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  • MA SE NON VOTIAMO NEMMENO PER IL SINDACO…

    30 giugno 2022 • COSE NOSTRE • 2770

    ELEZIONI

    A Cuneo, al primo turno, l’ affluenza per l’ elezione del sindaco è stata del 54,4 per cento. Ad Asti del 52,2 per cento, Alessandria addirittura si è fermata al 46,5 per cento. E che dire di Grugliasco, un tempo soprannominata la Stalingrado del Nord? Si è recato alle urne solo il 47 per cento  degli aventi diritto al voto.

    Insomma, il sindaco di queste importanti città del Piemonte viene scelto dalla metà della metà dei residenti. Del fallimento dei referendum sulla giustizia si è scritto e letto un po’ di tutto, ma io continuo a non comprendere la mancata partecipazione al voto per la scelta del primo cittadino. Con la sua giunta è lui a decidere gli orari di apertura e chiusura dei negozi, il sistema dei trasporti comunali, le tasse sulla raccolta rifiuti o sugli immobili. Insomma, incide direttamente e profondamente sulla vita dei suoi concittadini. Eppure nemmeno questo convince gli elettori a recarsi alle urne.

    “La gente si è rotta i coglioni della politica, a tutti i livelli ” sento ripetere da più parti. E allora non votiamo nemmeno per il sindaco? Mi sembra un atteggiamento decisamente “tafazziano”, tipo tagliarsi le palle per fare un dispetto alla moglie.

    “Tanto non cambia mai nulla ” rispondono in tantissimi, al che io replico: “Così cambierà ancora di meno “. E pensare che c’è chi ha dato la propria vita perché tutti potessimo votare.

     

     

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  • LE PREOCCUPAZIONI DEI PIEMONTESI

    23 giugno 2022 • COSE NOSTRE • 2654

    GENTE CON MASCHERINA

    Il cambiamento climatico, i servizi sanitari insufficienti, la difficoltà a trovare lavoro, la criminalità e la sicurezza, l’inquinamento e il degrado dell’ambiente. Sono queste le 5 più grandi preoccupazioni per i piemontesi, rilevate da un’ indagine dell’ Ires, istituto pubblico di ricerche socio-economiche.

    Ho sempre qualche perplessità nei confronti di questi sondaggi, proprio perché – io per primo – spesso rispondo con sufficienza e senza approfondire i quesiti che mi vengono posti. Ma certo non si può non tenerne conto per cercare di capire come sta cambiando la società che ci circonda. A cominciare dal lavoro che è sceso dal primo al terzo posto, rispetto all’ analoga inchiesta del 2021.

    Insomma, sembra che i piemontesi siano più preoccupati del clima e dell’ ambiente che li circonda, rispetto ai problemi connessi al lavoro e all’ economia. Certo, la siccità dell’ inverno e di questa primavera stanno lasciando il segno anche sul portafogli della spesa ma che questa sia la prioritaria preoccupazione dei miei concittadini mi lascia perplesso. Alquanto!

    Così come quell’ allarme sicurezza e criminalità solo al quarto posto? Eppure a leggere i giornali e nel consultare i social sembra che Torino sia in mano a giovani che girano con il machete.

    Oppure la realtà è assai diversa da come viene descritta dai mass media e commentata sui social? Insomma, siamo più maturi rispetto a quello che pubblichiamo su Facebook, Twitter, Instangram… e questo mi consola.

     

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  • SCAFFALE: PALA E TEQUILA DI BEPPE PEZZETTO

    17 giugno 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2888

    libropezzetto

    Sarà perchè l’ho letto mentre mi trovavo a Madrid e il protagonista del romanzo fa continui riferimenti alla capitale spagnola. Sarà perchè sono di poco più vecchio dell’ autore e quindi gli Anni Ottanta e Novanta anche per il sottoscritto sono stati anni importanti. Insomma, questa opera di esordio di Beppe Pezzetto, “Pala e Tequila”, mi ha davvero toccato alcune importanti corde emotive.

