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  • ALLEVAPERTO, LA BONTA’ DEI SUINI NERI DELLE ALPI

    17 febbraio 2024 • CINQUE SENSI • 3206

    suinineri

    Animali adatti a vivere allo stato brado: alti e non troppo allungati nel corpo, con buoni arti e capaci di spostarsi su lunghi percorsi. Hanno la cotenna nera, talvolta rossiccia, o anche rossa maculata in nero. Sono i Suini Neri delle Alpi. A Castelnuovo don Bosco, a cavallo fra le province di Asti e di Torino, c’è un allevamento denominato opportunamente Allevaperto. “Abbiamo 150 suini neri – dice Federico Crepaldi, insieme al fratello titolare dell’ azienda – animali frugali che trasformano molto bene gli alimenti, hanno un accrescimento lento e questo va a beneficio della loro carne. Bestie rustiche che si adattano a vivere sempre all’ aperto con il loro strato di grasso che poi ritroviamo nelle carni, nei salumi, nei prosciutti e nel lardo. Anche perchè non usiamo alcun tipo di antibiotico”.

    Nel laboratorio che si trova nel centro di Castelnuovo don Bosco scopriamo com’è la carne del Suino Nero delle Alpi.  Rispetto al maiale convenzionale, c’è molta più marezzatura interna, cioè il grasso buono, che va a insediarsi proprio dentro la carne: così le braciole sono molto più morbide e hanno più sapore; il lardo è molto più alto rispetto a quello convenzionale con il 70 per cento di acidi buoni, quelli insaturi. E conseguentemente anche i prosciutti hanno parecchi filoni di grasso con un gusto e un sapore davvero unici.

    Allevaperto vorrebbe allargare la propria attività anche in collaborazione con altre aziende del Chierese e offrire al consumatore, oltre ai suini, anche bovini, ovini e avicoli, sempre allevati all’ aria aperto.

    Inoltre i fratelli Crepaldi raccolgono zebre, cammelli, giraffe, dromedari, alpaca, emù, struzzi, pappagalli e tanti altri esemplari. Il sogno infatti è quello di diventare una fattoria didattica dove i bambini possano incontrare gli animali che vivono liberi, all’ aperto. Proprio nella filosofia di Allevaperto.

     

     

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  • GIROVAGANDO: RIAPERTO MUSEO SCIENZE NATURALI A TORINO

    16 febbraio 2024 • LUOGHI E LIBRI • 3969

    museo-scienze-naturali-torino-riapertura

    Ha riaperto i battenti dopo 10 anni di lavori il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino chiuso dal 2013 a causa dello scoppio di una bombola che danneggiò gravemente la struttura di via Giolitti 36.

    Il museo, di proprietà della Regione Piemonte, è visitabile già da inizio gennaio con  la riapertura delle sale al pianterreno dedicate allo Spettacolo della Natura. Nel piano seminterrato ci sono tre nuove esposizioni permanenti: una dedicata ai minerali, la seconda al Lupo e la terza alle specie animali estinte.

    Con la ristrutturazione è stata prevista anche l’apertura di una nuova sala conferenze allo stesso piano delle tre nuove mostre permanenti. Il programma dei lavori di restauro prevede poi l’ultimazione dei lavori per i locali dell’”Arca” e del Museo Storico di Geologia.Ci sta

    Ci starebbe bene la colonna sonora del film Jurassic Park. In effetti, nel centro di Torino, entrando nel nuovo allestimento del Museo di Sciente Naturali, sembra davvero di visitare il mondo giurassico.  Questa esposizione rimasta chiusa per una decina d’ anni a causa di un incendio, oggi dopo un restyling moderno e accattivante torna a richiamare tantissimi curiosi attratti dal migliaio di pezzi esposti frutto di donazioni nel passato alla Casa Reale dei Savoia

    Le Sezioni del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino sono Botanica, Entomologia, Mineralogia-Geologia-Petrografia, Paleontologia e Zoologia, alle quali afferiscono ingenti  costituitesi nel corso di oltre 250 anni.

