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  • UN PANETTONE D’ ESTATE? PERCHE’ NO….

    22 luglio 2023 • CINQUE SENSI • 1836

    PANETTONEESTATE.JPG

    Ma chi l’ha detto che il Panettone sia solo il dolce di Natale. In tanti altri paesi, in Francia ad esempio, lo si consuma tutto l’anno. Anche d’ estate .

    Partendo da questa premessa, una nota industria dolciaria di Pinerolo (Torino), la Galup,  lancia il panettone estivo: il panettone D’AMARE con frutti tropicali e con limone candito profumato al basilico. Un Panettone con un nome originale, che rimane facilmente impresso nella memoria per via dell’assonanza tra le parole “d’amare” e “da mare”, un divertente gioco che riporta alla leggerezza della bella stagione.

    I due Panettoni hanno la fragranza tipica del panettone ma con un twist in più caratteristico dei freschi sapori dell’estate.

    Nel PANETTONE CON LIMONE CANDITO AL PROFUMO DI BASILICO il soffice impasto è arricchito con scorzoni canditi di limoni di Sicilia e avvolto dall’intenso profumo naturale del basilico. Il PANETTONE AI FRUTTI TROPICALI è invece caratterizzato da un mix di frutti tropicali – cubetti di ananas, mango e papaya semicanditi – sapori esaltati dal gusto della pasta d’arancia miscelata direttamente nell’impasto.

    Spesso il Panettone d’ estate si trova sugli scaffali di Eataly. Qualche anno fa ne comprai uno e lo portai per una grigliata di Ferragosto a casa di amici. Dapprima diffidenza e sorpresa e poi… un successo.

    Un’idea golosa e originale per arricchire le tavole estive, da gustare in abbinamento al gelato o semplicemente per godere di un momento di gustoso piacere.

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  • GIROVAGANDO: I TERRAZZAMENTI DELL’ ALTA LANGA

    21 luglio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 9600

    TERRAZZAMENTI ALTA LANGA

    Da quando, nel 2018, l’Unesco ha dichiarato l’arte del­la costruzione in pietra a secco  Patrimonio Im­materiale dell’ Umanità, si è riaccesa l’ attenzione sui paesaggi terrazzati dell’Alta Langa. Cascine, ciabot e muri a secco, tutti costruiti in pietra e tutti tirati su a mano, un sasso dopo l’altro: questo è il patrimonio architettonico dell’ Alta Langa che si estende fino alla Liguria.

    Nella motivazione dell’Unesco si legge che l’arte del costruire muri, ciabot e terrazzamenti a secco  riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture in cui le pietre vengono ammassate l’una sull’ altra non usando nessun altro elemento tranne, a volte, la terra. Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese.

    In Alta Langa corrono migliaia di chilometri di muri a secco, pazientemente costruiti utilizzando la pietra di Langa, presente in grandi quantità in tutta quell’area collinare che dall’Appennino giunge  fino all’Albese.

    Le cave di pietra delle Langhe, oggi ben visibili a Cortemilia, fornivano dunque materiali preziosi per il terrazzamento dei declivi, sui quali nascevano orti o vigneti. I muri a secco formavano anche il contrafforte necessario alla costruzione delle vie di comunicazione e spesso venivano impegnati per le fondamenta delle case. Il maggior numero di pietre, dette lòse, venina recuperato durante lo scasso eseguito per impiantare nuovi vigneti.

    Dopo decenni di abbandono e cementificazione indiscriminata, oggi il muro a secco torna protagonista di molte costruzioni contemporanee. Non solo per l’indubbia qualità estetica, ma per la sua importanza “ambientale”. Tra i vantaggi del muro a secco ci sono l’impiego di materiali locali, la migliore tenuta idrogeologica dei terreni e, non meno importante, la culla di biodiversità che il muro a secco garantisce. Al contrario del cemento, il terrazzamento con muri a secco è un’architettura viva, capace di ospitare al suo interno colonie di insetti, erbe, licheni e piccoli animali preziosi per l’equilibrio dell’ecosistema.

