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  • SCAFFALE: VITTINO CON 60 ANNI DI VIAGGI….

    22 ottobre 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2931

    vittino

    È consulente finanziario, è presidente della Federazione Piemontese Bocce, è instancabile organizzatore di eventi. E adesso scopriamo che Claudio Vittino, torinese fresco sessantenne, è anche poeta.

    Poeta per gioco, direbbe lui.

    In realtà, per una motivazione assai nobile.

    Per il compimento del suo sessantesimo compleanno Vittino ci regala questo libretto “60 anni di viaggi dal colore al brizzolato” (il titolo completo) edito a scopo benefico: parte del ricavato della vendita andrà, infatti, a due Onlus.

    O.A.S.I. nata dalla generosa intuizione di don Aldo Rabino (che opera con progetti di volontariato, cooperazione e solidarietà) e FORMA, fondazione che lavora all’interno dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino.

    Le poesie sono un momento di riflessione sul tempo andato e sugli istanti hanno dato significato alla vita. Una raccolta suddivisa in sette capitoli contrassegnati da altrettanti oggetti (illustrati con bellissimi disegni della figlia Margherita) che sono strumenti in uso quasi quotidiano per Claudio: la clessidra granata, le bocce, il bloc-notes, la cravatta, la palla a spicchi, il microfono, la penna.  Per ogni oggetto-capitolo l’introduzione di amici dell’autore: Patrizia Durante, Marco Giunio De Sanctis, Mauro Berruto, Gianni De Biasi, Stefano Bertacchi, Beppe Gandolfo, Giulio Biino.

    Alla base di tutto, l’entusiasmo che è il filo conduttore della vita di Claudio Vittino.

    CLAUDIO VITTINO

    60 ANNI DI VIAGGI DAL COLORE AL BRIZZOLATO

    BUENDIA BOOKS

    12 euro

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  • MASCHERINA? SI’, NO, FORSE, MAH, BOH….

    21 ottobre 2021 • COSE NOSTRE • 2455

    mascherine

    Negli scorsi fine settimana ho visitato alcune importanti fiere regionali dedicate ai magnifici prodotti del nostro Piemonte. In tutte le situazioni ho assistito allo zelante lavoro degli addetti al servizio d’ordine o dei volontari della Protezione Civile, che invitavano tutti ad indossare la mascherina. E a volte ne scaturivano anche accese discussioni. Eravamo tutti all’aria aperta, difficilmente c’erano assembramenti. Eppure, il regolamento recita che per fiere, sagre e manifestazioni all’aperto, permane l’obbligo della mascherina.

    Per curiosità ho chiesto a mio figlio, assiduo frequentatore di stadi per partite di calcio: “ma in curva qualcuno tiene la mascherina?”. Vi risparmio le risate e le prese in giro: “Nessuno ce l’ha, altrimenti come faremmo a tifare?”. Neppure nei settori meno popolari dello stadio.

    Quindi? Famo all’italiana? Le regole ci sono, ma poi nel farle rispettare usiamo due pesi e due misure.

    D’altronde non so se, recentemente, avete provato a salire su un mezzo pubblico. Io sì, pieno all’inverosimile, si sta come sardine. Quasi tutti con la mascherina, ma nessuno chiede di mostrare il green pass o altro. Perciò? Anche qui, “famo all’italiana”.

    Infine, ho letto che, per i dipendenti pubblici che sono autorizzati allo smart-working, persiste, sempre e comunque, l’obbligo di green pass: chissà se a controllarli sarà il coniuge, i genitori, i figli, il portinaio o i vicini di casa?

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  • ALLARME MORTI BIANCHE, MA NESSUNO SCENDE IN PIAZZA

    14 ottobre 2021 • COSE NOSTRE • 2660

    MORTIBIANCHE INCIDENTILAVORO

    Suona la sveglia, ti prepari, vai al lavoro per guadagnare il sostentamento per te e per la tua famiglia, un incidente e… non torni più a casa. Come ha scritto l’operaio metalmeccanico Marco Bazzoni in una sua poesia: “Le chiamano «morti bianche», come se avvenissero senza sangue. Le chiamano «morti bianche», come fossero dovute alla casualità, alla fatalità, alla sfortuna. Le chiamano «morti bianche», perché l’aggettivo bianco allude all’assenza di una mano responsabile dell’accaduto, invece la mano responsabile c’è. Sempre.”

    Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad una escalation che definire drammatica è dire poco: 11 vittime in soli due giorni. 677 nei primi 7 mesi dell’anno, una media statistica di un morto ogni tre giorni.

    Eppure, tutto questo succede nell’indifferenza quasi generale.

    Siamo scesi in piazza per la salvaguardia del pianeta, giustissimo. Contro i femminicidi: altrettanto lodevole.

    Si scende in piazza quasi ogni giorno contro vaccini e il green pass: un po’ meno giustamente, almeno dal mio punto di vista.

    Cortei e manifestazioni si ripetono tutti i giorni (e per i più svariati motivi) su e giù per l’Italia e anche il nostro Piemonte è teatro di proteste pro e contro la qualunque.

    Per i morti sul lavoro niente. Tutto tace. Silenzio.

    Credo, invece, che sia inconcepibile che nell’attuale mondo ipertecnologico si muoia ancora mentre si lavora per guadagnarsi la pagnotta.

    Infatti, le chiamano «morti bianche», – ancora Marco Bazzoni – per evitare che si dica omicidio sul lavoro. Bianche come il silenzio, come l’indifferenza che si portano dietro.

     

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  • SCAFFALE: ALICE BASSO E IL GRIDO DELLA ROSA

    8 ottobre 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2792

    Closeup of man using laptop in cafe grayscale

    Uno dei meriti della giovane scrittrice torinese d’adozione è quello di scegliere protagoniste – insolite quanto accattivanti – per i suoi romanzi. Dopo quelli in cui a tirare le fila della narrazione era Vani, una ghostwriter impegnata nel redigere testi, discorsi e libri di autori famosi, ora Alice Basso ha adottato Anita Bo, già protagonista del suo secondo libro e proveniente dagli Anni Trenta.

    Si tratta di una giovane dattilografa che – in pieno regime fascista – lavora per un periodico che traduce e pubblica gialli di scrittori stranieri, perlopiù americani. Lei, come molti dei suoi giovani amici, sono insofferenti alla nascente dittatura e quindi tentano di fare opposizione ai gerarchi introducendo nel nostro Paese un modo di scrivere e di narrare diverso da quello imperante, assai più improntato alla libertà.

    Nella vita di tutti i giorni Anita vive con la famiglia accanto alla loro tabaccheria nel centro di Torino ed è fidanzata con un ragazzo strettamente osservante dei dettami del Fascio. E spesso nella vita quotidiana si imbatte in casi di cronaca nera che la dittatura cerca sempre di oscurare. Nasce così una detective in erba che cerca, con l’ aiuto del suo responsabile lavorativo Sebastiano, di risolvere omicidi e altri fattacci semisconosciuti. Nell’ultimo libro di Alice Basso “Il grido della rosa”,  Anita si trova a fronteggiare la morte di Gioia, ragazza madre, sordomuta. Apparentemente è un incidente, ma….

    La protagonista conquista subito, dalle prime pagine, il lettore e lo trascina in una trama fitta con il giallo della morte di Gioia, i problemi con il fidanzato, con Sebastiano, la di lui fidanzata e la sua famiglia di gerarchi, i segreti all’interno della redazione di Saturnalia, la rivista che, pur sottomessa alla censura, cerca di far respirare aria di libertà ai torinesi. Quasi 300 pagine che si leggono d’un fiato.

    Patrizia Durante

    ALICE BASSO

    IL GRIDO DELLA ROSA

    GARZANTI EDITORE

    16,90 euro

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  • PIU’ CONTROLLATI DAL TELEFONINO CHE CON GREEN PASS O VACCINO

    7 ottobre 2021 • COSE NOSTRE • 3028

    CELLULARE

    L’altra sera, a cena con un amico, parlavamo di intolleranza al lattosio. I nostri cellulari erano appoggiati sul tavolo, senza alcuna ricerca o telefonata in atto.

