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  • CARO SCI, PENALITA’ PER TUTTI

    16 novembre 2023 • COSE NOSTRE • 1808

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    La stagione invernale che si sta per aprire sarà all’insegna del caro skipass: i biglietti giornalieri e stagionali avranno aumenti che vanno ben oltre il valore  dell’inflazione. Sull’intero arco alpino, in due anni, i prezzi sono saliti in media del 15-20 per cento. Gli stagionali avranno incrementi tra il 5 e il 6,5% rispetto al 2022, ma sui giornalieri gli aumenti superano anche il 10%. 

    Sciare in Alta Valle di Susa nel comprensorio ViaLattea (Sestriere, Cesana e Claviere, Pragelato e Sansicario, Sauze e anche il Monginevro) costerà 50 euro al giorno in alta stagione (dal 23 dicembre al 7 gennaio e dal 3 febbraio al 3 marzo) e 48 in bassa. Un anno fa lo ski pass costava 44 euro. Più contenuti i rincari a Bardonecchia dove il giornaliero salirà da 44 a 46 euro.

    Le piccole stazioni, avendo a disposizione meno chilometri di piste, con bollette e costi della manutenzione degli impianti ridotti, fanno la differenza. Decisamente più bassi i costi nel Cuneese: va infatti controtendenza Limone Piemonte dove i prezzi del giornaliero sono rimasti quelli di un anno fa: 43 euro alle casse. Si cerca di recuperare la clientela degli ultimi anni, in vista della riapertura del Tenda. Dai 35 ai 45 euro per le altre stazioni piemontesi del Cuneese (Mondolè, Artesina, Pratonevoso, ecc), del Biellese e del Verbano Cusio Ossola. Piccoli rintocchi in alto per Domobianca365.

    «Lo sci non sarà mai più uno sport di massa», dicono i gestori delle varie stazioni sciistiche. Verissimo. Non lo è più da almeno 20 anni.

    Intanto sono aumentati anche i prezzi dei ristoranti, del panino o della brioche consumati nei bar sulle piste, dei bed & breakfast, degli affitti nelle seconde case. Insomma per una giornata sulla neve una famiglia di 4 persone dovrà sborsare, a dir poco, 200 euro (magari portandosi i panini da casa) a cui bisogna aggiungere i costi del viaggio. Quanti se lo potranno permettere? E quindi entreranno in crisi le scuole e i maestri di sci, il mondo della ristorazione, degli affitti di seconde case…e chi più ne ha più ne metta.

    Sempre sperando che nevichi….

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  • ALLA SCOPERTA DELL’ AGLIO DI CARAGLIO E DEL PORRO DI CERVERE

    11 novembre 2023 • CINQUE SENSI • 3543

    aglio_cipolla_porro

    Ci sono ortaggi che ingiustamente godono di una nomea sofferta. Parliamo di aglio, cipollotti, porri solo per citare i più famosi. Ma, al di là di problematiche legate a allergie o intolleranze alimentari, vi proponiamo un viaggio per scoprire virtù e bontà di aglio e porri.

    Partiamo da Caraglio, alle porte di Cuneo, patria dell’ aglio. Una pianta che non solo allontana i vampiri ma è un potente antibiotico, antinfiammatorio, utilissimo per controllare la pressione e il colesterolo: inoltre è un gusto indispensabile per aromatizzare un’ infinità di piatti in cucina, a cominciare dalla classica bagna caoda.

    “Sembra una favola, ma non lo è. Il nostro aglio non rinviene, si digerisce bene, non puzza” dice con orgoglio Debora Garino, presidente del Consorzio di Tutela dell’ Aglio di Caraglio che proprio nella via centrale della cittadina cuneese ha il suo punto informativo. E aggiunge: “Il nostro è  prodotto famoso nel mondo proprio per queste sue caratteristiche organolettiche. Lo esportiamo in tutti i continenti. Una ricchezza per la nostra economia”. E un giovane coltivatore di aglio spiega che si semina in novembre, si raccoglie a giugno: “Io e la mia fidanzata  ci baciamo tranquillamente perchè non puzza!”.

