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  • IN ARGENTINA IL PIEMONTESE E’ PATRIMONIO CULTURALE, E DA NOI?

    1 giugno 2023 • COSE NOSTRE • 1867

    bandiera-piemontese

    Come ha raccontato Andrea Parodi su La Stampa, a San Francisco, cittadina di 60mila abitanti nella provincia di Cordoba, al centro dell’ Argentina, è stata firmata, nei giorni scorsi, una dichiarazione ufficiale per sancire che la lingua piemontese è «Patrimonio Culturale Intangibile» della città. Attenzione, lingua piemontese e non dialetto. Un atto di appartenenza senza precedenti.

    San Francisco è il cuore pulsante della comunità piemontese d’Argentina. Qui il 90% degli abitanti è di origine piemontese. Le popolazioni di quella lontana regione sudamericana parlano una lingua ancora integra e perfettamente comprensibile, senza accenti. Nei negozi della cittadina si trovano i grissini fatti artigianalmente. Ci sono gruppi che insegnano balli e canti della tradizione piemontese, praticati anche dai più giovani. Come e forse più di quanto avviene nelle realtà del Cuneese, del Torinese e dell’Astigiano e di altre fette della nostra Regione.

    Qui da noi, ci sono interi paesi e zone dove la lingua piemontese è sconosciuta, straniera. Trovare un bambino che conosca o comprenda qualche parola dei nonni, è impresa assai ardua. A differenza – ad esempio – del Veneto e del Napoletano dove tutti parlano quasi unicamente la lingua locale, che è appunto una lingua e non solo un dialetto. Per non parlare della musica: le canzoni napoletane di Murolo o di Pino Daniele vengono trasmesse a ripetizione, quelle di Gipo Farassino semisconosciute perchè ritenute incomprensibili.

    Eh boia fauss….

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  • MA QUANTO COSTA UN BANCOMAT?

    25 maggio 2023 • COSE NOSTRE • 2045

    BANCOMAT

    Il numero di sportelli bancomat presenti sul territorio piemontese è diminuito negli ultimi mesi dell’8,3% e su tutto il territorio nazionale del 7,8%. Succede nelle città che contano migliaia di correntisti. Ma soprattutto nelle piccole realtà dove non è rimasto nulla.

    A Pessinetto, in provincia di Torino, una banda di ladri ha fatto saltare in aria lo sportello della Popolare di Novara. E non è più stato riaperto: è un grosso problema, soprattutto per le persone anziane che avevano imparato ad usare il servizio. Stessa situazione a Lombriasco. A Coazze, in Val Sangone, Unicredit  ha disposto la soppressione dell’ultimo sportello. A nulla sono valse le quasi 500 firme raccolte, né la lettera di protesta che il sindaco e la sua squadra hanno inviato ai vertici dell’azienda per persuaderli a rivedere la decisione. A risentire dei disagi sono soprattutto le persone che non sono in grado di raggiungere le ultime filiali nei paesi limitrofi.

    I comuni delle province di Asti, Cuneo, Biella, Verbania, Vercelli e Alessandria stanno ancora peggio. Ma, sommessamente, domando: quanto costa tenere aperto uno sportello bancomat?

    L’utile netto del 2022 di IntesaSanpaolo è stato di 5.499 milioni di euro, cioè 5 MILIARDI E MEZZO DI UTILE NETTO.

    I sindaci e le amministrazioni comunali hanno spesso messo a disposizione, gratuitamente, locali per ospitare un bancomat, inutilmente.

    Sarebbe facile populismo denunciare che non possiamo nemmeno prelevare o pagare con i soldi nostri depositati in banca. Ma noi lo diciamo ugualmente.

    E’ un nostro diritto: già ci hanno tolto le filiali, almeno lasciateci i bancomat sotto casa per disporre dei risparmi come e quando vogliamo.

     

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  • GIROVAGANDO: LA VALLE DI VIU’

    19 maggio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 4115

    MALCIAUSSIA

    E’ la più meridionale delle tre Valli di Lanzo, ed è una vallata ricca di laghi.

    Nell’alta valle ci sono un piccolo lago artificiale, il Lago di Malciaussia a 1805 metri e uno più grande a Nord Ovest, il Lago della Rossa, posto ai piedi del monte Croce Rossa. La diga del lago della Rossa, situata ad un’altitudine di 2716 metri, venne costruita negli Anni Trenta del secolo scorso ed era al tempo lo sbarramento idrico a quota più elevata d’Europa. A quote più elevate si trovano ii laghi dell’ Autaret.

