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  • QUI NON PAGA MAI NESSUNO, E’ SEMPRE COLPA D’ ALTRI

    16 luglio 2020 • COSE NOSTRE • 2688

    Stop ritagliato

    Cinque ore per andare in Liguria, causa controlli nelle gallerie: controlli che si potevano benissimo fare durante il lockdown. Spesso tutti i caselli Telepass della stazione di Oulx sulla Torino-Bardonecchia erano chiusi e quindi code interminabili al rientro. Cantieri aperti a luglio (periodo di circolazione intensa) sulla tangenziale di Torino, sull’ Autostrada per Aosta, sulla Verdemare, sulla A21, quella dei Vini. Tutti lavori – anche in questo caso – che si potevano effettuare nei mesi scorsi, quando il traffico era scarso, quasi nullo.

    Negli ultimi 40 anni il conto dei soldi pubblici (cioè nostri) girati per salvare Alitalia arriva alla cifra record di 40 miliardi di euro. E non è ancora finita, visto che la compagnia di bandiera continua a perdere soldi, passeggeri e credibilità.

    A gennaio, agli albori dell’ emergenza Coronavirus, tanti soloni ci hanno detto che le mascherine erano inutili e si sono assiepati in bar e ristoranti (facendosi fotografare) per dimostrare che non c’erano pericoli, che la pandemia da noi non sarebbe arrivata. Abbiamo visto i risultati.

    Per non parlare solo di vicende recenti, facciamo un salto indietro di qualche decennio. Gli inquirenti e i magistrati che hanno arrestato e condannato l’innocentissimo Enzo Tortora hanno fatto carriera. Tutti promossi.

    Alcuni esempi per dimostrare che l’Italia è il paese dove non paga mai nessuno. Qui, le colpe sono sempre di altri. Vince lo scaricabarile. Se io sbaglio, o inciucco un servizio, è sicura la reprimenda del direttore, e al terzo richiamo scritto può scattare anche il licenziamento. Perché altrove non avviene? Non mi riferisco solo agli Intoccabili. Se qualche manager, responsabile dei lavori, funzionario, dirigenti di secondo e terzo livello pagassero in prima persona per i propri errori le cose comincerebbero a cambiare. Troppo spesso invece, in Italia, incapacità e scarsa professionalità vanno a braccetto con impunità.

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  • NON ESISTE INFORMAZIONE GRATIS

    9 luglio 2020 • COSE NOSTRE • 6164

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    L’ 82 per cento dei giovani italiani dichiara di non aver acquistato nemmeno un quotidiano nel corso dell’ ultimo anno. E’ il dato clamoroso che emerge da un’ indagine condotta dall’ Istituto Demopolis per l’ Ordine dei Giornalisti su un campione di mille ragazzi fra i 18 e i 29 anni. Il 90 per cento degli under 30 fruisce quotidianamente della Rete e il 60 per cento è di fatto sempre connesso a Internet .

    I dati dei sondaggi – lo sappiamo – vanno sempre presi con le molle come per i polli di Trilussa (se in media due italiani mangiano un pollo, è possibile che ne mangino mezzo a testa, oppure che uno se lo divori e l’ altro digiuni). Detto questo, analizzando il sondaggio si scopre che il 75 per cento si informa sui siti web (come questo che state leggendo), sui portali di informazione o sui siti online dei quotidiani, il 66 per cento attraverso i telegiornali, il 63 per cento grazie a Facebook e Youtube e il 30 per cento ascolta le notizie in radio. Sta cambiando il mondo. Ce ne stiamo accorgendo? Eppure i giovani intervistati sono convinti che la funzione del giornalismo sia importante (40 per cento)  e fondamentale (33 per cento), solo il 20 per cento la ritiene poco utile e il 7 per cento ininfluente. E c’ è anche un ritorno al localismo: il 70 per cento degli under 30 è interessato ai fatti della propria città e della regione, contro un  42  che si informa sull’ Europa e sul mondo.

