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  • 2025, TEMPO DI BILANCI

    8 gennaio 2026 • COSE NOSTRE • 274

    FUOCHIARTIFICIO

    Si è chiuso un anno e si tirano le somme, si fanno i bilanci. Proviamo anche a farlo noi, per questo nostro Piemonte. Come sempre, luci e ombre.

    Partiamo dalle luci. Dal 2006, anno delle Olimpiadi Invernali, fino a questo 2025 i numeri del turismo in Piemonte sono in crescita continua e quasi esponenziale. Merito di grandi eventi come le Atp Finals, la Vuelta di Spagna, il Torino Film Festival ma anche di una propensione all’accoglienza che si diffonde a macchia d’olio nella nostra regione. Il Salone del Libro e le varie fiere (dal Tartufo alla Nocciola, dalla Bagna Cauda a Cheese) si confermano volano e richiamo per visitatori e turisti. Per non parlare dei nostri musei, a partire dall’Egizio e del Cinema, che fanno registrare numeri record di ingressi. E l’anno si conclude alla grande, con la conferma del Club Med di aprire a Sansicario-Cesana un mega-resort e la notizia che nel 2027 Alba sarà Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.

    Dal dolore per la scomparsa del pontefice piemontese, Papa Francesco, all’annuncio di Papa Leone della sua prossima venuta a Torino per pregare davanti alla Sindone. In mezzo la gioia per San Pier Giorgio Frassati e per la nomina cardinalizia dell’arcivescovo di Torino e Susa, mons. Roberto Repole. La cronaca religiosa l’ha fatta da protagonista in questo 2025.

    Non meno della cronaca giudiziaria con le vicende della famiglia Agnelli-Elkann a tener banco per parecchi mesi. Ma non sono mancati i disastri per il maltempo, purtroppo anche con vittime e danni ingenti.

    La riapertura del Tenda e la fine degli eterni lavori della Asti-Cuneo segnano l’ uscita dall’ isolamento della Provincia Granda.

    Per l’economia piemontese il 2025 si era aperto con il terremoto provocato dalle dimissioni di Tavares e si chiude con l’avvio della produzione della 500 ibrida a Mirafiori. Nel mezzo la nomina di un italiano, Antonio Filosa, come amministratore delegato di Stellantis. Italiano il presidente John Elkann, italiano l’ad Filosa. La grande casa automobilistica avrà un occhio di riguardo per il nostro Paese, per Torino e per il Piemonte? Lo spera il mondo dell’indotto-auto ancora nelle secche di una pesante crisi. Mentre l’industria del Food (Ferrero, Inalpi, Galup ma anche piccole eccellenze artigiane) tira sempre, alla grande.

    Per Toro e Juve ancora una stagione che lascia la bocca amara. Nel mondo granata cresce la contestazione nei confronti del presidente Urbano Cairo, mentre in casa Juve c’è il cambio di ben tre allenatori (Thiago Motta, Tudor, Spalletti) in un anno. Cambio di panchina (da Vanoli a Baroni) anche al Toro. Ma i risultati, per entrambe le compagini, sono ancora insoddisfacenti.

    Un anno di dolorosi addii. Da Ormezzano a mons. Nosiglia, da Alessandra Balocco ad Alberto Bertone, da Bolaffi a Baima Bollone. Uomini e donne che hanno segnato la storia del Piemonte, se ne sono andati, lasciandoci un vuoto profondo.

     

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  • I SAVOIARDI, BISCOTTI DA RE. STORIA E RICETTA

    3 gennaio 2026 • CINQUE SENSI • 17815

    savoiardi

    Si può discutere all’infinito sulle loro origini, tanto vale quindi muoverci sulle certezze: i Savoiardi prendono il nome dalla regione della Savoia, sono uno degli ingredienti principali dei più famosi dolci a cucchiaio come il Tiramisù, dolce preferito del Conte Cavour, e la Charlotte e infine sono attestati come prodotto agroalimentare tradizionale del Piemonte e del Molise, regione in cui sono più conosciuti con il nome di Prestofatti.

    Sono biscotti dolci, molto leggeri, friabili e spumosi dalla forma allungata con gli angoli smussati.

