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  • I MIGLIORI TESTIMONIAL DEL TURISMO IN PIEMONTE

    3 giugno 2021 • COSE NOSTRE • 2444

    Vigneti-Langhe

    Una regione con una corona di montagne incantevoli e accoglienti? Il Piemonte. Una cucina formidabile, sfiziosa e ricca di prelibatezze? Il Piemonte. Laghi pieni di fascino, di tranquillità? In Piemonte. Un patrimonio di storia, di arte, di cultura da fare invidia a tante nazioni europee? Lo trovate solo in Piemonte. E si potrebbe continuare ancora con mille esempi.

    Sta per partire la stagione turistica estiva della rinascita e già vedo paginate di pubblicità sui giornali, nei manifesti in città, sulle tv. “Respira Trentino”, “Austria, paese d’ ispirazione” … Non so quanto questi slogan possano funzionare. Personalmente ho sempre scelto i luoghi per le mie villeggiature seguendo i consigli degli amici, e non in base ai poster. Così come per i ristoranti: lo spot migliore è il passaparola.

    Ora che siamo in sofferenza, dopo un inverno con le nostre montagne chiuse per lockdown, tutte le speranze di ripartenza sono legate alla prossima stagione turistica, quella estiva.

    E allora diventiamo testimonial del Piemonte.

    Facciamoci promotori di pubblicità, invitiamo amici, conoscenti, parenti e amici. E soprattutto cominciamo a scegliere – noi per primi – di trascorrere una giornata alla Reggia di Venaria, un week end sulle Alpi Marittime, facciamo un viaggio sulle linea ferroviaria Cuneo-Nizza-Ventimiglia che ha conquistato il primo posto fra i luoghi del cuore del Fondo Ambiente Italiano-Fai. Ho citato queste tre attrattive turistiche non a caso. Sono i luoghi da me scelti per servizi del programma Studio Aperto MAG e hanno riscosso un successo incredibile.

    Si continua con Langhe-Roero-Monferrato, con le Robiole di Roccaverano, con Barolo capitale delle Città del Vino 2021, con i dolci alla Nocciola. Una teoria infinita di località e di gusti da far impallidire la concorrenza.

    Non occorre aspettare campagne promozionali istituzionali, non basta affidarci ai voucher turistici. Il rilancio del Piemonte dipende da ognuno di noi. Infatti, dobbiamo essere noi i migliori testimonial di una regione bellissima, tutta da scoprire, valorizzare, ma soprattutto amare.

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  • RIFUGIO PIEMONTE, IN PIENO CENTRO A TORINO

    29 maggio 2021 • CINQUE SENSI • 3967

    rifugiopiemonte

    Volete mangiare alla piemontese in pieno centro a Torino? la risposta è Rifugio Piemonte in via dei Mercanti, quasi in via Pietro Micca.  Un misto fra una caffetteria tradizionale, una piola caratteristica, ma soprattutto un locale dove gli alimenti sono tutti di origine regionale controllata.

    Al massimo potrete trovare qualche piatto valdostano, ma per il resto solo cucina piemontese classica e rivisitata. Dalla carne cruda alla bagna caoda, dalla Finanziera alla Panissa, dagli gnocchi ai tajarin, dalla fonduta alla trippa… Insomma, il trionfo della cucina subalpina: gli antipasti e i dolci, passando per i classici primi, i secondi di carne e la fantasia di formaggi e  salumi. Per non parlare – ovviamente – dei vini, delle grappe, dei passiti, dei vermouth e degli amari. Tutti made in Piedmont…

    Aperto tutti i giorni dalle 11 alle 23, è un “rifugio”, appunto, dove coccolarsi e regalare a chi arriva da fuori regione un prelibato angolo di squisitezze. Qui si vivono le stagioni del Piemonte, quindi in autunno immancabile l’ offerta di tartufi e funghi nostrani, in inverno la polenta concia e i bolliti, in primavera e in estate le verdure a km zero, l’ insalata russa e quella di cappone, i tomini, il vitello tonnato.

