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  • SCAFFALE: VENTI DI TERRORISMO DI GIACCHINO

    21 aprile 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2122

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    La storia la scrivono sempre i vincitori. Così recita un antico adagio. In questo caso la scrivono i vinti, anche se non si tratta di una vera guerra, ma solo di vittime innocenti uccise da folli carnefici.

    Parliamo delle venti vittime torinesi del terrorismo rosso degli Anni Settanta e Ottanta. Vittime innocenti e inutili. A dirlo è proprio uno degli assassini durante un processo: “Non credo che tutti quei morti e quei feriti abbiano giovato alla classe operaia, devo ammettere che tutto quel sangue sparso non è stato di alcuna utilità. A nessuno”.

    Parole terribili pronunciate da un terrorista, lasciato nell’ anonimato. Già, perchè uno dei pregi del volume di Claudio Giacchino “Venti di guerra” è di non dare mai nemmeno la dignità di una citazione per nome ai carnefici. Mentre le vittime raccontano la propria storia in prima persona, narrano gli ultimi istanti di vita, ripercorrono le vicende della propria famiglia e dei motivi (spesso futili e banali) per i quali sono finiti sotto i colpi del terrorismo, agli assassini non viene nemmeno regalata la dignità del nome. Una giusta rivincita perchè nella cronaca di questi anni le vittime sono finite nel dimenticatoio (al massimo una lapide dove si è verificato l’ agguato) mentre gli assassini vanno in tv, in Parlamento, nelle Università.

    Come in una moderna Spoon River, il libro di Giacchino riporta le vittime sulla Collina del Sangue Innocente. Poliziotti, carabinieri, guardie giurate, agenti di custodia, giornalisti, avvocati, studenti, dirigenti industriali raccontano in prima persona gli ultimi assurdi momenti delle loro esistenze. Le vite di venti uomini caduti in una guerra grottesca, ammazzati  – quasi sempre di mattina – mentre si recavano al lavoro fra il marzo 1977 e l’ ottobre 1982.

    Cronista della Stampa, Giacchino ha raccontato per anni gli effetti devastanti della follia terroristica. Con questo volume  ha dato voce a Giuseppe Ciotta, Fulvio Croce, Roberto Crescenzio, Carlo Casalegno, Rosario Berardi, Lorenzo Cutugno, Piero Coggiola, Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, Giuseppe Lorusso, Emanuele Iurilli, Roberto Mana, Carmine Civitate,  Carlo Ghiglieno, Carlo Ala, Giuseppe Pisciuneri, Pasquale Viele, Benito Atzei, Sebastiano D’ Alleo e Antonio Pedio.

    Perchè giusto ricordarli e citarli tutti e venti, uno per uno.

    CLAUDIO GIACCHINO

    VENTI DI TERRORISMO

    GRAPHOT EDITORE

    15 euro14

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  • TURISMO DEL VINO, QUANTA STRADA DA FARE…

    20 aprile 2023 • COSE NOSTRE • 2199

    CANTINEAPERTE

    “La metà delle cantine chiude al pubblico nei fine settimana e nei giorni festivi. Chiusura che riguarda anche molti uffici turistici, costituendo un serio problema rispetto ai flussi dei visitatori che sono invece concentrati nei giorni di festa”.  

    Ho fatto un balzo sulla sedia e sono trasecolato quando ho letto questo passaggio dell’indagine sull’ enoturismo presentata a Vinitaly e curata da Nomisma. Cioè, noi teniamo aperte le nostre cantine nei giorni feriali e le chiudiamo nei festivi? C’è da diventar matti.

    L’enoturismo italiano cresce perché è legato a un’esperienza, vuol dire poter camminare nei vigneti: per vedere la vendemmia arrivano ogni anno 10 milioni di visitatori. Ma c’è ancora tanto da fare: primo la cartellonistica appropriata, per trovare la vigna o la cantina che ci interessa c’è da impazzire con Google Maps o con le vecchie cartine. Internet? Per molti è ancora un mondo sconosciuto. La promozione continua a essere  frammentata, e invece deve essere organizzata: dobbiamo avere la capacità di fare rete, anziché ognuno per conto suo.

