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  • I FIGLI NON SI COMPRANO

    19 ottobre 2023 • COSE NOSTRE • 1801

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    A una giovane donna (a me molto cara), insegnante di sostegno e precaria nella scuola elementare statale, non è stata rinnovato l’incarico per quest’anno scolastico perché si è diffusa la voce che fosse incinta, nonostante mancassero molti mesi al periodo di permesso per maternità. Non sono rari i casi di ragazze a cui, al primo colloquio per assunzione, venga ancora chiesto se è sposata e se intende avere figli.

    Riflettendo su questi fatti mi imbatto nella notizia che – certificato dall’ Istat – in questa estate 2023 in Italia i single hanno superato le coppie: in base all’ultimo rapporto annuale chi vive da solo rappresenta il 33,2 per cento della popolazione contro il 31,2 delle coppie.

    Sommando questi due dati capisco perché l’Italia resti uno dei paesi d’Europa con il più basso dato di natalità. 1,25 nascite per donna, davanti solo alla Spagna con 1,19 e Malta ultima con 1,13.

    L’ inversione di questa rotta, per cui presto saremo un paese di vecchi, non può arrivare solo con i soldi, cioè con un maggior sostegno economico. Non è vero che non si fanno figli perché non si hanno soldi: mia nonna, che è vissuta all’epoca della Malora di Beppe Fenoglio, partorì e crebbe 7 figli.

    La risposta deve essere soprattutto culturale e sociale: una nascita deve essere vissuta come un dono, cioè proprio come si diceva un tempo come un lieto evento. E invece sembra che l’annuncio di una gravidanza sia quasi una tragedia.

    E invece, qualsiasi governo, per invertire la tendenza della denatalità – nelle varie proposte che ho letto – mi pare ragioni sempre e solo in termini economici.

    Dare più soldi alle madri, aumentare gli assegni famigliari, regalare qualche settimana di permesso in più per i padri…. Forse ha preso alla lettera quel detto piemontese per cui “i figli si comprano”…. Continue Reading

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  • LE MELE, DALL’ ALBERO AL PIATTO

    14 ottobre 2023 • CINQUE SENSI • 1819

    MELE

    Abbiamo seguito alla lettera il consiglio di Angelo Branduardi nella canzone “Cogli la prima mela” e  siamo andati a raccogliere le mele. Siamo andati nel Saluzzese, in provincia di Cuneo, una delle zone in Italia più vocate alla frutticoltura,  dove si  producono, oltre a varie qualità di mele, anche pesche, mirtilli, pere, kiwi e uva da tavola. Tremila quintali di mele prodotti ogni anno in questi filari con le gala estive e rosse di Cuneo igp.

    Siamo nel pieno della raccolta in questa che è l’ attività finale e principale di una stagione intensa. Le mele non crescono e maturano da sole, vanno curate e seguite per tutto l’ anno: dalla potatura al diradamento dei rami con fiori e frutti, alla raccolta tutta fatta rigorosamente a mano.

    Come utilizzare le mele in cucina? Sono tantissime le ricette con questo frutto, noi siamo andati alla Creperie Vecchia Saluzzo nel cuore della città della provincia di Cuneo per scoprire da Simona Bersano un uso delle mele davvero insolito quanto gustoso: crepes salate con grano saracena condite con mele, gorgonzola e speck. Ma anche le classiche dolci con gelato alla crema e arance amare

    Mangiando una mela, mangiamo la pioggia, le nuvole, tutti gli alberi che hanno portato alla nascita della pianta da cui è spuntata, gli insetti che l’ hanno impollinata, nonché il sudore e la fatica di chi l’ ha coltivata e raccolta, l’humus e il vento che hanno nutrito quel melo. Ma alla fine a noi importa soprattutto che sia buona, cruda o cotta

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  • CHE BELLO, UN’ALTRA PISTA PER IL BOB!

