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  • GIU’ LE MANI DAL LINGOTTO

    9 settembre 2021 • COSE NOSTRE • 3036

    LINGOTTO

    Anzitutto una premessa. Il Lingotto non è solo di Torino ma è un pezzo di storia d’Italia. Quindi la notizia che Stellantis ha messo in vendita la palazzina uffici di via Nizza deve interessare tutti. E lasciarci allibiti come è successo al sottoscritto

     20mila metri quadrati dove c’erano gli uffici dell’ Avvocato Agnelli e di Marchionne. Il fatto che l’azienda automobilistica abbia inviato una lettera alle principali società di intermediazione immobiliari del mondo, significa la volontà di chiudere un’ epoca, stracciare una pagina di storia. È vero che oggi quella palazzina è vuota e che è posta sotto il vincolo della Soprintendenza ai beni architettonici, ma la mossa è di quelle che fanno rumore, con significati che vanno ben al di là del valore economico dell’affare.
     Ho ancora negli occhi l’interminabile coda di persone (si calcola oltre centomila) che sfilarono su per la rampa, per portare l’ultimo saluto a Gianni Agnelli. Ne parlò tutto il mondo E adesso il suo erede, John Ellkann non ha nulla da dire a proposito di questa vendita?
    Così come la città di Torino, il Piemonte, l’Italia assistono impassibili?

    Non si tratta solo di mura, di stanze, di uffici. Si tratta di storia. Con la vendita si cancella ogni traccia della Fabbrica Italiana Automobili Torino dalla città. Perché la vera tragedia è dimenticare, e noi non vogliamo dimenticare che c’è stato un tempo in cui Torino era capitale dell’auto.

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  • NON DIAMO FIATO AI LEONI DA TASTIERA

    2 settembre 2021 • COSE NOSTRE • 2459

    COMPUTER

    Non riuscivo a credere ai miei occhi quando mi sono imbattuto in un sito che invita i cittadini a segnalare furti, situazioni pericolose, persone sospette.

    Non si trova in Sudamerica e nemmeno nel martoriato Afghanistan. È qui, accanto a noi, nel civilissimo Piemonte.

    Non usano giri di parole: “a chi vorrà comunicare furti e affini chiediamo di essere precisi e tempestivi, indicando data, luogo, entità del bottino e la situazione in cui si sono verificati i fatti. Non verranno prese in considerazione comunicazioni anonime, anche se non pubblicheremo i nomi degli autori della segnalazione”.

    Questa non è informazione, questo non è giornalismo. È invito alla delazione, come accadeva in tristi epoche storiche. Una guida a Budapest, recentemente, mi ha detto che, prima della Caduta del Muro, avevano paura dei vicini di casa.

    Se si ha qualcosa da denunciare si vada dai Carabinieri o in Polizia.

    Per correttezza, riservatezza e etica professionale non ho scritto il nome del sito, ma mi riservo di segnalarlo all’Ordine dei Giornalisti.

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  • SCAFFALE: IL MONDO DI PIERO DARDANELLO

    27 agosto 2021 • LUOGHI E LIBRI • 3713

    dardanello

    Parole, titoli e sfuriate di un grande giornalista. Questo il sottotitolo del volume curato da due firme eccellenti del giornalismo sportivo, Roberto Beccantini e Fabio Monti. Ed è un volume imperdibile per chi vuole rivivere i principali avvenimenti del mondo del calcio (ma non solo) dal 1982 al 1993, cioè quel periodo in cui il monregalese Piero Dardanello fu alla guida del quotidiano Tuttosport.