    La Valle prende il nome da Viù che è un classico paese di montagna a  775 metri di altitudine. Dei tre paesi che compongono la Valle (Viù, Lemie e Usseglio), Viù è il più popoloso (1150 abitanti) e dista da Torino 48 chilometri; attraverso il Colle del Lys è possibile scendere sulla Val di Susa, attraverso il Colle della Djeta (valico per ora aperto solo nella stagione estiva) si può viceversa scendere su Mezzenile e quindi raggiungere la Val d’Ala e la Val Grande, le altre due valli di Lanzo.

    Il territorio è ricco di acque: i laghetti alpini (del Civrari, dei Vailèt, di Viana e di Pian Motte), i numerosi torrenti che scendono dai diversi crinali, andando ad arricchire le acque della Stura di Viù. Tra i monti, il più imponente è sicuramente il Civrari mt. 2302, a cavallo tra la Val di Viù e la Val di Susa, altra montagna significativa e peraltro non impegnativa da raggiungere è l’Uja di Calcante (1602 metri), decisamente particolare la catena delle Rocche Moross, che per l’alto contenuto di ferro delle rocce che la compongono si tinge di un bel colore rosato, simile, per certi versi, a quello delle più famose Dolomiti. Caratteristica infine, la sagoma triangolare di Montù mt. 2195, che domina il vallone dei Tornetti.

    Altra particolarità del territorio sono i boschi, soprattutto le faggete, di particolare rilievo quelle tra Viù e Col San Giovani, dove si possono ammirare esemplari di straordinaria bellezza.

    Tra le specialità gastronomiche della Valle di Viù  spiccano in assoluto quelli di provenienza casearia a partire dalla Toma di Usseglio con la sua importante Sagra.  Vi sono poi i formaggi di capra, i “ciavrìn”, che possono essere consumati freschi oppure stagionati. Rinomato è poi il burro di montagna, specialmente quello realizzato durante la monticazione.

    Tra le carni, sono i salumi a farla da padroni: il più conosciuto è però il “salame di Turgia”, ottenuto dalla macellazione di bovini a fine carriera, che può essere consumato fresco o stagionato.

    Tra i prodotti da forno, oltre al pane che risulta particolarmente gustoso grazie anche alla qualità dell’acqua utilizzata, ad avere un legame stretto con le valli è il grissino stirato a mano e i “torcetti”, prodotti di pasticceria a lievitazione naturale.

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  • E INTANTO L’ ACQUA SE NE VA….

    18 maggio 2023 • COSE NOSTRE • 2166

    INVASI

    Dopo quasi due anni di siccità (manco fossimo nel Sahara) finalmente è piovuto. In alcune zone d’ Italia anche troppo e in Piemonte è arrivata pure la grandine a danneggiare i raccolti. Ma se avessimo potuto trattenere anche solo una piccola parte dell’acqua caduta dal cielo, e subito defluita nei fiumi, avremmo messo al sicuro le coltivazioni per tutta l’estate. Due giorni di pioggia finalmente abbondante, caduta sui campi, sui frutteti, sui prati e sui boschi del Piemonte. In alcune zone sono scesi fino a 120 millimetri di acqua

    Una quantità  sufficiente per tutto l’anno, se fosse presente una rete di infrastrutture di trattenuta e accumulo (piccoli invasi, laghetti) e che costituirebbe una preziosa scorta per salvare i raccolti in caso di siccità. E invece la pioggia scesa è subito “transitata” verso il mare, una quantità pari al 50% della portata media del Po a Torino. Se fossimo stati in grado di immagazzinare anche solo un decimo di questa acqua, avremmo accumulato circa 15 milioni di metri cubi, pari a circa la metà della capacità della diga idroelettrica di Ceresole Reale, che avrebbero permesso di gestire un’eventuale crisi idrica estiva.

    Oltre i 2000 metri di quota è nevicato, ma questa neve non è sufficiente per rimpinguare le portate dei fiumi nel periodo estivo, visto che i ghiacciai sono ormai quasi inconsistenti in tutte le montagne piemontesi e valdostane.