    I “Biscotti Savoia” furono prodotti nel tardo Medioevo e più precisamente nel 1348, da un pasticcere della corte di Amedeo VI, che decise di servirli durante un pranzo organizzato in onore dei reali di Francia. Il successo fu immediato e i Savoiardi vennero ufficialmente adottati dalla Reale Casa di Savoia, diventando il biscotto preferito dei giovani eredi della dinastia.

    “El biscotin” quindi, pur essendo di origini piemontesi, arrivò in tutte le aree di influenza dei Savoia e anche presso le corti che intrattenevano rapporti con loro, basti pensare ai Lady finghers inglesi, ma i Savoiardi furono apprezzati anche in Francia tanto che la ricetta è citata nel “Grand Dictionnair de Cuisin” di Alexander Dumas del 1873.

    In Italia si diffusero in tutte le regioni che entrarono in contatto con i Savoia, sono infatti molto noti in Sardegna, dove era tradizione produrli in casa, con il nome di Pistoccus de caffè e tuttora fanno parte della tradizione dolciaria artigianale. Sono diffusi anche in Sicilia che nel settecento ebbe un re sabaudo, la ricetta ovviamente è stata reinterpretata secondo l’arte pasticciera locale, in particolare a Caltanissetta, dove vengono chiamati Raffiolini.

    Un altro elemento oramai certo è che attualmente i Savoiardi sono diffusi in tutta Italia, sono ottimi intinti nel latte o nel caffè, ma la loro caratteristica spumosa li ha fatti diventare essenziali per preparare qualsiasi dolce a cucchiaio, proprio perché armonizza con qualsiasi crema diventando un unicum goloso e insuperabile.

    Se volete cimentarvi nel prepararli in casa e dare quindi un valore aggiunto al vostro dolce, ecco la ricetta.

    Ingredienti: 150 gr di zucchero semolato, 100 gr di farina 00, 4 uova freschissime, 50 gr di zucchero a velo, sale.

    Sbattete e montate i tuorli assieme a 80 gr di zucchero semolato fino ad ottenere un composto soffice e cremoso. Unire un pizzico di sale e la farina setacciata, mescolare bene per amalgamare il tutto.

    Montare a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale e 20 gr di zucchero a velo, quindi unirli delicatamente al composto preparato in precedenza con i tuorli, mescolate piano con movimenti verso l’alto per non smontarli cercano, anzi, di incorporare aria.

    Imburrare e infarinare leggermente una teglia da forno.

    Mettere il composto dei Savoiardi in una sac a poche con bocchetta liscia e dosare sulla teglia dei bastoncini lunghi circa 10 cm, ben distanziati tra loro per evitare che, gonfiandosi in cottura, si attacchino l’uno all’altro.

    Mescolate lo zucchero semolato con lo zucchero a velo rimasto e spargere sui Savoiardi.

    Lasciateli riposare per 10 minuti e ripete l’operazione.

    Infornate nel forno preriscaldato a 180° per 15/20 minuti, fino a quando i biscotti avranno assunto il caratteristico colore dorato, quindi sfornateli, staccateli delicatamente dalla teglia e lasciateli raffreddare su una griglia.

    I savoiardi sono ottimi anche serviti con una tradizionale crema zabaione, l’abbinamento classico dei salotti aristocratici torinesi dell’800.

    Patrizia Durante

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  • GIROVAGANDO: IL CASTELLO DI PRALORMO

    2 gennaio 2026 • LUOGHI E LIBRI • 3517

    castellopralormo

    Difficile trovare una data precisa per l’ inizio della costruzione del castello di Pralormo, al confine fra le province di Torino e di Cuneo. Certamente se ne trova traccia verso la fine del XIII secolo. Poi, fra il Quattrocento e il Cinquecento, il maniero venne ampliato con la realizzazione delle torri. Nel 1680 con l’ arrivo dei conti Beraudo di Pralormo cominciò un’ ampia opera di trasformazione e l’ acquisizione dei terreni circostanti, nel Settecento fu realizzata dall’ architetto Galletti (uno dei costruttori di Oropa) la cappella per la religiosissima famiglia nobiliare piemontese.

