100 donne uccise, che vergogna

by • 5 settembre 2013 • ArchivioComments (30)4857

Dall’ inizio dell’ anno molte più di 100 donne uccise in Italia, una vera e propria guerra. 

Ci sono tanti modi per fare morire una donna e uno solo per convincere gli uomini a non uccidere: prenderli da piccoli e poi rincorrerli dappertutto anche da grandi. La lezione deve essere il più precoce possibile, impartita con amore e accompagnata da esempi. Un padre che non alza mai la voce e regala fiori sarebbe il massimo. Ma va bene anche un padre scorbutico che però protegge e rispetta la propria compagna.

 Si inventa per loro un gioco di ruolo: sei un cavaliere e lo resterai  anche se perderai il lavoro, se lei avrà più soldi di te o ti lascerà per un altro. I bambini assorbono, copiano, rilanciano. Se noi invece li cresciamo a suon di “sì”, “sì a tutto”, al primo no che incontreranno nella vita non avranno gli strumenti per  reagire, per sapere come affrontare quel rifiuto e quindi come comportarsi.

 Un aiuto dovrebbe darlo anche la scuola, ma con insegnanti come il prof di Saluzzo….c’ è poco da stare allegri.

 Mariti, fidanzati, conviventi, amanti, ex qualche cosa. Uomini normali, non mostri. Ma sempre un maschio narcisista, figlio di una società depressa e ipersensibile che non può sopportare un rifiuto. Gli avevano detto che poteva ottenere tutto, ci ha creduto.

 L’uomo che uccide dice di amare la sua vittima, piange, è devastato dal rimpianto. Forse di vero amore si tratta. Però mentre gli insegnavano la conquista omettevano  la prima dura regola dell’amore: può accendersi in simultanea  ma di rado finisce nello stesso momento e dunque non è vero che tutto ciò che desideriamo è a portata di mano.

 Bisognerebbe andare a vedere che bambini sono stati tutti i cecchini di questa guerra incredibile a cui è difficile stare dietro. 100 vittime: spaventoso! Rileggi l’elenco e non ci credi: sfregiate dall’acido, suicide dopo uno stupro, accoltellate, sparate, strangolate a mani nude.

  E’ difficile capire che cosa stia succedendo, pericoloso semplificare. Uccidono anche le donne, ma sono casi eccezionali. Forse non è una guerra ma una vendetta di genere, è  fare cadere la responsabilità di vite sempre più inospitali sulla donna che  della vita ha il segreto e le chiavi.  

Parlarne si deve, però con la paura di dare spunti sciagurati a chi ha la mente malata. Scendere in piazza con un fiore è un modo  per ricordare. Si possono portare anche i fischietti e i tamburi, come sta accadendo nelle processioni di rabbia e mestizia. Chi ha idee migliori non le tenga per sé. E soprattutto non si senta al sicuro.

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30 Responses to 100 donne uccise, che vergogna

  1. silvia marchis scrive:

    E siamo alle solite…e poi diranno che questi uomini in quel momento erano incapaci di intendere e di volere colti da un raptus improvviso incapaci di reagire in modo razionale…invece no erano consapevoli di quello che facevano e che in molti casi avevano preparato da tempo la loro vendetta contro la donna che li aveva lasciati o che tradivano o che li aveva traditi…e la colpa di chi è?improvvisamente sono tutti impazziti in questo nostro mondo super-evoluto?la colpa è dei mezzi di informazione in genere che enfatizzano questi fatti di cronaca????della tv che trasmette spesso film o altri programmi dal contenuto violento?no la colpa è nostra siamo ormai incapaci di pensare razionalmente di renderci conto di quello che facciamo perché ormai non siamo più capaci di ragionare risolvendo i problemi normalmente ormai siamo anche noi solo più delle macchine sempre più distruttive nei confronti dei nostri simili…

