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  • SCAFFALE: QUANDO UN UOMO DI ELENA D’ AMBROGIO

    20 maggio 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2625

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    Pochi, anche a Torino, conoscono la figura di Giuseppe Navone. Eppure fu vicepresidente del Toro dello scudetto del 1976, imprenditore edile, costruttore di tanti edifici in Piemonte, Liguria, Calabria: tra gli altri le carceri delle Vallette e l’ ex cinema Fiamma. Grande merito va quindi a Elena D’ Ambrogio per questa biografia di un uomo che ha affrontato successi lavorativi ma anche drammi umani come il sequestro di persona e attentati negli anni del Terrorismo.

    Bene scrive Vittorio Feltri nella prefazione quando si domanda “come è possibile che finora non abbiamo saputo nulla di questo personaggio che è una di quelle colonne che sorreggono una comunità”?

    Grande lavoratore e allo stesso tempo illuminato imprenditore. Uomo d’ affari ma anche generoso benefattore soprattutto per l’ Astigiano, sua terra d’ origine. Tifoso del Toro e amico intimo di Orfeo Pianelli al punto da seguirlo nella folle cavalcata di vincere uno scudetto a Torino, in casa degli Agnelli.

    Elena D’ Ambrogio (che è la nuora di Giuseppe Navone in quanto ha sposato il figlio Giorgio) racconta d’ aver scovato fra i cassetti del suocero alcuni appunti per un’ autobiografia mai portata a termine. Da lì Elena è partita, pescando poi nei ricordi personali, nei giornali dell’ epoca e nelle interviste a chi ha conosciuto e amato Giuseppe Navone: un lavoro minuzioso per tratteggiare, con delicatezza poetica e rigore documentario, la figura di un uomo che “certamente non trascinava passivamente la sua esistenza”.  Senza dimenticare, sullo sfondo, l’ Italia del Secondo Dopoguerra quella del miracolo economico (da non confondere con l’ effimero boom), della  modernizzazione dell’ Italia, degli Anni Settanta e degli anni di piombo.

    “Vorrei che Giuseppe Navone fosse ricordato nelle opere che gli sopravvivono, nell’ impresa portata avanti dalla sua famiglia come lui aveva portato avanti quella di suo padre” scrive l’ autrice. Sarà ricordato anche grazie a queste belle pagine di Elena D’ Ambrogio.

    ELENA D’ AMBROGIO

    QUANDO UN UOMO

    CAIRO EDITORE

    15 euro

     

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  • QUANDO LA BAGNA CAUDA AL COLOSSEO?

    19 maggio 2022 • COSE NOSTRE • 2683

    bagna-cauda-small

    Ho appreso con molto piacere la notizia che l’ Antica Focacceria San Francesco ha aperto un punto vendita nell’ aulica piazza Carignano di Torino. Il Pani ca meusa siciliana, i cannoli, gli arancini/e e altre prelibatezze isolane sbarcano anche nel cuore del capoluogo piemontese.

    E ribadisco che, ogni tanto, mi capita di fare un break gastronomico alla Focacceria Tipica Ligure in piazza Castello o consumare una Piadina passeggiando in via Garibaldi. Così come non disdegno gustare kebab per strada.

    Questa commistione fra cibi regionali e internazionali è bella e mi piace.

    La mia perplessità deriva da altre considerazioni. Il Piemonte è ricco di cibi, anche da street food. Quindi lo dico con un paradosso: perché non gustare uno scodellino di bagna cauda pucciando pezzi di verdure (carote, sedani, finocchi, topinambur) passeggiando attorno al Colosseo? Oppure davanti al Duomo di Milano, ma anche di fronte al Golfo di Napoli…

    Un azzardo? Una provocazione? Forse. Ma non solo.

    Se reciprocità deve essere… che sia.

