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  • COLTIVARE, OASI DI RELAX E DI GUSTO

    16 settembre 2023 • CINQUE SENSI • 1780

    Coltivare

    Coltivare deriva dal latino cultivare, cioè curare un terreno o una pianta. Ma a proposito dell’ agri-relais Coltivare di La Morra, nel cuore delle Langhe, forse ci sono altri significati: coltivare un sogno, coltivare una passione, coltivare un desiderio. Oppure anche che a tavola si coltivano amicizie, affari, incontri, amori.

    E’ La famiglia Bagnasco al gran completo ad aver coltivato un sogno e ad averlo realizzato. Prima, per anni, nel gestire la grande azienda vinicola Brandini, nel cuore delle terre del Barolo, adesso anche nell’ offrire un relais dove si vive immersi nella natura tra vigneti e noccioleti, dove si mangia divinamente, un’ oasi davvero da sogno.

    Una ventina di ettari per produrre baroli e altri vini di gran classe, a partire da un grande Alta Langa. E adesso è stato scelto uno chef stellato per fare attrarre i gourmand più raffinati: Luca Zecchin, una stella Michelin, si è integrato alla perfezione  nella filosofia del coltivare, accanto alla cucina c’è l’ orto e anche un pollaio per avere sempre uova fresche, appena “sfornate”. Ma c’è anche la serra con semi, erbe officiali e germogli da usare in cucina.

    E la cucina dello chef stellato Zecchin con questi prodotti a metri zero diventa semplicemente sublime.

    Coltivare anche passioni e desideri e quindi in questo agri-relais vengono proposte emozioni pure come escursioni alla ricerca di tartufi, oppure nei vigneti e in cantina per assaggiare vini, formaggi, salumi.

    Insomma se avete il sogno di vivere emozioni a 360 gradi,  di soddisfare tutti i  5 sensi… l’ agri-relais Coltivare di La Morra è il posto giusto per viverlo, per realizzarlo.

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  • DALLA THYSSEN A BRANDIZZO, NON CAMBIERA’ MAI NULLA

    14 settembre 2023 • COSE NOSTRE • 2160

    MORTIBIANCHE INCIDENTILAVORO

    L’altra notte, appena mi è giunta la notizia della tragedia di Brandizzo, in un attimo sono ripiombato nell’incubo del 6  dicembre 2007. Una telefonata dei Vigili del Fuoco, una corsa affannosa fino allo stabilimento Thyssen di corso Regina e poi dirette, collegamenti, servizi, inchieste, interviste… anni di dolore vissuto e raccontato per i telegiornali. Stessa trafila per la sciagura di Fossano al Mulino Cordero del luglio 2007 e per tante altre morti bianche.

    Non è cambiato nulla. Sono passati 16 anni e si continua a morire sul posto di lavoro. Kevin, Michael, Giuseppe, Giuseppe, Giuseppe: è il triste necrologio delle vittime di Brandizzo. Ma dietro quei nomi ci sono storie, umanità, sogni spezzati, speranze, amori, dolori immensi di parenti e amici. Non si può cancellare tutto dopo pochi giorni e aspettare inchieste e processi che tanto non arriveranno mai a nulla: è un triste rituale che abbiamo già visto milioni di volte.

    Non è civile un Paese dove una triste media di tre vite vengono spezzate ogni giorno, dove ogni sessanta secondi qualcuno si fa male (spesso anche gravemente o con invalidità perenni) per guadagnarsi il pane e per mantenere la famiglia.

    La sicurezza sul posto di lavoro è ancora considerato un costo, un obbligo, un gravame per le imprese. La cultura della propria e altrui incolumità è lungi da venire. Le leggi ci sono, basterebbe rispettarle. Ma è sufficiente un dato: in provincia di Torino ci sono 4 ispettori del lavoro per circa 200mila aziende. Quindi i controlli non si fanno, o sono evidentemente pochi, e le regole vengono aggirate.

    Nessuna illusione: le lacrime di coccodrillo di questi giorni saranno sostituite da altre, alla prossima tragedia.

