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OLTRE 500 ANNI DI FREISA

by • 22 marzo 2020 • CINQUE SENSIComments (0)1101

È del 1517 la bolla doganale che cita per la prima volta una delle denominazioni piemontesi più eclettiche: “pro qualibet carrata fresearorum solidum unum, denarios sex” (trad. per ogni tipo di frisa carrato, un solido e sei pence). Quindi il vino Freisa ha ormai superato i 5 secoli di vita.

Le prime documentazioni sulla varietà Freisa d’Asti quindi risalgono all’inizio del Cinquecento. Se ne trova traccia nei documenti di pedaggio della dogana di Pancalieri. In base a tali documenti, le freise sono poste tra i vini pregiati e sono stimate il doppio del vino comune. La prima descrizione dedicata alla “Freisa” risale alla fine del Settecento ed è quella del Conte Giuseppe Nuvolone-Pergamo, direttore dell’Orto Sperimentale della Reale Società di Agricoltura di Torino che inserisce il vitigno fra le uve nere piemontesi di prima qualità. Alla fine dell’Ottocento la coltivazione della Freisa venne intensificata, per la sua caratteristica di resistere all’attacco della peronospora. Alla fine dell’Ottocento il Freisa è segnalato come vitigno predominante nel circondario di Torino e come uno dei più reputati vini di bottiglia richiesti a Torino. Negli stessi anni anche nel circondario di Asti il Freisa era considerato un vitigno ed un vino molto diffuso

Il Freisa è un vitigno versatile e con geni decisamente nobili, visto che recenti studi del CNR lo indicano come diretto discendente del Nebbiolo. Oggi il Freisa è coltivato quasi esclusivamente in Piemonte, dove interessa una superficie di 854 ettari, quasi il 2% dell’area vitata regionale. I vigneti si estendono dalle colline a sud di Torino, che vanno da Chieri ad Asti, al Casalese alessandrino e in piccole aree della Langa Cuneese, nel Tortonese, nel Pinerolese, Canavese e nei Colli Novaresi.

In genere il Freisa veniva vinificato soprattutto in versione spumante o “mosso”. Se ne ottiene così un vino di facile accesso, beverino e poco impegnativo, abbastanza vicino come tipologia ai lambruschi mantovani e reggiani o alla bonarda dell’ Oltre Po. Questa scelta deriva anche dal fatto che il Freisa, benché sia genealogicamente parente stretto del ben più famoso Nebbiolo, l’uva principe del Piemonte, ha con una componente tannica sensibilmente più marcata di questo. Da alcuni decenni è però prodotto in versione “ferma”. Vino da tutto pasto, di buon corpo, è secco e asciutto

 

 

 

È un vitigno autoctono e poliedrico, le cui uve rosse si prestano a stili di vinificazione profondamente diversi, dando vita a vini frizzanti, secchi, dolci, giovani, ma anche adatti a invecchiare.

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