    Troppo forte la bagna cauda? Beh, il pani ca meusa  (panino con milza, trachea e polmone di vitello) non è proprio un cibo leggero…

    Si potrebbe provare anche con una rivendita ambulante di fette di torta di nocciole, Torcetti di Lanzo, ma anche di bicchierini di zabajone, di panini piemontesi: con la Toma, la Fontina, il salame Piemonte dop,  il Gorgonzola….Insomma, non c’è che l’ imbarazzo della scelta. Basta osare, come hanno fatto quelli dell’ Antica Focacceria San Francesco di Palermo.

    Ah già, ma noi siamo sabaudi: riservati, molto riservati. Forse troppo!

     

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  • QUANTO E’ DOLCE IL PIEMONTE

    12 maggio 2022 • COSE NOSTRE • 2564

    nocciole

    Nei giorni scorsi abbiamo ricordato la nascita di Michele Ferrero, a Dogliani nel 1925.  Nel medesimo giorno, a Torino, si sono celebrati i 100 anni di fondazione della Galup, storica fabbrica di dolci di Pinerolo. Dalla Nutella al Panettone basso, largo e glassato. Due eccellenze della pasticceria piemontese.

    Ma l’elenco dei dolci della nostra regione potrebbe continuare con Giandujotti, Cri Cri, Torta di Nocciole, Savoiardi, Krumiri, Torcetti, Amaretti, Bunet…

    E chi più ne ha più ne metta, in tavola. Eppure, siamo sempre restii nel farcene un vanto.

    Fatta eccezione per la Nutella (e in genere, i prodotti Ferrero) che godono di campagne pubblicitarie mondiali, o di Galup (indimenticabili gli spot con Macario), gli altri restano prodotti di nicchia.

    Nondimeno, sono alla pari, se non migliori, dei cantuccini toscani, dei cannoli siciliani, della pastiera napoletana. Cosa manca? Certamente necessitano di investimenti pubblicitari, ma anche della volontà di crederci, di spingersi oltre, nella promozione e nella diffusione. Non sempre basta – solo – il passaparola.

    La Confraternita della Nocciola, ad esempio, con coraggio è andata a cercare sponsor, testimonial, padrini. E oggi, ovunque, nocciola è sinonimo di Cortemilia, di Langhe.

    Nutella e panettone Galup, pasticceria creata con base di Nocciola tonda e gentile di Langa, debbono diventare capofila di una schiera di dolci piemontesi, tutti da valorizzare, propagandare ed esportare in Italia e nel mondo.

     

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  • SCAFFALE: MORDI E FUGGI DI BERTANTE

    6 maggio 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2882

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    Una scrittura asciutta per un romanzo duro, che non fa sconti a nessuno. Alessandro Bertante, nato ad Alessandria ma milanese di adozione, con questo “Mordi e fuggi” è giunto tra i 12 finalisti del Premio Strega 2022. Un giusto riconoscimento per un romanzo che scava nella nascita delle Brigate Rosse, nei difficili Anni Settanta, nell’ inconcludenza del Movimento Studentesco, nell’ occupazione delle fabbriche e degli atenei.

    Ma non è soltanto un romanzo politico, di denuncia: il protagonista Alberto viene descritto nelle sue azioni prima di protesta e poi di terrorismo, ma anche nei suoi intrecci amorosi, nel difficile rapporto con i genitori e la famiglia, e soprattutto con se stesso. Insomma, Bertante cerca di entrare nella psicologia di uno dei primi adepti alle Brigate Rosse, di un giovane affascinato da Renato Curcio e Mara Cagol in una Milano sempre nebbiosa e dura, nei bar degli operai, nei quartieri popolari e negli alloggi occupati.

    Bertante non cerca soluzioni né tantomeno assoluzioni per uno dei periodi più difficili della storia contemporanea italiana. Dalla strage di piazza Fontana alle prime  bombe incendiarie fino al rapimento Moro: le vicende umane e le sue scelte eversive di Alberto vengono analizzate e raccontate con una scrittura incalzante, un ritmo sempre serrato, un’ angoscia  che guida la vita del protagonista e piano piano prende l’ animo del lettore.

