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  • NON SI TROVANO DIPENDENTI. DI CHI E’ LA COLPA?

    4 agosto 2022 • COSE NOSTRE • 2387

    lavoratori

    Primo segnale. Recentemente è stato inaugurato, alle porte di Torino, uno stabilimento all’avanguardia nel settore dell’automotive: Oltre Industria Torino. Il presidente ha lanciato un allarme: delle 220 assunzioni previste, restano ancora da coprire 60 posizioni. Cioè si cercano 60 giovani da assumere con regolare contratto, ma arrivano pochissimi curriculum.

    Secondo segnale. Più del 57% delle imprese del turismo, della ristorazione, dei servizi di logistica e del commercio che cerca personale, non lo trova.

    Terzo segnale. In un alpeggio a 2200 metri, in Valle d’ Aosta dove si produce la Fontina Dop, i pastori provengono tutti da nazioni del Nord e Centro Africa, guadagnano 8-9 mila euro in 4 mesi, e poi tornano  al loro paese d’origine, dove vivono da nababbi per il resto dell’ anno.

    Ragazzi italiani disposti a far questo lavoro non se ne trovano.

    Se un segnale è un indizio, tre segnali sono una prova.

    La prova che c’ è qualcosa che non funziona nel nostro mercato del lavoro, nel nostro sistema scolastico che dovrebbe preparare i ragazzi all’ impiego, alla prima occupazione.

    Ma anche nell’approccio delle famiglie all’istruzione dei propri figli.

    Qualche anno fa il preside di un istituto di formazione salesiano mi confidò: i ragazzi che frequentano i nostri corsi da carburatorista o da elettrauto, quando escono trovano lavoro immediatamente. E proprio i ragazzi sarebbero entusiasti di venire da noi, ma dobbiamo lottare contro le resistenze dei genitori che vorrebbero per i figli solo il liceo e l’Università, anche per giovani che di studiare davvero, hanno poca voglia.

    Allora ha forse ragione quell’imprenditore che ha suggerito di chiamare tutte le scuole superiori con il nome di Liceo: liceo per idraulici, liceo per carrozzieri, liceo per elettricisti, liceo per camerieri … e così via. Così, forse, saremmo tutti contenti.

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  • SCAFFALE: LE CONSEGUENZE DELLA MOLE DI BECCACCINI

    29 luglio 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2424

    20220619_102759

    Torino, l’ ispettore Paludi, un prete, una femme fatale, una serie di prostitute uccise, il ricordo dei bordelli. Ci sono tutti gli ingredienti dell’ autentico noir subalpino nell’ ultimo romanzo di Fabio Beccaccini, “Le conseguenze della Mole”.

    Ligure di nascita ma ormai torinese doc, Beccaccini è tra i fondatori del collettivo di giallisti ToriNoir ed anche in questa intricata e avvincente trama porta il lettore fra i meandri di una città che spesso ha fatto da palcoscenico a romanzi e film “giallo-neri”.

    Perchè un prelato in una fredda notte di gennaio avvicina il commissario Paludi? Dice di voler confessare un omicidio, in realtà lo trascina in un complicato intreccio di storie legate alla prostituzione torinese, quella d’ antan e quella odierna. Intanto il poliziotto comincia a frequentare Martine e intesse una pericolosa relazione, poi lei sparisce. Intanto cresce il numero delle prostitute ammazzate con lo stesso rituale. C’ è un serial killer che da decenni colpisce le donne torinesi?

    Il commissario Paludi questa volta si racconta in prima persona, ma a raccontarsi forse è Torino in quell’ intrigo di vie sotto la Mole. Sempre misteriose e per questo affascinanti.

     

    FABIO BECCACCINI

    LE CONSEGUENZE DELLA MOLE

    FRATELLI FRILLI EDITORE

    14,90 euro

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  • EVVIVA LE VERDURE, MA NO A CIBI CON NOMI-INGANNO

    28 luglio 2022 • COSE NOSTRE • 2969

    VERDURE

    Premetto, fin da subito, che mangio carne solo in rare occasioni e quando mi sembra che ne valga assolutamente la pena. In Piemonte ne abbiamo di buonissima, sana e genuina quindi quando c’è l’opportunità per assaporare la migliore non mi tiro certo indietro.

