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  • GIROVAGANDO.. IL MELETO DI AGLIÈ

    14 febbraio 2025 • LUOGHI E LIBRI • 2842

    premio-letterario-il-meleto-di-guido-gozzano-10-edizione

    Aglié è una cittadina di 2600 abitanti nel cuore del Canavese. Un pò fuori dal centro abitato c’ è Il Meleto, una villa liberty che fu residenza estiva ma anche rifugio per tanti anni per Guido Gozzano. Il poeta piemontese nato a Torino il 19 dicembre 1883 e morto cento anni fa, nell’ agosto 1916.

    Oggi Il Meleto è un museo dedicato proprio all’ autore della Signora Felicita e di Cocotte. Ci sono le scatole in cui teneva i famosi confetti, il busto di Napoleone, il pappagallo Loreto impagliato, due tele di Massimo D’ Azeglio, pareti damascate, lo studio, le camere da letto…ma soprattutto c’ è un sapore di antico e di poetico. Insomma, si respira davvero un’ aria gozzaniana.

    Proprio il centenario della sua morte può essere un’ occasione per scoprire questa villa liberty e soprattutto per riassaporare la poesia di Guido Gozzano

    Signorina Felicita, a quest’ora
    scende la sera nel giardino antico
    della tua casa. Nel mio cuore amico
    scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
    e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
    e quel dolce paese che non dico.

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  • QUEI LAVORI CHE NON FINISCONO MAI

    13 febbraio 2025 • COSE NOSTRE • 965

    CANTIERIAUTOSTRADE

    Come gli esami di Eduardo che non finiscono mai….ci sono cantieri infiniti, che sembrano non arrivare mai alla conclusione dei lavori.

    Da quanto è chiuso il sottopasso del Lingotto a Torino? Quello che collega corso Giambone con corso Unità d’ Italia e quindi con tangenziale e autostrade? Da anni, lavori ininterrotti: aperture a singhiozzo, in un senso o nell’ altro,  e adesso si annuncia un’ ulteriore tranche di interventi strutturali…Restando a Torino vogliamo parlare delle scale mobili della metropolitana? Quella di Pozzo Strada, ad esempio, è in panne da più di 700 giorni…

    Ed eccoci al Tunnel del Tenda. Una quindicina di anni fa erano quindi stati avviati i primi lavori per valutare il raddoppio del tunnel, con la costruzione di una nuova galleria e l’ammodernamento di quella già esistente: la prima sarebbe servita per il traffico in direzione verso la Francia e la seconda per quello diretto in Italia. Nessuna riapertura nel 2024 per il Col di Tenda: le autorità francesi hanno deciso di rinviare l’apertura del tunnel, fissandola per la primavera del 2025. Il Col di Tenda costituisce uno dei principali collegamenti transalpini fra Francia e Italia. I lavori del raddoppio stradale – avviati nel 2013 – hanno subito continui e notevoli ritardi a causa delle difficoltà geologiche dovute alla quota di scavo relativamente elevata e, soprattutto, a seguito dei danni della tempesta Alex del 2 ottobre 2020. Fra pochi mesi ci sarà il taglio del nastro? Meglio fare come San Tommaso.

    Per la Asti-Cuneo ci sono già stati – nel corso degli ultimi decenni – una pletora di proclami e presunte inaugurazioni, ma…adesso si dice che sarà completamente utilizzabile entro dicembre di quest’ anno. Staremo a vedere.

    Stendiamo un velo pietoso sui cantieri fra Masone e Ovada della A26. Ormai mi rifiuto di prendere quell’ autostrada, tanto sono sicuro di restare imbottigliato per ore in code infinite.

    13L’ elenco potrebbe continuare, ma ormai siamo quasi rassegnati e ci affidiamo alla locuzione latina “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”, che tradotta significa «Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?».

