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  • QUELLA SACRA SENZA BAR

    15 settembre 2022 • COSE NOSTRE • 2072

    SACRASANMICHELE

    È il monumento simbolo del Piemonte.

    Per alcuni è la location del film “Il nome della rosa”, anche se non è vero. È però citata nell’omonimo best-sellers di Umberto Eco. Insomma, la Sacra di San Michele, all’imbocco della Val Susa, è il segno identificativo della nostra regione ed è un’ attrattiva turistica formidabile.

    Bellezza, fascino, mistero e anche fede per questa imponente abbazia che, sfidando i principi della fisica, domina il Monte Pirchiriano, alle porte di Torino.

    Un luogo meraviglioso, denso di spiritualità, costruito fra il 983 e il 987, e dal 1837 affidato ai Padri Rosminiani. Fa parte di quell’ideale linea retta di 2mila chilometri che unisce i principali luoghi di culto in Europa dedicati a San Michele. Una tappa fissa della Via Francigena. Vale veramente una visita, una gita. Raggiungibile in auto, anche se poi occorre salire parecchie scalinate per accedere all’abbazia.

    Ma attenzione, portatevi un panino, una bottiglietta d’acqua, perché saliti alla Sacra non troverete neppure un bar o un punto di ristoro.

    Nulla. Da qualche mese, infatti, i precedenti gestori hanno lasciato l’esercizio commerciale e se al termine della visita desidererete rinfrancarvi dovrete scendere a valle, a Sant’ Ambrogio di Torino, a Chiusa San Michele o ad Avigliana. Sembra incredibile, ma è davvero così.

    Per la carità, non amo i luoghi turistici circondati da negozi, bancarelle, punti vendita dove trovi di tutto, dai souvenir ai cappellini, dalle magliette delle squadre di calcio alle madonnine… ma il nulla della Sacra è davvero desolante.

    E poi ci vantiamo di essere una regione a vocazione turistica….

     

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  • SCAFFALE: LA VIA DEI RE DI BRIZZI

    9 settembre 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2679

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    C’è chi parte in auto per girare i Castelli della Loira in Francia, Enrico Brizzi invece ci invita e ci fa da guida in un viaggio a piedi tra le Residenze Sabaude del Piemonte. Nel suo volume “La Via dei Re”, il famoso autore di Jack Frusciante questa volta ci porta in un cammino attraverso le case, i palazzi, le ville dei Savoia.

    A metà strada fra la narrazione e il resoconto storico Brizzi accompagna il lettore dalla Reggia della Venaria a Rivoli, e poi ancora a Stupinigi, a Moncalieri, ad Agliè, a Racconigi, a Govone. Dieci giorni partendo da Torino e dintorni fino al Canavese e poi alle Langhe. Un percorso nella storia con tanto di passaporto (allegato al libro) per raccogliere i timbri delle credenziali sull’ esempio del ben più famoso Cammino di Santiago de Compostela.  Un viaggio nel tempo per scoprire o riscoprire castelli ma anche uomini d’ arme, cavalieri e dame che hanno segnato la storia del Piemonte e dell’ Italia. Un vero e proprio pellegrinaggio a ritroso nella storia dei Savoia, percorrendo in tutto circa 300 chilometri fra le meraviglie delle Residenze Sabaude.

    Quest’ opera di Enrico Brizzi non è solo una guida, ma anche una lettura piacevole che sa conquistare il lettore, pagina per pagina, da sfogliare e assaporare seppur seduti in poltrona. Così si scopriranno luoghi ameni e affascinanti e magari saremo pervasi dalla voglia di infilare un paio di scarponcini e cominciare a camminare lungo e dentro le Residenze Sabaude.

     

    ENRICO BRIZZI

    LA VIA DEI RE

    GRIBAUDO EDITORE

    14,90 euro

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  • E SE LA CHIAMASSIMO TOMA PIEMONTE?