    12 ottobre 2023 • COSE NOSTRE • 2058

    pistabobcesana

    L’Italia sembra non imparare mai dagli errori o dalle sciagure del passato. L’alluvione colpì Firenze nel 1966, sono passati quasi 60 anni ed è cambiato poco o nulla. Ogni volta che piove, da qualsiasi parte nel nostro Paese, si registrano ingenti danni, spesso – purtroppo – anche vittime. La lezione di allora pare non abbia insegnato niente. E gli esempi potrebbero continuare, a iosa.

    Ma soffermiamoci su un caso più recente e che ci tocca da vicino. Nel 2006 a Cesana fu realizzata la pista di ghiaccio per le gare di bob e slittino. Un’opera faraonica assolutamente mai più usata dopo le gare delle Olimpiadi.

    Uno scempio nel cuore delle Alpi piemontesi, una vera cattedrale nel deserto. Ebbene a Cortina, in previsione dei Giochi del 2026, hanno intenzione di costruirne un’altra, costo 120 milioni di euro. A nulla è servita l’offerta del Piemonte di usare la nostra: offerta, anzi, respinta con sdegno, ce ne costruiamo una noi. A quel punto la popolazione è insorta, sono nati numerosi comitati spontanei di protesta. E allora si pensa di chiedere ospitalità a Innsbruck, in Austria, o addirittura a Pechino.

    Una follia.

    O meglio una vera e propria speculazione edilizia, come quella che fu fatta, 18 anni fa, nelle nostre valli. La pista di Cesana è là, grigia e tetra sotto il sole e la pioggia, a ricordarci l’errore madornale compiuto. Gli atleti che utilizzano quell’impianto costosissimo da realizzare (e soprattutto da mantenere)  sono in tutto una cinquantina – tra bob, slittino e skeleton – ma a Cortina lo vogliono fare ugualmente, con enorme sfregio all’ambiente, alla montagna, al risparmio energetico e spreco di denaro.

    Cosa può indurre un amministratore a respingere l’offerta del Piemonte e a intestardirsi nel voler spendere soldi pubblici per una pista che alla chiusura dei Giochi sarà solo una colata di cemento fra le meravigliose Dolomiti? Dispettucci e ripicche politiche? Non riesco davvero a capirlo.

    Sarebbe assai più logico riprendere i contatti con il Piemonte o tentare un accordo con l’Austria?

    Appunto sarebbe più logico, ma in certi ambienti la logica pare proprio non abitare.

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  • I VINI PASSITI ATTRAVERSANO TUTTA ITALIA

    7 ottobre 2023 • CINQUE SENSI • 1876

    VINIPASSITI

    Dalla Valle d’ Aosta all’ Isola di Pantelleria. I vini passiti attraversano davvero tutta Italia. Si tratta di vini ottenuti da uve sottoposte a processi di disidratazione, naturale sulla pianta, oppure forzata, in cantina dopo la vendemmia. Le origini dei passiti risalgono nella notte dei tempi. Pare che addirittura gli Egizi producessero questi distillati da uve secche

    Famosissimi i passiti di Pantelleria e delle Isole Lipari che godono dell’ eccezionale clima delle terre siciliane, ma sorprendenti anche quelli che arrivano dalle montagne della Valle d’ Aosta (prodotti con uve Chambave) e delle colline del Canavese, soprattutto con l’ Erbaluce

     

    Conosciuti soprattutto come vini da meditazione oppure da abbinare al dolce, ma possono essere abbinati anche agli aperitivi o ai primi piatti

     

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  • SCAFFALE: CIELI SERENI DI LUCA PEYRON

    6 ottobre 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2062

    CIELI

    Può un sacerdote appassionarsi alla scoperta del cosmo tanto da scriverci un libro? Certo che può!

    E “Cieli sereni – Trovare Cristo seguendo le stelle” di Luca Peyron – Edizioni San Paolo – ne è la prova. Un libro che, a detta dello stesso autore, non ha la pretesa di essere scientifico, ma potrebbe aiutare uno scienziato a scoprire quanto possa essere serio ciò che non è solo scienza. Non è un libro per gli astronomi, ma potrebbe aiutare i massimi esperti del settore a scoprire quanto possa essere preciso il suo rapporto con Dio. E, a differenza di quanto potremmo aspettarci, non è neppure un libro per i credenti, ma un credente potrebbe scoprire quanto è bello mettere in pratica le scoperte scientifiche dal proprio balcone.

