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  • RITORNI ECONOMICI DI CHAMPIONS E LIBRI

    29 maggio 2017 • COSE NOSTRE • 4298

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    E’ la settimana della finale di Cardiff. La Juve dei record in Italia (con lo scudetto ancora fresco sulle maglie) insegue la Coppa dalle Grandi Orecchie. E il popolo bianconero sogna.
    Ma ci sono anche tante altre categorie che godono per i successi juventini in Europa. Ad esempio, gli albergatori. Grazie alla Champions – secondo i dati della Camera di Commercio – nelle sette gare giocate a Torino le stanze degli hotel hanno avuto un indice di occupazione che ha sfiorato il 90 per cento: una doppia per la notte della sfida con il Barcellona costava mediamente 150 euro. Insomma, un bel giro d’ affari.
    Ma non solo gli albergatori. Bisogna aggiungere i ricavi dei ristoranti e quindi a ricaduta di chi produce vino e altre ghiottonerie tipiche piemontesi.
    E siamo tutti ancora in brodo di giuggiole per trionfi del Salone del Libro che ci ha fatti riscoprire lo spirito olimpico del 2006. Anche nei giorni della fiera libraria hotel esauriti ovunque e, insieme ai libri, non sono pochi quei visitatori che si sono portati a casa baroli, dolcetti, agnolotti, gianduiotti, tome… Insomma, è stata un’ altra occasione di rilancio per il turismo enogastronomico della nostra regione.
    Una sfida. E l’ abbiamo vinta. Tutti insieme. I milanesi hanno provato a portarci via il Salone e noi abbiamo reagito da veri bogianen. Cioè quelli che non arretrano. Anzi, rilanciano. Una prova d’ orgoglio dei piemontesi che hanno imparato ad amare, difendere e valorizzare le loro ricchezze.
    Quindi auguri alla Juve, al Salone del Libro e a tutte le cose belle e buone di questa meravigliosa terra.

    Beppe Gandolfo

     

     

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  • Quando andavamo all’ oratorio

    14 marzo 2017 • COSE NOSTRE • 14061

    oratorio

    Io ho frequentato due oratori, quello della mia parrocchia Madonna Divina Provvidenza e quello del Martinetto, dove andavo a giocare a basket. Entrambi a Torino.

    Ho ricordi meravigliosi di quegli anni, forse anche perchè rappresentano la mia adolescenza e l’ età in cui vivi e imposti tutte le speranze del tuo futuro. Oggi sembra che gli oratori siano scomparsi e i ragazzi anzichè ritrovarsi per interminabili partite di pallone, per suonare la chitarra, per stare insieme ore e ore a discutere di tutto, preferiscono passare le giornate davanti al computer o al cellulare.

    Da più parti mi pare però di percepire “VOGLIA DI ORATORIO”. Se ne discute, se ne parla: presto a Torino ci sarà una convention dedicata proprio agli oratori.

    E allora parliamone anche qui. Raccontate i vostri ricordi, le esperienze, gli incontri che vi sono rimasti impressi nella mente. Susciterà magari un po’ di nostalgia, ma servirà di stimolo anche a qualche comunità a riaprire le tante sale chiuse, a rispolverare i tavoli da ping pong e i calciobalilla, a rimettere in sesto i campi di calcio, di basket e di pallavolo, a riaccordare le vecchie chitarre….

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  • Quanto cibo sprechiamo

    3 agosto 2016 • CINQUE SENSI • 7130

    Pane

    Ogni giorno in Italia si producono 72 mila quintali di pane. Se ne buttano via, ogni giorno, 13 mila quintali. Due campi di calcio, riempiti e svuotati. Ogni giorno. Un’ altra statistica, più ottimistica, dice che in Italia ogni mese buttiamo via “solo” 24mila tonnellate di pane.

