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  • IL PIEMONTE STA SCOMPARENDO

    13 gennaio 2022 • COSE NOSTRE • 2920

    NEONATI

    In base ai dati Istat nel 2020 il Piemonte ha perso più di 32mila abitanti. Il numero dei morti è stato più che doppio rispetto a quello dei nuovi nati. Siamo una regione di vecchi, dove si nasce sempre meno, se è vero che per ogni sei persone con oltre 65 anni si conta appena un ragazzo con età inferiore ai 15 (la media nazionale è di uno ogni cinque)

    Il Piemonte è la regione con il più alto calo demografico del Nord Italia. Alla base ci sono, evidentemente delle ragioni economiche, ma anche culturali. I giovani ritardano la stagione degli impegni familiari per le difficoltà della vita, ma anche per gli effetti di una cultura che tende a mettere i valori della famiglia agli ultimi posti.

    Se nel 2019 la popolazione piemontese contava 4.311.217 individui, nel 2020 siamo scesi a 4.274.945 (-0,84%). Nel 2020 in Piemonte sono nati solo 27mila bambini, mai così pochi. Per cogliere le dimensioni dell’emergenza basta pensare che negli anni Cinquanta nascevano in Piemonte 40 mila bambini all’anno e negli anni Sessanta, quelli del baby boom, si giunse a 65mila nascite.

    Ora siamo a 27mila. Per qualche anno ci hanno salvato gli stranieri, più prolifici di noi. Ora non è più così. Gli immigrati preferiscono vivere in altre regioni d’Italia, segnalando così per il Piemonte il declino industriale che ha chiuso aziende, cancellato posti di lavoro, rallentato il mercato occupazionale. Anche il declino economico contribuisce al calo demografico.

    Ma non sono solo questioni economiche. Negli Anni Cinquanta si usciva dalle rovine della Guerra, si era sicuramente più poveri ma si facevano più figli. Perché La famiglia veniva prima dell’ individualismo. Oggi conta molto il proprio IO, la carriera, i divertimenti, la realizzazione. Poi tra qualche decennio saremmo tutti pensionati a guardare i cantieri.

    Anzi no, perché nessuno ci pagherà la pensione e i cantieri saranno inutili, quindi scomparsi.

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  • GIA’ DIMENTICATE LE VITTIME DI VIA GENOVA?

    6 gennaio 2022 • COSE NOSTRE • 2261

    MORTIBIANCHE INCIDENTILAVORO

    La notte del 6 dicembre 2007 ero di fronte alla Thyssen di corso Regina, a Torino, stordito dal suono delle sirene e dalla tragedia che si consumava sotto i miei occhi. Per 14 anni ho seguito le vicende giudiziarie e umane delle 7 famiglie delle innocenti vittime del rogo delle Acciaierie. All’inizio di fronte a quei cancelli c’erano mazzi di fiori, biglietti, striscioni, cartelli, lettere. Eravamo tutti coinvolti, solidali, amici di quei ragazzi. Oggi di fronte alla Thyssen c’è solo erbaccia, abbandono, ruggine, immondizia. E delle 7 vittime e delle loro famiglie ci ricordiamo soltanto agli anniversari.

    Penso a queste cose osservando la commozione che ha coinvolto tutti di fronte a quel che è successo in via Genova, a Torino. Come 14 anni fa siamo nei giorni del Natale, i nostri sentimenti sono tutti improntati alla bontà. Ma cosa accadrà fra qualche mese? Filippo, Marco e Roberto finiranno nel dimenticatoio fra querelle giudiziarie, incidenti probatori, rinvii a giudizio e polemiche? “Siamo tutti colpevoli” qualcuno ha scritto su un biglietto lasciato in via Genova.

    Oggi. Ma domani?

    Della tragedia del Mottarone si parla quasi soltanto più per le beghe famigliari attorno al piccolo Eitan, unico sopravvissuto. Ma chi riserva un pensiero per le altre 14 vittime?

