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  • BASTA AUTO E MOTO SULLE NOSTRE MONTAGNE

    22 luglio 2021 • COSE NOSTRE • 3226

    STRADEMONTAGNA

    Esiste un patto non scritto, ma mai tradito nel corso dei millenni. La natura dà, l’ uomo cura e – se riesce – restituisce.

    Un teorema che mi è tornato alla mente quando, passeggiando per le nostre montagne, sentivo il rombo di auto e moto che arrancavano su per sterrate e tornanti. Poi, giunti al pianoro, ecco decine e decine di vetture parcheggiate quasi l’ una sull’ altra, quasi come alla domenica di fronte allo stadio. Una domanda: cosa danno e cosa restituiscono quegli automobilisti e quei centauri alla natura, alla montagna? Nulla, se non gas di scarico, inquinamento, polveri sottili.

    E allora dico: stop!

    Fermiamo l’ invasione di mezzi a motore sulle nostre splendide montagne. Cime, pianori, boschi, ruscelli, sentieri sono sinonimo di silenzio, aria pura, natura. Perciò l’ invito a tutti noi: impariamo a lasciare i mezzi a valle e scegliamo percorsi alla nostra portata per goderci panorami salubri e mozzafiato. Ma l’ invito è anche rivolto alle amministrazioni comunali e alle comunità montane: è sufficiente istituire aree parcheggio attrezzate e a pagamento per poi garantire il trasporto in quota di turisti e escursionisti tramite navette e bus elettrici.

    La montagna è di tutti, ma non per tutti. C’è un’ infinità di possibilità per gite e giornate alpine, c’è l’ opportunità di usufruire di mountain-bike e bici elettriche. Non si vuole negare l’ opportunità a nessuno di salire in quota o fare picnic. Basterebbe eliminare i mezzi a motore. Sarebbe già una grande conquista e un gesto di profondo rispetto per quella natura che tanto ci regala e che merita qualche nostro sacrificio.

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  • LO SCAFFALE: DANNATI PER SEMPRE DI CALATHOPOULOS

    16 luglio 2021 • LUOGHI E LIBRI • 3500

    Dannati per sempre

    “La realtà quotidiana supera qualsiasi finzione. Basta saperla interrogare”. La frase di uno dei protagonisti del romanzo di Nicola Calathopoulos catapulta il lettore, immerso in una trama storica, nella vita di tutti i giorni. Quante volte ci siamo scontrati con fatti di vita e di cronaca assai più incredibili di quanto leggiamo nei romanzi.

    Nicola Calathopoulos, cavallo di razza dell’ informazione (vicedirettore di NewsMediaset dopo aver guidato le redazioni di SportMediaset, Tg4 e Tgcom24), si è cimentato nella scrittura di “Dannati per sempre”, opera che spazia dal giallo all’ironia, ma sempre in un mondo che appare lontano dalla realtà. Ma, appunto, appare. Soltanto. Perchè Mauro Delgado, Gonzalo Carbonell e gli altri personaggi – attraverso i quali si dipana il plot del romanzo – sono veri, autentici, ci si può riconoscere nella loro misantropia, nel loro desiderio di un mondo diverso, più bello, meno banale.

    Tutto ruota attorno alla ricerca – quasi fosse un giallo – dell’ identità di Ferdinand Celouis, pseudonimo dietro il quale si cela l’ autore di un best-seller mondiale. Una trama che da Barcellona ci porta a Parigi, a Milano, a Montpellier e al Palazzo dei Papi di Avignone o all’albergo ricostruito tale e quale a quello voluto da Benedetto XII. Quasi un’ investigazione che avvince il lettore e lo guida in escursioni nel mondo della letteratura, dell’ accademia universitaria e del giornalismo. La caccia all’identità dell’ autore segreto si conclude con un colpo a sorpresa, un escamotage inaspettato che va riconosciuto al romanzo di Calathopoulos.

    Ultima annotazione:  questa rubrica “Lo scaffale” è riservata ad autori, case editrici o trame esclusivamente piemontesi. E’ stata fatta un’ eccezione per “dannati per sempre” in virtù dell’ amore che Calathopoulos da sempre riserva alle nostre Langhe. Al punto d’ aver celebrato la sua festa di nozze proprio in questo meraviglioso pezzo del Piemonte.

