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CHE BELLI GLI ANNI DELLE TV PRIVATE

by • 5 aprile 2018 • COSE NOSTREComments (0)550

 

Erano gli Anni Settanta, anni di fabbriche, di sviluppo urbanistico, di lotte, di fermenti sociali e culturali incredibili. Ed è proprio in quegli anni che esplode il fenomeno delle tv private, chiamate pure tv locali. Anche  se qualcuno preferisce definirle tv libere. Tele Torino International, Grp, Telestudio, Videogruppo, Tele Europa 3, Telecupole, Telesubalpina…. Chi non le ricorda? Magari con un po’ di rimpianto e nostalgia…

Per chi come il sottoscritto ha mosso i primi passi della professione giornalistica proprio nelle tv private,  è stata una piacevole sorpresa leggere il libro “Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile” di Riccardo Humbert. Sfogliare queste trecento pagine è come smanettare con il telecomando, proprio come si faceva a quei tempi. E’ l occasione e per ritrovare volti, nomi, programmi che erano lí, in un angolino della nostra memoria ma sempre piacevolmente famigliari. Alba Parietti. Piero Chiambretti, Ramona Dell Abate, il mago Gabriel hanno mosso i primi passi proprio davanti alle telecamere delle tv private piemontesi. Alcuni programmi hanno fatto la storia della  televisione,  proprio come “Lo spogliarello della casalinga”   di Tele Torino International, trasmissione di cui si parlò anche negli Stati Uniti

Per non parlare dell’informazione. I TG delle tv private facevano concorrenza alla Rai, raccontavano il Piemonte vero, quello della gente. Proprio per questo erano seguitissimi.

Travolte dal crollo della pubblicità e dall’ avvento del digitale terrestre, dalla scarsa lungimiranza degli editori molte di quelle tv private sono sparite, altre sopravvivono a fatica.

Ma leggendo il libro di Humbert, come scrive Piero Chiambretti nella prefazione,  “pagina dopo pagina si avrà la sensazione di entrare nella macchina del  tempo e correre a ritroso negli Anni Settanta per vivere la grande avventura delle tv private”.

E scoprire anche aspetti meno conosciuti del Piemonte e di Torino, nella speranza che – come conclude Humbert – arrivi qualcuno come quella generazione di creativi, geniali e intraprendenti  che “con pochi quattrini ma grandi entusiasmi  è riuscita a creare un nuovo modo di fare comunicazione”.

 

 

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