    Da Caraglio spostiamoci a Cervere, sempre in provincia di Cuneo, patria del porro.  50 anni fu il parroco con Cavallo a convincere i coltivatori a piantare i porri per evitare che la gente se e andasse e frenasse così l’ esodo dai campi. Con il passare degli anni il porro di Cervere è diventato un’ eccellenza della cucina piemontese. Lo si semina in febbraio, lo si trapianta a maggio e lo si raccoglie da settembre a gennaio.

    E adesso in cucina. Gian Piero Vivalda, due stelle Michelin con la sua Antica Corona Reale di Cervere, ci propone una super-ricetta per esaltare il porro: “Il raviolo ripieno di porro di Cervere, formaggio Bra duro Dop e all’ interno si mette anche un uovo di quaglia per dare una suadenza particolare”.

     

     

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  • GIROVAGANDO: LE CATTEDRALI SOTTERRANEE DI CANELLI

    10 novembre 2023 • LUOGHI E LIBRI • 5562

    17a_bosca_

    La caratteristica più originale di Canelli è anche la meno visibile,  le cosiddette Cattedrali Sotterranee.

    Le quattro Cattedrali Sotterranee attualmente visitabili sono le cantine storiche di altrettante blasonate Case vinicole: Bosca, Contratto, Coppo e Gancia,  le quali aprono ai visitatori le proprie cantine in occasione delle principali manifestazioni canellesi.

    Io ho visitato le Cantine Contratto e le Cantine Bosca, le più antiche: risalgono infatti al 1831.  Scendendo sottoterra, respiri davvero la storia fra filmati e testimonianze dirette di canellesi che hanno lavorato presso questa prestigiosa casa vinicola. Giochi di luci, suoni, opere d’ arte esposte ti trasportano in un mondo lontano e arcaico, ma carico di umanità. Quelle mura trasudano del lavoro di migliaia di uomini e donne.

    Si tratta di chilometri di tunnel e gallerie scavati, direttamente nel tufo delle colline tra il XVI ed il XIX secolo. Solo in questi spazi, i cui silenzi richiamano appunto l’atmosfera che si può trovare in antiche cattedrali, con la protezione di una terra millenaria, si potevano trovare giusta temperatura e umidità costante ideali per affinare vini e spumanti pregiati che ancora oggi qui maturano in attesa di conquistare le tavole di tutto il mondo.
    Da qui è partito il progetto che ha contribuito al riconoscimento dei Paesaggi Vitivinicoli Piemontesi quale 50° sito Unesco in Italia eletto a Patrimonio dell’Umanità. Un riconoscimento che ha identificato l’unicità del rapporto secolare tra vitivinicoltura ed industria vinicola, che ha integrato natura e lavoro dell’uomo.

    Luoghi magici, da vederre, visitare, respirare per capire davvero la storia del nostro Piemonte e l’ amore per la terra e per i suoi vini.

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  • ADDIO NEGOZI DI QUARTIERE, UNA ROVINA

    9 novembre 2023 • COSE NOSTRE • 2170

    negozi chius

    “Entrano in negozio, si misurano un paio di scarpe, specificando modello marca e numero, poi escono e se le comprano su Internet. Questa la mia quotidianità. E allora io a fine anno tiro giù le serrande, per sempre”. L’ amaro sfogo di un commerciante di via Cibrario a Torino. Stessa sorta per un altro negozio di calzature in Vanchiglia dal 1956, sempre gestito dalla stessa famiglia.

    Le nostre città stanno diventando una teoria di saracinesche abbassate, per sempre. Nei paesi piccoli la situazione è decisamente peggiore. Tutti chiudono e nessuno apre.

    In dieci anni l’apertura di nuovi negozi in Piemonte è calata del 70%. Il 2023 si sta concludendo con il risultato peggiore degli ultimi dieci anni: nel 2013 le  inaugurazioni furono 4.581; nel 2023 si riducono a 1380. Il Piemonte, inoltre, fa peggio della media nazionale (-54% di nuovi negozi nell’ultimo decennio e -8% nell’ultimo anno).  Fra i settori maggiormente colpiti, con una flessione superiore al 70%, i negozi di articoli da regalo e per fumatori, di abbigliamento e calzature, stazioni di servizio carburanti, edicole.