    Questo è solo un assaggio. Con la visita al Museo delle Scienze Naturali di Torino si ripercorre la storia e si torna indietro di 3 milioni di anni, ci si meraviglia davanti a reperti mastodontici e ci si stupisce per le piccole cose ammirando migliaia d di insetti e invertebrati. Ci si perde davanti alle infinite forme e sfumature delle meraviglie naturali.

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  • DEI CONTADINI RICORDIAMOCI NELLE URNE

    15 febbraio 2024 • COSE NOSTRE • 1805

    TRATTORI

    Alcuni nostri europarlamentare (non faccio nomi per pietà di causa) mi hanno confessato, in passato, di quanto si sentissero inadeguati quando si recavano a Bruxelles o a Strasburgo, di fronte ai colleghi di Germania, Olanda, Danimarca e altri paesi soprattutto del Nord Europa. “Quelli hanno una padronanza di inglese, francese e tedesco mentre io mi devo sempre appoggiare a traduttori e segreterie varie” mi confidava un nostro parlamentare europeo.

    “Sono preparatissimi: arrivano con cartelle piene di dati e sanno tutto sulle quote latte, sui fondi comunitari, su quelli già spesi, quelli da spendere e quelli avanzati…” ammetteva un altro.

    Noi invece eleggiamo europarlamentari che brillano per le loro assenze. Non voglio generalizzare. Ma alcuni volti noti della politica italiana, li vedi a Strasburgo o a Bruxelles in occasione di riunioni plenarie o di appuntamenti di grande richiamo mediatico. Nelle varie commissioni dove si lavora veramente, si prendono le decisioni, si portano a casa fior di finanziamenti o leggi ad hoc? Zero presenze.

    Sono considerazioni che mi sono tornate in mente in questi giorni, in cui è di nuovo in prima pagina la questione-agricoltura, con i trattori scesi in piazza su e giù per l’Italia, ma anche in altri paesi europei.

    Milioni di contadini manifestano contro alcune decisioni comunitarie che – pure a un incompetente come me – paiono davvero assurde: abolizione dei dazi doganali, obbligo di mantenere incolto il 4 per cento dei terreni coltivabili per salvare l’ambiente, ecc…

    Non entro nel merito di tali questioni, ma mi chiedo: chi le ha varate? Chi ha predisposto questi regolamenti? Gli europarlamentari, cioè coloro che ogni paese ha eletto e mandato a Strasburgo.

    Ricordiamocene tra meno di 4 mesi, quando saremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti nelle sedi comunitarie.

    In mezzo alla pletora di candidati scegliamo persone preparate, competenti, capaci, oneste. E non nomi di facciata o pifferai magici, a qualsiasi parte politica appartengano.

    Altrimenti sarà troppo tardi e non servirà a nulla piangere sul latte versato o bloccare le strade con i nostri trattori.

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  • CATERINA, LA REGINA DEL FRITTO MISTO E DEI BOLLITI

    10 febbraio 2024 • CINQUE SENSI • 18571

    Caterina Il Centro

    La signora Caterina da oltre 40 anni è dietro ai fornelli del ristorante “Il Centro” di Piscina, sulla strada che da Torino porta a Pinerolo. Questo locale è il tempio del fritto misto e dei bolliti alla piemontese. Il segreto sta nell’ abilità culinaria di Caterina, certamente, ma anche nel fatto che qui la carne non è solo buona, è ottima.

    Il marito Francesco infatti ha u lon allevamento di circa 600 bovini di razza piemontese e quindi la carne è a chilometri zero, se non addirittura meno di 0. Se volete una controprova non vi resta che assaggiare l’ insalata di carne cruda o l’ albese. Si sciolgono in bocca.

    “Il centro” di Piscina è la classica trattoria piemontese, lo si capisce subito dal menù: oltre appunto ai bolliti e al fritto misto “da favola” potrete deliziare il vostro palato con una serie incredibile di flan di verdure, il vitello tonnato, gli agnolotti del plin e per concludere una charlotte creole da impazzire.

    270 i coperti per cene famigliari e anche di gruppo. Caterina e i suoi collaboratori sono riusciti a mettere d’ accordo anche il tifo calcistico: questo ristorante è, infatti, uno dei ritrovi abituali dei Juventus Club e dei Toro club della zona. Lei, Caterina, dice: “quando il Toro perde sto davvero male”, il figlio Corrado invece era un vero tifoso bianconero.