    8 settembre 2022 • COSE NOSTRE • 3289

    Toma

    Per realizzare alcuni servizi televisivi, nelle scorse settimane, sono andato a filmare e intervistare margari, pastori, produttori e rivenditori di Fontina, Montebore, Gorgonzola e altri formaggi tipici dei nostri territori. Quando ho dovuto affrontare la produzione della Toma mi son trovato immerso in un autentico ginepraio di polemiche.

    Già, perché c’è la Toma di Lanzo, di Susa, della Stura, della Valle Ellero, delle Langhe, del Vercellese, del Canavese, della Val Chiusella, del Biellese….e potremmo continuare. Insomma, ogni vallata del nostro Piemonte produce una sua, tipica, Toma.

    Che bello! Che varietà e ricchezza di sapori, gusti, profumi.

    Tutto vero, ma in termini di marketing posso dire che è un autentica stupidaggine?

    Tra la Fontina della Valle d’Ayas e quella della Valle di Cogne ci sono grandi differenze, ma ovunque è riconosciuta come Fontina Valle d’ Aosta dop. Non ci sono paragoni fra un Parmigiano prodotto con latte d’alpeggio o di pianura, ma in tutto il mondo esiste solo il marchio Parmigiano Reggiano o Grana Padano. Per non parlare del Gorgonzola: lo stesso nome sia per quello piccante sia per quello dolce.

    Noi, invece, per le nostre Tome ingaggiamo vere e proprie guerre di campanile. Ognuno pretende che la sua Toma sia più buona delle altre e sono stato anche rimproverato per aver realizzato immagini e interviste a Usseglio per parlare della Toma di Lanzo: “ci sono differenze? Non lo sai….”

    Pazzesco! Se noi propagandassimo questo eccezionale formaggio con l’ unico appellativo di TOMA PIEMONTE avremmo il vantaggio dell’ immediata riconoscibilità in tutta Italia, come accade per l’ Asiago. E invece continuiamo a farci male con infinite battaglie di campanile.

    Siamo proprio inguaribili, davvero incapaci nel fare sistema.

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  • GIROVAGANDO..IL FORTE DI BRAMAFAM DI BARDONECCHIA

    2 settembre 2022 • LUOGHI E LIBRI • 4101

    FORTE BRAMAFAM

    È la più importante fortificazione delle Alpi Cozie di fine ‘800. Sui 64.000 metri quadrati si snoda un itinerario di visita con la fedele ricostruzione di 20 diversi ambienti del forte, armi, cannoni e memorie provenienti da fortificazioni dell’arco alpino.

    Il forte Bramafam è una fortificazione che si trova in Val di Susa,  vicino a Bardonecchia.

    La fortificazione venne costruita tra il 1874 e il 1889 ed è una delle più grandi opere fortificate della fine del diciannovesimo secolo delle Alpi Cozie È stato costruito per difendere la linea ferroviaria Torino-Modane ed il traforo ferroviario del Frejus, inaugurati in quegli anni. Il forte, che all’apice della funzionalità contava più di 200 militari controllava il paese di Bardonecchia e le valli della Rho e del Frejus e teneva sotto tiro l’imbocco italiano del traforo ferroviario da probabili attacchi francesi.

    Il forte è ora gestito dall’Associazione per gli Studi di Storia e Architettura militare di Torino (ASSAM) che ne cura, con rilevanti interventi di ripristino, il recupero funzionale per farlo diventare sede di mostre e di manifestazioni. Attualmente sono stati recuperati oltre 6000 metri quadrati. Gli allestimenti museali sono stati realizzati nella caserma Ufficiali, caserma Truppa, nell’area dell’atrio e del corpo di guardia, nella caponiera e nell’accesso ad una torretta da 57 mm. Una di queste torrette è stata recentemente rifatta e rimessa in sito a cura dell’associazione che gestisce la fortezza.

    BOX INFO

     Il Museo Forte Bramafam sarà aperto per tutto il mese di agosto, i sabati e domeniche di settembre e ottobre.

