Ma cosa dovrei leggere…

by • 2 aprile 2014 • ArchivioComments (15)2330

Tra il 2011 e il 2013 la quota dei lettori in Italia è scesa dal 49 al 43 per cento, quella di chi ha acquistato almeno un libro dal 44 al 37. Il calo ha toccato soprattutto le persone tra i 35 e i 44 anni, solo gli over 65 hanno speso di più per leggere. La vendita di ebook (libri su internet) è cresciuta, ma troppo poco per compensare il calo dei lettori.

Tante le cause. La crisi economica, la chiusura delle librerie indipendenti, lo scarso impegno dei governi e della scuola nel far amare la lettura..certamente. Nella sola Torino in due anni le librerie sono passate da 134 a 127  (ha chiuso anche la storica Paravia di via Garibaldi, la più antica libreria d’ Italia) e tutte hanno fatto registrare un notevole calo di fatturato.  Tra qualche settimana partirà la kermesse del Salone del Libro di Torino e tutti saremo travolti dall’ ottimismo delle cifre e delle presenze…ma non è tutto oro quello che luccica.

Fra le tante cause del crollo delle vendite di libri mi permetto di aggiungerne una, la mia. La povertà dell’ offerta sul mercato. Quant’è che non compro un libro davvero bello? Un volume che mi travolga con le sue emozioni? Tantissimo.

Spendo una ventina di euro, leggo i primi capitoli e poi sono già stufo. Eppure le case editrici continuano a sfornare nuove proposte e novità presentate come fenomenali. Io mi sto rifugiando nei vecchi Simenon (mai passati di moda) oppure in Sciascia, Pavese, Fenoglio, Tomasi di Lampedusa, insomma…i classici.

E allora chiedo la vostra collaborazione. Suggerite romanzi, racconti, inchieste…libri che valga davvero la pena di spendere 20 euro e ritrovare il gusto e la passione della lettura.

 

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15 Responses to Ma cosa dovrei leggere…

  1. laura scrive:

    A me è sempre piaciuto molto leggere. Il libro che più mi ha colpita, è stato sicuramente “1984” di George Orwell.Ul libro disperato, angosciante,ma in un certo senso, profetico. L’ultimo libro che ho finito di leggere da poco, è” Siddharta” di Herman Hesse. Un libro che cerca di dare una risposa,ad una delle domande che l’essere umano si pone dalla notte dei tempi ”
    qual è il senso della vita. Il protagonista,dopo aver peregrinato molto, trova l’illuminazione,quando rivede il figlio, abbandonato tempo prima. Consiglio anche, Fahrenheit 451,di Ray Bradbury,libro anch’esso meraviglioso,

    • gandolfo scrive:

      condivido, letti entrambi e mi sono piaciuti tantissimo….ma sono per l’ appunto libri vecchi, classici…perchè oggi negli scaffali delle librerie tra le cosiddette novità io non trovo più nulla di interessante?

  2. Fiorella scrive:

    Amo molto leggere, nonchè scribacchiare, adoro Ken Follett ma i suoi libri non escono tutti i mesi. Infatti anche a me è successo di spendere anche più dei € 20,00 ma dopo alcune pagine il libro è rimasto lì abbandonato. Non è successo invece con l’Eredità di Lilli Gruber, una racconto che mi ha fatto conoscere una storia diversa vista dall’altra parte della barricata, un racconto che ti avvince anche perchè quella parte di storia a noi l’hanno sempre raccontata in modo diverso mentre nel libro sono i protagonisti stessi a narrarcela.

  3. carla scrive:

    Con Beppe Gandolfo condivido un dato preoccupante: tra il 2011 e il 2013 il numero di chi ha acquistato almeno un libro è diminuito dal 44 al 37 per cento e questo calo ha toccato soprattutto le persone tra i 35 e i 44 anni.
    Se aggiungiamo che solo a Torino in due anni le librerie sono scese da 134 a 127…servono commenti o servirebbero politiche nazionali e locali concrete insieme alla spinta ad educare i nostri ragazzi a leggere?