    E dopo aver osservato e percorso sentieri e scalinate, da Cortemilia a Castino, da Gorzegno a Cravanzana, da Torre Bormida a Castelletto Uzzone (solo per citare alcune delle decine di località di Alta Langa) obbligatoria una tappa in una delle tante osterie del territorio per assaporare un’ infinità di delizie: tajarin, ravioli del plin, insalata russa, selvaggina, tome e robiole per finire con l’ immancabile torta di nocciole.

     

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  • QUELLE CROCI SULLE VETTE DELLE MONTAGNE

    20 luglio 2023 • COSE NOSTRE • 2041

    CROCIMONTAGNA

    Vado spesso in montagna, mi piace scarpinare per sentieri e mulattiere, a volte, arrivo anche in vetta. Quindi incontro croci e cappelle votive. Ebbene, ogni volta che mi imbatto in questi simboli, mi viene da pensare e riflettere sulle vittime della montagna e non sul loro senso religioso. Quelle croci, quelle madonnine, mi richiamano ai soldati caduti, nel corso dei secoli, sulle nostre montagne, magari per difendere un confine (deciso dai potenti e non certo da loro), oppure ai tanti giovani morti per raggiungere una vetta, una cima o per aiutare persone in difficoltà. Al Passo del Pordoi ho visitato il cimitero militare germanico e una cappella piena di foto e lapidi di eroi delle guerre, e non solo.

    La croce esisteva già ben prima di Gesù Cristo, è un simbolo antico che richiama il senso verticale e orizzontale della vita umana. Non può disturbare davvero nessuno. Così come non disturbano quelle piramidi o torrette fatte coi sassi che si incontrano sui sentieri di montagna. Non ne conosco il senso, ma chi le ha realizzate, nel corso degli anni, voleva significare qualcosa e io lo rispetto.

    Su una funivia delle Dolomiti  l’altro giorno c’ erano due volontarie del Club Alpino Italiano che illustravano ai turisti le montagne, indicando nomi, altezze e suggerendo ogni tipo di escursione. BRAVE!!! Quello è il ruolo di chi ama davvero la montagna. E lasciate stare le croci. Sono lì da secoli e devono restare lì, nel tempo.  Ad ammonirci sulla caducità dell’ uomo,

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  • ERBALUCE, IL VITIGNO DELL’ ANNO

    15 luglio 2023 • CINQUE SENSI • 2212

    ERBALUCE

    “Elbalus è uva bianca così detta, come Albaluce, perché biancheggiando risplende: fa li grani rotondi, folti e copiosi e fa li vini buoni”. Così scriveva Giovan Battista Croce, agronomo di Sua Altezza il Duca Carlo Emanuele I, nel 1602.

    E’ questo  il primo documento ufficiale in cui si parla dell’ Erbaluce, vitigno autoctono del Canavese, provincia di Torino,  che quest’ anno è stato proclamato Vitigno dell’ Anno dalla Regione Piemonte. Viene prodotto in 36 comuni del Canavese attorno a Caluso: circa un milione di bottiglie l’ anno. Bartolomeo Merlo, presidente della Cooperativa Produttori di Erbaluce ci spiega che “se ne fanno tre tipi di vini,  quello bianco fermo, il brut e il passito”

     A Caluso, capitale dell’ Erbaluce, è stata recentemente inaugurata una vigna urbana, cioè proprio in mezzo alla cittadina, con l’ auspicio che diventi una vigna didattica per gli studenti di enologia del Canavese. 