    NICOLA CALATHOPOULOS

    DANNATI PER SEMPRE

    MINERVA EDITORE

    18 euro

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  • ETICHETTA CONSAPEVOLE PER RIDURRE LO SPRECO DI CIBO

    15 luglio 2021 • COSE NOSTRE • 3064

    Roma, 31 mag. (askanews) - Vola il carrello della spesa. A maggio i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,8% su base mensile e dell'1,9% su base annua (in accelerazione da +1,2% registrato ad aprile). E' la stima preliminare dell'Istat.

	I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto salgono dello 0,8% in termini congiunturali e del 2,1% in termini tendenziali (in accelerazione da +1,4% del mese precedente).

     

    Lo spreco alimentare è un problema quanto mai attuale: nel solo 2020 sono state infatti sprecate più di 1.5 milioni di tonnellate di cibo a livello domestico.

    Secondo un’indagine di Altroconsumo, il 32% degli intervistati, si trova a gettare il cibo proprio perché deteriorato o non consumato in tempo. In Europa il 53% dello spreco alimentare avviene proprio a livello domestico e le date di scadenza sono responsabili del 10% delle 88 milioni di tonnellate di cibo gettati lungo la filiera alimentare. Il problema dello spreco alimentare può sembrare quindi molto, troppo più grande di noi, ma bastano piccoli cambiamenti delle nostre abitudini per fare la differenza. Come?

    Con un esame più attento delle etichette sui cibi.

    Secondo il Regolamento Europeo tra le informazioni obbligatorie contenute sulle etichette degli alimenti c’è infatti l’indicazione della data di scadenza o del termine minimo di conservazione. La prima, indicata con la dicitura “da consumare entro”, viene utilizzata nel caso di alimenti deperibili e che quindi potrebbero costituire un rischio per la nostra salute, se consumati dopo la data indicata sulla confezione.

    Il termine minimo di conservazione, espresso con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, indica invece la data fino a cui il produttore garantisce che il prodotto, se adeguatamente conservato, manterrà le proprietà organolettiche con cui è stato messo in commercio: e qui dobbiamo imparare a far intervenire i nostri sensi e valutare l’aspetto dell’alimento, il gusto, l’aroma o la fragranza.

    Una differenza sottile ma sostanziale.

    È sbagliato quindi gettare il cibo dopo la data scritta sulla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”, senza aver fatto un’attenta valutazione.

    Sono tante le nazioni in Europa e parecchie le aziende in Italia che stanno aderendo alla campagna ETICHETTA CONSAPEVOLE per educare il consumatore ed evitare lo scandaloso spreco alimentare.

    Tutti insieme possiamo fare la differenza e avere un impatto concreto.

    Basta valutare e quindi consumare i prodotti anche dopo la data espressa nel “da consumarsi preferibilmente entro…”. Aceto, vino, olio, zucchero, caffè e molti altri alimenti, se ben conservati e con confezione integra, sono buoni ugualmente.

    Provare per credere.

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  • MA COSA ACQUISTIAMO ON-LINE?

    8 luglio 2021 • COSE NOSTRE • 2627

    online

    Nelle scorse settimane ho intervistato il corriere di una nota piattaforma di vendite on-line, e alla mia domanda su quali fossero i prodotti di maggiore compravendita ha risposto: “Detersivi, deodoranti, ma anche assorbenti, pannolini per bimbi…”

    Un’amica che voleva acquistare un libro – sempre on-line – e si è trovata di fronte al quesito del computer: “Lo vuole anche con autografo e dedica dell’autore?”

    Non ho nulla contro il commercio telematico e capisco chi, per ragioni di lavoro, non ha tempo per recarsi al supermercato, per scegliere i prodotti, o per girovagare fra gli scaffali di una libreria o di un negozio di musica alla ricerca di qualcosa che catturi la sua attenzione.

    Personalmente continuerò a recarmi in negozio, nel mercato del mio paese o nei grandi magazzini, alla ricerca dell’offerta migliore. Non rinuncio all’incontro con il venditore per farmi consigliare sulle pesche, sull’ultimo volume del mio scrittore preferito o sulla rimasterizzazione di quell’ellepì. E non critico né condanno chi sceglie tramite computer.

    Mi chiedo, però, quali relazioni umane stanno costruendo le nuove generazioni.