    La Coldiretti è pronta con decine di progetti per piccoli invasi e per laghetti atti a trattenere l’acqua piovana e poi ridistribuirla. Manca solo il via libera della Regione e del Governo. E intanto l’ acqua se ne va.

     

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  • SCAFFALE: EROI CON LE STELLETTE DI ALESSANDRO MELLA

    12 maggio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2060

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    Soldati, partigiani, ufficiali, soccorritori, carabinieri, vivandiere e patriote, garibaldini, marinai, aviatori, pompieri, sommergibilisti e tanti altri ancora. Questo è il paesaggio umano che riempie le pagine di “Eroi con le stellette – Storia e storie di soldati italiani”, il volume in cui Alessandro Mella ha raccolto, per Marvia Edizioni, una parte dei suoi vent’anni di studi. Un panorama dell’Italia dell’Ottocento e del Novecento, il nostro paese visto attraverso gli occhi di grandi eroi della straordinarietà e non meno grandi eroi della quotidianità.

    Alcuni noti ed altri quasi sconosciuti.

    Uomini e donne che con il proprio coraggio, con l’abnegazione, con il senso del dovere, hanno concorso a fare dell’Italia un paese libero e migliore. Tante piccole storie incastonate, come gemme, nella più grande storia. Raccontate con passione perché l’oblio non se le porti via. Il volume è aperto da una prefazione di SAR il Principe Aimone di Savoia e da un’introduzione di Francesco Garibaldi Hibbert nipote del celeberrimo Eroe dei Due Mondi.

    ALESSANDRO MELLA

    EROI CON LE STELLETTE

    MARVIA EDIZIONI

    25 euro

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  • IL BELLO SOTTO CASA

    11 maggio 2023 • COSE NOSTRE • 2150

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    “Andrà tutto bene”, “Saremo tutti migliori”, sono alcuni degli slogan che sentivamo ripetere quotidianamente durante il lockdown per la pandemia.

    Non è andata proprio così.

    Il Covid-19 è stato quasi del tutto debellato, ma sono rimasti un nervosismo e una litigiosità latenti, un senso di insicurezza, difficoltà sanitarie, problematiche economiche e realtà di disagio.

    Forse, però, il lockdown almeno un merito lo ha avuto: quello di farci scoprire il turismo di prossimità e quindi di farci innamorare del bello che c’è sotto i nostri occhi, vicino a casa.

    Perché andare fino in Provenza per ammirare i campi fioriti di lavanda, quando a Sale Langhe o nel Pinerolese ne troviamo di altrettanti suggestivi? Ho visto bambini carezzare e scoprire la corteccia pelosa dell’altissima sequoia nel Parco del Castello di Miradolo, senza dover attraversare l’oceano e andare in California… Le cascate del Toce non sono grandiose e spettacolari come quelle del Niagara, ma lasciano comunque a bocca aperta…

    Le acque dei torrenti dell’Alessandrino e del Biellese sono ricche di pagliuzze d’oro, come quelle del Klondike…

    I cammini di Oropa o la via Francigena sono in grado di offrire fatica, ospitalità e suggestioni, quasi alla pari con Santiago de Compostela… vuoi mettere passeggiare a cavallo per Langhe, Monferrato o Roero, forse addirittura meglio che andare in Borgogna…Percorrere salite e discese in mountain bike? Basta andare su e giù per la Via del Sale senza trasferirci in Olanda….

    E l’elenco potrebbe continuare all’ infinito. Il bello c’è, e a un tiro di schioppo dalle nostre città. Si risparmiano soldi e si incrementa il turismo locale. Scusate se è poco! E così potremo dire che, alla fine, il lockdown ci ha resi migliori.

    Almeno un pochino.

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  • SCAFFALE: RACCONTI DI MIMI’ ALBANESE

    5 maggio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2406

    racconti,

    Tredici racconti come 12 sono i mesi dell’ anno, già perchè si parte da giugno e si finisce a giugno. Quindi, uno in più. Racconti perlopiù a sfondo autobiografico, seppur romanzati con uno stile di scrittura davvero accattivante. Mimì Albanese, matura dilettante torinese, per 15 anni ha lavorato alla stesura di questo libro Racconti, un libro che è un regalo, pensato per tanto tempo e fortemente voluto.

    Ogni racconto è illustrato da Ugo Nespolo e la prefazione è curata da Guido Curto, direttore del Consorzio delle Residenze Sabaude e della Reggia di Venaria.