    L’orario di visita  è dalle 10,00 alle 18,30. Ultimo ingresso alle 17,00.

    Tempo medio di visita 2-3 ore.

    Per informazioni: info@fortebramafam.it  Tel. +39 3336020192 / +39 3473122958

     Altre info e aggiornamenti sulle mostre:

    www.fortebramafam.it e alla pagina FB https://www.facebook.com/museofortebramafam/

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  • SE IL DESTINO TI ASPETTA A SAMARCANDA

    1 settembre 2022 • COSE NOSTRE • 2848

    samarcanda
    Nel giro di pochi giorni mi sono scontrato con l’ineluttabilità del destino.
    Un mio ex collega, che da tempo aveva cambiato attività, è stato travolto con il suo taxi sulla strada del Pino: morto sul colpo lui, illeso il passeggero che trasportava. Aveva 56 anni. Lascia la moglie, due figlie, un mondo di amici e una vita davanti.
    Di anni ne aveva solo 26 Carlotta, compagna di classe di mio figlio. Sulla Grand Rue di Briançon è stata travolta da una serranda staccatasi dal secondo piano di un edificio, Probabilmente non si è nemmeno accorta che stava lasciando questa vita.
    Ho provato a darmi delle risposte, a trovare un perché…tutto inutile. Non c’è nessuna risposta se non che, quando nasciamo, da qualche parte, c’è già scritto il momento della fine. E nessuno può far nulla per cambiare quella data. È Samarcanda, ragazzi…
    L’unica via d’uscita è godersi al meglio ogni istante che respiriamo, il bacio di chi amiamo, l’abbraccio di un amico, il sorriso di un bambino, lo sguardo di un anziano, un sorso di birra gelata, e così via. Gli affanni, lo stress, la fatica di vivere, gli scatti di rabbia non servono a niente. Sono soltanto minuti di vita gettati alle ortiche.

    Tanto Samarcanda e il destino sono là che ci aspettano.


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  • SCAFFALE: IL COLPO DI TACCO DI FANTO’

    26 agosto 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2858

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    Per il torinese Gian Carlo Fantò è il romanzo d’ esordio. E se il buon giorno si vede dal mattino…

    C’è Torino, ci sono le amicizie e c’è la musica, c’è l’ amore e ci sono i sogni e i fallimenti, ci sono i pub subalpini e le sale prova nel libro “Il colpo di tacco” edito dalla casa editrice piemontese Buendia books di Francesca Mogavero, (un plauso lo merita la coraggiosa e giovane editrice, per la cura e l’attenzione che mette in ogni suo libro). Un romanzo generazionale, si direbbe. Ma per chi è all’incirca coetaneo con l’ autore, c’è molto di più. Ci sono quei sapori, quei momenti, quelle emozioni e quelle delusioni che tutti abbiamo provato negli Anni Settanta, o giù di lì. Ma poi anche nei decenni a seguire fino alla recente pandemia.

    Un racconto in prima persona con i tempi (e le pause) di uno scrittore agli esordi, ma con alle spalle una carriera di attore e regista teatrale. I sogni nel cassetto di chi voleva cambiare il mondo o diventare famoso con la propria musica e si ritrova a scontrarsi con la vita quotidiana fatta di notti di rock e di fumo, di estati italiane, israeliane, indiane o ad Amsterdam, di appuntamenti con il destino dove magari basta un colpo di tacco per cambiare la prospettiva. Perché “ai diciott’ anni ci arrivi che non vedevi l’ora, ed è sempre così. Ovviamente, una volta raggiunti, ti accorgi che non è come credevi…”

    GIAN CARLO FANTO’

    IL COLPO DI TACCO

    BUENDIA BOOKS

    14 euro

     

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  • LA PIU’ RICCA DEL CIMITERO

    25 agosto 2022 • COSE NOSTRE • 2476

    cimitero

    Nelle scorse settimane, per realizzare un servizio per la rubrica Studio Aperto MAG, sono stato a San Sebastiano Curone, paesino di 500 abitanti, in provincia di Alessandria, proprio al confine fra Piemonte, Liguria, Lombardia e Emilia. Lì c’è il ristorante Corona, da 320 anni di proprietà della medesima famiglia. Un record? Forse.