    Per il resto, adoro – specie in estate – insalate, verdure cotte e crude e di ogni tipo. E in inverno zuppe, minestroni e passati vari. Quindi non mi si può tacciare di essere contro le diete vegetariane o vegane.

    Detto questo, non riesco proprio a comprendere le necessità di chiamare certi piatti senza carne con il nome dei medesimi realizzati con la carne. Burger di tofu, affettato di seitan, cotolette di soia, gamberetti di yam, polpette di topinambur…solo per citarne alcuni.

    In Francia è scattato il divieto di utilizzare nomi di prodotti di origine animale per quelli a base di proteine vegetali. Secondo Coldiretti serve anche una legge in Italia per fare definitivamente chiarezza su finti burger e su altri prodotti che sfruttano impropriamente nomi come mortadella o salsiccia. Sempre secondo l’organizzazione agricola si tratta di un inganno che in Italia colpisce ben il 93% di consumatori che non seguono un regime alimentare vegetariano o vegano, che comprano distrattamente al supermercato prodotti diversi da quelli che, in realtà, volevano.

    Lasciamo sbizzarrire la fantasia: spinacine, crema di noci, fritto di carciofi, ci sono migliaia di modi per chiamare piatti a base vegetale.

    Ma per favore carbonara vegana proprio no. E nemmeno veg-panettone

     

     

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  • IL GIORNO PRIMA ERO….VERSO LA MARMOLADA

    21 luglio 2022 • COSE NOSTRE • 2333

    marmolada

    Proprio nella settimana della tragedia della Marmolada ero sulle Dolomiti, esattamente a Canazei. E il giorno prima della sciagura ero salito a uno dei rifugi dove fanno tappa gli alpinisti esperti prima di dirigersi sul ghiacciaio e in cima alla vetta regina delle Alpi Trentine. Forse, casualmente, ho incontrato qualcuna delle vittime.

    Prego, comunque, per tutti loro.

    Questa coincidenza non mi autorizza a esprimere giudizi, sentenze, pareri per nulla più illuminati di altri. Non posso nemmeno dire che a me non sarebbe successo, perché non sono uno scalatore così esperto e quindi non avrei affrontato quell’ escursione. Il giorno prima mentre salivo verso il rifugio Vajolet (le mie gite in montagna hanno perlopiù scopi enogastronomici!!!) a un certo punto ho sentito gridare sopra la mia testa ”attenzione…sassi…sassi”. Poco dopo una scarica di pietre si è abbattuta sul nostro largo sentiero. Potevano investirci e farci male. Quindi, la tragedia è dietro l’angolo, può succedere ovunque, anche durante la più tranquilla passeggiata.

    Ma il giorno che ero al rifugio verso la Marmolada a mezzogiorno c’erano 30 gradi a 2mila metri. La totale assenza di neve dell’ultimo inverno metteva in mostra il ghiacciaio nudo, esposto al forte calore del sole. Si poteva prevedere il distacco del saracco? Impossibile dare una risposta.

    Quel che è certo è che non c’era alcun divieto a salire. E oggi ci si domanda: servono i divieti, le limitazioni? Al mare quando viene esposta la bandiera rossa è vietato fare il bagno, ma c’è chi si tuffa ugualmente. Per agevolare i soccorsi, nei giorni successivi la tragedia, il sindaco di Canazei ha disposto lo stop al transito sulla Marmolada, ma c’è chi ugualmente ha cercato di salire sul ghiacciaio. Insomma, sembra impossibile frenare o limitare l’ incoscienza umana.

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  • 2022, ANNO DEL FREISA

    16 luglio 2022 • CINQUE SENSI • 3778

    freisa-vino-03

    Il 2022 è l’ anno del Freisa, scelto come vitigno dell’ anno.

    Per l’occasione, un’etichetta artistica impreziosisce un’edizione limitata di bottiglie di “Freisa vitigno del 2022”, attraverso l’immagine creata da Francesco Pozzato, giovane artista scelto da Artissima, la fiera internazionale di arte che si svolge ogni anno a Torino, e da Regione Piemonte al fine di offrire un’immagine coordinata innovativa e di impatto, che i Consorzi di tutela e le Enoteche regionali possano utilizzare in occasione delle attività promozionali.

