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  • PREOCCUPATO PER LE RSA, ANCOR DI PIU’ PER I NOSTRI VECCHI

    3 dicembre 2020 • COSE NOSTRE • 2791

    RSA

    Si tornano a contare i morti nelle Rsa. L’ondata autunnale della pandemia si sta allargando anche nelle strutture per anziani, anche se la situazione non è omogenea.  Alcuni casi sono emblematici, come quello di Trecate, nel Novarese, dove ci sono stati decine di positivi e pochissimi negativi. O Castelnuovo Don Bosco, dove si contano percentuali allarmanti sia fra gli ospiti che fra i dipendenti. Sono una quindicina quelli deceduti nella struttura di Venaria Reale. Altri  a San Germano Chisone. Dovremmo ricordare anche i casi di Gassino, di Piossasco, di Chieri, di Sant’Albano Stura e tanti altri, perché tutti i decessi e malati debbono essere ricordati, nessuno escluso. La realtà è che i morti ci sono di nuovo.

    Nonostante le visite dei parenti siano state sospese e il personale sottoposto a tampone, il virus è tornato a circolare per vari motivi.

    E laddove non ci sono contagiati o vittime, insorgono altre problematiche importanti. Praticamente tutte le Rsa versano in una situazione economica drammatica. E’ in atto un’ emorragia da parte degli infermieri: lasciano il posto attratti dall’assunzione negli ospedali o perché ritengono troppo pericoloso continuare a lavorare nelle residenze per anziani. Inoltre i costi per la sanificazione e per la messa in sicurezza di queste strutture sono saliti alle stelle.

    Più di un consigliere d’ amministrazione di queste residenze mi ha esternato i suoi timori sul futuro. “Non sappiamo se riusciremo ad arrivare a fine anno. Non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi e nemmeno per comprare cibo e medicinali”.

    Non mi sto preoccupando solo dei bilanci di queste strutture, mi preoccupo del futuro dei nostri vecchi. Se le Rsa chiudono, mi chiedo che fine faranno i nostri papà, le nostre mamme, le zie, i nonni, insomma tutte quelle vite umane che non sono ferrivecchi, ma la nostra storia, la nostra memoria, una ricchezza, una risorsa e non un peso.

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  • SE LA MORTE ARRIVA IN CASA

    26 novembre 2020 • COSE NOSTRE • 2680

    omicidio-carabinieri-300x225

    Il 2020 non è ancora finito e in Piemonte dobbiamo purtroppo contare una lunga scia di omicidi fra le mura domestiche: almeno 11 episodi criminali con un incredibile numero di vittime. A cominciare dal 13 marzo quando un ex vigile urbano a Beinasco (Torino) teme per il futuro del figlio disoccupato e allora prende la sua pistola, stermina l’intera famiglia e poi si suicida. Ultima, in ordine di tempo, la strage di Carignano del 9 novembre quando un operaio di 40 anni uccide la moglie, spara sui due gemellini di 2 anni, uccide pure il cagnolino e poi si toglie la vita.

    Quando ero giovane era pericoloso andare per strada. Erano gli anni del terrorismo e si sparava all’impazzata per uccidere, anche nelle vie più trafficate. Adesso pare che siano le stanze di casa ad essere diventate il luogo maggiormente a rischio.

    Cosa è diventato il focolare domestico? Da angolo degli affetti, dell’amore e del calore a luogo dove si scatenano i peggiori istinti, le violenze, le frustrazioni, la rabbia più cieca.

    Sarebbe sbagliato generalizzare: ogni caso fa storia a sé. Ma certo deve far riflettere questa escalation di delitti compiuti fra le mura di casa. E certamente il lockdown, con l’obbligo di restare chiusi in pochi metri quadrati, può essere scintilla che dà il via alla follia.  Non c’è mai – dicono gli esperti – un rapporto diretto di causa-effetto fra le restrizioni e la tragedia.