     

     

     

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  • SCAFFALE: PIEMONTE RINASCIMENTALE DI CALDANO E D’ ITALIA

    7 febbraio 2025 • LUOGHI E LIBRI • 785

    Piemonte rinascimentale

    E’ assai radicato il pregiudizio secondo cui il Rinascimento non interessò il Piemonte. Il volume di Simone Caldano e Serena D’Italia va nella direzione opposta e cerca di  sfatare quella errata credenza:  il Rinascimento piemontese viene sdoganato con 55 luoghi che dimostrano come le novità rinascimentali centroitaliane siano state recepite appieno, in pittura (Giovanni Martino Spanzotti, Defendente Ferrari, Macrino d’Alba, Gaudenzio Ferrari, Gerolamo Giovenone, Bernardino Lanino) come in architettura, facendo convivere tutti gli elementi del Rinascimento anche nella nostra Regione.

    Nel prologo ci si sofferma su tre edifici di impianto gotico ma che contengono già echi rinascimentali (Santa Maria della Scala a Chieri, Collegiata di Santa Maria Assunta a Chivasso e San Giovanni a Saluzzo), mentre nel capitolo conclusivo ci si sofferma su una serie di edifici manieristi che segnano il passaggio tra Rinascimento e Barocco (Santa Croce a Bosco Marengo, Palazzo Scaglia di Verrua a Torino, i Castelli Tapparelli d’Azeglio a Lagnasco, la Cappella di San Dalmazzo a Cigliè, San Gaudenzio a Novara e Palazzo del Maresco a Savigliano).

     

    Gli autori Simone Caldano è dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, mentre Serena D’Italia è dottoressa di ricerca in Storia del patrimonio archeologico e artistico. Il volume è corredato da un’ ampia documentazione fotografica che dimostra come il Rinascimento visse anche qui in Piemonte e  tante opere d’ arte lo dimostrano, tutte da scoprire e ammirare

     

    Simone Caldano e Serena D’ Italia

    PIEMONTE RINASCIMENTALE

    CAPRICORNO EDIZIONI

    15,00 euro

     

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  • NOZZE FRA PICCOLI COMUNI? NEANCHE A PARLARNE

    6 febbraio 2025 • COSE NOSTRE • 848

    MUNICIPIO

    In Italia ci sono 7.896 Comuni, il 70% con meno di 5mila abitanti: in questi 5.519 Municipi vivono complessivamente 9,7 milioni di abitanti, pari al 16,4% del totale nazionale. In Piemonte i Comuni sono 1.180 e la nostra è la regione con il maggior numero di piccoli comuni, con meno di mille abitanti: 1.045, cioè il 18,93% del totale nazionale.

    Ebbene, provate ad andare in qualcuno di questi comuni a proporre una raccolta di firme per l’accorpamento di uno o più municipi: sarete cacciati a suon di randellate.

    Negli ultimi anni nel nostro Paese si sono tenuti 274 referendum per la fusione tra Comuni, 150 sono stati approvati. Il numero maggiore di consultazioni si è tenuto in Lombardia (64), in Piemonte è stato approvato l’85% delle 27 consultazioni (l’ultima nel 2023 con la fusione tra Moransengo e Tonengo nell’Alessandrino e la nascita, di Moransengo-Tonengo, poco più di quattrocento abitanti).

    E dire che le nozze tra Comuni sarebbero una bella occasione: il quadro legislativo statale è particolarmente favorevole ai Municipi che decidono di mettersi insieme, a cui spetta l’erogazione, per 15 anni, di un contributo pari al 60% dei trasferimenti statali, fino a un massimo di 2 milioni di euro. A queste risorse, si aggiungono ulteriori incentivi di livello regionale. Ovviamente, sono soprattutto i micro-municipi quelli che fanno più fatica a fornire i servizi necessari, molti sono in aree isolate o montane e spesso combattono con la desertificazione. Per questo era partito, una decina di anni fa, un percorso di aggregazione che consentisse loro di unire le forze.

    La catena, però, si è interrotta o fermata.

    Spesso non si trovano nemmeno i candidati sindaci o consiglieri comunali, ma di accorpamenti? Nemmeno a parlarne.

    Il campanile è sempre un orgoglio da difendere, anche se poi non hannno nemmeno i preti per dire la Messa di Natale, come è successo a Levone e Barbania, nel Canavese.

