina usata per fare la polenta.

    Le paste di meliga (chiamate in piemontese paste ‘d melia) vengono infatti realizzate con un mix di farina di frumento e farina di antico mais piemontese (melia o meira in piemontese) a cui vengono aggiunti pochi altri genuini ingredienti (burro, zucchero, miele, uova e scorza di limone).

    Di forma tondeggiante o rettangolare, i deliziosi frollini che profumano di tradizione sono originari del Cuneese, ma oggi sono diffusi anche nel resto della regione, in particolare nel Biellese e nel Torinese, in Val Susa, Val Cenischia e Val Chisone.

    Tradizionalmente questi biscotti vengono mangiati a fine pasto inzuppati in un buon bicchiere di Barolo, di vino Passito, di Moscato o di Dolcetto. Insomma, come le apprezzava Cavour, anche noi oggi ci godiamo un momento di relax con le Paste di Meliga.

     

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  • SCAFFALE: TORNA TORINOIR CON REGIO CRIMEN

    4 aprile 2025 • LUOGHI E LIBRI • 1079

    TORINOIR

    Ci sono persone che hanno il talento di unire.

     ToriNoir è un collettivo di talentuosi scrittori di gialli e noir che racconta il territorio piemontese e il suo variegato tessuto sociale con le parole dell’oggi. Lo hanno sempre reso protagonista, nei loro romanzi e nelle loro antologie. Porta Palazzo, il fiume Po, le nostre montagne…

     Questa volta ToriNoir ritorna in libreria con un’antologia dal sapore un po’ speciale, perché non solo ha come fil rouge il Teatro Regio di Torino, luogo di grande storia e tuttora cuore pulsante della città, ma anche e soprattutto perché si pone come ultimo saluto al compianto Marco G. Dibenedetto, anima del collettivo spentasi prematuramente il 31 luglio 2024.

      Attraverso questi racconti osserverete il confine tra finzione e realtà che gli spettacoli – la vita – mettono in scena, sentirete la voce della soprano Maria Callas echeggiare nelle sale del nuovo Teatro Regio, canticchierete Paolo Conte e Francesco De Gregori, vi addentrerete nei passaggi segreti ai piani inferiori, vi unirete alle indagini della polizia per trovare un assassino, aiuterete il commissario a sventare un attentato, farete il tifo per un giovane in difficoltà che lotta per il suo futuro.

     Vi accompagneranno in questo viaggio dodici autori e un giornalista, riuniti per ricordare un amico, uno scrittore, uno psicologo, un padre.  Ci sono persone che hanno il talento di unire, e Marco era una di queste. Ma era molto altro ancora. Era la guida perfetta per questo viaggio.

     Francesca Piazza

    TORINOIR

    REGIO CRIMEN

    GOLEM EDIZIONI

    16,90 euro

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