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  • SCAFFALE: SERGIO MARCHIONNE DI EBHARDT

    25 febbraio 2022 • LUOGHI E LIBRI • 3016

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    Dal luglio 2018, quando è morto all’ ospedale di Zurigo, fino ad oggi di libri su Marchionne ne sono stati scritti tanti. Se consigliamo questo, è a ragion veduta. Nel corso degli ultimi 25 anni  ho seguito -per le testate Mediaset – i principali avvenimenti della Fiat, poi di FCA e infine di Stellantis, comprese le tappe più importanti della carriera di Marchionne al Lingotto, fino alla fine.

    Thomas Ebhardt è direttore della redazione di Bloomberg News di Milano e praticamente ha seguito passo passo l’ amministratore delegato dal suo arrivo a Torino nel 2004 fino alla tragica fine in Svizzera. E’ stata la sua ombra, lo ha intervistato centinaia di volte, ha carpito i suoi segreti, le sue paure, le sue incazzature, i successi e le delusioni.

    Nelle 272 pagine del volume, Sergio Marchionne esce vivisezionato dalla lente di un cronista puntiglioso e perspicace, soprattutto indipendente, che lavora per una testata finanziaria americana, svincolato dalle pastoie italiane. Non si tratta di una vera e propria biografia ma il tentativo di descrivere la personalità e l’ opera di un manager assolutamente divisivo che ha trasformato la Fiat: presa sull’ orlo nel fallimento l’ ha fatta diventare il sesto produttore d’ auto al mondo. Ha risollevato le sorti di Chrysler, è stato amato e lodato come una star negli Stati Uniti, sopportato e anche aspramente criticato in Italia. Nel volume troviamo le vicende di un adolescente abruzzese che arriva in Canada, sul confine con l’ America, senza sapere una parola di francese o di inglese per diventare uno dei manager più di successo sui mercati internazionali. Il ritratto pubblico e quello privato camminano fianco a fianco per raccontare quel Marchionne che aveva come unico scopo nella vita il “fare la differenza” e ha speso tutti suoi 66 anni per raggiungere quell’ obiettivo.

    THOMAS EBHARDT

    SERGIO MARCHIONNE

    SPERLING & KUPFER EDITORE

    17,90 euro

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  • TORNEREMO AL LUME DI CANDELA?

    24 febbraio 2022 • COSE NOSTRE • 2554

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    Un amico che abita in campagna usa soltanto il gas in bombola per cucinare, per lui e la moglie: ogni tanto ha qualche gruppo di amici a pranzo. Una bombola da 15 litri – mi spiega – gli costa 50 euro e gli dura sei mesi. Ripenso a queste cose guardando e rigirando fra le mani le mie bollette del gas e quelle della luce. Lasciamo perdere le ultime, quelle sono da infarto…. Ma anche analizzando quelle del 2021 capisco che di gas spendo almeno il doppio o il triplo ogni anno e che la parte consumo è quasi irrilevante. Tutto il resto sono accise, tasse di trasporto, iva, ecc…

    Tutti, in questi giorni, discettano sul gas, sul caro bollette, sull’ Ucraina e Putin. Io, però, ricordo che – fin da quando ho cominciato la professione di cronista – tutti i candidati alle elezioni hanno sempre promesso che, appena eletti, avrebbero diminuito, o addirittura eliminato, le accise sulla benzina, sull’elettricità, sul gas.

    Ormai non ci credo più. Paghiamo ancora il contributo per il terremoto del Belice del 1968.

    Forse sarà meglio di fare scorta di candele, ceri, torce e tornare alla stufa a legna. Sarò scettico, ma gli aiuti dal governo non arriveranno o saranno irrisori. E i prezzi non torneranno indietro: ad ogni allarme internazionale il prezzo della benzina sale. Poi, però, quando la situazione si normalizza non l’ho mai visto scendere in modo significativo. E intanto le bollette diventano incandescenti, le famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Anche perché, sui banchi del mercato, il prezzo delle zucchine è cresciuto del 40 %. Cosa c’entra con il gas e l’energia? Certamente incide il costo dei trasporti, del riscaldamento delle serre, e francamente dovremmo perdere la cattiva abitudine di consumare frutta e verdura che non è di stagione,  ma ho il vago sospetto che qualcuno ci stia marciando sopra

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  • RICORDATE QUANTA NEVE CADEVA?

