Non voglio le quote rosa

by • 23 gennaio 2014 • ArchivioComments (18)3875

So di avventurarmi in un terreno minato e periglioso, ma con l’ aiuto di tutti (e soprattutto di tutte, che siete tante) riusciremo a ragionare in modo pacato e magari anche intelligente, mah..chissà…

Premetto che il tema non è la riforma elettorale, né chi la propugna né chi la osteggia, quindi evitate i vari commenti politici a favore di uno e contro quell’ altro. Voglio ragionare con voi soltanto su un aspetto delle varie proposte che leggo sui giornali. Tutti concordano sulla necessità che almeno il 50 per cento dei candidati siano donne. Tutti sono d’ accordo..io no! Non perché penso sia troppo alto il limite del 50 per cento, anzi sono convinto che potrebbero essere il 60-70 e perché no.. anche l’ 80 per cento.

Ma non mi piacciono le quote rosa, in nessun settore. Mi sanno di riserva indiana, di specie da proteggere. Se un candidato è valido, è onesto, ha idee, rappresenta valori, è disponibile all’ impegno va messo in lista, a prescindere dal sesso. Altrimenti fuori.

Leggo già le obiezioni: “Ma se non mettiamo un obbligo, allora non ci saranno mai candidate donne o saranno pochissime”. Questo è il problema, è vero. Ma non lo si risolve inserendo obblighi e percentuali. L’ inserimento obbligatorio dimostra soltanto che il cammino delle pari opportunità è ancora lungo, molto lungo.

Ho la sensazione che le quote rosa siano soltanto uno specchietto per le allodole. Credo che Angela Merkel o Margareth Thatcher siano arrivate a guidare Germania e Gran Bretagna  grazie alle loro capacità, e non grazie a “posti riservati” in lista.

Se qualcuno pensa che il mio sia un ragionamento maschilista, rispondo con uno scritto  di Teresa Mattei, una delle persone che hanno scritto la Costituzione Italiana

“Le donne hanno una mentalità orizzontale: guardano intorno a sé, si tirano sul maniche per fare le cose. Non guardano al potere, quello è un modo di pensare degli uomini. Le donne guardano lontano, ma sempre al loro livello, e questo vuol dire democrazia, vuol dire pace, vuol dire concretezza della vita”.

E’ profondamente vero, per questo vorrei un Parlamento e un governo pieno di donne, ma che sono lì per meriti propri e non per obbligo di legge.

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18 Responses to Non voglio le quote rosa

  1. Enrico Zacchero scrive:

    Perfettamente d’accordo con il tuo pensiero,Finché esistono regole ( o imposizioni) sull’assunzione o l’obbligo di presenza delle donne, l’emancipazione vera e non formale, sarà ancora utopia.

  2. Laura scrive:

    Assolutamente d’accordo con te,Beppe.

    Non mi piacciono le quote rosa,perché sanno di contentino per le donne.

    I candidati, devono essere scelti per la loro competenza, e non per dar soddisfazione a una categoria,in questo caso,al sesso femminile.

    Già la definizione di ” quote rosa” m’infastidisce,quindi,
    no, ad aver una percentuale definita di donne candidati.

  3. Giorgia scrive:

    Anche io sono d’accordo con quanto hai scritto, Beppe. Riserva indiana, contentino, numero riservato, non importa la definizione delle quote rosa, ma quel che implicitamente significa: non siete “uguali”, quindi vi riserviamo un posto per non incorrere in problemi legali derivanti dall’obbligo di rispettare le pari opportunità. Che riguardi i candidati di una lista o un posto di lavoro, la storia non cambia. Devo assumere una donna per rientrare nei parametri stabiliti.
    Quello che è paradossale e drammatico, è che tante donne che oggi hanno un ruolo, lo hanno proprio grazie a questi posti riservati. Il paragone con Germania e Gran Bretagna non regge, l’Italia è ancora ben lungi da quella civiltà e da quella cultura, per cui la meritocrazia significa “ehi, bravo, sai fare qualcosa” e non “ehi, bravo, sei amico/parente di”.

  4. Laura scrive:

    In Italia, siamo molto, molto indietro nelle pari opportunità,perché
    siamo una nazione patriarcale,e di conseguenza
    le donne, ricoprono un ruolo
    secondario nella società.