    Ha ragione don Luca, questo non è un libro per qualcuno in particolare, di fatto, è un libro per tutti. La sua esperienza , così empirica e sperimentale, coinvolge e stupisce. La condivisione della bellezza sconosciuta del cielo affascina e far venir voglia di provare a infrangere quella nera volta puntinata e scoprire i colori nascosti, che solo il telescopio può rivelarci.

    La distanza e il tempo sono concetti complicati per noi piccoli uomini che viviamo concentrati e ripiegati sul nostro ombelico e sul nostro fazzoletto di terra, questo libro, con le sue spiegazioni semplici, ci apre all’immensità e all’eternità. L’idea di osservare oggi, una luce partita da una sella migliaia di anni fa, è angosciante, ma anche illuminante e porta a inevitabili domande: cosa ci sarà ora nell’universo al posto di quella stella? Quale sarà stata la sua evoluzione? Starà ancora inviando il suo impulso luminoso o sarà spenta per sempre?

    E se una stella, che è parte di un sistema perfetto, dove il movimento è armonico e puntuale, che segue una logica che noi uomini abbiamo ingabbiato in leggi fisiche, può smettere di vivere, perché noi minuscoli esseri occupanti di un minuscolo pianeta, pensiamo ( e perfino pretendiamo) di essere eterni? Luca Peyron osserva la volta celeste (anzi, nera più del nero!) con gli occhi di un bambino e ci conduce, con gioia e stupore, a scoprire la meraviglia.

    Pagina dopo pagina, apre la nostra mente e soprattutto il nostro cuore all’immenso, a quello vero, a quello che ci lascia spiazzati e senza fiato, ma ci aiuta a ridurre i nostri piccoli problemi quotidiani alla dimensione reale. Come le stelle, siamo solo di passaggio, e come le stelle, solo una cosa potrà arrivare a chi osserverà la nostra vita dopo di noi: la bellezza, la luce e gli infiniti colori della nostra anima.

    Patrizia Durante

    Cieli sereni – Trovare Cristo seguendo le stelle (e con l’uso di un telescopio)

    Luca Peyron

    Edizioni San Paolo

    15.00 euro

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  • ASSENTI IN AULA, SCATENATI SULL’ EGIZIO

    5 ottobre 2023 • COSE NOSTRE • 1454

    MUSEO EGIZIO

    Negli ultimi giorni sono saltate alcune sedute del Consiglio Regionale del Piemonte per mancanza del numero legale. Troppi consiglieri e assessori assenti. Dall’ inizio legislatura, cioè 4 anni fa, su 270 sedute ne sono state cancellate 95, sempre per troppi scranni vuoti. Più di un terzo delle assise di Palazzo Lascaris, il parlamentino della nostra regione, non si è tenuto per colpa di chi non c’era

    Ma, scusate, cosa li abbiamo eletti a fare? La domanda sarà tacciata come banale e qualunquistica. Mah…

    Se poi andiamo a guardare i dati delle Camere del nostro Parlamento, vediamo che il tasso di presenza in aula è del 75%. Per 126 fra deputati e senatori il tasso scende a meno del 60% di presenze. Infine ci sono 37 nostri rappresentanti che vanno in aula tra le 0 e le 15 volte in una legislatura.

    Mi si dirà: non è in quei luoghi che si fa politica. La politica la si fa tra la gente, oppure sui giornali e in tv. E qui, invece, è una vera gara – a suon di sgomitate – per essere presenti, apparire, farsi notare.

    A costo di dire delle sonore stupidaggini.

    E’ accaduto ancora. Un assessore regionale e un pezzo grosso di un partito della maggioranza di governo, hanno tuonato contro Christian Greco, direttore del Museo Egizio, e hanno perorato la causa per una sua cacciata o per il non-rinnovo del suo incarico.

    La sua colpa? “Non è dei nostri”.

    Peccato sia ritenuto- da tutti gli esperti del settore – il miglior egittologo al mondo.

    Peccato abbia portato il Museo torinese a sfiorare il milione di visitatori l’anno.