    Il mattino dopo, appena effettuato l’accesso a un social, mi è comparsa la pubblicità: “Sei intollerante al lattosio? Ecco la soluzione…” Insomma, qualcuno aveva intercettato la nostra conversazione e mi proponeva un rimedio.

    Mi è stato poi spiegato – da un esperto del settore – che quando noi installiamo una nuova app e diamo l’okay ad una serie di autorizzazioni (posizione, utilizzo di foto, audio e video) diamo il consenso, più o meno informato, anche ad essere intercettati e ascoltati.

    Spesso lo facciamo in maniera del tutto inconsapevole, ma la realtà è questa.

    Tramite i nostri cellulari, le carte di credito e altri apparecchi elettronici, il GRANDE FRATELLO sa tutto di noi, i nostri gusti, le nostre preferenze, le nostre chiacchierate, gli acquisti che facciamo… insomma, il telefonino vive in simbiosi con noi, è un fedele compagno delle nostre vite.

    Quindi, mi viene da sorridere di fronte all’obiezione di alcuni nei confronti dei vaccini o del Green Pass. “Chissà cosa inoculano nel nostro corpo? … È solo un modo per controllarci”, e altre fesserie del genere. Dicono no al vaccino mettendo a rischio la salute nostra e di chi ci sta accanto.

    Intanto, con il telefonino, tutti consentiamo a chiunque di sapere tutto delle nostre vite. Altro che 5G!!!

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  • TURISMO E VINO, UN ANNO PER PREPARARCI

    30 settembre 2021 • COSE NOSTRE • 2553

    Vigneti-Langhe

    Fra un anno esatto, nel settembre del 2022, in Piemonte, e in particolare nelle Langhe-Roero-Monferrato Patrimonio Mondiale Unesco, si terrà la sesta Conferenza mondiale del turismo enologico.L’anfora – simbolo dell’evento – è passata, nelle settimane scorse, dal Portogallo all’Italia.La nostra regione ha 45.000 ettari di vigne, 49 vini doc e docg con un giro d’affari – solo per l’export – di un miliardo di euro. Un settore che coinvolge 18.000 aziende agricole, 280 imprese e 54 cantine cooperative. Oltre 2,2 milioni di ettolitri di vini all’anno, di cui il 60% esportato. Ci sono quindi tutti gli elementi e le potenzialità per dare valore allo sviluppo rurale del territorio e intercettare nuove presenze turistiche. Ogni anno, infatti, le colline del vino e del gusto del Piemonte sono visitate da oltre mezzo milione turisti che arrivano da ogni parte del mondo, per un totale di 1,6 milioni di pernottamenti. Un settore in costante crescita quello del turismo enologico, che rafforza anche la nostra eccellenza gastronomica. Da quella più semplice e della tradizione a quella più ricercata. Il Piemonte vanta 46 chef stellati e circa 24.000 ristoratori attivi, con un gradimento complessivo, da parte dei turisti, di quasi 91 punti su 100 rilevati dalle recensioni online.

    Fra un anno avremo una vetrina mondiale. La

    conferenza del turismo del vino, infatti, è organizzata dalle Nazioni Unite. Arriveranno nelle nostre terre esperti, tour operator, buyer da tutti i 5 continenti. Siamo preparati ad accoglierli? A mettere in mostra i nostri gioielli? Non soltanto i vini-principe (e già ultra-famosi nel mondo), ma anche quelli cosiddetti minori, ma che minori non sono. Le nostre cantine sono attrezzate, sempre aperte, accoglienti, accessibili, confortevoli con personale gentile e disponibile per regalare emozioni a 360 gradi?

    Non lo so. Ma so che abbiamo un anno di tempo per prepararci. È un’occasione da non perdere.

