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  • GIROVAGANDO: NAPOLEONE E L’ ALESSANDRINO

    13 settembre 2024 • LUOGHI E LIBRI • 3608

    NAPOLEONEMARENGO

    “Ei fu siccome immobile….”.  Dal 2021, anno del Bicentenario della morte di Napoleone, in poi non si può dimenticare che molte sono le città italiane segnate dal passaggio di Bonaparte, Imperatore dei francesi e Re d’Italia, ma furono Alessandria e la battaglia vittoriosa di Marengo del 14 giugno del 1800 a rendere leggendario il condottiero. E’ questo che distingue la città piemontese dalle altre, italiane e straniere:  Marengo vuol dire la vittoria che consacrò Napoleone Imperatore, diventando per lui un ricordo indelebile. Addirittura in esilio Bonaparte porterà con sé il mantello che indossava quel 14 giugno; lo stesso che lo avvolgerà al momento della morte. Per molti Marengo fu e rimane la Capitale naturale dell’Italia Napoleonica.

    Le suggestioni della celebre battaglia si possono rivivere anche nel Marengo museum presso la Villa napoleonica Delavo. Vi sono esposti opere d’arte, oggetti d’epoca, libri, documenti, armi, mappe, uniformi, materiali multimediali e molto altro. Il 5 maggio 1805, tornando ad Alessandria in occasione dei festeggiamenti per la vittoria, Napoleone fece erigere una piramide che ricordasse il sacrificio dei suoi uomini e al tempo stesso la gloria ottenuta.

    La piramide, distrutta dall’arrivo degli austriaci, fu ricostruita nel 2009, diventando il simbolo dell’Alessandria napoleonica, e si trova oggi all’ingresso del museo. Tra gli oggetti più interessanti esposti nel sito ci sono il calamaio usato per firmare la resa austriaca dopo la battaglia di Marengo e la lettera con cui Berthier annunciò la vittoria a Josephine. Ma ci sono anche armi provenienti dal campo di battaglia: uniformi originali, pistole, fucili e tanto altro. Costruita nel 1847 per ricordare la vittoria di Napoleone, villa Delavo è stata completamente restaurata, riportando alla luce affreschi e dipinti. Nel parco è presente anche la cappella/ossario che il Delavo fece erigere per riunirvi i resti dei caduti, in prossimità del busto del generale Louis Charles Desaix.

    Altro punto di interesse è il ponte sul Bormida, riedificato in periodo napoleonico sopra il Ponte romanico costruito dai monaci benedettini nel XIV secolo. Alla testa di ponte sorge il platano di circa 40 metri che la tradizione vuole sia stato piantato nel 1800 da Napoleone per onorare i circa 2.000 soldati morti il giorno della battaglia e i 10.000 feriti di entrambi gli schieramenti. C’è poi Palazzo Ghilini, la residenza preferita da Napoleone. Si tratta di un edificio in stile barocco piemontese e deve il proprio nome al suo committente, il marchese Tommaso Ottaviano Antonio Ghilini, che lo fece edificare nel XVIII secolo.

    O, ancora, la Cittadella di Alessandria, che è l’unica fortezza europea ancora inserita nel suo contesto ambientale originario. Dopo la vittoria di Marengo e l’ascesa al trono imperiale in Francia, Napoleone decise di ampliarla con nuove fortificazioni e restaurarla. Lo scopo era quello di realizzare una grande base logistica destinata a supportare le operazioni dell’esercito francese schierato nel Nord Italia.

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  • PIEMONTE SEMPRE PIU’ ISOLATO

    12 settembre 2024 • COSE NOSTRE • 1041

    TUNNELMONTEBIANCO

    La riapertura del traforo ferroviario del Frejus slitta al primo trimestre del 2025.