  2. Pat scrive:

    Non sono più 100, siamo già arrivati a 102… è un conteggio senza fine e soprattutto senza speranza che finisca. C’è qualcosa che non funziona, ma soprattutto c’è qualcosa di malato. Terribilmente malato. Prima di scrivere ho aspettato qualche altro commento, oltre a quello condivisibile di Silvia, ho aspettato che qualche uomo saltasse su a dire la sua, poi ho deciso di scrivere. Genitori “amici”, professori “amici”, amici che non sono capaci a fare gli amici, ma non è che tutto questo crea un po’ di confusione? Se tutti sono “amici”, a chi spetta il compito di educare? A chi spetta applicare la politica del NO? A chi spetta spiegare cosa è giusto e cosa è sbagliato?
    Sono madre di due figli maschi oramai adulti, ho assistito alla crescita di altri bambini, amici dei miei figli, più di una volta mi son sentita dire: “Tizio è fortunato, la sua mamma gli lascia fare questo…” o peggio ancora “La mamma di Caio gli vuole bene davvero, gli ha comperato ********* non come te che non mi comperi mai niente!”. Ragazzi cresciuti a colpi di sì…ragazzi che hanno tutto facile, con madri prostrate ai loro ordini e ai loro capricci, il più delle volte, trattate come pezze da piedi….che ne sarà stato di Tizio o di Caio? Purtroppo o per fortuna li abbiamo persi di vista, troppe differenze…visione della vita diversa… La politica del NO è faticosa. I ragazzi martellano come pazzi e ti mettono in croce. Fare i genitori è faticoso. Aiutarli a crescere, insegnare loro come gestire rifiuti e frustrazioni, far capir loro che i desideri di tutti vanno rispettati, non solo i loro. Che all’interno di una famiglia ciascuno occupa il proprio posto è ha esigenze proprie e tutti vanno presi in considerazione. Insegnar loro la politica dell’essere più che quella dell’avere….Tutto questo non è faticoso…di più! Le cause dei femminicidi (esclusi quelli legati a stati di pazzia accertata) sono sempre e solo il frutto di un’educazione familiare sbagliata. Non c’entra nulla la scuola, la società, i media o vattelapesca…il seme della violenza o del rispetto è impiantato in età prescolare, già prima dei sei anni i bambini fanno differenze tra maschio e femmina e si rapportano in modo diverso. E’ chiaro che il cammino nella società potrà diluire o accrescere le caratteristiche, ma le basi sono già lì. Il problema però, non è tanto in come il papà tratta la mamma (anche se è un’esempio importantissimo e la coesione tra genitori è fondamentale!) ma soprattutto come la mamma permette ai piccoli di trattarla, le donne (come tutti in generale) sono degne di rispetto nella misura in cui si fanno rispettare. Non puoi essere lo straccio per i piedi di tuo figlio e poi pretendere che tratti con rispetto le altre donne nel mondo. L’importanza della solidità della figura materna è fondamentale. E’ per questo che soffro ancora di più per le donne uccise, perché penso che dietro quegli uomini ci siano donne che hanno amato troppo e male i loro figli. Noi donne, proprio perché custodiamo il segreto della vita, raccogliamo sempre in modo abbondante quello che seminiamo.

