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  • TANTA BELLEZZA NEL NUOVO ANNO

    12 gennaio 2023 • COSE NOSTRE • 2427

    FUOCHIARTIFICIO

    “Soltanto la bellezza salverà il mondo…”. La frase è di Dostoevskij e lo scrittore russo la fa pronunciare, quasi incredibilmente nel 1869, al protagonista del romanzo “L’idiota”.

    Appare quantomeno incredibile come certe idee e certi valori trasmessi dalla letteratura del passato, possano essere intramontabili e straordinariamente attuali. “La bellezza salverà il mondo” è una delle affermazioni che si dovrebbero preservare e difendere, dovrebbero essere affisse per le strade, pubblicate sui giornali, lette all’inizio e alla fine dei telegiornali, pronunciate ogni giorno dagli insegnanti agli studenti.

    La cultura e l’amore per il bello devono pervadere tutta la nostra vita. Ed è il mio augurio per il 2023, per tutti noi e i nostri territori. Se amiamo il bello non gettiamo l’immondizia fuori dai cassonetti, non lasciamo che i nostri cani sporchino sui marciapiede, non imbrattiamo i muri, non alziamo mai troppo la voce, non insultiamo, non restiamo indifferenti di fronte alle sofferenze del mondo, non ignoriamo l’inumanità delle carceri e la crudeltà delle guerre…. E l’elenco potrebbe continuare all’ infinito.

    Ma soprattutto ci adoperiamo, come semplici cittadini o come amministratori pubblici, affinché la bellezza possa essere esaltata. Torino e il Piemonte stanno passando dal grigiore e dalla scarsa valorizzazione del passato a diventare territori belli e ammirati. Occorre continuare su questa strada, ma non soltanto per paesaggi (montagne, colline, laghi) e architetture (case, viali, monumenti, musei) ma anche per la bellezza delle persone, delle idee, delle imprese, delle app.

    Come fare? E’ semplicissimo. Basterebbe chiedersi, per ogni gesto che compiamo o per ogni frase che pronunciamo, “è bello?”. La risposta – sono sicuro – ce la possiamo dare da soli. E la bellezza trionferà e salverà il mondo.

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  • ANCHE NELLE FESTE OCCHI PIU’ GRANDI DELLA BOCCA

    5 gennaio 2023 • COSE NOSTRE • 2381

    sprecoalimentare

    Le sere di Natale e di Capodanno sono sceso in strada per gettare l’ immondizia, compito da sempre assegnato ai maschietti di casa, non so perché… Nel cassonetto in strada mi sono soffermato ad osservare quel che era stato buttato. Un’ infinità di cibo: agnolotti, intere pagnotte, avanzi di arrosto, pezzi di panettone, bottiglie di spumante mezze piene, e tanto altro. Inoltre, la titolare di una gastronomia del centro di Torino mi ha confidato di aver avanzato chili di cibo, ordinato e mai ritirato. Un’ occhiata ai social: ovunque foto di tavole stracolme. Non bastavano un paio di antipasti, un primo, un secondo e il dolce con il brindisi?

    Tanto, troppo cibo sprecato. Siamo la civiltà dei consumi e degli sprechi, ma quest’ anno fa ancora più male. Le immagini che rimbalzano dall’ Ucraina con bimbi e vecchi al buio e al freddo, i senza casa sotto i nostri portici, le file alle mense delle Caritas, le cifre astronomiche delle bollette di gas e luce… nulla tocca i nostri cuori di pietra? Nemmeno a Natale?

    In tutti i servizi dei tg tornano le ritrite frasi sul “Natale al risparmio”, sui “regali utili e poco costosi”, sulle “tredicesime spese per pagare le bollette”… e poi? Sempre nei cassonetti dell’ immondizia – simbolo e segno della nostra società degli sprechi –  montagne di cartoni, confezioni regalo, carte da pacchi, fiocchi colorati. E’ giusto festeggiare anche con doni, è bello far viaggiare Babbo Natale ma quanta accortezza è stata usata? Davvero non abbiamo esagerato? Come ogni anno…

    “Vuol dire che stiamo ancora troppo bene” diceva mia nonna. Non credo, Piuttosto abbiamo l’ ingordigia degli occhi più grandi della bocca. Anche a Natale.