  4. Benedetta scrive:

    Sono lettrice compulsiva, una “serial reader” e molti sono i libri che mi porto dietro, dai grandi classici (“Cime Tempestose”, “I Miserabili”, “David Copperfield”..), ai gialli di Camilla Lackberg e il bellissimo Simenon, Zafòn, Isabel Allende, “Il Profumo” di Suskinde altri. Attualmente sono alle prime pagine di “Philomena” e m’incuriosisce lo “Stoner” che ho sul comodino in prossima lettura. Non ho amato “Lettera a Leontine” di Mastrolonardo e il secondo libro di Luca Bianchini “Cena di Natale”, così come per “Il gioco di Ripper” della Allende. Di solito non leggo a prescindere le nuove uscite, ma stavolta….l’istinto mi ha guidata. Staremo a vedere! Il libro è come un bell’abito, non è detto che starà bene a chiunque ma condivido: il mercato in questo momento è davvero povero, molto povero.

    • gandolfo scrive:

      Grazie benedetta, devo dire che invece a me “il gioco di Ripper” di Isabel Allende non è che dispiaciuto..

      • Benedetta scrive:

        Carissimo Gandolfo,

        Forse resto legata alle atmosfere della Allende legate alla “Casa degli Spiriti”, “Ritratto in seppia”, “Il piano infinito”…non so, il “Gioco di Ripper” mi ha lasciata perplessa. Circa i thriller ho apprezzato “le quattro casalinghe di Tokyo” e “Il bambino segreto” della Lackberg. Dovrei rivedere la Allende sotto una luce diversa….

        • gandolfo scrive:

          Ho solo scritto che negli ultimi tempi il gioco di Ripper era il meno peggio dei libri che ho letto.. Certo la casa degli spiriti era tutt’altra cosa.
          Adesso sto rileggendo Todo modo di Sciascia.. Mamma mia che bello.. Ma appunto è un classico e non sta nei scaffali novità in libreria..

  5. fra ncesco vannucchi scrive:

    Ho scoperto bruno marchio un grande talento ve lo consiglio
    E’ uno scrittore genovese scrive in modo semplice,ma efficace
    Ci possso consigliare alcuni titoli: colpi di coda , con la morte non si tratta.fatemi sapere ciao a tutti Cesco
    .

  6. Laura scrive:

    Di libri ce ne sono molti e sicuramente la scelta è soggettiva. Consiglio vivamente le lacrime di Nietzsche. Una conversazione insolita fra Breuer e Nietzsche. Intenso, a tratti complesso, ma sicuramente interessante e ben scritto.
    Purtroppo in Italia pubblicare è diventato quasi impossibile e le case editrici preferiscono i nomi noti (calciatori inclusi) perchè il fine non è la cultura ma il business. Ho scritto due romanzi, ma quando ho provato ad inviarlo a case editrici importanti mi è stato risposto, al telefono, che non essendo io una persona famosa nessuno avrebbe preso in considerazione i miei scritti. Credo che sia pieno di buoni romanzi e bravi scrittori, purtroppo se non si rischia e non si investe tempo nelle persone, lasciando spazio solo a calciatori, politici e veline… la cultura del libro non può che risentirne. Basterebbe leggere i manoscritti e pubblicare quelli meritevoli e non solo quelli raccomandati o quelli scritti (scritti???) da persone che non fanno sicuramente della cultura la loro arma vincente.