    Marco Eugenio, il titolare, una vita vissuta nei locali torinesi, un cuore Toro, è sempre lì, pronto ad accogliervi nei suoi tavolini all’ aperto, nell’ isola pedonale di via dei Mercanti per regalarvi una full immersion nella cucina piemontese

    RIFUGIO PIEMONTE

    via dei Mercanti 18

    tel 011 2765696

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  • CHE GIOIA QUELLA PUNTURA

    27 maggio 2021 • COSE NOSTRE • 3391

    VACCINI

    Fin da bambino ho avuto paura delle siringhe, una vera e propria idiosincrasia verso le punture. “Questa volta te la faccio senza ago…” mi diceva l’infermiera, per rassicurarmi. E io – credulone – ero convinto fosse proprio così. Anche se poi avvertivo sempre dolore. Ricordo come un incubo la scatoletta metallica con la siringa messa a bollire sul fornellino a gas e il rumore della limetta che spezzava la fiala. Preludio alla stilettata.

    Oggi che sono cresciuto continuo a non avere un buon rapporto con le punture. Sono un donatore di sangue ma quando vado all’emoteca e sono steso sul lettino devo girare la testa dall’ altra parte e non vedere l’ago che entra nella vena. Altrimenti svengo.

    Che gioia, invece, l’altro giorno quando mi è arrivata la convocazione per il vaccino anticovid-19 e con quale orgoglio mi sono presentato al centro di Nole Canavese per la prima dose. Non sapevo quale mi avrebbero inoculato fino al fatidico giorno: quando mi è stato comunicato che era Astrazeneca… nessun problema. Avambraccio sinistro scoperto e puntura. Nessun effetto collaterale. Tutto ok. E adesso aspettiamo il 31 luglio per la seconda dose.

    Sono contento di essermi vaccinato e lo dico con orgoglio. L’ho fatto per la mia salute e per quella di chi mi sta vicino o di chi incontro per strada. Tutto il resto sono scuse. Sono balle. Chi non si vaccina è un vigliacco. Punto.

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  • VINO: NOVITA’ PER IL FREISA E IL CANELLI

    22 maggio 2021 • CINQUE SENSI • 3282

    Vigneti-Langhe

    «Il Freisa è un antico e nobile vitigno piemontese e la rimodulazione del suo disciplinare è un passaggio importante verso un nuovo orizzonte della sua valorizzazione» dichiara Filippo Mobrici, Presidente Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, a proposito delle decisioni del Comitato Nazionale Vini Dop e Igp sulla modifica del disciplinare del Freisa d’Asti Doc.

     I cambiamenti, che riguarderanno già le bottiglie della vendemmia 2021, possono essere sintetizzati in due punti: semplificazione e comunicazione. Un po’ per andare incontro al favore del mercato e, di conseguenza, per avere maggiori possibilità di raccontare un vino che rappresenta allo stesso tempo il Piemonte e il Monferrato. Un totale di circa 200 ettari coltivabili in quasi tutta la provincia di Asti, con particolare riferimento alla parte Nord-Ovest verso il Torinese, e una versatilità racchiusa nelle sue molteplici declinazioni: vino fermo, superiore, frizzante e spumante, con l’aggiornamento del disciplinare il Freisa si prepara a acquisire un volto nuovo e una nuova interpretazione, mantenendo radici ben piantate nella tradizione del suo riconoscibile carattere.

     Doc dal 1972, il Freisa ha origini antiche. Le sue tracce compaiono, per la prima volta, più di cinquecento anni fa in un documento riferito al territorio attualmente compreso tra i Comuni piemontesi di Pinerolo e Carmagnola.