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  • LA GALLINA BIANCA DI SALUZZO

    1 febbraio 2025 • CINQUE SENSI • 3102

    gallinasaluzzo

    La bianca di Saluzzo è una gallina diffusa soprattutto nella provincia di Cuneo, fra Piemonte e Francia. Piumaggio bianco, cresta e bargigli rosso intenso, becco e zampe gialle. Una razza molto rustica, adatta a razzolare libera nei prati e a dormire sui rami , sulle staccionate, comunque quasi sempre in alto.

    Alle porte di Saluzzo c è una bella oasi faunistica con centinaia di animali che crescono e vivono liberi con tantissime altre specie di volatili, dagli aironi ai pavoni, dai fenicotteri alle anatre. Ma soprattutto tantissime galline bianche proprio della razza autoctona di Saluzzo

    La Gallina Bianca di Saluzzo è un presidio Slow Food, uno dei pochi per quel che riguarda gli animali con il nome del paese d’ origine nella dicitura. Nell’ oasi ne vivono 500-600 esemplari l’ anno insieme con tanti altri animali. Le galline vivendo sempre allo stato brado, hanno una carne molto magra, adatta ai giovani, ai bambini e agli sportivi.

    Accanto all’ oasi faunistica, infatti,  c’è un agriturismo denominato – guarda caso – La Gallina Bianca. Ed è ovvio che il menù principale sia a base di questo prodotto non a kilometri ma a metri zero, a partire dall’ insalata di gallina su un prato di verdure, per continuare con i plin  ripienidi carne di gallina bollita e per secondo una rolata di petto e coscia di ….gallina, ovviamente.

     

     

     

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  • GIROVAGANDO: IL CENTRO STORICO FIAT

    31 gennaio 2025 • LUOGHI E LIBRI • 993

    centrostoricofiat

    Il Centro Storico Fiat, l’edificio di Via Chiabrera – sede delle prime officine di produzione dell’azienda – ha riaperto le sue porte al pubblico  giovedì 12 dicembre.

    A questa prima apertura prenatalizia – pensata per i visitatori che vorranno scoprire questo luogo di riferimento per la storia dell’automobilismo durante le festività – seguirà, nel mese di febbraio, una inaugurazione ufficiale alla presenza delle autorità.

    L’accordo prevede l’intervento del Museo Nazionale dell’Automobile nel rilancio del Centro Storico Fiat quale parte di un polo espositivo d’eccellenza per la Città di Torino. Tale obiettivo sarà perseguito attraverso l’attivazione di una strategia di sviluppo e valorizzazione culturale della sede storica Fiat, dell’archivio e della collezione che conserva. Un programma di mostre, eventi e attività di studio e ricerca volte a intensificare il dialogo e le interazioni con le università e i centri di formazione consentirà di coinvolgere un pubblico quanto più ampio e variegato possibile, insieme alla strategia di marketing culturale già avviata dal Museo e finalizzata a un racconto trasversale della storia dell’automobile e delle sfide future.

    LA STORIA DELL’EDIFICIO E I MATERIALI ESPOSTI

    Il Centro Storico Fiat ha sede in un edificio liberty che fu il primo ampliamento (1907) delle officine di corso Dante nelle quali nacque l’azienda. Fin dall’inizio è stato teatro di momenti importanti nella storia della Fiat e ora ospita una collezione di cimeli, modellini e manifesti pubblicitari che copre l’intera storia dell’azienda. Oltre, ovviamente, alle automobili più significative della storia dell’azienda: dalla 3 ½ HP, la prima vettura prodotta dalla Fabbrica Italiana Automobili Torino alla Eldridge Mefistofele del 1923 che, con la sua silhouette slanciata e la sua mole possente, segna uno dei primi esempi di vettura da record. E poi ci sono il primo trattore, il Fiat 702 del 1919; l’autocarro 18BL, che motorizzò le truppe italiane nella prima guerra mondiale, la Littorina, protagonista del trasporto ferroviario a partire dagli anni Trenta e il caccia G91, il velivolo disegnato da Giuseppe Gabrielli e poi adottato dalla NATO.