    Mio papà e mia mamma hanno vissuto insieme per 43 anni in un piccolo appartamento di due camere e tinello: litigavano spesso, ma non ho mai visto un gesto violento e  non ho mai sentito neppure un insulto.

    La realtà è che c’è troppa rabbia nell’aria. Ci si insulta e si arriva alle mani anche solo per una precedenza non data.

    Abbiamo dimenticato cosa significa il controllo di se stessi, la calma, la gentilezza, la cortesia, il saper disinnescare le discussioni, la ricerca paziente dell’equilibrio nei rapporti di coppia, la gioia del condividere, anche solo per vedere la gioia negli occhi dell’altro. Ma anche il saper elaborare e superare la frustrazione, quando le cose non vanno come avremmo sperato, il saper soffrire, magari anche piangendo, in silenzio, in casa.

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  • SCAFFALE: GLI AGNELLI DI ANTONIO PARISI

    20 novembre 2020 • LUOGHI E LIBRI • 3267

    Gli Agnelli

    Di libri sulla famiglia Agnelli ne sono stati scritti a bizzeffe. Cos’ha di nuovo e di diverso questo di Antonio Parisi? Lo scopriamo già nella quarta di copertina: “I dubbi sulla morte di Edoardo, la vita sopra le righe di Lapo, la controversa eredità dell’Avvocato e adesso della moglie Marella. La storia della dinastia Agnelli, una famiglia al centro di misteri e sfortunate  morti premature”.

    Insomma, un’indagine a tutto campo sulle pagine oscure della famiglia più importante, potente e famosa d’Italia.

    Al centro della narrazione la  controversa morte di Edoardo Agnelli del novembre 2000, esattamente 20 anni fa e le indagini che furono fatte o non fatte (a partire dalle bugie a proposito dell’autopsia e degli esami tossicologici sul cadavere). A partire dalle ultime ore in vita del figlio dell’Avvocato si dipanano le biografie di tutti gli Agnelli. A cominciare dall’inizio del ‘900 quando uno dei fondatori della Fiat, Giovanni Agnelli (il nonno dell’Avvocato) , riuscì a diventare amministratore delegato in seguito ad “un controverso suicidio del conte Emanuele Bricherasio di Cacherano”. Si prosegue con varie vicissitudini giudiziarie dal 1907 fino alle più recenti indagini sulla corruzione in Fiat e alle nebbie che hanno circondato la morte di Sergio Marchionne.

    Per esplicita ammissione dell’autore il testo si avvale di un’infinita serie di note (che rendono spesso meno agevole la lettura) e basandosi sovente sulla diretta testimonianza di Marco Bava, amico di Edoardo Agnelli, e noto disturbatore delle assemblee Fiat. Un testimone credibile? Lo stesso Bava afferma di aver messo tutta la sua documentazione (molte lettere personali del figlio dell’Avvocato) a disposizione dell’Archivio di Stato che però non si è ancora pronunciato nel merito.

    Insomma, un libro da prendere con le molle. Nessuna verità sacrosanta, ma uno squarcio diverso su una dinastia che spesso è passata alle cronache come bella, patinata, vincente, invidiabile. E invece che ha vissuto in un mare agitato da drammi laceranti, divisioni e lotte intestine.

    ANTONIO PARISI

    GLI AGNELLI

    DIARKOS EDITORE, 17 euro

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  • IO NON COMPRO DAI GIGANTI DEL WEB, NEMMENO ADESSO

    19 novembre 2020 • COSE NOSTRE • 2375

    online

    E siamo di nuovo in lockdown. Giusto? Sbagliato? Se ne discute anche troppo. Quasi non si riesce a parlare d’altro.

    C’è però un dettaglio che mi lascia perplesso, diciamo pure  indignato. Mentre molti negozi, esercizi commerciali, grandi magazzini sono costretti ad abbassare le serrande (qualcuno anche solo nei week end) le vendite on line proseguono, imperterrite.

