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  • DOPO COVID, POVERI BAMBINI

    16 febbraio 2023 • COSE NOSTRE • 2428

    BIMBIMASCHERINE

    Sono passati tre anni e paiono trenta. I giorni del lockdown, dei tamponi, dei green pass, delle mascherine, e – purtroppo e soprattutto – dei contagiati e delle vittime. Come spesso fa la nostra mente, dimentichiamo in fretta. Il Covid è un lontano ricordo, quasi non fosse mai esistito.

    E invece?

    Le conseguenze sono ancora tante, e gravi. A cominciare dalle liste d’attesa nella sanità pubblica. Anni di visite e interventi chirurgici azzerati (se non quelli urgenti) si ripercuotono adesso sulle prenotazioni: per una visita d’urgenza dal chirurgo mi è stata prospettata una data fra due mesi e mezzo. Le ripercussioni sull’economia sono tuttora pesanti: quanti ristoranti, bar, esercizi pubblici sono rimasti definitivamente chiusi, anche dopo il lock-down?

    Ma c’è un dato impressionante. La pandemia ha messo a dura prova la salute mentali dei cittadini dell’Unione Europa, e in particolare fra giovani e bambini: secondo dati dei Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza il 20-25 per cento dei nostri ragazzi manifesta disturbi di ansia, di depressione, oppure legati all’alimentazione. Uno studio dell’Università di Stanford dimostra che il Covid ha modificato fisicamente il cervello dei più giovani, facendolo invecchiare precocemente. La chiusura in casa, le lezioni scolastiche via computer, la mancanza di relazioni, ha inciso profondamente sui minori: in crescita le diagnosi di autismo, i casi di bullismo, gli episodi di autolesionismo, i tentativi di suicidio, i ricoveri per anoressia e bulimia. Ci vorranno decenni per uscirne. Ma mi domando: la scuola e le famiglie sono capaci e attrezzate a intervenire in questa situazione di emergenza?

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  • SCAFFALE: GRANATA ROSSO E VERDE DI QUAREGNA

    10 febbraio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2308

    20230124_180052

    Cossa accomuna le squadre  del Toro, del Manchester United e della Chapecoense? Il filo del destino. Tre drammatici incidenti aerei che hanno unito nel medesimo tragico destino queste compagini calcistiche: Superga nel 1949, Monaco nel 1958 e Medellin nel 2016.

    Il volume di Paolo Quaregna, giovane torinese e torinista, è dedicato al ricordo di quei meravigliosi giocatori e soprattutto ai loro tifosi perchè “una squadra di calcio non può morire perchè vivrà sempre attraverso l’ amore dei suoi sostenitori”.

    Giovani e anziani, uomini e donne uniti dal dolore di un’ enorme perdita che li accomuna e li premia nel campionato della sofferenza e della resilienza. Si parla di un calcio assai diverso da quello dei nostri giorni perchè – come scrive il supertifoso granata Giancarlo Caselli nella prefazione – “è un calcio dal volto umano, migliore di quello ossessionato dai calcoli sui bacini d’ utenza, dai listini di borsa, dai calcoli dell’ audience, dai contratti pubblicitari, quando non devastato da scommesse e doping”.

    I ragazzi della Chapecoense, dello United e del Toro “non moriranno mai” fintanto che ci sarà qualcuno che li ricorderà negli stadi, sulle pagine dei libri, nei cori dei tifosi, nel silenzio delle preghiere, nello sventolìo di una sciarpa e di una bandiera:  le loro gesta e il tragico destino che li ha colti nel cuore della gioventù sono Invincibili e Immortali.  Restano sempre vivi nei nostri cuori.