    Ma quel che emerge – complessivamente – dall’ indagine è che i giovani cercano e vivono di informazioni  gratuite. Non si compra più il giornale ma lo si legge sul computer o sul telefonino. Ebbene, lo dico senza paura: L’ INFORMAZIONE E’ UNA COSA SERIA E NON ESISTE INFORMAZIONE GRATIS. Compito essenziale dei giornalisti – e lo si evince anche da questo sondaggio – resta e resterà sempre quello di raccontare i fatti senza fare sconti a nessuno, a nessun governo (di qualsiasi colore) e a nessun potere, comprese le grandi piattaforme Internet.

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  • LO SCAFFALE: SERENDIPITY DI OSCAR FARINETTI

    3 luglio 2020 • LUOGHI E LIBRI • 3653

    Serendipity

    E’ chiaro che Oscar Farinetti, autore del libro “Serendipity – 50 storie di successi nati per caso”, edito da Slow Food Editore, non ha bisogno di una recensione in più per affermare il successo di questo volume, ma l’idea è interessante, sviluppata con scrittura arguta e intelligente e vale la pena sia presente nel nostro scaffale.

    Serendipity, è un termine coniato nel 1754 dallo scrittore inglese Horace Walpole, per definire una scoperta nata per caso, ed è questo il filo conduttore che unisce tutte le 50 storie di successi nati per caso.

    Le 50 Serendipity raccontate da Farinetti riguardano, com’è ovvio, il settore enogastronomico. Molte scoperte casuali sono avvenute nel nostro amato Piemonte e alcune sono dei veri e propri errori diventati clamorosi e irripetibili successi planetari, come il gianduiotto, il Barolo, il grissino, la Nutella, le raviole del plin, il tartufo bianco, altre, pur non essendo nate nel nostro paese, come il ghiacciolo, è diretto ispiratore del Pinguino di Gelati PEPINO 1884, primo gelato su stecco al mondo, nato a Torino più di ottant’anni fa.

    Ma l’autore si diverte a spaziare in varie zone dello stivale e del globo per mettere in evidenza molte altre invenzioni avvenute per errore o per caso, come i corn flakes Kellog’s, la farinata, il gorgonzola, le patatine fritte, il sandwich o il Viagra.

    Insomma è un vero e proprio viaggio nella casualità che diventa opportunità, tra scintille di destino che sono l’inizio di grandi imprese

    Un capitolo è dedicato alla più incredibile e assoluta Serendipity esistente sulla faccia della terra: l’uomo. Infatti, come dice Farinetti nella sua prefazione “…siamo il frutto di una serie di imperfezioni che hanno riscosso un certo successo.”

    Patrizia Durante

     

    Titolo: Serendipity – 50 storie di successi nati per caso

    Autore: Oscar Farinetti

    Editore: Slow Food Editore

    Prezzo: 16,50

    Pagine: 293

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  • SUI PEDAGGI INTERI AVEVAMO RAGIONE

    2 luglio 2020 • COSE NOSTRE • 3099

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    Tra le frasi che maggiormente mi infastidiscono sono “Te l’ avevo detto…”, ma anche “Visto che avevo ragione?”. Eppure stavolta devo usarla io.

     Circa 5 mesi fa, proprio in questa rubrica “Il Punto”, mi occupai delle tariffe autostradali con un commento dal titolo: “Ma perché devo pagare il pedaggio intero?”. Il riferimento era ai tanti cantieri che ostacolano e rallentano il traffico sulle nostre autostrade. Allora? E’ di questi giorni la notizia che l’Antitrust ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Autostrade per l’Italia, in relazione al mancato adeguamento del pedaggio a fronte della riduzione delle corsie di marcia, nonché di specifiche limitazioni ad 80 km/h della velocità massima consentita.