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  • SCAFFALE: GANDUS E “IL SOLE ERA FREDDO”

    30 dicembre 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2197

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    Torino 1972, il commissario Lemonier indaga a partire da quel corpo di “un travestito trovato ucciso fra i rovi del cimitero” come titola il quotidiano La Stampa nell’ edizione del 26 febbraio. Roberto Gandus, sceneggiatore cinematografico e televisivo, ma anche scrittore noir, nelle 150 pagine de “Il sole era freddo” accompagna il lettore fra le stradine del Balon, il parco del Valentino lungo il Po e tanti altri luoghi iconici di Torino.

    La ricerca dell’ assassino porta il commissario Lemonier a scoprire un’ umanità, tutta torinese, di ristoratori, chef, camerieri, portinai, chiromanti, farmacisti… davvero una spaccato di una città che negli Anni Settanta cominciava a sentire i crampi della crisi che sarebbe esplosa negli anni successivi. Una trama che si sviluppa a partire e tutt’ attorno alla trattoria San Giors di Porta Palazzo. Li’ si ritrova il commissario che, per dipanare l’ intricata matassa dell’ omicidio, comincia ad interessarsi della vita degli assidui frequentatori del ristorante. Fino ad arrivare all’ insospettabile assassino.

    ROBERTO GANDUS

    IL SOLE ERA FREDDO

    FRATELLI FRILLI EDITORE

    11,90 euro

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  • TUTTI TIFIAMO PER LA MONTAGNA

    29 dicembre 2022 • COSE NOSTRE • 2790

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    Un avvio con i fiocchi per la stagione sciistica delle montagne piemontesi. Attorno ai primi di dicembre è arrivata una sostanziosa precipitazione e, quindi, un sufficiente strato di neve per fare il cosiddetto “fondo”. I 20-30 centimetri di coltre bianca, gelando con le basse temperature della notte, sono perfetti per creare quella base che potrà garantire piste aperte per tutta l’ annata. Inoltre, sono state alimentate le falde acquifere da cui si attinge per sparare con i cannoni la neve programmata. Insomma, ci sono tutte le premesse per l’ inverno della riscossa.

    Infatti, dopo un paio d’ anni di chiusure per covid e dopo la stagione passata caratterizzata dall’ assenza di neve, tutta l’ economia della montagna ha bisogno del ritorno in massa di turisti e sciatori. Il settore del turismo in Italia vale dai 9 ai 10 miliardi di euro, quindi una bella fetta è appannaggio del Piemonte. Bisogna, però, anche fare i conti non solo con la neve e il meteo ma con l’ incremento dei prezzi. Un giornaliero nelle stazione sciistiche delle nostre Alpi costa tra i 30 e i 45 euro: quindi, una famiglia per trascorrere una domenica sulle piste deve sborsare circa 200 euro, a cui bisogna aggiungere i costi del viaggio, dell’ abbigliamento, del vitto. Insomma, un bel salasso.

    Eppure  occorre tifare perchè le nostre montagne vivano una stagione assai fruttuosa. Non solo per i gestori degli impianti, ma anche per tutti coloro che vivono in montagna, margari, contadini, commercianti, ristoratori, albergatori. La salute e il benessere dei nostri monti sono una ricchezza anche per chi vive in città e in pianura. Parliamo della tutela ambientale di boschi, pendii, vallate. Ormai abbiamo capito tutti che lo spopolamento delle borgate alpine ha conseguenze pesanti per tutti. Perciò FORZA MONTAGNA e speriamo in tanti pienoni durante le Feste.