     

    PAOLO QUAREGNA

    GRANATA ROSSO E VERDE

    ULTRA’ SPORT EDITORE

    16,50 euro

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  • UN PEZZETTO DI OLIMPIADI? CE LE MERITEREMMO…

    9 febbraio 2023 • COSE NOSTRE • 1857

    olimpiadi torino 2006

    Torino e il Piemonte potrebbero ospitare qualche gara delle Olimpiadi Invernali del 2026? Il sindaco di Torino Lo Russo e il presidente della Regione Cirio hanno offerto la disponibilità per una serie di strutture e impianti (soprattutto per gli sport del ghiaccio) a Milano e Cortina, visti i ritardi nella realizzazione di alcune opere, conseguenza degli incrementi dei costi e del reperire materiali da costruzione dei mesi scorsi.

    Dal presidente lombardo, Attilio Fontana, in piena campagna elettorale, un netto rifiuto: “Non ci avete voluto, non ci meritate, facciamo da soli”. Staremo a vedere. Ma se fosse?

    Sarebbe un ingresso solo dalla porta di servizio? Un contentino dopo il no categorico alle Olimpiadi della giunta pentastellata di Chiara Appendino? Peraltro oggi l’ex sindaca dice che utilizzare gli impianti piemontesi sarebbe la scelta migliore…. Che voltafaccia!

    Non importa. Su queste colonne da sempre abbiamo sostenuto che i Giochi Olimpici sono una vetrina eccezionale per farsi conoscere nel mondo, rappresentando un volano turistico ineguagliabile. Più volte abbiamo ribadito che Torino 2006 è stato uno dei momenti più esaltanti della nostra vita, professionale e di cittadino piemontese. Perciò speriamo che Milano-Cortina e il CIO accettino l’ offerta del Piemonte e arrivino nella nostra regione alcune gare olimpiche.

    Saremo forse un po’ in disparte, ma non importa: toccherà poi alla nostra capacità di metterci in evidenza, sfruttare l’ occasione, e tornare ad essere al centro del mondo. E qui vengono le…. preoccupazioni, vista la nostra risaputa incapacità nel farci belli e vanitosi. E dire che ne avremmo tutto il diritto, a cominciare dalla meraviglia dei nostri impianti del ghiaccio: perfetti, in ottimo stato e a costo zero!

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  • GIROVAGANDO: IL VILLAGGIO LEUMANN DI COLLEGNO

    3 febbraio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 4394

    villaggio-leumann-collegno

    03Era il 1875, Torino aveva perso da una decina di anni il ruolo di Capitale del nuovo Stato italiano e cercava un modo per sopravvivere, ma soprattutto per riacquistare centralità e tornare ad essere punto di riferimento. La scelta della comunità politica fu quella di puntare sull’industria, concedendo terreni a prezzo politico e agevolazioni fiscali. Molti industriali, anche stranieri, si fecero avanti, attratti anche dalla disponibilità di manodopera specializzata e a basso costo.

    Abegg, Remmert, Leumann, sono solo alcuni dei molti nomi che impiantarono le loro aziende sul territorio cittadino, alcuni di loro furono industriali particolarmente illuminati, come Isaac e il figlio Napoleone Leumann (pronuncia Lòiman)di origine elvetica.  Decisero di istallare un nuovo sito produttivo a Collegno, alle porte di Torino, su un terreno di circa 60.000 metri quadri. I Leumann erano già proprietari di uno stabilimento che lavorava il lino a Voghera, mentre lo stabilimento di Collegno avrebbe prodotto tessuti di cotone.

    Alcune caratteristiche del sito lo fecero preferire ad altri: i canali irrigui della bealera di Grugliasco oltre alla vicinanza della nuova e moderna ferrovia che, costeggiando corso Francia, consentiva un collegamento rapido con Torino ma anche con la Val di Susa e la Francia, attraverso l’innovativo traforo del Frejus.