    E dire che abbiamo un tesoro sotto i nostri piedi, quasi fosse petrolio. Non parlo solo dei pregiatissimi Baroli e Barbareschi, ma anche dei vini meno conosciuti ma altrettanto deliziosi: Ruchè, Timorasso, Carema, Erbaluce, Freisa, Grignolino, Barbera, Dolcetti, Altalanga solo per citarne qualcuno.  Le cantine turistiche italiane, negli ultimi 10 anni, hanno raddoppiato e in certi casi triplicato l’offerta di esperienze prevedendo intrattenimento, pasti, pernottamenti, serate a tema, esperienze legate al vino, allo sport e alla cultura.

    Ma tanto resta ancora da fare. Il turismo, specie quello straniero, è lì alla finestra che aspetta di visitare le nostre cantine e i nostri laboratori delle eccellenze enogastronomiche. Ma bisogna saperlo intercettare, essere presenti su Internet, essere aperti e accattivanti. E non pensare solo a vendere una bottiglia in più.

     

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  • ANCORA DI SICCITA’, NEVE PROGRAMMATA, PISCINE

    13 aprile 2023 • COSE NOSTRE • 2149

    SICCITA

    Per lavarsi i denti basterebbero due litri d’ acqua e invece se ne consumano 30, tenendo sempre il rubinetto aperto. Per un carico di lavatrice si usano 45 litri; con il doppio tasto dello sciacquone si potrebbero risparmiare fino a 100 litri al giorno; 5 minuti di doccia significano 40 litri; un bagno in vasca 100-160 litri; per una rasatura fino a 20 litri. Usando l’ acqua calda dove si è cotta la pasta per sciacquare i piatti si evita il prelavaggio in lavastoviglie e si risparmiano 20 litri d‘ acqua.

    In questi tempi di siccità prolungata e di carenze idriche ecco che fioccano i consigli pratici. Utili e certamente da seguire ma che certamente hanno poca efficienza contro la scarsità di acqua con la quale si sta misurando la Pianura Padana.

    Come dice la Coldiretti è assurdo che solo l’11% dell’acqua stagionale che cade dal cielo venga conservata: serve una immediata azione volta ad incrementare la capacità di stoccaggio ad uso plurimo, accompagnata da provvedimenti per semplificare gli iter autorizzativi. Parliamo di bacini idrici e piccole dighe dove si potrebbe conservare l’ acqua piovana e poi utilizzarla per l’ irrigazione. Ma andrebbero finanziati anche impianti per irrigazione sistemi temporizzati, a goccia, in virtù della loro maggiore efficienza.

    Interventi importanti per affrontare un andamento climatico che – per il futuro – promette sempre più prolungati periodi di grandi siccità.

    Ma vogliamo parlare della neve programmata? O delle piscine private, sempre piene e belle azzurre, anche se utilizzate un paio di volte l’ anno? Per sparare la neve sulle piste si impiegano in un anno più di 96milioni di metri cubi d’ acqua, tanto quanto il consumo idrico di una città di un milione di abitanti. L’ Italia dipende dalla neve artificiale per il 90 per cento, la Germania per il 25. La Toscana ha vietato l’ uso dell’ acqua potabile per riempire le piscine da giugno a ottobre.

    Cioè, va bene usare meno acqua per lavarsi i denti, ma è più necessario intervenire sui grandi consumi idrici e sul razionalizzarne l’ uso. Meglio non sciare a mille metri che lasciare a secco campi e comunità.

     

     

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  • M**BUN AQUATICA: NUOTO, CIBO E GELATI DI QUALITA’

    8 aprile 2023 • CINQUE SENSI • 2439

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    M**Bun, il primo slow fast food italiano inaugurato a Rivoli (To) nel 2009, apre il suo quarto locale: si trova a Torino in corso Galileo Ferraris 290 all’ interno dei locali del centro sportivo Aquatica. Una formula veloce che racconta di prodotti preparati al momento con materie prime fresche non congelate e provenienti da filiere controllate. Ovviamente, in primis, la carne che arriva dagli allevamenti dell’Azienda. Agricola Scaglia di Rivoli ed è priva di additivi e senza antibiotici.