    Nello stesso edificio è presente anche l’archivio aziendale, consultabile su appuntamento: oltre 9.000 metri lineari di documenti cartacei, 400.000 disegni tecnici, 5.000 tra volumi e riviste di automobilismo e storia industriale, più di 6 milioni di immagini (stampe, diacolor, lastre e negativi), 200 ore di filmati storici. Di particolare interesse il fondo del progettista Dante Giacosa, il “papà” delle utilitarie – la Topolino, la 600, la 500 – che hanno motorizzato l’Italia.

    MOSTRA TEMPORANEA

    Nell’ottica di progettare eventi in sinergia con la programmazione culturale del MAUTO, il Centro Storico ospita fino a domenica 4 maggio il progetto espositivo Memoria e conflitti, spin off della mostra 125 volte FIAT. La modernità attraverso l’immaginario Fiat. 

    Il Centro Storico Fiat conserva più di duemila immagini e trecento faldoni di documenti dedicati al tema della conflittualità. Scioperi, manifestazioni, vertenze, volantini, comunicati aziendali, lungo tutto il corso del Novecento. Parte di questo materiale è stato raccolto da chi aveva il compito di garantire la sicurezza aziendale. Foto scattate da dietro le finestre degli uffici verso il basso e il fuori di chi stava premendo ai cancelli. Colpisce, in particolare, la collezione di volantini, unica nel suo genere. Giorno per giorno, attraverso i decenni, i sorveglianti – con cura più attenta di qualsiasi archivista – annotano e allegano tutti i volantini lanciati, distribuiti o fatti trovare dentro e fuori gli stabilimenti. Qualche volta specificano luogo e ora esatti: quale porta di Mirafiori; quale bagno di operai o impiegati; quale striscione, in quale officina.

    È tempo di accedere a questi documenti e discuterne a più voci. Allargare il campo, grazie ai contributi di materiali e competenze di: Associazione culturale Vera Nocentini; Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini; Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci; Gruppo Dirigenti Fiat; ISMEL – Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, dell’Impresa e dei Diritti Sociali. 

    Nessuna grande trasformazione avviene senza conflitti. Gli archivi aiutano a parlarne senza mitizzare, esecrare o rendere pop.

    ORARI

    I visitatori potranno accedere al Centro Storico Fiat dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso ore 18) acquistando il biglietto online sul sito del MAUTO (www.museoauto.com) o alle biglietterie del MAUTO (Corso Unità d’Italia, 40) e del CSF (Via Chiabrera, 20).

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  • FESTE SENZA CILIEGIE

    30 gennaio 2025 • COSE NOSTRE • 995

    fruttainvernale

    Quest’anno ce l’ho fatta. Sono riuscito a evitare – tramite proibizione assoluta – che sul mio tavolo, nei banchetti delle feste arrivassero ciliegie, fragole e qualsiasi altro tipo di frutta fuori stagione. Ho chiesto a moglie, parenti e amici di non comprarli e quindi di non servirli. E vi assicuro che non ci è mancato nulla: a fine pasto un grande cesto con arance, mandarini, frutta secca, mele, kiwi, ci ha regalato davvero bontà e delizia.

    E’ una personale battaglia che conduco da tempo e quest’anno sono riuscito a vincerla.

    E non riguarda solo la frutta, ma qualsiasi prodotto della terra. Praticamente ogni mese i campi ci regalano frutta e verdure diverse, in grado di soddisfare tutti i palati. Ora che è inverno, è stagione di carciofi, cavoli, verze, spinaci, porri, broccoli, finocchi… perché andare a inseguire asparagi, pomodori, zucchine? Sicuramente questi ortaggi saranno coltivati in serre o importati dall’estero e perciò – oltre a costi maggiorati – arrecano un danno diretto all’ambiente. Lo stress dell’habitat credo sia sotto gli occhi di tutti.

    Il nostro pianeta Terra è già inquinato e ferito (ce ne rendiamo conto ogni giorno) le nostre scelte alimentari sono solo una piccola goccia nell’ oceano, ma se non si comincia da qualche parte, non cambierà mai nulla. Cominciamo con il rispettare i tempi della Natura, come facevano i nostri nonni.