    Ma non è questo l’aspetto che mi ha maggiormente colpito, bensì il fatto che nelle ultime due generazioni (cioè la nonna e la mamma di Marta, attuale titolare) il ristorante è sempre rimasto chiuso alla sera. Facevano servizio soltanto a pranzo.

    Alla domanda di parecchi curiosi sul perché di questa scelta, davvero insolita per un ristorante, le due donne hanno sempre risposto: “Non ci interessa essere le più ricche del cimitero…” aggiungendo, con candore: “Alla sera ci piace stare in famiglia, andare al cinema, a ballare, guardare la tivu’”.

    Che lezione di vita!!! Infatti Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, le cita spesso di esempio per come deve essere affrontata la vita, il lavoro.

    I tempi sono cambiati. Oggi Marta, la titolare, nei fine settimana apre anche a cena. Ma chiude il ristorante da Natale a Pasqua. Anche lei per godersi la vita.

    Quanti – io per primo – abbiamo sacrificato molti dei nostri affetti o interessi per il lavoro, per la carriera, per qualche guadagno in più. Ce lo porteremo al camposanto? Non credo proprio. Ma attenzione: c’è sempre tempo per cambiare. Dare un senso alla propria esistenza ed essere ricchi – delle cose che contano – in vita, e non al cimitero.

     

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  • CAMMINARE, IL BELLO DI UNA VACANZA DIVERSA

    18 agosto 2022 • COSE NOSTRE • 2890

    CAMMINO

     

    Ho fatto il Cammino di Oropa, 65 chilometri a piedi da Santhià al Santuario della Madonna Nera, in 4 giorni. Durante il tragitto, e arrivato alla meta, ho maturato alcune riflessioni che mi piace condividere con voi.

    • Camminare fa bene, al corpo e allo spirito. Passo dopo passo, nel rispetto dei propri tempi e della propria prestanza fisica, si ha tempo per stare con se stessi, per riappropriarsi dei pensieri, per riflettere e magari anche meditare. E poi si migliora la salute del cuore, si rinforzano muscoli e ossa, si regolarizza il colesterolo, si riduce la pressione arteriosa.
    • Camminare significa anche incontrare altri camminanti. Scambiarsi impressioni sulla tappa, scoprire da dove si arriva e che cosa si fa nella vita. Magari poi ritrovarsi a cena o in una sosta davanti a un boccale di birra. Che begli incontri.
    • Camminare è una forma di turismo sostenibile ed economico. Durante il percorso hai tutto il tempo per scoprire pezzi di natura e  scorci ambientali, che quando sfrecci in auto non noti mai. Incontri abeti e castagni, prati e campi di mais, vigneti e anche odiose zanzare. Non inquini, non getti carta o immondizia perché la bellezza che ti circonda te lo vieta. È praticamente gratis, altro che 50 euro per stare sotto un ombrellone in spiaggia, pigiati come sardine
    • Camminare per il gusto del viaggio, non solo per raggiungere una meta. Nella vita affannosa di ogni giorno siamo sempre alle prese con l’orologio, nel cammino scopri il piacere di prenderti il giusto tempo. Un albero, un fiore, una foto, un panorama: ogni occasione è buona per fermarsi, per fare una sosta.
    • Camminare vuol dire anche far crescere la nostra economia: quanti paesi, quante borgate, quante comunità nel Biellese hanno trovato nuova vita grazie al Cammino di Oropa. Negozi, bar, trattorie che stavano per chiudere, adesso hanno nuovi clienti e stanno nascendo nuove strutture per accogliere i camminanti.