    Abbiamo assistito da parte dei Francesi ad annunci di riapertura prevista, prima, per ottobre 2023, poi spostati a primavera 2024, poi autunno 2024 e ora siamo arrivati a primavera 2025. Ma è mai possibile che dopo 11 mesi dalla frana ci si accorge soltanto adesso che “le cavità instabili scoperte di recente nella zona centrale del pendio si sono rivelate più ampie del previsto, rendendo necessario l’intervento di ulteriori lavori di drenaggio, ancoraggio e recinzione?”.  Quindi, oggi, se si vuole andare in treno in Francia occorre mettere in conto un trasferimento del confine in autobus, con relativo allungamento dei tempi. Unica alternativa è andare in auto e quindi maggior traffico.

    Vogliamo ricordare, inoltre, che dal 2 settembre al 16 dicembre prossimi anche il Traforo del Monte Banco sarà chiuso alla circolazione, nei due sensi di marcia, per i previsti interventi di manutenzione e messa in sicurezza del tunnel.

    La riapertura della Galleria del Tenda è prevista per la fine del periodo autunnale, diciamo fra novembre e dicembre. Cioè quando, ai mezzi pesanti, non sarà più possibile transitare per il Colle – con i suoi 46 tornanti – a causa delle intemperie e delle nevicate. Quest’ ultime auspicate dagli operatori turistici.

    Ricordiamo che il nostro amato Piemonte rappresenta la via principale di collegamento con la Francia e quindi con l’ Europa. Per tutto il 2024 è rimasto semisolato e la prospettiva è che lo resti ancora per qualche mese.

    Andiamo sulla Luna. Forse avremo il Ponte sullo Stretto. Intanto restiamo bloccati da una frana. Non credo che questo sia progresso.

     

     

     

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  • SCAFFALE: IL NAUFRAGIO DI PANDIANI

    6 settembre 2024 • LUOGHI E LIBRI • 1425

    NAUFRAGIO

    “Una storia che fa acqua da tutte le parti”. Questa è la dedica che Enrico Pandiani ha scelto per accompagnare il suo nuovo romanzo “Naufragio”. E non è una dedica a caso.

    Infatti, la terza storia che coinvolge la banda Ventura – dopo Fuoco e Ombra – inizia proprio con un anomalo naufragio sul lago Maggiore, in una fredda giornata di gennaio, e a chi si interessa ancora di cronaca, tornerà alla memoria un episodio analogo, da cui Pandiani ha preso spunto. Ma sulla barca, che si avventura sul lago in condizioni climatiche proibitive e inevitabilmente si rovescia, non ci sono agenti segreti esteri, pronti a volatilizzarsi il giorno dopo, ma un gruppo di dieci amici, uomini e donne d’affari e perfino d’alto lignaggio, alcuni pronti a sparire il giorno stesso, dopo aver lasciato quattro vittime e una manciata di segreti sul fondo del lago.

    Numero 1, deus ex machina, che muove i fili dell’indagine – e gestisce, ricattandoli, la vita dei componenti della banda Ventura – vuole fare chiarezza in un caso che si presenta come assai intricato e rognoso, dove i rischi sono alti e dichiarati fin dall’inizio. Insomma, un caso che solo i duri della banda Ventura possono risolvere.

    Ritroviamo quindi Max Ventura, Abdel, Vittoria, Sanda e Idris. Cinque ex galeotti tornati in libertà grazie all’aiuto di Numero 1 e da lui “usati” per risolvere casi intricati, con indagini spesso parallele a quelle forze dell’ordine, da cui devono ovviamente tenersi lontani.

    “Naufragio” è una storia coinvolgente e affascinante che ruota attorno alle auto d’epoca, vera passione di Abdel, e al loro mercato non sempre ufficiale e limpido.

    Ma è anche una storia piena di passione e di peccati umani come l’avidità, che fa commettere gesti folli e dissoluti. L’amore disinteressato e puro di alcuni protagonisti fa da controcanto ad azioni becere, in cui il valore della vita è pari a zero.

