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LICEO CAVOUR E COMMISSIONE EUROPEA,MA SIAMO TUTTI MATTI?

by • 16 dicembre 2021 • COSE NOSTREComments (0)450

In nome dell’inclusività la Commissione europea è arrivata a cancellare il Natale invitando – in una prima stesura – a non utilizzare la frase «il periodo natalizio può essere stressante» ma dire «il periodo delle vacanze può essere stressante». Inoltre, c’era anche l’invito a usare nomi generici invece di «nomi cristiani» perciò, invece di «Maria e Giovanni sono una coppia internazionale», bisognerebbe dire «Malika e Giulio sono una coppia internazionale».

La motivazione di questo documento (riservato, poi le polemiche, quindi ritirato e verrà ripresentato, corretto) era quella di non disturbare la coscienza dei non cristiani.

Il liceo classico Cavour, colonna storica dell’istruzione torinese, ha deciso di fare un passo avanti nelle questioni di genere: nelle comunicazioni ufficiali non utilizzerà più sostantivi e aggettivi connotati, ma l’asterisco. In altre parole, non più “studente”, ma “student*”, non “iscritti”, ma “iscritt*”, non “ragazzi” ma “ragazz*”.

Cosa dire? Non ho parole.  Non ne faccio questioni politiche o partitiche. È solo questione di buon senso e conoscenza della nostra storia. Aspettiamo di rileggerlo con le correzioni della Commissione, ma intanto vogliamo ribadire che le radici dell’Europa sono cristiane, non dimentichiamolo. Trovo giusto rispettare tutti i credo religiosi. Mi sento vicino agli islamici quando celebrano il Ramadan e condivido che esistano luoghi pubblici per i loro culti. Ma chiedo la reciprocità: Natale e Pasqua sono le feste centrali della Cristianità e pretendo vengano riconosciute e festeggiate pubblicamente.

Ho i capelli brizzolati e quindi ricordo che, quando frequentavo le elementari, c’erano ingressi separati per maschi e femmine. Quella sì era discriminazione, ma oggi Filippo è uno studente e la sua compagna di banco, Elena, una studentessa. La parità di genere non passa attraverso queste sciocchezze, ma dall’insegnamento del rispetto reciproco qualunque sia il sesso, la religione, il colore della pelle, le tendenze affettive.

È proprio sul tema del rispetto di chi ci sta accanto, o dall’altra parte del mondo, che deve passare l’impegno degli insegnanti e dei politici.

Altrimenti mi viene da pensare che stiamo diventando tutti matti!

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