    È del 1517 la bolla doganale che cita per la prima volta una delle denominazioni piemontesi più eclettiche: “pro qualibet carrata fresearorum solidum unum, denarios sex” (trad. per ogni tipo di frisa carrato, un solido e sei pence). Quindi il vino Freisa ha ormai superato i 5 secoli di vita.

    Le prime documentazioni sulla varietà Freisa d’Asti quindi risalgono all’inizio del Cinquecento. Se ne trova traccia nei documenti di pedaggio della dogana di Pancalieri. In base a tali documenti, le freise sono poste tra i vini pregiati e sono stimate il doppio del vino comune. La prima descrizione dedicata alla “Freisa” risale alla fine del Settecento ed è quella del Conte Giuseppe Nuvolone-Pergamo, direttore dell’Orto Sperimentale della Reale Società di Agricoltura di Torino che inserisce il vitigno fra le uve nere piemontesi di prima qualità. Alla fine dell’Ottocento la coltivazione della Freisa venne intensificata, per la sua caratteristica di resistere all’attacco della peronospora. Alla fine dell’Ottocento il Freisa è segnalato come vitigno predominante nel circondario di Torino e come uno dei più reputati vini di bottiglia richiesti a Torino. Negli stessi anni anche nel circondario di Asti il Freisa era considerato un vitigno ed un vino molto diffuso

    Il Freisa è un vitigno versatile e con geni decisamente nobili, visto che recenti studi del CNR lo indicano come diretto discendente del Nebbiolo. Oggi il Freisa è coltivato quasi esclusivamente in Piemonte, dove interessa una superficie di 854 ettari, quasi il 2% dell’area vitata regionale. I vigneti si estendono dalle colline a sud di Torino, che vanno da Chieri ad Asti, al Casalese alessandrino e in piccole aree della Langa Cuneese, nel Tortonese, nel Pinerolese, Canavese e nei Colli Novaresi.

    In genere il Freisa veniva vinificato soprattutto in versione spumante o “mosso”. Se ne ottiene così un vino di facile accesso, beverino e poco impegnativo, abbastanza vicino come tipologia ai lambruschi mantovani e reggiani o alla bonarda dell’ Oltre Po. Questa scelta deriva anche dal fatto che il Freisa, benché sia genealogicamente parente stretto del ben più famoso Nebbiolo, l’uva principe del Piemonte, ha con una componente tannica sensibilmente più marcata di questo. Da alcuni decenni è però prodotto in versione “ferma”. Vino da tutto pasto, di buon corpo, è secco e asciutto

    È un vitigno autoctono e poliedrico, le cui uve rosse si prestano a stili di vinificazione profondamente diversi, dando vita a vini frizzanti, secchi, dolci, giovani, ma anche adatti a invecchiare.

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  • SCAFFALE: PEPE’, UNA VITA PIENA DI SCATTI

    15 luglio 2022 • LUOGHI E LIBRI • 4539

    Pepe

    Storia autentica di un paparazzo. Nel sottotitolo c’ è la chiave di lettura per questo volume del giornalista-scrittore carmagnolese Cristiano Sabre e di Francesca Staltari, naturopata torinese, figlia di Pepè.

    Giuseppe Staltari, da tutti conosciuto come Pepè, è  uno dei migliori fotografi italiani: i suoi scatti hanno immortalato i costumi di un’ epoca ormai estinta, un mondo, quello dello spettacolo, al quale si poteva solo ambire e non accedere, come invece avviene ora. Un centinaio di pagine in cui si raccontano, attraverso tante, bellissime immagini (ovviamente) e testimonianze, i personaggi della televisione e dello spettacolo che hanno cambiato l’ Italia.

    Quanti festival di Sanremo (più di 60 per la verità…), quante dirette televisive, quante cene pubbliche e private nei ristoranti, quante prove dietro le quinte… e si potrebbe continuare. Ovunque c’ era sempre l’ obiettivo di Pepè per immortalare un sorriso, una smorfia, un abbraccio, per fissare – con uno scatto – un momento della vita di un cosiddetto vip, che però,  diventava spesso un amico. E i ricordi di Piero Chiambretti, Pippo Baudo, Iva Zanicchi, Caterina Caselli, Gianni Morandi, raccolti dagli autori in questo libro, sono la testimonianza di un affetto, di un rapporto personale che Pepè negli anni ha saputo creare con tanti volti noti della tv e dello spettacolo.