    Ma l’idea veramente nuova fu che Napoleone Leumann non si accontentò di costruire uno stabilimento con annesso un nucleo residenziale, ma fondò un vero e proprio villaggio dove lavoro, famiglia, tempo libero, istituzioni sociali e previdenziali, erano strettamente connessi fra loro. L’organizzazione urbanistica, l’architettura degli edifici, le istituzioni sociali e i servizi assistenziali in esso creato, facevano del Villaggio Leumann un nucleo che poneva al centro dei suoi obiettivi una migliore qualità della vita di operai e impiegati, sia in ambito lavorativo che nella vita privata. I risultati di questa filosofia industriale non tardarono ad arrivare, infatti il cotonificio Leumann divenne, in breve tempo, un fiore all’occhiello dell’industria torinese, soprattutto per l’altissima qualità del prodotto. Nello stesso periodo sorsero villaggi simili in Lombardia e in Veneto, ma il Villaggio Leumann è di sicuro il più esteso, completo e meglio conservato, tanto da essere ancora oggi un’interessante testimonianza di carattere storico, culturale e architettonico.

    Il villaggio fu realizzato tra il 1875 e il 1907 dall’ingegner Pietro Fenoglio, maestro del Liberty, con due complessi residenziali a latere dello stabilimento. In origine ospitava circa un migliaio di persone tra operai, impiegati e relative famiglie. Comprendeva 59 villini e case per un totale di 120 appartamenti, ciascuno dotato di servizi igienici interni fin dalla costruzione e un giardino comune.

    Attorno alle abitazioni vennero realizzati anche gli edifici necessari alla quotidianità della piccola comunità: la scuola elementare, la palestra, i bagni pubblici, una cooperativa alimentare, un albergo, il convitto per le giovani operaie e, nonostante Napoleone Leumann fosse di religione calvinista, una piccola chiesa dedicata a Santa Elisabetta, in nome della madre dell’industriale. Qui Fenoglio, massimo esponente del Liberty, introdusse molti elementi stilistici che fanno della costruzione un esempio di eclettismo.

    Inoltre, all’interno dello stabilimento, erano presenti la mensa ma anche un ambulatorio, l’asilo nido, l’ufficio postale e il circolo sportivo. Insomma una vera eccellenza nell’ambito industriale. Purtroppo, agli inizi degli anni settanta, la crisi del settore tessile e una poco oculata gestione degli eredi, portò alla progressiva chiusura del Cotonificio Leumann. L’ombra della speculazione edilizia si stava allungando anche sul villaggio, ma una preventiva e consapevole operazione di mantenimento permise di conservarlo pressoché intatto. La proprietà degli immobili passò al Comune di Collegno che ne garantì la salvaguardia.

    Il Villaggio Leumann è tutt’ora abitato da alcuni ex dipendenti del Cotonificio, un centinaio di famiglie, e un recente restauro, ha portato agli antichi splendori le strutture più caratteristiche come la scuola elementare e la Stazionetta. Di recente è stato elevato a Ecomuseo sulla Cultura Materiale della Provincia di Torino: è Centro di Documentazione e al suo interno si svolgono mostre e rappresentazioni teatrali, può essere visitato dalle scolaresche e da turisti come villaggio operaio conservato integralmente.

    Patrizia Durante

    Per info:

    Associazione Amici della Scuola Leumann
    Corso Francia, 345 Collegno (TO)
    Tel. 0114159543
    Fax 0114059511
    e-mail info@villaggioleumann.it

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  • VINO E BENZINA, L’ INGANNO DELLE ETICHETTE

    2 febbraio 2023 • COSE NOSTRE • 2319

    Benzina

    “Il consumo di alcol provoca malattie del fegato”. “Alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”. Equiparando il vino alle sigarette, l’ Irlanda potrebbe essere il primo Paese in Europa – con l’ assenso di Bruxelles – ad applicare queste diciture sulle etichette delle bevande alcoliche, compreso il vino.

    Ogni distributore di carburanti, in Italia, avrà l’obbligo di mostrare un cartello con indicato il prezzo medio della benzina, stabilito ogni giorno dal Ministero dell’ Ambiente, accanto al proprio prezzo di vendita.

    Ma siamo matti? Siamo di fronte all’ inganno delle etichette e alla beffa per consumatori e automobilisti.