    Se io percorro la Torino-Aosta so che – da mesi – poco prima di Scarmagno, ci sono un paio di chilometri con doppia circolazione su una sola corsia. Sulla Torino-Savona – da anni – c’è un’ intera corsia di un ponte, nei pressi di Fossano, chiusa per lavori, e anche in quel caso c’ è la doppia circolazione. Sono soltanto alcuni esempi, quelli che vanno più indietro nel tempo. Perché nelle settimane di lockdown si è intervenuti massicciamente con altri cantieri, approfittando del fatto che fossero poche le auto in circolazione. Ovviamente quei lavori non sono ancora conclusi e quindi basta percorrere qualsiasi tratto autostradale in Piemonte, per imbattersi in continui scambi di corsia, riduzioni della velocità, tratti intasati.

    “Fantastico, ottima notizia!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

    E’ evidente, che chi va in autostrada, è disposto a pagare il pedaggio sulla base del presupposto di poter raggiungere una località in breve tempo e a più alta velocità rispetto alle strade normali. Se invece resta imbottigliato perennemente ad 80 km/h per lavori in corso, il pedaggio è giusto che sia adeguato in modo corrispondente. Basterebbe una riduzione di qualche centesimo di euro relativa al tratto interessato dalle interruzioni. E’ questione di giustizia.

    Non so come finirà l’ indagine dell’ Antitrust, ma è comunque una bella notizia il fatto che ci si sia immessi su una buona strada. Anzi, autostrada.

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  • CALCIO E DISCOTECHE RIPARTONO, LA SCUOLA CHISSA’…

    25 giugno 2020 • COSE NOSTRE • 3446

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    CALCIO E DISCOTECHE RIAPRONO

    LA SCUOLA CHISSA’…

     

    “E’ senza futuro un paese che freme per la ripresa del calcio e non per la scuola”. La frase è di Piero Angela. La sottoscrivo, parola per parola.

    La Coppa Italia è già ripartita e conclusa, adesso toccherà al campionato di calcio. Per le discoteche sono i giorni decisivi. Così come per cinema e teatri. I musei hanno riaperto le sale a inizio giugno. Ristoranti, bar, fabbriche e attività produttive stanno lavorando da settimane. Insomma, l’ Italia riprende il suo cammino, seppur con mille difficoltà e giuste restrizioni, visto che in giro c’è ancora il rischio contagio.

    Soltanto la scuola è al palo. Istituti chiusi da marzo, ragazzi a casa con lezioni on-line a singhiozzo. E sulla ripresa di settembre si addensano mille ombre. Studenti in gabbie di plexiglas? Doppi turni? Classi dimezzate? Ingressi e uscite contingentati? Siamo di fronte a una ridda di proposte (a volte a dir poco ridicole)  ma nulla di concreto.

    Comprendo che sia difficile da trovare una soluzione ottimale per la ripresa delle lezioni in sicurezza. Ma forse si poteva ricominciare – in forma sperimentale – in questo mese di giugno. In fondo i ragazzi e gli insegnanti sono a casa da mesi. Perché non tentare, in questi giorni, di fare qualche ora in classe? E’ una proposta troppo banale? E poi, chi paga? Meglio chiudere l’ anno cosi’, senza nemmeno l’ ultimo giorno di scuola insieme.

    Lasciatemelo dire: è una vergogna. La scuola rappresenta il futuro per le prossime generazioni. Dovrebbe essere il settore nel quale investire tutte le nostre risorse. Ciò accadrebbe in un paese normale. Appunto…

    Ma tranquilli. In questi giorni riaprono anche le sale gioco e i negozi con slot machine. E’ questa l’ esigenza primaria della nostra povera Italia.

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  • UN INVITO, TORNIAMO A MANGIARE FUORI CASA

    18 giugno 2020 • COSE NOSTRE • 4067

    RISTORANTE

    “Dopo 28 anni di attività, l’ altra sera, per la prima volta da quando sono qui in via Madama Cristina a Torino, ho registrato zero ingressi”. Nicola, titolare del ristorante Pasta e Basta, è sconsolato. E’ rimasto chiuso per tutto il periodo di lockdown, poi si è attrezzato, ha seguito tutte le direttive, adesso il locale è perfettamente a norma. La cucina è sempre allo stesso livello, superottimale, soltanto la clientela latita.