    Abbiamo la memoria corta. Ci commuoviamo a Natale, ma il giorno dopo pensiamo già alle feste di Capodanno. Non mi faccio illusioni. Accadrà così anche per i martiri di via Genova e per le altre vittime sul lavoro del Piemonte.

    Una ogni otto giorni nel 2020 Già finite nel dimenticatoio

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  • LA CARNE FA BENE? SI’ MA CON MODERAZIONE

    1 gennaio 2022 • CINQUE SENSI • 2477

    carnebattutaalcoltello

    Carne sì o no? E’ la vexata quaestio che caratterizza il dibattito nel mondo dell’ alimentazione degli ultimi decenni? La carne fa bene o fa male? E se fa bene, quanta mangiarne alla settimana?

    Per Luca Varetto, agronomo, “soltanto la carne ci dà il ferro e la vitamina B12. Il rapporto fra carne e colesterolo è poi nettamente a vantaggio della bovina piemontese anche a confronto con le carni bianche (pollo, tacchino, ecc). Lo stesso dicasi del rapporto fra carne e grassi, ottimale, inferiore solo al nasello”.

    Il consorzio Coalvi con 1400 allevamenti per un totale di 100mila animali allevati e 250 macellerie in Italia è un osservatorio privilegiato per capire cosa succede nel comparto zootecnico. “I nostri allevamenti sono tutti a conduzione famigliare, piccoli e noi amiamo i nostri animali, – dice il presidente Coalvi Guido Groppo – li alleviamo con cura e non siamo nemmeno paragonabili alla grande industria o agli allevamenti intensivi”. Dall’ etichetta della carne Coalvi è possibile risalire all’ intera storia della carne che mangiamo: dove è nato il vitello, dove è stato allevato e macellato, ma soprattutto con cosa è stato nutrito

     

    In macelleria come scegliere la carne migliore? Occorre fidarsi del proprio rivenditore, quella chiusa nelle confezioni dei supermercati è sempre difficile da riconoscere, non farsi ingannare dal colore troppo rosso o dalla totale assenza di parti di grasso.

    In conclusione? Carne sì, purchè buona, sana, genuina e consumata nella giusta quantità: due o tre volte alla settimana,300- 500 grammi alla settimana. Ottima quella cruda se di fassone piemontese, oppure bollita o ai ferri. La grigliata solo ogni tanto perché quando viene carbonizzata può sprigionare sostanze tossiche.

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  • SCAFFALE: BUONERBA E CRONACA DI UN AMORE NON CORRISPOSTO

    31 dicembre 2021 • LUOGHI E LIBRI • 3561

    20211221_174347

    Il titolo dice già tutto. O quasi. Il primo romanzo di Carlo Buonerba, giornalista e insegnante, è in effetti una cronaca. La descrizione, giorno per giorno dei patemi, delle speranze e delle delusioni, delle gioie (poche), delle attese (spesso disattese) di Federico Spes che si innamora perdutamente di una collega, Raffaella Bonocore. Un amore unidirezionale: nel senso che i sentimenti del protagonista non trovano corrispondenza nell’amata.

    Un amore impossibile con il quale Federico vive per un anno intero, e che racconta in prima persona, soffermandosi su incontri, pranzi, telefonate, messaggi, mail, silenzi. Descrizioni maniacali e nei minimi particolari delle giornate, della vita scolastica di insegnanti precari, quali sono entrambi i protagonisti. “Una narrazione vera, autobiografica” si legge nel retro di copertina del romanzo di Carlo Buonerba: cioè il racconto di quest’ “amore maledetto” è di Federico Spes, ma anche dello scrittore. Infatti il protagonista tifa Juve, partecipa a trasmissioni televisive sportive, insegna  e crea siti per aziende e associazioni. Proprio come Buonerba.