    ALESSANDRO BERTANTE

    MORDI E FUGGI

    BALDINI CASTOLDI EDITORE

    17 euro

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  • AUTORITRATTO DI LEONARDO PER POCHI, TROPPO POCHI

    5 maggio 2022 • COSE NOSTRE • 3339

    leonardo_autoritratto

    Ma se vi trovaste in possesso di un oggetto prezioso, dal valore inestimabile, in grado di richiamare milioni di visitatori, lo terreste nascosto, o lo mettereste in bella evidenza e dareste vita ad un battage pubblicitario, in grande stile, per coinvolgere ancora più persone?

    È quanto si stanno chiedendo in molti, a Torino e in Piemonte, in seguito alle polemiche suscitate a proposito dell’Autoritratto di Leonardo: si tratta di un “disegno a sanguigna” su carta, databile al 1515, conservato nella Biblioteca Reale di Torino.

    Dal 1839 appartiene ai Savoia e quindi è custodito in un caveau nel capoluogo piemontese assieme ad altre pregiate opere di Leonardo, come il Codice sul Volo degli Uccelli, vari studi sul corpo umano e due bozzetti per la Vergine delle Rocce.

    Dai giorni di Pasqua fino al 25 aprile queste opere sono state esposte presso il Salone Aulico della Biblioteca dei Musei Reali. Nel week end pasquale sono stati 1277 i visitatori, contro i 18mila del Museo Egizio e i 14mila del Museo del Cinema.

    Insomma, quasi un allestimento privato, in gran segreto.

    È vero: si tratta di opere su carta, particolarmente fragili e sensibili alle variazioni di temperatura, di umidità e di luce. Possono essere esposte per brevi periodi a cui deve seguire un riposo conservativo.

    Ma i numeri danno un responso impietoso.

    Ogni giorno al Louvre di Parigi sono circa 30mila le persone che restano ammirate di fronte alla Gioconda di Leonardo. In Piemonte abbiamo il più celebre autoritratto del Genio di Vinci e lo mostriamo a qualche centinaio di visitatori, i pochi che lo hanno saputo.

    C’è qualcosa che non mi convince!

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  • FENOGLIO NON VALE MENO DI PASOLINI

    28 aprile 2022 • COSE NOSTRE • 2409

    BEPPEFENOGLIO

    In questo 2022 si festeggiano i centesimi anniversari della nascita di Pierpaolo Pasolini e di Beppe Fenoglio. Due letterati che hanno segnato profondamente la cultura del nostro paese. Pasolini con i suoi romanzi, le sue poesei, ma anche con i suoi film, le sue denunce sociali. Fenoglio con la sua partecipazione alla Resistenza e alla Liberazione e poi con la sua opera di scrittore e traduttore.

    Ma questi anniversari vengono celebrati in maniera assai diversa. In pompa magna, con tanto di convegni, mostre, dibattiti, paginate sui giornali, servizi televisivi e programmi radiofonici per Pasolini. Più in sordina, quasi soltanto nell’ Albese – sua terra natale – per Fenoglio. Nessuna voglia di rivalità o di mettere a confronto le due personalità, il valore culturale dei due: è soltanto una constatazione. Che lascia il tempo che trova. E deve magari stimolare il mondo intellettuale piemontese.

    Pasolini ottenne la sua consacrazione a Roma e – si sa – la Capitale è assai affezionata ai suoi figli, di nascita e di adozione. Addirittura si sono aperte le porte del Senato per un omaggio allo scrittore-regista, sottolineando l’ attualità del suo pensiero e delle sue denunce.

    Fenoglio, invece, è sempre rimasto legato alla sua Langa, alle sue colline. Cos’ hanno in programma Torino e la sua Regione per ricordare i 100 anni di uno dei suoi figli più illustri?. Magari se ne parlerà – en passant – al prossimo Salone del Libro. Ma fuori dai confini del Piemonte praticamente nulla. E dire che basta leggere qualche pagina dei suoi libri sulla Resistenza per cogliere la drammatica attualità di quelle parole, di quelle riflessioni. Proprio mentre scorrono in tivù le immagini terribili dall’ Ucraina.

