Samarcanda e il destino…

by • 21 agosto 2013 • ArchivioComments (19)2918

…All’alba furono spenti i falò e fu proprio allora che tra la folla, per un momento, a un soldato parve di vedere una donna vestita di nero che lo guardava con occhi cattivi.

…Salvami, salvami, grande sovrano fammi fuggire, fuggire di qua. Alla parata lei mi stava vicino e mi guardava con malignità.
Dategli, dategli un animale figlio del lampo, degno di un re. Presto, più presto perchè possa scappare dategli la bestia più veloce che c’è.

..Fiumi poi campi, poi l’alba era viola, bianche le torri che infine toccò ma c’era tra la folla quella nera signora e stanco di fuggire la sua testa chinò. Eri fra la gente nella capitale so che mi guardavi con malignità son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale son scappato via ma ti ritrovo qua. Sbagli, t’inganni, ti sbagli soldato io non ti guardavo con malignità era solamente uno sguardo stupito  cosa ci facevi l’altro ieri là? T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda, eri lontanissimo due giorni fa, ho temuto che per ascoltar la banda non facessi in tempo ad arrivare qua.

Quante volte mi è tornata in mente questa canzone di Vecchioni mentre, in questi giorni, mi occupavo dell’ incredibile serie di vittime sulle nostre montagne.

Come mi è tornata in mente quella volta che, dopo una lunghissima coda nei pressi di Taranto, arrivai nei pressi di un incidente. Una coppia di anziani tedeschi, che arrivava dal Nord della Germania, era stata uccisa da una valigia che, staccatasi dalla macchina  davanti a loro, li aveva colpiti  sfondando il parabrezza della loro auto. Un attimo di secondo prima e la valigia avrebbe rimbalzato sul cofano e volata via, un attimo di secondo dopo e sarebbe finita sul tetto dell’ auto.   Quei due anziani tedeschi avevano attraversato tutta l’ Europa per arrivare puntuali all’ appuntamento con quella valigia mortale…

Il destino è così. Non puoi farci nulla. Certo è meglio non camminare in bilico sul cornicione di un grattacielo, ma per il resto…è tutto già scritto!

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19 Responses to Samarcanda e il destino…

  1. gabriella scrive:

    Miiiiiiiiiiiiii, non sono per nulla superstiziosa, ma il tuo punto odierno è da brividi……evviva l’ottimismo!

    Sono fatalista al 1000%, per me il destino è scritto, tuttavia contrariamente a quello che si pensa…il destino si può cambiare,non dopo,non quando le cose sono irrimediabilmente avvenute,ma prima e ciò è attuabile se si dispone di una discreta quantità di sensibilità e saggezza.

  2. gandolfo scrive:

    scusate, non volevo essere pessimista, o ingenerare pessimismo….
    il destino sa essere anche benevolo, ognuno di noi avrà mille esempi da raccontare..e li scriva sul blog..
    ad esempio, io nel 1989 entrai all’ Ansa credo per meriti professionali. la nonna del direttore incaricato di scegliere fra decine di candidati si chiamava gandolfo: quel cognome gli rimase impresso più di altri…
    chiamatelo destino…o culo…

    • gabriella scrive:

      Prendo a prestito una frase che sentii pronunciare ad Ernesto Olivero durante i tumulti del G8 a Genova. Lui disse fa molto più rumore una pianta che cade che un’intera foresta che cresce.

      Ecco – per me – il destino è così. Le cose belle che ti vengono riservate sono come la foresta che cresce!!!!!

  3. Pat scrive:

    Quasi un anno fa ho pubblicato un libro sull’incendio del Cinema Statuto. io e il mio coautore, per dare completezza al libro, abbiamo raccolto storie e testimonianze: quelle dolorose dei parenti delle vittime, ma abbiamo inserito anche la storia di uno degli scampati. Appuntamenti con il destino…quanti ne abbiamo sentiti! Nelle varie presentazioni sono saltate fuori decine di testimonianze, più di una volta abbiamo pensato che mezza Torino si trovasse in via Cibrario: moltissimi hanno raccontato che dovevano andare allo Statuto quel pomeriggio e poi, per mille ragioni diverse, non sono entrati! Destino o fortuna? Personalmente ho verificato che esiste un destino…eccome! Essere nel posto giusto al momento giusto e incontrare (per caso?) una persona che ti cambia la vita? Mi è capitato! Penso che in parte ciascuno si artefice del proprio destino, ma per la maggior parte tutto dipenda da un disegno, da qualcosa già scritto, non so dove e non so da chi, ma il bello della vita è proprio questo, scoprirlo giorno dopo giorno.