    Quindi, è coraggioso l’autore nel rendere pubblico il proprio diario intimo, nel raccontare le personali sofferenze sentimentali. A meno che  – proprio come Federico Spes – non sia l’estremo tentativo di conquistare Raffaella Bonocore, la donna per la quale Federico-Carlo vive “una specie assoluta di adorazione che mi scardina. Mi immagino di abbracciarla con tutto me stesso, di dirle quanto ormai non possa più soffocare tutta la forza assurda del mio amore, del sentimento che con sovrumana fatica continuo a tenere dentro di me, ma che oramai straborda da ogni lato, ogni mia parola è piena di questo sentimento”

    CARLO BUONERBA

    CRONACA DI UN AMORE NON CORRISPOSTO

    ROSSINI EDITORE

    15 euro

     

     

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  • NIENTE AUGURI VIA WHATSAPP, VI PREGO…

    30 dicembre 2021 • COSE NOSTRE • 2448

    TELEFONINO

    Da settimane hanno cominciato ad arrivare, e nei prossimi giorni andranno via via crescendo.

    Parlo degli auguri via sms, WhatsApp o peggio ancora, via social: su Facebook, Twitter, Instagram.

    Lo confesso: non li sopporto, li trovo anonimi, impersonali. Ancora peggio sono i post, quelli replicati, copiati, tutti uguali.

    Mi sono ripromesso di evitare di inviarli.

    Cosa costa una telefonata, anche solo di pochi minuti? Se davvero voglio condividere un augurio, un momento di cordialità, cosa c’è di meglio della voce?

    Non siamo computer, non siamo robot.

    Viviamo già una vita inscatolati in appartamenti o chiusi in auto, almeno – in occasione delle feste – dobbiamo riuscire a trovare lo spazio per il cuore, per l’affetto espresso di persona, a voce, e non con formulette o con post.

    L’autentico regalo che possiamo fare alle persone a cui vogliamo davvero bene non sta nel pacco-dono, nella confezione ma in ciò che condividiamo, in un pezzetto del nostro tempo.

    È il bene più prezioso che abbiamo: il tempo nostro che viviamo sempre di corsa e con affanno. E allora facciamo una visita a una persona anziana, trascorriamo qualche ora a giocare con i più piccoli. E gli auguri facciamoceli a voce, al telefono.

    Il calore umano passa attraverso la nostra corporeità.

    Allora sì che la condivisione del Natale o gli auspici per il Nuovo Anno parleranno davvero di noi, saranno sentiti, sinceri. E ritroveremo un po’ di umanità, anche verso noi stessi

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  • UNA PROTESI IN SILICONE, DAVIDE E LA TV

    23 dicembre 2021 • COSE NOSTRE • 3065

    CAMERAMAN

    “Comportati bene, fai il tuo dovere…e vedrai che non ti accadrà niente di brutto”. Quante volte mi è tornata in mente, negli ultimi giorni, questa frase che ripeteva sempre il mio papà. E che io ripeto ancora oggi, fiducioso, a mio figlio.

    Un pugno nello stomaco di fronte alla notizia dell’uccisione di Davide Giri, l’ingegnere con lode, menzione e dottorato, di Alba ammazzato in modo assurdo a New York, mentre rientrava a casa da una partita di calcetto.

    L’assassino, un ragazzo, permettetemi il termine, un balordo arrestato 12 volte negli ultimi anni, ha confessato d’aver ucciso come prova di coraggio per essere ammesso in una street gang. Cosa aveva fatto di male Davide? Perché il destino lo ha atteso in quel viale di New York?

    Non so trovare risposte.

    Più o meno negli stessi giorni un medico odontoiatra si è presentato ad un centro vaccini nel Biellese con due protesi di silicone sulle braccia con l’intento provocatorio, a suo dire, di aggirare la campagna anti-Covid, di denigrare il battage informativo che si è creato attorno alle vaccinazioni.

    Ebbene, del dentista con le protesi al silicone, se n’è parlato in tivù per giorni e giorni, i cronisti si sono messi sulle sue tracce, è stato ospite (forse anche pagato) di talk show. La tragedia di Davide Giri è stata liquidata con un servizio, il giorno della morte, e poi via, nel dimenticatoio.

    Non mi permetto di giudicare il lavoro dei colleghi, non mi interessano i dati di ascolto. Intervengo come cittadino e come padre.