  3. Gemma scrive:

    Concordo con tutto quello che è stato scritto, compresa la mancanza di commenti maschili ma so che arriveranno. Vorrei però ugualmente aggiungere la mia esperienza. Sono mamma di una fanciulla nel pieno della propria adolescenza. Come dice Pat, è difficile fare la mamma o il papà, ma è un dovere per chi tenta di fare al meglio il difficile mestiere di genitore. Perchè, al di là dei luoghi comuni sulla difficoltà palese, sui dubbi che ti assalgono ogni giorno, ogni minuto, quello che va ricordato è che l’educazione dei nostri figlie è anche l’unica via attraverso cui si può pensare di costruire un mondo migliore. I nostri figli e figlie sono il domani, sono la non violenza, la capacità di comprendere e accettare l’uguale e il diverso, sono la consapevolezza di essere persone che hanno una propria dignità, qualsiasi siano le condizioni e le scelte che faranno. Non voglio quindi essere banale, ma dire che spero che mia figlia comprenda la propria importanza e la propria dignità e sappia che niente e nessuno mai potrà mettere in discussione il suo valore assoluto di essere umano. Troppo spesso dietro a uomini privi di ogni capacità intellettiva e carichi di violenza e ignoranza, ci sono donne che dimenticano di meritare una vita serena, di pretendere rispetto per se stesse e per la propria persona. Le condizioni economiche, la cultura familiare, l’educazione possono essere elementi condizionanti?….Nooooo! Niente e nessuno deve condizionare il diritto che ogni essere umano ha alla vita e al rispetto della propria persona. Questo vorrei che domani mia figlia ricordasse. Anche quando dovrà affrontare momenti difficili, strade in salita e problemi che sembreranno insormontabili. A tutto c’è soluzione, per tutto si può trovare una via d’uscita. Solo la mancanza di rispetto di se stessi e la paura limitano le nostre azioni. Quando ogni donna saprà pretendere il totale rispetto della propria persona, quegli uomini che oggi si macchiano di atti infami non esisteranno più!

  4. Filippo scrive:

    Cosa dire mi posso vergognare come uomo che accadano questi omicidi orribili,ma poi??? Se non educhiamo i ragazzi al rispetto, la scuola, a saper essere indipendenti e non possessivi e gelosi , la famiglia, sempre la scuola , le tv la letteratura, se non cambiamo questa societa’ infelice dentro sara’ impossibile

  5. Franco Senestro scrive:

    Sicuramente la cattiva situazione economica che si sta vivendo ha il suo peso in queste brutte vicende, come del resto i suicidi (che però stranamente c’erano solo col governo Monti) E’ certo che tanti uomini faticano a gestire il rapporto con le donne, figli di un educazione sbagliata che li rende insicuri, spesso fino alla violenza. D’altro canto ( e mi perdonino le vittime) spesso arrivano segnali molto prima, voglio dire che raramente è il povero travet che uccide la moglie, molto più spesso e il tipo che parcheggia in doppia fila per andare al bar, che ogni due parole stacca una bestemmia, che spesso ha una t-shirt di due taglie più piccole.
    E si sente dire “mi picchia perché mi ama” Certamente le trasmissioni della De Filippi non aiutano.
    Dice bene Pat, quando parla di educare i figli, diamo loro soprattutto sicurezza, affinché sappiano rapportarsi con gli altri, vivere le loro storie d’amore sereni .

  6. silvia Dozzo scrive:

    educare è il primo passo ma non dimentichiamoci che poi vengono denunciati e da qualche giudice rilasciati un omicidio è un omicidio va punito e basta. il dolore che provano le famiglie delle vittime non viene mai ripagato da una giustizia cieca .

  7. Claudia Forzano scrive:

    l’argomento è spinoso e ci si sente disarmati… educare è difficile e richiede tempo e pazienza, ingredienti rari oggi. La famiglia, se esiste, non ha più il tempo necessario per seguire come un tempo, prima del boom economico, la propria progenie, e la società ancor meno… Io sostengo che la vera crisi non è quella economica, bensì quella morale, e in quest’ultima sono da ricercare le cause della prima.
    Scrive bene Beppe, occorrerebbe dire qualche no in più a figli e nipoti, non fosse altro per insegnare che la vita prima o poi te li dice, ed è bene essere preparati…
    Allenarsi alle sconfitte non per subirle passivamente, ma per imparare da esse e rialzarsi più forti.
    Occorrono urgenti politiche sociali coraggiose, serie ed intelligenti, e spiace constatare che laddove ci sarebbe la volontà, ci sarebbero le idee…mancano le risorse…

  8. gandolfo scrive:

    Ma i mass media fanno bene a parlarne e denunciare il fenomeno, o parlandone stimolano le menti malate?