    Insomma, non è una storia che “fa acqua da tutte le parti”, anzi, è una storia perfetta, in cui è chiara la scala dei valori di ciascuno, e in base a queste, Pandiani si diverte a far muovere, e soprattutto agire, i suoi personaggi. La lettura di “Naufragio” – come di ogni libro di Pandiani – ci porta in un’avventura reale, possibile e verosimile, dove i personaggi, sempre molto ben delineati, ci fanno vivere autentici momenti di tensione, di passione, ma anche provare sentimenti profondi, di vera amicizia e amore. Insomma, ti fa venir voglia di avere il privilegio di condividere almeno una cena con la banda Ventura.

     

    Enrico Pandiani

    Naufragio

    Nero Rizzoli

    18,00 euro

     

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  • LA MONTAGNA A PAGAMENTO

    5 settembre 2024 • COSE NOSTRE • 1384

    STRADEMONTAGNA

    Come spesso accade, negli ultimi anni, trascorro i mesi estivi fra gite e brevi soggiorni in montagna, mare e collina. Un po’ per lavoro e un po’ per vacanza.

    E ancora una volta mi trovo a fare le solite osservazioni. Nei luoghi di villeggiatura marini, specie nelle regioni del Nord Italia, tutto è a pagamento. Se non decidi di accamparti in qualche centimetro quadrato di spiaggia libera, devi versare fior di quattrini – e i prezzi sono sempre più esosi – per poter godere di un’ ombrellone e di un paio di sdraio. Se invece ti avventuri in un parco di montagna è tutto gratis.

    Eppure mantenere un parco ha dei costi esorbitanti. Ed ecco, allora, che ribadisco una proposta  che non è mia, ma che all’ estero funziona perfettamente. Nei parchi della California, ad esempio, c’ è da pagare per l’ ingresso: un tot a persona e una quota per la macchina, se si percorre una strada carrabile. Quella cifra non va allo Stato, ma resta all’ ente che gestisce il parco, con l’ obbligo di utilizzare quel danaro per mantenere i sentieri in ordine, per creare aree picnic, per realizzare punti di informazione… insomma per migliorare l’ attrattiva di quelle oasi di soggiorno, visita e villeggiatura. In Italia, invece, la montagna è gratis, per tutti.

    Non entro nel merito della questione che da anni alimenta il dibattito sugli stabilimenti balneari e sulle relative concessioni. Mi voglio soffermare, invece, sull’ impossibilità di mantenere gratuita l’ accessibilità per le nostre montagne. Facciamo pagare l’ ingresso, i parcheggi, la fruizione di sentieri e aree boschive per poi offrire servizi di accoglienza adeguati, ma anche per poter punire quelle persone incivili che lordano prati e campi con i loro rifiuti.

    La montagna non può vivere da sola e gratis. Ha bisogno di aiuti e investimenti. Chi ne gode dei tanti benefici è giusto che paghi il giusto.

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  • CANESTRELLI E BALMETTI DI BORGOFRANCO D’ IVREA

    31 agosto 2024 • CINQUE SENSI • 4881

    canestrelli

    Già nel 1400 durante i giochi per la Pentecoste per pagare gli attorichierici e i saltimbanchi venivano usate le nebule, cialde di farina, zucchero  e burro. Poi con la scoperta dell’ America e l’ importazione del cacao a Borgofranco d’ Ivrea, cittadina nel cuore del Canavese, in provincia di Torino, queste nebule diventarono i canestrelli, il dolce tipico della zona.

    E ancora oggi si segue la ricetta del 1650, ancora tutto fatto rigorosamente a mano in modo artigianale come nelle bottega del canestrello nel cuore di borgofranco d’ ivrea

    Il canestrello può essere abbinato a fine pasto a gelati, a creme, al bunet oppure come pasticceria secca insieme al tè, al caffè o a qualche vino da meditazione.

