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  • Torino capitale. Di cosa?

    30 gennaio 2014 • Archivio • 16993

    “Oh, i presagi tristi per l’avvenire di Torino che si facevano al tempo del trasporto della capitale! E li facevano i Torinesi stessi, che per un momento perdettero la fiducia in sé medesimi”. Così Olindo Guerrini, scrittore nel 1864, quando la capitale fu spostata da Torino a Firenze.

    “Da torinese sono fiero di questa Fiat mondiale”. Così Piero Fassino, sindaco di Torino, alla notizia del trasferimento della sede legale e fiscale della Fiat a Amsterdam e Londra.

    Nei giornali enigmistici il gioco sarebbe “quale delle due risposte è sbagliata?”.

    Forse nessuna delle due. Ma qualcosa mi suona stonato in questo trionfalismo che circonda la morte di Fabbrica Italiana Automobili Torino, perchè di fine si tratta. Magari per un futuro più grande e importante, ma quel capitolo nato 115 anni fa a Palazzo Bricherasio di Torino per volontà di 9 industriali e nobili piemontesi, è chiuso, per sempre. Torino da poco più di 30 anni aveva perso il titolo di capitale d’ Italia, ma l’ iniziativa di quei pionieri la fece diventare, nel volgere di pochi anni, “capitale dell’ automobile”. Oggi Torino è capitale di cosa?

    Non è la solita lagna subalpina del “qui sono nate tante cose che poi ci hanno portato via”. Non vivo con i paraocchi e capisco le scelte di Marchionne e degli eredi degli Agnelli. Faccio un pochino più fatica a capire il codazzo dei lecchini che, in questi giorni e in passato, hanno steso tappeti rossi a qualsiasi decisione del Lingotto.  Un solo esempio. Vogliamo ricordare i 70 miliardi stanziati una decina di anni fa da Comune, Regione e Provincia per il rilancio di Mirafiori? Oggi Mirafiori è il deserto dei tartari.

    Nel giorno storico del 29 gennaio 2014, fra un collegamento tv e l’ altro, bevendo una birra all’ 8 Gallery ripensavo alle migliaia di operai che si sono spaccati la schiena proprio lì dove c’ erano le presse e adesso invece ci sono  lustrini, negozi e paillettes. Lo so i tempi cambiano, siamo nella globalizzazione e auguro grandi cose alla FCA (tra l’ altro, che brutto acronimo) ma per adesso non riesco a fare salti di gioia.

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  • Non voglio le quote rosa

    23 gennaio 2014 • Archivio • 10677

    So di avventurarmi in un terreno minato e periglioso, ma con l’ aiuto di tutti (e soprattutto di tutte, che siete tante) riusciremo a ragionare in modo pacato e magari anche intelligente, mah..chissà…

    Premetto che il tema non è la riforma elettorale, né chi la propugna né chi la osteggia, quindi evitate i vari commenti politici a favore di uno e contro quell’ altro. Voglio ragionare con voi soltanto su un aspetto delle varie proposte che leggo sui giornali. Tutti concordano sulla necessità che almeno il 50 per cento dei candidati siano donne. Tutti sono d’ accordo..io no! Non perché penso sia troppo alto il limite del 50 per cento, anzi sono convinto che potrebbero essere il 60-70 e perché no.. anche l’ 80 per cento.

    Ma non mi piacciono le quote rosa, in nessun settore. Mi sanno di riserva indiana, di specie da proteggere. Se un candidato è valido, è onesto, ha idee, rappresenta valori, è disponibile all’ impegno va messo in lista, a prescindere dal sesso. Altrimenti fuori.

    Leggo già le obiezioni: “Ma se non mettiamo un obbligo, allora non ci saranno mai candidate donne o saranno pochissime”. Questo è il problema, è vero. Ma non lo si risolve inserendo obblighi e percentuali. L’ inserimento obbligatorio dimostra soltanto che il cammino delle pari opportunità è ancora lungo, molto lungo.

    Ho la sensazione che le quote rosa siano soltanto uno specchietto per le allodole. Credo che Angela Merkel o Margareth Thatcher siano arrivate a guidare Germania e Gran Bretagna  grazie alle loro capacità, e non grazie a “posti riservati” in lista.

