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  • SCAFFALE: MACCIOCU E TORTA “COME LUPO NELLA PIOGGIA”

    1 novembre 2024 • LUOGHI E LIBRI • 1570

    LUPO

    “Come lupo nella pioggia” è un romanzo complesso, in poco più di un centinaio di pagine, i due autori, Maria Antonietta Macciocu ed Ernesto Torta, con scrittura semplice, senza sbavature e mai banale, riescono a mettere nero su bianco un caleidoscopio di molti vizi e pochissime virtù, tipiche dell’animo umano.

    La cittadina marchigiana di Jesi, la sera dell’inizio della stagione lirica al Teatro Pergolesi inaugurata con l’opera verdiana “Il Trovatore”,  viene rinvenuto il cadavere Rose Gili, bellissima e misteriosa zingara. Dell’omicidio viene accusato un pakistano, ritrovato vicino al cadavere nell’atto di estrarre un coltello dal corpo della bella sinti e suo vicino di casa di casa. Tutto sembra risolto, con buona pace dei cittadini allarmati. Ma un paio di occhi ha visto qualcosa che potrebbe scuotere la buona società di Jesi.

    Straordinario, nella trama del romanzo, il parallelo con l’opera di Verdi: la zingara e la sua comunità, la gelosia, la paura del diverso, segreti inconfessati e inconfessabili, l’abuso di potere, bambini scambiati in culla… Il racconto segue un filo rosso che si snoda tra i vicoli di Jesi e gli splendidi paesaggi marchigiani, muti testimoni di colpi di scena, omicidi e confessioni, fino a condurre alla cattura del vero colpevole, mosso nelle sue scellerate azioni da qualche sentimento fatuo e molte macchinazioni, ma soprattutto da un’ambizione smisurata. Vero peccato capitale.

    “Come lupo nella pioggia” squarcia il leggero velo che copre la finta tranquillità di modi e di facciata di una cittadina di provincia, in cui serpeggiano inquietudine, invidia – sorella del pettegolezzo più feroce –  e rapporti torbidi tra la malapolitica e organizzazioni criminali. Uno spaccato impietoso che ci fa riflettere sui mali del nostro Paese e di una classe politica che si muove sempre più su principi fasulli, fatti di slogan che colpiscono la pancia, e anestetizzano la ragione.

    È solo un libro, ed è solo un giallo, con una bella trama e ben scritto. Ma non è detto che a quest’opera così piacevole gli autori, persone con una storia di impegno e attenzione al sociale,  non abbiano volutamente affidato un compito più raffinato: quello di scuotere la coscienza del lettore, ma solo un po’. E con estrema grazia.

    Patrizia Durante

    Maria Antonietta Macciocu – Ernesto Torta

    Come lupo nella pioggia

    Golem Edizioni

    17,00 euro

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  • MA TORINO E CUNEO SONO DAVVERO CITTA’ ALPINE?

    31 ottobre 2024 • COSE NOSTRE • 1151

    CUNEO2

    Cuneo protagonista assoluta sulla famosissima rivista a fumetti “Topolino” . Il capoluogo della Granda è lo scenario della storia  “Zio Paperone, le Giovani Marmotte e lo spirito alpino”: tra le 20 pagine sono riprodotti ambienti della città, piazza Galimberti e la Torre civica, il Parco fluviale con l’ascensore, i marroni e i boschi,  alcuni negozi classici cuneesi sotto i Partici, e l’invito a provare le specialità locali. Fra le battute dei nipotini di zio Paperone, con il cappello delle Giovani Marmotte, alcune collegano direttamente a Cuneo Città Alpina 2024: “L’ambiente naturale delle Alpi è inestimabile!”, “Spetta alle città alpine averne cura!”.

    Mamma mia che vetrina bellissima, una pubblicità davvero importante per una Città Alpina.

    Peccato che, secondo i criteri della “Convenzione per la Protezione delle Alpi”, Cuneo non rientri in quella convenzione. Questo atto ufficiale, ratificato nel 1999, interessa territori montani di Italia, Francia, Svizzera, Germania e Austria. Questi Paesi hanno individuato un preciso ambito del territorio alpino per coordinare azioni di tutela, protezione ambientale, sociale ed economica dell’area nel cuore dell’Europa. In particolare per la promozione e lo sviluppo di quei prodotti tipici che possono fregiarsi del marchio “prodotto alpino”.