    Ma trovandoci a Borgofranco noi abbiamo preferito gustarli in un luogo incredibile, i balmetti caratteristiche cantine naturali ricavate nella roccia morenica, la cui origine è molto antica, ancora maggiore a quella dei canestrelli medievali

    All’ interno dei balmetti c’è una temperatura costante fra i 7 e gli 8 gradi, estate e inverno, e si può osservare un fenomeno naturale come la fuoriuscita di correnti d’ aria dalle ore, cavità nella montagna.

    Insomma i classici canestrelli vanno assaporati proprio qui nei caratteristici balmetti di borgofranco d’ ivrea per gustarne appieno  l’ autentica croccantezza

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  • GIROVAGANDO: I VILLAGGI WALSER

    30 agosto 2024 • LUOGHI E LIBRI • 3053

    VILLAGGIWALSER

    Ai piedi del Monte Rosa, da scoprire e ammirare alcuni antichi villaggi Walser. Si tratta di una popolazione di origine Germanica che nel Medioevo migrò verso l’attuale Vallese, fondando una serie di comunità intorno al Monte Rosa, in zone di montagne incontaminate.

    I Walser sono hanno lasciato un segno del loro passaggio con le antiche case per rituffarsi in un passato vero e puro. Parliamo di un popolo dalla grande forza, che ha portato con sé un dialetto specifico, il Titsh, un tedesco antico che si differenzia molto da quello attuale, e la tradizione del Blockbau, la tecnica ad incastro mediante la quale hanno realizzato le loro caratteristiche abitazioni in pietra e legno.

    La casa Walser è infatti realizzata in pietra (fondamenta e piano terra con alloggio) e legno (piano superiore per fienile e deposito). Il tetto, coperto con lose di Ardesia (caratteristica pietra delle Alpi Occidentali) sporge oltre l’abitazione per creare una zona protetta che veniva utilizzata per l’essiccazione dei prodotti agricoli.

    Case da favola che sembrano immerse in un altro tempo e di cui, fortunatamente, rimangono in Piemonte diverse testimonianze.

    Macugnaga è probabilmente una delle testimonianze più importanti di quelle presenze antiche. Nel piccolo comune piemontese, situato ai piedi  del Monte Rosa, si trova la frazione Isella, un villaggio Walser rimasto praticamente intatto come testimoniano il forno comune e la piccola chiesa centrale.

    Un altro luogo ancora oggi visitabile è Rimella, paese fondato nel XIII secolo da popolazioni Walser che mantiene ancora oggi il caratteristico dialetto di origine tedesca. Il piccolo comune della Valsesia ospita il museo Walser più antico del Piemonte.

    Il territorio di Alagna Valsesia fu abitato dalla popolazione Walser. Alpeggi e frazioni scandiscono ancora oggi il territorio di Alagna dove è possibile respirare la tipica atmosfera walser data dalle caratteristiche architetture di pietra, legna e larice.

    Nella provincia di Vercelli si trova Riva Valdobbia, piccolo borgo fondato da gruppi di coloni Walser provenienti da Gressoney-Saint-Jean.

    E poi c’è il comune di Formazza, di lingua e cultura Walser, che fu il primo paese abitato dai Walser a sud delle Alpi. Il piccolo centro abitato è uno dei più settentrionali del Piemonte e ospita un famoso museo per celebrare questa popolazione che ha inevitabilmente segnato tutta la regione. Le visite si tengono tutto l’anno e sono ad offerta libera, basta una piccola somma che potrà aiutare chi ha deciso di tenere in vita questa importantissima parte di storia.

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  • Vicciola, la carne piemontese preferita da Carlo Cracco

    24 agosto 2024 • CINQUE SENSI • 12494

    Fresh raw beef on cutting board

    In Spagna c’ è il Patanegra, prosciutto crudo d’ eccellenza perchè prodotto con carne di maiali nutriti solo con ghiande. In Giappone il manzo di Kobe: la leggenda vuole che l’alimento principale del manzo sia il grano, insieme alla bitta, e che l’ animale venga massaggiato con del sakè.