  7. Pat scrive:

    Dire che mi piace leggere è riduttivo. Ho iniziato a leggere prestissimo e non ho ancora smesso. Leggo per passione, per aumentare conoscenza e cultura, ma anche perché è il modo migliore per trascorrere del tempo con me stessa e staccare dal mondo che mi circonda, penso che i lettori coltivino questa bella abitudine anche perché hanno un profondo bisogno di mettere un bel muro tra loro e il quotidiano e lo spessore di un libro è un muro fantastico! Leggo anche per lavoro e per curiosità. Per scoprire nuovi generi letterari e nuovi linguaggi. L’italiano è vivo e vivace e anche in continuo mutamento, il cambiamento mi incuriosisce sempre. In questa continua ricerca ho anche letto libri divertenti, scritti da giovani autori, libri con linguaggi e pensieri nuovi che mi hanno strappato sorrisi e mi hanno fatto riflettere sulle peculiarità del nostro mondo. Ma passione no. Quella continua a essere riservata a pochi titoli che oramai appartengono al passato remoto. Penso che nel panorama della letteratura contemporanea non esista un titolo che rimarrà nella storia. Mi spiace, ma a mio modesto parere, non esiste nessuno che possa essere indicato come il degno erede di Cesare Pavese, o il prosecutore dell’opera di Verga, di Pirandello o di Sciascia, neppure Camilleri, che per quanto bravo ha limiti legati al dialetto e di scarsa analisi della società, soprattutto in Montalbano. E per quanto mi dia da fare a leggere libri gialli e noir, nessuno può neppure avvicinarsi al misurato equilibrio di Simenon, alla sua incredibile capacità di delineare con pochi tratti essenziali situazioni, personaggi e luoghi. A differenza di quanto scrive Laura, io ho pubblicato e non lo reputo un percorso impossibile. E’ chiaro che se uno manda la sua opera prima a Mondadori, la possibilità di vedere il libro sugli scaffali della libreria diventa abbastanza remota, ma esistono buoni editori locali che fanno il loro lavoro con grande passione e impegno. Penso che anche nella scrittura, come in ogni lavoro, debba esistere una sorta di gavetta e di percorso di crescita, quindi esistono scalini obbligati. In tutto questo, nonostante abbia già pubblicato, non penso di aver ancora scritto un capolavoro degno di nota, diciamo che ho fatto dei buoni libri, alcuni anche molto curati, ma da qui ad avvicinarmi ai grandi della letteratura, ne passa! Il male della nostra epoca è che purtroppo nessuno ha coscienza dei propri limiti, delle proprie capacità e soprattutto del proprio mestiere: facendo presentazioni in giro per il Piemonte, sovente parlo con persone che scrivono. Moltissimi scrivono e pochi leggono. Come si spiega questa faccenda? La penso quindi in modo opposto rispetto a Laura: in Italia e nel mondo si pubblica troppo e questo va a discapito della qualità. Molti degli scrittori che incontro sono del tutto occasionali: faccio il medico ma ho scritto un libro, sono un assicuratore ma avevo una storia d’amore che mi piaceva e l’ho scritta! Ma una storia di che??? Io scrivo, e non è che ogni tanto mi diverto a visitare le persone e fare diagnosi o li consiglio sulle polizze vita! Saltando a piè pari il discorso di calciatori e veline che non prendo neppure in considerazione, in Italia vengono pubblicati circa 600 titoli al giorno. Vi pare una cifra normale? E’ logico pensare che i libri pubblicati non siano tutti capolavori, così come e logico pensare che non siano stati scritti da chi fa della scrittura il suo mestiere. L’editoria a pagamento ha poi generato un danno enorme, dare la possibilità a chiunque, pagando il giusto, di vedere il proprio libro pubblicato, è uno degli elementi che ammazza la letteratura. Qualcuno mi spiega il senso? Io scrivo un libro e pago per vederlo stampato. Capite che è solo un atto di vanità, un modo per auto darsi una botta di vita all’ego? Ma soprattutto, se non trovi un editore che creda nel tuo progetto, e sia disposto a pagarlo per averlo, non ti viene il dubbio che il tuo libro sia poco commerciale? Chiudo con una battuta: penso che il detto “Perché la tua vita sia completa devi fare tre cose: piantare un albero, fare un figlio e scrivere un libro” sia stato preso un po’ troppo sul serio. Bastano le prime due. Non è che tutti siamo obbligati a completare il percorso! 😉

  8. Cristina scrive:

    un tuffo nei classici quando non c’è altro che riesca ad intrigare …. magari una storia un pò gotica tipo “Giro di vite” di Henry James …

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