    La strada per l’emancipazione,
    è ancora molto lunga e tortuosa,per arrivare ad avere
    parità di diritti e doveri,tra uomini e donne.

  5. Pat scrive:

    Buon giorno a tutti.
    Premetto che concordo pienamente con tutti voi. Non mi piacciono le quote rosa, non mi piace l’imposizione e non mi piace pensare alle donne come se fossero dei panda da proteggere ma…c’è un ma.
    Se proprio la politica si fa avanti per imporre una percentuale obbligatoria di donne, non vi viene da pensare che ci sia qualche motivo? Lo specchietto per le allodole mi pare una motivazione alquanto debole, anche perché, se dovesse passare, poi tutti dovrebbero fare i conti con quest’obbligo.
    Il mio pensiero è diverso. Penso che sia difficile per una donna farsi largo nel mondo della politica, penso faccia molta fatica ad entrare nella stanza dei bottoni. Per retaggio culturale, per tempo e impegno, perché la nostra società non è strutturata in modo tale da consentire a una donna di scegliere e portare avanti in modo sereno una carriera politica, perché anche all’interno dei partiti, per i posti di comando, a parità di requisiti si preferiscono sempre gli uomini.
    Ora il legislatore vuole introdurre una norma, un obbligo che pare inutile è discutibile. Attenzione, potrebbe non essere così! Le leggi non servono solo per “castigare” i cittadini, a volte servono anche per disciplinare, per far intraprendere un percorso e aiutare a cambiare mentalità. Servono per far “crescere e maturare” il popolo. Faccio un esempio: Nel 1877 la legge Coppino portò a cinque anni la durata delle scuole elementari e introdusse l’OBBLIGO scolastico fino alla terza elementare, con gravi sanzioni per i genitori e per gli studenti che si sottraevano a tale obbligo. Ancora oggi è considerata una legge ottima, quella che ha dato una svolta alla scolarizzazione degli italiani. E’ possibile che la richiesta di quote obbligatorie, riservate alle donne nella politica, possa aiutare a cambiare la mentalità maschilista e patriarcale che tanto non ci piace?

    • Gigì scrive:

      Concordo con Pat, il paragone con gli effetti della legge Coppino in merito all’istruzione è molto efficace.
      In effetti nel nostro Paese i posti di potere sono riserva di caccia dei maschi, per il gentil sesso esiste purtroppo ancora il cosiddetto Glass ceiling, ossia “il tetto di cristallo”. Questa definizione è usata per indicare che sulla testa delle donne c’è un limite invisibile ma resistente oltre il quale non possono andare. Le quote rosa servirebbero – è auspicabile ma non è sicuro- a incrinare oggi e a frantumare (speriamo) in futuro questo tetto. A tal proposito invito alla lettura del trattato sull’uguaglianza dei sessi scritto nientemeno che da una donna del Seicento, Marie de Gournay, nota per essere stata allieva di Montaigne.
      Spero solo che le donne che entreranno in politica non vogliano ispirarsi a modelli preconfezionati, perché non servono brutte copie dei modelli maschili (e femminili) già esistenti, bensì nuove figure capaci di apportare quei cambiamenti di cui questa Italia ha tanto bisogno. Abbiano il coraggio di essere Donne.

  6. _Giorgia_ scrive:

    Per quale motivo vanno sempre rimarcate queste benedette quote rosa? Perché? Chi le ha chieste? Ma cavolo! Abbiamo voluto (o meglio, le nostre antenate hanno fatto di tutto per) la parità e quindi perché parlare in generale di quote rosa? Manco fossimo una specie che va protetta e reinserita nell’ambiente!
    Mi sento chiamata in causa in quanto parte di queste quote rosa: vi assicuro che se una donna vuole candidarsi, fare qualcosa per la propria comunità ed il proprio paese è libera di farlo. Nessuno storcerà mai il naso, a meno che ci si ritrovi davanti a vecchi borbonici misogini, che grazie al cielo sono in via di estinzione.
    Io credo che ci siano donne e donne, come ci sono uomini e uomini adatti o meno adatti a condurre una vita come quella di un politico. Perché è una scelta di vita in fondo. E per una donna non è facile, lo assicuro! Tutto qui.
    La storia ci ha sempre anteposto come esempi grandi uomini… e te credo! Per molti secoli tutti sappiamo in che stato riversava l’essere donna, utilizzata esclusivamente come “macchina” (passatemi il termine) per fare figli e portare avanti la casa, la famiglia e tutto il contorno.
    Ma come scritto da Beppe, nella storia contemporanea finalmente vediamo anche donne di ferro, che si sono fatte strada grazie alle loro passioni ed al loro perseverare! Perché credo che in fondo a molte donne manchi questa passione, ma non per svogliatezza, per carità, ma semplicemente perché la storia e la genetica le porta ancora concentrarsi su altro (non le sto condannando, solo hanno fatto una ben determinata scelta, diversa dalla mia, e in essa non rientra la voglia di impegnarsi per un gruppo/lista/partito).
    Concordo con te Beppe sullo “specchietto per le allodole”… Le pari opportunità non si raggiungeranno mai così, ma solo quando ciascun uomo (collega, capo, compagno) riconoscerà che al suo fianco non ha solo una DONNA, ma un essere in grado di pensare e prendere decisioni ESATTAMENTE COME LUI.

    • Giorgia scrive:

      Rispondo con piacere alla mia omonima.
      Le quote rosa sono, secondo me, un’arma a doppio taglio. Da un lato assicurano che un tot di donne possano accedere a posti (di lavoro o politici) fino a poce tempo fa riservati agli uomini, avendo così la possibilità di farsi valere non come “specie protetta”, ma come persone autonome, senza fiocco rosa o azzurro.
      D’altro canto, però, proprio la riserva che offre possibilità diventa un canale senza il quale, la stessa donna capace, individuo pensante, non avrebbe mai percorso.
      Anche a me piace pensare che se una donna occupa un certo posto, lo occupa per i suoi meriti e non perché doveva coprire il numero mancante per le quote rosa. Purtroppo, però, quel che mi piace pensare non corrisponde con la realtà. Lo dico da donna, che spesso si è trovata a fornteggiare sguardi maschili che pensavano “ma tu, donna, fai questo lavoro?”. Non neghiamolo, tutti quanti avremmo quello sguardo di fronte a una donna che fa la gommista o l’idraulica :) Non necessariamente le donne devono essere in politica o a fare lavori di ufficio. A me piaceva riparare computer e lo facevo! E vi lascio immaginare gli sguardi dei maschietti quando scoprivano che ad aver aggiustato il loro pc era stata una donna.

  7. Franco Senestro scrive:

    Concordo con Beppe, anche se trovo un sottile filo di collegamento con l’articolo precedente, che parlava del caso Hollande e dell’uso del potere. Con pieno rispetto per le donne e per il loro contributo alla storia, bisogna riconoscere che ultimamente le quote rosa si sono spesso associate alle cronache rosa. Senza far nomi abbiamo casi di igieniste dentali, entrate in politicae “mi consenta” ma per una parte degli italiani sembra diventata cultura. Quasi come se per entrare nella riserva delle quote rosa, servissero ben altre misure, mentre magari dietro ci sono centinaia di attiviste che sacrificano il loro tempo e a volte la loro famiglia per il partito.
    sai cosa sogno? Che in mezzo a tutto questo fiorire di partii (perché continuerà), un giorno si alzi una gentil signora e dica: “Adesso il partito lo fondo io “.

    • Giorgia scrive:

      L’igienista dentale, la conduttrice televisiva, l’ex velina, Flavia Vento (che, scusatemi, ma non so come definire), la porno star… grandi rappresentanze, senza dubbio. Poveri noi. Altro che quote rosa, andrebbero istituite le “quote scandalo”.