    Un giornalista di razza nel ricordo di chi lavorò al suo fianco, ma anche delle più brillanti penne scoperte e lanciate dal direttore. E chi finora ne aveva solo sentito parlare, potrà scoprire l’ accattivante e graffiante scrittore di Dardanello attraverso i suoi articoli (dalla strage dell’ Heysel alla discesa del Toro in serie B, dal Mundial di Spagna alle mirabili giocate di Maradona e Platini, solo per citarne alcuni), dai suoi titoli al fulmicotone, dalle prime pagine del giornale… insomma, un excursus che ci fa conoscere l’ abilità e la maestria di un cronista di razza. Prima di approdare al quotidiano sportivo torinese, Dardanello lavorò al Giorno con Gianni Brera, al Corriere d’ Informazione di Genova, all’ Occhio diretto da Maurizio Costanzo.

    A vent’ anni dalla sua morte, grazie all’ impegno degli amici del Premio Dardanello e dei famigliari, si può così ripercorrere il cammino professionale, da inviato a direttore, di un giornalista che ha fatto del mestiere un divertimento, che ha sempre trattato il lettore non come un cliente ma come una conquista, a patto che, in pagina, ci fosse sempre “della polpa”.

    240 pagine che si leggono tutto d’ un fiato per perpetuare la memoria attraverso le sue parole e il ricordo di coloro che hanno lavorato per Dardanello, con lui o “contro” di lui .

    IL MONDO DI PIERO

    a cura di ROBERTO BECCANTINI E FABIO MONTI

    BRADIPOLIBRI

    15 euro

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  • IL MIO GREEN PASS SONO LE NOSTRE MONTAGNE

    26 agosto 2021 • COSE NOSTRE • 2780

    CAMMINATE

    Il mio Green Pass naturale è costituito da scarponcini, bastoncini, attrezzatura e poi via per sentieri e boschi. La montagna e la natura. Ho fatto il doppio vaccino, nessun problema o effetti collaterali, ma in questi giorni di vacanza e di riposo sono le nostre montagna il mio autentico Green Pass, naturale.

    E’ boom di turismo in montagna in questa estate 2021. La conferma arriva dalle valli piemontesi, dalla Valsusa alle Valle di Lanzo, per passare poi a tutte le vallate cuneesi, ma anche le colline dell’ Astigiano, delle Langhe e del Monferrato. Ovunque c’ è una buona presenza di turisti e di amanti delle camminate nei boschi e nei sentieri alpini. Non c’ è problema di distanziamento, non c’ è obbligo di mascherina, l’ aria è pura e salubre, un ristoro per il corpo e per la mente.

    La ragione è semplice. La montagna soddisfa tutti i cinque sensi. Basta camminare per i sentieri per rendersene conto. La vista con panorami mozzafiato, prati verdi, cime e vette. L’ udito nel silenzio dei boschi, rotto solo dal canto degli uccelli. Il tatto con la bellezza di abbracciare i tronchi d ‘ albero e accarezzare le erbe alpine. L’ olfatto addolcito dai  profumi dei fiori di montagna. Il gusto con i classici taglieri dei formaggi e salumi locali, oppure con i tradizionali piatti realizzati nei deliziosi rifugi che costellano le nostre montagne. E tutti, bar e ristoranti, sono dotati di tavoli e dehor all’ aperto.

    Insomma, al di là delle polemiche quotidiane su obblighi vaccinali o esibizioni di certificati, l’ invito è quello di cogliere l’ occasione in queste giornate agostane per tuffarsi nella bellezza delle montagne e delle colline piemontesi. Un ristoro dopo un anno e mezzo di restrizioni e sofferenze.

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  • TORINO E IL PIEMONTE SONO IN DECLINO?

    19 agosto 2021 • COSE NOSTRE • 2673

    EURO

    Il premier Mario Draghi ha aperto un tavolo di crisi su Torino e sul Piemonte e lo ha affidato al ministro dello Sviluppo Economico, Giorgetti. Questo è avvenuto dopo l’ incontro con la sindaca Appendino e con il presidente Cirio che erano corsi a Roma allarmati dalla decisione di Stellantis di realizzare la Giga-factory per batterie per auto elettriche in Molise e lasciare deserta Mirafiori (ne abbiamo parlato nel Punto di due settimane fa).