    In ogni caso cifre abnormi, spaventose. All’ Expo di Milano, nel Padiglione Zero, quello realizzato dalle Nazioni Unite, al visitatore fu dimostrato come il 30 per cento della produzione mondiale di cibo va sprecata o perduta ogni anno. Tale quantità è pari a quattro volte quella necessaria per nutrire quasi 800 milioni di persone che ogni giorno nel mondo soffrono di fame cronica. E in Italia ci sono, secondo statistiche,  6 milioni di poveri.

    Che ci possiamo fare noi? Forse poco o nulla. Ma se ognuno di noi cominciasse a applicare quel piccolo insegnamento che recitava sempre mio papà “quel che metti nel piatto lo mangi, non si avanza niente” forse non risolveremmo i problemi derivanti dallo spreco mondiale di cibo, ma insegneremmo ai nostri figli qualcosa davvero di importante.

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  • Compiti delle vacanze, tortura o arricchimento?

    27 giugno 2016 • COSE NOSTRE • 6004

    compiti vacanze

    Ecco, ci risiamo. E’ finita la scuola, tranne per chi ha gli esami. Ed ecco, puntuale il tormentone “compiti delle vacanze”.

    E’ giusto darli? E’ meglio lasciare i ragazzi per tre mesi liberi di giocare, divertirsi, riposarsi, annoiarsi? Ognuno ha la risposta pronta, io so soltanto che così com’ è la situazione è sbagliata.

    Gli insegnanti assegnano compiti da fare, libri da leggere, problemi da risolvere, ricerche da eseguire che puntualmente vengono fatti (o meglio mal fatti) nell’ ultima settimana di vacanze tra sbuffi, litigate genitori-figli. E quel che è peggio, spesso, non vengono nemmeno controllati dagli insegnanti alla ripresa scolastica.

    Non è questione di quantità di compiti, ma di qualità. Una scuola che funziona deve appassionare gli studenti e quindi dovrebbe indurre i ragazzi – quando non si hanno obblighi di frequenza, di interrogazioni, di compiti in classe – a cimentarsi in un lavoro che appassioni, che interessi, che coinvolga. Che ne so.. a mò di esempio dico: perchè non invitarli a realizzare  reportage sui luoghi di vacanze, con fotografie, filmati, schede, interviste, insomma incuriosire i ragazzi alla scoperta, alla conoscenza di usi, luoghi, costumi, abitudini alimentari dei territori che si frequentano nei luoghi estivi.

    Se tutto passa attraverso l’ obbligo e la costrizione il risultato è vano, inutile se non controproducente. Se invece l’ apprendimento è una sfida, un gioco, un divertimento i risultati saranno garantiti. E lo dico per esperienza personale, non solo per i miei antichi ricordi scolastici, ma in quanto genitore che passava i giorni di ferie a litigare con il figlio sulla montagna di compiti ancora da fare, con tutte le relative imprecazioni nei confronti degli insegnanti.

    Se invece Tommaso mi avesse chiesto un aiuto per realizzare un docufilm su Mentone (luogo di vacanza per anni) che gioia sarebbe stato farlo insieme!

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  • La bella notizia del liceo Cocito di Alba

    9 aprile 2016 • COSE NOSTRE • 4661

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    Che gioia indescrivibile mi ha dato realizzare il servizio sul liceo Cocito di Alba dove centinaia di studenti, insegnanti, genitori, amici, gente sconosciuta si sono resi disponibili per donare il midollo osseo a Andrea un ragazzo di 18 anni colpito da una grave forma di leucemia.

    In mezzo a centinaia di servizi in cui parli di tragedie, di cronacaccia, di cose che non funzionano finalmente una luce di speranza.

    I nostri giovani che spesso descriviamo come abulici, freddi, insensibili, attaccati solo ai cellulari invece sanno essere solidali, disponibili, carichi di entusiasmo.

    Facebook, Whatsup, Internet che alcuni descrivono come strumenti del demonio, in questo caso sono diventati un’ autostrada di solidarietà.

    Adesso aspetto solo di dare la notizia ancora più bella. Quella che è stato trovato il midollo compatibile e che Andrea potrà guarire. Mi raccomando, non dimenticate di darmela immediatamente così la spariamo su tutti i tg….

