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  • DA WANNA MARCHI A CHIARA FERRAGNI

    25 gennaio 2024 • COSE NOSTRE • 1488

    influencer

    Di fronte a certe notizie continuo a restare allibito. In 40 anni di vita da cronista ne ho viste tante, ma la realtà continua a superare ogni forma di immaginazione.

    E quindi dopo settimane durante le quali continua a tener banco la vicenda del Pandoro Ferragni, provo ancora stupore: non tanto per la vicenda in sé, quanto per la reazione dell’opinione pubblica. Ci penserà la magistratura a chiarire se siamo di fronte alla truffa aggravata (questa l’ ipotesi di reato) oppure a errori di comunicazione, come sostiene la nota influencer.

    Ma, leggendo le cronache o seguendo i servizi televisivi, ho scoperto che sono 29 milioni le persone nel mondo che seguono l’attività sui social di Chiara Ferragni, provo a ripeterlo: 29 milioni, circa la metà del popolo italiano. Dopo che è scoppiato lo scandalo l’hanno abbandonata in 200mila. Quando – anni fa – “Striscia la notizia” smascherò le truffe di Wanna Marchi e soci, restammo a bocca aperta nell’apprendere che erano decine di migliaia le persone che avevano acquistato i suoi filtri magici, oppure i suoi sistemi per vincere alla lotteria.

    Insomma, siamo un popolo di creduloni, di gente che abbocca alle fandonie del primo pifferaio magico che passa per strada? Se la risposta è sì: attenzione. Non sarà il pifferaio da giudicare e condannare, quanto piuttosto chi lo segue, come popolo bue. Tanto poi se piove, è il governo che è ladro. Quanto aveva ragione Ennio Flaiano: “La stupidità ha fatto progressi enormi…Grazie ai mezzi di comunicazione non è più nemmeno la stessa stupidità, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso e spande il terrore intorno a sé”.

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  • CHE BRAVI, LO SPUMANTE BATTE LO CHAMPAGNE

    20 gennaio 2024 • CINQUE SENSI • 1562

    bollicine-SPUMANTE

    Salgono a 936 milioni le bottiglie di spumante italiano stappate nel mondo nel 2023, più del triplo di quelle di Champagne che scendono ad appena 299 milioni (-8,2%). È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti.. Lo spumante italiano è consumato per oltre 2/3 all’estero per un totale di 650 milioni di bottiglie, con i brindisi Made in Italy che dominano nettamente a livello internazionale davanti allo Champagne francese, che però riesce ancora a spuntare prezzi nettamente superiori.

    A guidare la classifica delle produzioni nazionali è il Prosecco con un’incidenza del 70% degli spumanti imbottigliati  ma sulle tavole mondiali sono sempre più apprezzate le bollicine piemontesi come il Moscato d’Asti, l’Asti spumante, l’Alta Langa, il Nebbiolo d’Alba spumante.

    Nella Granda sono 4.300 gli ettari coltivati a uva moscato utilizzata per produrre Asti DOCG nelle tipologie Moscato d’Asti e Asti spumante e sono 2.300 le aziende viticole coinvolte per una produzione di 50 milioni di bottiglie. Sono 378 gli ettari coltivati a uve pinot e chardonnay destinate alla produzione di Alta Langa DOCG, 260 i viticoltori e oltre 1 milione le bottiglie prodotte.

    Fuori dai confini nazionali i consumatori più appassionati sono gli americani dove, però, le bollicine italiane sono scese per la prima volta in valore del 9%, al secondo posto ci sono gli inglesi in crescita del 5%. Su valori più bassi si trova la Germania, ma con un +8% in valore; lo spumante italiano piace molto anche in Russia con un incremento dell’8% nonostante le tensioni causate dalla guerra. Le bollicine nostrane  sfidano alla pari lo Champagne francese anche in casa, tanto che proprio il mercato transalpino, dove si registra una crescita record delle vendite del 26%, si colloca al quarto posto tra i principali clienti.

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  • GIROVAGANDO: L’ AOSTA MEGALITICA

    19 gennaio 2024 • LUOGHI E LIBRI • 1540

    AOSTAMEGALITICA

    Cosa c’è sotto il selciato delle strade che noi percorriamo tutti i giorni? Nessuno si è mai posto questa domanda? Se andate ad Aosta , nella periferia occidentale, troverete un’ incredibile area megalitica denominata Saint Martin de Corleans che oggi è diventata un museo. Entrandovi troverete tante risposte a queste domande. Campagne decennali di scavi hanno portato alla luce su un terreno di circa un ettaro più in profondità i resti di una frequentazione umana di circa 4200 anni fa, siamo nel Neolitico. E poi un po’ meno profonda quel che resta di un insediamento di epoca romana e infine i reperti del medioevo

    Il primo scopritore è stato l’ archeologo Franco Mezzena.