    Fondato da Francesco Bianco, Paola Pellichero e Graziano Scaglia, M**Bun (che in piemontese vuol dire “solo buono”, ma che ha il nome criptato poiché alla sua apertura ricevette accuse di plagio da parte di una grande catena internazionale di settore) guarda con attenzione tutta l’offerta che nel nuovo locale vede arricchirsi di due novità: il servizio di caffetteria BarBun e la gelateria di Alberto Marchetti. La caffetteria sforna tutto il giorno croissant e brioches artigianali (anche privi di glutine) realizzati senza uso di conservanti e preparati dal panificatore Raffaele D’Errico e dal pasticcere Fabio Lanfranco: sono farciti sul momento con prodotti sempre privi di conservanti come le marmellate de Il Frutto Permesso di Bibiana (To), le creme spalmabili Vasetto al cioccolato e pistacchio di Cioccolatopuro di Pinerolo (To) mentre latte e yogurt sono dell’Azienda. Agricola Fusero di Savigliano (Cn); il caffè (anche in versione filtro) è Lavazza Tierra; l’offerta gastronomica è identica a quella degli altri locali M**Bun dove, come da tradizione, ogni portata è chiamata in piemontese: dalla Piemunteisa, alle Mach Bale non c’è che l’imbarazzo della scelta.

    Novità anche rispetto alla location che prende vita all’interno del mondo Aquatica Torino, vicino allo Stadio Olimpico, al Pala Alpitour, a piazza d’Armi e alla Facoltà di Economia e Commercio. E proprio qui dove il nuoto piemontese ha la sua casa d’elezione con quattro piscine, tra cui una olimpionica, M**Bun fa ancora una volta dell’integrazione la sua carta vincente. Aperto 7 giorni su 7 con orario 7-23.00 M**Bun Aquatica dispone di un centinaio di posti all’interno della struttura Anni Venti costruita di fronte agli impianti sportivi e di 150 nel grande dehors esterno che ospita anche un’area giochi riservata per i bambini (la famiglia è sempre stata uno dei focus dell’azienda) e uno spillatore in cui a rotazione verranno servite non solo le birre artigianali M**Bun, ma anche altre ospiti.

     

    8,5mq di gusto e dolcezza: il maestro gelatiere Alberto Marchetti stabilisce un nuovo, golosissimo record. Apre a Torino una delle gelaterie più piccole del mondo, 7 giorni su 7, dalle 12 alle 24, la nuova gelateria di Alberto offrirà 16 gusti, mantecati freschi ogni mattina proprio all’interno del laboratorio minimal allestito nella iconica torre di mattoni rossi della struttura. Come sempre l’impegno di Alberto è quello di offrire un gelato fresco, semplice e buono.

     

     

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  • SCAFFALE: BALLARIO E IL PREZZO DELL’ ONORE

    7 aprile 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2585

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    Lo ripeto da tempo, ho imparato di più sul periodo coloniale italiano dai libri di Giorgio Ballario, di quanto appreso sui banchi di scuola.

    Siamo figli di una cultura che impone, per tre cicli scolastici e in maniera approfondita, l’Antico Egitto e l’Impero Romano, mentre periodi storici, molto più vicini e che riguardano la nostra nazione, vengono trattati in modo superficiale e semplicistico.

    Ballario è un appassionato del periodo coloniale italiano in Africa Orientale e i racconti gialli da lui pubblicati, sono piccoli gioielli storici con ambientazioni precise e realiste, molto vicine a sceneggiature cinematografiche. In ogni pagina si respira l’atmosfera dell’epoca e perfino il linguaggio, molto curato, riporta alla memoria espressioni tipiche e familiari, appartenute dei nostri nonni.

    “IL PREZZO DELL’ONORE” è la sesta indagine del maggiore Aldo Morosini, il sesto libro di una saga sempre più consistente, dove il protagonista si trova in seria difficoltà: durante una perquisizione, a seguito di una denuncia, nella sua stanza in affitto, vengono ritrovate 10.000 lire segnate, evidente frutto di una tangente.

    La reputazione specchiata di Morosini pare crollare e il maggiore si ritrova presto sotto inchiesta, privato della divisa, senza stipendio e liquidato dalla padrona di casa che allontana quell’inquilino oramai imbarazzante.

    Le possibilità che Morosini possa far chiarezza sulla vicenda, e quindi dimostrare la sua estraneità all’accusa, sono davvero ridotte, ma può ancora contare sugli amici di vecchia data che non credono, neppure per un secondo, alla sua colpevolezza. L’aiuto del giornalista Bonvicini, del maresciallo Barbagallo e dello sciumbasci Tesfaghì, saranno quindi fondamentali per uscire dal pantano di un’indagine complessa che, più prosegue e si allarga,  più pare coinvolgere e invischiare il protagonista.