    Ancora oggi il castello di Pralormo è abitato dai discendenti dei conti Beraudo di Pralormo che lo tengono aperto e vivo grazie ad una serie di iniziative che richiamano migliaia e migliaia di turisti.  Visitare l’ interno significa immergersi nella storia: dalle cucine alle sale affrescate, dalle stanze alle cantine si comprende come si viveva nei secoli passati, come si lavavano gli indumenti, come si riscaldavano gli ambienti, come ci si divertiva e come si lavorava.

    E poi l’ immenso parco storico dove ogni anno, dal 1994, Consolata Beraudo di Pralormo allestisce l’ ormai celeberrimo Messer Tulipano: in primavera un’ esplosione di fiori, colori, profumi.

    Insomma, trascorrere una giornata al Castello di Pralormo (ad una trentina di chilometri da Torino) significa immergersi nella storia, rivivere i fasti dei secoli scorsi, assaporare quell’ aria di genuinità delle cose autentiche, godere degli spettacoli che la natura ci regala in ogni stagione.

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  • IL VERO GUSTO DELLE FESTE

    1 gennaio 2026 • COSE NOSTRE • 297

    Pranzo natale

    “Non vedo l’ ora che sia il 7 gennaio” , “ Vorrei chiudere gli occhi e riaprirli a feste finite..” sono alcune delle frasi più ricorrenti in questi giorni di tourbillon per acquisti, regali, pranzi, cenoni, brindisi, raduni famigliari, e chi più ne ha più ne metta.  Ogni anno è così: si fanno mille propositi e poi, inevitabilmente, cadiamo nel baratro degli impegni, degli obblighi e delle corse.

    E così il Natale, la festa più bella, si trasforma in vero e proprio incubo, Confesso che anche io, spesso, sono caduto in questo tranello. E oggi quando lo sento ripetere mi dà un enorme fastidio.

    Poi, però, ci sono alcuni episodi che mi richiamano all’ essenza della Festa.

    L’ altro giorno un bimbetto di nemmeno due anni è entrato in casa e ha visto, l’ albero, il presepio, le luminarie ha cominciato a saltellare, a fare gridolini tipo “oh! oh! oh!” e a battere le mani. Oppure, sovente, ripenso a mia mamma e mio papà che, negli ultimi anni della loro vita, aspettavano il Pranzo di Natale per averci tutti intorno al tavolo e ripetevano ad alta voce “dai che forse è l’ ultima volta che facciamo festa insieme”. E tutti subito a fare gesti apotropaici. Ma in fondo avevano ragione loro, i miei genitori. Infatti, ora che non ci sono più…quanto mi mancano quei Pranzi di Natale.

    E’ inutile. Se non sapremo ritrovare, dentro di noi, lo spirito dell’ essere bambini o anziani, non sapremo più ritrovare il vero gusto del Natale. Quello degli agnolotti di mia mamma che certamente erano meno gourmand di quelli della gastronomia dove li acquisto, ma sapevano di famiglia, di casa. Altrimenti è tutto solo stress.

     

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  • PASTIGLIE LEONE, DELIZIE PER IL PALATO

    27 dicembre 2025 • CINQUE SENSI • 2483

    pastiglie-leone

    Piccole, colorate, dal gusto intenso, chiuse nella loro scatoletta metallica o in quella di cartone dall’aria un po’ retrò: sono le Pastiglie Leone. Unica e inimitabile golosità targata Piemonte e  diffusa nel mondo. Era il 1857 quando Luigi Leone aprì una confetteria ad Alba e inizio a commercializzare le sue pastiglie dal gusto intenso e fragrante, come i sapori delle Langhe. Camillo Benso conte di Cavour si dimostrò subito un estimatore delle pastiglie di monsù Leone:  le sue preferite erano quelle gommose al delicato sapore di violetta, ribattezzate immediatamente senateurs proprio in suo onore.