    Nell’ area megalitica di Aosta, se si scende al terzo piano sottoterra ci si trova nel Neolitico, 4200 anni fa. Non un vero insediamento, ma un luogo di cultio, un santuario e poi una necropoli.

    Risalendo al secondo piano eccoci in piena Epoca Romana: un insediamento rurale piuttosto ricco come attesta la tomba di uno scriba.

    Ed infine a piano terra, in Epoca Medioevale con una vera e propria collezione di monete.

    700 reperti di cui 500 di epoca romana presso il museo di Aosta Megalitica, una full immersion nei secoli passati davvero emozionante.

     

     

     

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  • LA MALEDUCAZIONE DEL WHATSAPP

    18 gennaio 2024 • COSE NOSTRE • 1694

    TELEFONINO

    È sicuramente capitato anche a voi, in questi giorni di festa, di avere il telefonino inondato da messaggi di auguri, spesso anonimi (e quindi se non hai registrato il numero in rubrica, non saprai mai chi te li ha inviati!). Per non parlare della marea di video, gif, foto, bigliettini… tutti inoltrati più e più volte. Se poi avete la sventura di appartenere a gruppi e chat di WhatsApp è la fine: auguri, e poi risposte, e ancora auguri e altre risposte…

    Il top lo si raggiunge con i messaggi vocali. Lunghi, lunghissimi, minuti e minuti di amenità varie. Ma, cavolo: vuoi farmi davvero gli auguri? Alzi il telefono, componi il mio numero, e mi parli. Costa tanto? “Non volevo disturbare…” Sappiate che disturbate molto di più con queste formalità impersonali, anonime, tutte uguali…

    Sono un orso? Un Grinch? Forse sì, ma non mi abituerò mai alla totale spersonalizzazione dei social.

    Che bello quando si usavano i biglietti di auguri. Mia mamma iniziava ai primi di dicembre, attenta nello scrivere a tutti una frase diversa, un pensierino personale per quella zia, per quell’amica, per me… Li conservo ancora. Un augurio davvero dedicato, soltanto mio. Oggi, di ricevere il “contraccambio”, oppure “auguri a te e famiglia”, non me ne frega niente. Preferisco il silenzio, meglio non essere “augurati”, piuttosto che finire nel calderone dei messaggi uguali e ripetuti.

    E non lamentiamoci poi se la società si sta spersonalizzando. Con questa ripetitività e assuefazione “all’inoltro” lasceremo il posto all’ intelligenza artificiale, che magari troverà forme più autentiche di comunicazione rispetto alle nostre, così stantie e becere.

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  • ANTICO BALON, PIZZERIA FRA VINTAGE, QUALITA’ E INNOVAZIONE

    13 gennaio 2024 • CINQUE SENSI • 9268

    Antico Balon

    Assolutamente da provare. Qualità, simpatia, cortesia. Si chiama Antico Balon e si trova in piazza Emanuele Filiberto a Torino, nel Quadrilatero, dietro Porta Palazzo.

    Paolo e Luca con moglie vi accoglieranno in un clima di famiglia e di autentiche prelibatezze. Tra gli antipasti il consiglio va per  il “Sabaudissimo”, anche se i proprietari ci tengono a precisare di non essere mai stati “fornitori della Real Casa”. Il connubio tra ingredienti di alta qualità e la scelta di fornitori d’eccellenza danno vita a piatti genuini e prelibati. Antipastini tipici piemontesi, taglieri, pasta fresca, carne di fassone piemontese e dolci fanno da cornice alla pizza regina dell’Antico Balon. E la vera sorpresa sono proprio le pizze preparate con una incredibile varietà di farine: dalla farina enkir all’integrale, dalla farina di kamut a quella normale. Rispetto dei tempi di lievitazione, utilizzo di farina biologica macinata a pietra viva e scelta di prodotti di prima qualità sono i  punti di forza per una pizza ad alta digeribilità e di gusto. Da accompagnare con la birra artigianale La Granda di Cuneo.

    L’atmosfera è chiaramente vintage. Potrete sbizzarrirvi nel leggere alle pareti momenti di storia del nostro calcio (di quello vero! Luca è il figlio del mitico Natalino Fossati…)  ma anche veri e propri oggetti di collezionismo. Vi sfidiamo a trovare, in tutti i tavoli e in ogni coperto, due bicchieri uguali. Sono tutti diversi e tutti originali.  Insomma, anche “l’antico” dell’arredamento e dei cimeli calcistici attirano la curiosità degli ospiti.