    Non solo. Ho sentito persone affermare che approfiterranno di questo periodo, chiusi in casa, per fare acquisti e per portarsi avanti con i regali di Natale attraverso le varie piattaforme dei giganti del web.

    Io no!!!! Non ci sto. E vi spiego il perché. Anzitutto questi colossi non pagano le tasse, oppure le pagano in misura irrisoria, in Italia. “Ma comprare on line è  più comodo e poi costa meno” dicono in tanti. Bene, sappiate che siete complici dell’ evasione di milioni di euro.

    E poi perché questo significa la morte dei negozi e dei nostri esercizi commerciali. Se, quando potranno riaprire, noi avremo già fatto gran parte degli acquisti, loro come faranno a ripartire?

    Non servirà a  nulla poi lamentarsi per le serrande abbassate definitivamente, per il centro delle nostre città morto. È il momento anche  della solidarietà. Per questo, io non compro on line, nemmeno adesso. Aspetto che i miei amici commercianti, ristoratori, baristi riaprano per prendere un caffè, per mangiare una pizza, per i regali di Natale. Intanto mi servo nei negozi che sono ancora aperti o effettuano l’ asporto e il servizio a domicilio.

     

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  • SACCHEGGI E DEVASTAZIONI, ERA TUTTO PREVEDIBILE

    12 novembre 2020 • COSE NOSTRE • 2724

    SCONTRI

    Da oltre 30 anni seguo le cronache piemontesi e di manifestazioni in piazza ne ho raccontate tante. Dagli squatter alle prime proteste in Val di Susa per arrivare – più recentemente – alle Sardine e ai Si Tav. Non potevo mancare quindi alle ultime manifestazioni contro il Dpcm per le misure per il contenimento del Covid.

    Quindi, per esperienza diretta sul campo, non mi sono affatto stupito delle scene di devastazione e saccheggio che ho visto e testimoniato nei servizi televisivi. Posso dire che me le aspettavo, anzi ero certo che sarebbero successe.

    Perché questi sono professionisti del disordine e della tensione, forse mescolati a ultrà delle frange più estreme del tifo, con schegge partite dai centri sociali. Giovani partiti da quelle periferie che qualcuno, in campagna elettorale, aveva illuso sarebbero state riqualificate. Una regia via web e un solo obiettivo: fare il maggior numero di danni possibile.  Arrivano i barbari a fare prove di guerra civile, armati con i pezzi della città da profanare. Vanno a fuoco cassonetti e monopattini, le grate di ferro dei cantieri e i tavolini dei dehors servono come piedi di porco per rompere vetrine e depredare negozi.

    Una rivolta a due facce. Quella dello sciacallaggio organizzato di piazza Castello e le quiete rimostranze contro il coprifuoco delle migliaia di ristoratori, baristi, pizzaioli, lavoratori delle palestre, insomma onesti cittadini che erano in piazza Vittorio.

    La mia esperienza mi fa dire che era tutto già preordinato, prestabilito, precostituito, con lo scopo di far passare quasi sotto silenzio le vere ragioni della protesta. Sui giornali e tg si è parlato – quasi esclusivamente – degli scontri, degli incidenti, dei saccheggi…”perché fa più notizia”… e le voci della protesta pacifica sono sparite.

    Perché non fermarli prima? “Vige il diritto di manifestazione garantito dalla Costituzione. Il questore può solo vietarla per gravi motivi di ordine pubblico, documentati”, è stato risposto dalle autorità cittadine.

    Dopo quello che era successo a Napoli forse non era più sufficiente un semplice  richiamo, del tipo “fate i bravi”.