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  • FRE’ DI MONFORTE D’ ALBA, UNA STELLA FRANCESE

    9 settembre 2023 • CINQUE SENSI • 1734

    ristorante-fre-reva

    Un pezzo di Francia nel cuore delle Langhe. Al ristorante Frè di Monforte d’ Alba, immerso nell’ oasi del Resort Reva si respira davvero aria transalpina. Non per il panorama che è quello tipico di Langa, in questa conca di vigneti che si perdono fino al Monviso, laggiù in fondo. Ma per la cucina che lo chef Yannick Allenò, tre stelle Michelin a Parigi, ha portato qui, in Langa. Ingredienti del territorio cucinati alla moda francese dove alla base c’è l’ estrazione della salsa da ogni prodotto, cioè dall’ usare solo l’ essenza di ogni cosa. A realizzarlo, a Monforte, il giovane chef italiano Francesco Marchese: e i risultati sono arrivati. Il ristorante Frè ha già ottenuto una Stella Michelin.

    I vini abbinati al menù sono di produzione propria, cioè del Resort Reva che significa grappolo, anche se non manca un’ impronta francese, come per il Sauvignon Gris.

    Sul tavolo, come portaposate, una serie di chiodi in ferro battuto, perchè in questa cascina ristrutturata un tempo lavorava un fabbro ferraio, il frè come si dice in piemontese

     

    Attorno al ristorante CI SONO piscine, spazi per i bambini, un oceano di vigne e laddove c’ erano le cantine, una SPA con saune, bagni turchi, piscina coperta sempre affacciata sui vigneti.

    Insomma tra delizie per il palato, per il corpo e per lo spirito, c’è davvero “da far girare la testa, da sentirsi sempre in giostra e in festa”, come cantava Edith Piaf.

     

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  • SCAFFALE: I DUE VOLTI DELLA VERITA’ DI BALLACCHINO

    8 settembre 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2290

    BALLACCHINO

    “I due volti della verità”, il secondo romanzo giallo di  Rocco Ballacchino per la casa editrice Mursia, ci coinvolge nella nuova avventura di Luca Moretti,  giornalista di nera che vive costantemente controcorrente, protagonista di uno spinoso caso in cui si impegna, nonostante tutto e tutti, anche quando i giochi sembrano fatti.

    In una Torino frenetica e caratterizzata dal clima natalizio (festività che ovviamente detesta) Moretti viene contattato da Vincenzo Calafiore, in arte Calippo, protagonista di una breve stagione di successo in ambito musicale, che gli strappa un appuntamento con la promessa di importanti rivelazioni destinate a scuotere e rivoluzionare l’ambiente canoro. Quando però Moretti giunge a casa di Calafiore ha l’amara sorpresa: Calippo è stato ucciso. Chi sapeva del loro incontro e ha avuto interesse a toglierlo di mezzo?

    È inevitabile l’entrata in scena del commissario Caruso che tenta, da subito, di erigere un confine preciso destinato a tenere Luca Moretti fuori delle indagini. Ma lo spigoloso giornalista non ha limiti, in nessun ambito, e parte con un’indagine solitaria che si sposta fino a Milano e  prosegue con metodi, non sempre leciti, ma con la consueta determinazione che non lo fa retrocedere di un millimetro, anche quando Caruso dichiara il caso chiuso.

    Determinazione che sfocia nella caparbietà nel rapporto, mai chiarito e dichiarato, con la collega Donatella, tanto che la donna decide di prendersi una pausa, rimettersi in gioco, e regalarsi una nuova occasione. Il rischio di perdere l’amore diventa quindi concreto per il burbero giornalista.

    Quando iniziamo a leggere un libro di Ballacchino sappiamo già che non affronteremo una semplice indagine, ma che il Giallo sarà “usato” come mezzo per mettere in evidenza magagne e problematiche proprie della nostra società. E anche questa volta gli spunti di riflessione non mancano: sotto la lente d’ingrandimento dell’autore finiscono la vacuità e la pericolosità di certi successi che durano lo spazio di un’estate ma che, di fatto, sconvolgono l’intera esistenza dei loro protagonisti. Ma anche i raggiri messi in atto dagli agenti di un mondo che regala illusioni a piene mani, lasciandoti poi cadere, da solo e senza paracadute, nella realtà dei mancati guadagni e del furto dei diritti d’autore.