    Il Piemonte risponde con la Vicciola, carne di razza bovina piemontese macellata da animali allevati soltanto con nocciole. Tassativamente integre e con un calibro dai 13 ai 15 millimetri.

    Non l’ avete mai provata? Non sapete cosa vi siete persi. Vi dico solo che la tartare di Vicciola è tra i piatti top nel menù nei ristoranti di Cracco.

    Il disciplinare di produzione e macellazione è ferreo e regolamentato dal Ministero delle Politiche Agricole. C’ è una sola azienda in Piemonte autorizzata per questi allevamenti ed è l’ azienda agricola di Giovanni Rossetti a Cavour. A Torino la macelleria Pino di via Cibrario 53 è l’ unica rivendita a servire la Vicciola.

    Ovviamente la qualità della carne per gusto e contenuti nutrizionali (bassissime perecentuali di colesterolo) sono eccezionali. Le fettine, la battuta al coltello, i filetti e i sottofiletti, gli arrosti…tutti tagli straordinariamente magri con un gusto dolce e delicato, una consistenza estremamente morbida dovuta alla sua fibra oleosa (merito appunto delle nocciole, alimento base per i vitelli femmina e i castrati insieme con mais crusca e fieno) e quindi un senso di leggerezza. Un paradiso per i palati, anche i più sopraffini.

    Certamente il prezzo non è come quello della carne degli ipermercati. Ma per una volta…sarà come mangiare da un Masterchef come Cracco.

    Per ulteriori informazioni: www.vicciola.it

    Carlo Castelli

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  • SCAFFALE: CHIABOTTO E I SUOI BUONANIMA

    23 agosto 2024 • LUOGHI E LIBRI • 1208

    buonanima

    Arrivi all’ ultima pagine del libro e lo porgi soddisfatto a chi ti sta accanto, consigliandone caldamente la lettura. 

    Credo che Ernesto Chiabotto, l’ autore del volume “I Buonanima”, sarebbe incredibilmente orgoglioso di quanto accaduto al sottoscritto dopo aver finito di leggere le vicende di Vàule, isolato paesino di montagna e di fantasia,  dove succede qualcosa di inaspettato. 

    A Vàule i morti ritornano. Nulla a che vedere con zombie e affini, perché i “Buonanima” (parola gergale con cui si allude ai defunti) sono davvero particolari e stanno benone.  Odorano di fiori, sfoggiano un linguaggio forbito anziché l’italiano sgrammaticato frammisto al dialetto dei loro compaesani, non hanno necessità di dormire né di bere o mangiare, non avvertono il freddo, sono affamati e assetati soltanto di conoscenza e sono in contatto con il mondo delle creature del bosco.

    Una resurrezione collettiva che provoca imprevisti mutamenti nelle esistenze dei vàulesi e non tutti saranno disposti ad accettarle. Una fiaba che pone gli abitanti di Vaule (e di conseguenza anche il lettore) di fronte a ciò che non si conosce e, quindi, a chi è diverso. Una risorsa o una minaccia? Vàule diventa così la metafora del mondo contemporaneo e alla sua reazione di fronte a ciò che è diverso.

    Ernesto Chiabotto, torinese doc, tocca i temi della cultura e dell’ignoranza, ma anche della religione e della spiritualità, ma affronta soprattutto l’ingerenza della politica, capace di strumentalizzare gli istinti dei paesani, poiché basta “andare dietro agli umori della gente e presentarli come propri” per avere il seguito dell’ opinione pubblica.

    “I Buonanima” è un romanzo da leggere con l’ approccio del racconto fiabesco, ma – senza rendersene conto – alla fine delle 368 pagine si realizza di aver affrontato un trattato di sociologia e di politica.

    Ed è questo il merito più grande del lavoro di Ernesto Chiabotto.