    Classe 1938, nato in Calabria e trapiantato  Torino (dove vive tuttora), una vita con la macchina fotografica sempre in mano, prima le pellicole in bianco e nero, poi il colore, insomma – come racconta nel volume Gianni Morandi – “uno che non si arrendeva mai e quando voleva raggiungere il risultato ce la faceva quasi sempre. Nel momento delle difficoltà riusciva quindi a trovare la strada giusta”.

    CRISTIANO SABRE E FRANCESCA STALTARI

    PEPE’, UNA VITA PIENA DI SCATTI

    NINO BOZZI EDITORE

    25 euro

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  • A VINCERE SONO LE BANCHE, COME SEMPRE..

    14 luglio 2022 • COSE NOSTRE • 2418

    EURO

    Da qualche giorno è obbligatorio per gli esercizi commerciali ricevere pagamenti con pos, bancomat, carta di credito al posto dei contanti. Pena multe salatissime.

    Insomma, se vado al bar, per un caffè posso usare il bancomat anche solo per 1 euro, o poco più. E il barista non può rifiutare. “Piuttosto te lo offro io…” mi son sentito rispondere da un amico dietro al bancone.

    Perché? Meglio fare un po’ di chiarezza sui costi applicati dalle banche per poter dare in utilizzo la macchinetta per i pagamenti  con il bancomat o con carta di credito. Ebbene, si comincia dai 15 ai 20 euro di canone fisso, poi bisogna aggiungere una percentuale – per ogni singola operazione – che va  dallo 0,45% allo 0,60%  per il bancomat, e dall’ 1,20 % al 2 % per la carta di credito. Le percentuali variano – di poco – da banca a banca e dal giro d’affari dell’esercizio, che sia un negozio o un ristorante.

    Quindi se un ristoratore incassa, in una sera, 2000 euro (badate bene, incassa e non guadagna), alla banca andranno circa dai 30 ai 40 euro. Così, puliti, senza aver fatto nulla. Un costo annuo per il commerciante valutabile attorno ai 2mila euro.

    Insomma, prima di multare quei commercianti che non consentono di usare i pagamenti telematici, forse, bisognerebbe guardare altrove… Alle banche.

    Che però sono intoccabili. E a dirlo, questa volta, sono anche le varie associazioni di consumatori che invitano il governo a intervenire affinché siano ridotti i costi per la gestione della moneta elettronica. Santa Ingenuità. Tanto a pagare – ce lo insegna la storia – sarà sempre Pantalone. Sia che paghi in contanti sia con carta di credito o bancomat.

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  • CHI NON CAMBIA E’ PERDUTO

    7 luglio 2022 • COSE NOSTRE • 2793

    20220622_095601

    Segnatevi questo vocabolo: “CAMBIAMENTO”. Sarà il più usato nei prossimi decenni. Cambiamento climatico, cambiamento energetico, cambiamento delle nostre abitudini, eccetera, eccetera.

    Inutile nascondersi dietro un dito. Quel che sta accadendo in questo 2022, con uno dei più pesanti periodi di siccità a livello continentale, non è casuale e non sarà – purtroppo – isolato. Lo dicevano gli esperti da tempo con i loro allarmi inascoltati: il surriscaldamento del pianeta è irreversibile, la temperatura sale, non nevica più, i ghiacciai sono spariti e la pioggia – se cade – è a carattere torrenziale e porta più disastri che benessere. Tutti parlavano al vento e  venivano derisi: paragonati a Greta Thunberg.

    E invece sta accadendo proprio quanto avevano annunciato, come profeti nel deserto.

    Ma l’ umanità continua a essere sorda e cieca. Continuiamo a sprecare acqua, a usare l’automobile per spostarci di 100 metri, a far girare i condizionatori a palla… “perché altrimenti muoio di caldo…”.

    Il risultato? Un circolo vizioso che non fa che peggiorare l’ ambiente in cui viviamo.

