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  • ALLA SCOPERTA DI VINI E VITIGNI RARI

    4 dicembre 2021 • CINQUE SENSI • 3585

    Baratuciat-vite

    Il Piemonte è famoso nel mondo per i suoi vini nobili, Barolo, Barbaresco in primis. Poi ci sono altri vini, forse non altrettanto famosi, ma ugualmente apprezzati e conosciuti: Barbera, Dolcetto, Freisa, Grignolino, Moscato, Asti, Ruchè, Pelaverga, Erbaluce, Bonarda, Carema… e ne dimentico sicuramente qualcuno.

     Ma pochi sanno che la nostra regione ha una ricchezza – infinita quanto semisconosciuta –  di vini e vitigni rari. Piccole coltivazioni e produzioni ridotte che però rappresentano un tesoro da scoprire e valorizzare.

    Alle porte di Torino, sui pendi della Sacra di San Michele, è nata l’ Associazione tutela Baratuciat e vitigni minori. Il Baratuciat è un vino bianco che nasce in circa 8 ettari di vigneti nei territori della bassa Valsusa fra Trana, Buttigliera, Condove, Giaveno, Villarbasse: vinificato in purezza, ha profumi erbacei di sambuco, mela e eucalipto, ben strutturato..si beve che è un piacere.

    Se ci spostiamo in provincia di Cuneo ecco la Nascetta di Novello, vitigno semiaromatico coltivato in 85 aziende vitivinicole per un massimo di 390mila bottiglie. Il vino si accompagna bene con  antipasti freddi, formaggi, pesce crudo, crostacei e carni bianche.  Dall’ Astigiano arriva il Gamba di Pernice coltivato nei vigneti di Calosso, un rosso con profumo speziato, morbido al palato, di medio corpo tendenzialmente amarognolo. Quest’ anno viene messo in commercio, dopo 3 anni di affinamento, il prodotto del 2016, poche migliaia di bottiglie da non perdere.  E ancora l’ astigiano Uveline Uceline, vino di lusso che un tempo si regalava al dottore, al parroco, al podestà o al farmacista.

    Solo per citarne altri – sempre segnalati dalla Coldiretti – per la provincia di Alessandria il Slarina o Cellerina della Val Cerrina e dal Vercellese il Clone Cobianco di Ghemme.

    Insomma, è una vera e propria caccia al tesoro quella che si può fare alla ricerca di vitigni e vini rari del nostro Piemonte. L’ invito è di provarli e di segnalarcene altri.

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  • SCAFFALE: BLINI E I DELITTI DEL DRAGONE

    3 dicembre 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2889

    20211112_170907

    Arrivati all’ ultima pagina dell’ ultimo romanzo di Maurizio Blini, “I delitti del Dragone”, si ha la netta sensazione che stia per succedere  qualcosa di importante. O meglio,  che stia per finire un capitolo del percorso narrativo dello scrittore torinese.  Chissà se la nostra intuizione è giusta? Alessandro Meucci, dirigente della Squadra Mobile, e Maurizio Vivaldi, ex poliziotto e oggi investigatore privato, lavoreranno ancora insieme? Saranno sempre i protagonisti delle indagini narrate da Maurizio Blini? Ai posteri….

    Per intanto godiamoceli alle prese con la mattanza di una famiglia cinese in una palazzina di via Servais a Torino e con un ordigno esploso a Chiomonte, nel cantiere della Tav. Due fatti di sangue che accadono praticamente in contemporanea, a pochi giorni da Capodanno. I due episodi sono collegati fra loro? E’ puramente casuale la coincidenza temporale? Ci sono collegamenti fra Torino e Chiomonte?

    Indagini paradossali, difficili, che mettono a dura prova la resistenza fisica e psichica di Meucci e Vivaldi. Gli assassini e i mandanti vanno cercati lontano? In Oriente? Oppure vicino? Molto vicino? Troppo vicino?

    Tanti quesiti che Blini scioglie nel suo noir, lasciando però aperto e pieno di incognite il futuro dei due protagonisti.

    MAURIZIO BLINI

    I DELITTI DEL DRAGONE

    FRATELLI FRILLI EDITORI

    14,90 euro

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  • CHE NATALE SARA’?

    2 dicembre 2021 • COSE NOSTRE • 2683

    albero natale

    Fra un mese sarà Natale. Sicuramente saranno festività diverse dall’anno scorso quando eravamo in piena emergenza pandemica, bloccati in casa, con limitazioni alla frequentazione di hotel, ristoranti, locali. Piste da sci chiuse. Economia e turismo in ginocchio.