    La trama vivace e ricca di colpi di scena, tipici del giallo, è in contrasto con i ritmi lenti della vita coloniale di Asmara, che si anima dopo il tramonto del sole, mettendo in luce personaggi privi di scrupoli e comportamenti aberranti. Ballario riesce a scindere in modo efficace la miscellanea del popolo dei colonizzatori, dove si trovano a convivere uomini che vedono nella permanenza in una terra in evoluzione, un’opportunità per conoscere usi e costumi e fare esperienza per il proprio futuro e delinquenti senza scrupoli, pronti a macchiarsi dei peggiori crimini per avidità e potere.

    Sofisticati i due camei dedicati a un giovanissimo Renato Carosone, presente nel libro come cantante in un locale notturno, e che iniziò effettivamente la sua carriera nelle colonie del Corno d’Africa; e a un altrettanto giovane pasticcere: Pietro Ferrero. Anche lui, come moltissimi italiani sul finire degli anni ’30, andò a cercar fortuna nelle colonie.

    Patrizia Durante

     

    Titolo: IL PREZZO DELL’ONORE

    Autore: GIORGIO BALLARIO

    Editore: EDIZIONI DEL CAPRICORNO

    Prezzo: 14.00 EURO

     

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  • SICCITA’, TORNIAMO ALLE ROGAZIONI

    6 aprile 2023 • COSE NOSTRE • 2361

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    Esattamente un anno fa ero nel Saluzzese per realizzare un servizio sulla siccità. A Revello mi trovai di fronte a un’immagine apocalittica: a meno di 20 chilometri dalle sorgenti, l’intero alveo del Fiume Po era ridotto a una desolata pietraia, nemmeno una goccia d’ acqua scorreva, solo sassi e sterpaglie secche.

    Ora, da una settimana, siamo in primavera. E’ terminato un inverno che si classifica, dal punto di vista climatologico, come il quinto più caldo a livello planetario, con una temperatura superiore di quasi un grado rispetto alla media del Ventesimo Secolo.

    In Piemonte le piogge sono diminuite dell’85%, il riempimento del Lago Maggiore è al 40% e ovunque si conferma la scarsità di risorse idriche nei bacini di valle, come mai negli ultimi 16 anni. Il Grande Fiume è nuovamente in secca e in una ventina di Comuni del Piemonte i rifornimenti idrici avvengono tramite autobotti.

    La preoccupazione è alta, e non è difficile immaginare il perché: con il Po a secco è a rischio la produzione di un terzo di quanto consumiamo a tavola e che proviene proprio dalla Pianura Padana.

    Per quanto riguarda il Piemonte è a rischio la produzione risicola, di cui siamo i leader in Italia e non solo. Non stanno meglio gli altri cereali, il comparto ortofrutta, i vigneti e gli allevamenti.

    In un anno cosa è stato fatto? Forse nulla. Nell’inverno è nevicato poco, le piogge sono scarse e circa l’80% dell’acqua piovana va perduto.

    In tutte le valli piemontesi sono pronti progetti per realizzare invasi e mini dighe, ma mancano le autorizzazioni degli organi competenti.

    E allora non resta che sperare nel dio della pioggia o tornare a fare le rogazioni, processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni che hanno la finalità dì attirare la benedizione divina dell’acqua. Come facevano i nostri nonni.

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  • Uova-tonno-piselli, il piatto di Quaresima

    1 aprile 2023 • CINQUE SENSI • 13735

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    Tempo di Quaresima, tempo di purificazione.

    Nei quaranta giorni che precedono la Pasqua, la religione cristiana raccomanda la purificazione dello spirito attraverso un’attenta riflessione e meditazione sul proprio stile di vita. Ma non solo lo spirito, anche il corpo merita una pausa: è vietato il consumo di cibi grassi, in particolar modo carne e insaccati.

    L’accostamento ai quaranta giorni trascorsi da Cristo nel deserto e quindi al suo digiuno è evidente, ma occorre precisare che, quella cristiana, non è la sola religione che indica un periodo di digiuno, le religioni orientali così come quella musulmana, hanno precetti ancora più vincolanti. Il rapporto tra un’alimentazione più leggera e una maggiore chiarezza di pensiero è evidente, e di fatto, in particolari periodi dell’anno, imposta.

    La Quaresima apre quindi un periodo di osservanze liturgiche, preghiere e sacrifici, compresi quelli culinari. Un periodo molto lungo e rigoroso, tanto da aver dato origine al detto “lungo come la quaresima” che rende proprio l’idea di qualcosa che non ha mai fine.