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  • LO SCAFFALE: IL GRANDE TORINO DI MANASSERO

    6 novembre 2020 • LUOGHI E LIBRI • 2715

    Il grande Torino

    C’ è un simpatico detto che circola negli ambienti granata: “Se il Toro collezionasse tante vittorie quanti sono i libri scritti sulla sua storia e sul suo mondo saremmo nei primi posti del palmares mondiale…”

    La bibliografia sul Torino infatti è vastissima. Eppure si arricchisce continuamente, anche con questo recente volume di Alberto Manassero, “Il Grande Torino”. E lo diciamo subito, è un bel colpo. Lo conferma nella sua prefazione Franco Ossola: “Manassero ha vinto la sua sfida nel modo più schietto e solare”. Decine e decine i volumi pubblicati sugli Immortali: scrivere ancora qualcosa di nuovo era impresa non facile, ma il giornalista di Tuttosport, classe 1963 e tifoso granata da sempre, ci è riuscito. Anzitutto trovando una voce narrante del tutto inedita e affascinante, il campo del Filadelfia. Ed è proprio quel tempio a raccontarci le gesta degli Invincibili, ma anche dei Presidenti Cinzano e Novo, dei dirigenti, dei giornalisti, degli accompagnatori, dei tifosi…insomma, di tutto quel mondo che ruotava attorno ad una squadra, il Grande Torino, che non era soltanto una formazione formidabile, ma anche il simbolo della rinascita di un’ Italia, in ginocchio sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale.

    Al suo esordio editoriale, Manassero ci accompagna attraverso 423 pagine in un viaggio che va dal 1926 – anno di nascita del Filadelfia – fino al 4 maggio 1949 – data della tragedia di Superga -. Ma anche nei giorni successivi, quelli della camera ardente e dei funerali che richiamarono a Torino circa un milione di persone. Il tutto narrato con uno stile da “scrittore autentico” (per dirla ancora con Franco Ossola) e aiutandosi con una miriade di articoli pubblicati dai giornali dell’epoca: imperdibile il pezzo di Vittorio Pozzo, l’allenatore, l’amico, colui che fu chiamato a riconoscere i resti dei 31 cadaveri, e che “non so come, con che forza, in quale tempo riuscì a dettare per la Stampa”.

    Un’opera certosina che ci catapulta dentro una storia che non è soltanto a tinte granata, ma che racconta un pezzo di vita della nostra Italia.

     

    ALBERTO MANASSERO – IL GRANDE TORINO

    EDIZIONI DIARKOS

    18 euro

     

     

     

     

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  • CONTRO IL VIRUS CON LATTE, YOGURT E CAFFE’

    5 novembre 2020 • COSE NOSTRE • 3288

    COLAZIONE

    “Non c’è solo il Covid. Parlate anche d’ altro, siamo stufi di tg e giornali dedicati solo e unicamente a ‘sto virus e ai contagi. Non se ne può più.. diventeremo pazzi”. Me lo sento ripetere ogni giorno. E allora ecco che “Il Punto” di questa settimana lo dedichiamo ad altro, all’ insegna dell’ ottimismo.

    Due realtà positive, due imprese che scommettono sul futuro nonostante la crisi. Una grande e una piccola.

    La Lavazza ha inaugurato a Settimo lo stabilimento “1895 Coffee Designers”, nuovo brand che nasce a Torino in una fabbrica esperienziale, luogo in cui si fondono cura artigianale e innovazione ad alto contenuto tecnologico per dare vita, ogni giorno, alla creazione di caffè d’eccellenza.   La nuova factory è un ambiente altamente specializzato, dotato di soluzioni tecnologiche all’avanguardia, con risparmi energetici di circa il 30% grazie a tostatrici di nuova generazione.