    A distanza di 11 mesi molto è cambiato, grazie alla campagna vaccinale, anche se la nuova ondata non ci garantisce ancora sicurezza negli spostamenti, nei ritrovi, nelle feste, in casa o fuori. Per questo è difficile oggi, quando manca un mese, immaginare che Natale sarà.

    Quel che nessun provvedimento e nessun virus può cambiare, però, è il Natale nei nostri cuori. Dopo quel che abbiamo vissuto , dovrebbe essere scontato riempire le Festività di veri valori spirituali. Pace, fratellanza, amore, ma anche solo gentilezza e un sorriso sono gli ingredienti indispensabili per il vero Natale.

    Ma visto che Natale è anche corsa ai regali, perché non cominciare a sceglierli per tempo e quindi con il cuore. Magari privilegiando i prodotti del nostro territorio, acquistati nei negozi di paese e di quartiere piuttosto che su piattaforme internet. Un consiglio? In giro per il Piemonte ci sono tanti mercatini di Natale; , visitateli. Ho partecipato ad Asti all’ apertura del Magico Paese del Natale, uno tra i piu grandi d’Europa con le sue 120 casette. Dopo Asti, la manifestazione si sposterà a Govone, a San Damiano e infine a Prato Nevoso. Fateci un salto e magari potrete  cominciare a respirare l’aria del Natale, quello vero.

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  • MA CI RICORDIAMO DI UN ANNO FA?

    25 novembre 2021 • COSE NOSTRE • 2458

    TUTTOBENE

    Prendiamo un giorno qualsiasi della prima decade di novembre 2020, un anno fa. Andiamo a rileggere i dati Covid in Italia. 34.505 i nuovi casi contro i 6.764 di quest’ anno, 23.256 ricoveri l’ anno scorso mentre nel medesimo giorno del 2021 sono stati 3.124, 2.391 i ricoverati in terapia intensiva contro 395, 445 i decessi contro i 51 di quest’ anno.  Veniamo al nostro Piemonte: la positività in seguito a tampone è passata dal 26 per cento all’ 0,7 per cento, i malati in terapia intensiva sono scesi da 304 del 2020 ai 25 di quest’ anno, 64 le vittime nella nostra regione un anno fa contro i 6 dello stesso giorno di quest’ anno.

    Insomma, non sono soltanto molti di meno i contagiati, ma soprattutto la malattia colpisce in forme meno gravi e fa un numero enormemente inferiore di vittime.

    Lascio ai virologi e agli esperti l’ analisi di queste cifre, mi limito ad rileggere le statistiche e rilevo che  in Piemonte l’ anno scorso i vaccinati erano lo 0 per cento contro l’ 81 per cento del 2021.

    Cioè, tanto così per rinfrescare la memoria: ci ricordiamo le condizioni in cui eravamo soltanto 12 mesi fa? In piazza scendevano commercianti, maestri di sci, operatori turistici, gestori di palestre e di locali di divertimento per protestare contro le chiusure, i mancati ristori, le difficoltà della nostra economia. Oggi in piazza vanno coloro che protestano per la mancata libertà dei green pass e per i pericoli del vaccino. Ma ci rendiamo conto di quanto è assurda questa situazione? Senza la campagna vaccinale saremmo nella medesima situazione del 2021 con centinaia di decessi ogni giorno.

    Immagino già tutte le reazioni e gli insulti. Tanto è inutile: impossibile ragionare anche di fronte a queste cifre. Perché – come recita il proverbio – non c’ è peggior sordo di chi non vuol ascoltare.

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  • SCAFFALE: BEZZON E “LEGAMI DI SANGUE”

    19 novembre 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2328

    20211104_163413

    Dall’ Albania a Torino al piccolo comune di Valsolda, in provincia di Como al confine con la Svizzera, e infine a Milano L’ ultimo romanzo giallo di Emiliano Bezzon si snoda fra queste località così diverse tra loro. E’ una nuova indagine di Giorgia Del Rio e Doriana Messina chiamate a investigare sulla morte – apparentemente un suicidio  – di un ragazzino.

    Il fascicolo viene presto archiviato, ma i genitori di Ilmi non credono al suicidio di un ragazzino che andava bene a scuola, innamorato dei libri e affidano i loro timori e dubbi al parroco di Valsolda. E’ lui a chiamare in causa la psicologa-detective Del Rio. Avevano ragione loro, i genitori, ma purtroppo per quella famiglia di immigrati albanesi i guai sono appena cominciati.

    Per andare a fondo della vicenda la psicologa deve trasferirsi a Torino dove la famiglia di Ilmi – appena giunta dall’ Albania – è vissuta a lungo e apparentemente ben integrata. Apparentemente, appunto…

    Bezzon con la sua agile scrittura ci guida attraverso il complesso mondo dell’ immigrazione (come non ricordare i barconi di albanesi che arrivavano a Bari nel 1991), l’ integrazione nelle grandi città ma anche quella assai più complicata nel piccolo paesino di Valsolda. Difficoltà che culmineranno in tragedia.