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  • SCAFFALE: IL CORPO UMANO DI PAOLO GIORDANO

    24 settembre 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2810

    Closeup of man using laptop in cafe grayscale

    Paolo Giordano, l’autore de “La solitudine dei numeri primi”, ha scritto questo romanzo qualche anno fa. Leggerlo in questi giorni (quando le vicende dell’Afghanistan ci vengono messe quotidianamente sotto gli occhi) assume, però, una valenza davvero diversa, importante. Quasi un pugno nello stomaco.

    Sono le vicende di un plotone di giovani militari in missione proprio in Afghanistan. La loro prima vera esperienza di vita. Quando partono non sanno a cosa andranno incontro e quando torneranno saranno radicalmente cambiati. Ma “Il corpo umano” non è un romanzo di guerra. Sono le vicende umane, le debolezze, gli istinti, le paure, i sentimenti di questi ragazzi a tenerci incollati per 309 pagine. Diventano, con lo scorrere della lettura, nostri amici, nostri compagni di viaggio. All’inizio, pur trovandosi in uno dei luoghi più pericolosi della Terra, sembra che non succeda mai nulla, che a vincere sia la noia, l’inutilità delle giornate sempre uguali. Ma poi la guerra presenta il suo conto, ci richiama alla realtà della sofferenza, della disperazione e della morte. Senza un perché.

    Paolo Giordano ci catapulta dentro la vita di questi ragazzi, quasi un’intrusione nel loro “corpo umano”. Un libro crudo, un linguaggio militaresco, storie assurde quanto reali, amori che fanno dei giri immensi e poi ritornano (come direbbe Venditti).

    Una lettura davvero consigliata proprio in queste settimane per capire meglio cosa è stata la missione di pace in Afghanistan.

    PAOLO GIORDANO

    IL CORPO UMANO

    MONDADORI EDITORIE

    14 euro

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  • IO BEVO L’ ACQUA DEL SINDACO

    23 settembre 2021 • COSE NOSTRE • 2845

    CASETTEACQUA

    Ogni anno in Italia consumiamo 10 miliardi di bottiglie di acqua minerale in plastica e solo 2 miliardi di litri in bottiglie di vetro. 7 miliardi delle bottiglie in plastica non vengono riciclate e questo significa 850mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica.

    I dati sono dell’organizzazione Green Peace che ha lanciato l’allarme e la necessità di un’immediata inversione di tendenza per salvaguardare il pianeta. Basta guardare le immagini che spesso i tg propongono e che mostrano i fondali dei nostri mari, autentiche discariche di plastica che uccidono flora e fauna del Mediterraneo. Provate anche ad osservare i bordi delle strade, in città e nelle campagne: fossati e cunette sono pieni di bottigliette di plastica. E i prati delle nostre montagne? Immondezzai a cielo aperto.

    Occorre quindi cambiare mentalità e stile di vita. E forse servono sanzioni per modificare i nostri comportamenti. Nel decreto Semplificazioni c’è un provvedimento che prevede una sorta di mini-cauzione per chi non restituisce le bottigliette di plastica, come già accade per quelle in vetro. Entro 4 mesi dovrà essere varato il decreto attuativo.

    Da parte mia, da parecchi anni, ho preso l’abitudine di consumare l’“acqua del sindaco”. Nel mio comune – così come in altri migliaia del Piemonte – ci sono le casette per la distribuzione dell’acqua potabile, genuina e garantita dagli acquedotti municipali. Gratis quella naturale, 5 centesimi al litro per quella frizzante. Anziché rifornirmi al supermercato, faccio un piccolo sacrificio: carico la cassa di 12 bottiglie in vetro, vado al distributore e faccio rifornimento. Vi assicuro che è buona. Mi disseta e -nel mio piccolo – credo di dare un piccolo contributo alla salvaguardia della Terra.

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  • UN POPOLO DI VIROLOGI E ANCHE DI POMPIERI

    16 settembre 2021 • COSE NOSTRE • 2508

    Un grosso incendio Ë scoppiato questa mattina nel centro di Torino tra via Lagrange e piazza Carlo Felice. Le fiamme si sono sviluppate nelle mansarde di un palazzo, Torino, 3 settembre 2021 
ANS/ALESSANDRO DI MARCO

    Eravamo un popolo di allenatori di calcio. Ognuno aveva in tasca gli schemi e la formazione giusta per far vincere la propria squadra del cuore o la Nazionale. Poi siamo diventati un popolo di virologi, medici, esperti di vaccini, di cure sanitarie.