    Buona la lista dei vini con preferenza per quelli della Langhe e state pur certi che spendendo 30-35 euro avrete fatto un buon investimento perché se andate a pranzo, salterete certamente la cena. Le porzioni infatti sono tutt’ altro che da nouvelle cousine.

     

    Ristorante Il Centro

    Via Umberto 1°, 50

    10 060 Piscina (Torino)

    Tel.   0121 57440

    Aperto tutti i giorni a pranzo, venerdì sabato e domenica anche a cena

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  • SCAFFALE: I PROMESSI SPOSI CHE NON HAI MAI LETTO

    9 febbraio 2024 • LUOGHI E LIBRI • 1819

    promessisposi

    Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte. (Alessandro Manzoni)

    Quel ramo del Lago di Como, rivolto a mezzogiorno, tra due catene ininterrotte di monti, fatto di promontori e insenature a seconda che i monti si sporgano o rientrino, quasi d’ improvviso si restringe prendendo forma di fiume che scorre tra un promontorio a destra e un’ ampia insenatura dall’ altra parte. (Silvio Pautasso)

    Basterebbe questo incipit per comprendere il lavoro svolto da Silvio Pautasso (fumettista cuneese, sue le illustrazioni al libro La Gabbianella e il Gatto) che si è “permesso” di riscrivere I Promessi Sposi del Manzoni. Per tutti coloro – come il sottoscritto – convinti che il romanzo del Manzoni sia un’ opera meravigliosa ma di non facile lettura: con questa riscrittura è impossibile non amarla. Dopo averla “odiata” sui banchi di scuola, più di una volta, da adulto, ho tentato la rilettura: sempre invano. Con il lavoro di Pautasso ho riscoperto e riamato Renzo e Lucia, fra Cristoforo, Agnese, Perpetua, don Abbondio… e compagnia andando.

    Più d’ uno potrà storcere il naso, ma resto convinto che tutti dovrebbero poter approcciare il capolavoro manzoniano, rileggerlo dopo averlo chiuso, anni fa, in un cassetto perchè “una palla”. Ma questa riscrittura è utile anche per coloro che stanno avvicinandosi alla nostra lingua, alla nostra storia e alla nostra letteratura, immigrati o figli di immigrati.

    Prendetela come una traduzione dall’ Italiano dell’ Ottocento, anche se Pautasso preferisce chiamarla una riscrittura. Ma non perdete l’ occasione per scoprire o riscoprire e riamare I Promessi Sposi, romanzo di Alessandro Manzoni riscritto in italiano qualunque, da un italiano qualunque, per qualunque italiano.

    SILVIO PAUTASSO

    I PROMESSI SPOSI CHE NON HAI MAI LETTO

    www.promessisposi-riscrittura.it

    27 euro

     

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  • I nocciolini di Chivasso creano dipendenza

    9 febbraio 2024 • CINQUE SENSI • 9993

    NoccioliniChivasso4-800

    I Nocciolini di Chivasso dovrebbero essere compresi nell’elenco delle sostanze che creano dipendenza. Se qualcuno riesce a mangiarne solo una manciata e a richiudere diligentemente il pacchetto, si faccia vivo, perché è un’impresa eroica!

    Questi minuscoli dolcetti sono diventati il simbolo di Chivasso; venduti in tutte le pasticcerie della cittadina, vantano addirittura una festa istituita in loro onore, nel mese di giugno, in cui vengono celebrati e consumati in grandi quantità.

    La loro storia incomincia attorno al 1850, nati da un’idea del maestro pasticciere Giovanni Podio, furono diffusi dal genero Ernesto Nazzaro che li portò all’Esposizione Universale di Roma del 1888, ma anche a quella di Parigi nel 1900 e a quella di Torino del 1911. Nel 1904 i Nocciolini furono brevettati assieme al loro marchio di fabbrica e, sia Vittorio Emanuele III che il Duca d’Aosta, nominarono l’intraprendente produttore Fornitore delle Real Casa .