    A Torino in quegli anni si respirava aria di rinnovamento, il Paese aveva voglia di indipendenza e presto la città sarebbe diventata capitale d’Italia, una cosa è certa, aveva già conquistato il titolo di capitale della dolcezza. I caffè raffinati, le eleganti pasticcerie, le confetterie artigiane erano un fiore all’occhiello e un vero vanto! Nel mosaico colorato dei locali esistenti si inseriva a pieno titolo la confetteria di Luigi Leone, arrivata nel capoluogo attorno al 1870, luccicante di caramelle e sede adeguata per le famose Pastiglie, un’incredibile tavolozza di sapori uno più seducente dell’altro. La città si era coperta in breve tempo di una dolcissima pioggia zuccherina e profumata all’arancia, alla cannella, alla menta, all’arquebuse, alla menta.

    All’inizio del ‘900 Marca Leone non è più il nome di un prodotto ma diventa un vero e proprio modo di dire. Il significato è chiaro e indica una cosa fatta a regola d’arte che possiede il valore assoluto dell’eccellenza e vanta una qualità indiscutibile.

    Nel 1939 l’azienda viene rilevata da un’imprenditrice: Giselda Balla Monero soprannominata la Leonessa, per il suo temperamento indomabile. La sede era già stata trasferita da corso Vittorio Emanuele a corso Regina Margherita, dove rimarrà per decenni. La nuova proprietaria investe in pubblicità, mette in commercio nuove e accattivanti confezioni e dà una nuova immagine che diffonde e conferma uno stile unico e inimitabile: ma conserva il gusto della tradizione e si proietta verso il futuro.

    Tante sono le bontà prodotte dalla Pastiglie Leone: le goccioline di rosolio, i senateur, i fondant e tantissime antiche specialità. Un patrimonio di segreti artigianali e ricette che continuano a essere tramandati selezionando i migliori ingredienti e rispettando i tempi di lavorazione che, in alcuni casi, sono ancora quelli artigianali di inizio ‘900.

    Gli ingredienti selezionati per produrre le Pastiglie Leone rappresentano l’eccellenza del territorio in ogni parte del mondo e nel Piemonte stesso: nei Giandujotti Leone la nocciola Piemonte IGP, la tonda e gentile, si sposa con il miglior cacao venezuelano, ma non è l’unico ingrediente prodotto dalla nostra regione, come non pensare all’olio essenziale estratto dalla menta di Pancalieri? E’ utilizzato per preparare caramelle dure, tavolette, pastiglie e moltissimi prodotti della Leone. Dall’assolato Sud Italia arriva invece la preziosa liquirizia calabrese, che unisce la dolcezza con l’intensità, serve per le caramelle gommose e per golosissimi sukaj. Sempre dal Sud arrivano anche gli aromi degli agrumi.

    Ma la ricerca dell’elevata qualità ha portato la Leone a esplorare altre zone del mondo: la gomma arabica arriva dal Sudan. Dall’Equador, da Trinidad e dal Venezuela arriva il cacao, dal Madagascar e dal Messico le più pregiate qualità di vaniglia in bacche che richiedono una lunga e costosa lavorazione, ma garantiscono un aroma superiore rispetto ai preparati sintetici.

    Dal giorno in cui Luigi Leone ha aperto la sua confetteria ad Alba sono passati più di 150 anni e la sua azienda continua a deliziare il palato di milioni di persone in parecchi paesi. La scelta di mantenere un alto livello qualitativo, una solida tradizione, attenta però all’innovazione, fanno di quest’industria un vanto della nostra regione.

    Patrizia Durante

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  • SCAFFALE: NATALE A TORINO, CITTA’ DEL FANTASTICO

    26 dicembre 2025 • LUOGHI E LIBRI • 547

    natale-torino-citta-fantastico-

    Quanti gli aggettivi abbinati a Torino. Non finiscono mai. Alcuni azzeccati, altri meno. In questo libro di racconti natalizi scopriamo Torino, la città del fantastico.

    La magia e l’atmosfera ovattata di una Torino fantastica possono realizzare qualsiasi sogno, avverare ogni incanto. I diciassette racconti dell’antologia curata da Teodora Travisan visitano tutte le sfumature dell’immaginario suscitando emozione, paura, stupore, divertimento.

