GABOSUTORINO

Che schifo in piazza Vittorio

by • 25 novembre 2015 • COSE NOSTREComments (17)4981

Non chiedetemi che cosa è… Quando l’ho visto non ci volevo credere.. È in piazza Vittorio,  alto tre piani… Non so nemmeno a cosa serva…

So soltanto che è un obbrobrio… Uno schifo.  Scusatemi lo sfogo..

Ma piazza Vittorio è una delle più belle di Torino e oso dire d’ Europa.  Quella spianata enorme con sullo sfondo la Gran Madre e il Monte dei Cappuccini… Rovinata completamente da questa enorme palla gonfiabile..

Ma chi ha dato l’autorizzazione? Ma non avevano detto che le piazze storiche di Torino non sarebbero più state rovinate da queste schifezze?

Altre città in questi giorni stanno installando bancarelle stile montano per i mercatini di Natale… Noi invece dobbiamo tenerci questa enorme bignola.. Cose da pazzi.

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17 Responses to Che schifo in piazza Vittorio

  1. Cinzia scrive:

    Appunto… è inutile che facciano “severi regolamenti urbani” per evitare di rovinare le piazze auliche se poi arrivano deroghe quando fa comodo (o conviene a qualcuno). Se le fanno e se le disfano, come sempre. E anche questa volta nessuno ci darà spiegazioni.

  2. Claudia Forzano scrive:

    Quanto sono d’accordo!
    E non voglio nemmeno sapere perché e per che cosa sia lì.
    È una obbrobrio e basta.
    Credo che ci siano centinaia di altri siti, a Torino in grado e più adatti di ospitare strutture così.
    Salvaguardare quelle 6 o 7 piazze che contraddistinguono Torino, e che hanno contribuito a farla conoscere come una delle più belle città italiane, non è così difficile.
    È sufficiente avere un po’ di buon senso.
    È sufficiente volerlo fare.

  3. Mariella scrive:

    Nn bisogna votarli più. Magari neanche i 5stelle pero

  4. Sonia scrive:

    Orrore & Raccapriccio.

  5. alberto scrive:

    è veramente terribile, ma come possono accadere eventi del genere? avevano detto che nelle piazze auliche non
    avrebbero permesso installazioni non consone…e questa bruttura cos’è?

  6. massimo battaglio scrive:

    Il regolamento per l’occupazione del suolo pubblico della Città di Torino, è vero, sapeva di vecchio. Era stato concepito ai tempi della pedonalizzazione delle piazze storiche, intorno al 2000, con l’intento di incentivare il ripopolamento di spazi che erano ormai diventati poco più che svincoli stradali. Logicamente, tendeva a porre meno divieti possibile, e ad istituire prassi collaborative tra privati proponenti e uffici comunali. E aveva, di buono, la caratteristica di sganciare l’argomento dalla discrezionalità politica: chiunque, di qualunque colore fosse, animato da qualsiasi intenzione, avrebbe potuto accedere all’uso di una piazza, solo rispettando alcuni parametri tecnici, di carattere principalmente quantitativo.
    In questo intento, bisogna riconoscere che si è riusciti perfettamente. Oggi, il problema è quello esattamente opposto: permettere la convivenza tra le varie manifestazioni che si svolgono spesso contemporaneamente su piazze contigue quando non su una medesima piazza, e tra queste e il pubblico che ha ricominciato a riversarsi, sempre più copiosamente, nelle vie del centro. Pubblico che non ha nemmeno più bisogno di “eventi”, e che ha riscoperto il piacere della passeggiata, dello struscio, dei rapporti umani tranquilli tra le bellezze storiche della città.
    Si è fatta una modifica sulle piazze auliche, ma ci sarebbe bisogno di un nuovo regolamento, improntato a tutt’altri criteri.
    Solo che i regolamenti si fanno in Comune, e chi conosce la fatica dell’assessore delegato al Suolo Pubblico, sa che non è facile.
    Mi voglio prendere personalmente tutta la responsabilità di ciò che sto per scrivere, perché ho avuto modo di passare qualche ora nell’ufficio di Ilda Curti. C’è da restare scandalizzati: una continua telefonata da parte di consiglieri comunali, di ogni colore, nessuno escluso, che si sentono quasi in dovere di perorare la causa di questo o quell’altro “amico”, sperticandosi a dimostrare il presunto “interesse pubblico” della manifestazione che vuole proporre, al fine di derogare a qualunque regolamento e ottenere molto più di quel che spetta. Pratiche già rifiutate perché completamente irricevibili e contrarie a qualunque norma, tentano di essere recuperate ricorrendo ai “santi in paradiso”. Personale che dovrebbe essere politico, si riduce con orgoglio a far da passacarte di clienti che promettono pacchetti più o meno consistenti di voti. I corridoi di Palazzo di Città si sono ormai trasformati in una corte dei miracoli, una palestrina di teatro in cui si recita sempre la stessa parte: “piccoli corrotti crescono”. Perché, cari eletti, questa si chiama corruzione! Anche se non comporta mazzette! Anzi: è la corruzione idiota di chi non stabilisce nemmeno un prezzo equo per lasciarsi comprare. E’ la svendita gratuita del proprio ruolo; la prostituzione ai privati; la cartolarizzazione della democrazia!
    E gli assessori, non per difenderli, hanno un bel da dire no (quando non cadono nella stessa trappola). Qualche volta funziona; qualche altra scattano i ricatti: “ti faccio finire sui giornali” è il più ricorrente.
    Non c’è nemmeno da accampare il nobile intento di fare cassa per la Città, perchè gli “amici”, si sa già in partenza, faranno danni per ben più di quanto hanno pagato e, con lo stesso meccanismo miracolistico, eviteranno anche le multe.
    Sono gli effetti collaterali del Porcellum: di una politica neo-feudale, dove ciascuno si allena ad aspirare a mercati più alti, come quelli di Montecitorio o Palazzo Madama.
    E così, piazza Castello, piazza San Carlo, piazza Carignano, non sono più lo specchio di una città vivace e ricca di inventiva, ma il palco osceno su cui tanti miseri potentati esibiscono la propria muscolarità attraverso il gigantismo di inutili allestimenti, non finalizzati alla rivitalizzazione della città, ma a celebrare la loro complicità con la sua classe dirigente. E questa complicità richiede scenografie tanto più ingombranti quanto è più forte la loro familiarità con le stanze attigue alla Sala Rossa. E la bruttezza è quasi programmatica: serve a ricordare che lo strapotere è volgare anche esteticamente, e ad educare i cittadini alla sopportazione dell’ingiustizia: il furto del panorama è metafora di quello dell’esistenza.
    In queste condizioni, come si può cambiare? Si accettano suggerimenti.

  7. GANDOLFO scrive:

    ECCO LA RISPOSTA UFFICIALE DEL COMUNE DI TORINO
    La tensostruttura montata in Piazza Vittorio Veneto è una iniziativa promossa dalla Uefa e dalla Sony. Ospita un campetto da calcio che sarà sede nel fine settimana di tornei “2 vs 2”. Ha una durata limitata a due giorni – 28 e 29 novembre – e fa parte di un progetto che coinvolge anche Roma e Milano, città che ospiteranno analoga tensostruttura in Piazza del Popolo e Piazza del Duomo. Le attività sportive e di intrattenimento che vi si svolgeranno sono gratuite.
    Le obiezioni alla installazione sono naturalmente legittime e l’Amministrazione comunale intende tenerne conto assumendo criteri ancora più rigorosi per l’utilizzo degli spazi pubblici.
    Per questo la Città interverrà nuovamente nei prossimi giorni sul regolamento per l’utilizzo degli spazi pubblici per adeguarlo alle necessità e alla sensibilità dei cittadini,

  8. Enrico scrive:

    A dirla tutta la dovrebbero “BUTTARE GIU’ QUESTO SCHIFO” E veramente una cosa senza senso mettere una palla di 3 piani è veramente una cosa senza senso….. La dovrebbe far buttare giù il Sindaco di Torino e si spera che lo faccia

  9. frank scrive:

    A me sinceramente fanno più schifo le “opere d’arte” alla Mertz

  10. federico scrive:

    Ma non avete proprio niente di meglio da fare o cose più serie per cui protestare?

    Uno che dice che bisogna buttarla giù…sveglia…è gonfiabile.

    Avete troppo tempo libero

  11. alfedo scrive:

    e della sony per giocare alla play e vincere i biglietti della finale champions league

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