    Nell’ultimo anno (tra isolamento causa covid, scuola in DAD, coprifuoco, ecc.) i ragazzi sono vissuti fra videochiamate, chat, gruppi WhatsApp, acquisti on-line, attività fisica attraverso videolezioni, gare sportive con il joystick.

    All’interno della sede Mediaset di Cologno Monzese c’è un enorme padiglione installato da una catena di grande distribuzione: tu fai la spesa on-line e poi te la trovi in un armadietto, la paghi con carta di credito, la ritiri prima di tornare a casa. Che comodità….

    Abbiamo perso il contatto umano? Non importa: è decuplicato il consumo di psicofarmaci e sonniferi che, tanto, si comprano…on-line.

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  • SCAFFALE: SOCIAL MEDIA DI BAROSIO-CENNI

    2 luglio 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2456

    Social Media2

    Il sottotitolo spiega meglio: rischi e opportunità per professionisti e imprese.  Guido Barosio, giornalista torinese, e Raffaella Cenni, da sempre nel settore della comunicazione, ci guidano in un percorso alla scoperta dei social che oggi guidano il flusso delle nostre informazioni. Tutte: quelle private, professionali, attendibili e non. Conosciamo questo mondo? Siamo in grado di governarlo?

    Questo volume ci aiuta a conoscere le regole del gioco. Dall’ evoluzione dei social media che oggi ci impongono una presenza imprescindibile alla paura di affrontarli o di esserne fagocitati, dalla protezione dei dati personali e aziendali alla comunicazione politica, sempre più indispensabile. Attraverso un agile manuale di 120 pagine Barosio e Cenni ci guidano in questa che – dopo l’ invenzione di Gutenberg della stampa, nella prima metà del XV secolo – è la più grande rivoluzione nel mondo della comunicazione tra persone e tra popoli

    “Si calcola che l’ impatto delle informazioni nella vita dei cittadini sia quadruplicato dal 1999 ad oggi – scrivono Barosio e Cenni – questo condiziona scelte, decisioni, acquisti, approcci come mai era accaduto”. Ecco un volume che può essere d’ aiuto per noi, navigatori in un mare aperto e pieno di insidie.

    SOCIAL MEDIA

    GUIDA BAROSIO – RAFFAELLA CENNI

    DELLA PORTA EDITORE

    14 EURO

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  • DOPO RYANAIR, DUMSE DA FE’

    1 luglio 2021 • COSE NOSTRE • 2783

    RYANAIR

    Oltre 120 nuove rotte. Il Piemonte – tramite Caselle – sarà collegato, dal 1° novembre, con Budapest, Copenaghen, Cracovia, Edimburgo, Kiev, Lanzarote, Londra, Madrid, Malaga, Marrakech, Parigi, Shannon, Siviglia, Tel Aviv, Trapani a cui si aggiungono Palma, Leopoli e Pescara al via già nella stagione estiva, a partire da luglio, le rotte per Chania, Corfù e Rodi.

    E poi non dite che siamo una regione isolata. Da Torino partono e arrivano 32 rotte che collegano il Piemonte a 13 paesi in Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

    La scelta di Ryanair di mettere le basi a Torino con un investimento di 200 milioni di euro e di dar lavoro a 60 persone è di quelle che devono renderci felici, ma anche farci riflettere.

    È un’occasione che non possiamo – e non dobbiamo – lasciarci sfuggire. L’ amministratore delegato della compagnia low-cost irlandese, Eddie Wilson, ha commentato così la notizia: “Questo territorio ha grandissime potenzialità turistiche grazie a prodotti ed esperienze che devono ancora essere scoperti e promossi. È un’opportunità unica per il territorio – ha aggiunto- per questo invitiamo la Regione e le istituzioni a lavorare con noi per rendere questa possibilità un successo”.

    Serve aggiungere altro? In piemontese si dice dumse da fè. L’occasione è ghiotta. Possono arrivare milioni di turisti e di operatori economici. Lasciar cadere quest’opportunità nel vuoto sarebbe un errore imperdonabile

     

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  • SALVIAMO SUPERGA

    24 giugno 2021 • COSE NOSTRE • 2736

    SUPERGABASILICA

    Forse qualcosa si sta muovendo, altrimenti se non interverranno fatti nuovi, dall’inizio di luglio la Basilica di Superga, i musei, le tombe reali, saranno definitivamente chiusi al pubblico. Mancanza di sacerdoti, ma anche assenza di accordi fra Demanio Comunale, i Servi di Maria che prestano servizio religioso e la società che gestisce le biglietterie.