    Se qualcuno pensa che il mio sia un ragionamento maschilista, rispondo con uno scritto  di Teresa Mattei, una delle persone che hanno scritto la Costituzione Italiana

    “Le donne hanno una mentalità orizzontale: guardano intorno a sé, si tirano sul maniche per fare le cose. Non guardano al potere, quello è un modo di pensare degli uomini. Le donne guardano lontano, ma sempre al loro livello, e questo vuol dire democrazia, vuol dire pace, vuol dire concretezza della vita”.

    E’ profondamente vero, per questo vorrei un Parlamento e un governo pieno di donne, ma che sono lì per meriti propri e non per obbligo di legge.

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  • Uomini, quanto siamo stupidi

    16 gennaio 2014 • Archivio • 12868

    Giulio Cesare, John Fitzgerald Kennedy, Bill Clinton, Silvio Berlusconi…e ora Francois Hollande. E la lista potrebbe continuare con decine di altri nomi.

    Perchè noi uomini ci caschiamo sempre? Perchè non ricordo uno scandalo sessuale in cui ci sia di mezzo una donna di potere?

    Perchè le donne al potere sono pochissime e quindi non se ne ha ricordo per un semplice calcolo delle probabilità…Purtroppo non è così semplice.

    La realtà è che noi uomini siamo proprio degli stupidi, e mi trattengo per educazione. Spesso per una scappatella buttiamo all’ aria storie d’ amore importanti, eppure non riusciamo a trattenerci dal correre dietro una sottoveste. E più si sale la scala del potere, più ci si casca. Giulio Cesare era l’ uomo più potente del mondo ma si lasciò inebriare da Cleopatra e rischiò di perdere tutto. Clinton, per una distrazione sotto la scrivania, ha rischiato l’ impeachment…e così via.

    Sono fatti privati, mi si dirà. Assolutamente sì. Infatti di quello che fanno i potenti sotto le lenzuola non me ne frega assolutamente niente. Ma io, da cittadino, pretendo – e ribadisco, pretendo – che siano e restino fatti privati. Invece ho l’ impressione che l’ inebratura del potere porti certi uomini alla convinzione di poter fare tutto quello che vogliono, impunemente. Sicuri di farla franca e di non dover rendere conto a nessuno (nemmeno alla propria moglie) delle proprie scappatelle. Ed è proprio questo che non accetto. Nella mia ingenua convinzione di democrazia, sogno un potente che sappia dire no a qualsiasi tentativo di corruzione, che decida solo per il bene del Paese. Se invece cede al minimo frusciar di gonne e giarrettiere, comincio ad avvertire qualche perplessità.

    Anche perchè di gallinelle pronte a far girar la testa il mondo è pieno. Purtroppo. E il purtroppo lo dico per voi donne.

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  • Regione Piemonte, che agonia

    11 gennaio 2014 • Archivio • 7709

     Appena saputo dell’annullamento delle elezioni piemontesi decretato a quattro anni dal voto, se fossi Emanuele Filiberto di Savoia chiamerei  i miei avvocati chiedendo di istruire la pratica contro il referendum monarchia-repubblica del ’46. Oppure da cittadino piemontese chiederei la revisione di quel trattato del 24 marzo  1860 quando Cavour cedette alla Francia la Savoia e Nizza con la sua provincia.
    Perché la giustizia in Italia è questa, ed in fondo è quella che meritiamo. Un paese da operetta ha una giustizia da operetta. I giudici sono come i politici, che non sono mai molto meglio o molto peggio della nazione che rappresentano, quanto piuttosto lo specchio fedele.

     Lo voglio dire ben chiaro. Non sto nè dalla parte di Cota nè da quella della Bresso. E senza voler entrare nel merito di una vicenda complicata come quella piemontese, il primo dato che salta agli occhi è infatti questo: com’è possibile la che sentenza del Tar – peraltro non definitiva – arrivi dopo quasi quattro anni dal voto? Scusate, ma per controllare cento, mille, duemila firme, serve tanto tempo? Ci indignamo tanto per gli sprechi delle Regioni  ma qualcuno per cortesia ci può fare il conto di quanto costa all’economia piemontese questo ritardo nella catena decisionale della giustizia amministrativa? Ci sarà qualcuno che pagherà per queste lungaggini e lentezze? Di fronte a tanti dubbi, una certezza: non pagherà nessuno. Pagheranno  i cittadini.