    A Natale Torino si accende di magia: tra piazze, caffè storici e rive del Po, la città diventa teatro di avventure sorprendenti. Nell’arcobaleno di fantasie narrative di questa antologia tutto è possibile: angeli custodi profumati, quadri che prendono vita, cavalieri che scendono dalle statue, Babbo Natale con il colpo della strega e perfino un incontro al Bicerin con Gesù Bambino per discutere di tecnologia.

    Ma il sogno non è sempre luminoso: un mostro spaventoso minaccia le vie del centro, messaggi misteriosi conducono a destini inquietanti, mentre il futuro immagina mondi hi-tech, piogge di meteoriti e società tutte al femminile.

    Tra ironia, brividi e poesia, Torino è un laboratorio dell’immaginario che mescola incanto e inquietudine, tradizione e futuro. Diciassette visioni diverse per raccontare il periodo più magico dell’anno, quando ogni confine svanisce e l’unica regola è lasciarsi sorprendere.

    NATALE A TORINO, CITTA’ DEL FANTASTICO

    A CURA DI TEODORA TREVISAN

    NEOS EDIZIONI

    15 euro

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  • EUROPA UNITA? NEMMENO SULLE PRESE ELETTRICHE

    25 dicembre 2025 • COSE NOSTRE • 351

    albero natale

    Per una strana coincidenza, nei giorni scorsi, mentre in famiglia ci apprestavamo a preparare albero, presepe e addobbi natalizi dai tg arrivavano le denunce di Donald Trump e di Elon Musk sulla ormai imminente fine dell’Europa Unita.

     Da anni è nostra usanza addobbare la casa, per Natale, con vari oggetti che acquistiamo nel corso dei nostri viaggi. E così ci troviamo ad avere luminarie che arrivano dalla Francia, altre dalla Germania, altre ancora dall’America o dall’Inghilterra. Parecchie, ovviamente, dall’Italia. E, quindi, ogni anno comincia una battaglia per conquistare prese, adattatori, prolunghe di ogni tipo: già, perché la tanto decantata Europa Unita è ancora divisa sul fronte delle prese elettriche: ci sono le tedesche, le francesi, le inglesi, le italiane… e così via.

     Lo stesso dicasi per le ricariche dei cellulari. Da anni si parla di unificarle, ma intanto ogni produttore di telefonini mette in vendita le proprie, e si va avanti così. Sempre più divisi e diversificati.

     E poi vorremmo parlare di politica estera comune? Di fisco comunitario? Di Esercito Europeo?

    Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò. Ci crederò soltanto quando avremo un unico tipo di presa elettrica per tutti i paesi europei, senza riduzioni, adattatori, prolunghe e ciabatte…

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  • WALTER FERRETTO E IL SUO CASCINALE NUOVO

    20 dicembre 2025 • CINQUE SENSI • 2764

    cascinalenuovo

    Il Cascinale Nuovo, già nel nome di questo ristorante sulla strada che da Asti va verso le Langhe, c’è la filosofia dello chef Walter Ferretto. Cascinale sa di antico, nuovo perché le vecchie ricette vengono continuamente aggiornate, rivisitate, rese più fresche e appetitose.

    E così siamo andati a Isola d’ Asti per incontrare Walter e la sua cucina. Ci ha preparato un piatto favoloso denominato Alta Langa. Si tratta di un fungo porcino svuotato e riempito con la sua polpa tritata, una mousse di Robiola di Roccaverano, Nocciole e Parmigiano.  E poi i Bottoni di Mascarpone e Parmigiano, ravioli tondi serviti caldi e con una grattata di tartufo bianco. Per non parlare del Cubo di Cervo, un pezzo di coscia dell’ ungulato lasciato a marinare per una notte e poi cotto nel vino: servito con purea di patate e sedano rapa e un’ esplosione di crema ai frutti rossi.

    Piatti deliziosi da gustare in abbinata con i prestigiosi vini rossi del Piemonte, ma anche con l’ Alta Langa, cioè le classiche bollicine piemontesi.