    Antico Balon, aperti a cena. Piazza Emanuele Filiberto 3/A. tel. 011.7652572. info@anticobalon.it

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  • SCAFFALE: ERAVAMO IMMORTALI DI CASSARDO

    12 gennaio 2024 • LUOGHI E LIBRI • 1800

    eravamoimmortali

    Dalla Campagna di Russia con la tragica ritirata della Nikolajewka alla Liberazione di Torino. Dalla tragedia di Superga a quella del Cinema Statuto. Dagli scioperi con l’ occupazione della Fiat alla Marcia dei 40mila. Dalle rivolte studentesche del ’68 ai primi sinistri bagliori del terrorismo. Insomma, la storia degli ultimi decenni di Torino e dell’ Italia vista attraverso gli occhi di Stefano e Nando, due amici che però hanno solo due cose in comune: la passione per il ciclismo e il tifo per il Toro.

    “Eravamo immortali” è tutto qui. Ma anche molto di più. Storie di amori e di fallimenti. Storie di dolori e di contrabbandi. Storie di speranze e di delusioni. In 440 pagine Marco Cassardo (torinese trapiantato a Milano) ci accompagna attraverso l’ Italia dal 1939 agli anni 2000, sempre seguendo le vite di Stefano (comunista fino al midollo) e di Nando (fascista della prim’ora). Prima si odiano poi si salvano, prima si sfidano in bicicletta sulle rampe di Superga poi si incontrano e festeggiano insieme. Si ignorano e si cercano. Proprio come cantava Venditti a proposito di “certi amori che non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.

    Un romanzo che ti tiene attaccato alle pagine, sempre di corsa, ma che è anche un’ occasione per rileggere la nostra storia recente e capire quanto e come siamo cambiati. In meglio? Ai lettori l’ ardua sentenza.

    MARCO CASSARDO

    ERAVAMO IMMORTALI

    MONDADORI EDITORE

    20 euro

     

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  • QUANTO CIBO SPRECATO NELLE FESTE

    11 gennaio 2024 • COSE NOSTRE • 1469

    cibosprecato

    A cosa servono le statistiche quando basta avvicinarsi, in questi giorni, a un cassonetto dei rifiuti per accorgersi del tanto cibo sprecato durante cenoni, pranzi e festeggiamenti vari?

    Ben 9 italiani su 10, ovvero l’86%, confessano, infatti, di sprecare alimenti quando ci si riunisce attorno a una tavola che, quasi sempre, è fin troppo imbandita. Con il 37% di questi che getta via oltre un quarto del cibo acquistato. Tra loro, vi sono soprattutto giovani nella fascia 18-24 anni che sprecano il 25% della quantità di alimenti acquistata contro il 18,5% della fascia 25-44 anni.

    Ecco il paradosso: da un lato tutti sostengono che bisogna evitare lo spreco alimentare (è una tematica che sta a cuore al 97% degli Italiani) dall’altro è proprio durante le Festività che si tende a gettare più cibo.

    E dire che basterebbe pensare in anticipo al menù delle Feste e, per evitare di acquistare cibo in eccesso, mettere nel carrello solo quegli ingredienti facili da riutilizzare ad esempio in ricette di recupero. Ancora, fare una lista della spesa contenuta, subito dopo aver deciso il menù, tenendo conto del numero di persone a tavola e scegliendo prodotti freschi, ma con una buona durabilità.

    È, poi, inoltre fondamentale riporre subito gli avanzi in frigo, all’interno di contenitori per alimenti, così da conservare perfettamente il cibo in eccesso e dargli poi nuova vita nei giorni successivi, senza rischi. Infine, condividere il cibo avanzato con altri: vicini, meno fortunati, o parenti, la lista dei destinatari a cui poter donare il cibo che è avanzato, non mangiato o è ecceduto è assai lunga.

    E invece quei mucchi di cibo nei cassonetti dell’ immondizia (spesso con poveracci che vi rovistano dentro) sono una vergogna al cospetto di Dio.

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  • CANTINE RISSO, UN MIX DI SAPORI E NOSTALGIE

    6 gennaio 2024 • CINQUE SENSI • 2218

    CANTINERISSO

    Per chi è stato adolescente negli anni 70, era uno dei luoghi privilegiati per rifugiarsi quando si marinava la scuola. Il nome stesso – Cantine Risso – dava il senso dell’ evasione, della fuga, del proibito. E poi il luogo, un po’ nascosto, lungo corso Casale, ai piedi della collina di Torino, poco distante dalla casa di Emilio Salgari, insomma il luogo perfetto per nascondersi e vivere ore spensierate con un tagliere, una chitarra e del buon vino a poco prezzo.