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  • SCAFFALE: ANDREA CASTALDI E GLASGOW SMILE

    22 aprile 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2678

    20220413_104828

    22Non si pensi alla Scozia, o a Glasgow intesa come città. In realtà il titolo del giallo di Andrea Castaldi, scrittore di Borgosesia, fa riferimento ad uno strano e semisconosciuto metodo di tortura che l’ assassino infligge alle sue vittime, denominato appunto Glasgow smile.

    Il protagonista, Alessandro Scarlatti è un ex ispettore di Polizia che si è costruito un nuovo tipo di esistenza ma che d’ improvviso si trova ancora catapultato nel baratro delle indagini, dei pedinamenti, dei sopralluoghi in seguito alla orribile morte di una collega del suo nuovo lavoro. Poi arrivano altri due omicidi con la medesima, sanguinosa firma.

    Scarlatti, ombroso quanto scrupoloso, deve trovare l’ assassino o gli assassini. E’ costretto a collaborare con i suoi ex colleghi poliziotti, ma compare anche nella lista dei sospettati. Insomma, un giallo avvincente che spesso tracima nel noir. E il finale è sorprendente.

     

    ANDREA CASTALDI

    GLASGOW SMILE

    GOLEM EDIZIONI

    11,90 euro

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  • TORNEREMO A ESSERE CAPITALE DELL’ AUTO?

    21 aprile 2022 • COSE NOSTRE • 2831

    AUTO

    Chi segue questa rubrica sa quanto si sia ripetuto più volte e quanto si creda nell’ importanza della vocazione turistica per il futuro del nostro Piemonte.

    Ma da solo il turismo non basta.

    Il Piemonte e Torino non saranno mai realtà come Roma, Firenze o Venezia, che possono vivere solo di quanto portato, in termini economici, dai visitatori o da chi viaggia, pernotta, consuma e acquista sul territorio.

    Serve una forte industria manufatturiera e il Piemonte continua ad essere in Europa una delle regioni con la maggior vocazione verso l’automotive, cioè l’ industria dei motori.

    Lo siamo da decenni, da quando la Fiat impiantò qui le sue produzioni e nacquero – a catena – centinaia di piccole e medie industrie legate all’auto. Il know-how che si è creato sul territorio torinese e piemontese continua ad essere di primissimo livello, anche adesso che la Fiat se n’è andata o non c’è più.

    Per questo è da accogliere con favore il provvedimento del governo di rifinanziare il mercato dell’auto soprattutto con i bonus per i veicoli green.

    Torino e il Piemonte possono tornare ad essere capitale dell’ auto, in particolare di quella elettrica.

    Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, in visita a Torino, ha sottolineato l’importanza di questi territori e dell’auto per l’economia italiana, mettendo in risalto come sia fondamentale che istituzioni pubbliche e imprese collaborino per creare futuro. Gli oltre 1,1 miliardi previsti dal Patto siglato con il Comune di Torino sono una opportunità che non possiamo perdere.

    In Italia abbiamo un parco di vetture circolanti tra i più vecchi d’Europa. Nei prossimi anni saranno da sostituire. Le nostre industrie – piccole, medie e grandi – così come gli atenei e il mondo della ricerca devono diventare capofila per far tornare Torino e il Piemonte capitale dell’auto. Elettrica o green.