    Si va da una Festa di Compleanno al Cigno di Roquebrune, dal Padre Ignoto al Sari Bianco, dall’ Angelo Custode alla Foto degli Sposi… racconti di formazione ma anche narrazioni minuto per minuto del dramma di una rapina, delle vicende di un viaggio in bicicletta in Corsica, della delusione di una festa per il diciottesimo compleanno rovinata dal fidanzatino burbero e sinistroide, di un incendio a bordo di una yacht al largo della Camargue alla storia di amicizia fra un cigno e un uomo.

    In ogni pagina Mimì Albanese pennella situazioni e panorami, volti e sentimenti solo con lo strumento della narrazione così come Ugo Nespolo lo fa con i colori vivi della sua pittura. Ne escono 180 pagine che scorrono leggere e fresche e che catturano l’ attenzione del lettore.

    Ancora un merito per questo libro. E’ stato realizzato a scopo benefico, per l’ Adisco (Associazione donatrici sangue cordone ombelicale) e per qualsiasi altra iniziativa di solidarietà che si presenterà in futuro.

    MIMI’ ALBANESE

    RACCONTI (con disegni di UGO NESPOLO)

    PINTORE EDITORE

    25 euro

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  • MONTE BIANCO, FREJUS, TENDA… E LA TAV?

    4 maggio 2023 • COSE NOSTRE • 2262

    TUNNELMONTEBIANCO

    Chiude il tunnel del Monte Bianco.

    Ed è allarme per un probabile assalto al traforo del Frejus e ad altri collegamenti Italia-Francia.

    Sono già iniziati i lavori di rifacimento di una porzione della galleria del Monte Bianco che comportano inevitabile traffico, disagi e limitazioni per molti mesi.

    Si incomincia con 25 chiusure notturne infrasettimanali, cui faranno seguito a giugno stop prolungati fino al 4 settembre, quando ci sarà una chiusura totale del traforo per addirittura 15 settimane, fino cioè al 18 dicembre.

    Gli effetti sul traffico sono facilmente intuibili: auto e camion si riverseranno sul traforo del Gran Bernardo (che però porta in Svizzera), e – soprattutto – su quello del Frejus, a Bardonecchia.

    Tra luglio e agosto del 2022, un anno fa, passarono sotto il tunnel del Bianco 370mila veicoli, tra auto e camion. Un record. Immaginatevi questo fiume di vetture e veicoli pesanti su e giù per l’autostrada del Frejus, che bello spettacolo per il turismo e per l’aria salubre della Valle di Susa.

    Già, perché non ci sono alternative.

    Il cronoprogramma dei lavori del tunnel del Tenda prevede una prima apertura al traffico nella nuova canna, entro ottobre 2023 (con il cantiere ancora in corso), mentre l’apertura completa del tunnel storico, appositamente allargato, è prevista per giugno 2025.

    C’è chi prenderà la strada della Francia attraverso Ventimiglia ma, anche lì, c’è da stare poco allegri. Le autostrade liguri sono un cantiere a cielo aperto, con code infinite: immaginatevi cosa accadrà quest’estate. Che splendida attrattiva per il turismo!

    E la Tav? Ah beh, dicono che potrebbe essere pronta nel 2030. Forse!

    Nel frattempo, in Francia, hanno cominciato a scavare il tunnel di base, mentre dalle nostre parti siamo ancora ai sondaggi e alla progettazione.

    Intanto prepariamoci a un’estate di tormenti, di code e di imprecazioni.

    E poi non dite che non ve l’avevamo detto.

     

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  • DI ORSI, LUPI, CINGHIALI E….. UOMINI

    27 aprile 2023 • COSE NOSTRE • 2081

    ORSO

    Risale alla fine degli Anni Novanta la decisione di reintrodurre l’ orso nelle montagne del Trentino. Ne furono trasferiti circa una cinquantina dalla Slovenia ai boschi dell’ Adamello e del Brenta. Oggi se ne contano più del doppio, quasi il triplo. Quando furono reintrodotti il 75% della popolazione trentina era favorevole, oggi la medesima percentuale è contraria alla presenza dei plantigradi. Specie dopo la morte del runner e la decisione di abbattere l’ “orso assassino”.

    I lupi erano scomparsi dai boschi italiani attorno alla fine dell’ Ottocento. Agli inizi degli Anni Duemila cominciano a rivedersi le prime tracce, forse il proliferare di cani selvatici incrociati con i primi lupi fa sì che oggi se ne contino più di 3mila contro i mille della Francia e i circa cento della Svizzera.

