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  • UN MINI-ACQUISTO E SALVIAMO I PICCOLI NEGOZI

    22 agosto 2018 • COSE NOSTRE • 3583

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    Oltre 90 comuni in Piemonte non hanno nemmeno più un negozio. Pian piano anche gli ultimi “commercianti resistenti” sono stati costretti a chiudere; colpa della crisi, della mancanza di clienti e di incassi. E un paese senza negozio è un paese destinato a morire. La bottega infatti è soprattutto un momento di aggregazione, un punto dove vive la comunità.

    Ogni saracinesca che viene abbassata definitivamente è un colpo indelebile per gli abitanti, soprattutto gli anziani di quel paese. Andare a comprare anche solo il pane, qualche pomodoro, un po’ di frutta per tanta gente è l’ unico momento di vita pubblica, quotidiana. E magari in quel negozietto di montagna o di campagna si trovano anche le sigarette, il giornale, addirittura le medicine.

    Per questo – nello sposare la campagna dell’ Unione dei Comuni di Montagna – l’ impegno che mi prendo (e che trasformo in un invito per tutti) è di fare almeno un acquisto in ogni piccolo paese dove ci troveremo a passare in questa estate. “Compra in valle, la Montagna vivrà” è l’ impegno per tutti noi, per le comunità, per i turisti.

    Non è necessario fare una grande spesa, comprate anche solo un pezzo di formaggio locale, un pacchetto di grissini. E’ il gesto che conta. E’ il segno si dà, affinchè quella bottega continui a vivere e a regalare un sorriso, due chiacchiere agli anziani che ancora resistono nei nostri piccoli paesi.

    Lo stesso vale per i bar. Fermiamoci, beviamo un caffè, un bicchiere d’ acqua fresca. Il bar nei piccoli centri ha il valore della piazza, dell’ incontro. Perché se muoiono i paesi di montagna è il segnale che il degrado avanza.

    UNITI CONTRASTIAMO L’ ABBANDONO DI QUESTE MICROCOMUNITA’. E’ un segno di civiltà

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  • MARE, NATURA O MONTAGNA? SEMPRE CON UN LIBRO IN VALIGIA

    11 agosto 2018 • COSE NOSTRE • 3263

    libri

    Nei giorni scorsi mi è capitato di passare una giornata in spiaggia. Ho così avuto l’ opportunità di osservare le persone sui lettini o sulle sdraio, sotto l’ ombrellone. Tutte intente a smanettare con il telefonino. Soltanto una coppia di giovani aveva un atteggiamento diverso. INCREDIBILE! AVEVANO UN LIBRO IN MANO E STAVANO LEGGENDO….

    Che gioia. Che ammirazione. Cosa c’ è di meglio, in vacanza, che staccare la mente dal cellulare e tuffarsi in una splendida storia narrata da un romanzo d’ amore, da un giallo, da un saggio, ma anche da un volume comico. Non importa l’ argomento o l’ autore, purchè leggiate parole intere, frasi complete, capitoli compiuti e non solo emoticons, video e foto. Deve andare anche in ferie anche la nostra mente e – ve lo garantisco personalmente – un libro regala incredibili momenti di svago, di relax, di fuga dalla realtà.

    E’ perfetto al mare, in spiaggia o sul balcone di casa con uno splendido panorama davanti. Ma anche in collina, dopo una cena con prodotti a km zero, accompagnate la lettura con un buon bicchiere di vino, le ore passeranno velocemente e in spensieratezza. La montagna, poi…. E’ l’ abbinamento forse più azzeccato. Una camminata, facile o impegnativa, il ritorno in baita, una doccia, un tagliere di salumi e formaggi e un libro. Ingredienti giusti per una vacanza indimenticabile.

    Montagna uguale libri. Per questo a Bardonecchia ci sarà “MONTAGNE IN NOIR”. Dal 13 al 16  settembre una kermesse con fior di giallisti e scrittori noir, proprio per esaltare questo binomio inscindibile. Ne parleremo ancora nelle prossime settimane.