     

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  • E SE PARLASSIMO UN PO’ MENO DELLA GUERRA

    14 aprile 2022 • COSE NOSTRE • 2559

    pressguerra

    A distanza di una cinquantina di giorni dall’ inizio dell’ invasione dell’ Ucraina da parte della Russia i nostri giornali dedicano ancora un terzo dello sfoglio (almeno una ventina di pagine ogni giorno) al conflitto bellico e alle sue conseguenze per le popolazioni. Lo stesso dicasi per i telegiornali: tre-quattro titoli e almeno 7-8 servizi per ogni edizione. Per non parlare della programmazione radiofonica: interi programmi di approfondimento (Radio Anch’io, ad esempio) da settimane non si occupano d’ altro. Ovviamente lo capisco. Si tratta di eventi tragici, con tante, troppe vittime e centinaia di migliaia di sfollati. Fatti, inoltre, che accadono a qualche migliaio di chilometri da casa nostra.

    Ma, sommessamente, mi domando se non si sta esagerando. Almeno un po’. A mia memoria non ricordo un altro periodo di full immersion informativa per un’ altra guerra. Non c’ è mai stata per il conflitto israelo-palestinese né per la carneficina che si sta consumando quotidianamente – anche in questi giorni – in Yemen. Solo per fare due esempi.

    Sembra di essere tornati nei mesi caldi della pandemia Covid-19. I mass media non si occupavano d’ altro, 24 ore su 24. Giusto? Sbagliato? Certamente non sta a me dare giudizi di merito.

    Temo soltanto l’ effetto assuefazione. A furia di parlarne troppo, finiremo per farci il callo? Per diventare indifferenti di fronte a certi orrori? Ma temo anche che passino in sordina altri eventi che ugualmente ci dovrebbero toccare in prima persona perché riguardano la vita quotidiana. Più di 110 giorni senza una goccia di pioggia nelle regioni del Nord hanno provocato una siccità e  un pericolo per l’ agricoltura che non si ricorda a memoria d’ uomo. Il prezzo della benzina o delle bollette ha raggiunto livelli vertiginosi e insostenibili per tante famiglie. Volutamente sottaciuti? Non so. Certo un po’ di equilibrio sull’ informazione non guasterebbe.

     

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  • SCAFFALE: IL FIGLIO TERRORISTA DI MONICA GALFRE’

    8 aprile 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2673

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    Il caso Donat-Cattin e la tragedia di una generazione. Il sottotitolo del volume di Monica Galfrè chiarisce, fin da subito, chi è quel figlio terrorista: è Marco Donat Cattin militante di Prima Linea e figlio di Carlo, uno dei pezzi grossi della Democrazia Cristiana, fondatore della corrente Forze Nuove, più volte ministro e vicesegretario della DC quando nel 1990 esplode quel caso che sconvolge la vita politica italiana ma che – soprattutto – lacera i rapporti umani di una famiglia borghese di Torino.

    Una storia di padri e figli, di affetti e separazioni, di sangue e amori che corre parallela al nascere e al crescere di quel fenomeno terroristico che segnerà profondamente la vita degli Anni 70 e 80 del nostro Paese. L’ arresto di Marco, i sospetti sul coinvolgimento del Presidente del Consiglio Cossiga che avrebbe informato e cercato di aiutare Carlo Donat-Cattin, i veleni dello scontro politico fra Dc e il Pci di Berlinguer sono narrati con dovizia di particolari da Monica Galfrè.

    L’ autrice è una docente universitaria, quindi non ci si aspetti un romanzo melò, anche se emergono spesso i contorni del dramma di una famiglia, con i suoi conflitti interni e l’ incomunicabilità fra padre e figlio: la Galfrè non ha scelto la strada dei ricordi o degli incontri con i protagonisti di quelle vicende, ancora in vita. Ha preferito l’ attenta analisi della documentazione giudiziaria, dei giornali dell’ epoca, dei resoconti parlamentari. Ne emerge un quadro generazionale di quegli anni e di quei protagonisti che oggi ci appaiono tutti sconfitti, da qualsiasi parte della barricata si trovassero. Proprio a cominciare da Carlo e Marco con quel cognome pesante, Donat Cattin.

    MONICA GALFR’

    IL FIGLIO TERRORISTA

    EINAUDI EDITORE

    18,50 euro

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