    Povero è quel paese dove un imbecille fa più notizia di un bravo ragazzo che ha sempre fatto il proprio dovere, e anche più, ed è stato ucciso. Senza motivo. Mentre stava costruendo il suo futuro, probabilmente fulgido, frutto di impegno e sacrifici, suoi e della famiglia.

     

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  • FACCIAMOCI FURBI, BEVIAMO E BRINDIAMO PIEMONTESE

    18 dicembre 2021 • CINQUE SENSI • 3819

    freisa-vino-03

    Sono sempre più frequenti le occasioni per pranzio cene importanti. Un consiglio, anzi una raccomandazione. Beviamo e brindiamo piemontese. In queste occasioni c’è sempre qualcuno che – pensando di far colpo – tira fuori una bottiglia di Brunello o di Chianti, Amarone o Prosecco, Champagne o Nero d’ Avola.
    E allora io dico, facciamoci furbi e non temiamo di fare i campanilisti. I nostri Baroli e Barbareschi sono i re dei vini. Ma, se vogliamo parlare di rossi, i nostri piatti saranno arricchiti da Barbera, Freisa, Dolcetto, Ruchè, Grignolino, Gattinara, Nizza, Bonarda, Pelaverga e l’ elenco potrebbe continuare. In fatto di bianchi figurone garantito con Arneis, Gavi, Erbaluce, Cortese, Chardonnay.
    E siamo alle bollicine: un trionfo con Asti secco, Asti Spumante, Moscato e infine il recentissimo Alta Langa che io prediligo.
    Abbiamo la fortuna di vivere in una terra privilegiata con un patrimonio enologico da far tremare di invidia il mondo intero.

    Quindi facciamoci furbi: valorizziamolo e esaltiamolo. Daremo anche una grossa mano ad un settore produttivo importante per il Piemonte.
    Perciò auguri per le prossime feste natalizie con l’ invito e la raccomandazione a tutti di dar vita a tanti cin cin, tutti piemontesi.

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  • SCAFFALE: L’INNOCENZA DEL LUPO DI DUBERTI

    17 dicembre 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2382

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    NIcola Duberti, scrittore 50enne di Mondovi`, da sempre si dedica alla dialettologia, compone versi in lingua piemontese sulla quale tiene corsi all’ Università di Torino.

    Forse anche per questa ragione il suo romanzo “L’ innocenza del lupo” è infarcito di frasi dialettali, nella lingua quasi incomprensibile dell’ Alta Valle Stermasca, entroterra savonese, verso la Valle Bormida. Frasi, con tanto di traduzione immediata, che introducono il lettore in un mondo arcano, quello di Stermato paesino di montagna fra Liguria e Piemonte, fra Medioevo e modernità, fra contadini e turisti.

    Un ragazzo genovese scompare, viene ritrovato orribilmente assassinato e scattano le indagini e il clamore mediatico travolge la Valle Stermasca. La narrazione ruota attorno ad Anna Vinai, architetta fuggita dalla città per rifugiarsi a Stermato, con chissà quali segreti che cerca di nascondere fumando una sigaretta dopo l’ altra. Una girandola di colpi di scena, apparenze che ingannano, indagini dei carabinieri e presunti scoop degli inviati delle tivù nazionali. Il colpevole è il lupo o lo spazzìno africano?

    Un giallo apparente, uno scorcio affascinante su un paesino e una valle che sembrano creati dalla fantasia ma che esistono a centinaia fra le nostre montagne.

    NICOLA DUBERTI

    L’INNOCENZA DEL LUPO

    PENTAGORA EDITORE

    14 euro

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  • LICEO CAVOUR E COMMISSIONE EUROPEA,MA SIAMO TUTTI MATTI?

    16 dicembre 2021 • COSE NOSTRE • 2560

    scuola2

    In nome dell’inclusività la Commissione europea è arrivata a cancellare il Natale invitando – in una prima stesura – a non utilizzare la frase «il periodo natalizio può essere stressante» ma dire «il periodo delle vacanze può essere stressante». Inoltre, c’era anche l’invito a usare nomi generici invece di «nomi cristiani» perciò, invece di «Maria e Giovanni sono una coppia internazionale», bisognerebbe dire «Malika e Giulio sono una coppia internazionale».