    Prima doc per un vino bianco piemontese dal 1967, dal 2010 vino a denominazione d’ origine controllata e garantita, in questo 2023 la proclamazione a vitigno dell’ anno. Passato e futuro sono quindi splendenti e luminosi per l’ Erbaluce, come si evince dal profumo, dal colore e soprattutto dal nome. Erbaluce uguale Albaluce o Elbalus

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  • SCAFFALE: MICHELE FERRERO DI GIANNELLA

    14 luglio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2277

    micheleferrerolibro

    E’ stato l’ italiano più ricco nella classifica mondiale di Forbes. Sicuramente uno dei più famosi in tutti i 5 continenti. Eppure non era – ancora – mai stata pubblicata una sua biografia. Così come in vita non ci fu mai nessuna intervista. Parliamo ovviamente di Michele Ferrero, l’ inventore della Nutella e di mille altre dolcezze che deliziano il palato di miliardi di persone nel mondo.

    Salvatore Giuntella, giornalista di lungo corso, colma questa lacuna con la prima biografia dedicata al genio industriale delle Langhe, a 8 anni dalla sua morte, avvenuta a Monte Carlo all’ età di 90 anni. Una narrazione asciutta (mancano quasi totalmente aneddoti, veri o presunti, che si raccontano ancora oggi per le strade di Alba sulla vita e sulle abitudini del signor Michele), una ricostruzione rigorosa della vita imprenditoriale di quest’ uomo partito dal poco e nulla della pasticceria famigliare e giunto a governare un impero sparso in ogni angolo del pianeta.

    Un resoconto fatto di testimonianze dirette di chi è vissuto a fianco di Michele Ferrero, di chi ha collaborato in azienda e di chi ha condiviso il suo quotidiano. Una vita esemplare (dal libro di Giannella non emerge nemmeno un difetto del signor Michele…), una dedizione totale per il lavoro, un rispetto assoluto per i collaboratori (mai chiamati dipendenti). Insomma, un uomo che ha dato molto alla sua terra e agli abitanti di Langa, che non ha mai lesinato un investimento in solidarietà e in progetti di sviluppo nel Terzo Mondo, ma che soprattutto ha regalato – e regala ancora – a milioni di persone  eccelsi momenti di gusto e di estasi del palato.

    SALVATORE GIANNELLA

    MICHELE FERRERO

    SALANI EDITORE

    18 Euro

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  • TURISMO IN PIEMONTE, BENE MA NON BENISSIMO

    13 luglio 2023 • COSE NOSTRE • 2092

    TURISTI

    Leggendo i dati sul turismo in Piemonte nei primi mesi di quest’ anno mi tornano alla mente le parole, in dialetto, di mia mamma che, quando incrociava un pullman di turisti, commentava sconsolata: “Ma cosa vengono a fare? Cosa c’è da vedere da queste parti?”

     Quanto tempo è passato e quanto è cambiata la percezione nei confronti del nostro territorio.

    Con orgoglio scopriamo che tra gennaio e maggio di quest’anno sono arrivati in Piemonte oltre 2 milioni di turisti per 5 milioni di pernottamenti. Nel 2022 si erano raggiunti 5,5 milioni di arrivi e quasi 15 milioni di presenze. Tornando ai dati della primavera, i numeri dimostrano che è la Germania il primo mercato di provenienza estera, seguita da Svizzera, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi. Al sesto posto si piazzano gli Stati Uniti d’America con un incremento di circa il 50 per cento.

    Ma dove vanno questi turisti? Sono cresciute del 6,7 per cento le preferenze relative alla zona dei laghi, dell’8 per cento quelle per la montagna, del 10,2 per cento quelle per la zona delle colline e dell’11,8 per cento quelle di Torino e prima cintura.

     Bene, ma non crogioliamoci. Ricordiamo che partiamo da quel “ma cosa vengono a fare i turisti in Piemonte?”. Abbiamo fatto balzi da gigante, ma tanto resta ancora da fare.

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  • UN PIATTO FRESCO, IL CARPIONE ALLA PIEMONTESE

    8 luglio 2023 • CINQUE SENSI • 13285

    cotolettine-e-zucchine-in-carpione-immagine-830x625

    Non è un piatto veloce, ma è uno di quelli che fanno estate e possono risolvere una cena programmata, così come può essere conservato e consumato per alcuni giorni senza pericolo di deterioramento, anzi!