    17 febbraio 2022 • COSE NOSTRE • 2698

    NEVICATA

    I miei genitori raccontavano che, quand’erano bambini, andavano a scuola nelle Langhe camminando, per mesi, in stretti passaggi ricavati fra muri di neve, alti anche un paio di metri. Anche io ho il ricordo nitido di prati e parchi innevati a Torino e per diverse settimane. Adesso le precipitazioni nevose in città sono diventate un’ autentica rarità. Per mesi in questo inverno 2021-22 non è caduta nemmeno una goccia di pioggia o un fiocco bianco.

    Recentemente ho intervistato un climatologo che mi ha mostrato foto davvero impressionanti: i ghiacciai delle nostre Alpi dall’ inizio degli Anni Ottanta stanno diminuendo di almeno un metro all’anno in profondità e spessore. È la conseguenza del surriscaldamento globale del pianeta e della progressiva diminuzione di precipitazioni piovose e nevose. Insomma, non nevica e d’estate fa più caldo: perciò i ghiacciai si sciolgono e si ritirano.

    Lo vediamo con i nostri occhi. Basta alzare lo sguardo e osservare montagne brulle, grigie, senza neve. Tempo qualche decennio e le nostre Alpi saranno soltanto montagne di rocce, sassi e pietre.

    Cosa può fare ognuno di noi? Rassegnarci? Certo le grandi decisioni vengono prese dai governi e dalle grandi potenze economiche che guidano (o distruggono?)  la nostra Terra.  Ma anche da piccoli gesti quotidiani passa la salvezza del nostro pianeta: non muoverci sempre e solo con l’automobile, abbassare di qualche grado la temperatura nelle nostre case, ridurre l’uso di plastica, risparmiare i consumi di acqua….

    Piccoli ma importanti i gesti. Sperando che torni a nevicare, presto….

     

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  • SCAFFALE: SCAPARONE E I LUOGHI SEGRETI DI TORINO

    11 febbraio 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2634

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    Una nuova guida di Torino? sì, ma diversa. Quella realizzata dalla giornalista Sarah Scaparone va a scandagliare i luoghi e gli aneddoti più nascosti della prima Capitale d’ Italia. E tanto per capire di cosa stiamo parlando l’ autrice apre il suo volume di 312 pagine con il capitolo “Torino e Gustavo Rol”, cioè uno dei personaggi più enigmatici della vita subalpina negli ultimi decenni.

    E così scorrendo le pagine – capitolo per capitolo – si va alla scoperta di luoghi, case, vie, rosoni, affreschi, disegni, palazzi, musei, piazze, ecc… certamente meno conosciuti ma ugualmente pieni di fascino di una Torino sempre riservata ma regale, nobile ma operaia, elegante ma popolare, artistica ma industriale.

    I quartieri Campidoglio e il villaggio Leumann, le vecchie carceri Nuove e la Cappella dei Banchieri e dei Mercanti, percorsi diversi per scoprire la Torino nascosta, per assaporarne i sapori (delizioso il capitolo sul vermouth), per ammirare tesori architettonici della città dei Savoia e della Fiat, del Grande Torino e della Juventus, di Macario e dei suoi caffè storici.

    Non poteva mancare nella guida di Sarah Scaparone uno sguardo al circondario, e così troviamo l’ invito a visitare le chicche entro venti chilometri, tra i venti e i quaranta, oltre quaranta chilometri da Torino.

    Insomma, una vera e propria guida turistica per chi visita Torino per la prima volta, ma utilissima e sorprendente per chi vive in questa città da tanti anni: sfogliandola e leggendola scoprirà alcuni tesori che fino a ieri erano sotto i suoi occhi ma sempre passati inosservati.