  4. Ettore scrive:

    Credere al destino oppure no, questo mi sembra l’argomento di discussione.
    Io credo che il destino sia insito in ognuno di noi ma più che il destino io credo molto di più nella “fortuna” nel senso che Fortuna e Destino possono essere considerate le due facce della stessa medaglia.
    In occasione di una discussione con amici affrontammo l’argomento delle separazioni e c’era chi sosteneva che le relazioni durature non sono altro che il frutto della buona sorte, della fortuna.
    Non è forse il frutto della fortuna o addirittura del caso che siano state fatte scoperte importantissime, vedi la mela per Newton o la penicillina per Fleming, non è forse grazie alla fortuna che lo stesso Colombo scoprì l’anerica proprio il giorno prima che il suo equipaggio aveva quasi deciso di tornare indietro e mettere alla gogna il povero Cristoforo,non è forse grazie alla fortuna che siano tronati sani e salvi gli astronauti dalla spedizione dell’Apollo 13?
    Conclusione, siete/siamo anche pronti a credere al destino ma io vi dico e vi auguro Buona Fortuna a tutti…..sempre.

    • gabriella scrive:

      La prima parte del tuo commento la condivido, anche la fortuna ha un ruolo fondamentale ma è parte integrante del fato stesso.
      Nella parte in cui citi le varie scoperte, io credo che in quel caso la fortuna abbia un ruolo marginale, la fa da padrone l’istinto e la capacità di crederci ecco perchè sostengo che il destino un pochino lo si può modellare.

    • Pat scrive:

      Ciao Ettore, vorrei dissentire. Le relazioni durature, a mio parere, non sono frutto della buona sorte. La buona sorte, il destino, la botta di …, chiamalo come vuoi, può esserci nel momento in cui incontri quella che ti pare la persona giusta. Ma portare avanti un rapporto è un po’ più impegnativo…a parte l’affinità iniziale, col tempo devono intervenire altri fattori: l’amore, la pazienza, l’intelligenza e una grandissima forza di volontà. Tutti elementi che servono per portare avanti un comune progetto di vita, un cammino. Magari bastasse la fortuna! Mia nonna diceva sempre; “Ricordate, la vita è breve, ma il matrimonio è TANTO lungo!”

  5. gandolfo scrive:

    Puoi svegliarti anche molto presto all’alba, ma il tuo destino si è svegliato mezz’ora prima di te.
    Proverbio Africano

  6. gandolfo scrive:

    e poi scopri che c’ è un’ IPOTESI DI OMICIDIO COLPOSO PER LA MORTE DI TITO TRAVERSA, 12ENNE PROMESSA ITALIANA DELL’ALPINISMO CADUTO DURANTE UN’ARRAMPICATA IN FRANCIA. AVREBBE UTILIZZATO MOSCHETTONI ASSEMBLATI IN MODO SBAGLIATO.
    e allora il destino ha nomi e cognomi…

  7. gabriella scrive:

    Puoi essere la storia di un vile o di un eroe, di uno che trema in fondo alla spelonca delle sue paure o che crede nell’amore capace di spostare le montagne. Scegli tu il destino che preferisci. Ma smetti di cercarlo fuori di te.

    Purtroppo per me, pensieri così profondi non vengono dalle mie meninghi (anche se lo vorrei). Sono parole di una nota firma del giornalismo italiano: Massimo Gramellini

  8. Claudio scrive:

    Ben difficile non credere al fato, alla casualità, al carpe diem malevolo. Altro discorso è cercarselo con azioni da rischio assoluto. Ma il destino scritto se scritto da chi è scritto? Qui volge il discorso su chi torna indietro a prendere una valigia dimenticata e muore o si salva da un evento, il bimbo citato forse ha un caso di colpa e negligenza non di fatalità. Il soldato di Smirne era in guerrà e prima o poi potrà accadere, ma chi o cosa ti salva o ti condanna?