    Potrei continuare, ma – come in tutte le cose – è meglio viverle e sperimentarle in prima persona. Un paio di scarponcini leggeri, uno zaino e via. Vi garantisco fatica e sudore ma anche tanta soddisfazione

     

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  • SCAFFALE: PICCOLA STORIA DEI TAJARIN DI BERTELLO

    12 agosto 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2400

    tajarin

    Un viaggio affettuoso di un piatto povero diventato ricco. Così recita il sottotitolo del bel volume di Luciano Bertello, storico autore di un centinaio di saggi sulla sua terra, la Langa e il Roero. Come detto, oggi è un piatto ricco, presente in tutti i menù dei pregiati ristoranti del Piemonte così come delle osterie. Ricco perché se le nonne contadine usavano al massimo due-tre uova, oggi si impastano con decine e decine di tuorli.

    Era il piatto dell’ ultimo momento. Se arrivava un ospite all’ improvviso, qualche uovo nella madia c’ era sempre, un po’ di farina e acqua e i tajarin erano pronti. Un piatto povero perchè anche il ragù era fatto con le frattaglie delle galline. Saggezze contadine come quella di quel proverbio di Langa che recitava: una ragazza non è da maritare se non sa fare i tajarin con il matterello… Oggi è diventato il piatto del passaggio dalla civiltà contadina a quella post-industriale, dalla miseria della Malora ai successi dei vini e dei tartufi.

    In 175 pagine Luciano Bertello ci accompagna in un viaggio fra ricette, racconti, ricordi, testimonianze di chef e incontri con grandi estimatori dei tajarin, a cominciare da Carlin Petrini che nella prefazione scrive: “il piatto con cui mi sono rapportato maggiormente nella mia vita sono proprio i tajarin e tuttora basta un piatto di tipici tajarin langaroli, conditi anche solo con olio e parmigiano, per soddisfare il mio appetito di gastronomo di lunga data”.

    LUCIANO BERTELLO

    PICCOLA STORIA DEI TAJARIN

    SLOW FOOD EDITORE

    14,50 euro

     

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  • SE LA PAROLA DATA NON HA PIÙ ALCUN VALORE

    11 agosto 2022 • COSE NOSTRE • 3348

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    Mio padre e i miei nonni mi raccontavano d’aver concluso affari per la vendita o l’acquisto di terreni o case, solo con una stretta di mano. Certo, successivamente, si passava dal notaio per formalizzare la cessione, ma se c’era stata la stretta di mano… quella aveva valore assoluto.

     E’ facile ripensare a questi contratti sanciti sulla base della parola data, che valeva come un patto di ferro, oggi che tutto pare abbia perso qualsiasi significato o valore.

     Ci sono calciatori che firmano un contratto, pluriennale e milionario, giurando fedeltà eterna alla nuova maglia e il giorno dopo già “trigano” alla ricerca del futuro acquirente, per qualche bonus in più. Fior di campioni che piangono lacrime copiose quando lasciano una squadra e pochi mesi dopo baciano la nuova maglia; oppure altri che saltellano con i tifosi per denigrare la squadra rivale, e poi indossare proprio quell’altra casacca.

     Vogliamo parlare del nostro Parlamento? Deputati e senatori che passano da un partito all’altro con la facilità con cui ci si cambia una maglietta sudata. Promesse di eterna fiducia a quel governo e verso quel leader, smentite alla prima occasione utile.

     E NESSUNO MI ACCUSI DI FARE CAMPAGNA ELETTORALE PER QUESTO O QUEL PARTITO. O DI TIFARE PER QUESTA O QUELLA SQUADRA.

    VALE PER TUTTI. INDISTINTAMENTE!!!

     Che esempio diamo ai nostri figli, alle future generazioni? Quello di essere banderuole le cui promesse valgono meno di niente?

    La locuzione “per sempre” non è più valida. Meglio sostituirla con … fino alla prossima occasione.

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