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  • Io non farò la spesa di notte

    4 dicembre 2015 • COSE NOSTRE • 12330

    vetrine natale

    Alcuni supermercati aperti 24 ore su 24,  le Gru che allungano l’apertura fino a mezzanotte..

    Io non ci sto,  non farò mai la spesa di notte per rispetto di lavoratori come questa commessa che ha scritto questa lettera

    “Siamo persone, non siamo schiavi della nuova epoca, abbiamo la nostra dignità, abbiamo i nostri diritti, abbiamo famiglie, abbiamo figli…vorremo vivere anche noi la nostra vita. Due anni fa ci avete obbligato a lavorare tutte le domeniche, volevo ricordare che le domeniche non sono più considerate festivo, per cui rientrano nelle ore ordinarie, volevo ricordare che i più fortunati arrivano a guadagnare poco più di 1000 euro al mese, volevo ricordare che siamo persone….ora mi chiedo che cazzo stiamo aspettando non è più tempo di rimanere in silenzio io rivoglio la mia vita….

    Per cui mi rivolgo a voi consumatori: non recatevi a comprare nella grande distribuzione, e se andate non recatevi la domenica e in orari dove potete stare con le vostre famiglie, perché anche a noi piace mettere a letto i nostri figli…questa e’ la mia voce e il mio appello forse sarà ascoltato o forse no, ma almeno ci ho provato….”

    IO NON ANDRO’ A FAR LA SPESA DI NOTTE… SEGUITEMI IN TANTI

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  • Che schifo in piazza Vittorio

    25 novembre 2015 • COSE NOSTRE • 11980

    GABOSUTORINO

    Non chiedetemi che cosa è… Quando l’ho visto non ci volevo credere.. È in piazza Vittorio,  alto tre piani… Non so nemmeno a cosa serva…

    So soltanto che è un obbrobrio… Uno schifo.  Scusatemi lo sfogo..

    Ma piazza Vittorio è una delle più belle di Torino e oso dire d’ Europa.  Quella spianata enorme con sullo sfondo la Gran Madre e il Monte dei Cappuccini… Rovinata completamente da questa enorme palla gonfiabile..

    Ma chi ha dato l’autorizzazione? Ma non avevano detto che le piazze storiche di Torino non sarebbero più state rovinate da queste schifezze?

    Altre città in questi giorni stanno installando bancarelle stile montano per i mercatini di Natale… Noi invece dobbiamo tenerci questa enorme bignola.. Cose da pazzi.

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  • Che musica ascoltavamo

    16 settembre 2015 • COSE NOSTRE • 5277

    jazz

    I giardini di marzo, Pensieri e parole, Impressioni di settembre, Imagine, Grande grande grande, Un albero di 30 piani…. Sono soltanto alcune delle canzoni del 1972. Le ho risentire su Radio 24 che tutte le mattine ripercorre un anno,  fra musica e storia.

    Sarà la nostalgia, sarà che eravamo giovani.. Ma quanto erano belle?!?!

    E allora mi è venuto spontaneo il paragone con le canzoni di oggi, con le varie Pausini,  Tiziano Ferro,  eccetera.  Non vorrei sembrare uno che guarda solo al passato ma mi sembra che il peso musicale e sociale di quei brani sia davvero diverso… Quei testi ci passavano emozioni e valori importanti, quelle di oggi invece no…

    E voi che ne pensate? Scrivetelo sul blog

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  • Salviamo il Motovelodromo di Torino

    30 giugno 2015 • COSE NOSTRE • 6021

    motovelodromo

    Una raccolta di firme per salvare il Motovelodromo di Torino. La petizione viaggia insieme a una lettera al sindaco Fassino, alla Soprintendenza e al Ministero del beni culturali (la si trova sulla pagina Facebook Amici del Motovelodromo).  E’ l’ ennesimo passo contro le insistenti voci di una prossima vendita dell’impianto a una catena di supermercati che pare aver messo gli occhi sull’area e abbia fatto un’offerta con parecchi zeri al Comune di Torino. L’ipotesi della vendita aprirebbe un solo scenario: un ennesimo centro commerciale al posto di un altro pezzo unico e insostituibile della storia della nostra città. Ma il Motovelodromo non è la prima volta che corre il rischio di essere abbattuto…