    L’argomento principale è però la verità. Quanti sono i suoi volti? A quante differenti interpretazioni può piegarsi? Il confine fra vittima e carnefice è sempre così netta? E in amore, qual è la demarcazione tra attenzione e stalking? E ancora, in ambito giudiziario, è così sicuro che gli inquirenti non agiscano sotto l’impulso di pregiudizi usati per confutare una soluzione rapida e precostruita? Insomma, è un libro che affronta, su diversi piani, temi importanti e arriva, con ritmo incessante e frenetico, a soluzioni tutt’altro che scontate.

    In questa prova Ballacchino è cresciuto, accanto alla buona scrittura e alla azzeccatissima descrizione di Torino nel periodo natalizio, è riuscito a far emergere i tratti psicologici più profondi dei suoi personaggi. Tanto da riuscire a squarciare la corazza di Luca Moretti e permetterci di scoprire un’ulteriore verità: non sempre le persone sono quello che mostrano.

    Patrizia Durante

    I DUE VOLTI DELLA VERITA’ – TORINO, LUCA MORETTI INDAGA ANCORA

    Rocco Ballacchino

    Mursia Editore

    18.00 euro

     

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  • TRILUSSA E I CONTI DEI RISTORANTI

    7 settembre 2023 • COSE NOSTRE • 1890

    RISTORANTE

    Nell’estate degli scontrini pazzi e delle relative polemiche, è passato – quasi sotto silenzio – un aumento generalizzato dei prezzi per mangiare fuori casa almeno del 15-20 per cento. Tutti a discutere e a polemizzare sul ristoratore che aggiunge 2 euro per tagliare a metà un toast o per portare un altro cucchiaino se il dolce lo consumiamo in due. Tutti pronti a stracciarsi le vesti.

    Intanto per pranzare o cenare al ristorante, in pizzeria o in trattoria si debbono scucire dai 35 ai 40 euro a cranio. E mi riferisco a un antipasto seguito da un primo o da un secondo, con un calice di vino o una birra. Sicuramente ci sarà chi ha speso molto di più (un amico ha pagato 95 euro per la sua cena in una masseria del Salento), ma pochi saranno quelli in grado di indicare prezzi più modici. Nelle Marche, nei paesi dell’interno, i prezzi sono ancora contenuti, ma nei locali sul mare il conto medio si aggira attorno ai 40 euro.

    In una settimana a Parigi non ho mai speso meno di 35-40 euro a testa, per un piatto e un antipasto o un dessert divisi in due con mia moglie. Ma in Francia lo stipendio medio si aggira sui 2mila euro netti, al mese. Sempre a Parigi non ho trovato un distributore – in agosto – con prezzi della benzina inferiori ai 2 euro al litro.

    Una mia amica in Albania ha speso – in ristoranti di pregio, sulla costa – mai più di 20-25 euro a  testa, ma in quel Paese lo stipendio medio non arriva a 900 euro.

    In Italia lo stipendio medio – secondo l’ Istat – è di circa 1500 euro, ed è cresciuto in un decennio del 12 per cento. Ripeto: in un decennio. I rincari, in un anno, del 20 per cento. Ecco perché mangiare fuori è sempre più salato e quindi sembrerebbe più difficile. Eppure i ristoranti sono quasi sempre pieni.

    Come mai? Chissà perché? Forse aveva ragione Trilussa….

    Me spiego: da li conti che se fanno

    seconno le statistiche d’adesso

    risurta che te tocca un pollo all’anno:

    e, se nun entra nelle spese tue,

    t’entra ne la statistica lo stesso

    perch’è c’è un antro che ne magna due.