    Cambiamo città e tipologia di locale. Franco gestisce l’ osteria Croce d’ Oro a Sant’ Anna Avagnina, alle porte di Mondovì: “Le cose non vanno bene. La gente non viene. Forse ha paura. Forse è senza soldi”. Eppure i suoi prezzi sono popolari, da trattoria, e la cucina rinomata, non soltanto nella zona.

    Sono soltanto due esempi. Le lamentele di Nicola e Franco potremmo raccoglierle un po’ ovunque. Se il problema è grande per i proprietari dei ristoranti, diventa enorme per i loro dipendenti.

    “Nei mesi di chiusura ho calcolato di aver perso all’ incirca 70mila euro di incassi, ma quel che più mi ha fatto star male è il fatto che i miei camerieri e i miei cuochi non hanno visto un euro, speriamo nella cassa integrazione…” Racconta Nicola: a 80 chilometri di distanza, Franco conferma la medesima situazione.

    E’ per questo che dobbiamo tornare a mangiare fuori casa. Durante il lockdown abbiamo spadellato e cucinato nei nostri fornelli. Adesso è il momento di ricominciare a uscire per cena, almeno una volta alla settimana. Una pizza, un piatto di tajarin, una grigliata di carne o di pesce, accompagnati da un buon bicchiere di vino sono lì che ci aspettano, preparati e serviti con la cura e la maestria della nostra straordinaria cucina piemontese.

    Soltanto con il ritorno alla normalità, con i locali nuovamente frequentati, l’ economia tornerà a girare. Non voglio fare gli interessi dei ristoratori. L’ invito è motivato dal fatto che è la loro attività a muovere l’ economia, i mercati, i trasporti, il lavoro di milioni di persone.  Mangiando ogni tanto fuori casa daremo un contributo indispensabile alla ripresa, che è dura per tutti. Ma di fronte a un piatto succulento, la risalita ci sembrerà un po’ meno faticosa.

     

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  • UNA STORIA TERRIBILE, PER NON DIMENTICARE

    11 giugno 2020 • COSE NOSTRE • 4071

    CORONAVIRUS

    “Sono guarito, lo confermano due tamponi negativi. Ma sono sempre debole e continuo ad avere incubi”. Paolo ha una cinquantina d’ anni. Ha superato il Covid-19, così come la sorella. Il papà invece non ce l’ ha fatta. E’ mancato nel mese di marzo.

    Ho scelto di mangiare la mia prima pizza della Fase2 con Paolo perché è un amico e non lo vedevo da mesi. Questa non è un’ intervista. E’ il suo racconto, spontaneo, terribile. Ma importante per non dimenticare.

    “Non riesco a cancellare dalla mia testa quei giorni in ospedale. Ero in terapia intensiva ma non ero intubato. Ho ancora negli occhi e nel cuore quei medici e infermieri straordinari: mi facevano i prelievi di sangue, venosi e quelli arteriosi dolorosissimi, anche nel cuore della notte. Eravamo proprio nelle settimane dell’ inizio della pandemia: giorno e notte sentivo solo le sirene delle ambulanze che viaggiavano ininterrottamente. Il personale sanitario non aveva un attimo di sosta. Io soffrivo per la mancanza di respiro e per la febbre alta. Sapevo che mia sorella e mio papà erano stati contagiati. Ma la preoccupazione più grande era per la mamma, anziana, rimasta a casa, da sola”

    “In quel periodo ho saputo che papà era morto. E io non potevo far nulla. Ero bloccato in ospedale, e mia sorella era nella mia medesima situazione”.