    Peccato stia lavorando alacremente, e con grande passione, per celebrare il bicentenario del secondo Museo Egizio al mondo, dopo quello del Cairo.

    E scusate se è poco.

    Tra meno di un anno andremo alle urne per rinnovare anche il Consiglio Regionale del Piemonte. In migliaia verranno a chiederci il voto. Poi si stracceranno le vesti per la scarsa affluenza alle urne.

    Ma se nemmeno voi andate a votare in aula…

    Mi verrebbe da dire: vorrei essere governato da un Faraone!

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  • Il Cardo gobbo di Nizza Monferrato: origini, curiosità e ricetta

    30 settembre 2023 • CINQUE SENSI • 13139

    cardo-gobbo

    E’ il simbolo della Scozia ed è associato al motto latino Nemo me impune lacessit (Chi mi provocherà, non resterà impunito). E’ il cardo. Narra la leggenda che un gruppo di Vichinghi stava per sorprendere nel sonno i guerrieri scozzesi, ma uno degli invasori mise un piede su un cardo selvatico, le sue urla servirono da allarme ed evitarono l’occupazione della Scozia.

    Il cardo è un ortaggio invernale simile al sedano e appartenente alla famiglia dei carciofi: è infatti conosciuto anche con il nome di carciofo selvatico. E’ una pianta antica di origine mediterranea, originaria forse dell’Etiopia, ma resti consistenti sono stati rinvenuti anche nei corredi funebri conservati nelle tombe egizie. Plinio il Vecchio, nel suo Naturalis historia, lo esalta come ortaggio pregiato.

    Nei tempi antichi i germogli e i semi del cardo erano utilizzati per produrre il caglio per i formaggi e le prime testimonianze del suo utilizzo in cucina risalgono solo al 1500; due medici della corte Sabauda scrivevano: “i cardi si mangiano ordinariamente nell’autunno e nell’inverno fatti teneri e bianchi sotto terra”. Nel 1770 i cardi sono menzionati nel libro di cucina “Il cuoco piemontese” nel loro abbinamento più classico, con la Bagna Caoda.

    Ma la sua storia, per quanto silenziosa, è lunga e ha aiutato i contadini poveri a sopravvivere quando il carciofo spopolava in Europa e arricchiva le tavole dei nobili. Ancora oggi è consumato più per tradizione che per utilità.

    Il cardo gobbo di Nizza Monferrato è di sicuro il più pregiato e richiesto, la denominazione “gobbo” deriva dal procedimento di coltivazione a cui è sottoposto. I cardi vengono seminati verso la metà di maggio, seguiti costantemente dal cardarolo per tutta l’estate, il terreno viene sarchiato irrigato e liberato dalle erbacce infestanti. Il cardo è molto sensibile alle gelate e quindi a inizio settembre viene sotterrato, il terreno sabbioso e soffice della Valle del Belbo è il migliore per questo tipo di coltivazione. La pianta, accuratamente legata, viene piegata su un fianco, facendo molta attenzione a non rompere le foglie o a danneggiare le radici; la si ricopre quindi con circa 20 cm di terriccio e lasciata sotto terra, a seconda della temperatura, da due a quattro settimane. In assenza di luce, la clorofilla, che rende le foglie amare e dure, diventa sostanza di riserva e il cardo diventa bianco e tenero, inoltre il tentativo naturale di fuoriuscita della pianta dal terreno, fa assumere agli steli la caratteristica forma irregolare, gobba appunto.

    Anche il cardo di Chieri e di Andezeno è molto diffuso in Piemonte. Ha la caratteristica di avere poche spine e di essere verde all’esterno e bianco nel centro. Il processo di sbiancamento di quest’ultimo avviene però mantenendo la pianta diritta e avvolgendola in sacchi neri.

    Questo ortaggio è noto fin dall’antichità per gli effetti benefici sul fegato, è utile per risolvere problemi digestivi e riattiva il metabolismo delle cellule epatiche, tanto da rallentare la progressione della cirrosi epatica.