    Per delineare i territori che rientrano nei contenuti della Convenzione furono scelte le Comunità Montane. L’ Italia le ha soppresse nel 2012 e nessuno ha mai pensato di correggere i criteri.

    Due esempi: Cuneo (570 metri di altitudine) e Torino (250 metri) sono fuori dalla Convenzione, mentre Trento (194 metri) o Chambery (272 metri) sì. Anzi, c’è addirittura Montecarlo, notissima città di montagna.

    Eppure i Comuni più importanti e facenti parte dell’ Arco Alpino hanno nominato Cuneo “Città alpina del 2024”, benché non rientri oggi nel perimetro della Convenzione, riconoscendone espressamente la stretta connessione con le sue vallate alpine. A questo punto sarebbe meglio che il Piemonte e l’ Italia chiedessero ufficialmente di rivedere i confini e quindi la Convenzione.

    Così faremmo contento anche Zio Paperone.

     

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  • CAFFE’ PEPINO LA PIU’ ANTICA GELATERIA D’ EUROPA

    26 ottobre 2024 • CINQUE SENSI • 3127

    CAFFEPEPINO

    Aperto nel 1884 e poi dal 1929 nell’ aulica Piazza Carignano, nel centro della Torino sabauda, il Caffè Pepino è entrato a far parte dei 230 Locali Storici d’ Italia e vanta il prestigioso primato di essere la gelateria più antica d’ Europa fra quelle tuttora in attività

    Torino è città di caffè storici, se ne contano a decine, ma il Caffè Pepino si trova in un piazza incredibile: a fianco del teatro Carignano e del ristorante Del Cambio, di fronte a Palazzo Carignano sede del Primo Parlamento Italiano e accanto al Museo Egizio il più importante al mondo dopo quello de Il Cairo.

    Boiserie di legno, velluti rossi, lampadari a goccia, specchi antichi… aggirandosi nelle sale del Caffè Pepino si respira la storia, ma non quella polverosa e stantia, piuttosto quell’ eleganza subalpina sempre al passo con i tempi. Un esempio? Lo storico vermouth torinese scelto per preparare moderni cocktail

    Lo storico caffè è ovviamente legato alla produzione dei Gelati Pepino 1884, storica pasticceria torinese che nel 1939 lanciò in commercio il pinguino, il primo gelato su stecco ricoperto di cioccolato, dal nome brevettato e inizialmente prodotto in 5 gusti. Oltre al Pinguino oggi ci sono le vaschette e nel caffè di piazza Carignano vanno alla grande le coppette e i coni

     

    Passeggiando per il centro di Torino, godendosi un gelato o un pinguino, oppure seduti a sorseggiare una bevanda nell’ elegante dehor oppure, infine, a sorbire un caffè o il classico Bicerin torinese sui divani di velluto all’ interno, ovunque al Caffè Pepino ci si sente dentro la storia e ci si fa sempre la bocca buona.

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  • Girovagando: la Fetta di Polenta a Torino

    25 ottobre 2024 • LUOGHI E LIBRI • 6737

    fetta di polenta

    Cominciamo con questa casa che si trova a Torino all’ angolo fra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo. Per tutti è la Fetta di Polenta, una curiosa abitazione dovuta al genio di Alessandro Antonelli.

    Nel 1859 il piccolo edificio fu acquistato  da Francesca Scaccabarozzi, moglie di Antonelli e l’ architetto cominciò a studiare come ristrutturarlo in modo originale. Nel 1881 ottenne l’ autorizzazione per sopraelevarlo di due piani, poi fece anche un attico abusivo. E’ impressionante se si osserva la casa da via Giulia di Barolo. A una certa distanza la casa sembra semplicemente un muro, una finta facciata di teatro color paglierino da farla sembrare appunto una..fetta di polenta.

    Il lato su corso San Maurizio è di circa 4 metri, sulla via è di sedici metri e si chiude con una larghezza di soli 57 centimetri. L’ altezza è ben 23 metri. Se l’ esterno è sorprendente, l’ interno è addirittura sbalorditivo. Ogni piano è caratterizzato da una camera e tre portefinestre: nella parte più stretta con un piccolo pianerottolo si accede ai servizi igienici.