    “Ma certo, io compro su Internet spendo molto meno. Sono mica scemo”. La classica risposta. Giusto. Ma le piattaforme possono fare prezzi più bassi perché non pagano le tasse in Italia, sono allocate in qualche paradiso fiscale e quindi è un gatto che si morde la coda. Dove è la tanto declamata Europa? Interviene sulle misure delle vongole o sulla produzione di vino e salumi, ma non sulla pace (vedi le crisi in Ucraina e Medio Oriente), inutile sul tema dei migranti, e – vedi il caso in questione – non fa nulla sull’ equità fiscale fra Stati.

    Non è solo questione di prezzi e di tasse. Senza commercio di vicinato saranno più poveri anche vie e quartieri delle nostre città, non saranno più vivibili senza coesione sociale e sicurezza, oltre che per possibilità  di scelta e livello di servizi offerti ai consumatori. I nostri anziani, soli, passeranno le giornate magari senza nemmeno scambiare una parola con il panettiere o con il verduriere. E si nutriranno di cibi confezionati, acquistati nei grandi magazzini.

     

     

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  • SCAFFALE: FARINETTI E 10 MOSSE PER AFFRONTARE IL FUTURO

    3 novembre 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2026

    farinetti-10mosse

    Una via nuova attraverso il piacere e la bellezza. Dialoghi nientepopodimeno che con Leonardo da Vinci.

    Chi non conosce Oscar Farinetti potrebbe pensare di trovarsi di fronte ad un megalomane, ma chi invece ha seguito il suo percorso tortuoso di imprenditore, guru del cibo, ambientalista, oratore internazionale e scrittore non si stupirà nel leggere questo nuovo volume dell’ inventore di Eataly, Green Pea, Fontanafredda… e mille altre iniziative. Alcune riuscite, altre no.

    “Su dieci cose che faccio, sei sono fallimenti e 4 successi, ma se non le facessi tutte, nessuna avrebbe successo” osa ripete Oscar nei suoi tanti appuntamenti e incontri con la gente: sempre tanta, tantissima gente.

    “Se mi chiedessero di definire con una parola il futuro, risponderei il futuro è provarci” si legge nella quarta di copertina di questo libro che non è un saggio, non è una tesi ma un fantasticare dell’ autore a colloquio con il genio di Leonardo. E proprio Farinetti racconta a Leonardo cosa è successo nei secoli che sono seguiti alla sua morte, citando – tra gli altri – i  Beatles e Martin Luther King, Marylin Monroe e Malcom X. Un libro visionario nel quale Farinetti ringrazia di vivere in un periodo di crisi, perchè è solo nelle difficoltà che l’ uomo tira fuori il meglio di sè.

    Quali sono le 10 mosse per affrontare il futuro? Non possiamo certo svelarle qui. Altrimenti a cosa servirebbe la lettura nel libro di Oscar?

    OSCAR FARINETTI

    10 MOSSE PER AFFRONTARE IL FUTURO

    SOLFERINO EDITORE

    17,50 euro

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  • TUNNEL, AUTOSTRADE E TANGENZIALI: TEMPESTA PERFETTA

    2 novembre 2023 • COSE NOSTRE • 2327

    TUNNELMONTEBIANCO

    Poi non dite che non l’ avevamo detto. Da mesi scriviamo che, tra ottobre e novembre, si sarebbero verificati eventi tali da mandare in tilt la circolazione stradale del Piemonte.

    Ebbene, eccoci giunti alla tempesta perfetta.

    Da qualche giorno la tangenziale di Torino rischia di esplodere a causa del traffico che è confluito sulle strade con la chiusura del traforo Monte Bianco, interessato per nove settimane dai lavori. Un problema a cui si aggiunge il blocco della linea ferroviaria verso la Francia, causa una frana in Alta Savoia, senza dimenticare i tanti cantieri nelle gallerie autostradali dell’autostrada del Frejus. Un danno enorme per la nostra economia con già centinaia di lavoratori in cassa integrazione e una perdita di Pil del 5,4% nel Nord Ovest, stimata da Confindustria. I dati parlano chiaro: secondo le previsioni dei gestori della rete autostradale sono circa tremila, 1800 quelli pesanti, i veicoli che, anziché dal Monte Bianco, transiteranno ogni giorno dal traforo del Frejus e poi dalla tangenziale di Torino.

    La Francia ha già annunciato che la linea ferroviaria Torino-Parigi riaprirà non prima della primavera 2024. L’ unico collegamento percorribile per merci e persone resta la Valle di Susa, e quindi la A32. Ma se – per caso e speriamo vivamente di no – in queste settimane un tir prendesse fuoco (ovviamente per problemi meccanici, senza feriti o vittime) sotto una delle ultime gallerie in alta quota, quelle collegate da viadotti, cosa succederebbe? Danni alla struttura della galleria, quindi chiusura dell’autostrada.