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  • NON È UNPAESE PER CICLISTI

    22 dicembre 2022 • COSE NOSTRE • 2517

    incidentebicicletta

    A destare scalpore è stato il caso di Davide Rebellin, perché atleta vincente, famoso. E da quel tragico caso, si è riaperto il dibattito sulla sicurezza per chi viaggia su due ruote nelle nostre strade. I numeri sono allarmanti: nel 2021 sono morte oltre 200 persone in bicicletta; ogni 35 ore, in Italia, un ciclista viene ucciso, una fotografa per difetto, in quanto non vengono conteggiate le vittime di incidenti stradali che muoiono settimane dopo il tragico evento, a causa delle ferite riportate.

    Mancano dati precisi sul numero di investimenti in città e fuori dai centri abitati, ma basta un dato per capire qual è la situazione italiana. Le principali 14 città metropolitane hanno in media appena 1,5 chilometri di ciclabili per diecimila abitanti, un quarto delle città capoluogo non raggiungono il chilometro. A Helsinki, per fare un paragone, ci sono 20 chilometri, mentre Amsterdam e Anversa arrivano a 15.

    Ma non è soltanto un problema di assenza di piste ciclabili. Quelle esistenti sono spesso pericolose perché progettate e realizzate male.

    Poi ci sono la maleducazione, la guida spericolata, il mancato rispetto del codice della strada da parte degli automobilisti. Tutto vero, da sottoscrivere.

    In un recente incontro, però, Filippo Ganna, plurimedagliato della bici ha così tuonato: “Prendiamoci le nostre responsabilità. Quante volte, spesso di domenica, mentre mi alleno su strade provinciali e statali, incrocio gruppi di ciclisti che viaggiano in fila per tre, o addirittura per quattro. Io gli urlo dietro, impreco”. Aggiungendo poi che occorre imparare ad andare in fila indiana, a rispettare le regole della strada, a non occupare il centro carreggiata, a non fare manovre imprudenti, a non viaggiare di notte o nella nebbia senza gli opportuni strumenti di visibilità. E se lo dice il più veloce ciclista al mondo.

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  • SCAFFALE: DON ACCORNERO E IL SUO DON LUCIANO ALLAIS

    16 dicembre 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2779

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    Erano gli anni in cui a Torino comparivano sui portoni e negli androni cartelli con la scritta “Non si affitta a meridionali”. Gli Anni Sessanta del cosiddetto boom economico ma anche quelli dell’ inizio delle discriminazioni e dei pregiudizi nei confronti dell’ immigrazione.

    In quegli anni inizia ad operare a Torino don Luciano Allais, prete torinese originario di Giaveno, scrittore, autore di progetti innovativi per l’ accoglienza e protagonista delle 300 pagine del libro-biografia del sacerdote-giornalista don Pier Giuseppe Accornero, edito da Effatà Editrice di Cantalupa.

    Personaggio schivo e riservato ma quantomai formidabile, don Allais considera gli immigrati, sia che vengano dal Veneto che dal Meridione, oppure dall’ Africa o dall’ Asia, dei “cittadini a tutti gli effetti” e la Chiesa non può costringersi in confini asfissianti. Per don Luciano “è un crimine far venire in Italia immigrati a migliaia senza offrir loro un tetto, un lavoro e servizi decenti: ciò significa scambiare l’ uomo per una macchina che si monta, si imballa e si spedisce”. E tutta la vita di questo sacerdote è dedicata a creare le condizioni affinchè Torino sia sempre la città più gradevole del mondo, la più simpatica, la migliore. Noi soli possiamo dire che non è vivibile, ma gli estranei devono dirci: è bella”.

