Camembert cheese

LA ROBIOLA DI ROCCAVERANO, FRESCA O STAGIONATA

by • 24 luglio 2021 • CINQUE SENSIComments (0)214

Le sue origini sono antichissime. Pare addirittura che già i Liguri, in epoca preromana, producessero un formaggio simile. Sicuramente ne scrisse Plinio il Vecchio che visse all’ epoca  di Cristo. I Romani la chiamavano rubeola per il colore rossastro che assume la crosta dopo la stagionatura. Parliamo della robiola, e in particolare della robiola di Roccaverano, formaggio fresco, a latte caprino crudo, DOP cioè a denominazione d’origine protetta. Il nome deriva da Roccaverano che con i suoi 750 metri è il comune più alto della provincia di Asti. Questo formaggio può essere prodotto solo in 19 comuni della Langa astigiana, cuneese e alessandrina.

La robiola  rappresenta  anche una ricchezza per tante famiglie  che vivono su queste colline piemontesi. Il Consorzio che raccoglie i produttori di Robiole DOP sono una quindicina e producono e producono circa 22mila formaggette ogni anno.

 

Adesso è  giunto il momento di gustare la  robiola fresca o stagionata. La Robiola di Roccaverano infatti può essere gustata appena fatta da qualche giorno arrivando fino a una stagionatura di due o tre mesi. Può essere gustata da sola oppure abbinata con miele, marmellate, mostarde o con la classica Cognà, si tratta essenzialmente di una preparazione a base di mosto d’uva e altri ingredienti che possono comprendere mele golden, nocciole, pere madernassa, mele cotogne, fichi secchi (anche freschi), albicocche secche, chiodi di garofano, cannella, frutta secca (mandorle, noci) e un poco di zucchero.

Paola Colombo, agrichef dell’ agriturismo Bodrito di  Cessole, in provincia di Asti, usa la Robiola di Roccaverano per una ricetta particolare: i tortelloni con ripieno di robiola  e papaveri

 

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