    Un consiglio spassionato. Mettete un libro in valigia e, in villeggiatura, trascurate il telefonino. E allora, la vacanza sarà davvero unica.

     

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  • MARCHIONNE E I SOCIAL, PEGGIO DELLE BESTIE

    2 agosto 2018 • COSE NOSTRE • 4070

    MARCHIONNE

    Sono rimasto circa una settimana di fronte all’ospedale universitario di Zurigo per seguire gli ultimi giorni, gli ultimi istanti di vita di Sergio Marchionne.

    Di tanto in tanto guardavo e leggevo, con curiosità, i vari social, in particolare Twitter e Facebook, ma a un certo punto, ho deciso di smettere.

    Troppa violenza, troppi insulti, troppa cattiveria.

    Non soltanto nei confronti del personaggio, ma soprattutto tra gli utenti stessi.

    Chi esaltava la caratura personale e manageriale di Marchionne, veniva immediatamente additato come “servo”, se non peggio. Chi lo criticava, a volte anche aspramente, veniva accusato di mancanza di tatto, di assenza di umanità. MA SEMPRE CON FEROCIA VERBALE INAUDITA.

    Questi commenti mi hanno fatto riflettere, perché non accade solo con Sergio Marchionne, ma tutte le volte che si postano link su migranti, sulla politica, o sullo sport, tanto per fare qualche esempio.

    Sui social è presente una virulenza, per non parlare di vera e propria violenza verbale che davvero fa rabbrividire.

    Per contro, se postiamo la foto di un animale, cane o gatto che sia, in buone condizioni di salute o maltrattato, immediatamente siamo tutti buoni, solidali, concordi, amorevoli.

    A volte si ha la sensazione che si voglia più bene, e siano maggiormente considerati, gli animali rispetto alle persone.

    NON CI STO PIÙ. DICO BASTA.

    Da Zurigo ho avuto la chiara sensazione che la deriva dei social italiani è davvero pericolosa. Secondo me è giunto il momento in di impegnarsi, a fondo, per mettere un freno, non soltanto alla lingua, ma anche alle dita sulla tastiera.

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  • SCEGLIAMO GLI AUTOGRILL DEL TERRITORIO

    2 agosto 2018 • CINQUE SENSI • 4127

    AUTOGRILL

    Nel precedente blog abbiamo consigliato i menù gourmet dei rifugi delle nostre montagne piemontesi. Ma ci è stato domandato: e per chi va al mare? Assolutamente non vogliamo trasformare questa nostra rubrica in un’ agenda enogastronomica. Non ne abbiamo le capacità e nemmeno le conoscenze. E poi ce ne sono già tante.

    Quel che ci piace sottolineare, però, è che sulla Verdemare, l’ autostrada che collega Torino a Savona, ci sono due autogrill diversi dagli altri. Uno si chiama Rio Colorè Ovest e si trova nel territorio di Bra sulla direttrice verso la Liguria. L’ altro è Carcare Est, nella direzione opposta, cioè venendo verso il Piemonte.  Cos’ hanno di diverso? Mettono al primo posto i nostri prodotti tipici. Non vi verranno offerti il solito Camogli o il Fattoria, ma panini con la Salsiccia di Bra, con le acciughe al verde, con l’ uovo e il tartufo, con la toma di Langa… insomma, una sosta che sa di territorio, di cose nostre.

    In un’ epoca in cui tutto è globalizzato riuscire ad assaporare i gusti della terra che si sta attraversando ha un valore importante, da non disperdere. Il viaggio non è solo uno spostamento, ma anche conoscere, scoprire la cultura e i sapori che ogni pezzo d’ Italia sa esprimere. Per queste ragioni ovunque mi trovi, io vado alla ricerca dell’ autoctono, del prodotto a chilometri zero. Mi piace, quindi, difendere e valorizzare gli angoli di Piemonte, anche quelli  che si trovano sulle autostrade che solcano la nostra regione. Auspico autogrill che propongono il riso vercellese e la gorgonzola novarese sulla Torino-Milano e sulla Voltri-Sempione, i vini di Langa, del Roero e del Monferrato sulla Asti-Cuneo (quando sarà finita?), i formaggi  della Valsusa sulla Torino-Bardonecchia, el salam d’ la Douja sulla Torino-Piacenza.