  9. Gabriella scrive:

    Claudio, mi piacciono le tue domande anche se destinate a rimanere senza risposta (almeno da parte mia), mi hanno però indotto a pormene un’ulteriore:
    dove finisce il destino e dove comincia l’alibi del destino?

    Es. A) Mio Zio, classe 1925, arruolato tra le fila dell’U.S. Army prese parte alla guerra delle 2 Coree. 40 anni dopo torna a Seul per un viaggio di piacere; sceglie a caso un ristorante e mentre sta guadagnando la porta si trova di fronte un coreano in procinto di uscire dal locale. Perplessità, incredulità, disorientamento, stupore! Colui che stringeva la maniglia di quella porta dalla parte interna non era un coreano qualsiasi. Era il suo commilitone, quello che 40 anni prima aveva condiviso con lui tutto, dalla trincea, al rancio, dalla paura, alla speranza, dalla fiducia reciproca passando per vento – pioggia – sole. Seul, oltre 10.000.000 di abitanti e lui incontra -dopo 40 anni di silenzio – l’unica persona che conosce!

    Es. B) 13 gennaio 2012 – Isola del Giglio – Concordia

    Questi 2 eventi possono essere accomunati dalla parola destino?
    Lo chiedo a voi, perché io la risposta me la sono già data ed è un NO secco!
    Per me A) è il destino, disegnato non so da chi, ma che mi fa capire che l’uomo non è padrone della sua sorte.
    B è il destino disegnato dall’uomo che mi fa capire che l’uomo col suo comportamento diventa responsabile e modifica la sua ventura ed in tanti casi non solo del sua.

    Dove finisce il destino e dove comincia l’alibi del destino? E quanto ci fa comodo l’alibi del destino?

  10. Pat scrive:

    Belli questi commenti, e molto stuzzicanti! Alla domanda di Claudio l’uomo sta tentando di rispondere da epoca remota. Mi pare che un certo signor Platone abbia scritto qualcosa in proposito…
    Gabriella, bellissimo il racconto dell’incontro di tuo zio…pensi che sia capitato per caso? Non lo so, forse tutti e due, inconsciamente, hanno fatto qualcosa per essere lì nello stesso istante. Sempre il signor Platone asserisce che la nostra Anima conosce il suo percorso e quindi inconsciamente agiamo perché si realizzi. Io penso che il destino ci presenti “l’attimo”, ma noi abbiamo il libero arbitrio per poter agire in modo diverso. Ora vi racconto un’altra storia tratta dal libro sullo Statuto:
    Maurizio Verna la mattina del 13 febbraio 1983 si reca a sciare a Champoluc si avvia a prendere la funivia, mentre è in attesa la funivia scarrucola e tre ovetti finiscono nel burrone sottostante. Ci sono più di dieci vittime. Maurizio è sconvolto, lascia le piste da sci (libero arbitrio) e torna a Torino. Il pomeriggio decide di andare al Cinema….è una delle vittime dello Statuto.
    Era giunta la sua ora? Aveva un appuntamento a Samarcanda? Se fosse rimasto a sciare sarebbe ancora vivo? Sono domande complicate e non c’è risposta. Maurizio non se l’era andata a cercare…ma con le sue scelte ha compiuto il destino della sua Anima.

  11. gabriella scrive:

    Eh Pat, altrettanto belle domande! Chiesi a mio Zio quale spiegazione desse a tutto ciò e lui replicò: “sono sicuro che se ci fossimo dati appuntamento uno dei due avrebbe aspettato l’altro!
    Beppe ha intavolato un discorso bellissimo che noi umani non riusciremo mai a dipanare non essendoci riusciti, filosofi, scienziati ed intere generazioni. E’ un argomento straordinario che si presta a molteplici sfumature ed interpretazioni che a modo loro possono essere tutte giuste, o forse lo sono perché le guardiamo da una sola prospettiva.
    Posso asserirti con assoluta certezza che non so niente, cerco di farmi domande ed attraverso le vostre risposte e commenti cerco di farmi un’opinione ad ampio spettro.
    E’ di pochi giorni fa la triste notizia di quei 2 cuginetti di Taranto colpiti dal fulmine uno non ce l’ha fatta! Era giunta la sua ora? Aveva un appuntamento a Samarcanda? Non aveva fatto nulla per cercarsela, non aveva neanche fatto una scelta forse quella inconscia di essere sulla traiettoria di quel lampo!
    E che dire degli 80 passeggeri morti sul treno deragliato perché il macchinista andava ai 190 anziché ai 90? Anche in questo caso era giunta la loro ora?
    A me viene da pensare che ci sia molta differenza tra questi due esempi, molto spesso totalmente ignari (per fortuna per noi) mettiamo il nostro destino in mano alle persone ancor prima della “divinità” come sostenuto da Socrate maestro di Platone che disse: “Ma ormai è l’ora di partire, per me, a morire, per voi, a vivere: chi di noi due si avvii verso un destino migliore, è ignoto a tutti, fuorché alla divinità.” Questa frase gli fu attribuita durante un processo con l’accusa di credere in dei diversi da quelli di Atene. Secondo me il fatto stesso che ci fosse contraddizione sulle divinità inficia il principio.
    Signori, adesso mi congedo caramente da voi, perché ho appuntamento col mio destino ossia il pranzo. Buon appetito a tutti

  12. Alessandra scrive:

    Ciao a tutti, è un po’ di giorni che seguo il blog e ora sono pronta a raccontarvi il mio appuntamento con il destino. E’ un incontro/scontro recente, infatti è avvenuto ieri sera. Ero in bicicletta in centro Torino e stavo andando a cena con amici. Appuntamento alle 19.45 sotto la Mole. Arrivata in piazza Castello decido, non so perché, di svoltare in via Po anziché in via Verdi. Sbagli di nuovo strada e anziché girare in via Montebello prendo via Rossini. Le rotaie mi mettono in difficoltà e c’è veramente poco spazio tra le stesse e il marciapiede, decido quindi di rimanere in centro carreggiata e di girare a destra davanti alla Rai. Mentre penso, vengo superata da un’automobile seguita da un autobus di linea che incomincia a stringermi per rientrare. E’ stata una frazione di secondo, mi ha urtata per ben tre volte: manubrio, mano e gomito. Non sono riuscita neppure a urlare e ho avuto un unico pensiero: rimanere in equilibrio sulla bicicletta. Risultato, un paio di escoriazioni e niente di più. Non sono caduta e prima di fermarmi ho svoltato davanti alla Rai. Devo ringraziare il mio sangue freddo e la mia buona capacità di andare in bicicletta, sarebbe bastato un attimo di panico e che avessi girato il manubrio, sarei rimasta incastrata nella rotaia e sarei volata lunga e tirata sul marciapiede o sotto le ruote dell’autobus, non oso pensare alle conseguenze! Ho avuto per tutta la sera le ginocchia che tremavano e quando pensavo al momento vissuto, sentivo il sudore salire…terribile. Forse non era la mia ora, o forse sono stata fortunata e brava. Chi lo sa? Comunque sono contenta di essere qui a raccontarvela!

  13. gandolfo scrive:

    Brava Alessandra, più che il destino di ha giocato il tuo sangue freddo.. Certo che se prendevi via Po…

  14. Alessandra scrive:

    Penso che il ruolo fondamentale sia stato giocato dall’istinto di sopravvivenza. Il tutto è durato qualche eterno secondo, ma il mio unico pensiero era quello di non cadere! Sono una vera Bogia nen. Resistere!

  15. Claudio scrive:

    Beh oltre alla bravura di Alessandra nel stare in piedi ops in bici c’è un’altra considerazione da fare sull’appuntamento col destino 1 cambia strada e chissà perchè? 2 sbaglia strada ben conoscendo quella giusta? 3 l’autobus passa proprio in quell’istante lì in quel posto dove c’è lei…3 causali e non credo siano poche ma meno male che ce l’ha contata :)

    • Alessandra scrive:

      E’ proprio quello che volevo sottolineare nel mio commento. Chi mi ha indotto a sbagliare strada? Chi ha fatto in modo che io e quell’autobus fossimo tutti e due lì alla stessa ora? E’ chiaro che ho fatto di tutto per non cadere, ma avrei anche potuto buttarmi sul marciapiede al primo contatto. Reazione opposta e forse stesso risultato. Forse! La vita è piena di porte che si aprono, puoi decidere di entrarci o rimanere fuori…e tutto cambia.

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