    E’ il diario di un viaggio: una missione in Messico con una pala e una bottiglia di tequila nello zaino, da seppellire in un luogo significativo e spirituale, per compiere una sorta di rito scaramantico, che sarà come la cerimonia del passaggio tra la gioventù e l’età adulta.  Questo viaggio riserverà sorprese e incontri inaspettati: stimoli per pensare alla propria esistenza in modo diverso.

    Il finale inaspettato e aperto lascia il lettore in attesa di successivi sviluppi.

    Nessuna intenzione, però, di svelare  la trama: quel che conta è raccontare quel periodo attraverso le canzoni, i film, le letture che accomunano tutti coloro che negli Anni Ottanta e Novanta erano giovani e si apprestavano a diventare adulti. Per chi non è mai stato in Messico – come il sottoscritto – attraverso le pagine di Beppe Pezzetto si troverà a vivere le medesime emozioni e ripercorrere le stesse riflessioni dell’ autore. Perchè tutti abbiamo creduto di cambiare il mondo nella convinzione che un mondo migliore è possibile.

    BEPPE PEZZETTO

    PALA E TEQUILA

    HEVER EDITORE

    15 euro

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  • PERCHÉ MANCANO I CAMERIERI

    16 giugno 2022 • COSE NOSTRE • 3054

    Old-Catering-lavora-con-noi-2018-selezioni-per-10-camerieri-di-sala-nel-Lazio-744x445

    Per lavoro nelle ultime settimane mi è capitato di visitare parecchi ristoranti, bar ed esercizi commerciali. Mi sono imbattuto, sovente, nella scritta “cercasi personale”. E non è un caso perché il fenomeno è assai diffuso in tutta Italia, nelle città turistiche e nelle campagne, nei luoghi di villeggiatura e nelle zone industriali.

     “Colpa del reddito di cittadinanza” ripetono tutti, a gran voce. “La gente preferisce stare a casa e percepire 700-800 euro senza far niente, piuttosto che andare a lavorare, quasi sempre di sera e soprattutto al sabato e alla domenica”. Il refrain è scontato, a cantilena.

     Ma, forse, non è proprio così. Forse la ragione non è soltanto quella.

     Basta cercare qualche informazione e si scopre che quasi nessun locale propone un contratto vero e proprio, che non ci sono orari precisi e che le mansioni variano da esercente a esercente. In media la paga si aggira fra gli  800 e i 1000 euro, più le mance. Si lavora 8-10 ore per sei giorni alla settimana. La chiusura è attorno alla mezzanotte ma se ci sono dei tiratardi si va ben oltre e lo straordinario non viene pagato. Cameriere spesso vuol dire anche fare le pulizie del locale, non soltanto servire ai tavoli. In Italia, quella della mancia, è un’usanza poco praticata, al contrario di altri paesi dove spesso è obbligatoria. Raramente il cameriere è trattato dal cliente con rispetto e stima, molto sovente ci si approccia con superiorità, come se non fosse un professionista, ma una persona al nostro servizio.

     Non è così ovunque, sarebbe sbagliato generalizzare, certo. Ma è sbagliato pure liquidare questo fenomeno con la frase “non hanno voglia di lavorare”. Proviamo a pagare il giusto, a offrire contratti dignitosi con orari precisi, introduciamo una mancia garantita sotto la voce “coperto e servizio”, costruiamo rapporti di stima e collaborazione fra cliente e cameriere e poi vediamo se davvero “non si trova personale”.

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  • AI PAUTASSI DI GOVONE, LA LANGA VEGETARIANA

    11 giugno 2022 • CINQUE SENSI • 3450

    pautassi

    Il paradosso della trattoria Pautassi, nel centro di Govone, ad una manciata di chilometri da Alba e sul confine con l’ Astigiano, è che la cuoca Monica (figlia della vedova Castigliano, calciatore del Grande Torino perito a Superga) è vegetariana, ma ogni anno le più prestigiose guide enogastronomiche la premiano e la segnalano per il suo coniglio alla langarola o per il suo muscolo al Barolo.