    Cominciamo  a sceglierli noi, porteremo, a questi autogrill, reddito e li aiuteremo a sopravvivere. L’ alternativa sono quegli anonimi ipermercati che trovi sulle autostrade francesi dove compri tutto direttamente dalle macchinette. Io non ci sto!

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  • CHE BELLI GLI ANNI DELLA MATURITA’

    28 giugno 2018 • COSE NOSTRE • 3204

    Copia_di_immaturi

    Qualche giorno fa ci siamo ritrovati nelle Langhe quasi tutti gli allievi della Quinta D del Quintino Sella di Torino. A quaranta anni dalla maturità. Proprio nei giorni in cui altre migliaia di ragazzi stavano affrontando il medesimo esame scolastico. Inevitabili i confronti, i paragoni. Ma quello che è interessante è il clima che si è creato fra tutti noi, ex compagni di classe.

    Chi è ingrassato, chi ha perso tutti i capelli, chi è rimasto tale e quale al 1978, chi oggi  è irriconoscibile. Quel che è rimasto uguale è lo spirito, la voglia di stare insieme, di ricordare gli scherzi, le paure, le gioie, le complicità, gli amori di quegli anni passati sui banchi di scuola. Per questo il consiglio,  che mi sento di suggerire a tutti, è quello di ritrovarsi, di organizzare incontri analoghi al nostro.

    Oggi con i social media è facile recuperare quasi tutti i contatti. Non perdetevi questa opportunità. Magari ci sarà chi risponde picche, chi non si fa trovare.. ognuno è libero di fare ciò che vuole. Ma non importa.  Chi ha maggior  voglia di rivedersi faccia da traino, si dia da fare per primo.  Ne vale la pena. Non pensate al film “Il grande freddo”, venato di pessimismo, pensate invece alla divertente pellicola “Immaturi”. È quella la strada da percorrere. In questi nostri tempi di frenesia, di affanni e preoccupazioni, rivivere – anche solo per qualche ora – la spensieratezza dei nostri 18 anni porterà una ventata di aria salubre per tutti. Almeno per noi è stato così. L’ augurio è che lo sia anche per voi.

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  • CHE FINE HANNO FATTO I RAGAZZI DEL ’68

    20 giugno 2018 • COSE NOSTRE • 4374

    viet-vets3

    A Torino l’ occupazione della sede universitaria di Palazzo Campana segna l’ inizio, in Italia, del 68. A Cuneo il 25 giugno 1969 dura contestazione al Cantagiro, manifestazione canora di gran successo, con centinaia di giovani che bloccano l’ ingresso allo stadio nella serata-esibizione di cantanti famosi del mondo della musica leggera

    Cinquant’ anni dopo cosa è rimasto di quella ventata di ribellione che attraversò tutto il mondo occidentale? Chi non ricorda quegli slogan che hanno caratterizzato intere generazioni: “La fantasia al potere”, “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”, “Proibito proibire”, “Un altro mondo è possibile”…e così via.

    A distanza di mezzo secolo che fine hanno fatto quei ragazzi che scendevano in piazza a fianco degli operai nei cortei e nelle tante manifestazioni torinesi? E chi sono oggi quei giovanotti che bloccarono il Cantagiro a Cuneo? Hanno fatto carriera? Sono diventati affermati professionisti? Oppure tirano a campare? Ma soprattutto cosa è rimasto nella loro vita di quella voglia di “cambiare il mondo” che veniva rappresentata dalle minigonne, dai capelli lunghi, dai vestiti a fiori, dai jeans, dalla musica dei Rolling Stones e dei Beatles e in Italia dalle canzoni d’ impegno e da quelle dei cantautori? Sono domande che tanti ripetono in queste settimane. Alle nuove generazioni cosa è stato trasmesso da quella ventata di aria nuovo che smosse l’ Europa e gli Stati Uniti nel Sessantotto?