    La motivazione di questo documento (riservato, poi le polemiche, quindi ritirato e verrà ripresentato, corretto) era quella di non disturbare la coscienza dei non cristiani.

    Il liceo classico Cavour, colonna storica dell’istruzione torinese, ha deciso di fare un passo avanti nelle questioni di genere: nelle comunicazioni ufficiali non utilizzerà più sostantivi e aggettivi connotati, ma l’asterisco. In altre parole, non più “studente”, ma “student*”, non “iscritti”, ma “iscritt*”, non “ragazzi” ma “ragazz*”.

    Cosa dire? Non ho parole.  Non ne faccio questioni politiche o partitiche. È solo questione di buon senso e conoscenza della nostra storia. Aspettiamo di rileggerlo con le correzioni della Commissione, ma intanto vogliamo ribadire che le radici dell’Europa sono cristiane, non dimentichiamolo. Trovo giusto rispettare tutti i credo religiosi. Mi sento vicino agli islamici quando celebrano il Ramadan e condivido che esistano luoghi pubblici per i loro culti. Ma chiedo la reciprocità: Natale e Pasqua sono le feste centrali della Cristianità e pretendo vengano riconosciute e festeggiate pubblicamente.

    Ho i capelli brizzolati e quindi ricordo che, quando frequentavo le elementari, c’erano ingressi separati per maschi e femmine. Quella sì era discriminazione, ma oggi Filippo è uno studente e la sua compagna di banco, Elena, una studentessa. La parità di genere non passa attraverso queste sciocchezze, ma dall’insegnamento del rispetto reciproco qualunque sia il sesso, la religione, il colore della pelle, le tendenze affettive.

    È proprio sul tema del rispetto di chi ci sta accanto, o dall’altra parte del mondo, che deve passare l’impegno degli insegnanti e dei politici.

    Altrimenti mi viene da pensare che stiamo diventando tutti matti!

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  • MONTAGNA E SCI, PRONTI PER LA STAGIONE INVERNALE?

    9 dicembre 2021 • COSE NOSTRE • 2193

    ciaspole

    Il turismo di montagna sta ripartendo dopo il periodo nero legato alla pandemia. In estate c’è stato un aumento del 19% degli arrivi e del 23% delle presenze. A poche settimane dalla riapertura dell’intero sistema sciistico piemontese, gli operatori sono ai blocchi di partenza, nella speranza che il 2022 segni il ritorno dei turisti statunitensi e nella nostra regione è atteso un boom di ospiti dalla Svezia, stando alle previsioni di VisitPiemonte.

    Ora abbiamo i voli dall’estero, grazie all’arrivo di Ryan Air a Caselle, che non può che far bene a un comparto turismo di montagna piemontese che nel 2019 valeva 1,3 milioni di arrivi e 3,5 milioni di presenze. Il solo settore dello sci vale tra 500 e 720 milioni di euro a stagione, grazie a 54 stazioni e 557 piste per oltre 1.400 chilometri di sviluppo. Una ricchezza però ancora sottoutilizzata, rispetto ad altre regioni dell’arco alpino, specie tra Svizzera e Austria.  Occorre sviluppare servizi e qualità ricettiva, così come l’outdoor e il turismo sportivo che da solo, in Italia, vale 6 miliardi. Anche perché la concorrenza non sta a guardare. Valle d’Aosta, Francia e Nord Est italiano stanno velocemente conquistando quote.

    La neve è già arrivata, e in alcune zone in abbondanza. In Piemonte, dalle Alpi Cuneesi fino all’Ossola, abbiamo una catena montuosa da far invidia al mondo. Da Limone a Bardonecchia, da Sestriere a Prato Nevoso, da Frabosa ad Alagna, soltanto per citare alcune stazioni sciistiche, ovunque si è pronti per la stagione dei record. Un’occasione da non perdere per gli sportivi, per gli amanti della neve e delle montagne, per gli operatori turistici, per l’economia della nostra regione. Nella speranza che la nuova variante Covid non ci metta lo zampino,.09

     

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