  8. Maurizio Berta scrive:

    So di incontrare qualche disappunto per quanto dirò, però vi chiedo di offrire ad un vecchietto come me l’opportunità anche senza il “pari” , di andare un po’ contro corrente. Ho detto vecchietto perché questa considerazione all’età si associa abbastanza alla deprecata “nazione patriarcale” e a quanto Laura ad esempio ne fa conseguire. Veniamo al dunque secondo me: L’esasperata ricerca di slogan e nuove definizioni politicamente corrette ha contribuito a confondere idee da sempre civili e positive in ostacoli alla progressiva e conclamata emancipazione della donna e della parità dei suoi diritti. E’ pur vero che certe definizioni datate possono suscitare ilarità e sarcasmo come ad esempio : sesso debole, regina del focolare, donna di casa o casalinga ecc, ma lo stesso succede a me quando sento parlare di quote rosa o pari opportunità in ogni circostanza senza considerare tutti gli elementi che concorrono nella realtà a darmene ragione.
    Mi trovo dunque a condividere in pieno quanto scrive l’amico Beppe aggiungendo quel tanto di zucchero o se preferite di dolcezza che rende prezioso il genere femminile . Una donna ha, rispetto all’uomo una qualità singolare che non concorre ad alcuna parità e credo continui ad essere ancora accettata dalla maggior parte di loro: Mettere al mondo i figli e amarli fino a quando spiccano il volo.
    Fino a qualche decina di anni fa questo non era considerato come oggi una possibilità da limitare , rimandare, rifiutare, ma era considerata preziosa oltre che umanamente anche socialmente. In quel mondo retrogrado veniva valorizzata e compensata ad esempio con la limitazione degli anni lavorativi ai fini pensionistici . Guardando con occhi d’amore la Primavera di Botticelli considero sciocca la pretesa indefinita parità con l’uomo. Una pretesa che ha reso maschile la donna e femminile l’uomo tanto da rendere ridicoli entrambi.
    Ho visto di recente una “operatrice ecologica (sic!)” trascinare un carretto della spazzatura sul gradino di un marciapiedi e ce l’ha fatta grazie all’aiuto di un ragazzone obeso ma generoso. Oggi ci sono le palestre, lo jogging, le diete e gli integratori; vuoi mettere con la fienagione e la mungitura?
    Il lungo cammino della donna nella storia per raggiungere una pari dignità con l’uomo è stato e sarà ancora oggi sofferto specie presso certe culture o religioni ma rivendicare dignità e rispetto non credo sia una questione di quote.

  9. Laura scrive:

    Il caso Hollande,e Berlusconi,dimostrano, purtroppo,che a volte,noi donne
    stesse,scendiamo a compromessi, pur di avere denaro e notorietà,calpestando dignità e orgoglio. Tante volte,i nostri atteggiamenti,danno ragione a chi ci ritiene esseri inferiori,e non degne di ottenere la tanto agognata parità di diritti.

    • Pat scrive:

      Ci sono anche tanti uomini che ogni giorno scendono a compromessi, calpestano la loro dignità e il loro orgoglio, e non devono neppure lottare per avere parità di diritti.

  10. ale scrive:

    Fossi donna mi incavolerei a essere trattata da esemplare sotto tutela con tanto di riserva nelle liste elettorali (italicum). Su questo campo ci vuole un’evoluzione culturale, non legislativa. E poi è così politicamente scorretto dire che sono più i maschi ad appassionarsi alla politica? Che senso ha fare le liste in base alla genetica piuttosto che alla passione e all’impegno? Di questo passo dovremmo riservare il 10% delle liste ai mancini, il 2% a chi ha i capelli rossi ecc

  11. Patrizia scrive:

    Concordo in pieno, penso che già la parola quota sia discriminante. Libertà assoluta nel votare e nel candidarsi. E le donne votino le donne ma quelle che valgono.

  12. Federico scrive:

    Le cosiddette: “Quote rosa”, personalmente mi sanno di riconoscimento forzato. E’ giusto che ci siano molte più donne in politica, ma senza una percentuale fissa. Il merito conquistato sul campo è a prescindere dal sesso della persona. L’importante che siano sempre delle persone capaci, con una visione del futuro nitida. E, soprattutto, sappiano tradurre in progetti concreti, con azioni concrete, le proprie proposte di legge. Comunque rimango favorevole alle donne in politica, ma solo, come ho detto prima, per vero merito e non per imposizione di legge.