    EMILIANO BEZZON

    LEGAMI DI SANGUE

    FRATELLI FRILLI EDITORE

    12,90 euro

     

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  • TRA CIMITERI DESERTI, RAVE E HALLOWEEN

    18 novembre 2021 • COSE NOSTRE • 2321

    cimitero

    Quand’ero piccolo, ma anche da ragazzino e giovanotto, i miei genitori mi portavano a fare il giro dei cimiteri. Un saluto, un fiore, una preghiera per i nonni, gli zii, amici e parenti che “erano andati avanti”, mi spiegavano.

    Sono passati decenni, parecchio argento ha colorato i miei capelli, ma quel rito non ho mai smesso di ripeterlo. Ancora di più adesso che al camposanto ci sono anche papà e mamma. So benissimo che non sono lì, che lì c’è soltanto povere… ma non riesco a far passare i giorni dei Santi e dei Defunti, senza visitare le loro tombe.

    Negli ultimi anni ho notato un progressivo svuotamento dei cimiteri, sempre meno gente e cresce il numero delle tombe in stato di semiabbandono. Le persone che incontro fra i vialetti sono sempre e solo anziane.

    Nel frattempo, nei tg e sui giornali, fioccano immagini e notizie di affollate feste di Halloween o delle migliaia di giovani che, alle porte di Torino, hanno partecipato ad un rave party.

    Ecco dov’erano finiti i nostri giovani, i nostri ragazzi.

    Per la carità, nessun moralismo, nessuna predica. Solo un po’ di mestizia nel vedere quelle tombe in stato di degrado, magari con fiori secchi o finti e sbiaditi, e la gente in giro con maschere e zucche a cantare “dolcetto o scherzetto”.

    Ma non basta, non basta mai. Alla tivù ho visto una manifestazione a Novara dei “No green pass” vestiti come i deportati dei campi di concentramento. E sono stato travolto dallo sconforto e dalla rabbia.

    “Una passeggiata al cimitero è una lezione di saggezza, quasi automatica” ha scritto il filosofo Emil Cioran, forse bisognerebbe rifletterci.

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  • NON SI TROVANO CAMERIERI, PERCHE’?

    11 novembre 2021 • COSE NOSTRE • 2751

    CAMERIERI

    L’estate scorsa ho avuto un’accesa discussione con il titolare di un ristorante delle Marche per ritardi e disguidi nella consegna dei piatti ordinati. Il gentile gestore alla fine si è scusato così: “Mi perdoni, ma non troviamo più camerieri. Preferiscono stare a casa e percepire il reddito di cittadinanza piuttosto che venire al lavorare tutte le sere, sabati e domeniche comprese”.

    Tra me e me ho concluso – colpevolmente – con la convinzione che queste cose accadessero soltanto nel Centro e nel Sud Italia.

    Poi, nei giorni scorsi, ho incontrato il direttore di un’importante Scuola di Alta Cucina nel Torinese che sostanzialmente mi ha ribadito gli stessi concetti: “Quelli che arrivano in questa scuola hanno l’ambizione di diventare famosi chef, al massimo barman, nessuno chiede di imparare la professione di ragazzo di sala o di maître”. Pare che in Italia manchino circa 150mila camerieri

    Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, ha ribadito che il settore dell’ospitalità soffre per la mancanza di camerieri e di figure professionali che si occupano della cura e dell’ospitalità dei clienti. “Il primo commento che mi verrebbe da dire – scrive Carlin – ed è anche il più superficiale, è che i giovani non hanno più voglia di lavorare; seguito subito dopo dalla demonizzazione del reddito di cittadinanza, il quale è reo di disincentivare l’occupazione”. Petrini poi, però, precisa con forza, che occorre dare dignità – anche economica – alla professione del cameriere.

    E questo tocca tutti noi. Come trattiamo quella persona (ripeto PERSONA) che ci serve al tavolo o dietro al bancone di un bar? Quante volte gli sorridiamo, lo ringraziamo, e apprezziamo il fatto che magari è lì, da ore, in piedi, e spesso è sottopagato? Quante volte gli lasciamo la mancia?

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  • SCAFFALE: PAOLO CALVINO E IL CAMMINO NELLA RESISTENZA

    5 novembre 2021 • LUOGHI E LIBRI • 3610

    camminoresistenza

    Una vera guida per escursioni splendide nella Provincia di Cuneo. Un modo per camminare e respirare l’ aria della lotta di Resistenza, quella combattuta per anni dai Partigiani durante la Seconda Guerra Mondiale. Dalla Valle Varaita alla Valle Belbo, da Verzuolo a Santo Stefano Belbo: 30 percorsi sulle montagne della Granda. Gli stessi sentieri e le medesime mulattiere calpestate da quegli uomini e quelle donne che hanno lottato per liberare le nostre terre dall’ invasore tedesco.

