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IL CAFFE’ FIORIO A TORINO, UN ANGOLO DI STORIA

by • 18 settembre 2021 • CINQUE SENSIComments (0)163

Da più di 200 anni è un istituzione in Torino, alla pari della Mole Antonelliana, del Museo Egizio e del Museo del Risorgimento, delle vicinissime piazza Castello con Palazzo Reale, e di piazza Vittorio. Parliamo del Caffè Fiorio fondato nel 1780, a metà di via Po sotto i portici sempre trafficati di gente per il classico struscio.

Nelle austere sale – che hanno mantenuto immutato il fascino da oltre due secoli – sono transitati milioni di persone, della borghesia e nobiltà subalpina ma anche la gente del passeggio di tutti i giorni che non può mancare l’ appuntamento con il gelato alla crema, al cioccolato o al classicissimo piemontese gusto Giandujia.

Da Cavour a Massimo D’ Azeglio, da Nietzsche a Cesare Balbo… milioni di avventori, famosi e sconosciuti, sono passati fra le austere sale. Un bancone  in marmo del 1920, un enorme lampadario in stile liberty, salette riservate con tappeti, velluti bordeaux, boisery in legno. Carlo Alberto, ogni mattina, prima delle questioni di Stato, chiedeva che cosa si dicesse al Fiorio, perché era il circolo dei più influenti conservatori subalpini. Dal 1930 in poi ospitò parecchie riunione degli antifascisti torinesi. Oggi è ancora il punto di ritrovo per un momento di relax, per un caffè, un dolce, un gelato, ma anche per il dopoteatro o per incontri letterari. Qui è stato inventato il cono gelato.

 Chi lo frequenta o si avvicina anche solo per prendere un cono o una coppetta da consumare passeggiando apprezza soprattutto la qualità dei prodotti. Soltanto una decina i gusti di gelato: pochi fronzoli, si punta sui classici crema, stracciatella, cioccolato e gianduja

La sfida del caffè Fiorio è sempre la stessa: soddisfare i gusti della clientela, quella riservata, tipicamente subalpina, ma pure andare incontro alle esigenze delle nuove generazioni. Insomma, contemperare un’atmosfera quieta e rétro, con le esigenze del pubblico dei nostri giorni. Consapevoli di un equilibrio che fonde sempre passato e presente.

 

 

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