    Per chi, in questo periodo che precede la Pasqua, non sente il bisogno di purificare lo spirito, consigliamo comunque di prendere in considerazione la purificazione del corpo e approfittare della Quaresima per una remise en forme utile, e quanto mai salutare, prima delle inevitabili abbuffate primaverili e pasquali.

    Per nostra fortuna siamo lontani dall’epoca in cui mangiare di magro era imperativo: sotto il regno di Carlo Magno, ad esempio, chi trasgrediva al divieto di mangiar carne, era condannato a morte.

    Gli alimenti proibiti comprendevano  la carne, come già detto, ma anche tutti i grassi animali come strutto, lardo e insaccati di qualsiasi tipo. Non erano permessi neppure i tuorli delle uova e i latticini, la cucina del periodo quaresimale si riduceva quindi alla polenta, agli ortaggi e legumi e al pesce.

    Ancor oggi sono esonerati dall’astinenza delle carni i minori di 14 anni e le persone che abbiano più di 60 anni. Tuttavia le nuove regole ecclesiastiche consentono ai fedeli di far penitenza ciascuno a proprio modo ed è possibile applicare altre forme di sacrificio:  come l’astensione dal fumo e dalle bevande alcoliche, dalla ricerca di forme smodate di divertimento, dai comportamenti consumistici e il digiuno dalla televisione.

    Per chi decide di rispettare i precetti, ma anche per chi ha piacere di portare in tavola un piatto leggero, veloce e saporito, pubblichiamo la ricetta di Uova, piselli e tonno, ricetta di antica tradizione piemontese riservata al mercoledì delle Ceneri, ma diffusa in modo omogeneo in gran parte d’Italia.

     

    Ricetta:

    Ingredienti per 4 persone

    8 uova sode, una scatola di tonno di medie dimensioni, 500 gr. di piselli surgelati o in scatola, 1 bottiglia di passata di pomodoro, sale  e peperoncino q.b. olio extravergine d’oliva, cipolla carota e sedano tritati.

    Preparazione.

    Fare rassodare le uova e nel frattempo, in un tegame mediamente profondo, far soffriggere il trito di cipolla carota e sedano, appena il trito sarà rosolato, aggiungete la passata di pomodoro e lasciate cuocere una decina di minuti a fuoco medio. Aggiungere quindi i piselli e farli cuocere, a fuoco invariato, per un’altra decina di minuti. Aggiungere quindi il tonno sbriciolato, il sale, il pepe e far consumare la salsa per qualche minuto.  Sgusciate le uova raffreddate, tagliatele in metà e aggiungetele nel tegame con il rosso rivolto verso l’alto, copritele con qualche cucchiaiata di salsa per insaporirle e terminate la cottura per qualche altro minuto.  Portate in tavola il piatto fumante e…

    Buon appetito!

    Patrizia Durante

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  • FREGATI DAI SOCIAL? NON CI CREDE PIU’ NESSUNO

    30 marzo 2023 • COSE NOSTRE • 2434

    TELEFONINO

    Scivoloni accaduti di recente. Un produttore di vini si è lasciato andare a commenti ben poco lusinghieri sulla cucina torinese durante una diretta Instagram. La premier e il vicepresidente del Consiglio, in karaoke, cantano di una morta annegata a poche ore dalla tragedia di Cutro con decine di bambini naufraghi e affogati: ovviamente tutto registrato e pubblicato sui social. Il vicepresidente della Juventus filmato barcollante e ubriaco per stradine notturne, dopo una serata caliente: migliaia di visualizzazioni.

    Sono soltanto alcuni episodi che hanno scatenato tantissime reazioni dei frequentatori di social.

    Nulla di nuovo sotto il sole.

    E’ sempre successo: ogni sera, in un bar di qualsiasi paese, c’era l’ubriaco o lo spiritosone che sparlavano dell’amante del parroco o del sindaco corrotto, fino a quando il titolare del locale li sbatteva fuori e tutti i loro sproloqui restavano chiusi fra quelle quattro mura. Oggi è tutto amplificato. Oggi è tutto social, quindi divulgato e diffuso ad ogni latitudine e diventa di dominio pubblico, nel giro di pochi secondi.

    L’aspetto insolito di queste vicende è che ci sia ancora gente che ci caschi.