    Ma non è un paradosso. E’ il segreto del successo di Monica e del suo compagno Luis (nato in Catalogna, ma trapiantato fin da bambino in Liguria e poi in Langa e attivo comunicatore): un menù tipico langarolo con un’ attenzione maniacale ai prodotti del territorio, in particolare alle verdure, alle erbe, alle piante officinali. E così diventa una sorpresa l’ insalata russa con maionese vegana, ma anche gli agnolotti del plin oppure quelli al raschera, il flan al cavolo nero con fonduta. A fine pasto, imperdibile, il sorbetto digestivo preparato con limone e erbe officinali di stagione.

    Un trionfo di sapori, ad ogni piatto esplode il gusto di Langa in bocca, la terra e i suoi frutti. Infatti pare inutile parlare dei vini, il top dei top della cantina albese e monferrina.

    Straordinaria la location, proprio sotto il castello di Govone con due terrazze e un panorama mozzafiato sulle Langhe e sul Monferrato. L’ interno preserva l’antica struttura ma arredato con gusto moderno.

    Insomma, da provare. Monica e Luis vi aspettano.

    Patrizia Durante

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  • IO STO CON GLI ALPINI, SEMPRE

    9 giugno 2022 • COSE NOSTRE • 2340

    ALPINI

    Ho volutamente lasciato passare qualche settimana affinchè si placasse il bailamme attorno all’ Adunata Nazionale degli Alpini di Rimini e alle presunte molestie sessuali, forse accadute in quei giorni. E quindi, scemato il tourbillon di dichiarazioni, post sui social, prese di posizione, frasi ad effetto e slogan,  torno sulla questione per dire – a gran voce – che IO STO CON GLI ALPINI, SEMPRE.

    Non ho fatto il militare, ho scelto il servizio civile per dedicare un paio di anni della mia gioventù ai poveri del Cottolengo, quindi non posso essere tacciato di militarismo. Non entro nel merito di quanto dichiarato da alcune organizzazioni e associazioni sui presunti episodi di Rimini: ci sono state denunce e, quindi, ci penserà la magistratura a fare luce.

    Per il mio lavoro di cronista mi sono trovato a raccontare tutte le alluvioni che dal 1994 hanno flagellato il Piemonte e sempre – ribadisco sempre – ho visto che soltanto l’ efficienza, la tenacia, l’ organizzazione e l’ abnegazione degli Alpini sono state davvero utili alle popolazioni colpite. Lo stesso dicasi per il terremoto dell’ Irpinia e del Friuli: ero lì come volontario e ho visto con i miei occhi le Penne Nere tirar via macerie e cadaveri, ricostruire case e strade. Venendo a tempi più recenti, se non fosse arrivato il generale Figliuolo e l’ organizzazione degli Alpini per la campagna di vaccinazione contro il Covid, ho la convinzione che saremmo ancora alle prese con le Primule di Arcuri. E l’ elenco potrebbe continuare.

    Eppure decine di  migliaia di persone hanno firmato la petizione perché vengano sospese, per i prossimi due anni, le Adunate delle Penne Nere. Posso dirlo? Mi sembra una sciocchezza. Tanto gli Alpini, alla prossima emergenza nazionale, saranno lì, in prima linea, a dare una mano al popolo italiano.

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  • SCAFFALE: LIBERAZIONE DI TORINO DI GIGI PADOVANI

    3 giugno 2022 • LUOGHI E LIBRI • 3110

    Copertina La Liberazione di Torino

    La maggior parte dei passanti che oggi animano piazza XVIII dicembre o prendono la metropolitana a quella fermata nulla sanno di cosa accadde a Torino in quella data. In Borgo San Paolo hanno i capelli bianchi i pochi che ricordano perchè una via è dedicata a Dante Di Nanni. Quanti sanno il significato dell’ acronimo CLN?

    Già solo per queste ragioni  il volume di Gigi Padovani  dovrebbe stare nello scaffale di ogni casa torinese. Per conoscere i luoghi dove viviamo, per non essere del tutto ignari di cosa è successo per quelle strade, in quei palazzi, negli scantinati nemmeno un secolo fa.