    La fortuna dell’Italia è di avere una biodiversità alimentare che il resto del mondo ci invidia.

    Non approfittarne è un peccato grave: per l’economia del Paese, per le nostre tasche, per contrastare, anche minima misura, il mutamento climatico.

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  • IL TRAMEZZINO E’ TORINESE E SI AVVIA AL SECOLO

    25 gennaio 2025 • CINQUE SENSI • 3945

    tramezzinipomodoromozz

    Più di 97 anni e non sentirli. Buon compleanno al tramezzino!

    “In questo locale nel 1926 la signora Angela Demichelis Nebiolo inventò in tramezzino” Così recita la targa che si trova all’interno in uno dei più belli e conosciuti caffè storici di Torino: Mulassano.

    La storia di questo delizioso paninetto è torinese, che più torinese non si può. A partire dal pancarrè. Questo morbidissimo pane è legato alla figura dell’ultimo boia cittadino, Piero Pantoni, operante al Rondò della Forca verso la metà dell’800. Quest’uomo era talmente disprezzato che il panettiere porgeva, alla povera moglie, il pane capovolto. La consegna del pane capovolto era però considerato segno di sventura e un’ordinanza vietò quel gesto, i fornai più intraprendenti iniziarono quindi a cuocere il pane in una forma rettangolare, in modo che non ci fosse differenza tra sopra e sotto: una pagnotta a forma di mattone.

    Oltre al pane torinese, è torinese anche Angela Demichelis, donna audace e determinata: ha avuto una vita che ben figurerebbe immortalata in una pellicola cinematografica.

    Angela si sposa a 14 anni con Onorino Nebiolo che di anni ne ha 29 e fa il garzone nella bottega dei suoi genitori. Ben presto i due attraversano l’Oceano e, assieme a molti torinesi in quegli anni di grande emigrazione, approdano in America. Si stabiliscono a Detroit dove, con i fratelli di lui, gestiscono ristoranti e locali. Quando Angela ha 20 anni è già madre di 2 bambini. È tra le prime donne a prendere la patente e sovente, a causa del Proibizionismo, attraversa boschi e sentieri poco battuti, per raggiungere il Canada e procurare liquori per i suoi locali.

    La Polizia non la fermerà mai, ma la ferma la mafia italoamericana che, per costringerla a rifornirsi da loro, la minaccia di rapirle i figli. La famiglia Nebiolo decide di cambiare aria e di ritornare a Torino. Hanno fatto fortuna e, oltre ad alcune sale cinematografiche, per 300.000 lire, acquistano il caffè aperto da Amilcare Mulassano, in piazza Castello.

    Angela ha portato dall’America alcune novità, come il tostapane, sono infatti i primi a proporre il toast ai torinesi, dall’utilizzo del pancarrè tostato a proporlo naturale, senza crosta e farcito con deliziosi ripieni, il passo e breve: nel 1926, nelle vetrine di Mulassano appare il primo (super torinese) tramezzino al burro e acciughe.

    Il successo è immediato, anche se allora si chiamava sandwich o paninetto e veniva servito in accompagnamento al Vermouth come aperitivo. È stato infatti battezzato con il nome attuale, qualche anno dopo, addirittura da Gabriele D’Annunzio che, volendo replicare quanto appena gustato chiese alla cameriera se fosse possibile avere ancora “uno di quei golosi tramezzini”.

    Il nome è perfetto e complice del successo, sia perché si tratta di due fette di pane tramezzate da golosi ripieni, sia perché un tramezzino si inserisce perfettamente tra il pranzo e la cena.

    Patrizia Durante

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  • SCAFFALE: “NON ESISTE L’ AMOR” DI CEPOLLINA E BISCARO

    24 gennaio 2025 • LUOGHI E LIBRI • 1098

    martine

    Non tragga in inganno il titolo di questo volume. Titolo, peraltro, preso da una canzone di Adriano Celentano. Non ci troviamo davanti a un romanzo rosa, bensì alla ricostruzione della vita e della tragica morte di Martine Beauregard, giovane prostituta francese uccisa a Torino nella notte fra il 17 e il 18 giugno 1969. Un caso irrisolto: l’assassino (o gli assassini) di Martine, a 56 anni dall’omicidio, non ha tuttora un nome e un volto.