    Fior di scienziati, medici e organizzazioni sulla sanità hanno stabilito che, in giusta e moderata quantità, il vino fa bene alla salute delle persone. Mentre anche solo una sigaretta è dannosa, un bicchiere di rosso o di bianco al giorno può portare benefici al cuore e al cervello, diminuendo il rischio di attacco cardiaco e di ictus. E invece l’ Europa – anziché occuparsi di cose ben più serie – dà il via libera a queste etichette allarmistiche. Poi arriveranno anche le foto terroristiche che già appaiono sui pacchetti dei tabacchi? Intanto nel mondo vitivinicolo cresce la preoccupazione per i danni al settore che potrebbero derivare da queste comunicazioni errate. Se anche altri Paesi UE seguiranno l’ esempio dell’ Irlanda ci sarà, inevitabilmente, un calo nelle esportazioni dei nostri pregiati vini. Non è certamente questa la strada giusta per educare ad un consumo consapevole di alcol.

    E passiamo alla benzina. Altra beffa, altro inganno. Cosa può fare l’ automobilista di fronte ad una evidente differenza di prezzo al litro fra il costo indicato dalla stazione di servizio e quello medio stabilito dal governo? Può chiedere lo sconto? Nel 70 per cento delle stazioni di servizio italiane il prezzo è deciso – da remoto – direttamente dalle compagnie petrolifere. Il gestore non può intervenire. Quindi l’ indicazione del prezzo medio è quantomeno inutile.

    Insomma, davvero etichette e cartelli che sono una beffa oltre che un inganno.

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  • SCAFFALE: SANDRI E LA STORIA DELLA VALSUSA E DELLA SACRA

    27 gennaio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2115

    20221224_170858

    Lo spunto di partenza è la grande passione dell’ autore, Sandro Sandri, per la storia della Sacra di San Michele e per i tesori artistici in essa contenuti. Da questi sentimenti iniziali è seguita la voglia di documentarsi e offrire al lettore una rapida lettura c cronologica dei fatti avvenuti in Valsusa nei secoli precedenti all’ edificazione, nonchè della storia che ha portato alla costruzione di questo splendido e maestoso monumento religioso.

    Una delle costruzioni più spettacolari d’ Italia ha affascinato l’ autore fin da bambino che oggi, finalmente, riesce a coronare il suo progetto di scriverne la storia e tutte le suggestioni che la Sacra continua a suscitarer. Appassionato di storia antica, Sandro Sandri ha quindi potuto lavorare a fondo sui decenni che precedettero gli anni 983-987 in cui la Sacra fu edificata, ma poi anche i secoli successivi quando l’ edificio religioso fu ampliato sino ad assumere le caratteristiche di una vera e propria Abbazia, la cui immagine rimane impressa in chiunque attraversi la Valsusa in entrambe le direzioni.

    Un volume di 140 pagine che ha anche uno scopo benefico: attraverso la sua vendita e la sua diffusione (pure come service dei Lions) vuole portare un importante contributo economico proprio alla Sacra di San Michele in un periodo delicato come l’ attuale. Nei lunghi mesi della pandemia, infatti, non ha più beneficiato delle quote d’ ingresso dei tantissimi visitatori – circa centomila l’ anno – che salgono fino ai 962 metri del monte Pirchiriano dove è stata costruita, in un tutt’uno sensazionale con la roccia della montagna.ù

    SANDRO SANDRI

    STORIA DELLA VALLE DI SUSA E DELLA SACRA DI SAN MICHELE

    EDIZIONI ZEROTRE

    26 euro

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  • LA CHIMERA DEI CANTIERI APERTI E FINITI

    26 gennaio 2023 • COSE NOSTRE • 2320

    ASTI-CUNEO

    Cantieri della Tav? Partiranno quest’ anno! Completamento della Asti-Cuneo? Pronto nel 2023! La tangenziale Est di Torino? Si fa! La Pedemontana per collegare Biella? E’ la volta buona! Traforo del Tenda? Ci siamo quasi!