    Sarebbe bello che attraverso questi nostri siti d’ informazione nascesse un dibattito, un racconto, un confronto fra i sessantottini di allora e i giovani di oggi.  Che ognuno trovasse spazio su queste colonne per esprimersi liberamente, per analizzare la propria esperienza maturata in questi 50 anni. Una sorta di AMARCORD per tornare a respirare aria fresca e non quella stantia che intasa il nostro quotidiano.

     

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  • SALVIAMO I NOSTRI PICCOLI COMUNI

    6 giugno 2018 • COSE NOSTRE • 2995

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    Locana e Rittana, due piccole realtà in provincia di Torino e di Cuneo. Ricordiamoci di questi nomi e facciamo tesoro della loro esperienza. Perché è da realtà come queste – come tante altre, per fortuna – che parte la riscossa dei piccoli comuni.
    Il sindaco di Locana, 1450 abitanti, nel parco del Gran Paradiso, ha lanciato una sfida: offrire 3mila euro per tre anni per tutte le famiglie che decideranno di andare a vivere in questo paese del Canavese, posto ideale per rinfrescarsi, per una vita a misura d’ uomo. Con questa mossa si cerca di frenare lo spopolamento di queste vallate, ma si intende anche fare qualcosa per salvare le scuole, i negozi, le case. Due sole condizioni: avere figli in età scolare e impegnarsi a restare in paese per almeno 5 anni. Insomma, ridare vita a Locana.
    Rittana, invece, conta 146 abitanti sparsi in varie borgate, in provincia di Cuneo, in una valle laterale del fiume Stura.  A 750 metri di altitudine con quasi tutte le case del centro affrescate di murales di artisti contemporanei.  Nei giorni scorsi ha riaperto i battenti l’ unico negozio di alimentari che era chiuso da 12 anni. Un piccolo ma grande evento perché significa ridare vitalità a una comunità in via di sparizione.  Il negozio si chiama “Andata e Ritorno”, un nome non scelto a caso, ma che esprime la volontà di tornare a vivere in questi piccoli comuni.
    Piccoli gesti che da soli non bastano. Occorrono politiche europee, nazionali, regionali e locali che aiutano queste comunità a non spegnersi di morte lenta. Ma è anche da questi piccoli gesti che può partire la rinascita.

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  • TAV E ASTI-CUNEO, DUE STORIE INFINITE

    29 maggio 2018 • COSE NOSTRE • 4276

    CODE DI TIR

    È il 1990 quando Italia è Francia firmano a Nizza un accordo per realizzare un collegamento ferroviario veloce fra Torino e Lione. Sono passati quasi 30 anni e il dibattito se fare o non fare la Tav è ancora aperto, quanto acceso. Anzi in questi giorni è tornato al centro delle vicende politiche. Non mi permetto di esprimere pareri perché non ho la competenza e le conoscenze tecniche per farlo. Ma mi sembra che 28 anni siano davvero troppi. Quando fu firmato quell’ accordo non esisteva ancora Internet e oggi si parla di ristoranti che consegnano la pizza a domicilio attraverso l’uso dei droni. Calcolando che per realizzare l’ intera opera ci vorranno 20 anni dal giorno dell’ avvio dei lavori, viene il dubbio che si tratti di un’ infrastruttura – a causa del troppo tempo perso – superata e obsoleta.

    È invece il 1998 quando viene finanziato,  per la prima volta,  il tratto autostradale fra Asti e Cuneo. Sono passati 20 anni e i 90 chilometri non sono stati ancora completati come tutti i piemontesi ben sanno. Eppure tutti hanno chiara l’ importanza strategica di questa autostrada che toglierebbe dall’ isolamento decennale  la provincia di Cuneo.