     

    Negli anni 80 la famiglia Veronese ha rilevato quel locale e lo ha fatto diventare uno dei locali più rinomati della cucina piemontese. Anche se ha voluto mantenere lo stesso inconfondibile nome. Una piccola insegna per un grande locale, insomma un marchio, un brand.

    Aperto 7 sere su 7, 365 giorni l’ anno, e a pranzo anche nei festivi. Spesso con serate musicali o a tema (funghi, bolliti, bagna cauda), ma soprattutto attento ai tiratardi. Dopo teatro e dopo cinema passate e troverete sempre un tagliere o una fetta di torta con del buon vino e a servirvi una brigata giovane 12 dipendenti tutti sotto i 30 anni

    E in cucina Loredana Fiorio, un nome nella ristorazione torinese, una delle fondatrici dell’ Associazione Cuochi della Mole

    Alla Cantine Risso c’è un’ attenzione particolare ai nuovi gusti e alle nuove tendenze, non mancano i piatti e i menù gluten free e quelli senza latticini.

    un pergolato e tavoli all’ aperto, in estate una vera oasi

    Ma chi ha i capelli un po’ brizzolati, varca la soglia delle Cantine Risso e viene immediatamente avvolto da nostalgia e melanconia per quelle giornate, in gioventù, trascorse su quei tavoloni a sognare un mondo migliore

     

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  • GIROVAGANDO: LA FERROVIA VIGEZZINA HA COMPIUTO 100 ANNI

    5 gennaio 2024 • LUOGHI E LIBRI • 1425

    trenoferroviavigezzina

    La Ferrovia Vigezzina-Centovalli, che collega Domodossola alla città svizzera di Locarno, ha appena compiuto 100 anni, ma non dimostra assolutamente il suo secolo di vita. Una ventina di convogli al giorno che attraversano posti incantevoli, da fiaba, trasportando circa mezzo milione di passeggeri ogni anno. Estate, inverno, primavera ma soprattutto durante il foliage si godono panorami incantevoli, viste mozzafiato, colori cangianti ad ogni curva, davvero uno spettacolo della natura..

    Un secolo di storia per questo trenino che si arrampica fra montagne e valli del Nord Piemonte e della Svizzera

    Unica tappa intermedia a Santa Maria Maggiore, gioiellino incastonato nella Val Vigezzo, il paese degli spazzacamini.

    E quindi la Ferrovia Vigezzina-Centovalli si appresta ad affrontare il suo secondo secolo di vita. Un ponte vero, autentico fra Italia e Svizzera, un viaggio che regala meraviglie, serenità e immagini indimenticabili.

     

     

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  • CHE ORGOGLIO QUEL PINO IN VATICANO

    4 gennaio 2024 • COSE NOSTRE • 1837

    alberonatalevaticano

    Nei giorni scorsi sono stato a Roma e in piazza San Pietro. Voglio raccontare l’orgoglio che ho provato nel vedere al centro della piazza l’ albero di Natale che arriva dai boschi delle montagne piemontesi. Avrei voluto fermare la gente che attraversava il sagrato della basilica o che osservava il Presepe e il Pino addobbato e illuminato e dire – a voce alta e tonante – “ma lo sa che quell’ abete arriva dalla mia terra?”

    Quell’abete arriva dal piccolo comune di Macra, 48 abitanti, in provincia di Cuneo. Si tratta di un albero di 56 anni che presentava segni di deterioramento e che sarebbe stato abbattuto per sicurezza. È alto quasi 30 metri e dopo aver abbellito la basilica di Papa Francesco fino al 7 gennaio, verrà regalato a un’associazione che produce giocattoli in legno che la Caritas distribuirà famiglie in difficoltà.

    Osservandolo, ho sentito che c’è il Piemonte in questo abete. Un albero che ha vissuto decenni sotto La nostra neve, accarezzato dal vento che scende dalle nostre montagne, illuminato dal caldo sole o bagnato dalla pioggia impetuosa. Ha seguito il percorso di uomini e donne che, nei decenni scorsi, hanno lavorato nei boschi e nei prati delle nostre valli. Un abete decorato da 7mila stelle alpine, coltivate e essiccate proprio in Val Macra e Val Maira, che lo abbelliscono e lo fanno apparire come fosse tutto innevato.

    È un albero maestoso, sontuoso, che si erge al centro di piazza San Pietro con grazia, ma anche con austerità. Proprio come noi Piemontesi.

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