    In frazione Cussanio a Fossano, a una decina di chilometri dalla fattoria di famiglia, c’è il Caseificio al Santuario, una storia di tradizione e innovazione: formaggi freschi, stagionati e yogurt realizzati con latte di capra e di vacca. Alla base, una filosofia semplice ma fondamentale: offrire prodotti freschi della tradizione e di qualità. E capita così che, navigando i internet, si approdi al sito del Caseificio che apre la sua presentazione con queste parole “Ciao! Noi siamo Raffaele, Carla, Luca e Davide e abbiamo una piccola fattoria con un piccolo caseificio”. Raffaele Tortalla, fondatore e attuale presidente di Compral Latte, è allevatore da tutta la vita, un mestiere che fa con passione, con entusiasmo. Un amore per la propria terra che ha saputo trasmettere ai figli Luca e Davide e che condivide con la moglie Carla. Il Caseificio al Santuario è un piccolo gioiello dal cuore grande, tanto grande da creare, durante il periodo di lockdown, un vero e proprio servizio di consegna a casa, totalmente gratuito, per anziani e per tutte quelle persone che avevano difficoltà ad uscire.

    Queste sono le storie belle, quelle che è bello raccontare, quelle che è piacevole leggere, quelle che fanno grande la nostra terra.

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  • ELOGIO DELLA MASCHERINA

    29 ottobre 2020 • COSE NOSTRE • 2520

    mascherine

    Recentemente sono stato a Giaveno e Alba per servizi sulla stagione dei funghi e dei tartufi. Entrambe le cittadine sono state letteralmente invase da visitatori e turisti. Ho trovato pochi funghi e tartufi, ma mi dicono che siamo solo all’ inizio della raccolta. E invece ho potuto notare come tutti, ma proprio tutti, indossavano correttamente la mascherina.

    Poi ho potuto osservare su vari siti e giornali la foto postata dall’ osannato campione Cristiano Ronaldo a cena con i compagni della nazionale portoghese. Tutti sorridenti e tutti senza mascherina. Il giorno dopo l’ annuncio: CR7 è risultato positivo al Covid-19.

    Ma allora le mascherine servono? Sono utili nel preservarci dal contagio? Lungi da me dare responsi. Ci pensano già i tanti virologi, più o meno esperti, che fanno a gara a chi fa più comparsate nelle varie trasmissioni televisive.

    Però può essere utile riportare qui una piccola notizia di cronaca sicuramente sfuggita a tanti. In una città americana un parrucchiere, positivo e asintomatico, ha contagiato tutti i suoi famigliari e nemmeno un cliente della sua barberia. Evidentemente in negozio teneva sempre la mascherina, mentre in casa no.

    Può essere fastidiosa, ma male non fa. Quindi è meglio indossarla. Io la indosso sempre, anche nei collegamenti televisivi. Magari quella granata. Non date retta ai vari Sgarbi, Montesano e altri che fanno vanto della propria imprudenza. Il mondo è pieno di gente che gioca a fare il bastian contrario. Se qualcuno, soprattutto se sconosciuto, vi avvicina a viso scoperto, invitatelo a indossare la mascherina. Non è questione di simpatia o antipatia, ma di tutela della salute. La propria e quella dei nostri cari.

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  • LO SCAFFALE: DOPPIO SILENZIO DI FARINETTI

    23 ottobre 2020 • LUOGHI E LIBRI • 2768

    Gianni Farinetti Doppio Silenzio

    Cosa ci fa uno scrittore che vive in Alta Langa a Palermo? “Resta affascinato da quel luogo sontuoso e insieme decadente” proprio come Sebastiano Guarienti, il protagonista di “Doppio silenzio” l’ ultimo romanzo di Gianni Farinetti.

    Al di là della trama, dei personaggi, dei dialoghi, degli intrecci… dalle 173 pagine del libro esce il respiro, il profumo, gli aromi e gli odori del capoluogo siciliano.  Filtrati dalle narici di chi vive sulle aspre colline piemontesi. Ne esce il ritratto disincantato di una città piena di contrasti, di palazzi semiabbandonati o addirittura diroccati dove viene rinvenuto un cadavere. Ma anche una festa di matrimonio dove i personaggi sembrano appena trasmigrati dal “Gattopardo” nel romanzo di Farinetti.