    Novità anche per il Canelli che ha ottenuto il riconoscimento della docg.  L’approvazione e’ arrivata – informa Confagricoltura Piemonte – dal Comitato Nazionale Vini. Il Canelli docg si otterra’ da vigne coltivate col solo vitigno Moscato bianco nei comuni di Bubbio, Calamandrana,
    Calosso, Canelli, Cassinasco, Castagnole Lanze, Coazzolo, Costigliole d’Asti, San Marzano Oliveto, Moasca e Loazzolo in provincia di Asti e nei comuni di Camo, Castiglione Tinella, Cossano Belbo, Mango, Neive, Neviglie e Santo Stefano Belbo in provincia di Cuneo.
    Sono inoltre stati modificati – informa Confagricoltura – i disciplinari di produzione delle doc Freisa d’Asti e Barbera
    d’Alba e delle docg Gavi e Asti.
    “La docg Canelli – commenta Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – offrira’ nuovi stimoli per il miglioramento qualitativo a un gruppo di produttori in costante crescita, fortemente impegnato per la valorizzazione dell’identita’ territoriale del prodotto principe delle colline del Moscato”.

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  • SCAFFALE: DIO MI HA PRESO PER MANO DI ACCORNERO

    21 maggio 2021 • LUOGHI E LIBRI • 3175

    Dio mi ha preso per mano

    Benito Cutellè è nato in Calabria ma ha vissuto gran parte della sua vita a Torino. Da ragazzo avverte la vocazione sacerdotale ed entra in Seminario ma, per vicende familiari, non può seguire gli studi e diventare prete. Si diploma ragioniere e poi – come tanti altri suoi coetanei – emigra al Nord in cerca di lavoro. Si sposa, fa carriera in banca, ma non dimentica la chiamata di Dio che aveva avuto da ragazzo. Si impegna in parrocchia, si occupa dei poveri, visita i malati e diventa diacono.

    Il libro di don Pier Giuseppe Accornero, sacerdote giornalista torinese, racconta la storia di questo “ragazzo del Sud” che si è lasciato “prendere per mano da Dio”.

    Leggere questo volume di 170 pagine è anche l’occasione per scoprire un universo di persone che ogni giorno si impegnano per diffondere la Parola di Dio, per aiutare chi fa più fatica, per collaborare con un clero sempre più anziano e numericamente esiguo.

    Oggi sono centinaia i diaconi che lavorano nelle parrocchie delle nostre città e soprattutto nei paesi. Una presenza spesso silenziosa quanto efficace per tenere in vita comunità cristiane, per aiutare i più poveri, per seminare un po’ di bene. E sappiamo tutti quanto bisogno c’è di persone come Benito.

    PIER GIUSEPPE ACCORNERO
    DIO MI HA PRESO PER MANO
    EFFATA’  EDITRICE
    15 euro

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  • MI FAI ANDARE DA BARBARA D’ URSO?

    20 maggio 2021 • COSE NOSTRE • 2744

    STUDITV

    Recentemente un ragazzo, affetto da una rara malattia genetica, mi ha chiesto aiuto per essere ospite alle trasmissioni di Barbara D’Urso, per raccontare la sua convivenza con questa difficile patologia e sensibilizzare l’opinione pubblica.

    “Come facciamo ad andare dalla D’Urso per lanciare un appello al ministro del lavoro Orlando?” mi hanno scritto i lavoratori di una grossa azienda, in crisi da anni e sul precipizio dei licenziamenti.

    Sono soltanto gli ultimi esempi delle tante analoghe richieste che mi vengono sistematicamente rivolte.

    Fino a poco tempo fa il desiderio era quello di finire su Striscia. Ora l’obiettivo è apparire nella vetrina della Barbarella nazionale.

    Non entro nel merito della qualità di questi programmi di cosiddetto infotainment televisivo. Sono invece incuriosito dalla risonanza che hanno assunto.

    Qualche anno fa, se volevi raccontare una tua vicenda personale, oppure denunciare un’ingiustizia, parlare della crisi della tua azienda, ti rivolgervi ad un avvocato, a un giornale, concedevi un’intervista ad un TG, aprivi una vertenza sindacale, ti appellavi a qualche associazione di consumatori, chiedervi aiuto a un prete…. Insomma, intraprendevi le canoniche vie per ottenere giustizia e visibilità.

    Oggi il tribunale popolare è quello di Barbara D’Urso, o di analoghi programmi RAI.