    Il cardo, come abbiamo già scritto è ottimo crudo abbinato alla bagna caoda, ma viene consumato anche cotto, bollito e poi fatto saltare in padella con burro e latte è un buonissimo contorno per gli arrosti. Poco nota però è la ricetta dei cardi con le olive, sono un saporito ed economico antipasto.

     Cardi con le olive

    Ingredienti per 4 persone: 1 cardo, 100 gr di olive nere denocciolate, 50 gr di toma stagionata e grattugiata, 4 cucchiai di pangrattato, 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale e pepe.

    Preparazione: pulite con cura i cardi eliminando i filamenti e le spine, tagliateli a grossi tocchi, lessateli in acqua salata per circa un’ora a seconda delle dimensioni e della qualità. Una volta teneri, scolateli e metteteli in una pirofila assieme alle olive nere denocciolate e tritate grossolanamente. Cospargete con il pangrattato e condite con sale e abbondante pepe nero macinato al momento, spolverizzate quindi con la toma grattugiata, irrorate con un filo d’olio e mettete a gratinare nel forno già caldo a 150° per venti minuti. Buon appetito!

    Patrizia Durante

     

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  • I NOSTRI BIMBI NON SANNO PIU’ CORRERE?

    28 settembre 2023 • COSE NOSTRE • 1721

    bimbi-corsa

     

    Ho la fortuna di vivere di fronte ad una scuola superiore e ogni mattina, quando mi sveglio, vedo ragazzi e ragazze che, alla prima ora, fanno educazione fisica. Ebbene la lezione consiste in gare di pallavolo o pallacanestro. Alcuni giocano, altri (la maggior parte) se ne stanno stravaccati sui materassi a bordo campo.

    Ricordo la mia infanzia, tanti anni fa. Interi pomeriggi passati a correre nei prati e nei parchi della città. Scatti a perdifiato, inseguimenti, gare a nascondino, a fazzoletto, a rincorrersi. Provate oggi a girare in un qualsiasi spazio verde e ditemi se vedete bambini correre, spensierati. Una maestra della materna mi ha detto, sconsolata: “I nostri bimbi non sanno più correre, non sanno muoversi senza la salda mano di un adulto… al massimo quando sgambettano, sembrano macchinine dell’autoscontro, vanno a sbattere, uno contro l’altro”.

    Per carità: i genitori li iscrivono a nuoto, calcio, danza, arti marziali, tennis, dove imparano la tecnica e a essere competitivi. E pagano fior di soldoni. Non parlo quindi di sport agonistici. Parlo della sana attività fisica che consiste nel correre, nel prendere coscienza del proprio corpo, nel camminare, nell’andare a scuola a piedi. Oggi si arriva quasi fino in classe con la macchina, o al massimo si fanno pochi passi, quasi sempre tenuti per mano, per arrivare all’ingresso e salire i quattro scalini per arrivare in aula. In altre occasioni c’è l’ascensore. E in casa? Spaparanzati di fronte alla tv.

    In Italia, il sovrappeso rappresenta il 9% della spesa sanitaria, riduce il pil del 2,8% e, per coprire questi costi, e ogni cittadino paga circa 300 euro di tasse supplementari all’anno. Ma al di là degli aspetti sanitari, quel che fa male, è vedere bimbi che non sanno più correre, saltare la corda, e il gioco della settimana, non sanno neppure cosa sia. Che nostalgia per quelle corse a perdifiato giù per le scale, finiti i compiti, per andare al parco a giocare con gli amici. Per quelle partite nel campetto dell’oratorio. Non erano solo passatempi, ma attività che ci mantenevano in salute e ci accompagnavano in un cammino di socializzazione, consapevolezza del proprio corpo e indipendenza.

    Con la riforma, nella scuola elementare da quest’ anno ci saranno due ore di educazione motoria per i bambini che fanno il tempo pieno, gestite da insegnanti in scienze motorie, Forse siamo sulla strada giusta.