    Negli Stati Uniti – che dicono sia la culla democrazia – nel 2004 la riconta dei voti è durata poche settimane, poi fu decretata la vittoria di Bush su Al Gore. Pochi giorni per dare via libera all’ uomo più potente del mondo.

    Da noi 4 anni e non è ancora finita.

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  • Quel brutto regalo

    27 dicembre 2013 • Archivio • 17772

    Un ricordo di decenni fa. A Natale, da ragazzini era nostra usanza andare a messa di mezzanotte, scambiarci i pacchetti regalo  con gli amici e poi rientrati a casa ognuno, nel segreto della propria camera, se li apriva.  Non dimenticherò mai quell’ anno..

    C’ era una ragazzina per la quale mi ero preso un’ autentica cotta. Il suo pacchetto regalo lo tenni per ultimo e me lo scartai con il cuore in gola.  Che delusione! Mi aveva regalato un paio di calzini bianchi numero 35 (io portavo il 44 di piede) con i ponpon rosa appiccicati dietro…

    Il mattino dopo mi chiese se mi era piaciuto il regalo e di fronte al mio sì con  faccia alquanto perplessa, indagò e scoprimmo così che c’ era stato uno scambio di pacchetti. Il fatto che in giornata mi arrivò il mio vero regalo, non mitigò affatto la delusione provata nella notte…

    Perché questo racconto? Perché a tutti voi sarà capitato di ricevere un brutto regalo, un dono davvero sbagliato.

    Ho letto di una donna che lasciò il marito perché a Natale gli aveva regalato una…betoniera. E te credo…

    E allora raccontate la vostra delusione per  quel pacchetto orrendo che vi è toccato scartare.

    Avete avuto il coraggio di esprimere il vostro disappunto a chi vi fece quel regalo?

    E che fine ha fatto? Il regalo? E il donatore?

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  • TROPPA RABBIA IN GIRO

    14 dicembre 2013 • Archivio • 8561

    A me mi girano, girano, girano…sapessi come mi girano..e un giorno o l’ altro mi scoppiano…e se mi scoppiano sono guai, tu che ridi non lo sai..ridi ridi poi vedrai…

    Cantava così più di 20 anni fa il compianto Gipo, a conferma che la rabbia montava già allora..Ma anche leggendo queste parole si evince che la rabbia si tramutava in fretta in ironia, sarcasmo…

    Oggi c’ è troppa rabbia in giro. E non mi riferisco alla rabbia dei forconi, degli studenti, dei disoccupati. Mi riferisco a quella più spicciola. Alla mamma che strattona il figlioletto inveendo contro la sua pigrizia o i suoi capricci. A quella dell’ automobilista in coda al semaforo. A quella di chi attende il proprio turno alla mutua o alle Poste.Ovunque ti giri vedi solo gente che schiuma di rabbia, con la bava alla bocca, occhi iniettati di sangue e bestemmie a fiumi.  Perchè?  Lo stress, la vita sempre di corsa, gli impegni che si accavallano, l’ insoddisfazione generale, la crisi economica.  Tutto vero, ma….

    Meglio un regalo in meno e un sorriso in più. Se chi riceve un regalo sapesse la rabbia che qualcuno ci ha messo nell’ andarlo a comprare, ci rinuncerebbe volentieri.  La rabbia fa male al fegato, fa diventare brutti, provoca le rughe. Un sorriso invece vince anche la gastrite.

    E poi ricordiamoci che gli anarchici, alla fine dell’ 800, quando venivano arrestati dai regi carabinieri, li guardavano e dicevano

    …una risata vi seppellirà…

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  • Un Natale solidale

    6 dicembre 2013 • Archivio • 10072

    Sono rimasto stupito, piacevolmente. L’ ultimo argomento del blog ha raccolto una marea di commenti, una voglia di esprimere qualcosa sul Natale. Tutti diversi ma tutti uniti da un minimo comune denominatore, il gusto del ricordo e la voglia di sentire calore umano…L’ ultimo intervento, quello di Monica, raccomandava poi che il Natale fosse un giorno speciale..