    Stiamo parlando del Carpione alla piemontese, parente prossimo delSaor veneto e dello Scapece diffuso in tutto il Meridione. Le differenze fra le ricette sono minime, ma fanno sì che cambino in modo sostanziale sapori e colori. Al Saor viene aggiunto lo zucchero, l’uvetta e i pinoli, il gusto tenderà inevitabilmente all’agrodolce, mentre lo Scapece prevede l’uso dello zafferano e della menta, i cibi avranno quindi un sapore fresco e il colore del sole. L’uso di conservare i cibi sotto marinatura d’aceto risale alla civiltà romana, si trovano infatti tracce di ricette nei testi storici. Si pensa che questo metodo di conservazione sia arrivato dalla Spagna, ma che fosse originario dei paesi arabi e del Medio Oriente.

    Ma torniamo al nostro Carpione alla piemontese: senza dubbio è il piatto ideale da preparare nelle belle giornate estive, quando si possono tenere le finestre aperte e ricambiare l’aria in cucina. E’ anche il piatto della curiosità, si inizia magari con le fettine di pollo o le zucchine e poi viene voglia di sperimentare e di carpionare qualsiasi cosa. Non è un piatto facile al palato, ma se si amano i sapori aciduli e freschi diventa difficile rinunciarvi.

    Vogliamo proporvi quindi un misto in carpione, in modo da permettervi di gustare più cibi e soddisfare la curiosità vostra e dei vostri commensali.

    Ingredienti: Bistecchine di vitello e di pollo tagliate sottili, uova, asparagi, zucchine, farina, pan grattato, sale, pepe (a piacere), cipolla rossa di Tropea, carota, sedano bianco, aglio, salvia, aceto di vino bianco, vino bianco secco.

    E ora via con la preparazione.

    Prima di fare il carpione dovrete avere pronti tutti gli alimenti che andrete a coprire con la marinatura. Cominciate quindi impanando in un misto di farina e pangrattato le bistecchine che avrete passato nell’uovo sbattuto e leggermente salato. Fatele quindi cuocere in una padella con abbondante olio e successivamente ponetele su una carta assorbente per farle asciugare. Nel frattempo lessate gli asparagi e scolateli. Tagliate le zucchine nel senso della lunghezza a fettine sottili e fatele grigliare su una piastra ben calda e leggermente oliata, salate e pepate. In un piccolo padellino preparate le uova all’occhio di bue, salate e pepate anch’esse.

    Ora è il momento di preparare la marinata.

    Tagliate a fettine non troppo sottili la cipolla rossa, a bastoncini non troppo lunghi la carota e il sedano bianco e fate soffriggere il tutto in una padella ampia con olio extra vergine d’oliva e uno spicchio d’aglio. Quando le verdure saranno leggermente appassite, aggiungete un bicchiere di aceto bianco e due bicchieri di vino bianco secco, portate ad ebollizione, aggiungete una manciata di foglie di salvia e un pizzico di sale grosso, fate cuocere a fuoco medio per un paio di minuti.

    Assaggiate quindi la marinata, questo gesto è importante perché tutto può essere corretto; se il sapore è troppo acido, aggiungete un po’ d’acqua o vino bianco, viceversa dovesse risultare troppo morbido, rafforzate con un po’ di aceto.

    Prendete un contenitore di vetro trasparente, ponete sul fondo le vostre bistecchine e copritele con un mestolo di marinata, quindi aggiungete le zucchine e gli asparagi e coprite con altra marinata, per ultime mettete le uova e versate la marinata rimasta accompagnata dalle verdure soffritte e dalla salvia.

    Lasciate raffreddare, mettete in frigo e uscite a mangiare una pizza perché il vostro carpione non sarà pronto fino all’indomani.

    Utilizzando la stessa ricetta della marinatura potrete anche carpionare i pesciolini argentati che vanno precedentemente infarinati e fritti o pesci di fiume più grossi come trote, carpe e tinche che vanno sfilettate e preparate come le bistecchine. Buon appetito!