    Piemonte e Italia completamente isolati dal resto dell’ Europa.

    Intanto, senza pensare a queste catastrofiche conseguenze, il traffico è già decuplicato e l’aria che si respira in Valle è sempre più pesante. Mentre, Canavese e Valle d’ Aosta, lamentano un crollo di passaggi e quindi crisi economica per tutto il comparto della ristorazione e dell’accoglienza.

    Ma dove erano i politici piemontesi, gli amministratori locali e nazionali, nei mesi passati? Una situazione imprevedibile? Certamente no. Si tratta di lavori programmati da tempo.  Se oggi il Tav già viaggiasse tra Torino e Lione trasporterebbe merci e servizi solo dal Piemonte per un valore di 8,2 miliardi di euro. Ma il Tav non c’è e chissà quando ci sarà.. e intanto si pensa al Ponte sullo Stretto!

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  • Piemonte terra di porcini, ecco il risotto ai funghi

    28 ottobre 2023 • CINQUE SENSI • 13703

    FUNGHI PORCINI

    Esiste un solo fungo degno di tale nome: sua maestà il Porcino. Tutto il resto sono tentativi fatti dalla natura per avvicinassi alla perfezione.

    Piemonte terra di funghi e soprattutto terra di porcini. e questa è una stagione eccezionale. Lo abbiamo toccato con mano e gustato a Ceva per la Sagra del fungo.

    A Giaveno siamo nel cuore  della grande kermesse con Fungo in Festa. Un occasione imperdibile per visitare la città e immergersi nei profumi e nei sapori autunnali. Tutti i ristoranti propongono menù a base di porcini, insomma una festa per la vista, per l’olfatto e soprattutto per il palato! Saranno presenti più di 200 bancarelle che celebreranno il porcino ma anche i molti prodotti locali della nostra regione. Ma è festa anche in altre città del fungo: Boves, Frossasco, e Pinerolo, solo per citarne qualcuna. Realtà che hanno fatto del porcino il loro fiore all’occhiello. A Pinerolo esiste il Museo del Fungo e a Frossasco quello del Gusto, dove i sapori e il profumo di questo meraviglioso prodotto, vengono messi in giusta evidenza.

    Portate a casa un piccolo paniere di porcini, potrete sbizzarrirvi in molte ricette, sono buonissimi tagliati a fettine sottili e adagiati crudi sulla carne all’albese ma anche trifolati come accompagnamento ad arrosti di carni rosse, ottimi grigliati e sublimi fritti.

    Uno dei piatti che ne esalta maggiormente le caratteristiche è però il risotto. La polpa del porcino non annerisce neppure dopo il taglio e conserva tutto il suo sapore e l’inconfondibile profumo, anche dopo la cottura. Vi proponiamo la ricetta che è di facile esecuzione e vi regalerà un primo indimenticabile.

    Ingredienti per 4 persone: Porcini 400 gr, Riso Arborio o Carnaroli 320 gr, burro 60 gr, Olio extravergine d’oliva 2 cucchiai, 1 Cipolla piccola dorata, 1 spicchio d’aglio, pepe macinato al momento (facoltativo), 2 cucciai rasi di prezzemolo tritato, parmigiano reggiano grattugiato 50 gr, 1 litro di brodo vegetale.

    Preparazione: Preparate il brodo vegetale con carota cipolla sedano alloro e rosmarino, meglio la sera prima.

    Pulite accuratamente i funghi togliendo la terra alla base del gambo, staccate poi le cappelle dai gambi e strofinatele delicatamente con un panno umido e pulito o con della carta da cucina inumidita. Una volta puliti affettate le cappelle e i gambi.

    In un tegame piuttosto ampio mettete a fondere metà del burro aggiungete la cipolla pulita e finemente tritata e fatela appassire a fuoco moderato per circa 10 minuti, non deve bruciarsi altrimenti rovinerà il sapore del vostro risotto. Unite il riso e fatelo tostare per un paio di minuti, aggiungete quindi un cucchiaio di brodo vegetale e fate cuocere a fuoco moderato unendo all’occorrenza il brodo vegetale.