    “Perchè questa città mi prende così?” si chiede il protagonista guardando dal finestrino del taxi lo sfilare delle villette abusive sul lungomare del Golfo di Carini. E da solo si dà la risposta: “Succede da sempre. Fin da quando era piccolo e ci era venuto per la prima volta con i suoi in vacanza”.

    Così Palermo, pagina dopo pagina, diventa la vera protagonista del libro, più di Sebastiano, di Diego e della sorella Giulia, della principessa Consuelo Basco-Fuentes, di Giovanni perchè in quelle vie, fra le stanze di quei palazzi riemergono i ricordi di un amore mai dimenticato.

    GIANNI FARINETTI

    DOPPIO SILENZIO

    MARSILIO EDITORE

    14 euro

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  • ALLUVIONE: RIFLESSIONI, ELOGI E TIRATE D’ ORECCHI

    22 ottobre 2020 • COSE NOSTRE • 3206

    limone-piemonte-1

    E’ passato un po’ di tempo dall’ alluvione che ha colpito il nostro territorio. Ho volutamente aspettato a scriverne per lasciar decantare le emozioni, per evitare di cadere nella trappola del commento immediato. Adesso però qualche riflessione va fatta, qualche sassolino dalla scarpa (oltre al tanto fango) bisogna toglierselo

    1. Ho seguito come cronista tutte le alluvioni che hanno flagellato il Piemonte, ricordo bene quelle del 1994, del 2000, del 2008, del 2019 e quest’ ultima.  Barbara, una brava collega di TargatoCN, l’ altro giorno a Limone mi ha chiesto: “Non ci si abitua mai a queste immagini?”. La risposta è no. Non ci si abitua mai. E’ sempre un dolore, una sofferenza vedere, trasmettere, raccontare queste situazioni di disperazione. L’ ondata di acqua e di fango è terribile, entra dappertutto e distrugge ogni cosa. Non te la togli di dosso e nemmeno dai pensieri che diventano incubi.
    2. Encomiabile l’ opera, il lavoro di tutti. Li hanno chiamati gli angeli del fango. Vedere giovani e anziani con le pale, i badili, le scope che – senza sosta – cercano di dare una mano è sempre commovente. La vera forza del nostro Piemonte.
    3. Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia, Volontari AIB e tanti altri (non vorrei dimenticare nessuno) hanno mostrato una professionalità e una capacità di intervento straordinarie. Se il bilancio di vite umane, questa volta, è stato contenuto è grazie al loro immediato intervento con la chiusura di strade, ponti; con l’ evacuazione di case e frazioni. Non siamo più al tempo dei fax, oggi il nostro sistema di intervento è davvero all’ avanguardia
    4. Occorre, però, incrementare la prevenzione e la manutenzione. La pioggia caduta in 12 ore sul Piemonte è stata certamente eccezionale: “mai vista ‘na roba così” mi ha confidato un 90enne di Limone. Ma se non teniamo puliti i boschi, se non draghiamo i letti dei fiumi e dei torrenti, se non rinforziamo gli argini e i bastioni delle strade… quel che è successo accadrà di nuovo
    5. E qui vengono le dolenti note. Il ministro dell’ ambiente, il grillino Sergio Costa, si è permesso di dire che “i soldi ci sono, sono i sindaci che non li sanno spendere”. Persa un’ altra occasione per tacere. In tutte queste situazioni di allarme e di alluvione gli amministratori del Piemonte, a partire dal governatore Cirio per finire con tutti i sindaci, sono sempre stati in prima linea, quasi 24 ore su 24, con una perfetta conoscenza del territorio e pronti ad ogni tipo di aiuto e di intervento. Se Costa, anziché starsene chiuso dentro i suoi uffici ministeriali a blaterare, fosse venuto sul posto, a rimboccarsi le maniche e a dare una mano, avrebbe evitato l’ ennesima brutta figura che, da queste parti, oggi, ha il sapore della beffa.
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