    Allora, proprio perchè diventi un giorno speciale per tanti non solo per noi, occorre dare una mano a chi fa più fatica. In questi giorni siamo inondati da proposte, iniziative di solidarietà. Io mi permetto di suggerirne alcune.

    1) Il mercatino di Oasi, dall’ 8 al 15 dicembre, tutti i pomeriggi dalle 16 alle 20, a Torino  in via Valentino 18 (angolo via Monfalcone). Oggetti regalo per tutte le tasche e per tutti i gusti: l’ intero ricavato va per le Missioni di don Aldo Rabino in Brasile, nel Mato Grosso.

    2) Il Natale è la festa dei bambini, ma  quelli che soffrono in ospedale? Tante le associazioni si impegnano per loro, tutte meritevoli. Io conosco gli amici di www.unverosorriso.it e sono vicino alle loro iniziative.

    3) E per i malati che Natale sarà? Anche qui tantissime le associazioni: i miei amici lavorano per la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (hanno anche una pagina su Facebook) e danno speranza a tante famiglie colpite da questa malattia che è davvero bastarda e deve essere sconfitta solo grazie alla ricerca.

    Soltanto qualche suggerimento. Il blog adesso è a vostra disposizione per altre iniziative, altre proposte e altri modi per vivere davvero il Natale. Perchè io sono convinto che si è più felici quando si fa un regalo che piace piuttosto che quando lo si riceve.

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  • Le tradizioni del Natale

    30 novembre 2013 • Archivio • 34221

    Dopo indignazioni e risse in Consiglio regionale, tiriamo un pò il fiato…siamo in dicembre, mese di Natale e allora andiamo incontro a queste feste.

    Quando ero piccolo, mio papà preparava l’ albero di Natale e sotto faceva un piccolo, povero presepe. Io lo arricchivo con soldatini e macchinine da corsa. Da noi non era usanza fare il cenone, anzi la sera del 24 si mangiava poco. Poi io andavo a nanna supereccitato perchè nella notte sarebbe passato Gesù Bambino con i regali che io avrei trovato la mattina del 25. Il pranzo di Natale era rigorosamente sempre uguale: insalata russa, agnolotti,  cappone e panettone.

    E allora, ecco il blog diventa un piccolo sondaggio.

    1) Meglio l’ albero di Natale o il presepe?

    2) Meglio Babbo Natale o Gesù Bambino?

    3) Meglio il cenone o il pranzo di Natale?

    4) Meglio il cappone o il capitone?

    5) Meglio il panettone o il pandoro?

    Rispondete liberamente e arricchite il dibattito anche con altri quesiti o riflessioni. E non dite che non vi piace più il Natale. Tutti sappiamo che il Natale è per i bimbi, per loro è davvero una festa. Quindi rispondete anche per loro.

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  • Quel wrestling in Consiglio regionale

    27 novembre 2013 • Archivio • 12141

    Da più di 15 anni sono chiamato a raccontare il Piemonte a tutta Italia per i tg nazionali delle reti Mediaset. Sono nato e cresciuto in questa regione perciò sono orgoglioso come un pavone quando posso narrare le bellezze e le virtù della mia terra. Facile immaginare quindi il mio stato d’ animo quando ho dovuto confezionare i servizi per l” incredibile rissa in Consiglio regionale: scene da wrestling che pensavo potessero solo accadere in lande sperdute del pianeta. Invece no.  E’ successo proprio a Palazzo Lascaris, nella regione dove è nato il Parlamento italiano.

    Botte, schiaffi, insulti mentre si discuteva di rimborsopoli, cioè di quei 43 consiglieri regionali per i quali sta per scattare il rinvio a giudizio per truffa e peculato. Spese pazze fatte con i nostri soldi.

    Con quello stato d’ animo, triste quanto indignato, sono rientrato a casa e ho cenato con mio figlio di 17 anni. Guardando quelle immagini prima ha riso, poi  è sbottato: “Che schifo!” ha detto e se n’ è andato in camera.