    In un’altra pentola in acciaio o in materiale antiaderente mettete l’olio e uno spicchio d’aglio schiacciato, fate rosolare qualche istante, unite i funghi e fateli saltare a fuoco vivace, se necessario bagnateli con il brodo vegetale fino al termine della cottura che deve essere di 10/12 minuti. Spegnete quindi il fuoco e, se gradite, aggiungete il prezzemolo tritato.

    Cinque minuti prima che il riso termini la cottura, unite i funghi, tenendone da parte un paio di cucchiai che serviranno per guarnire i piatti

    A cottura terminata spegnete il fuoco, aggiungete il parmigiano e mantecate con il burro rimasto e lasciate riposare qualche secondo. Dividete il risotto nei piatti, aggiungete quindi i funghi messi da parte e servite immediatamente. Mettete comunque in tavola del parmigiano grattugiato e il macinino del pepe, in modo che i commensali che lo gradiscono possano servirsi. Buon appetito!

    Patrizia Durante

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  • GIROVAGANDO: OASI E MONASTERI IN VALSUSA

    27 ottobre 2023 • LUOGHI E LIBRI • 3088

    novalesa

    Tutti la conoscono come la valle della Tav o delle Montagne Olimpiche, ma la Valle di Susa può anche essere un’ oasi di silenzi e monasteri. Basta percorrere la Via Francigena che nel Medioevo era attraversata dai pellegrini che si dirigevano a Roma. Oggi è ancora ben visibile l’ eredità che quella storia ha lasciato. Basta saperla scoprire. Questa valle è una concentrazione straordinaria di monasteri di rilievo internazionale ma anche di suggestive chiese minori o cappelle  campestri.

    Partiamo da Avigliana dove è forte la presenza francescana  con la Certosa o Convento di San Francesco fondato nel 1515 e dove oggi l’ associazione Libera di don Luigi Ciotti ha creato un luogo di sosta e di pensiero: anche Vasco Rossi ha apprezzato questo posto ameno, bello e candido nella sua semplicità. La Sacra di San Michele è certamente il richiamo religioso più suggestivo e da tutti conosciuto e ammirato. Meno famosa, ma altrettanto carica di spiritualità, l’ abbazia benedettina dei Santi Pietro e Paolo, meglio nota come Novalesa, nei pressi di Bussoleno. E’ sede di un monastero ma anche punto di accoglienza per ospiti che possono soggiornare nei 20 posti letto vivendo una sorta di ritiro in meditazione. Non è luogo di villeggiatura, ma occasione per seguire da vicino l’ attività dei monaci e assaggiare anche i prodotti da loro coltivati come il miele di tiglio e castagno o le deliziose marmellate di albicocche, prugne, ciliegie e pesche.

    Una sosta la meritano anche la Certosa della Madonna della Losa a Gravere, Montebenedetto a Villarfiocchiardo, la parrocchiale di Celle, nel comune di Caprie a quasi mille metri sul Monte Caprasio dove si può ammirare una splendida cripta affrescata.

    Insomma, un’ occasione per passeggiate e meditazioni che nulla avrebbero da invidiare al Cammino di Santiago con i suoi milioni di pellegrini all’ anno. Quello che manca è quell’ accoglienza, quei sentieri ben tracciati e ben riconoscibili quel richiamo pubblicitario che ci sono in Spagna. I prossimi anni potrebbero essere l’ occasione per dare il via ad un cammino spirituale sulla Via Francigena in grado di richiamare un turismo religioso assai redditizio per questi territori.

    Se solo qualcuno ci pensasse.

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  • ARRIVANO TOUR E GIRO D’ITALIA, OCCASIONE DA NON PERDERE

    26 ottobre 2023 • COSE NOSTRE • 1954

    giro-ditalia_2

    “Il Giro d’Italia non ha date. Ogni giorno è domenica”: la frase è di Indro Montanelli e coglie alla perfezione quelli che dovrebbero essere i sentimenti che pervadono i piemontesi all’annuncio delle prime tappe del prossimo Giro d’Italia. Sentimenti di gioia, di festa, di orgoglio perché la “corsa in rosa” partirà dal Piemonte il 4 maggio 2024 e per 4 giorni girerà per le nostre strade. Venaria, Superga, Torino, San Francesco al Campo, Oropa, Novara, Fossano, Acqui Terme sono alcuni dei luoghi che verranno toccati dalla carovana.