    Le scale interne sono ovviamente strettissime e, per i traslochi o per i funerali, i mobili e le bare  venivano fatte passare dalle portefinestre e, tramite carrucole, portate in strada.

    Oggi la casa Fetta di Polenta è sede di una galleria d’ arte ed è visitabile a piccoli gruppi, ma seerve la prenotazione.

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  • QUEI GAZEBO NELLE PIAZZE STORICHE, UNO SCEMPIO

    24 ottobre 2024 • COSE NOSTRE • 1301

    standgazebopiazzestoriche

    Recentemente sono stato, per una breve vacanza, a Trieste. Non vedevo l’ora di ammirare piazza Unità, una delle più belle d’Italia. Quando sono arrivato nei pressi, un colpo al cuore. Era piena di gazebo: gli sponsor della “Barcolana”, famosa manifestazione velistica, l’avevano completamente invasa. Impossibile fare una foto, un classico selfie.

    Lasciatemelo dire: uno scempio!

    La stessa cosa si potrebbe dire per piazza San Carlo a Torino in occasione dell’ultimo Salone dell’ Auto. Piazza Galimberti a Cuneo per il Bike Festival. Piazza Alfieri ad Asti per varie manifestazioni agricole. E potremmo continuare con Alessandria, Biella, Verbania… e così via. Nella nostra Italia non c’è piazza – storica o aulica che sia – che non venga sistematicamente “occupata” da gazebo, tendoni, casette per mercatini vari.

    Credo che nessuno di noi metterebbe, in sala, scatoloni, cucce per i gatti, o altre strutture ingombranti o imbarazzanti. E invece le piazze, autentici gioielli architettonici e artistici, diventano spesso luogo di “occupazione”, per qualsiasi evento.

    Vi prego, lasciate le piazze così come sono. Bellissime.

    Vogliamo davvero riqualificare le periferie delle nostre città? Ecco, allora: spostiamo lì stand e strutture – magari un po’ più curate e gradevoli – per tutte le manifestazioni. Daremo lustro alle bellezze dei nostri centri storici e magari sapremo anche valorizzare i nostri sobborghi.

    Troppo facile? E infatti non accadrà. Già vedo il centro di Torino, nelle prossime settimane, invaso dagli sponsor delle ATP Finals e dai loro gazebo. In tutte le piazze.

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  • POLENTA CONCIA E MIASSE, DELIZIE ANCHE PER CELIACI

    19 ottobre 2024 • CINQUE SENSI • 3211

    miasse

    C’è chi la chiama polenta concia, oppure cunscia, cunsa, voncia, uncia, polenta grassa o pasticciata. Tanti modi per definire un piatto comunque unico anche se con mille variazioni, caratteristico delle nostre montagne. E molte sono le ricette che vengono proposte, anche se la base è poi sempre la medesima, polenta fatta con farina di mais, burro e formaggio. qui però scattano le varianti: fontina per la Val d’ Aosta, toma in Piemonte, maccagno nel Biellese, bitto in Lombardia, asiago in Veneto… e si potrebbe continuare con altre mille varianti

    Noi siamo saliti ai 1200 metri del rifugio La Ciuenda di Settimo Vittone, Alto Canavese ai confini con la Valle d’ Aosta, per raccontare la preparazione della polenta concia, o grassa come la chiamano qui, proprio come si faceva una volta, ancora con il paiolo in rame e cotta sul fuoco a legna.

    Ovviamente è un piatto unico, da consumarsi con un buon bicchiere di vino.

    Da Settimo Vittone scendiamo ai Balmetti di Borgofranco d’ Ivrea per scoprire le miasse che potremmo definire con una sorta di piadina di montagna farcite con salumi e formaggi locali, ma anche con acciughe al verde o salsiccia di Bra.

     

    Si tratta di un alimento tipico da street food, da consumarsi per strada o anche in birreria che però ha un’ arma vincente in più: le miasse sono perfette per i celiaci, in quanto viene usata solo farina di mais.

    Polenta concia e miasse, due piatti un tempo poveri ora autentiche leccornie da gustarsi in montagna, preferibilmente.