    La Liberazione di Torino (sottotitolo Aprile 1945: le sette giornate dell’ insurrezione) racconta infatti, giorno per giorno, ora per ora, strada per strada, fabbrica per fabbrica quel che accadde alla fine della Seconda Guerra Mondiale e la battaglia per liberare Torino dall’ oppressione nazifascista. Una narrazione avvincente unita al rigore della ricerca storica per descrivere come questa città seppe liberarsi da sola, prima dell’ arrivo degli Alleati.

    E poi dopo la Liberazione, “Torino mancava di tutto, in primo luogo pane e latte” – scrive Padovani – ma la vita doveva proseguire , oltre le vendette e i morti”.

    Pagine e parole quantomai attuali in questi tempi segnati dalla guerra ai confini dell’ Europa. Rileggere e rivivere quelle giornate ci aiuta a capire che l’ uomo sembra non sappia imparare nulla dai propri errori, ma anche che – dopo ogni tipo di orrore – c’ è sempre una liberazione.

    GIGI PADOVANI

    LA LIBERAZIONE DI TORINO

    EDIZIONI IL CAPRICORNO

    15 euro

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  • TORINO E PIEMONTE, OMBELICO DEL MONDO

    2 giugno 2022 • COSE NOSTRE • 2583

    TURISTI

    Francese, inglese, spagnolo, lingue slave. Romanesco, pugliese, siciliano, veneto. In questi giorni stiamo sentendo mille idiomi diversi passeggiando per Torino e per le strade del Piemonte. E poi, ovunque, pulmann, camper, guide turistiche con il classico ombrellino o bandierine. Code di fronte a bar e ristoranti. Hotel e parcheggi con la scritta “completo”. Erano anni che non vivevamo un maggio di boom turistico così, nei nostri territori.

    Eurovision,  Salone del Libro, Giro d’ Italia, Finale di Champions League femminile, Raduno dei Bersaglieri a Cuneo. Sono i principali eventi e manifestazioni che hanno il Piemonte come centro organizzativo e polo d’ attrazione. E questo conferma quanto andiamo dicendo da anni, anche su questa rubrica.

    Scusate l’ autocitazione, ma da anni ripetiamo che  i turisti non si muovono a caso. Seguono eventi e manifestazioni, colgono l’ occasione per visitare una città e una regione soprattutto se attratti da uno specifico richiamo. C’è anche il visitatore che arriva senza una precisa motivazione e solo per visitare un territorio, ma la maggioranza va al seguito di un appuntamento particolare. Nella settimana dell’ Eurovision, Torino ha avuto un incremento del 68 per cento di turisti, il 40 per cento di stranieri. A Cuneo sono giunte più di 100mila persone per il 69.mo Raduno dei Bersaglieri.

    Insomma, in Piemonte a maggio, si è nuovamente respirato quel clima multicolore, quel miscuglio di lingue e costumi di 15 anni fa, quando c’ erano i Giochi Olimpici Invernali del 2006. Poi calò il silenzio e il buio, complici amministrazioni territoriali che propagandavano la “decrescita felice”. Adesso sembra che tiri un’ aria diversa. Speriamo. Perché – ne siamo davvero convinti – non bastano campagne promozionali o soldi spesi per pubblicità che vedono in pochi: spesso sono soltanto un buco nell’ acqua. Il turista arriva, soggiorna e spende se è attratto da un evento specifico. E allora avanti con mostre, concerti, manifestazioni, purchè abbiano un richiamo internazionale e non si pensi, sempre e solo, a coltivare il nostro piccolo orticello.

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  • NEH EXPERIENCE PER SODDISFARE TUTTI I 5 SENSI

    27 maggio 2022 • CINQUE SENSI • 2450

    NEH

    Davvero un’ iniziativa per soddisfare i 5 sensi.  Si chiama Neh Experience ed è la start up legata ai tour enogastronomici ideata tre giovani torinesi Carlo Abrate, Matteo Jaretti Sodano ed Emanuele Sega.

