Roma, 31 mag. (askanews) - Vola il carrello della spesa. A maggio i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,8% su base mensile e dell'1,9% su base annua (in accelerazione da +1,2% registrato ad aprile). E' la stima preliminare dell'Istat.

	I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto salgono dello 0,8% in termini congiunturali e del 2,1% in termini tendenziali (in accelerazione da +1,4% del mese precedente).

MA QUANTO FINISCE NELLE TASCHE DEGLI AGRICOLTORI?

by • 28 marzo 2019 • COSE NOSTREComments (0)427

L’ altro giorno ho comprato, da un furgone per strada, una cassetta di arance: 5 chili per 5 euro. Il mattino dopo, facendomi la spremuta, riflettevo: con tutti i costi sostenuti dalla Sicilia al Piemonte,  benzina, pedaggio autostrada, compenso del trasportatore , costo delle cassette (niente tasse perché non mi è stato rilasciato alcuno scontrino)…quanto è rimasto in tasca al coltivatore siciliano di quell’ euro al chilo di buonissime arance?

Poi, osservando tra gli scaffali di un qualsiasi supermercato, ho analizzato alcuni prezzi: passata di pomodoro di gran marca  700 grammi in offerta a 0,89 centesimi, bottiglia di dolcetto 2,39 euro. Non è necessario essere un fine  economista per capire che in quel prezzo sono compresi il costo della bottiglia, dell’ etichetta, del trasporto, il guadagno del venditore, le tasse, ecc. E mi sono fatto la medesima domanda: a quell’ agricoltore o a quel viticoltore quanto sono stati pagati i pomodori o le uve?

Quando facciamo la spesa siamo tutti alla ricerca dell’ offerta promozionale, del 3 per 2, dello sconto eccezionale e non ci domandiamo mai se quel prezzo è remunerativo del lavoro di chi ha prodotto quell’ alimento. Ma se l’ agricoltore non riesce a trarre il giusto profitto dal suo lavoro come fa ad andare avanti? E se noi ammazziamo la nostra agricoltura indirettamente uccidiamo il made in Italy, una delle ricchezze della nostra economia.

Altrimenti arriveremo al paradosso che abbiamo visto nei tanti Tg dei mesi scorsi. Sono inorridito di fronte alle immagini dei pastori sardi che rovesciavano per strada il loro latte di pecora e di capra. Condivido le ragioni della protesta, ma non lo spreco. Non ci sto. Piuttosto si regali quel latte o quei formaggi alla gente o alle tante mense dei poveri, ma non lo si butti via.

Detto questo, ripensiamoci. 89 centesimi per la passata di pomodoro, 1 euro per un chilo di arance, 2 euro per una bottiglia di vino sono la via maestra per lo sfruttamento del lavoro e per la contraffazione.  Poi non servirà a nulla piangere sul latte versato

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