     

    SARAH SCAPARONE

    LUOGHI SEGRETI DA VISITARE A TORINO E DINTORNI

    NEWTON COMPTON EDITORE

    12 euro

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  • NO AI GENITORI SPAZZANEVE

    10 febbraio 2022 • COSE NOSTRE • 3437

    SPAZZANEVE

    Avete presente cosa fa lo spazzaneve? Parliamo di quel veicolo dotato di lame frontali per togliere la neve dalla strada e consentire a qualsiasi vettura che segue di viaggiare in assoluta sicurezza e tranquillità.

    Esattamente il comportamento di tanti genitori della mia generazione. Abbiamo cresciuto i nostri figli (che oggi hanno tra i 20 e i 30 anni) comportandoci come lo spazzaneve. Prevedendo qualsiasi difficoltà o ostacolo da superare e liberando la strada per la crescita della nostra prole. C’è da affrontare una questione burocratica relativa alla scuola o agli interessi personali del figlio? Ci pensa papà, ci pensa mamma. Il figlio deve organizzare una gita o una vacanza: lo fanno i genitori arrivando anche a preparare l’ itinerario, il programma, la valigia o lo zaino. Deve andare ad allenamento? A lezione privata? Ad una festa da amici? Ecco i genitori autisti e taxisti, pure in piena notte di fronte all’ uscita delle discoteche.

    Se ripenso alla mia adolescenza ricordo viaggi assurdi con scambi di treni in stazioni abbandonate per arrivare a casa di amici. Conoscevo a memoria i tragitti e gli orari delle linee urbane e extraurbane di Torino. Mi sono iscrittto all’ Università da solo, preparando i documenti necessari: i miei genitori lavoravano tutto il giorno, non avevano tempo per occuparsi della mia vita. L’ esigenza primaria da soddisfare era darmi da mangiare, vestirmi e garantirmi il denaro per gli studi. “Pre tutto il resto, arrangiati….” Era il solito ritornello.

    Ripenso a tutto questo ascoltando le tragiche notizie di questi giorni: ragazzi senza patente morti in incidente stradale, adolescente che perde la vita mentre si fa un selfie sul tetto di un hotel…. Di cavolate ne abbiamo sempre fatte tante, tutti, a qualsiasi età. Quindi nessun giudizio morale o etico. Quel che è certo è che affrontavamo la vita da soli, senza genitori spazzaneve che pensano di migliorare la vita ai figli sostituendosi a loro di fronte a qualsiasi ostacolo, piccolo o grande. Crescendoli quindi incapaci di affrontare la vita che è fatta anche di paure e di coraggio.

    E’ un ragionamento da matusalemme?

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  • ASTI-CUNEO, SARA’ LA VOLTA BUONA?

    3 febbraio 2022 • COSE NOSTRE • 2746

    ASTI-CUNEO

    È la grande incompiuta fra le opere pubbliche del Piemonte, o forse dell’Italia intera. Parliamo della Asti-Cuneo, l’autostrada che dovrebbe collegare due importanti province della nostra regione e attraversare territori meravigliosi come Langhe, Roero e Monferrato, Patrimonio Mondiale Unesco.

    Nel 1996 l’allora ministro dei Lavori Pubblici Antonio Di Pietro disse che la conclusione dell’opera era una priorità assoluta. Sono passati 25 anni e si sono alternati diversi governi e diversi ministri ma l’arteria è sempre rimasta ferma a quel troncone monco, nei pressi di Cherasco

    Poi, nel 2019, il ministro pentastellato Toninelli e il premier Giuseppe Conte annunciarono con grande enfasi che sarebbero ripartiti – a breve – i lavori per finire la Asti-Cuneo.

    Ecco perché non riesco a cacciar indietro quel pizzico di pessimismo che mi sale nello stomaco, quando rileggo certe enfatiche dichiarazioni che parlano di fine del primo lotto di lavori entro il 2022, cioè entro quest’anno. 27Più prudente il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio: ha detto di sperare di poter tagliare il fatidico nastro entro la fine del suo mandato, cioè entro il 2024.

    Come San Tommaso preferirò gioire il giorno che potrò imboccare l’autostrada a Cuneo e arrivare fino ad Asti, qui collegarmi sulla rete italiana e raggiungere il resto della Penisola.