    Dopo quella decisione si è aperta una discussione piuttosto accesa: da una parte chi parla di declino di Torino e del Piemonte paragonando questo territorio a una città del Sud e portando a supporto di questa tesi il tasso di disoccupazione dei giovani che sui attesta sul 30 per cento: un piemontese (con meno di 35 anni) su 5 non lavora e non studia. Insomma, non fa nulla.

    Altri invece sostengono che l’ economia piemontese sta andando bene, è fra le migliori d’ Italia seppur in ritardo nei confronti di altre regioni del Nord. In base al Prodotto per abitante la nostra regione è al 18mo posto mentre la Campania, per fare il raffronto con il Meridione, al cinquantesimo.

    Dove sta la verità? Ognuno ha la propria opinione. Certo è l’ ubriacatura post-olimpica è davvero finita. Chi pensava che il Piemonte potesse vivere di solo turismo ha dovuto ricredersi. Questa regione – e il Torinese in particolare – sono un territorio a forte vocazione industriale. Qui si sanno fare le cose, e si sanno fare bene. Occorrono però investimenti importanti (pubblici e privati) che da un decennio non sono più arrivati. E quindi la nostra economia arranca.

    Basterà il tavolo di crisi aperto da Draghi? Impossibile dirlo adesso, anche se i tempi stringono. Siamo in tempo per recuperare il terreno perduto ma bisogna fare in fretta. Il declino – lo dice la parola stessa – è una china in discesa dove se si comincia a rotolare diventa sempre più difficile risalire.

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  • LO SCAFFALE: IL BACIO DELLA DEA MONTAGNA DI BOSONETTO

    13 agosto 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2745

    Closeup of man using laptop in cafe grayscale

    Uno scrittore che vende 120mila copie del suo ultimo libro, ma resta ossessionato dal fatto che nessuno, pare, lo abbia letto completamente. L’uccisione di un camoscio da parte di un Suv. La vita di un paese di montagna in Valle d’Aosta, protagonista – anni prima – di un grave fatto di cronaca, quindi facilmente riconoscibile. Le tensioni di una famiglia con difficili rapporti fra i genitori e il figlio adolescente.

    C’è tutto questo nel romanzo “Il bacio della dea montagna” di Marco Bosonetto, emergente scrittore cuneese. Ma c’è anche tanto altro. Soprattutto la descrizione di ambienti alpini mozzafiato, delle sue ascese e dei suoi repentini mutamenti climatici che possono provocare tragedie. Le contraddizioni di un giornalismo dove conta più il suscitare emotività che non il resoconto fedele dei fatti, lo strano mondo delle presentazioni di libri dove arrivano spesso domande scomode e, il più delle volte, inutili.

    Il protagonista, Luca Rollin, è uno scrittore di successo. Manu è il suo migliore amico ma anche il suo più feroce critico. Chi ha scritto mirabolanti recensioni del suo ultimo romanzo non lo ha letto, ma nemmeno la sua editor, il responsabile della casa editrice che lo ha lanciato, la sua agente, e neppure chi frequenta gli appuntamenti per le presentazioni. Questo è il tormento di Luca Rollin che non si accontenta di vendere tantissimo, ma vorrebbe anche essere riconosciuto per la sua scrittura. E alla fine….   No, non sveliamo il sorprendente finale.

    MARCO BOSONETTO

    IL BACIO DELLA DEA MONTAGNA

    EDIZIONI PIEMME E GEDI

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  • I CINGHIALI? MEGLIO SE… NEL PIATTO

    12 agosto 2021 • COSE NOSTRE • 3025

    cinghiale

    Anche in conseguenza al lockdown, nell’ultimo anno i cinghiali in Italia sono aumentati del 15% arrivando ad essere 2,3 milioni di esemplari e sono ormai un problema di ordine e sicurezza pubblica: invadendo città e campagna, causano un incidente ogni 48 ore con 16 vittime e 215 feriti.