    La piattaforma è andata online nel dicembre dello scorso anno, ma è solo in questa primavera 2022 che è stato previsto il lancio e l’effettiva operatività del sistema.

    “La nostra piattaforma – spiegano i tre giovani fondatori – è un sistema di acquisto e prenotazione che aggrega in un unico portale servizi come quelli offerti da Air B&B, Booking e The Fork, ma tutto è stato sviluppato internamente per rendere il più personalizzabile possibile la piattaforma in base alle diverse esigenze dei nostri partner”. Ma se quelle applicazioni fornivano solo la possibilità di prenotare, qui invece nella scelta dei ristoranti, degli hotel, dei luoghi per aperitivi, o nelle occasioni di intrattenimento c’è una opzione di merito già fatta – a priori – dai selezionatori. Non ci sono tutti i locali, ma solo quelli raccomandati dalla piattaforma Neh Experience.

    Attualmente hanno aderito al network una 50ina di locali che offrono un centinaio di attività tra Torino, Langhe e Monferrato, ma Neh Experience sta lavorando affinché per l’autunno il progetto esperienziale possa offrire attività anche nel nord Piemonte e sulle montagne. Le experience si suddividono in tre fasce di prezzo: sotto i 50 euro; tra i 50 e i 100 euro; sopra i 100 euro e propongono dalla degustazione in cantina al giro in mongolfiera.

    Una curiosità: il nome Neh si rifà all’intercalare tipico piemontese e vuole essere non solo un omaggio all’esclamazione più simpatica del dialetto locale, ma vuole anche testimoniare il senso di appartenenza dell’intero progetto al territorio di origine e alla cultura locale.

     

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  • CENTO PER CENTO ITALIANO? PURCHE’ NON SIA UNA BALLA

    26 maggio 2022 • COSE NOSTRE • 2796

    Roma, 31 mag. (askanews) - Vola il carrello della spesa. A maggio i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,8% su base mensile e dell'1,9% su base annua (in accelerazione da +1,2% registrato ad aprile). E' la stima preliminare dell'Istat.

	I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto salgono dello 0,8% in termini congiunturali e del 2,1% in termini tendenziali (in accelerazione da +1,4% del mese precedente).

    Nel 2021 alla Borsa merci di Bologna il grano tenero importato costava circa 19 euro al quintale e una grande percentuale di questo frumento arrivava dall’Ucraina, dalla Russia e dall’Ungheria. Quest’anno il prezzo si aggira sui 44 euro, cioè un incremento del 131 per cento. Rincari eccezionali conseguenza della guerra in Ucraina, certamente. Ma anche di qualche speculazione.

    C’è un altro aspetto della vicenda, che però, ha destato la mia attenzione. Mi riferisco all’imperversare, fino allo scorso anno, degli slogan pubblicitari “100 PER CENTO ITALIANO”.

    A riguardo della pasta, dei biscotti, della carne, di tanti altri generi alimentari… era tutto un proliferare di annunci relativi a prodotti interamente realizzati con materie prime nostrane.

    Cosa non torna? Che, a rigor di logica per quel che concerne la pasta, i rincari del grano avrebbero dovuto incidere in minima parte. Se infatti sono state usate uova, acqua, lieviti e farine italiane, fatto salvo per i costi dell’energia, l’aumento dei prezzi avrebbe dovuto essere quasi impercettibile.

    O forse quegli slogan sulla “italianità” di alcuni cibi erano bugiardi? Eppure, anche una grande catena di hamburger continua a ripetere che la sua carne arriva solo da allevamenti nostrani. E poi si scopre che in Ucraina e in Russia sono bloccati enormi cargo e container di materia prima pronti a partire per il nostro Paese.

    Per carità, le farine che arrivano dall’est dell’Europa sono sicuramente buonissime e sane, così come le carni straniere. L’ aspetto che dà maggiormente fastidio è l’essere presi in giro.

    Perché scrivere sull’etichetta o sparare spot pubblicitari che declamano il “100 per cento ITALIANO” quando tutti sappiamo che è una balla? Sono bastati i tragici fatti per far cadere la maschera.

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