    Ma se non affrontiamo seriamente il cambiamento che pianeta lasceremo ai nostri figli? Cambiare modo di produrre nell’industria ma anche in quello di fare agricoltura. Cominciare a usare l’ acqua con raziocinio: ad esempio solo per bagnarsi e risciacquarsi quando facciamo la doccia o ci laviamo i denti e non lasciandola scorrere a fiumi.

    Ogni italiano consuma 220 litri d’acqua al giorno, siamo in primi in Europa e tra i primi al mondo: complimenti!

    07L’uso dell’auto? Forse la benzina a 2 euro al litro ci indurrà a qualche risparmio e andare più spesso a piedi, che fa pure bene alla salute. Condizionatori a palla d’ estate e caldaie al massimo d’inverno: tutto questo non ha futuro. Il cambiamento è d’obbligo.

    A cominciare da ognuno di noi.

     

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  • AMARO RAMONDO, IL LIQUORE SCELTO DAL SOLE

    2 luglio 2022 • CINQUE SENSI • 3557

    Ramondo

    Le migliori erbe aromatiche piemontesi, scelte con la cura paterna di chi le coltiva e la creatività di chi sa come usarle.

    Solo limoni certificati e sottratti alle granite più gustose dagli abitanti della Sicilia. Così  come le arance che sono certificate, siciliane con il loro inconfondibile aroma che ci accompagna tutto l’ anno. E infine il mandarino preferito ogni giorno.

    Una sapiente e originale ricetta per regalare un momento unico e speciale.

    Sono i segreti del neonato Amaro Ramondo, un liquore che unisce Piemonte e Sicilia. Un distillato che condivide gli agrumi della nostra grande isola alle note delle famose erbe aromatiche piemontesi. Il risultato? Un gusto unico e travolgente con i suoi 30 gradi alcolici. Ideale da consumarsi così, a fine pasto, o come liquore da meditazione. Favoloso per essere combinato con altri ingredienti per dar vita a cocktails dal gusto agrumato.

    Ne abbiamo provati un paio: l’ AmeriMondo con l’ Amaro Ramondo e il vermouth, ma anche il RamonMargarita con sciroppo d’ agave e tequila. Entrambi sorprendenti, un’ estasi anche per  i palati più raffinati.

    Bella anche la citazione per il lancio pubblicitario: “C’è un momento della giornata in cui il sole appare all’ orizzonte, dura un istante, una frazione di secondo. E’ il sol levante che irradia le terre d’ Italia, dal Piemonte alla Sicilia”.

    Per maggiori informazioni oppure per ordinarlo o per sapere dove trovarlo: info@ramondo.world

     

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  • SCAFFALE: MELLA E IL SISTEMA SOCCORSO DELL’ ITALIA POSTUNITARIA

    1 luglio 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2442

    libromella

    Inondazioni, crolli, terremoti e altre gravi calamità. Non sono soltanto cronache di questi anni, ma già fra Fine Ottocento e inizi del Novecento misero a dura prova il Regio Esercito, la Croce Rossa, i Reali Carabinieri e i Civici Pompieri. Come oggi anche allora gli interventi dei vari Sistemi di Soccorso non sempre furono immediati, puntuali e risolutivi e questo provocò polemiche sui giornali e nelle aule parlamentari.

    Lo storico Alessandro Mella, vigile del fuoco volontario per molti anni, nel suo ultimo volume affronta proprio quelle situazioni emergenziali, ricostruisce nell’ Italia postunitaria e giolittiana le tappe che portarono alla creazione di strutture organiche e omogenee dei soccorsi, quando si cercò di dare un coordinamento ai vari interventi per realizzare l’ efficienza dei soccorsi.

    “Siamo il Paese più fragile d’ Europa, esposto a vari rischi” scrive Marco Bussone, presidente dell’ Uncem, e – di rimando – Alessandro Mella racconta “alcuni aspetti della vita sociale, istituzionale e politica che permisero la messa in opera di straordinarie iniziative e di creare le premesse per opere progressiste e riformiste”.

    ALRSSANDRO MELLA

    IL PROBLEMA DEL SISTEMA SOCCORSO NELL’ ITALIA POSTUNITARIA E GIOLITTIANA

    MARVIA EDIZIONI

    12 euro

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