    • Claudia Forzano scrive:

      Sicuramente è un dovere dei media darne notizia. La cosa insopportabile è che si esagera nel parlarne e nel trasmettere programmi, al limite della morbosità, per approfondire anche troppo questi fatti di sangue.
      Personalmente non seguo queste trasmissioni e temo che abbiano effetti negativi, spingendo magari soggetti deboli e influenzabili, all’emulazione.

      • Pat scrive:

        Sono d’accordo con Claudia, ma devo sottolineare che, certi tipi di programmi, continuano ad andare in onda perché il pubblico li segue. Nessuna TV trasmetterebbe un programma che non raccoglie pubblico e consensi. Si ritorna al discorso educativo. anche esercitare il ostro potere sul telecomando è questione di educazione, anche cambiare canale o spegnere la televisione e fare altro è sinonimo di libertà. ” Io sostengo che la vera crisi non è quella economica, bensì quella morale, e in quest’ultima sono da ricercare le cause della prima”. Claudia, in questa frase hai condensato tutta la reale problematica e il dramma della nostra epoca. Siamo in pieno Medio Evo, e il progresso degli ultimi anni ha solo interessato la tecnologia, purtroppo non accompagnato da un’eguale crescita spirituale, morale e psicologica degli individui…anzi! Via via sono venuti a mancare punti di riferimento forti: genitori, insegnanti, preti, referenti politici…ovunque ti giri c’è il vuoto. Gli uomini non crescono da soli! E’ il confronto che aiuta a maturare: il gruppo, l’agorà, la scuola di filosofia, l’oratorio, la sede del partito, persino l’esercito, sono posti dove i ragazzi sono diventati uomini per secoli. Ora dove può succedere? al centro commerciale? in una sala giochi? trovatemi un luogo di aggregazione dove i nostri giovani possano discutere e crescere, dove possano confrontarsi con adulti stimolanti e consapevoli….una tristezza. L’unica speranza è la teoria dei corsi e ricorsi storici di Gian Battista Vico….dopo il Medio Evo dovrebbe arrivare l’Illuminismo…speriamo di essere ancora qui.

    • paola montresor scrive:

      Rifletto sempre molto e continuo a riflettere sull’opportunità di dare notizie di questo genere, ma credo – benchè il compito dei media sia di informare – … ripeto, credo sempre più, che la diffusione di notizie negative e violente serva ad incentivare l’opera dei malvagi e a suscitare interessi morbosi e depravati in persone non equilibrate.

  9. claudio scrive:

    Ciao ….mancano i commenti maschili ?…spero manchino le parole per una non difesa….per quanto sia difficile vivere oggi tra essere umani non è tollerabile nessun gesto così violento…quello sulle donne è più numeroso e sicuramente più deprecabile riflettendo su come la donna viva questa realtà spesso nel terrore e nella angoscia per anni prima del fatto… quindi non si tratta spesso del raptus,ma di un crimine maturato dopo anni di paura …. nel 2013 viviamo ancora troppi drammi e uno è questo !!!

  10. Marco Gambella scrive:

    Stiamo tutti sbagliando bersaglio, abbiamo un punto di vista troppo ristretto. Non è la violenza sulle donne che dobbiamo combattere, ma la violenza in generale. Dobbiamo condannare ed emarginare chi si fa strada nella vita con la violenza, sia essa verbale o fisica, sui più deboli: donne, bambini, immigrati, anziani, e tutti coloro che non hanno la possibilità di difendersi. Nella società italiana, individualista ai massimi livelli, vige una sola legge: la legge del più forte. Ecco il motivo dei femminicidi, della mancata integrazione degli stranieri, della corruzione e di tutti i guai italiani. Il deficit dell’Italia è culturale, non economico!!!