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  • IL BIVIO DI CERRETTO LANGHE, DOVE SENTIRSI A CASA

    2 settembre 2023 • CINQUE SENSI • 2269

    trattoria-del-bivio

    E’ facile intuire perché abbiano deciso di chiamare questo ristorante Bivio. Si trova, infatti, sul crocevia della strada che porta da Cerretto Langhe e Albaretto Torre. Siamo nel Cuneese, in Alta Langa, terra di vigne e noccioleti. Ma la storia di questo ristorante, aperto 26 anni fa, è una storia tutta da raccontare. Un vero ristorante a conduzione famigliare, dal 1997 ai fornelli Massimo in sala la moglie Selia. E Massimo ha imparato tutto dalla mamma, una vera cuoca ancora oggi a 85 anni. Una cucina profondamente legata al territorio, con il pane e tutti i lievitati preparati ogni giorno dallo chef.

    Da non perdere una visita alla cantina: tutta scavata nel cuore delle colline di Langa, tutta scavata con il martello pneumatico dallo stesso chef Massimo insieme al suocero: da ammirare una ricca collezione di Champagne, oltre ovviamente ai pregiati vini rossi del territorio.

    Insomma, se volete mangiare e bere bene, e sentirvi proprio come a casa vostra, in famiglia…. non ci sono dubbi Ristorante Bivio di Cerretto Langhe. E non potete sbagliare: è proprio sul  bivio.

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  • TUNNEL DEL MONTE BIANCO E PONTE SULLO STRETTO

    31 agosto 2023 • COSE NOSTRE • 1980

    CANTIERIAUTOSTRADE

    Dà sempre fastidio l’ affermazione….noi l’ avevamo detto! Ma andatevi a rileggere Il Punto  del 24 aprile scorso. Lanciavamo l’ allarme sulle chiusure del tunnel del Monte Bianco dal 4 settembre per addirittura 15 settimane, fino cioè al 18 dicembre. Ma non solo: queste chiusure si ripeteranno ogni anno fra settembre e dicembre per 17 anni. Avete capito bene: per 18 anni il tunnel del Bianco resterà chiuso in autunno per 15 settimane.

    E adesso tutti a lanciarsi in grida di allarme: come faremo? Tutto il traffico, leggero e pesante, da e per la Francia dove passerà? La gran parte delle automobili e dei Tir si riverseranno sull’ autostrada della Valle di Susa, non essendo ancora pronto il Tenda e nemmeno è confacente il transito da Ventimiglia per chi deve dirigersi verso il Nord Europa. Impensabili il Sempione o il Brennero viste le restrizioni imposte dalla Svizzera e dall’ Austria al traffico pesante.

     Ogni giorno nel tunnel del Monte Bianco passano 7-8mila fra automobili e camion, circa 200mila al mese. Ve li immaginate tutti in coda sulla tangenziale di Torino? Già intasata e con code chilometriche in molte ore del giorno…

     Ma noi siamo concentrati sul nuovo Ponte sullo Stretto. E la Tav? bah…lasciamo perdere… quell’ infrastruttura sarà pronta, forse, tra dieci anni.

     Intanto in Piemonte si resta imbottigliati per ore a respirare i gas tossici dei Tir.

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  • Gorgonzola, dalle origini ai casi di spionaggio

    26 agosto 2023 • CINQUE SENSI • 1829

    gorgonzola

    Quante invenzioni sono dovute al caso o alla fortuna? Il Gorgonzola, uno dei formaggi italiani più famosi e apprezzati al mondo, è una di queste.

    La tradizione più accreditata circa la sua nascita racconta che un casaro sbadato, arrivato a Gorgonzola (Milano), dimenticò un contenitore con latte cagliato. In una sosta successiva nello stesso paese, essendo sprovvisto degli attrezzi per fare il formaggio, aggiunse una seconda cagliata a quella precedente. In un terzo tempo mise le cagliate nelle forme e, dopo alcuni giorni, si accorse di aver ottenuto un nuovo formaggio con evidenti striature verdi, dal profumo intenso ma molto appetitoso. Era nato il più famoso erborinato d’Italia. Altri sostengono che il Gorgonzola sia nato sì per caso, ma per merito delle grotte naturali della Valsassina che hanno una temperatura ideale, compresa tra i 12 e i 16 gradi, che favorisce l’insorgenza e la maturazione delle muffe e il perfetto grado di maturazione.

