BORGATE

BORGHI ABBANDONATI? OPPORTUNITA’ DI INVESTIMENTI

by • 5 marzo 2020 • COSE NOSTREComments (0)242

Sellette di Pontechianale e Gerbido di Pradleves, nel Cuneese. Argiassera di Condove, Lunella di Viù e Alleve di Pragelato, nel Torinese. Borghi di Mombaldone, nell’ Astigiano. Nomi sconosciuti a tutti, credo.

Sono soltanto alcuni dei 4231 borghi censiti dall’ Unione dei Comuni e delle Comunità Montane piemontesi. Si tratta di borgate di montagna sulle Alpi e sugli Appennini della nostra regione. 1845 in provincia di Torino, 1450 nel Cuneese, seguono poi il Biellese, il Verbano-Cusio-Ossola, l’ Astigiano e l’ Alessandrino.

Luoghi abbandonati? Simboli del degrado? Ammassi di ruderi o poco più? Niente di più sbagliato. Si tratta di vere e proprie sfide. Opportunità per investimenti redditizi e occasione per scoprire e rilanciare angoli suggestivi e incredibili del nostro Piemonte.

Ci sono fondi europei da sfruttare per far rivivere questi borghi, per farli diventare gioielli con seconde case, hotel diffusi, comunità, centri di incontro, microimprese che vivono e resistono. Basta avere delle idee, proposte da avanzare all’ Uncem o alla Regione. La strada è quella degli smart villages (cioè comunità digitalizzate) e della green economy. Tutti ne parlano, ma poco si sta facendo. In queste località è tutto più facile, perché si può partire da zero. Un’ intera borgata può costare meno della metà di un piccolo appartamento in città. E può diventare un investimento davvero redditizio.

Certo, occorre munirsi di tanta pazienza perché – ne siamo sicuri – la burocrazia si metterà di mezzo con tutti i suoi cavilli.  Occorre non perdersi d’ animo. Sono occasioni uniche per far rinascere borghi famosi. Si pensi, ad esempio, a Pontebernardo di Pietraporzio, in provincia di Cuneo: è la piccola borgata dove è cresciuta Stefania Belmondo, pluricampionessa dello sci di fondo, dieci medaglie olimpiche e tredici iridate.

Lasciare questi borghi all’ abbandono non solo sarebbe un peccato, ma anche un’ occasione persa.

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