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PER LA FESTA IL FRITTO MISTO ALLA PIEMONTESE

by • 19 marzo 2022 • CINQUE SENSIComments (0)193

Un tempo, nelle cascine di campagna, le grandi occasioni di festa e di abbuffate erano Natale, Pasqua, i matrimoni e il giorno in cui si ammazzava il maiale. In quell’ occasione le massaie piemontesi preparavano il fritto misto: le frattaglie e i tagli di seconda qualità del suino venivano impanati, fritti e serviti caldi in tavola. Uguale tipo di cottura per alcuni pezzi di frutta e di dolce, soprattutto il semolino fatto con uova, semola, zucchero e latte.

Per qualche decennio il fritto misto è stato un po’ accantonato dalle tavole piemontesi. Oggi è tornato in gran voga e fior di ristoranti – stellati e meno conosciuti – lo propongono come piatto forte o piatto unico. Le province di Torino, Asti, Cuneo e Alessandria sono le zone della regione dove il fritto misto alla piemontese raccoglie i maggiori estimatori.

Meglio scegliere quei ristoranti-agriturismi dove si alleva il bestiame (polli, suini e bovini), si producono frutta di stagione e l’ orto offre tutti i tipi di verdura appena raccolta. E’ ovvio, quindi, che – a quel punto – il fritto misto profumerà davvero di natura e di km zero.

Il fritto misto va servito – a regola d’ arte – un pezzo alla volta, perchè ogni portata deve essere gustata calda e croccante

 

Alcune osterie propongono un fritto misto addirittura con 30-40 portate, troppe! Il numero esatto è attorno alla quindicina (bistecca di maiale, di vitello, cervella, fegato, salsiccia, zampone, midollo, melanzane, cavolfiori, zucchine, carote, semolino, pavesini mela, prugna). Ma attenzione la cosa più importante è la leggerezza. La frittura non si deve quasi sentire: appoggiate i pezzi appena fritti su un tovagliolo di carta e – se è ben fatto – non ci debbono quasi essere  tracce di unto.

 

Vietato esagerare, ricordate che il fritto misto alla piemontese resta il piatto del ‘dì di festa’, solo di quei giorni in cui si fa festa.

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