    Non riesco neppure a immaginare Superga chiusa.

    Uno dei simboli di Torino, del Piemonte e dell’Italia, inaccessibile al pubblico. Turisti e visitatori che salgono al Colle con auto, pullman o con la cremagliera e si trovano i portoni sbarrati.

    Roba da far rivoltare Juvarra nella tomba.

    Se serve una mobilitazione popolare io sono in prima fila. Ci pensi la sindaca Appendino, ci pensi il presidente Cirio, ci pensino i vescovi e il clero. Chiunque abbia voce in capitolo si faccia sentire. Oppure si facciano avanti dei privati.

    Voglio soltanto che Superga sia salva e accessibile a tutti. È un patrimonio di Torino e di tutta Italia.

    Se dovesse chiudere sarebbe una vergogna nazionale.

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  • LO SCAFFALE: INDAGINE PARALLELA DI BALLACCHINO

    18 giugno 2021 • LUOGHI E LIBRI • 2936

    Closeup of man using laptop in cafe grayscale

    Mi Chiamo Luca Moretti.

    Sì Moretti, come la birra di cui ho sempre una buona scorta in frigo e assieme alle patatine San Carlo e al kebab, sono gli alimenti base della mia alimentazione.

    Sono scapolo, e intendo rimanerci, o quasi.

    Sono un cronista di nera in un quotidiano cittadino, mestiere che mi consente di tenermi a margine degli eventi e avere il ruolo comunque centrale di spettatore narrante.

    Dimenticavo, sono asociale, e ho difficoltà a rapportami con i colleghi, con il mio direttore e, di fatto, con qualsiasi essere umano incroci il mio cammino. Ma anche con le istituzioni, con gli ambienti bene della mia città, e con molte altre cose, compresi i sentimenti.

    A grandi linee è questo l’ultimo personaggio nato dalla fantasia di Rocco Ballacchino: Luca Moretti è un outsider che racconta il suo incontro con il crimine nelle 282 pagine di Indagine parallela edito nella collana Giungla Gialla di Mursia.

    L’abitudinaria e solitaria esistenza del giornalista viene scombinata dall’arrivo di una lettera anonima, in cui viene richiesta la sospensione di un evento: l’opera Tosca al Teatro Regio, se lo spettacolo non sarà annullato, ci sarà un omicidio. Nella serata le note pucciniane si diffondono in teatro e l’alba sorge sulla città, rivelando il cadavere di una prostituta.

    Da lì una serie di ricatti e delitti turberà la vita cittadina e i sonni di Moretti, che assieme alla collega e compagna di piacevoli momenti tra le lenzuola, Donatella, darà il via alla sua personale indagine parallela.

    È un libro dal ritmo incalzante, dai colpi di scena inattesi, i personaggi sono ben delineati e ciascuno è protagonista comprimario. Torino, avvolta in un freddo polare è degno sfondo di inseguimenti e azioni mozzafiato.

    Con lo scorrere delle pagine Moretti cresce, cambia atteggiamenti, matura. Perseguitato dal serial killer e spaventato, inizia a guardarsi dentro e a mettere in discussione molti dei tratti più ruvidi e distintivi del suo carattere.

    Ballacchino ha cambiato registro, la sua voglia di sperimentare e di provare nuove strade, si è concretizzata in un romanzo piacevole, che lascia la porta aperta a un auspicabile proseguo.

    Ci va giù duro con i media, rivelando il pensiero di quello che è l’uomo comune, colui che vive al di fuori delle logiche di mercato e di stipendio, ma è il pensiero che il più delle volte sfugge agli addetti ai lavori. In indagine parallela sono riconoscibili parecchi giornalisti, televisivi e della carta stampata, cittadini e nazionali, personaggi reali che l’autore conosce e ha potuto osservare, divertendosi a cristallizzarli nero su bianco, con vizi e virtù.

    Patrizia Durante

     

    INDAGINE PARALLELA

    Rocco Ballacchino

    Ugo Mursia Editore

    Euro 17.00

     

     

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  • SALUTE E LAVORO SONO INCONCILIABILI?