    Come faccio a convincerlo che vale ancora la pena sbattersi per un bel voto a scuola? Che sia giusto e doveroso impegnarsi per la cosa pubblica, per la democrazia? Che non è tutto ‘uno schifo’?

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  • Ma noi non ci indigniamo piu?

    26 novembre 2013 • Archivio • 5832

    L’ altro giorno mi sono indignato nel vedere una decina di malati di Sla, a Roma davanti al Ministero dell’ Economia, staccare il respiratore e quindi avere un paio d’ ore di vita: una protesta estrema  per poter ottenere un incontro con qualcuno che gli desse rassicurazioni sull’ assistenza domiciliare che era stata loro tolta.

    Poi mi è toccato occuparmi nei telegiornali della vicenda spese pazze. Ecco il mio servizio.

    Per 43  consiglieri regionali del Piemonte (su 60) la Procura di Torino ha chiesto la non archiviazione, cioè verranno rinviati a giudizio per truffa e peculato. E’ la famosa rimborsopoli con spese pazze tra cui una motosega, giochini per i bambini, borse Vuitton, centri benessere, cene a base di tartufi, ecc. Ci sono tutti dentro, maggioranza e opposizione.Ma il caso Piemonte non è che la punta di un iceberg. Spostiamoci all’ Emilia. Due consiglieri del Pd pizzicati a Napoli, ad una riunione di partito, viaggiavano in limousine (900 euro per il noleggio) e alloggiavano in hotel da 800 euro a notte: tutto a spese della regione, anche se loro negano. In Sardegna i consiglieri Pdl hanno acquistato 27 computer, 50 notebook, 53 stampanti, 106 fra telefonini e tablet, 27 televisori. Molto galante quel consigliere marchigiano del Pd che ha messo in nota spese 164 euro per mimose: in data 8 marzo, naturalmente. Un po’ più carnale il collega comunista che ha presentato uno scontrino di 16,80 euro per un libro sul “Segreto delle donne, viaggio nel cuore del piacere”. Sempre nelle Marche c’ è un consigliere che ha speso 1530 euro per un convegno sulla “disorganizzazione della sanità regionale”, quando? il 31 dicembre. Un pò strano no???

    Ma non ci indigniamo più? Mi sembra di cogliere una sorta di rassegnazione generale. Forse ci limitiamo a scrivere due righe su Facebook e stop. C’ è chi dice che stiamo ancora troppo bene, che pizzerie e ristoranti sono sempre pieni e che tra poco vedremo le piste da sci affollate. Oppure ha ragione quel consigliere regionale piemontese che si è giustificato dicendo che la politica è specchio della società, quindi in fondo rubano loro perché rubiamo tutti?

    Nessuno dice che dovremmo scendere in piazza e spaccare tutto, ma una sana e genuina indignazione? Che è poi sinonimo di una vera incazzatura…

    10 Risposte to “Ma noi non ci indigniamo piu?”

     
    1. cesare scrive:
      23 novembre 2013 alle 13:26  (Modifica)

      Il male peggiore che ci è stato inculcato è proprio quello, non essere più capaci d’indignarci: purtroppo nessuno di noi ne è rimasto immune. Ormai tutto ci scivola addosso, come il tempo dell’acqua sul corpo durante una doccia. Finita la doccia, tutto è già dimenticato. Mi sono chiesto tante volte perché, senza trovare una ragione che mi abbia convinto appieno. Forse siamo assuefatti dagli avvenimenti: via uno, mille altri. Forse siamo troppo presi dai nostri problemi per affrontare la morale degli altri. O, forse, siamo semplicemente diventati indifferenti: ognuno a pensare a sé stesso. Al massimo il tempo di commuoverci di fronte ad una tragedia, 5 minuti o poco più. Ma, a mio parere, in fondo c’è una ragione per cui abbiamo smesso d’indignarci: abbiamo scoperto che non serve a nulla. Quando vedi il massimo rappresentante della Giustizia intervenire a difesa degli amici potenti, quando scopri che il capo del Governo è un evasore, un corruttore, che sensazione puoi provare? Indignazione? No, siamo passati allo scoramento. Scoramento perché alla fine tutti restano al loro posto, senza dignità, senza rispetto per l’istituzione che dicono voler rappresentare. Sono davvero curioso, sai, di vedere come andrà a finire con questa storia dei rimborsi in Piemonte? Scommettiamo che ognuno resterà al proprio posto, impunemente? Allora, io dico, indigniamoci pure. Ma se è il caso scendiamo in piazza: senza spaccare tutto, per carità, ma protestiamo duramente, ad oltranza. Facciamoci sentire, fin quando qualcosa davvero non cambierà in questa nostra società malata.