    Patrizia Durante

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  • GIROVAGANDO…IL SACRO MONTE DI VARALLO

    7 luglio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 5257

    Varallo_Sesia_Sacro_Monte_di_Varallo_018

    Una scoperta incredibile: arte, natura, religiosità che si fondono in uno dei luoghi più suggestivi del nostro Piemonte. Il Sacro Monte sorse per iniziativa del Beato Bernardino Caimi, che, di ritorno dalla Terra Santa (alla fine del 1400), volle ricreare, in piccolo, i luoghi della Palestina.

    Al progetto, settant’anni più tardi, si interessò anche S. Carlo Borromeo, che diede nuovo impulso all’opera e la denominò “Nuova Gerusalemme”.
    Il complesso degli edifici, una cinquantina, è stato costruito nel corso di un paio di secoli. Ogni cappella rappresenta, con affreschi (circa 4.000 figure) e con gruppi di statue (circa 400), scene della vita di Gesù e di Maria. Immersa in uno splendido bosco, ogni cappella, al vostro passaggio, viene illuminata da fari e fasci di luce che – sorprendemente – mettono in bella luce i capolavori che vi sono contenuti

    Fra gli artisti più importanti che hanno lavorato a Varallo c’è Gaudenzio Ferrari, che collaborò con il fondatore ad avviare il S. Monte: sua è la grandiosa cappella della Crocifissione. Un autentico capolavoro dove il famoso pittore ha interpretato i vari personaggi che assistono alla Crocifissione con i volti e le fattezze della gente del luogo, di quell’ epoca. E così molti sono raffigurati con il gozzo, tipica malformazione di quel periodo.
    Il S. Monte di Varallo, per la bellezza del luogo, per le sue testimonianze di fede e di arte, costituisce un monumento unico nel suo genere.

    Il Sacro Monte è raggiungibile a piedi seguendo un percorso di venti minuti in salita che parte dal centro di Varallo e che idealmente rappresenta il percorso di ascesa al Calvario di Gesù; in auto dalla strada carrozzabile dalla Frazione Crosa di Varallo oppure tramite funicolare riaperta nel 2003, dopo i lavori di ristrutturazione.

    È il più antico dei sacri monti italiani. E dal 2003 è inserito nella lista dei beni di interesse mondiale tutelati dall’UNESCO.

    Info:
    Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo Tel. 0163.53938
    www.sacromonte-varallo.com  info
    info.varallo@sacri-monti.com

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  • SUI SOCIAL TUTTI RESPONSABILI (O COLPEVOLI?)

    6 luglio 2023 • COSE NOSTRE • 2119

    PC Like

    Da settimane non si parla d’altro. Ed è giusto così.

    Mi riferisco alla tragedia di Casal Palocco, borgata di Roma, dove un bimbo di cinque anni è stato ucciso, la sorellina di tre e la mamma ferite in modo grave, da un gruppo di ragazzi che, alla guida di una fuoriserie, effettuavano un test estremo da pubblicare sui social. Si fanno chiamare (o meglio si facevano, perché hanno annunciato l’addio dai social, dopo la disgrazia) Borderline con milioni di seguaci (più esatto dire follower) sulla Rete.

    Un coro di critiche, financo insulti. Nei loro confronti e nei confronti dei loro genitori, per come li hanno cresciuti o educati.

    Nessun mea culpa.

    Chi ha fatto crescere la loro popolarità mettendo “like” ai  video che pubblicavano? E sarebbero milioni le visualizzazioni e i “mi piace” che in questi anni sono fioccati sui profili dei Borderline, con un fatturato di circa 200 mila euro, per ragazzi200 senza arte né parte.

    La macchina sulla quale viaggiavano, e si filmavano, era stata presa a noleggio. Gratuito, ovviamente: in cambio di una bella pubblicità in Rete.