    PIER GIUSEPPE ACCORNERO

    LUCIANO ALLAIS AMICO DEI CITTADINI IMMIGRATI

    EFFATA’ EDITRICE

    22 euro

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  • ATTESA NATALE SEMPRE PIU’ IN ANTICIPO

    15 dicembre 2022 • COSE NOSTRE • 2215

    GIAVENOLUCINATALE

    Ricordo quand’ero bambino che mio papà dedicava il giorno dell’ Immacolata, cioè l’8 dicembre, alla preparazione dell’albero di Natale e del presepe. Lì cominciava la grande attesa per la festa più bella dell’anno. Ora, da diverse settimane, è partita la corsa al 25 dicembre: dalle vetrine dei negozi, alle pubblicità in tivù, su cartelloni e siti web, dai panettoni nei supermercati, alle luminarie già spuntate in decine di città. Ovunque siamo ormai entrati in pieno spirito natalizio, mai come quest’anno si è voluto giocare d’anticipo.

    E ogni anno si parte sempre prima.

    Sono convinto che arriveranno a lanciare il Natale già dal ritorno dalle vacanze. Una corsa senza freni che ha un unico obiettivo. Incrementare il consumismo, peraltro sempre più sfrenato. Anche il Black Friday e la stagione degli sconti sono finalizzati ad anticipare gli acquisti per i regali.

    Tutto questo ci rende più felici? Personalmente dico di no.

    L’anticipo dei tanti richiami al Natale mi dà amarezza e mi rende quasi insofferente ad una festa che – da bambino, invece – mi regalava gioie immense. L’attesa è semplicemente la gioia dell’aspettare qualcosa. Come recita Leopardi nel “Sabato del villaggio”, la vigilia regala maggiori emozioni rispetto al dì di festa. Ma se queste attese, queste vigilie, le prolunghiamo a dismisura, diventeranno sempre più snervanti e ci recheranno solo tanta insofferenza.

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  • PAPAVERO ROSSO, PANE DAL CAMPO ALLA TAVOLA

    10 dicembre 2022 • CINQUE SENSI • 2869

    PANEPAPAVEROROSSO

    Seguendo la commessa  Desy dentro il laboratorio abbiamo scoperto una storia incredibile che porta dai campi da arare fino alle nostre tavole. Tutto qui a Confreria alle porte di Cuneo. Il Papavero Rosso  è infatti  una società agricola che produce il pane partendo proprio dalle materie prime. Dalla semina, poi la mietitura, la macina a pietra e la produzione di farine, infine il confezionamento di pani con cereali vari e con le più disparate sementi. Insomma, non una filiera corta, ma una vera e propria filiera chiusa, dal campo alla tavola con le medesime mani.

    Non vengono usati lieviti, ma la pasta madre del grano: i primi impasti vengono lasciati riposare per parecchie ore fino a quando sono pronti per la cottura.

    E dopo una lavorazione così antica, genuina, artigianale non può mancare la cottura in un forno rigorosamente a legna, a fuoco lento e diretto: tre panificazioni a settimana per un totale di circa 5 quintali di pane di farro, mais, segale, monococco, grano, e altri cereali.

    Alla fine in bocca sentirete il vero gusto dei campi e delle spighe e il pane, con il passare dei giorni, non diventerà subito secco e duro, ma il suo sapore  si esalterà sempre più.

    Ma non solo pane. Anche a Confreria e nei mercati della zona vengono venduti grissini, biscotti, crostate, vari tipi di pasta, e farine, ovviamente…Provare per credere.

     

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  • ATP FINALS TENNIS, E SE RADDOPPIASSIMO?

    8 dicembre 2022 • COSE NOSTRE • 2310

    ATPFINALS

    Dalle colonne di questa rubrica non abbiamo mai lesinato critiche per alcune iniziative o scelte del nostro Piemonte in tema di turismo. Questa volta, però, dobbiamo fare i complimenti per l’organizzazione e la gestione delle finali ATP di tennis. Torino e il Piemonte hanno fatto davvero un bel figurone di fronte al mondo intero.

    Tutto esaurito al Pala Alpitour per un totale di 160mila spettatori.