      Rispondi
      • gandolfo scrive:
        23 novembre 2013 alle 13:47  (Modifica)

        Come non essere d’accordo con Cesare.. Ma io non voglio cedere alla scoramento, voglio essere capace di indignarmi (incazz…) sempre, fino all’ultimo giorno..

        Rispondi
    2. Adriano scrive:
      23 novembre 2013 alle 18:09  (Modifica)

      mancando l’esempio dall’alto la maggioranza si è adeguata allo schifo..
      Chi ne paga le conseguenze, in molti campi, sono chi non ci riesce a “vivere da furbo” per via dell’educazione ricevuta, degli esempi familiari…
      La vita la farà pagare solo a loro… il confine tra fessi e onesti è stato rimosso da tempo.
      Uno schifo

      Rispondi
    3. Claudio scrive:
      23 novembre 2013 alle 18:45  (Modifica)

      Bellissimo blog Beppe, non credo che la gente o la maggior parte di essa non sia indignata.
      Ogni qual volta sono indignato propongo su FB articoli presi in giro dai vari siti tipo ANSA, magari non commento non dico nulla mi limito a qualche aggettivo che è l’equivalente di schifo elevato alla N misura… Mi indigna il caso da te citato dei malati di SLA, m’indigno quando certe persone salvate dalle onde del mare sfasciano e distruggono dove vengono accolti, m’indigna e m’indigno quando ad ogni protesta vengono rasi al suolo intere vie. Se questi signori indignati, avessero motivi di rivoluzione dovrebbero imbracciare le armi non distruggere a discapito di altri che con il lavoro hanno costruito cosa a loro indigna.
      Ti cito un esempio capiato anni fa a Copenaghen nella piazza di fronte al parlamento c’erano degli studenti che offrivano vin brulè a tutti i passanti, avevano foglietti e bandiere, ma era tutto scritto in danese :) con il mio inglese scolastico ho capito che protestavano contro il governo per qualcosa, il mio amico ed io italiani ci siamo messi con loro a distribuire vin brulè ai passanti, poliziotti? Neanche l’ombra la gente locale si fermava chiaccherava cercava di capire la loro protesta. In Italia NO, qualsiasi tipo di manifestazione comporta migliaia di poliziotti ed esegitati che o prima o dopo distruggono. Perchè? Non so se gli studenti danesi abbiano o no avuto riconosciuto le loro lamentele, ma quella protesta calma cordiale pacifica rasserenante mi è piaciuta. Io evito le manifestazioni politiche sin da quando ero giovane, ma lì per 2 ore ci sono stato volentieri. Qui NO, ho frequentato qualche politico per lavoro e prima parlavo con qualche carabiniere per essere certo che mi comprisse in caso d’incidenti visto che l’attrezzatura fotografica era mia e per fortuna non è mai successo nulla, ma indignato per 1000 motivi di sicuro! Ho foto di vecchiette italiane rovistare nei cassonetti in cerca di cibo, ho anche sentito e visto perone aiutate dall’Italia e non italiane lamentarsi…Non volgio prolungarmo troppo e m’indigno se il voto che ho espresso si disperde in traffici politici loschi e maleodoranti come a volte succede o forse troppo spesso.

      Rispondi
    4. Rainaldo scrive:
      24 novembre 2013 alle 11:29  (Modifica)

      tutto ci passa vicino e si vede che siamo così sfiduciati che l’indignazione non è più nel nostro dna, il problema è che loro stanno vincendo!