    Noisette, questo è il primo nome dei Nocciolini, di chiara derivazione francese, significa nocciole. Ma negli Anni Trenta le direttive del regime fascista imposero l’eliminazione dei termini stranieri e le Noisette diventarono Nocciolini.

    Grossi come l’unghia di un mignolo e a forma di mezza cupola, i Nocciolini sono composti da soli tre ingredienti: nocciole Piemonte (ovviamente la migliore è la Tonda gentile delle Langhe) sgusciate e tostate al punto giusto, zucchero e albume d’uovo.  Si abbinano in modo squisito con la crema di zabaione, tanto che a Chivasso esiste la Confraternita del Sambajon e djj Nocciolini che si occupa di valorizzare e diffondere queste delizie che appartengono, oramai da secoli, al patrimonio gastronomico locale.

    Oggi alcune pasticcerie del centro di Chivasso producono ancora i Nocciolini  seguendo la ricetta del maestro Giovanni Podio,  sono quasi sempre confezionati in appositi sacchetti di carta rosa che ne preservano l’aroma e la fragranza. Tra queste, da segnalare, la storica Pasticceria B0nfante, che si appresta a festeggiare i 100 anni di vita.

    E ora la ricetta, inutile dire che la lavorazione richiede una pazienza infinita, se quindi non avete tempo o voglia, recatevi a Chivasso , accomodatevi in una delle sue belle pasticcerie, gustateli e portateli a casa.

    Ingredienti:

    200 gr. di zucchero semolato, 100gr. di nocciole piemontesi tostate, 2 albumi freschissimi.

    Tritate le nocciole e lo zucchero in un mixer fino ad ottenere una polvere finissima. Mettete gli albumi in una casseruola e incorporate, poco alla volta e a fuoco dolcissimo, la polvere di zucchero e nocciole, mescolate con cura fino ad ottenere un impasto omogeneo.

    Lasciate raffreddare l’impasto in frigorifero per un paio d’ore.

    Quando l’impasto sarà ben raffreddato, accendete il forno e portatelo a 180°, foderate quindi una placca con la carta da forno.

    Inserite il composto in una sacca da pasticceria con bocchetta liscia e piccola e depositate delle piccole gocce di 4/5 mm sulla carta, mi raccomando, distanziatele con cura perché in cottura tenderanno ad aumentare il loro volume.

    Infornatele nel forno già caldo e cuocete per 2 minuti. Spegnete il forno e lasciate i nocciolini a terminare la cottura per altri 4/5 minuti. Non perdeteli però mai di vista e regolatevi in base al colore: devono rimanere chiari ed essendo molto piccoli tendono a bruciarsi velocemente. Sfornateli e fateli raffreddare a temperatura ambiente.

    Buon appetito!

    Patrizia Durante

     

     

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  • CERCASI CANDIDATO, PER FAVORE

    8 febbraio 2024 • COSE NOSTRE • 1820

    ELEZIONI

    Mancano poco più di quattro mesi per l’elezione del futuro Presidente della Regione Piemonte e non sappiamo ancora chi saranno i candidati. O meglio, se nel campo del centro-destra sembra ormai scontato il nome di Alberto Cirio, sostenuto da tutta la coalizione, nel resto della politica piemontese regna il caos più assoluto. Riunioni a Torino, poi a Roma, incontri pubblici e segreti, autocandidature e stroncature, finora non hanno portato a nulla.

    Sembra impossibile, assurdo. Non ne faccio una questione politica o partitica, non mi interessa. Credo che chi si presenti agli elettori con l’intenzione di governare il Piemonte per i prossimi anni, debba essere una persona scelta in base alla propria competenza, autorevolezza, al programma che propone: possibile che non si riesca a trovare una figura del genere? Dobbiamo per forza aspettare sfibranti trattative, bilancini e diktat delle segreterie romane?

    Ritengo sia una questione di rispetto per gli elettori. Per scegliere abbiamo bisogno di conoscere e ci vuole il giusto tempo, non una manciata di giorni prima del voto dell’ 8-9 giugno.