    Stando alle statistiche di Coldiretti, oltre un italiano adulto su quattro (26%) ha incontrato dal vivo un cinghiale. Animali selvatici che dalle campagne hanno invaso città e luoghi di villeggiatura, tanto da diventare ormai ospiti fissi del paesaggio urbano. L’invasione di vie e piazze da parte dei selvatici viene vissuta dai cittadini come una vera e propria emergenza, tanto che oltre otto italiani su 10 (81%) pensano che vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero. C’è anche paura per la sicurezza alimentare: è indispensabile una riduzione del numero di capi per limitare il rischio di diffusione di malattie come la Peste Suina Africana.

    Fin qui i dati, i freddi numeri, l’allarme e la protesta degli agricoltori. I più colpiti da questo proliferare dei cinghiali.

    E poi ci sono le lagnanze degli animalisti, quelli talebani. Che non accettano alcun tipo di mediazione o ragionamento e che francamente non sopporto più!

    La natura è bella ma deve essere regolamentata. È così fin dalla notte dei tempi. Sono convinto – anche io – che questa esplosione della presenza dei cinghiali sia pure colpa dell’uomo. Quanti allevamenti clandestini… quante immissioni di capi a scopo di caccia… Siamo tutti consapevoli che ci siano nostre precise responsabilità. Ma oramai i danni sono fatti e occorre rimediare, al più presto.

    Abbattimenti selettivi fatti da personale specializzato e piani di sterilizzazione di massa.

    Prima che sia troppo tardi, prima che i cinghiali devastino in modo grave e definitivo le nostre campagne e poi delle nostre città.

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  • GLI EFFETTI COLLATERALI DEL COVID

    5 agosto 2021 • COSE NOSTRE • 2531

    mascherine

    La pandemia ha lasciato stati di ansia, tensione e stress nella popolazione piemontese al punto che uno su due (il 57 per cento, per l’ esattezza) pensa che potrebbe essere utile rivolgersi ad uno psicologo. Lo rivela l’ Osservatorio della Reale Mutua Group sul welfare.

    Secondo Invalsi, lo stato sulla preparazione degli studenti, la scuola italiana (e i dati di quella piemontese sono in linea con quelli nazionali) ha perso terreno, con la pandemia che ha lasciato un solco profondo negli apprendimenti. Alle medie il 39% degli studenti non ha raggiunto il livello di accettabilità in italiano. Male anche in matematica, dove il 44% dei ragazzi usciti a giugno dalla terza media non ha raggiunto le competenze minime.

    Forse la colpa è della Dad (didattica a distanza) di questi ultimi mesi con tante scuole chiuse e gli studenti a seguire le lezioni da casa e attraverso il computer.

    Da un anno e mezzo a questa parte, quando parliamo di Covid, l’attenzione sembra concentrata esclusivamente sul numero dei contagi, dei decessi, delle persone in terapia intensiva, oppure sulle pesanti ricadute economiche conseguenza della pandemia e dei vari lock-down.

    Ci sono però altri effetti collaterali (come quelli appena citati) non meno pericolosi. E’ cresciuto a dismisura il consumo di ansiolitici, tranquillanti, sonniferi. I nostri ragazzi hanno perso terreno in termini di conoscenze e di apprendimento. E’ in aumento il numero degli anziani che confessano di avere paura ad uscire e relazionarsi con gli altri.

    Prima o poi usciremo dall’emergenza Covid e dalle sue varianti, ma dovremo fare i conti con tutte queste problematiche.

    Insomma, il Covid ha davvero cambiato le nostre vite e chissà quando torneremo ad una parvenza di normalità.

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  • LO SCAFFALE: LE DUE CHIESE DI SEBASTIANO VASSALLI

    30 luglio 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2535

    Closeup of man using laptop in cafe grayscale

    IL Macigno Bianco è il Monte Rosa o il Monte Bianco? Rocca di Sasso è un villaggio ai piedi del Monviso?  Sebastiano Vassalli in questo suo romanzo non svela il mistero, ma chiunque – leggendolo – potrà  immedesimarsi e dare la sua risposta.