    Mamma mia, ma se tutte queste affermazioni perentorie, sentite negli ultimi giorni, si avvereranno la nostra regione sarà simile a una groviera. Scavi e lavori ovunque e infine avremo un Piemonte ipercollegato con il mondo intero. Il libro dei sogni? Solo tante promesse?. Mi viene qualche dubbio. E allora facciamo qualche esempio.

    Per finire la Salerno-Reggio Calabria ci vollero 12 anni di lavori e un’altra ventina d’anni per il completamento dei quasi 450 chilometri. Alla Asti-Cuneo ne mancano poche decine, ma da 35 anni non si riesce a concludere questa Tela di Penelope. Era il 1990 quando al Summit di Nizza, per la prima volta, i governi francese e italiano siglarono un accordo per un collegamento ferroviario merci veloce fra i due paesi: sono passati 33 anni e nemmeno un metro di tunnel è stato scavato, almeno in Italia.

    E adesso tutto accadrà in questo 2023? Mi vien da storcere il naso. Intanto però alcune cose certe, vere e acclarate, sono già accadute. Il pedaggio sull’incompleta Asti-Cuneo è aumentato (anche se il presidente Cirio e l’assessore Gabuti hanno protestato). L’ autostrada Torino-Bardonecchia è sempre più trafficata da camion e – complici anche gli infiniti cantieri – si va in colonna per decine di chilometri pur pagando tariffa piena. Biella continua a essere raggiungibile solo con la statale fra ininterrotti limiti di velocità. La tangenziale di Torino è una teoria di incidenti ogni giorno e a nulla è servita la riduzione a 110 km orari.

    Ah, come vorrei avere anche in Piemonte la Salerno-Reggio Calabria… dove tutti i 450 chilometri sono GRATIS, senza alcun pedaggio.

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  • EXICA O EREDI BORGNINO, SEMPRE BOUTIQUE DI FRUTTA SECCA

    21 gennaio 2023 • CINQUE SENSI • 2178

    fruttasecca

    Commercialmente si chiama Exica ma tutti a Torino conoscono l’ azienda di frutta secca e disidratata come Eredi Borgnino perché da tre generazionI i Borgnino operano in città e provincia. Fin dai primi anni del ‘900 con la bottega a Porta Palazzo, il mercato all’ aperto più grande d’ Europa. Da quegli anni di strada ne è stata fatta tanta, con varie generazioni di eredi che oggi hanno aperto anche una boutique nel centro di Torino, in via della Rocca, dove la frutta secca vieen esposta come fosse gioielleria o alta pasticceria.

    L’ attenzione alla qualità e alle materie prime è sempre la stessa, maniacale. La frutta secca arriva da tutto il mondo secondo la stagionalità e poi viene venduta e smerciata, soprattutto in inverno quando in Italia il consumo è maggiore.

    Nel laboratorio di Grugliasco arrivano e vengono lavorate nocciole, noci, mandorle, arachidi, anacardi, ma anche ceci, fagioli, fichi, prugne, albicocche e tanto altro Ben di Dio.

     

    Ma, come dicevamo, ora l’ ultima generazione degli Eredi Borgnino punta su nuove forme di vendita, le boutique di frutta secca. Dopo il negozio di Pinerolo, adesso la presenza anche in via della Rocca: qui c’è possibilità di fare aperitivo, ma pure di  mangiare un piatto, sempre a base di un frutto secco, o disidratato.

    Dalla bottega di Porta Palazzo a oggi sono cambiate tante cose ma è sempre medesima la filosofia di Exica, quella di permettere ai propri clienti di vivere un’esperienza immersiva, a 360 gradi,21 gustando i sapori provenienti da tutto il mondo con un’ esplosione di gusti nel palato.

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  • LO SCANDALO DI RONALDO

    19 gennaio 2023 • COSE NOSTRE • 2416

    ronaldo

    7 euro al secondo, 380 euro al minuto, 23 mila all’ora, 550mila al giorno, quasi 4 milioni alla settimana, 16 milioni al mese, 200 milioni all’anno. E’ quanto guadagnerà Cristiano Ronaldo per i prossimi due anni con la squadra calcistica dell’ Arabia Saudita, Al-Nassr. Cifre da capogiro, ma rileggendole con calma, ciò che mi fa più impressione sono quei 7 euro al secondo. Anche quando dorme.