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  • SCAFFALE: AGHI DI PINO DI CLAUDIA CANTAMESSA

    18 ottobre 2024 • LUOGHI E LIBRI • 1200

    aghi

    “Gioia di vivere, serenità che avevo scordato

    Mi cullo alla luce di una stellina colma d’affetto sincero

    Trasmette a tutto il mio essere felicità profonda

    Attraverso la scoperta di queste sensazioni sfamo e disseto l’ anima.”

    E’ la conclusione della poesia Ridere Ancora Insieme, una di quelle che Claudia Cantamessa ha raccolto nel volume Aghi di Pino. Claudia è nata a Torino e ha frequentato le elementari alla Casa del Sole, scuola specializzata nell’ assistenza agli spastici. E’ importante sottolineare questi dati biografici perché  le parole dell’autrice sono in grado di mettere in forma ciò che di doloroso è stato attraversato, senza eliminare quell’incandescenza, ma trattandola simbolicamente, restituendo bellezza. L’arte è proprio questo, forse, “un velo su una cicatrice” come si legge nella prefazione.

    Versi che trasudano umanità, forza e volontà di convivere con un corpo che fa fatica a rispondere ai propri desideri. Ma la mente e il cuore invece sono liberi, volano: al punto che parlando del matrimonio con Gianni, Claudia scrive ne La Sacra Promessa “mi sembra di camminare, di vivere su un altro pianeta. Fra le tue braccia mi sento viva”.

    Laureata in Pedagogia all’ Università di Torino, Claudia oggi vive con Gianni a Pavia, dopo aver vissuto, per sua libera scelta e per alcuni anni, in un Istituto.  La sua vita ha attraversato la sofferenza e il dolore, lo si intuisce nei versi di Brutalità, Solitudine, Incubo, Rifiuto … e altre poesie. Ma alla fine

    “In un mondo di falsi valori

    dove regna il mito della perfezione

    del bello, del meglio ad ogni costo

    handicap fa paura

    Non si dà spazio a chi ha solo una cosa da offrire: 

    AMORE”

    Poesia scritta nel 1991, come se fosse oggi.

     

    Claudia Cantamessa

    Aghi di Pino

    Edizioni Casa del Giovane di Pavia

    10 euro

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  • SE LE BANCHE SE NE VANNO

    17 ottobre 2024 • COSE NOSTRE • 1090

    BANCOMAT

    Un altro bel record per il Piemonte. Il 13,8 % della nostra popolazione vive in territori dove non ci sono più agenzie bancarie. Il 63% dei comuni piemontesi non ha filiali né sportelli bancomat. La media italiana è del 7%.

    Da noi quasi il doppio. Evviva!

    E pensare che in Italia ogni giorno viene prelevato circa un miliardo di euro in contanti.

    Per più di mezzo milione di piemontesi si tratta di operazioni impossibili.

    A nulla sono valse, finora, le battaglie dei sindaci, dell’Uncem (Unione comunità montane), di varie associazioni consumatori. Conosco amministrazioni comunali che hanno inutilmente messo a disposizione, a titolo gratuito, i locali per accogliere sportelli bancomat. Le banche hanno risposto picche. Se ne vanno dai paesi, e chi si è visto si è visto.

    Bene ha fatto, intanto, l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo che, di fronte all’annuncio della chiusura entro fine anno di almeno tre sportelli nelle Terre del Monviso, ha convocato le banche a un tavolo di confronto.

    Intanto però aumentano gli utili degli Istituti di credito. Quasi tutti chiudono i bilanci con palate di miliardi di utile.

    Già, ma c’è l’internet banking: in Piemonte lo usa il 60% della clientela bancaria. Provate a spiegarlo a mia zia di 92 anni che voleva fare un regalo ai suoi nipotini,  ma nel suo paesino non c’è più nemmeno il bancomat.

    La chiamano desertificazione bancaria, a me sembra piuttosto una precisa volontà di far morire i piccoli comuni e abbandonare sempre più, le fasce deboli e indifese.

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  • IL CEVRIN, IL FORMAGGIO DELLA VAL SANGONE

    12 ottobre 2024 • CINQUE SENSI • 2650

    cevrin

    Sulle montagne del Piemonte nasce il Cevrin di Coazze, un formaggio di nicchia, che da qualche anno gode dell’ essere stato scelto come Presidio Slow Food. In particolare dagli alpeggi della Val Sangone. Il nome deriva da Ceura che in dialetto significa capra. Ma non si tratta di un caprino, bensì di un misto fra latte di capre di razza scamosciata delle Alpi, un animale assai simile allo stambecco e latte di vacca. A secondo del periodo della stagione le percentuali variano da 50 e 50 fino a 70 e 30 a favore del latte di capra.