    Tutti pronti a condannare i social che non controllano nulla: su Facebook vengono pubblicati 1,7 milioni di post al minuto, su Twitter 20 milioni all’ora, su YouTube ogni minuto vengono caricate 500 ore di video. Impossibile controllare questo immenso oceano di materiale.

    Quindi le responsabilità ricadono su di noi.

    Su ognuno di noi.

    Prima di aprire, prima di vedere, prima di mettere un “like”, mettiamo in azione il cervello. Ogni azione genera sempre una reazione, anche un semplice click.

    Il mondo è pieno di pazzi, da sempre. Ma anche di idioti che corrono dietro ai pazzi e applaudono.

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  • IL PINGUINO PEPINO COMPIE 85 ANNI

    1 luglio 2023 • CINQUE SENSI • 2016

    Pinguino_85
    “Il Pinguino l’originale dal 1938” è il logo, ideato e realizzato appositamente per la ricorrenza, che spiccherà su tutti i packaging del Pinguino a partire da questo avvio di estate, per celebrare l’unicità di un prodotto che ha attraversato e accompagnato la storia italiana. Ma l’azienda torinese ha in serbo altre interessanti iniziative per dare lustro e valore ad un prodotto unico e innovativo, momenti che costelleranno l’estate 2023 e che saranno svelati di volta in volta.
    Nato e brevettato a Torino nel 1938, il Pinguino è il primo gelato ricoperto su stecco prodotto al mondo, frutto dell’intuizione geniale e rivoluzionaria di Giuseppe Feletti e di suo genero, Giuseppe Cavagnino, titolari della Gelati PEPINO 1884. Come ogni pensiero rivoluzionario, ha avuto da subito un chiaro obiettivo: creare un prima e un dopo. Il Pinguino trasforma infatti il consumo del gelato, è il primo che si può gustare passeggiando. Il Pinguino è pratico e la copertura di cioccolato fa sì che il gelato rimanga all’interno del sottilissimo guscio, un perfetto equilibrio di ingredienti e lavorazione, risultato di lunghi studi. Quando il Pinguino fu messo in commercio, il successo fu immediato ed eclatante, era nato il gelato che non c’era. Morbido e cremoso con quel guizzo in più dato dalla croccantezza del cioccolato, il Pinguino costava una lira, lo stesso prezzo del biglietto del cinema: con due lire si entrava al cinema gustando il Pinguino e nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo, molti ne approfittavano per concedersi il bis.
    “Per Gelati PEPINO 1884 questa è una ricorrenza importantissima, è il tangibile riconoscimento di un lavoro portato avanti nel tempo da tutti coloro che hanno in qualche modo preso parte alla storia di un’azienda che è tra i produttori di gelato più longevi d’Italia e d’Europa” – dichiara Alberto Mangiantini – AD Gelati PEPINO 1884 – “è un compleanno che viviamo con soddisfazione e orgoglio perché, seppur dopo anni complessi come quelli che abbiamo recentemente vissuto, PEPINO è oggi una realtà in crescita, con un percorso davanti a sé fatto di innovazione di prodotto e di nuovi progetti di sostenibilità e con performance che ci stanno confermando come il lavoro fatto bene, ogni giorno, sia riconosciuto dai consumatori che continuano a sceglierci”.
    Sono ben 85 anni che questo iconico gelato accompagna i nostri momenti piacevoli, il suo successo continua tutt’ora e non conosce flessioni: la ricetta è quella originale, prodotto con cura e attenzione, a partire dalla selezione di ingredienti di pregio. Negli anni ha acquistato importanza anche il packaging, diventato, via via, prezioso e accattivante, adatto a contenere e preservare un prodotto così goloso e curato. Sono 85 anni che il Pinguino percorre le strade del mondo, senza smettere di suscitare interesse e attenzione, diventando ambasciatore di una storia unica iniziata a Torino, ma soprattutto dell’ingegno e della ricerca dell’eccellenza, tratti distintivi di quel Made in Italy che tutto il mondo apprezza.
    Buon compleanno…e che il Pinguino sia con voi!
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