    Di dichiarazioni eclatanti e roboanti sono piene le pagine dei giornali: della Asti-Cuneo se ne cominciò a parlare nella seconda metà degli Anni Ottanta, in questi decenni sono stati stanziati bizzeffe di miliardi di lire o milioni di euro. Ma alla fine dell’opera mancano sempre quei pochi chilometri e quei lavori collaterali legati alla tangenziale di Asti e a quella di Cuneo. Intanto a segnare l’inefficienza e l’incapacità nel chiudere il cantiere, resta quel troncone monco a Cherasco mentre alcuni meravigliosi territori del bel Piemonte rimangono assolutamente isolati e attraversati da lunghe fila di camion puzzolenti e inquinanti.

     

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  • SCAFFALE: FRONTE DI SCAVO DI SARA LOFFREDI

    28 gennaio 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2615

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    A metà fra romanzo e cronaca di un avvenimento storico, “Fronte di scavo” di Sara Loffredi narra le vicende legate alla realizzazione del traforo del Monte Bianco, negli anni 1961-62. Un’ impresa titanica, formidabile: perforare la Regina Bianca, la più alta montagna europea. Un operazione di “chirurgia geografica” perchè italiani e francesi debbono incontrarsi nel medesimo punto sotto la roccia, altrimenti sarà un fallimento.

    Attorno a quest’ impresa di alta ingegneria, ruotano le vite di Ettore, uomo di città chiamato in valle per il progetto, Hervè, capocantiere montanaro di poche parole, e Nina che lavora alla mensa del cantiere con un passato da dimenticare. Ma soprattutto c’ è lei, la Regina Bianca, la vetta d’ Europa con le sue valanghe, i suoi sentieri, le sue cascate sotterranee che bloccano gli scavi, i suoi panorami mozzafiato.

    Gli eventi legati agli scavi e all’ avanzamento dei lavori sono reali, resoconti di cronaca e alcuni personaggi sono i veri protagonisti della realizzazione del traforo del Monte Bianco, altri sono di pura fantasia. Nell’ insieme 170 pagine che si leggono con piacere e con il gusto di arrivare fino in fondo, proprio come quelle centinaia di minatori che non vedevano l’ ora di arrivare alla fine del tunnel e incontrare i colleghi-rivali francesi.

    Un tunnel visionario , un’ opera avveniristica per un’ Europa appena uscita da una guerra disastrosa ma capace di guardare al futuro.

    SARA LOFFREDI

    FRONTE DI SCAVO

    EINAUDI E GEDI EDITORE

    9,90 euro

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  • LAVORO AGILE, QUALI EFFETTI COLLATERALI?

    27 gennaio 2022 • COSE NOSTRE • 2536

    SMARTWORKING

    Anzitutto chiamiamolo lavoro agile e non smart working. Difendiamo il nostro italiano. Così come isolamento fa più effetto di lockdown e richiamo è più efficace di booster.

    Ma torniamo al lavoro agile. Mancano percentuali e numeri ufficiali, ma è evidente che con l’avvio della pandemia è cresciuto in misura esponenziale, anche nel nostro Piemonte.

    Che bello! Lavoro da casa, non muovo la macchina e non resto bloccato nel traffico, non debbo incontrare colleghi e capi, faccio gli orari che voglio… Quante frasi del genere ho sentito in questi mesi.

    Tutto vero? Mah… Sicuramente serve una regolamentazione che faccia chiarezza sulle ore di lavoro e quelle di disconnessione, sulla sicurezza (se in casa, mentre corro al telefono, inciampo nel tappeto e mi rompo i denti è infortunio domestico o sul lavoro?) sulla protezione dei dati sensibili (se uso reti aziendali sono al sicuro, ma se uso la linea di casa mia? Chi protegge i file che invio e ricevo?).

    Per non parlare degli effetti collaterali. Quanti bar, tavole calde, mense, ristoranti che vivevano sugli introiti della pausa-pranzo o delle colazioni, sugli spuntini, sui caffè o gli aperitivi, sono stati costretti a chiudere o a veder drasticamente ridotta la propria attività. Questo è sotto gli occhi di tutti.