    E siamo di fronte a uno dei casi più inquietanti della cronaca nera subalpina.

    Con un lavoro certosino Livio Cepollina e Andrea Biscaro ricostruiscono l’intera vicenda dal ritrovamento del cadavere, fin quasi ai nostri giorni. Anche perché sull’ assassinio di Martine Beauregard i colpi di scena non sono mancati, fino al 2017 con la riapertura del fascicolo d’inchiesta e la sua successiva archiviazione, sempre senza risultati.

    Nelle 140 pagine del volume è ricostruita l’intera vicenda con spezzoni di articoli di giornale (ne furono scritti a bizzeffe), brani di interrogatori (quel che resta in quanto parecchi atti giudiziari sono incredibilmente svaniti nel nulla), rimandi ad altri libri scritti sul caso (uno su tutti, L’ ultima notte con Martine di Claudio Giacchino), e nuove testimonianze raccolte dagli autori. Senza dimenticare i personaggi ambigui, i suicidi, le lettere anonime, i tentativi di depistaggio  che hanno costellato per più di mezzo secolo questo caso.

    Ma gli autori dedicano un’attenzione particolare alla personalità della vittima, traendo parecchia ispirazione dal suo diario personale. Cepollina e Biscaro non tralasciano di puntare il dito su quegli anni Sessanta dove, la Torino Bene e la Torino del Male, spesso vanno a braccetto: imprenditori, notai, avvocati, industriali, tutori dell’ordine e della giustizia, non hanno paura di sporcarsi le mani con elementi della malavita (spacciatori, papponi, prostitute) per il gusto di trasgredire. E proprio in una di quelle notti di trasgressione la giovane Martine finì tragicamente i suoi giorni. Una morte che ancora oggi continua a incutere timore, se non serpeggiante paura.

    LIVIO CEPOLLINA ANDREA BISCARO

    NON ESISTE L’ AMOR

    AMAZON EDITORE

    14 euro

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  • PANETTONE TUTTO L’ ANNO

    23 gennaio 2025 • COSE NOSTRE • 668

    panettone-pandoro-

    Vetrina di negozi alimentari, pasticcerie, grande distribuzione. Vengo attratto dalla scritta: “Panettone e Pandoro al 50%”. L’ ho letta, in queste settimane, in diverse città italiane. E credo che molti di voi avranno notato lo stesso annuncio.

    Ma perché? Panettone e pandoro, specie quelli prodotti dai grandi marchi, hanno una scadenza ad almeno di 6 mesi dalla data di produzione.

    La realtà è che noi italiani mangiamo il panettone solo a Natale. Dopo la Befana non va più bene.

    E’ un’ abitudine soltanto nostra, italica. Non c’è alcuna controindicazione, è proprio solo una abitudine. Che però trovo assurda. E che si ripete a Pasqua con le Colombe…

    Questa usanza ha una serie di conseguenze negative.  Innanzitutto si costringono le aziende produttrici – sia quelle industriali che artigiane – nei mesi di ottobre, novembre, dicembre a stress occupazionali (tripli turni, straordinari, ecc.) per poi rallentare, o addirittura interrompere il contratto lavorativo, subito dopo le feste natalizie.

    E poi tutto l’invenduto che fine fa? Va al macero?

    Qualche anno fa mi presentai a una grigliata estiva con un panettone, dopo aver controllato la data di scadenza, ovviamente. Non mancarono occhiate strane e battute ironiche da parte degli amici. Quando a fine pasto quel panettone fu servito con gelato alla crema, pistacchio e cioccolato fu un successo incredibile. Non mancarono i bis e i tris…

    In Francia, così come negli States, lo trovi disponibile 12 mesi all’ anno. Eppure è un dolce tipicamente italiano, perchè dobbiamo farci insegnare dagli stranieri che si può consumare sempre?

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