    Comunque sia, il Gorgonzola è il nome riservato al formaggio giunto a maturazione, il Panerone è lo stesso tipo di formaggio ma tagliato e consumato fresco. E’ il grado di stagionatura che determina il sapore più o meno intenso del Gorgonzola. Cinquanta giorni di cure e riposo è il periodo minimo per ottenere un formaggio dolce e cremoso, sessanta per un gusto più inteso, ottanta giorni e oltre per un aroma deciso.

    Il marchio Dop è concesso al Gorgonzola prodotto nelle province di Bergamo, Biella, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Lecco, Milano Monza, Novara, Pavia, Varese, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli e altri 31 Comuni della provincia di Alessandria. Il Gorgonzola è ormai noto n tutto il mondo ed è oggi uno dei formaggi più esportati. Lo scorso anno sono state prodotte oltre 4 milioni di forme, delle quali il 31% esportate, per un giro d’affari di 550 milioni di euro. Secondo i dati della Coldirtetti, nei primi sei mesi del 2014, le esportazioni sono cresciute dell’8%.

    Tra i tanti apprezzamenti, persino letterari, e tra i moltissimi episodi e ricordi che hanno come protagonista il Gorgonzola, significativa è la storia tratta da un libro di Umberto Eco dal titolo: Perché agli italiani piace parlare del cibo. Racconta della sfortunata vicenda di Andrea Bertazzoni, un socialista rifugiatosi in URSS per sfuggire a una condanna subita in Italia. Andrea Bertazzoni aveva un solo e nobile intento, dare un significativo contributo all’edificazione socialista. Fondò quindi un caseificio a Rostov e incominciò a produrre forme di Gorgonzola. L’insolito e sconosciuto formaggio suscitò però la curiosità e il sospetto di uno dei capi della polizia segreta sovietica che fece arrestare Bertazzoni. I giornali titolarono: <Sabotaggio social-fascista. Agenti trockisti avvelenano il formaggio>. Intervenne quindi il commissario del popolo all’industria alimentare che inviò un esperto in tecnologia casearia il quale appurò la regolarità della produzione. Troppo tardi. L’allarme sabotaggio rientrò, ma non fu possibile intervenire per salvare lo sfortunato casaro italiano, infatti Bertazzoni era già stato spedito in Uzbekistan a <espiare i suoi errori con un piccone in mano, contribuendo alla costruzione del canale di Fergana, e a dormire nei caravanserragli, sulla dura terra dei musulmani sunniti>.

    Patrizia Durante

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  • SCAFFALE: GIALLO PROFUMO DI LIMONI DI BERNARDI

    25 agosto 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2065

    GIALLO

    Ho avuto il piacere di incontrare e scambiare quattro chiacchiere con Marco P.L. Bernardi allo stand dei F.lli Frilli durante l’ultimo salone del libro di Torino. Carlo Frilli mi ha parlato di questo giovane autore (romanzo d’esordio nel 2019) con toni lusinghieri e mi ha messo tra le mani il suo ultimo libro “Giallo profumo di limoni – L’avvocato Alfieri in un nuovo caso tra Torino e Sanremo” invitandomi a leggerlo.

    Devo ammetterlo, è stata una bella sorpresa. Bernardi è quella che si dice “una bella penna” attento e scrupoloso nella scrittura, fa pensare a uno scrittore d’altri tempi. Mai una parola fuori posto e soprattutto una linearità di pensiero e di trama non così comune. Il suo libro scorre come acqua fresca, e pur non mancando di intrecci e colpi di scena, tipici del Giallo, è rilassante.

    Ennio Alfieri, avvocato torinese e tifoso del Torino, con la passione per l’investigazione è un personaggio interessante e ben delineato. La vicenda si svolge nel 1973 e parte da una lettera anonima ricevuta da Alfieri, la sola vista di quella lettera riporta alla luce un fantasma sempre presente nella vita dell’avvocato, fin dalla sua adolescenza. Adolescenza vissuta a Torino, come il resto della sua esistenza, in un periodo preciso della storia del nostro Paese, quello della dittatura fascista. Un periodo che ha scavato solchi e irrimediabili divisioni nell’anima delle generazioni che l’hanno vissuta.