    La prima edizione, quella del 2021, era andata maluccio, ma bisogna dire che eravamo ancora incatenati nelle pastoie dei divieti Covid.

    C’erano state le partite di tennis e nient’ altro. Quest’ anno invece il FanVillage, di fronte al Pala Alpitour, ha incontrato totalmente i gusti dei tifosi che lo hanno affollato ogni giorno e ogni sera. Stand con prodotti tennistici, gadget, angoli per il food…insomma, tutto quanto cercavano gli ospiti e i possessori di biglietto. Lo stesso dicasi per Casa Tennis, a Palazzo Madama in Centro a Torino: quattro mila visitatori tra cittadini e turisti, dall’Italia alla Spagna e alla Polonia, dalla Romania alla Francia e all’America, molti giornalisti, 104 appuntamenti, 42 talk di cui la metà sold out, 130 relatori, 46 degustazioni curate dai giovani cuochi dell’Ifse di Piobesi, 157 performance in città.

    Da un’analisi delle presenze emerge che il 45% dei turisti era in città per la prima volta e per il 72% la motivazione principale della loro presenza erano proprio le Finals. Il 60% dei visitatori italiani è arrivato da Piemonte, Lombardia, Sicilia, Toscana ed Emilia-Romagna, mentre il 40% è stato composto da stranieri, in particolare da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Oltre il 50% dei turisti ha visitato almeno un museo. Il 93% ha dichiarato di aver avuto un’esperienza positiva e di voler ritornare.

    Una pecca? I trasporti. Al termine delle gare, pomeridiane e serali, pochi i mezzi pubblici a disposizione dei tifosi, introvabili anche i taxi. Nessun parcheggio in zona. Insomma, non pochi problemi per rientrare a casa o in hotel. Problema recuperabile nella prossima edizione, quella del 2023.

    Un altro punto debole? Il poco coinvolgimento del Piemonte nella settimana delle Finali.

    I commenti favorevoli sono arrivati da tutti, a partire dagli 8 atleti in gara e dall’universo tennis, italiano e mondiale. Ed è per questo che è cominciata a circolare l’ipotesi che Torino possa accogliere le ATP Finals anche dopo il 2025, per altri 5 anni. Perché no? La macchina sarà ancor più rodata e per Torino sarebbe un’occasione da rilanciare e non perdere.

    Abbiamo tre anni e altre tre edizioni per dimostrare quanto siamo bravi.

     

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  • ROSSO RUBINO E GLI ACCIUGAI DI DRONERO

    3 dicembre 2022 • CINQUE SENSI • 2611

    rossorubino

    Dronero, cittadina di 7mila abitanti all’ imbocco della Valle Vaira, nel Cuneese, è famosa per aver dato i natali a Giovanni Giolitti. Pochi sanno però che è anche il paese degli acciugai, cioè quei contadini che terminata l’ estate e finiti i lavori nei campi, si spostavano in Liguria per comprare le acciughe sotto sale e poi tornavano in Piemonte per vendere questo pesce povero nelle varie fiere di paese. In secoli andati poi c’era chi se ne profittava per riempire barili di sale (allora carissimo e soggetto a forti tassazioni) e ricoprirlo con un sottile strato di acciughe per fare contrabbando..

    Vabbeh, sta di fatto che Dronero è diventato il paese degli acciugai, ed anche la cucina locale è intrisa di queste antiche contaminazioni, a partire dai piatti di Roberto Eandi, emergente chef con il suo locale rosso rubino proprio in centro città.

    Da provare le tagliatelle di grano saraceno con zucca e acciughe, ma anche l’ agnello sambucano con acciughe marinate nell’ aceto e con le patate di Prazzo e i broccoli dell’ orto di Roberto.

     

    Un pesce umile, come l’ acciuga appunto, una valle alpina, tanti uomini e donne tenaci: una storia che non deve essere dimenticata. E la cucina di Roberto Eandi e della sua mamma Maria ci aiutano a gustarla e tenerla sempre viva

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