  11. Mancanza di cultura, vuoto interiore, frustrazione e altro ancora… ma chi è vittima come fa a difendersi? perché nel momento critico, queste donne sono sempre sole? Perché non c’è mai nessuno che vede? Possibile che i segnali che mandano passino sempre inosservati?
    Eppure questi molestatori che diventano assassini non sono così nascosti…
    Spesso mi capita di osservare qualcuno che discute, c’è chi cerca il confronto per crescere, chi per difendere una posizione di cui è convinto, ma c’è anche chi vuole avere ragione a tutti i costi per questioni di principio… Questo mi fa riflettere….
    Nel dialogo di coppia, chi ha attitudine a prevaricare l’altro, non si palesa in pubblico, spesso si nasconde dietro un atteggiamento simpatico, il classico lupo travestito da agnello, e le persone vicine alla vittima designata, possono non accorgersene al principio, ma poi.. Non vogliono vedere? Credo che chi è vittima non riesca a reagire perché è attanagliata dalla paura… Facile dal di fuori dire cosa potrebbe fare… Ma se fosse una persona caratterialmente non vulnerabile forse non sarebbe caduta nella rete del “predatore”, il quale a mio avviso una volta scoperti i suoi punti più vulnerabili, fa leva su questi per mantenere il controllo…
    Se la vittima riesce a sottrarsi a ciò, il “predatore” non lo può accettare e scatta la follia omicida. Allora che fare? Perdere fiducia nel genere umano? No. Ma cercare di cogliere i piccoli segnali che le vittime di abusi fisici o psicologi mandano può aiutare… Diffondere una cultura non violenta, anche nelle piccole cose, e parlare…
    Raccontare ciò che si è visto…
    Perché, io mi chiedo, questi “predatori”, non sono killer professionisti, com’è possibile che nessuno riesca mai a vedere qualcosa, o sentire le urla della vittima?
    E chi ha sentito quelle urla, come fa a dimenticarle???

  12. gandolfo scrive:

    colpe della società, della scuola, della famiglia…ma soprattutto colpa di questi assassini codardi..che se la prendono con persone più deboli…
    una domanda: ma perchè certe donne accettano di vivere con uomini violenti? ho sentito donne dire “mi picchia ma in fondo mi vuole bene…”
    non riesco a spiegarmi come ciò sia possibile..

    • Paura da un lato e vergogna dall’altro? Senso di inferiorità dopo anni di maltrattamenti? Annullamento della volontà? Ricatti morali e materiali ( strumentalizzando i figli in molti casi)? Il “predatore” di solito è molto bravo a convincerle che senza di lui queste donne non valgono niente…

    • paola montresor scrive:

      .. chiedo scusa se mi ripeto .. e chiedo scusa .. forse qualcuno ha già detto (ammetto, non ho letto TUTTI i preziosi interventi).
      Io spero che tutti mi comprendano, perchè NON voglio ASSOLUTAMENTE nemmeno porre il dubbio che le donne possano avere responsabilità in questi tragici fatti.
      Noi donne però dobbiamo imparare ad amare e rispettare noi stesse.
      Io non ho MAI sentito dire una donna “il mio uomo mi picchia, perciò mi ama”, mai.
      Ma ho sentito donne illuse del fato che i loro uomini potessero “cambiare”. Ecco, un uomo violento NON cambia, un uomo arrogante NON cambia. O meglio, potrebbe essere aiutato, ma NON è la compagna che deve svolgere questo compito.
      Noi donne siamo spesso molto più generose degli uomini e perciò la nostra natura più comprensiva e materna ci fa pensare che, se aiutiamo colui che amiamo egli, prima o poi, cambierà.
      Ecco, noi donne, dobbiamo imparare che nessuno può cambiare solo perchè noi siamo buone, accoglienti, generose e comprensive !!!!!
      I tipi di uomini di quel genere FORSE, possono cambiare se un medico, uno psicologo li aiuta .. sempre se han voglia di farsi aiutare

  13. Gabriella scrive:

    Tutto ciò che è stato detto da voi, è vero! E’ troppo, tanto, drammaticamente, dannatamente vero, ma è l’apice. E’ come un iceberg, è il sommerso il vero pericolo. C’è una violenza terribilmente subdola, perpetuata da persone che all’apparenza sembrano normali, ma che in realtà sanno fare molto male! Si sentono legittimati in siffatto comportamento, solo perché le loro non sono botte, che colpiscono il fisico.