      Rispondi
    5. gandolfo scrive:
      24 novembre 2013 alle 11:49  (Modifica)

      No, io non mi arrendo.. Voglio avere ancora il coraggio di dire che certe cose non le accetto, che non le sopporto.. Da un prezzo ingiusto e a un furto arbitrale, da una sconcezza politica a una tassa iniqua, da un parcheggio in doppia fila a una risposta maleducata.. Non servirà a nulla? Servirà almeno a non sentirmi anestetizzato

      Rispondi
    6. Pat scrive:
      24 novembre 2013 alle 12:10  (Modifica)

      Sono stata autorizzata a riportare il commento di un amico: Pier G. Cochis scrive, non è il pessimismo,è la comprensione di come il marcio sia talmente diffuso ed entrato nella nostra quotidianità che non riesci più a distinguerlo dal resto. A questo aggiungi la mancanza di interlocutori,l’inutilità certa della protesta.Ormai si sta zitti nella certezza dell’incomprensione,attorniati da un’intolleranza tanto urlata quanto vana.

      Rispondi
    7. Filippo De Lucia scrive:
      24 novembre 2013 alle 23:22  (Modifica)

      la gente si indigna ancora ma non ha più il coraggio di urlarlo alla gente. Siamo chiusi tra le mura di casa, dell’ufficio, dai tasti del pc, dalle note di fb e non ci si confronta più nelle piazze, nei locali. Ci si stordisce di alcool, di solitudine. Io non ci sto, pago certe mie scelte, non mi adeguo alla mediocrità generale. La pago con la solitudine, cerco la giustizia senza farne una questione di destra o sinistra, bene o male, cerco, prima al mio interno e poi all’esterno il buon senso. Quando vedo un’ingiustizia provo a non girarmi, a porgere la mano a chi ne ha bisogno. Ma visto che siamo sull’argomento oltre a Travaglio e Gramellini chi ci porge sulle testate nazionali argomenti per indignarci??? Sempre gli stessi logori riferimenti. Le Jene portano alla luce, come Striscia certe situazioni, ma poi vengono risolte veramente??? se la gente continua a votare sempre i stessi lestofanti come potranno mai cambiare le cose?? diversamente se non scendiamo noi in piazza candidandoci per cercare di portare la nostra correttezza o quella di persone su cui riponiamo la nostra fiducia a governare certe cose non cambierà mai niente. Personalmente appoggio il candidato sindaco di Rivoli 5 Stelle, non per il partito che rappresenta ma perchè persona capace e con lo stesso mio spirito di fare qualcosa per i più deboli e per i nostri figli.

      Rispondi
    8. gandolfo scrive:
      25 novembre 2013 alle 08:40  (Modifica)

      Cominciamo dall’ esempio di Filippo.. Quando vedo un’ingiustizia non mi giro, ma cerco di dare una mano… Io sono sicuro che la correttezza, il buon esempio, il gusto del bello siano contagiosi, più che siamo e più saremo…

      Rispondi
    9. Stefania scrive:
      25 novembre 2013 alle 11:00  (Modifica)

      Io c’ero, ero coi malati davanti al Mef e a Palazzo Madama il giorno dopo. Vivo queste proteste in prima linea perché mia mamma è la Presidente del Comitato 16 Novembre.. Da 3 anni facciamo manifestazioni e le prime volte eravamo veramente pochi, ma determinati e “preparati”, tanto da ottenere da subito qualche risposta concreta alle nostre richieste!! Le “deleghe in bianco” alle Associazioni non hanno più storia, i cittadini devono prendere coscienza che solo i diretti interessati possono esprimere le proprie reali difficoltà e cominciare a guardare ai Palazzi e ai vari eletti come interlocutori diretti. Sapete qual’è la più grande conquista , al di là dei finanziamenti, della lotta dei malati di Sla ? Aver fatto entrare negli emendamenti il termine “assistenza indiretta”! Togliere alle Cooperative, alle Regioni e alle Asl il libero arbitrio dei soldi destinati alla “non autosufficenza”, vincolando una parte di di essi alla diretta gestione di coloro che meglio di tutti sanno amministrare i soldi in economia e rispondendo alle proprie reali problematiche ed esigenze!! Le battaglie non sono mai facili e richiedono tanta energia……

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