    Ovunque c’è un telefonino e qualcuno che registra e poi pubblica. Quindi? Non possiamo o dobbiamo più fare nulla? Non serve a niente dire, dopo: “non lo sapevo”, “non ero in me”, “è stato un video ripreso a tradimento”….. La realtà è questa.

    Basta essere consapevoli delle conseguenze di quanto diciamo o facciamo.

    Altrimenti sarebbe come andare in monopattino a 120 all’ora in autostrada con tutti i rischi conseguenti…. Ah, anche questo è già stato fatto!

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  • SCAFFALE: IL RISCHIO DI ESSERE FELICI DEL MAGO SALES

    24 marzo 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2257

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    Questa biografia è solo una piccola opera letteraria…però se, con il contributo della vendita, servirà ad aiutare anche solo un piccolo della Terra sarà l’ opera più grande del mondo. Chi salva un bimbo aiuta un pezzo di cielo a illuminare il mondo.

    Basterebbe questa frase sulla quarta di copertina a convincere tutti a entrare in possesso di questo libro di Silvio Mantelli, in arte Mago Sales. E’ la biografia di un prete per vocazione che è anche mago per passione. Ma più che una biografia è la testimonianza di don Silvio – sacerdote salesiano – che si è esibito con i suoi spettacoli di magia nei 4 angoli della Terra per regalare un sorriso ai bambini, specie quelli che non hanno nulla.

    Il Mago Sales è lo scopritore di tanti artisti, illusionisti, prestigiatori, e soprattutto di Arturo Brachetti, il più grande trasformista al mondo. E’ il fondatore del Museo della Magia di Cherasco, in provincia di Cuneo. Ha donato una bacchetta magica a Giovanni Paolo II e a Papa Francesco, ha strappato un sorriso a Madre Teresa di Calcutta con i suoi giochi di prestigio, ma soprattutto in queste 240 pagine ci insegna che sognare insieme è bello. Perchè – come scrive Domique Lapierre “ridere in mezzo alla sofferenza significa già guarirla”.

    SILVIO MANTELLI

    IL RISCHIO DI ESSERE FELICI

    15 euro

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  • PERCHE’ TANTI COMMENTI SUI GRILLI?

    23 marzo 2023 • COSE NOSTRE • 2193

    FARINAGRILLI

    Nelle ultime settimane, in questa rubrica Il Punto, ci siamo occupati di Salone del Libro di Torino, dei cantieri infiniti sulle nostre autostrade, delle conseguenze del Covid sui minori, delle Olimpiadi in Piemonte e di tanti altri argomenti. Puntualmente al lunedì, dopo la pubblicazione on line, c’è la condivisione sui social.

    E qui viene il bello.

    Su molti argomenti registriamo il silenzio più assoluto, quasi indifferenza, anche se quanto trattato parrebbe importante, come – ad esempio – i morti sul lavoro, il futuro della scuola, la nostra salute, ecc…

    La scorsa settimana, è stato invece pubblicato Il Punto dal titolo “Ho mangiato pane con farina di grilli”: è stato commentato da circa duemila persone su Facebook, Twitter, Instagram.

    Non entro nel merito delle risposte, e nemmeno degli insulti: i leoni da tastiera si dilettino pure come meglio credono. C’è chi prova soddisfazione nell’ invitarmi a mangiare anche la cacca: contenti loro!!!

    Quel che mi piacerebbe invece capire è perché un argomento (così apparentemente futile) scateni tanta voglia di commentare, intervenire, insultare.

    E’ successo anche a Enrico Murdocco, il panificatore che sta svolgendo questa sperimentazione.

    Qual è il motivo che fa scattare la scintilla della reazione dei lettori? L’ orrore del cibo trattato con insetti? La paura di essere avvelenati? Forse l’amore per gli animali? Visto che – in altre circostanze – quando scrissi dei danni provocati dai lupi e dai cinghiali ci furono reazioni simili, parecchi commenti e, come sempre, insulti.

    Davvero faccio fatica a capire, e spero che anche questa settimana ci saranno tanti interventi dei lettori per spiegarne le ragioni.

    Altrimenti dovrò convincermi che su certi argomenti non abbiamo più nulla da dire, siamo sfiduciati. E allora mi spiego anche perché alle ultime elezioni amministrative, quelle del febbraio scorso, nemmeno il 40% degli aventi diritto al voto, si è recato alle urne.

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