    Beppe tu hai scritto il silenzio è omertà. Per me il silenzio è violenza. Ovviamente non alludo a quella forma di silenzio inteso come meditazione, come assenza di chiasso, quello è necessario e vitale per tutti. L’ assioma negativo che intendo io è l’assenza di comunicazione. Esiste una forma di silenzio degenerata che si perpetuata all’interno di una coppia e della famiglia. E’ l’assenza di comunicazione una delle cause principe.

    Conosco una donna sposata ad un uomo probo, retto; un uomo che non ha mai alzato un dito, che non le ha mai fatto mancare nulla, ma che non parla con la propria compagna. Lei vive tutto ciò in modo molto negativo riversando le sue frustrazioni sul figlio. Ama il figlio in un modo malato. Tutto questo si riverbererà sulla vita futura di quel ragazzo per un concorso di colpa dei genitori.

    Conosco una donna che ha un amante o pseudo tale che si comporta esattamente così. Lei giustifica i suoi silenzi ingiustificati, vive per una parola di quell’uomo; quando finalmente arriva scodinzola come un cane che ha appena ricevuto un osso, senza rendersi minimamente conto che lui la sta solo usando.

    Non fatevi ingannare solo perché il silenzio non lascia i lividi, è’ violenza anche questa parimenti a parole cattive e urlate ed alle botte.

    Beppe tu dici: “meglio un padre scorbutico” non riesco a capire cosa tu intenda per scorbutico. A me non piace. Io ho avuto la fortuna di avere un papà severo, rigido, ma MAI scorbutico. Lui con mamma, con me e mia sorella ha sempre comunicato molto.
    Mi ha insegnato che la comunicazione è scambio, è educazione, è rispetto, è apprendimento, è ascolto, è crescere, cambiare, migliorarsi, migliorare. Il concetto di comunicazione contempla necessariamente l’interazione tra i soggetti, il silenzio preclude tutto.

    Senza la comunicazione lo spirito non sviluppa una vera natura umana, ma rimane a uno stadio anormale ed indefinito. Il tuo stesso blog ne è la conferma, è un invito alla comunicazione è un’esortazione a non tacere.