    Una produzione limitata (4-5 mila forme all’ anno) ma davvero imperdibile. Il Cevrin stagiona almeno tre mesi in alpeggio, in grotte naturali e richiede un’ impegnativa manutenzione: i caci vanno rigirati e puliti quotidianamente.

    Il Cevrin nasce quindi solo su impervie montagne, in Val Sangone, provincia di Torino: allevatori e margari rappresentano quindi davvero un presidio alimentare per questa fetta delle Alpi Cozie, ma anche un presidio sociale ed umano.

     

    Una garanzia, il Cevrin è una garanzia comunque: gustato negli alpeggi della Val Sangone oppure nei boschi di fronte alla miniera Garida di Coazze, a casa o al ristorante, con pane casereccio e un buon bicchiere di vino…

     

     

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  • GIROVAGANDO: TORRE PELLICE E I VALDESI

    11 ottobre 2024 • LUOGHI E LIBRI • 3278

    torre pellice2

    Da parecchi anni nelle ultime settimane di agosto Torre Pellice è al centro dell’ attenzione per l’ annuale Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste. Può essere l’ occasione per visitare e scoprire una cittadina e un territorio carichi di fascino e di storia.  Dalla borgata Ruà, situata su di un promontorio, si gode una vista panoramica sulla vallata. La borgata dei Coppieri, un tempo il limite del ghetto in cui erano confinati i Valdesi, è oggi un vero e proprio villaggio completamente ricostruito.

    Le prime notizie  di Torre Pellice (che oggi conta circa 4500 abitanti) risalgono a un atto del 1186, e all’inizio del Dodicesimo Secolo la valle iniziò a popolarsi di Valdesi, in fuga dalla vicina Francia. Per secoli e secoli i Valdesi subirono persecuzioni e guerre, ma nel Settecento queste si attenuarono, anche se i Valdesi non potevano ancora ricoprire cariche istituzionali, destinate ai pochi cattolici, né celebrare il culto in pubblico. Finalmente, il 17 febbraio 1848, Carlo Alberto pose fine per sempre alle discriminazioni con l’  Editto di Pacificazione. Quel giorno, l’evento venne segnalato a tutti gli abitanti della valle, anche quelli che abitavano nelle borgate più isolate, con l’accensione di fuochi che potevano essere visti da grande distanza. Da allora, tutti gli anni i Valdesi ricordano l’evento ritrovandosi numerosi ed accendendo dei grandi fuochi all’aperto nella valle, la notte tra il 16 e il 17 febbraio.

    Nel 1700 o ebbe inizio il processo di industrializzazione di Torre (la prima filatura della seta è del 1760), che la portò, nel secolo successivo, a diventare il capoluogo della valle.

    Edifici e istituzioni di Torre Pellice testimoniano la sua realtà di capitale del mondo valdese. Si possono ricordare la Foresteria, il Museo con una ricca documentazione storica e etnografica, la Casa Valdese che ogni anno ospita il Sinodo, il tempio neo-romanico del 1852, il Collegio e il Convitto Valdese eretto in memoria dei 500 Valdesi caduti nella Prima Guerra Mondiale, la Casa Valdese della Gioventù e la Casa delle Diaconesse, sede centrale delle sorelle infermiere all’opera nei numerosi istituti di assistenza.

    La città ha due importanti biblioteche, una annessa al Museo, con oltre ventimila volumi, e un’altra presso la Casa Valdese che conserva oltre cinquantamila libri. Presso il Collegio Valdese si trova l’Erbario Rostan, che raccoglie la flora alpina delle valli pinerolesi.  In posizione dominante si trovano i ruderi del forte di Santa Maria. E infine La Galleria Civica d’Arte Contemporanea raccoglie circa quattrocento opere di pittura, scultura e disegno di artisti italiani del dopoguerra.

    Per gustare la cucina tipica delle Valli Valdesi non mancano i ristoranti che propongono il Seirass del Fen cioè la classica ricotta stagionata della zona, la minestra di castagne e latte, il pollo ripieno di verdure, il miele, i torcetti e la torta Gianduja.

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