    Nel nostro Paese i cinghiali autoctoni vivono solo in Sardegna, mentre nel resto d’ Italia oggi se ne contano quasi 2 milioni e sono i discendenti di quelli introdotti dai Paesi dell’ Est nel dopoguerra e ibridati con i maiali lasciati al pascolo brado.

    Insomma, gira che ti rigira, dietro c’è sempre la mano e la volontà dell’uomo. Adesso il coro è unanime: l’ orsa del Trentino che ha assalito il runner va individuata e abbattuta. Senza se e senza ma. E soprattutto senza regolare processo. Poi è intervenuto il Tar e ne ha disposto il trasferimento in una specie di prigione.

    Cosa ha fatto di male? Semplicemente, si è comportato da orsa. Forse si è sentito in pericolo, forse aveva paura per i suoi cuccioli, ha visto invaso il suo territorio e ha reagito secondo natura.

    Ma è stato l’uomo a riportarlo nei boschi italici e poi pretende che si comporti come un animale di compagnia. E lo stesso dicasi per tutti gli altri animali selvatici. L’uomo vorrebbe piegare la natura ai suoi  voleri e ai suoi gusti. Basterebbe lasciare stare gli animali dove sono, e contenere la diffusione con campagne mirate di sterilizzazione. Ma forse tutto ciò è già troppo complicato per la mente umana. Meglio imbracciare un fucile e sparare

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  • SCAFFALE: VENTI DI TERRORISMO DI GIACCHINO

    21 aprile 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2352

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    La storia la scrivono sempre i vincitori. Così recita un antico adagio. In questo caso la scrivono i vinti, anche se non si tratta di una vera guerra, ma solo di vittime innocenti uccise da folli carnefici.

    Parliamo delle venti vittime torinesi del terrorismo rosso degli Anni Settanta e Ottanta. Vittime innocenti e inutili. A dirlo è proprio uno degli assassini durante un processo: “Non credo che tutti quei morti e quei feriti abbiano giovato alla classe operaia, devo ammettere che tutto quel sangue sparso non è stato di alcuna utilità. A nessuno”.

    Parole terribili pronunciate da un terrorista, lasciato nell’ anonimato. Già, perchè uno dei pregi del volume di Claudio Giacchino “Venti di guerra” è di non dare mai nemmeno la dignità di una citazione per nome ai carnefici. Mentre le vittime raccontano la propria storia in prima persona, narrano gli ultimi istanti di vita, ripercorrono le vicende della propria famiglia e dei motivi (spesso futili e banali) per i quali sono finiti sotto i colpi del terrorismo, agli assassini non viene nemmeno regalata la dignità del nome. Una giusta rivincita perchè nella cronaca di questi anni le vittime sono finite nel dimenticatoio (al massimo una lapide dove si è verificato l’ agguato) mentre gli assassini vanno in tv, in Parlamento, nelle Università.

    Come in una moderna Spoon River, il libro di Giacchino riporta le vittime sulla Collina del Sangue Innocente. Poliziotti, carabinieri, guardie giurate, agenti di custodia, giornalisti, avvocati, studenti, dirigenti industriali raccontano in prima persona gli ultimi assurdi momenti delle loro esistenze. Le vite di venti uomini caduti in una guerra grottesca, ammazzati  – quasi sempre di mattina – mentre si recavano al lavoro fra il marzo 1977 e l’ ottobre 1982.

    Cronista della Stampa, Giacchino ha raccontato per anni gli effetti devastanti della follia terroristica. Con questo volume  ha dato voce a Giuseppe Ciotta, Fulvio Croce, Roberto Crescenzio, Carlo Casalegno, Rosario Berardi, Lorenzo Cutugno, Piero Coggiola, Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, Giuseppe Lorusso, Emanuele Iurilli, Roberto Mana, Carmine Civitate,  Carlo Ghiglieno, Carlo Ala, Giuseppe Pisciuneri, Pasquale Viele, Benito Atzei, Sebastiano D’ Alleo e Antonio Pedio.

    Perchè giusto ricordarli e citarli tutti e venti, uno per uno.

    CLAUDIO GIACCHINO

    VENTI DI TERRORISMO

    GRAPHOT EDITORE

    euro 14

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