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  • SCAFFALE: A PROPOSITO DI BEA DI HUMBERT

    22 settembre 2023 • LUOGHI E LIBRI • 1969

    bea

    Riccardo Humbert prima di dedicarsi alla scrittura è stato autore televisivo e regista. E lo si evince leggendo il volume “A proposito di Bea”, seconda puntata della bizzarra saga di questa ragazza che si svolge fra Exilles, Torino, Lione, eccetera: è il seguito del “Cappotto di Bea” ma soprattutto ne è la naturale continuazione. E ci sarà un’ altra puntata, statene certi, lo si intuisce dall’ultimo capitolo, lasciato in bianco, volutamente.

    D’altronde il “Cappotto di Bea” è stato selezionato al Salone del Libro di Torino tra i finalisti del progetto “Guarda che storia! Racconti per lo schermo”. Si tratta di una selezione di romanzi adatti alla trasposizione televisiva, e quindi siamo in perfetta continuità.

    Un vecchio cascinale a Exilles lasciato in eredità a tre lontani cugini che non si conoscono, con esistenze diametralmente opposte, ma che si trovano a incrociare le proprie vite per via di quel lascito. Beatrice è il legame fra di loro? O piuttosto è la comunità di Exilles, in Valsusa, con i suoi strani abitanti, il suo forte, le sue montagne ad assurgere al ruolo di vero protagonista di questa strana saga. E così conosciamo il sindaco, la segretaria comunale, il barista con la erre blesa, gli eccentrici muntagnin nelle loro giornate quotidiane segnate dalla pandemia Covid: le vicende di questa seconda “puntata”, infatti, si svolgono nel 2021.

    Riusciranno Bea e i suoi cugini a realizzare il progetto per quel cascinale di Exilles? Lo scopriremo alla prossima puntata, anche se i protagonisti non sanno ancora che alle porte c’è la guerra in Ucraina che magari scompaginerà ulteriormente i loro piani.

    RICCARDO HUMBERT

    A PROPOSITO DI  BEA

    GRAFFIO EDITORE

    17,50 euro22

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  • IN AUTO MALE TORINESI E VERBANESI, BENE CUNEESI E ASTIGIANI

    21 settembre 2023 • COSE NOSTRE • 2124

    multe

    Torinesi, verbanesi e vercellesi sono i guidatori più multati del Piemonte. Torino, infatti con quasi 40,5 milioni di euro, è risultato essere il comune piemontese che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni per  violazioni al Codice della Strada. Seguono Novara (poco meno di 1,9 milioni) e Asti (1,5 milioni), mentre sul versante opposto della classifica troviamo Biella, con più di 590mila euro, e Cuneo (1,2 milioni).

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto in regione – che significa sborsato per multe dagli automobilisti piemontesi – supera i 48,3 milioni di euro.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli circolanti, la classifica piemontese cambia leggermente, anche se non per la prima posizione, dove si trovano ancora i guidatori torinesi, che – in media – nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni per 69 euro a testa. Seguono nella graduatoria regionale i conducenti verbanesi, che mediamente hanno dovuto pagare contravvenzioni pari a 49 euro, mentre al terzo posto si posizionano quelli vercellesi, dove la “multa pro capite” è stata pari a 39 euro.  Ai piedi del podio si trova Asti (26 euro), seguita, a pari merito, da Novara e Cuneo (25 euro). Chiude la classifica regionale Biella, con una multa pro capite di 16 euro.

    Quindi i Torinesi e i Verbanesi sono i più scorretti, mentre Biellesi e Cuneesi rispettano maggiormente le regole al volante? Oppure in alcune province si fanno più controlli e in altre meno? Non ci può essere una risposta univoca. Quel che è certo, però, è che questi dati servono anche per stabilire i tariffari delle assicurazioni automobilistiche. Quindi i rincari toccheranno maggiormente i Torinesi e meno Cuneesi e Biellesi.

    Intanto, sempre sul fronte automobilistico, è stata rinviata la decisione di vietare la circolazione alle vetture Euro5. Se ne riparlerà nel 2024 per gli anni successivi. Una buona notizia per i possessori di quelle auto che non potevano permettersi un nuovo acquisto. Ma inquinano tanto, come sostiene la UE? Sarà vero? Per intanto andiamo avanti così e respiriamo smog. Poi si vedrà.

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