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A scuola a 5 anni. No, grazie

by • 22 settembre 2014 • COSE NOSTREComments (9)2552

Parlo per esperienza personale. Mio figlio è andato in primina, a 5 anni. Alla luce dei quasi 15 anni passati sui banchi scolastici, oggi dico: no, grazie!

E lo dico dopo aver letto l’ annuncio del ministro Stefania Giannini: “Accorciamo le materne, diamo la possibilità ai genitori di mandare i figli a scuola un anno prima”. E via, a seguire una sequela di esperti psicoterapeuti che sposano la proposta: “Oggi i bambini hanno maggiori competenze cognitive, socializzano bene, giusto partire prima…”, “Quella del ministro Giannini è una buona idea…”, “Anche i più piccoli sono pronti per lo stress emotivo del primo giorno di scuola…”

Negli Stati Uniti l’ obbligo scolastico è a 5 anni, in Giappone, Cina e Australia a 6. In Europa, quasi ovunque  (Italia compresa), a 6 ma in Svezia, Danimarca, Finlandia si entra in classe a 7 anni.

Mah… continuo a pensare che sia giusto lasciare i nostri piccolini a giocare, oziare, divertirsi, dormire… Di anni da passare sui banchi di scuola ne avranno parecchi, comunque. Miglioriamo quelli, anzichè farci venire idee strampalate. E lo dico da genitore pentito…

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9 Responses to A scuola a 5 anni. No, grazie

  1. Camilla scrive:

    assolutamente no! l<sciamo giocare i nostri figli!

  2. cristina scrive:

    io non credo che sia saggio anticipare l’ingresso dei bambini alla scuola primaria e lo dico perchè vedendo i bambini di adesso, quelli che dovrebbero obbligatoriamente andare a scuola, mi rendo conto che non sono pronti pur avendo molte occasioni per apparire pronti, ma appunto apparire pronti e non esserlo…. c’è una tale fretta di farli diventare grandi, abbagliati da presunte capacità con i mezzi tecnologici, che non ci si rende conto che nella maggior parte delle volte i nostri meravigliosi bimbi hanno bisogno di essere trattati per l’età che hanno…li si pensa già avanti pretendendo troppo e poi li si tratta come dei piccoli, non li si aiuta a crescere ignorando le esigenze reali

  3. Roberto scrive:

    E’ tutto molto soggettivo. La cosa importante è che sia lasciata libertà di scelta ai genitori, ovviamente anche sotto consiglio delle maestre della scuola materna. Sull’obbligo sono contrario anch’io.

  4. loredana scrive:

    Buonasera non sono d’accordo .mio figlio ha iniziato la scuola elementare a cinque anni e mezzo, il suo pensiero era rivolto al gioco non facciamo crescere in fretta questi bimbi.Un saluto a tutti.

  5. Giuseppina scrive:

    Purtroppo si tende troppo spesso a usare la scuola come parcheggio, soprattutto per risolvere il problema economico delle materne private, viste le lunghe liste a quelle pubbliche… Mia figlia è andata a scuola dopo i 6 anni….lasciamo che i bambini vivano il mondo della fantasia!

  6. Pat scrive:

    La vita da adulti, fatta di obblighi e orari, quando incomincia non finisce più. Vogliamo lasciare tranquilli i bambini? Per quale motivo dobbiamo catapultarli prima del tempo nella vita dura? I tempi di crescita sono fisiologici, e certe tappe non sono state fissate a caso. Il compimento dei sei anni comporta un cambiamento cerebrale importantissimo, molto simile a quello che avviene intorno ai 18 anni che, guarda caso, è la data della maggiore età. L’uomo e fatto così, i denti spuntano attorno ai sei mesi, cammina a circa un anno e via di questo passo. Tutto ciò succede dalla notte dei tempi, rispettiamo quindi i tempi di crescita dell’individuo e ricordate, maggior abilità tecnologica, non vuol dire maggior maturità! Lasciateli giocare spensierati fino a quando è possibile.

  7. carla t. scrive:

    Ho insegnato nella scuola primaria per 40 anni. Ho vissuto tutte le realtà: Insegnante unica di classe, tempo pieno, pluriclasse, laboratorio di Lingua Inglese. Classi piccole, numerose, multietniche e non. Per quanto riguarda gli alunni anticipatari il problema si è cominciato a porre quando una legge ha stabilito che chi fosse nato entro marzo o aprile, vado a memoria scialba, poteva frequentare la scuola nell’anno precedente al compimento dei 6 anni. Ho avuto parecchi alunni che hanno usufruito di questa “concessione”. Ed a parte un caso o due, tutti, dico tutti, hanno perso l’anno guadagnato alla partenza nel corso della loro carriera scolastica. Quello che, però, mi preme sottolineare, è che l’età psicologica non viene nemmeno considerata dai legislatori. Un bambino di 5 anni e mezzo o meno ancora, è in evidente svantaggio di fronte a compagni che hanno un anno in più. A 20 anni o 19 la differenza non si sente, ma a 5 o 6 è enorme. Lasciate ai bimbi il tempo per avere tutti gli strumenti, non solo quelli tecnologici, per affrontare la vita!

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