    Due storie infinite, fatte di ritardi, polemiche, intoppi burocratici, passi avanti e retromarce. Un Paese moderno, all’ avanguardia, all’ altezza di stare fra le nazioni più industrializzate del mondo, quando deve realizzare un’ importante infrastruttura apre un confronto vero con le comunità locali: trovato l’accordo con tutti gli aggiustamenti necessari,  avvia un piano di compensazioni per i territori interessati e poi dà il via alle ruspe.

    Queste invece sono storie da Medioevo o da Terzo Mondo.

     

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  • TORINO E LANGHE INSIEME, SIAMO SULLA STRADA GIUSTA

    20 maggio 2018 • COSE NOSTRE • 3592

    TURISTI

    Nei giorni scorsi a Parigi è stata presentata l’offerta turistica congiunta di Torino e delle Langhe. Tutti insieme, un unico pacchetto.

    È un fatto inedito, non era mai successo. Il capoluogo piemontese e le colline di Langhe, Roero e Monferrato, patrimonio Unesco, si propongono in Francia come destinazione unica. Questa è la strada giusta, lo andiamo ripetendo da tempo. Stop ai campanilismi, basta con le rivalità “Torino-Langhe, due cuori un unico territorio’ lo slogan per questo matrimonio in nuova guida verde Michelin, in distribuzione in tutti i paesi francofoni incluso il Canada, oltre che in Italia.

    Torino insieme con Langhe, Roero e Monferrato valgono la metà dei flussi turistici regionali, ma finora avevano fatto promozione separata, ognuno per proprio conto. Dall’ unione ne deriverà un risparmio di costi e sicuramente un  aumento degli arrivi. In un medesimo pacchetto i musei, le chiese, le residenze sabaude  del Torinese insieme alle colline e alle delizie enogastronomiche delle colline cuneesi e astigiane. Una formula di particolare interesse e di sicura attrattiva.

    Per questo aspettiamo al più presto altre unioni, le montagne olimpiche della  Valsusa  con le Valli di Lanzo e il Canavese. Cuneo con Asti e Alessandria. Per arrivare ad un unico marchio, il Piemonte. Se dite Bretagna o Provenza non serve specificare altro.  Il Piemonte deve puntare a questo. Basta la parola. Perché in Piemonte c’è tutto. Manca solo il mare, ma per quello ci stiamo attrezzando.

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  • NOI AGLI INSEGNANTI DAVAMO DEL LEI

    20 aprile 2018 • COSE NOSTRE • 3881

    compiti vacanze

    Sono stato all’ istituto commerciale Russell-Moro di Torino dove, nei giorni scorsi, un insegnante è stato malmenato e mandato in ospedale dai compari di un genitore chiamato dal figlio perché rimproverato da quel professore. Al di là delle vicende di cronaca che verranno chiarite dalla magistratura, quel che mi ha colpito è stato sentire parecchi ragazzi che davano del “tu” ai docenti. Sono quasi allibito. Noi non ci saremmo mai permessi, noi davamo loro del “lei” e, quando entravano in classe, ci alzavamo in piedi.

    Io non so quali siano le ragioni del proliferare degli episodi di violenza nei confronti dei professori, ma sono convinto che alla base ci sia una totale perdita del senso dell’ autorità.

    A cominciare proprio dai docenti che vogliono essere amici degli studenti e quindi, spesso, perdono quel ruolo autorevole di educatori che spetterebbe loro.

    Per non parlare dei genitori che sono degli autentici fans dei propri figli. Quando mio padre andava ai colloqui con i professori, io sapevo che avrei passato ore piuttosto brutte, e ci sarebbe scappato pure qualche ceffone. Gli insegnanti avevano sempre ragione, e io sempre torto. A prescindere.

    Forse eccessivo, ma adesso l’ eccesso è dall’ altra parte. Senza tener conto delle violenze fisiche, sapete quante denunce arrivano ai tribunali amministrativi contro presunti errori dei docenti? Una quantità inverosimile. I figli hanno sempre ragione? Non credo proprio. In ogni caso, così facendo si perde il senso dell’ autorità. E ragazzi che crescono senza  il dovere e il rispetto per chi è sopra di loro, saranno adulti deboli e incivili.

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