    Medesimo discorso vale per i sindaci. In primavera saranno centinaia i comuni al voto, per scegliere amministrazione e primo cittadino. Girando per il Piemonte ho raccolto ancora tanta incertezza, dubbi, indecisioni: “mi ripresento?”, “sto pensando di provarci, ma non ho ancora capito cosa voglio fare?”, “assolutamente no, ma se…”

    Non è un momento facile per la politica, me ne rendo conto. Mettersi in gioco è una scelta da far tremare i polsi. Ma se vogliamo che le cose cambino davvero, occorre che ognuno ci metta del suo, in base alle proprie competenze e capacità.

    La cosa pubblica è di tutti, nessuno escluso.

    Presto: i candidati ci mettano la faccia, i nostri media on line sono a loro disposizione per farli conoscere. Gli elettori poi decideranno.

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  • Le Bugie, i pazzi dolci di Carnevale

    3 febbraio 2024 • CINQUE SENSI • 7326

    bugie

    Sono di sicuro i dolci tipici del Carnevale, ma la particolarità è che non conoscono confini: sono infatti diffusi in tutta Italia. Stiamo parlando delle Bugie, nome usato in Piemonte e Liguria. In Toscana diventano Cenci; Chiacchiere in centro e sud Italia, con esclusione di Roma, Viterbo, Perugia e Ancona, dove si chiamano Frappe; Fiocchetti a Montefeltro e Rimini; Galani a Venezia Verona e Padova:  Maraviglias in Sardegna. Ma i nomi non finiscono qui… insomma, che siano Sfrappole, Risòle o addirittura Nacatole, quelle strisce sottili di pasta dolce, dai bordi seghettati e lavorate a forma di nodo, uniscono per la gola tutti gli italiani.

    Le origini sono da ricercarsi nell’antica Roma, si chiamavano Frictilie ed erano sfoglie di farina di farro, fritte nello strutto e guarnite con miele. Lo zucchero sarebbe arrivato secoli dopo.

    Venivano vendute per strada da anziane donne, con il capo cinto di edera, durante le Liberalie, feste organizzate in onore del Liber Pater e della moglie Libera. In quell’occasione, i ragazzi che compivano il sedicesimo anno d’età, con una cerimonia solenne in cui venivano servite le Frictilie, passavano dallo stato di adolescenti a quello di uomini liberi e indossavano la toga virile. Le Liberalie avevano sostituito i Baccanali, giudicati troppo sfrenati e violenti.

    L’avvento del Cristianesimo abolì le festività pagane, ma non la voglia di allegria, nacque quindi il Carnevale. Caratteristico era, ed è tutt’ora, il ricorso al fritto, quasi a voler far risaltare l’abbondanza, l’opulenza delle riserve alimentari, in questo periodo di rottura del tempo, in cui si avvicina il passaggio dall’inverno alla primavera, simbolicamente dalla morte alla vita.

    Questa è la ricetta tradizionale della mia famiglia, arriva dal Veneto, una ricetta ha reso felicialcune delle nostre generazioni. Provatela!

    Ingredienti

    500 gr di farina, 3 cucchiai di zucchero, 3 uova, 50 gr di burro, 1 bustina di lievito per dolci, ½ bicchierino di grappa, vino bianco all’occorrenza.

    Preparazione

    Mettere la farina sulla spianatoia, aggiungere lo zucchero e il lievito e miscelare, formare una montagnola scavata leggermente in centro, rompete dentro le uova e unite il burro sciolto precedentemente a bagnomaria e raffreddato; dopo aver aggiunto la grappa con  una forchetta amalgamate l’impasto, successivamente lavoratelo con le mani fino a quando non diventerà liscio e omogeneo, se risultasse troppo duro, aggiungete un po’ di vino bianco.

    Formate una palla da cui taglierete dei tranci che andrete a passare varie volte nella macchina per pasta. Dovete otterrete una sfoglia liscia e sottile (foro 1 o 2). Tagliate ora dei rettangoli con la rotella da pasta dentellata, fate un taglio al centro del rettangolo e infilate una cima, tiratela fuori con delicatezza e formate dei fiocchi. Friggetele quindi poche alla volta in abbondante olio extravergine d’oliva girandole di tanto in tanto, quando avranno raggiunto una giusta doratura, asciugate le Bugie sulla carta assorbente, disponetele calde su un vassoio e spolverizzatele con zucchero a velo o in grani.