    “Superata la fase più acuta mi hanno trasferito in una Rsa e lì si sono dimenticati di me e di tutti gli altri malati di Coronavirus portati in quella struttura. Settimane e settimane senza che nessuno si interessasse di noi. Ci misuravano la temperatura e basta. Ho cominciato a tempestare l’ Unità di crisi di telefonate ricevendo sempre le solite risposte: “noi non siamo a conoscenza della sua situazione”, “non è di nostra competenza ma di un’ altra Asl”, “ma chi l’ ha portata lì?”…. Io non sapevo cosa dire: ero stato trasportato in ambulanza in quella RSA, ricordavo poco o nulla. Loro avrebbero dovuto essere a conoscenza dell’ intera mia situazione. Alla fine, dopo mille insistenze telefoniche con gli addetti dell’ Unità di crisi e anche furibonde incazzature con i responsabili della Rsa, sono venuti a farmi i tamponi: al secondo negativo sono scoppiato a piangere e sono tornato a casa”

    “La scorsa settimana con mia sorella abbiamo accompagnato mamma al cimitero. Chissà se dietro quella lapide c’è davvero mio papà… Non ci hanno nemmeno chiesto gli abiti per vestirlo… Difficile farsene una ragione”.

    Niente da aggiungere. Buona fortuna Paolo, a te, a tua sorella e soprattutto alla tua mamma.

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  • ORATORI E CENTRI ESTIVI APRITE PER I NOSTRI BIMBI

    4 giugno 2020 • COSE NOSTRE • 3230

    bimbi mascherina

    ORATORI E CENTRI ESTIVI

    APRITE PER I NOSTRI BAMBINI

    Oltre a chi non ce l’ha fatta, a chi si è ammalato e a tutte le famiglie coinvolte, sono i bambini le principali vittime dell’ isolamento a cui siamo stati costretti in questi ultimi mesi. La maggior parte non ricorderà questo periodo con la gioia per la vicinanza in casa dei genitori, ma – lo dicono gli esperti – molti di loro usciranno, dalla fase uno e due, gravemente danneggiati, con piccoli e grandi traumi che non saranno facilmente cancellabili. Quell’ uso continuo e obbligatorio delle mascherine non verrà ricordato come un gioco di Carnevale, ma alla stregua di un incubo.

    L’ assenza di socialità, del gioco, della scuola si faranno sentire, a lungo. Ed è per questo che diventa importantissimo quel che accadrà nei prossimi mesi. I genitori dovranno tornare a lavorare, e i bambini? Chi starà con i piccoli?Toccherà ancora ai nonni, con tutti i rischi di contagio che questo comporta?

    Oratori, Centri Estivi, Estate Ragazzi, Associazioni Sportive sono chiamati a un ruolo determinante per garantire ai nostri ragazzi un ritorno vero alla normalità.

    Mi pare già di sentire le varie lamentele: già ma chi ci paga? Chi garantisce che non correremo rischi? Tutte domande legittime, ma di fronte abbiamo il futuro delle nuove generazioni. Se ci teniamo ai nostri bambini e ai nostri ragazzi mettiamo in campo tutte le nostre forze, i nostri educatori e offriamo un pacchetto di giornate serene.

    Quest’ estate vedere oratori deserti, case-vacanza vuote, campi sportivi abbandonati sarà una pugnalata allo stomaco. Già ma la distanza di sicurezza? Le mascherine? Il gel? Tranquilli. La fantasia degli animatori saprà inventare giochi e momenti di aggregazione sicuri e divertenti.

    La posta in palio è la salute mentale e la crescita delle giovani leve. Il maestro degli educatori, San Giovanni Bosco, non si sarebbe certamente tirato indietro di fronte a questa emergenza.

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  • ESTATE 2020, OCCASIONE D’ ORO PER IL PIEMONTE

    28 maggio 2020 • COSE NOSTRE • 3197

    MOUNTAINBIKE

    Andare al mare con guanti e mascherine? Farsi misurare la temperatura prima di entrare in spiaggia? Mantenere le distanze quando si è in acqua? Fare attenzione che i bambini non giochino appiccicati? Passare giornate a cercare ristoranti non affollati per cenare? Insomma…. Anche no! E quante persone, come me, si dicono pronte a rinunciare alla classica vacanza balneare.

    E allora ecco che la montagna e la campagna sono l’ alternativa perfetta. E quindi, il Piemonte.

    Chilometri e chilometri di sentieri, paesini poco affollati da scoprire, agriturismi pensati e realizzati per garantire pace e distanziamento. Da sempre. E, ancora di più, in questi mesi di attenzione per la nostra salute.