    Ma non solo. La stagione dei saldi sta dando risultati inferiori alle aspettative. Semplice risposta: perché mai una persona in lavoro agile dovrebbe cambiare il guardaroba se poi sta sempre in casa, in tuta? Lo stesso dicasi per parrucchieri, estetisti, sia per uomo che per donna. E i benzinai? Oppure i concessionari di auto. Si potrebbe passare da decine di migliaia di chilometri percorsi ogni anno a usare l’auto solo nei week end.

    Insomma, non è tutto oro quel che luccica. Il lavoro agile è una grande opportunità per proteggerci dal contagio e (forse) per migliorare la qualità della vita. Ma per il momento a fare affari sono soltanto i colossi del commercio on line. Non usciamo di casa neppure per fare la spesa. Ce la facciamo portare a casa. Che tristezza.

     

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  • POSITIVO? NEGATIVO? QUESTIONE DI RISPETTO RECIPROCO

    20 gennaio 2022 • COSE NOSTRE • 2949

    mascherine

    È famoso il detto di Voltaire: “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”.

    Ed ecco due episodi accaduti recentemente in Piemonte.

    Un ristoratore della provincia di Torino ha tenuto aperto il suo locale nei giorni delle recenti festività, nonostante fosse positivo (seppur asintomatico) e ne fosse cosciente: una strage. Decine di contagi in quel piccolo comune.

    Una coppia di conoscenti, convinti no vax, hanno ospitato amici e parenti nella loro casa per il veglione di Capodanno, senza avvisare gli ospiti di essere privi di vaccinazione. Il giorno dopo una loro figlia ha avvertito qualche lieve disturbo di salute, ha fatto il tampone ed è risultata positiva. Immaginate il panico e i timori che si sono diffusi fra tutti gli invitati, alcuni anche anziani.

    Il nesso fra il pensiero di Voltaire e i due episodi? Beh, a me pare evidente. Ciascuno è libero di pensarla come crede e di comportarsi di conseguenza. Però, sempre nel rispetto degli altri. E, nella situazione che stiamo vivendo, ancora di più: nell’assoluto rispetto della salute di chi ci sta intorno.

    Io posso decidere se vaccinarmi o meno (per la verità ho appena fatto la terza dose) ma non posso permettermi di mettere a repentaglio l’incolumità di chi incontro, tantomeno di chi ospito in casa o nel mio locale. Se avvertissi il minimo disturbo correrei a farmi il tampone: per il lavoro che faccio frequento ogni giorno tante persone. In coscienza debbo sentirmi tranquillo di non arrecare danni – e nemmeno pericoli – agli altri.

    Altrimenti non è questione di libertà o meno: sta a significare che siamo diventati un popolo di barbari.

     

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  • SCAFFALE: LA FELICITA’ DEL LUPO DI COGNETTI

    14 gennaio 2022 • LUOGHI E LIBRI • 2775

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    Chi ha amato “Le otto Montagne” il romanzo con il quale Paolo Cognetti ha vinto il Premio Strega nel 2017, non potrà non amare anche questa ultima sua opera,”La felicità del lupo”.

    Tutta la trama si svolge ai piedi del Monte  Rosa, ma anche al rifugio Quintino Sella. Quindi ancora una volta è la montagna la vera protagonista di questo romanzo.  Fausto e Silvia si incontrano a Fontana Fredda (nome volutamente staccato perchè il paesino ai piedi del Rosa è di pura fantasia): qui vive una piccola comunità tipicamente montanara di cui si narrano le vicende umane fra nevi e prati, flora e fauna, dove compare pure il lupo. C’è la titolare di un ristorante, pomposamente chiamato “Il pranzo di Babette”, c’è Santorso, uomo rude di montagna come lascia intuire il nome, ma soprattutto ci sono le rocce, i boschi di larice, le valanghe, i camosci, la polenta, insomma quella realtà montanara tanto cara a Cognetti che ne ha fatto il leit motiv del suo narrare.

    Pagina dopo pagina ci si immerge nella vita dei protagonisti, fuggiti da  controverse realtà cittadine per ritrovarsi a Fontana Fredda, ai piedi del Rosa. Alla ricerca della felicità. Proprio come il lupo.

    PAOLO COGNETTI

    LA FELICITA’ DEL LUPO

    EINAUDI EDITORE

    18 euro

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