    La trama si snoda per quasi un secolo, dalla Prima Guerra Mondiale ai nostri giorni. Tutta in questo piccolo paese di montagna all’ombra del Macigno Bianco che però è la metafora della vita universale. Le storie dei suoi abitanti, all’apparenza semplici e anonimi, ma che invece sono la metafora dell’umanità intera. Il maestro Prandini, socialista, volontario in Guerra, mutilato, poi gerarca fascista e infine deputato. Anselmo, detto Ansimino, autista dal cuore grande e con l’intelligenza del fare pratico. Poi tanti altri, uomini, donne, preti, sindaci, ristoratori, albergatori, traditori, tutti con un proprio soprannome, com’era usanza in tanti villaggi del nostro Piemonte

    Una storia corale di una comunità che segue passo passo le vicende della Storia (quella con la esse maiuscola) soltanto attraverso le notizie che arrivano con la corriera che ogni giorno arriva a Rocca di Sasso. La scrittura straordinaria di Vassalli pennella amori, tradimenti, pettegolezzi, lutti e aspre scene di guerra. Una guerra che vede contro – inconsapevoli e involontari – gli abitanti delle due valli che scendono dal Macigno Bianco. Due popoli simili, fors’anche amici, ma che le assurde logiche del conflitto bellico mettono contro, seminando dolore e morte.

    Storie commoventi e coinvolgenti, punteggiate dalla parlata tipica del dialetto montanaro delle valli piemontesi.

    SEBASTIANO VASSALLI

    LE DUE CHIESE

    BUR RIZZOLI o GEDI EDITORE

     

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  • STELLANTIS A TERMOLI, MIRAFIORI DESERTA

    29 luglio 2021 • COSE NOSTRE • 2911

    MIRAFIORI

    Vent’anni fa i dipendenti che lavoravano a Mirafiori erano circa 45 mila. Oggi si parla di poche migliaia, impossibile ottenere un numero esatto. Ma, diciamo, che si aggirano fra i 4 e i 10mila. Insomma, nell’ arco di due decenni è sparita – sotto i nostri occhi, senza che ce ne accorgessimo e nel silenzio assoluto – una città di poco meno di 40mila persone.

    È di questi giorni la notizia che Stellantis, il marchio frutto delle nozze fra FCA e Peugeot-Citroen, aprirà una giga-factory per la realizzazione di batterie per auto elettriche a Termoli. Oltre 30 miliardi di euro di investimenti per lo stabilimento in provincia di Campobasso dove la fabbrica dei motori a benzina con 2.500 dipendenti è ferma da maggio.

    E Torino e il Piemonte capitali dell’auto? Un mesto ricordo.

    Qualche levata di scudi da parte della sindaca Appendino e del presidente Cirio, ma per il resto tutto è caduto sotto silenzio. La scelta di privilegiare la realtà industriale molisana pare sia dettata da una serie di favori (in termini di defiscalizzazioni) che il governo avrebbe assicurato al colosso italo-francese in cambio della scelta di Termoli.

    E intanto Mirafiori è sempre più deserta.

    Girandoci attorno, a piedi o in auto, ci prende lo scoramento. In passato fu il più grande complesso industriale italiano, nonché la fabbrica automobilistica più antica in Europa. Occupa una superficie di 2 milioni di metri quadrati. Al suo interno si snodano 20 chilometri di linee ferroviarie e 11 chilometri di strade sotterranee che collegano i vari capannoni. Dal 2018 e per tutto il 2019 l’unico modello ad essere costruito nella fabbrica è stato il suv Maserati Levante, dal primo semestre del 2020 vi viene anche assemblata la Fiat 500 elettrica.

    La scelta di Termoli non solo declassa definitivamente Mirafiori a deserto nel cuore di Torino, ma penalizza tutto l’indotto auto del Piemonte, già depauperato e messo a dura prova nel corso degli anni.

    Eravamo la capitale dell’automobile, oggi solo capannoni vuoti.

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