    L’estate del 2020 dovrà essere l’ estate del Piemonte come luogo ideale per il turismo, la vacanza, il relax per le famiglie, per ritemprarsi e tornare a vivere, dopo l’incubo dei mesi passati.

    Certo, bisogna prepararsi per tempo. Occorre che le amministrazioni e gli operatori turistici delle nostre valli, delle nostre montagne, delle nostre colline, si attrezzino per tempo. Come? Proponendo un’offerta turistica adeguata. Anzitutto ripulire i sentieri e mettere a posto la segnaletica. Allestire le nostre osterie, i ristoranti, gli alberghi, gli agriturismo per accogliere i turisti nel rispetto delle norme di sicurezza. Non aumentare i prezzi e sospendere per l’ estate 2020 le tasse di soggiorno. Chiudere le vie principali delle nostre località turistiche al traffico delle auto per fare in modo che la gente possa passeggiare in tranquillità e con le giuste distanze. Ingaggiare animatori e accompagnatori per far divertire gli ospiti. Promuovere feste e occasioni di  gioco. Offrire in noleggio biciclette, pattini e monopattini, attrezzature per escursioni. Insomma, organizzarsi, già fin da adesso, per  un’estate con i fiocchi.

    E noi, prossimi vacanzieri, muoviamoci per tempo. Cominciamo a telefonare, a prenotare, a informarci, a far sentire la nostra voglia di trascorrere, anche solo un paio di settimane, nel nostro Piemonte. Invitiamo parenti e amici da altre regioni. Prima o poi potremo muoverci liberamente e i turisti arriveranno anche da fuori. A condizione che tutti siano pronti, e che noi diventiamo i primi veri promotori dell’ ESTATE 2020 IN PIEMONTE.

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  • VIRUS PROTAGONISTA NELLE AULE DI GIUSTIZIA

    22 maggio 2020 • COSE NOSTRE • 3332

    LEGGE2

    Incrociamo le dita. Forse il peggio è passato, anche in Piemonte. Tutta da scoprire la Fase 3, tutta da inventare la ripresa economica. Parecchie incognite sul futuro della nostra economia.

    In mezzo a tutte queste incertezze, una realtà incontestabile. Nei prossimi anni il Covid-19 terrà banco nei corridoi delle Procure e nelle aule di Tribunale. La pandemia avrà strascichi giudiziari lunghissimi. Per i prossimi 10 anni avvocati, magistrati, cronisti giudiziari, e tutti coloro la cui attività è legata alla giustizia, avranno parecchio lavoro, assicurato.

    Giusto? Sbagliato? Inutile emettere sentenze adesso, in anticipo. E’ la realtà dei fatti. La Procura di Torino ha già dato vita a un pool di magistrati incaricati di istruire le inchieste che arriveranno dalla vagonata di denunce che inevitabilmente stanno piombando su medici, infermieri, assessori, direttori sanitari, funzionari, responsabili di Rsa…e l’ elenco potrebbe continuare. A Cuneo, Vercelli, Asti, Alessandria sono già state avviate indagini con perquisizioni da parte della Guardia di Finanza. In alcuni casi con forti ipotesi di reato: omicidio colposo.

    Ci sono stati errori? Si potevano salvare vite umane? La macchina della sanità piemontese ha funzionato al meglio? Domande a cui difficilmente, indagini e processi, potranno dare risposte certe. Non lo dico per mancanza di fiducia nella giustizia italiana (anche se…), ma perché sarà tutto un susseguirsi di perizie e controperizie, di scarico delle responsabilità, di udienze infinite.

    Almeno dagli anni ’80 in Piemonte si muore per malattie legate all’ amianto e si continua a morire al ritmo di 2500-3000 persone ogni anno. Nel 2009 è partita la prima inchiesta a Torino contro i dirigenti della Eternit di Casale Monferrato: migliaia di famiglie delle vittime sono ancora in attesa di giustizia, undici anni dopo.

    Ecco dove nasce il mio scetticismo, oggi che il Coronavirus diventa protagonista nei Palazzi di Giustizia.

     

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