    Con alcuni rettangoli interi potete preparare le bugie ripiene, basta mettere un cucchiaino della vostra marmellata preferita o di Nutella su una metà e richiudere bene i bordi in modo da formare un agnolotto. Friggere sempre in olio d’oliva, sono deliziose!

    Portate in tavola il vostro vassoio di Bugie classiche e ripiene e buon Carnevale!

    Patrizia Durante

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  • QUEL SAPORE D’ANTICO, ANZI DI NUOVO

    1 febbraio 2024 • COSE NOSTRE • 1700

    giradischi

    L’anno che è appena passato ha segnato il ritorno degli spettatori al cinema. Code ai botteghini, sale piene, una serie di bei film, di successo. Quindi il cinema non è morto, come qualcuno aveva prematuramente decretato qualche anno fa.

    Ed è proprio da questa considerazione che si potrebbe cominciare a riflettere sui troppi, frettolosi necrologi, pronunciati in passato.

    Vogliamo parlare del vinile? Se sono a casa, tranquillo, ho ritrovato il gusto di spolverare vecchi 33 giri e ascoltarmeli in santa pace. Certo in auto non posso far altro che sentire musica dai vari apparecchi ipertecnologici e tramite i distributori social (Spotify, Amazon, Youtube, ecc), ma riuscite a immaginare la differenza? Il vecchio disco in vinile ha una più profonda ampiezza di sonorità, ti permette di cogliere quelle sottigliezze che il telefonino o l’IPad non ti daranno mai.

    Quanto è facile e immediato fare le foto con il cellulare. Verissimo e utile, pure. Però provate a uscire in montagna, in campagna o al mare, con una vera macchina fotografica digitale, usate i giusti filtri, mettete a fuoco con lo zoom, scegliete con calma l’inquadratura più gradita e vedrete che risultato!

    Per non parlare dei libri. Viaggiando in treno mi capita sempre più spesso osservare persone che tirano fuori il volume cartaceo, lo sfogliano e cominciano a leggere. Che fine hanno fatto i vari Kindle, e-book? Spariti? No, ma molti meno rispetto a qualche anno fa.

    Nostalgia? Mode? Non solo. La tecnologia fa passi da gigante e ci aiuta nell’immediatezza e nel quotidiano. Ma volete mettere il sapore del minestrone della nonna che cuoceva per ore sulla stufa, rispetto a un piatto bell’ e pronto, solo da passare nel microonde? Provare per credere.

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  • SCAFFALE: MONFERRATO PAESAGGIO VIVO

    26 gennaio 2024 • LUOGHI E LIBRI • 1461

    monferrato

    Diciassette autori per descrivere un territorio. E’ il progetto della casa editrice Neos di Torino che ha raccolto in un volume di 140 pagine 17 lavori selezionati dalla Giuria del Premio Parole in Collina per descrivere il Monferrato, Patrimonio Unesco. Una galleria di storie per raccontare questi paesaggi collinari delle province di Asti e Alessandria, un affascinante intreccio tra la bellezza naturale e l’ opera dell’ uomo.

    Piccoli borghi o città ricche di storia, colline illuminate dal sole, vigne, boschi, tratturi, sentieri, piccole valli che hanno per cornice le Alpi e gli Appenini. Da Casorzo a Serralunga di Crea, da Acqui a Grazzano, da Vignale a Castell’ Alfero… quadri di un angolo di Piemonte ricco di suggestioni paesaggistiche, storiche e culturali che conducono il lettore alla scoperta di piacevoli escursioni sul territorio.

    Il libro è corredato da suggestive immagini in bianco e nero di alcuni fotografi scelti dal Club per l’ Unesco che catturano tutta la bellezza del Monferrato e ci convincono – ancora di più – a scoprirlo o a riscoprirlo.

     

    PAROLE IN COLLINA

    MONFERRATO PAESAGGIO VIVO

    NEOS EDIZIONI

    15 euro

     

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