    Segno dei tempi? Mala tempora currunt…

    Ma non per colpa di Barbara D’Urso, ma perché le vie di denuncia, normali e ordinarie, hanno perso credibilità.

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  • QUANDO IL SANGUE FA PIÙ IMPRESSIONE

    13 maggio 2021 • COSE NOSTRE • 2950

    omicidio-carabinieri-300x225

    Da cronista ho seguito, da vicino, due recenti fatti di cronaca parecchio efferati. A Rivarolo l’anziano che ha ucciso moglie, figlio e due vicini di casa. Poi a Grinzane Cavour dove un gioielliere, all’ennesima rapina e vedendo minacciate moglie e figlia, ha sparato e ammazzato per strada due malviventi e ferito un terzo.

    Non entro nel merito delle inchieste giudiziarie scaturite da questi due fattacci. Gli inquirenti stanno lavorando alacremente per stabilire la verità.

    Quel che mi ha colpito è stata la partecipazione emotiva della gente. A Rivarolo, a cominciare dal sindaco, si sono radunate decine e decine di persone di fronte al condominio della strage, non per curiosità, ma per testimoniare l’affetto e la stima nei confronti delle vittime. “Qui non era mai accaduto un fatto così grave” ripetevano increduli.

    A Grinzane Cavour è l’intera comunità ad essere rimasta sconvolta. “Siamo con voi” recitava un cartello scritto a mano e affisso sulle serrande dell’oreficeria. “Pietà per le vittime, ma tutto il paese è solidale e vicino alla famiglia del gioielliere” ha detto, fin da subito, il sindaco Gianfranco Garau.

    Siamo abituati, ormai, alle scene di violenza, alle sparatorie che vediamo ogni sera in tivù, nei telefilm e nei telegiornali. Ma quando il sangue scorre davanti alle nostre case sembra che abbia un colore diverso, pare che ci colpisca con maggiore intensità. Forse non è un male. Vuol dire che non siamo ancora abituati e indifferenti

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  • SCAFFALE: “LONTANO DA CASA” DI PANDIANI

    7 maggio 2021 • LUOGHI E LIBRI • 3127

    Lontano da casa

    Benvenuti a Torino, anzi benvenuti in Barriera di Milano, teatro e protagonista di “Lontano da casa”, ultima opera letteraria di Enrico Pandiani, edito da Salani.

    La Barriera di Milano è uno dei quartieri più popolati e popolari quartieri della nostra città. Da sempre approdo per i flussi migratori che hanno reso vivace e diversa la storia di Torino, racchiude in sé un’infinita ricchezza culturale fatta di tradizioni e contaminazioni e un altrettanto e ugualmente infinita raccolta di problematiche legate ai difficili percorsi di integrazione.

    Proprio qui, proprio in questo quartiere che è prima casa, per chi è effettivamente lontano da casa, Pandiani decide di ambientare una tagliente, cruda, ma avvincente quanto entusiasmante storia.

    Due donne ne sono il motore: Jasmina Nazeri, ragazza di origine iraniana, che vive in Barriera e, insegnando italiano agli immigrati, ha una profonda conoscenza di luoghi e persone e Pandora Magrelli, ispettore, spedita lì con provvedimento disciplinare, in cerca di riscatto per tornare a occupare il suo posto in centro città.

    L’omicidio di un giovane di colore è la partenza di un viaggio che si snoderà tra rifugi di fortuna, centri d’accoglienza e ville in collina, fra traffici illegali e sparatorie. Un viaggio, ricco di colpi di scena, in una città caratterizzata da stridenti contraddizioni: da sempre incapace di accogliere, ma in grado di avere slancio e attenzione per i più deboli. Le due facce di Torino, come Jasmina e Pandora, la prima ha improntato la sua vita e le sue scelte sull’aiuto agli ultimi, la seconda è un condensato di insofferenza, scorrettezza, pregiudizio e intolleranza. Hanno in comune un’unica caratteristica, la fragilità.