    L’impianto fu inaugurato nel 1920. Era stato edificato grazie alla volontà, e al notevole impegno economico, di un gruppo di sportivi torinesi riuniti nella SIM (Società Incremento Motovelodromo). Il progetto era dell’architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana, uno dei protagonisti dell’epoca Liberty, l’architetto era molto abile nell’uso del cemento armato che riusciva a plasmare seguendo i delicati canoni dell’Art Nouveau.

    L’impianto era dotato di una pista ad anello lunga 393 metri e larga 8, con curve sopraelevate. Ai lati dei due rettilinei erano collocate le tribune coperte che potevano contenere fino a 7.500 spettatori. All’interno dell’anello vi era anche un campo in erba. Già alla fine degli anni ’20 le spese di gestione diventarono insostenibili per i privati e, nel tentativo di sanare il bilancio, oltre che per le gare ciclistiche e motociclistiche, l’impianto fu utilizzato per le partite di rugby, per l’atletica e per il calcio (il Torino vi giocò il campionato 1925/26). Nel 1929 vennero addirittura messe in scena Carmen e Aida, ma malgrado gli sforzi compiuti, la struttura venne chiusa dopo pochi mesi e ceduta al Comune.

    I bombardamenti del 1943  provocarono notevoli danni al Motovelodromo che fu ricostruito nel 1947, seguendo il progetto iniziale e utilizzando gli stessi materiali. Fino agli anni ’80 sulla pista di cemento si sfidarono campioni del motociclismo come Biagio Nazzaro. Ma sono soprattutto grandi nomi del ciclismo ad aver siglato qui le loro vittorie: Binda, Coppi, Bartali, Coletto, De Filippis, Zilioli, fino all’ultima vittoria di Francesco Moser nella Milano–Torino del 1983.

    Fu risistemato più e più volte, ma negli anni ’80 l’impianto venne dichiarato inagibile e quindi chiuso, da allora iniziò il lento declino: nel 1994 l’impianto fu svincolato dalla Sopraintendenza. Nel 1996 nacque un Comitato di Gestione del Motovelodromo, che presentò un progetto di ristrutturazione e ottenne la concessione da parte del Comune, in cambio del restauro della struttura. Nel 1998 il Motovelodromo fu riaperto e intitolato a Fausto Coppi. Dal 2011 l’impianto è utilizzato da un gruppo di appassionati ciclisti che continuano a cercare soluzioni per farlo tornare agli antichi splendori, fargli rivivere quell’importanza sportiva per cui era nato e, oggi più che mai, sono determinati a combattere perché l’impianto non sia chiuso e abbattuto. Perché questo luogo storico della nostra città non sia cancellato per sempre dalla memoria delle generazioni future.

    Patrizia Durante

     

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  • Papa Francesco, che parole forti

    22 giugno 2015 • COSE NOSTRE • 4437

    PAPA TORINO

    Due giorni a Torino, nipote di questa terra.  Due giorni pieni,  intrisi di umanità e tanti messaggi.

    Papa Francesco ha parlato a cuore aperto alla città, ai giovani, agli ammalati,  ai lavoratori, ai disoccupati, agli imprenditori. Parole e gesti forti che rimarranno impressi nella storia della città.  Per  credenti e non credenti.

    A  me ha colpito soprattutto una,  rivolta ai giovani

    NON ANDATE IN PENSIONE A 20 ANNI, VIVETE NON VIVACCHIATE

    E voi cosa vi ha colpito della visita di papa Francesco? Quali gesti? Quali frasi?

    Scrivetelo sul  blog

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