    Basta trascorrere qualche minuto sui social per imbattersi in superesperti su come curare il Covid-19, sull’efficacia o sulla pericolosità dei vaccini, sull’ effettivo utilità delle mascherine. Cosa importa se chi ha individuato il virus o scoperto i vaccini ha studiato una vita, ha passato giorni e notti in laboratorio e sui microscopi per individuare l’ antidoto, quelli parlano solo perché pagati o per farsi pubblicità…

    Di fronte a tanta sicumera ho sempre alzato le mani, ho taciuto, non mi sono addentrato nelle polemiche, perché tanto anche noi giornalisti siamo tacciati di faciloneria o peggio di scrivere notizie, dati e statistiche, soltanto perché prezzolati. E poi chissà da chi. Stipendio a parte, personalmente non ho mai visto un euro da nessuno. Ma non importa. Meglio tacere che perdersi in infinite e inutili discussioni. C’è sempre chi ne sa di più, chi ha ricevuto illuminazioni divine.

    Ma il colmo l’ ho vissuto nei  giorni trascorsi sotto il palazzo di piazza Carlo Felice, a Torino di fronte a Porta Nuova, per raccontare – nei vari tg – l’incendio che ha devastato 1800 metri quadrati di soffitte, mansarde e attici dello storico stabile. Momenti strazianti vicino a persone e famiglie che vedevano andare in fumo i propri beni, gli affetti, intere vite racchiuse in quelle stanze.

    Accanto al loro dolore, però ho registrato un’ incessante coro di presunti esperti che giudicavano, ma soprattutto criticavano, l’ opera ininterrotta di spegnimento dei vigili del fuoco. Una sequela di critiche da far rizzare i capelli. Secondo tanti ignoranti osservatori quei pompieri erano tutti incompetenti, giravano a vuoto, dovevano andare da quella parte, oppure da quell’altra… salire con le autoscale anzi no, scendere… addirittura qualcuno suggeriva di impiegare i Canadair…

    Forse stiamo esagerando: siamo tutti affetti dalla pandemia del giudicare il lavoro di chi dovrebbe essere preparato a fare il proprio dovere.

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  • SCAFFALE: MOGLIASSO E l’ IRRESISTIBILE SIMMETRIA….

    10 settembre 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2765

    Irresistibile simmetria della vendetta

    Scrivere un romanzo è difficile. Scrivere un romanzo all’ interno di un altro romanzo deve essere impresa più che doppiamente difficile. La torinese (nata a Susa) Rosa Mogliasso riesce nell’ impresa, e nel migliore dei modi. Le due trame corrono parallele, si intrecciano, si fondono senza mai affaticare il lettore.

    “L’ irresistibile simmetria della vendetta” é il titolo dell’ ultimo libro della Mogliasso: la trama principale si snoda fra piazza Vittorio e le vie adiacenti, l’ altra su una nave da crociera. C’ è il giallo, ci sono le storie personali dei protagonisti, c’ è l’ amore, ma soprattutto c’ è tanto umorismo che è la vena caratteristica della narrativa della scrittrice.

    Ma questo volume lo si può leggere anche come un manuale di narrazione perché Amanda, la protagonista, tiene proprio un apprezzatissimo corso di scrittura attorno al quale si sviluppa l’ intera vicenda.  Capitolo dopo capitolo gli aspiranti bestselleristi e la maestra si addentrano nei meccanismi intricati dello scrivere ma anche in quelli che li legano gli uni agli altri.

    “A noi interessano invidia, avidità, gelosia, lussuria – spiega Amanda ai frequentatori del corso – in altre parole le emozioni negative che scaldano la mutanda della narrazione. Mi sono spiegata?”

    ROSA MOGLIASSO

    L’ IRRESISTIBILE SIMMETRIA DELLA VENDETTA

    SALANI EDITORE

    15 euro

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