    Enrico Pandiani ha fatto centro, ancora una volta. Ci siamo oramai abituati alla sua scrittura pulita, lineare e mai banale e non ci aspettiamo niente di meno. Quello a cui personalmente non riesco a fare abitudine è la straordinaria capacità di indagare l’animo umano. Ma non solo, mette a frutto nella scrittura il mestiere di disegnatore, i suoi personaggi non sono mai solo tratteggiati o sfumati, anche chi appare solo per poche pagine, ha caratteristiche precise, che lo rendono vivo, come averlo davanti agli occhi.

    Lontano da casa è un libro che si legge in una manciata d’ore, secco e asciutto come un colpo di frusta, e come tale, lascia il segno.

    Patrizia Durante

    LONTANO DA CASA

    Enrico Pandiani

    Salani Editore

    € 16,80

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  • ADESSO TOCCA A NOI

    6 maggio 2021 • COSE NOSTRE • 2761

    mascherine

    L’altra sera in una piazzetta di Torino, lungo il fiume Dora, mi sono fermato a guardare, allibito. C’era un assembramento di giovani che facevano aperitivo, tutti vicini e tutti senza mascherina. Adesso siamo alla riapertura di locali, bar, ristoranti, palestre, centri sportivi, socialità all’ aperto… Mi domando: siamo pronti? A giudicare dalle immagini della festa scudetto dell’ Inter, direi di no.

    Il rischio Sardegna è dietro l’angolo. L’isola era diventata regione bianca e nel giro di due settimane è tornata ad essere rossa. Sembra proprio che non siamo capaci a valutare il pericolo. Ma soprattutto non siamo capaci a convivere col virus, e questo lo dobbiamo assolutamente imparare.

    Appena aprono i cancelli eccoci tutti pronti a scappare dai recinti, come bestie imbizzarrite.

    La voglia di evasione, di viaggi, di turismo è tanta, ma è proprio questo il momento della ragionevolezza, dell’attenzione, del non abbassare la guardia. Certo, ci vorranno interventi adeguati nei trasporti (non si è fatto nulla, mi pare), nell’approntare locali pubblici e aule scolastiche con tutti i crismi del distanziamento. Ma il lavoro più importante, lo sforzo maggiore lo deve fare ognuno di noi.

    Mascherine, gel, distanziamento, prudenza… lo ripetiamo da un anno e mezzo. Poi ci saranno i vaccini, certo. Ma senza la collaborazione personale, tutto sarà vano. Non voglio ripartire in autunno con i macabri bollettini di contagi, vittime, ricoveri in terapia intensiva. Aiutiamoci l’uno con l’altro. Noi possiamo ricominciare a circolare ma – ricordiamolo sempre – anche il virus continua a circolare.

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  • RIAPRONO GLI STADI, TUTTO TORNATO NORMALE?

    29 aprile 2021 • COSE NOSTRE • 3112

    pallonecovid

    Amo il calcio, ogni week end oltre alla partita del mio Toro, guardo almeno un paio di altre gare. E lo ammetto: non mi piace seguire il calcio in TV e con gli stadi vuoti.

    Detto questo, quando è stato annunciato che con gli Europei tornerà il pubblico sugli spalti, mi è venuto un brivido. È vero che sarà solo al 25 per cento della capienza, ma siete convinti che i tifosi – in caso di gol – non si abbracceranno per esultare? Figuratevi. Sicuro che sì.

    E l’avvicinamento allo stadio? I trasporti, i parcheggi? Sono certo che ci saranno assembramenti. Ma che importa. Panem et circenses. Solo che qui manca il pane.

    L’Italia e una repubblica fondata sul calcio. Ci sono difficoltà nel riaprire i bar e i ristoranti, chiuse per un anno palestre e piscine. Niente educazione fisica per i nostri ragazzi, ma tutti allo stadio.

    Anche i soloni del Comitato Tecnico Scientifico hanno dato il via libera, nonostante in questi mesi praticamente in ogni squadra, si sia verificato un focolaio di Covid.

    Ma attenzione: “The show must go on” riguarda solo i grandi campioni. Il calcio giovanile, i campionati minori, le partitelle fra amici quelle no.

    Quelle sono pericolose.

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