SCONTRI

SACCHEGGI E DEVASTAZIONI, ERA TUTTO PREVEDIBILE

by • 12 novembre 2020 • COSE NOSTREComments (0)91

Da oltre 30 anni seguo le cronache piemontesi e di manifestazioni in piazza ne ho raccontate tante. Dagli squatter alle prime proteste in Val di Susa per arrivare – più recentemente – alle Sardine e ai Si Tav. Non potevo mancare quindi alle ultime manifestazioni contro il Dpcm per le misure per il contenimento del Covid.

Quindi, per esperienza diretta sul campo, non mi sono affatto stupito delle scene di devastazione e saccheggio che ho visto e testimoniato nei servizi televisivi. Posso dire che me le aspettavo, anzi ero certo che sarebbero successe.

Perché questi sono professionisti del disordine e della tensione, forse mescolati a ultrà delle frange più estreme del tifo, con schegge partite dai centri sociali. Giovani partiti da quelle periferie che qualcuno, in campagna elettorale, aveva illuso sarebbero state riqualificate. Una regia via web e un solo obiettivo: fare il maggior numero di danni possibile.  Arrivano i barbari a fare prove di guerra civile, armati con i pezzi della città da profanare. Vanno a fuoco cassonetti e monopattini, le grate di ferro dei cantieri e i tavolini dei dehors servono come piedi di porco per rompere vetrine e depredare negozi.

Una rivolta a due facce. Quella dello sciacallaggio organizzato di piazza Castello e le quiete rimostranze contro il coprifuoco delle migliaia di ristoratori, baristi, pizzaioli, lavoratori delle palestre, insomma onesti cittadini che erano in piazza Vittorio.

La mia esperienza mi fa dire che era tutto già preordinato, prestabilito, precostituito, con lo scopo di far passare quasi sotto silenzio le vere ragioni della protesta. Sui giornali e tg si è parlato – quasi esclusivamente – degli scontri, degli incidenti, dei saccheggi…”perché fa più notizia”… e le voci della protesta pacifica sono sparite.

Perché non fermarli prima? “Vige il diritto di manifestazione garantito dalla Costituzione. Il questore può solo vietarla per gravi motivi di ordine pubblico, documentati”, è stato risposto dalle autorità cittadine.

Dopo quello che era successo a Napoli forse non era più sufficiente un semplice  richiamo, del tipo “fate i bravi”.

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