  13. Quote rosa o pari opportunità. La differenza è sostanziale.
    Finché si parlerà, pur con fervore, di quote rosa in questo Paese, si troverà il modo per truccare il risultato.
    La quota è un numero non è un’intenzione, un obiettivo, un progetto: le pari opportunità sono tutte e tre queste cose.
    Se posso vorrei raccontarvi la mia esperienza diretta.
    Fino alla fine dell’anno scorso sono stato dirigente provinciale di partito (non mi interessa enunciarne il nome, chi desidererà me lo chiederà), un partito che ha sinceramente a cuore e stabilito nel suo Statuto il concetto di pari opportunità di genere, basato su un’idea essenziale di uguaglianza.
    Partecipo ad inizio 2013 alle Primarie di partito – le primarie sono un altro argomento, come dice Beppe, spinoso, ma essendo “off of topics” non andrò oltre – e cerco con i mezzi che ho a disposizione, invero assai pochi, di condurre la mia campagna elettorale. Lo faccio insieme a una compagna di partito, poiché la conosco da diverso tempo e so che condividiamo molto a livello di visione del mondo e della società. Io concorro per la Camera e la compagna con cui formo il “tandem” pr il Senato.
    Raggiungiamo entrambi, su scala provinciale, un 5% di preferenze, risultato che ci soddisfa moltissimo avendo contato unicamente sulle nostre forze, sul sostegno reciproco, sull’uso della rete web, sul passaparola, sulla fiducia di chi ci conosce. Insomma non abbiamo, come si dice in gergo, le famigerate truppe cammellate che ci sostengono in alcun modo.
    Nel nostro partito vige però una regola ferrea: le liste per la Camera e il Senato saranno formate secondo l’alternanza di genere. Per restare alla competizione alla quale io ho partecipato la donna o l’uomo che prende più voti alle primarie per la Camera sarà la prima/il primo di lista. Seguirà,al secondo posto la persona di genere opposto che ha raccolto più preferenze. E così via, in un’alternanza di genere perpetua.
    Morale.
    Per la Camera ci presentiamo in 4 maschietti e 6 femminucce. Io arrivo terzo su quattro con 143 preferenze. Le prime cinque donne raccolgono più preferenze di me.
    Io sono inserito in settima posizione perché non ci siamo fatti mancare 2 inserimenti dall’alto, anche questi però in rigorosa alternanza di generee tre donne sono inserite dopo di me nonostante abbiamo catalizzato più preferenze personali.
    Queste sono le quote rosa!
    Perché ci sono?
    La mia piccola e parziale esperienza di questi tre anni mi ha fatto vedere che la maggior parte delle persone che vogliono le quote rosa sono donne. E generalmente sono le donne che ambiscono, hanno bisogno, desidrano, non so neanche più io come dire, sentirsi Uome.
    Le donne che sono donne, con il carico immenso di lavoro che la società attribuisce loro, senza saper restituire in modo coerente o quanto meno dignitoso, voglliono invece le pari opportunità.
    Cioè creare condizioni tali per cui sia facilitata la partecipazione di tuttii senza discriminazioni e senza porre degli ostacoli oggettivi: una per per tutte è l’abitudine consolidata e difficile da estirpare, come la peggiore delle erbacce, di fare le riunioni di partito dopo cena.
    Dopo cena è libero chi non si assume responsabilità nella conduzione domestica, ad esempio. Direte voi: beh, sta alla maturità della coppia. Sì, rispondo io. E a 2000 anni di cultura maschile alle spalle.
    Non mi piacciono gli esempi della Tatcher e della Merkel: ritengo che la nostra società abbia bisogno di donne decisamente migliori che possano apportare capacità, conoscenze, sensibilità arrichenti e opportune.
    L’esperienza che ho vissuto non mi fa pensare, ovviamente, che tutti i contesti seguano questo esempio, ma mi ha fatto capire ancor di più, se già non lo sapevo,quanto sia necessario lottare contro questa cultura delle percentuali di rappresentanza, se sterili e autoreferenziali.
    Vi saluto.
    Alessandro

  14. Claudia Forzano scrive:

    Premetto che non ho letto i commenti precedenti. C’è poco da dire.
    La legge sulle quote rosa non può essere espressione di parità tra i sessi. Le quote rosa sono un’ammissione di inferiorità, una resa bella e buona. Mi rifiuto di credere che le donne davvero brave sono sempre e comunque svantaggiate. A volte fa comodo recitare quella parte.

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