    17 giugno 2021 • COSE NOSTRE • 2810

    CIMINIERE

    “Se rimane a lavorare ancora qualche mese in quella boita, lei ci lascia le penne…”.

    Risuonano ancora nelle mie orecchie le parole che il nostro medico di famiglia rivolse a mio padre che – sebbene cardiopatico – aveva trovato occupazione solamente in una piccola fonderia. Grazie all’ aiuto del parroco, mio papà fu assunto come bidello in una scuola media e visse ancora sereno per una trentina d’anni.

    Da sempre lavoro e salute sembrano – in questa nostra società – essere in conflitto. La storia dell’Acna di Cengio, negli Anni Settanta, ne è l’esempio lampante. Da un lato il pericolo di perdere il posto di lavoro degli operai, dall’altra la tutela dell’ambiente, del fiume e della Valle Bormida. Quel corso d’acqua era diventato uno scolo puzzolente e color catrame per gli scarichi dell’impresa chimica del Savonese: ci furono manifestazioni, scontri, battaglie durissime che parevano eterne, ma alla fine si trovò la soluzione e ora il Bormida scorre lento, con le acque limpide. Ma quanti morti di cancro si debbono contare in questi decenni…

    Sono passati 50 anni e le vicende dell’Eternit di Casale Monferrato o dell’Ilva di Taranto – con le ultime sentenze – dimostrano che nulla è cambiato sotto il sole.

    Pare impossibile far coincidere il lavoro con la tutela dell’ambiente e della salute di chi vive attorno alle fabbriche. È incredibile che, nonostante tutte le scoperte scientifiche, non si riesca ad avviare alcuni tipi di produzioni – per fortuna non tutte! – salvaguardando la vita dei cittadini. Siamo andati sulla Luna ma stiamo uccidendo la Terra.

    O forse è solo questione di investimenti. Produrre tenendo conto della sicurezza ambientale costa di più? Ma qualcuno ha fatto i conti sui costi del risanamento e soprattutto della salute della gente?

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  • FUNIVIA, AMIANTO, THYSSEN, SE COMANDA IL DIO DENARO

    10 giugno 2021 • COSE NOSTRE • 3321

    FUNIVIAMOTTARONE

    In quarant’anni di cronaca sulle strade del Piemonte ne ho viste tante. Ma non pensavo di arrivare a raccontare quel che è successo a Stresa. Persone che scientemente decidono di tenere in funzione una funivia, anche a costo di mettere a rischio la vita delle persone, solo per non perdere il guadagno di una giornata, o di un mese.

    L’inchiesta giudiziaria farà il suo corso. Per ora si indaga per omicidio e disastro colposo. Ma più che colposo (termine giuridico) io definirei quell’atteggiamento gravemente colpevole. Colpevole di aver venduto l’anima al diavolo, che in questo caso si chiama dio denaro. Se ci ripenso però è la stessa scelta disumana di chi spargeva nell’aria le fibre micidiali di amianto, di chi non ha fatto la manutenzione agli impianti della Thyssen, di chi non ha controllato i piloni e i tiranti del ponte Morandi. E l’elenco potrebbe continuare.

    L’ avidità è stata messa fra i 7 peccati capitali, anche se la si chiama avarizia. Però avidità è quel voler sempre di più, che spinge l’uomo – in questi casi – a fregarsene della sicurezza e della vita degli altri. “Tanto cosa vuoi che succeda…”. Impensabile che un ponte crolli, che il cavo di una funivia si spezzi. E invece… e noi ci troviamo a raccontare di sciagure, di tragedie. Casualità? Fato? Per favore, non parliamone più.

    Mai.

    Anche nei terremoti, nelle alluvioni, nelle valanghe e in altre calamità naturali. Non è la terra che si ribella: siamo noi che costruiamo case sugli argini dei fiumi, che non adottiamo le misure antisismiche, ecc.

    L’ unica causa naturale nella storia dell’umanità, forse, fu il meteorite che cadde sulla terra e provocò l’estinzione dei dinosauri. Per il resto è sempre conseguenza delle decisioni degli uomini che, spesso, dimenticano che tanto tutti faremo la stessa fine. E non sarà servito a nulla aver speculato per qualche migliaio di euro in più.

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