    È inizio primavera e la lettera anonima, assieme alla dipartita di un caro amico, costringe l’avvocato Alfieri a recarsi a Sanremo, la città dei fiori è già accarezzata dal sole e mette in mostra il meglio di sé per accogliere turisti e amanti della canzone italiana in occasione del suo Festival che è imminente.

    Proprio il clima festoso genera un contrasto netto da quanto vive l’animo dell’avvocato, immerso in un caso mai approfondito e risolto, archiviato anzi con grande fretta, riguardante un probabile serial killer e un misterioso delitto. Importanti saranno le tracce seminate come piccole molliche da un vecchio carabiniere in pensione e l’aiuto di don Mario, inseparabile amico fin dai tempi del liceo.

    Un amore giovanile straziante, l’ombra e la violenza della dittatura, la nostalgia per una giovinezza troncata e non vissuta a pieno, aleggiano sull’intero romanzo, che approfondisce in modo impeccabile, stati d’animo e dolori mai sopiti.

    La soluzione del caso non è scontata e neppure a portata di mano, Alfieri dovrà scontrarsi con una realtà imprevista e imprevedibile che metterà la parola fine a un sogno coltivato e coccolato e mai accantonato. La fine dell’illusione lo renderà però libero di godersi finalmente un presente reale e mai apprezzato fino in fondo. Perché i fantasmi sono più ingombranti delle persone in carne e ossa.

    Un doveroso grazie a Carlo Frilli per avermi dato l’opportunità di conoscere questo autore e il suo libro

    Patrizia Durante

    Giallo profumo di limoni – L’avvocato Alfieri in un nuovo caso tra Torino e Sanremo

    Marco P.L. Bernardi

    Fratelli Frilli Editori

    16,90 euro

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  • DOVE SONO FINITI I CARTELLI “CHIUSO PER FERIE”?

    24 agosto 2023 • COSE NOSTRE • 3623

    cartello-chiuso-per-ferie

    Il mese di agosto da sempre era quello delle lunghe vacanze e del grande esodo dal Nord. Fabbriche ferme, treni speciali per i lavoratori in viaggio verso Sud per le lunghe villeggiature, città  chiuse per ferie. Oggigiorno, ma la tendenza è iniziata già da qualche anno, non è più così.

    Girando per le città, quand’ero ragazzo, incontravo solo lunghe teorie di cartelli appiccicati sulle saracinesche dei negozi con la scritta “chiuso per ferie”.

    Ora, è rarissimo trovarne qualcuno.

    Sarebbe contento Sergio Marchionne, sorpreso dall’usanza italiana delle ferie uguali per tutti nel mese di agosto: “Nel 2004 la Fiat perdeva 5 milioni di euro al giorno. Stavo girando per il mondo, arrivo in Italia, vado in ufficio e non c’è nessuno. Ho chiesto: ‘La gente dov’è?’ ‘Sono in ferie’, mi risposero. Ma in ferie da cosa?” raccontò il compianto manager in un famoso discorso diventato virale.

    Ho ancora negli occhi le immagini di una famiglia che abitava nel mio stesso condominio. La sera prima dell’ultimo giorno di lavoro a Mirafiori, caricavano la 600 all’inverosimile di borse e valigie, per poter partire subito – finito il turno alla catena di montaggio – alla volta del paese d’origine nel Sud, per le 4 canoniche settimane di vacanza.

    Nel giorno di Ferragosto del 2000 non trovai un bar aperto per mangiare un toast a pranzo.

    Oggi le città sono piene, anche in questa settimana di Ferragosto. Pure i parcheggi in centro sono affollati di auto e non deserti come negli Anni Settanta, Ottanta e fino a una decennio fa.

    Segno che abbiamo cambiato abitudini di vacanza? Mancano i soldi per godersi lunghi giorni di meritato riposo? Forse entrambe le motivazioni.

    In ogni caso devo dire che non vivere più in una città deserta, ma poter godere di negozi e ristoranti aperti, non è poi malaccio.

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