    Non discuto il Ronaldo calciatore: ho ancora negli occhi la rovesciata con la maglia del Real Madrid a Torino contro la Juve o lo stacco di quasi due metri da terra per colpire la palla di testa in una partita contro la Sampdoria.

    Non discuto che l’emiro arabo possa spendere i soldi come vuole.

    Sono suoi.

    Ritengo aberrante che tutto ciò venga reso pubblico e non ci sia nessuno al mondo che si permetta di dire che questo fa schifo. Che è un mondo che sta andando a rotoli, proprio per queste follie.

    Sarebbe fare facile populismo ricordare che, mentre ogni minuto Cr7 guadagna 380 euro, in quello stesso minuto cinque bambini muoiono nel mondo a causa della denutrizione. Con la sua beneficienza, segreta e nascosta, quanti ne aiuterà o salverà il calciatore più pagato al mondo? Chissà? Chi può dirlo? Forse molti di più…

    Facile anche fare il paragone con donne e uomini della stessa età di Ronaldo che passano la vita in laboratorio a ricercare cure contro il cancro e prendono stipendi da fame, dopo aver studiato per decenni. Facile il paragone con altri calciatori che hanno raggiunto la serie A eppure guadagnano, in un anno, molto meno di quello che Cr7 incassa in un giorno.

    Lo scandalo è evidente, ma pare che a nessuno gliene freghi niente.

    Anzi.

    E allora mi piace ricordare la frase di Sadio Manè, affermato calciatore del Bayern Monaco: “Ho sofferto la fame e ho giocato scalzo. Che ci faccio con dieci Ferrari o con due aerei privati? Con i soldi che guadagno ho costruito nel mio paese, il Senegal, scuole e ospedali”.

    Oppure come il grande Pelè che è appena volato in cielo: “I bambini di tutto il mondo che giocano a calcio vogliono essere Pelè. Ho una grande responsabilità nel mostrare loro non solo come essere giocatore, ma anche come essere uomo”.

    Medita Ronaldo, medita. Ma soprattutto meditiamo tutti noi.

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  • SCAFFALE: SCAPARONE E LA GUIDA CURIOSA DI TORINO

    13 gennaio 2023 • LUOGHI E LIBRI • 2416

    20221224_163333

    Dopo “I luoghi segreti da visitare a Torino” la giornalista Sarah Scaparone torna in libreria con una nuova “Guida curiosa ai luoghi insoliti di Torino”. Insomma, il viaggio nel capoluogo sabaudo continua e questa volta andiamo alla scoperta di aree industriali, parchi, antichi palazzi ed eccellenze del gusto.

    C’è il Circolo della magia, ma ci sono anche i luoghi del Toro, i Murazzi di ieri e di oggi al fianco della Torino Barocca, il Museo dell’ Automobile e gli altri luoghi iconici di quella che è stata per decenni la capitale dell’ auto in Italia. Non possono mancare i caffè storici a partire dal classico Bicerin di piazza della Consolata.

    Perchè, come scrive Sarah Scaparone nella sua introduzione, “Torino è un pugno nello stomaco, come la vita”. Lo è per le sue bellezze artistiche, architettoniche e paesaggistiche. Ma lo è anche nei suoi borghi operai, nei viali alberati e negli scorci panoramici sulle montagne innevate. In 280 pagine si scoprono angoli e aneddoti di una città che sorprende sempre. Una città da vedere e da gustare, una città che ha radici ben piantate nel passato ma anche sempre uno sguardo al futuro.

     

    SARAH SCAPARONE

    GUIDA CURIOSA AI LUOGHI INSOLITI DI TORINO

    NEWTON COMPTON EDITORE

    14,90 euro

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