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  • SCAFFALE: LA REGOLA DEL SILENZIO DI FARINETTI

    19 dicembre 2025 • LUOGHI E LIBRI • 410

    farinetti-silenzio

    Dopo una pletora di libri da annoverare nel settore della saggistica, oppure nel genere dei racconti, il versatile Oscar Farinetti si cimenta adesso in un romanzo. “Di altri volumi ne sfornavo uno all’ anno, per scrivere questo ci ho impiegato 5 anni” ha raccontato l’ autore. Si tratta di un vero e proprio giallo, anche se dalle pagine emerge molta dell’ autobiografia del poliedrico personaggio piemontese. E quindi nel bel mezzo delle trame di un noir, con tanto di omicidi, processi e colpo di scena finale, emergono le teorie e gli insegnamenti che Farinetti elargisce in ogni sua produzione, sia essa libraria, imprenditoriale o televisiva.

    “La regola del silenzio” narra le vicende umane, sentimentali, penitenziali e di riscatto di Ugo Giramondi, un ragazzo che all’ età di 9 anni, a causa di un trauma, perde l’ uso immediato della parola: una specie di nemesi o di contrappasso per un affabulatore come Farinetti. E così si riscopre l’ importanza del tempo, dell’ attesa, dello scorrere inesorabile delle ore, delle giornate, delle settimane. Ma il romanzo è anche il vademecum per l’ ingresso nel fantastico mondo della lettura: l’ autore-protagonista ci guida infatti fra le pagine di 42 volumi che hanno avuto il potere di cambiare la vita dell’ autore di questo romanzo. E anche del suo lettore.

    Così come quando lo si vede alla tivù, Farinetti, con maestria,  incanta con le parole, in questo caso scritte. Ci porta dentro la vita, gli amori e le paure di Ugo Giramondi. Ma soprattutto ci regala quella capacità di riscatto che ogni vita deve avere. Sempre. Anche di fronte ad un destino che sembra già scritto.

    OSCAR FARINETTI

    LA REGOLA DEL SILENZIO

    BOMPIANI EDITORE

    20 euro

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  • TUTTI A SCIARE E LE OLIMPIADI IN TV

    18 dicembre 2025 • COSE NOSTRE • 376

    frabosa-soprana-pimonte-638x425

     

    Parte sotto i migliori auspici la stagione sciistica 2025-26. Tutte le Alpi Piemontesi sono innevate, le piste sembrano al top, una convergenza di situazioni che non accadeva da qualche anno, quando le precipitazioni nevose latitavano e si facevano attendere. La Regione Piemonte ha stanziato 50 milioni per il Bando Neve a favore dell’innevamento programmato, soprattutto nelle stazioni sciistiche in bassa quota. Forse sarà l’anno, nel corso del quale, riapriranno gli impianti del Frais in Val di Susa. Pronti a partire anche i treni della neve per raggiungere comodamente le principali stazioni sciistiche.

    Intanto da Sestriere a Limone Piemonte, da Domobianca a Prato Nevoso, da Bardonecchia a Alagna Valsesia è tutto un panorama immacolato. Da cartolina.

    Questa stagione invernale sarà caratterizzata, in febbraio, dalle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina.

    E qui mi monta il magone. E anche un po’ di rabbia.

    Noi piemontesi, da Torino alle Valli Olimpiche, le guarderemo soltanto alla tivù. Saremo spettatori. E non per nostra scelta. Ma per volontà di qualcuno che ha deciso che dovevamo starne fuori.

    Questo qualcuno ha nomi e cognomi: la sindaca Appendino e la Giunta del Movimento 5 Stelle che governava Torino.

    Avevamo gli impianti del ghiaccio e la macchina rodata di Torino 2006: insomma, tutte le carte in regola per fare le Olimpiadi di Torino-Milano-Cortina e tornare sotto i riflettori del mondo intero.

    E invece no. In poltrona, davanti alla tivù, vedremo scorrere le immagini delle gare e di tutto il movimento turistico che porteranno.

    Pazienza. Forse l’ appuntamento è solo rimandato.

    Pare che le Olimpiadi delle Alpi francesi del 2030 sconfineranno a Torino e nelle nostre Valli Olimpiche.

    I transalpini apprezzano i nostri territori, i nostri impianti e la nostra accoglienza. Fatelo sapere all’ Appendino e ai suoi amici.

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