    Il sindaco di Borgofranco d’ Ivrea, Fausto Francisca, nel 2022 parlò di “sogno che diventa realtà per una comunità di 4mila anime” quando fu annunciato che una tappa della passata edizione del Giro sarebbe partita proprio dal suo Comune. Si pensi che sono 20 i Paesi nel mondo dove vengono trasmesse le tappe del Giro, per non parlare dei servizi tv, delle cronache dei giornali, delle immagini sui siti web…. Insomma, una vetrina internazionale da far tremare i polsi e da far fare salti di gioia. Si calcola che siano 100mila le persone (tra sportivi, team, organizzatori, sponsor, sportivi) che si muovono attorno a questa corsa ciclistica, quindi è facile immaginare le ricadute economiche sul territorio. Ma per vivere in pieno questa manifestazione e per godere dei suoi benefici occorre prepararsi per tempo e “mettere il vestito della festa”.

    E anche il Tour de France farà tappa nella nostra Regione. Se il Giro muove 100mila persone, il Tour più del doppio.

    Deve essere un’opportunità straordinaria per far conoscere il Piemonte, le sue bellezze, i suoi prodotti. Non lasciamocela sfuggire. Occorre però muoversi per tempo, non aspettare l’ultimo giorno. Preparare manifestazioni a corredo della corsa; tirare a lucido edifici, monumenti, chiese, insomma tutti i nostri gioielli; predisporre il meglio dell’accoglienza alberghiera e enogastronomica; cancellare gli obbrobri (e sono tanti!) che deturpano le nostre città e le nostre strade.

    Insomma, come facevano i nostri nonni nel giorno della festa: regalare agli occhi del mondo la grande bellezza, naturale e artistica, del nostro Piemonte

     

     

     

     

     

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  • SCAFFALE: LA BRAVA GENTE DI MARGHERITA OGGERO

    20 ottobre 2023 • LUOGHI E LIBRI • 1840

    bravagente

    Quanti possono essere i colori dell’animo umano? E quante le sfumature che lo compongono? Può, lo stesso animo passare dalla notte più buia al fulgore di gesti generosi e imprevedibili?

    Un continuo contrappunto, tra una storia e l’altra, con cambi di scena repentini, quanto imprevisti, caratterizzano l’inizio del romanzo. Storie che si intrecciano nel susseguirsi delle pagine dando quindi completezza alla storia. In questa infinita tavolozza, Margherita Oggero, si diverte a pennellare, con tratti decisi o delicati, e ci restituisce una tela preziosa e raffinata su cui possiamo osservare e approfondire i racconti individuali, prima che si intreccino e diventino collettivi. La sua amata Barriera di Milano, così ricca di umanità, diventa nostra, perché esalta e condivide le sfaccettature appartenenti a ciascuno di noi: invidie, gelosie, ma anche solidarietà e compassione. Sentimenti comuni da cui nessuno può dirsi fuori.

    Deborah, detta Debby, che vuole convincere la madre Linda a uccidere il marito e padre, individuato come unico colpevole dei loro mali, o la vedova Caterina che vive nel terrore di finire dimenticata in casa di riposo per volontà del figlio, o la voglia di riscatto di Florin che ha il desiderio di comprarsi una casa, o l’antica rivalità fra Linda e Giuseppina scatenata dall’amore per lo stesso ragazzo. Storie comuni e reali che diventano trama e tessuto di una società viva e vivace, con cui l’imprevedibilità del destino, si diverte a giocare.

    Margherita Oggero si conferma ancora, se mai ne avesse bisogno, un’acuta osservatrice dell’umanità e ci regala un romanzo scorrevole e intenso che si legge con grande piacere. La sua capacità di scrittura, che la conferma ancora una volta tra le più grandi scrittici italiane, riesce a mettere in evidenza, gesti e situazioni comuni, restituendo loro la giusta profondità. Sullo sfondo un ambiente sovente al limite della legalità, dove solidarietà ed empatia non sono così comuni e tutt’altro che scontate, ma, di fatto, si trasformano nella vera forza che muove verso il cambiamento.

    Patrizia Durante

     

    BRAVA GENTE

    Margherita Oggero

    HarperCollins Edizioni

    19.00 euro

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