    Ripercorrendo con i propri passi, ma senza l’ incubo della guerra, possiamo veramente capire cosa abbiamo guadagnato con la pace: la bellezza delle montagne e dei boschi, delle acque e del cielo, la gioia di stare con gli amici. Liberi.

    Per ogni cammino l’ indicazione del percorso, le difficoltà, le altitudini di ascesa e discesa, i luoghi da vedere, i tempi di percorrenza, i punti di ristoro. “Il cammino nella Resistenza”, il libro del torinese Paolo Calvino, ci accompagna nel visitare luoghi della memoria ma anche alla scoperta di nature incontaminate, panorami mozzafiato… un modo di vivere le fatiche e le scoperte di un cammino e, allo stesso tempo, ricordare e raccontare. Luoghi che insegnano tanto quanto un libro di storia. Perchè su per quei sentieri e attraversando quei pianori o quei passaggi impervi, la mente non può non riandare al sacrificio di sangue e di giovani vite umane per la riconquista della libertà

     

    PAOLO CALVINO

    IL CAMMINO NELLA RESISTENZA

    FUSTA EDITORE

    16 euro

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  • NON ANDIAMO A VOTARE, MA POI PROTESTIAMO

    4 novembre 2021 • COSE NOSTRE • 2654

    ELEZIONI

    Il nuovo sindaco di Torino è stato votato da meno di 170mila elettori su una popolazione di circa 850mila abitanti. Quello di Pinerolo eletto con 7600 voti su 36mila residenti. Sono soltanto due esempi, qui in Piemonte, della scarsa affluenza alle urne nell’ ultima tornata amministrativa.

    A proposito di questi picchi di astensione si è già scritto e detto molto. Di tutto e di più.  Ci sarebbe poco da aggiungere, se non che: NON HA VINTO L’ ASTENSIONE, HA PERSO LA DEMOCRAZIA.

    E lo dico a ragion veduta. In alcune consultazioni nazionali mi sono rifiutato di andare alle urne. Lo ritenevo inutile, tanto gli eletti sarebbero andati a Roma a scaldare gli scranni del Parlamento perché le decisioni importanti venivano sempre prese dai leader dei partiti. Questo era il mio convincimento, e in parte ancora lo è.

    Diverso è il discorso a proposito dei sindaci e dei consiglieri comunali. Loro possono influire direttamente sulla mia vita: dai parcheggi alla viabilità, dalle tasse comunali agli orari dei negozi e degli asili. Basta prendere un mezzo pubblico o sentire le chiacchere in un bar, ancora meglio navigare sui social. E’ tutta una lamentatio. Nel proprio Comune non funziona mai nulla. Però quando siamo chiamati a decidere con il nostro voto, stiamo a casa.

    Bel modo di intendere la democrazia: io non scelgo, ma poi mi sento in diritto di criticare. Eh no! Come cantava Gaber “la libertà non è star sopra un albero… la libertà è partecipazione”.

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  • SE A SCUOLA NON STUDIANO IL FASCISMO

    28 ottobre 2021 • COSE NOSTRE • 2987

    SCUOLA

    Mio figlio nei suoi cicli di studio (elementari, medie, liceo) ha studiato per ben tre volte gli Egizi, i Romani, il Medio Evo, le Guerre di Indipendenza e il Risorgimento. I suoi programmi di storia si sono sempre fermati alla fine della Grande Guerra, a volte con un’ appendice rapida sullo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Poi, stop.

    L’ascesa del Fascismo, la lotta partigiana, il boom economico, gli anni del terrorismo li ha scoperti e approfonditi per conto proprio, magari con l’aiuto di noi genitori.

    Ripensavo a queste cose mentre scorrevano nei tg le immagini degli scontri dei giorni scorsi a Roma, Milano, Torino.

    La mia convinzione è che gran parte di quelli che sfasciavano tutto, non avessero mai studiato e approfondito cosa è stato il Fascismo, cos’ha rappresentato per milioni di lavoratori la Camera del Lavoro. Attenzione: non si tratta di dare giudizi politici né pagelle storiche, non si tratta di essere pro o contro il green pass. È solo questione di conoscenza. Soltanto quando si conosce bene, a fondo, un argomento lo si può condannare, contrastare, combattere.

    In ogni caso mai con la violenza, mai con il volto coperto. Ma solo con la forza delle proprie idee e convinzioni.

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