    ERNESTO CHIABOTTO

    I BUONANIMA

    NEOS EDIZIONI

    23 euro

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  • SE UN CANE VALE PIU’ DI UN NONNO

    22 agosto 2024 • COSE NOSTRE • 1288

    anziani

    Arrivano i famigliari con l’anziano al Pronto Soccorso. Dicono che sta male e spesso è vero… Ai sanitari non resta che procedere al ricovero. Li chiamano i “casi sociali” e si ripetono tutti gli anni.

    Perlopiù si tratta di persone non autosufficienti che sono seguite, a casa, dalle badanti.

    Estate, le badanti vanno in ferie, e i famigliari si rivolgono all’ospedale per un ricovero e per poter, anche loro, raggiungere i luoghi di villeggiatura.

    Un’altra situazione? Secondo i dati del Banco Farmaceutico di Torino, in questo 2024 sono 27mila in più le persone assistite rispetto allo scorso anno. Si tratta di rifornimenti di medicinali specifici e di pannoloni, quindi è facile immaginare che siano per persone anziane e non autosufficienti.

    Due esempi per farci dire che… Arriva l’ estate e il nonno non autosufficiente diventa un peso insostenibile, da affidare alla sanità pubblica.

    Sono mesi che siamo bombardati da servizi tv, pubblicità, appelli contro l’ abbandono dei cani. Ne avete sentito uno che inviti a non lasciare soli i nostri vecchi? Nessuno.

    Certo, il cane abbandonato è straziante. Ha quegli occhi tristi, lacrimevoli che fanno tenerezza, e invece il nonno allettato rompe, si lamenta…

    29Spendiamo più per i nostri animali di compagnia che per i figli (che d’ altronde non facciamo più!), diamo più importanza a un cucciolo, che non alle richieste di compagnia dei nostri anziani.  Ci commuoviamo e indigniamo per i maltrattamenti ad un animale e, poi, se un ragazzino viene picchiato e bullizzato, al massimo facciamo un video con i telefonini.

    Questa è la nostra società. Che ci piaccia o no.

     

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  • LA POSTA, TRATTORIA DEI FORMAGGI

    17 agosto 2024 • CINQUE SENSI • 5829

    formaggio-1

    05Sono tornato alla Trattoria della Posta di strada Mongreno dopo più di 30 anni.  E che sorpresa: nulla è cambiato, pare che il tempo si sia fermato. E lo dico a mo’ di complimento.

    D’ altronde la famiglia Monticone gestisce questa locanda da 3 generazioni, dal 1951. Prima il nonno, poi il papà e adesso Enzo. E’ il trionfo della cucina piemontese tradizionale, di quella buona. Se volete gustare i tipici piatti torinesi non potete non recarvi in questo piccolo locale ai piedi della collina, a pochi metri da corso Casale. Dalla Finanziera alla Bagna Caoda, dal Brasato, che comincia a cuocere alle 6 del mattino per essere pronto a pranzo, per non parlare degli Agnolotti. Una delizia. Pensate che lo chef è andato addirittura a prepararli nella cucina francese di uno chef stellato.

    Discorso a parte meritano i formaggi. Un autentico sogno. I piemontesi ci sono praticamente tutti, dal più delicato agli erborinati più importanti. Ogni giorno decine margari arrivano dalle diverse province piemontesi per fornire il ristorante che ovviamente li mette in bella vista nella splendida vetrina interna. Li potete gustare nei soufflè, negli antipasti ma soprattutto nella ruota, un disco di legno sul quale è servita una scelta di formaggi da mandare in visibilio le papille gustative.

    Un pranzo o una cena e vi sembrerà davvero di tornare alle osterie di una volta, alla piemontese. Ne uscirete molto più che sazi e avrete speso fra i 30 e 35 euro.

    TRATTORIA DELLA POSTA – STRADA MONGRENO 16, TORINO – TEL. 011 8980193

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