  14. Alessandra scrive:

    Interessante questo blog. E interessante osservare come l’obiettivo si allarghi o si stringa a seconda di quale argomento ciascuno voglia affrontare. Marco parla di un punto di vista troppo ristretto e allarga al deficit culturale della Nazione. Gabriella restringe fino ad arrivare al sommerso dei rapporti di coppia.
    Come dice Beppe, ci sono molti modi di far morire una donna, ed è chiaro che non parla solo di quelli fisici. Ma le donne hanno anche molti modi per farsi del male da sole. Illudendosi. Cercando quello che non c’è, che non c’è mai stato e che mai troveranno. Molte fanno le splendide, atteggiandosi a donne moderne, spesso sento parlare di trombamici (che cosa vorra dire?) o le più mature di toy boy (???) in realtà tutte cercano l’amore con la A maiuscola e se trovano l’uomo sbagliato, anzichè scappare a gambe levate, vengono colpite dalla sindrome della crocerossina: “Io posso aiutarlo!”. Ma aiutarlo a fare che? C’è una battuta di un famoso film che dice – gli uomini sono semplici e hanno bisogni primari, se non ti chiamano è perché non gli interessi – E’ vero, la mancanza di comunicazione uccide i rapporti. Ma anche non cogliere il significato di certi silenzi è una scarsa attenzione alla comunicazione. Il silenzio parla, eccome se parla. A volte urla. Ci sono cose che non vengono dette per quieto vivere, per non ferire, per timidezza, e la lista potrebbe continuare ancora. Ma, a volte, il silenzio vuole solo dire – non mi interessi. Molte continuano a stare lì, ad agitare la coda come cagnolini, non perchè siano innamorate veramente di quella persona, ma perchè vogliono soddisfare il proprio ego, perchè vogliono proprio quell’uomo che le rifiuta, perchè cercano una conferma che sottolinei che possono avere tutti gli uomini che vogliono, anche quello – E’ chiaro che non conosco le coppie citate e le condizioni in cui vivono, il mio è un giudizio superficiale, ma i rapporti sono sempre fatti di dare e avere. Di fronte a situazioni di disagio, a donne che mi raccontano quanto sono infelici, mi viene da dire – qual è il tuo bonus? – Nessuno di noi è un albero, possiamo muoverci. Quindi se non si sta bene, si cambia, a meno che il bonus (economico, affettivo, psicologico ecc..) non ci faccia rimanere. Se la sindrome della crocerossina l’applicassimo a noi donne, e ci preoccupassimo di rispettarci e di stare bene con noi stesse (udite udite, senza un uomo) prima di aprirci al mondo, con ogni probabilità le cose cambierebbero. Sembrerò cinica, e forse lo sono, ma la penso così e se sono andata fuori tema mi perdonerete. Ciao a tutti

    • Gabriella scrive:

      Grazie per aver sottolineato l’importanza di certe sfumature del silenzio che sono parte intergrante della comunicazione ed altresì fondamentalli. Non ho pensato di menzionarle cosa che invece andava fatta.

  15. Gabriella scrive:

    Si parla di femminicidi, donne uccise per mano di chi diceva di amarle, secondo me il rapporto di coppia è “l’ingrediente” preponderante.
    Condivido cosa dice Alessandra, c’è sempre una sorta di reciproca responsabilità, molte donne sono corresponsabili anche se in minima parte, sono rari i casi dove ciò non accade. Secondo me il capire questo, realizzare che certe situazioni appaiono abbastanza nette e chiare da subito aiuterebbero ad evitare certi epiloghi. Tuttavia c’è un’ appendice da fare a ciò che giustamente dice Alessandra ossia.: Ma le donne hanno anche molti modi per farsi del male da sole. Illudendosi.

    A volte le donne amano davvero ed incondizionatamente sono gli uomini ad illuderle.

  16. susy scrive:

    non sono madre, sono una donna che ha subito una separazione ed un divorzio, ma prima di giungere all’epilogo del mio matrimonio ho avuto paura per la mia incolumità fisica e psichica. sono passati 12 anni ed ogni tanto rivivo quelle sensazioni di essere in balia di un uomo fiero della sua prepotenza. ho dovuto lavorare sulla mia persona per riprendere in mano la mia vita. le mie ferite per fortuna non sono fisiche ma psichiche. ci sono tanti fattori che incidono purtroppo parlo della mia esperienza e sono fiera di me stessa sono arrivata sull’orlo del precipizio mi sono aggrappata alla vita, all’amore dei miei genitori…..mio padre mi diceva ” al primo cenno di violenza chiama la polizia” non ce n’è stato bisogno per fortuna! se nella famiglia sono abituati a vedere gesti di violenza questo si perpetua anche su i figli, saranno violenti…..è importante vedere come si comportano fra di loro i genitori per capire chi abbiamo accanto. questo l’ho compreso col tempo…..comunque io ce l’ho potuta fare perché ero autonoma quanto basta per allontanarmi ..e sono stata fortunata, in ogni essere vivente vi è la parte violenta bisogna essere educati nel bene …e non è facile trovare uomini degni di questo nome.

    • Alba scrive:

      Purtroppo Susy, c’è ancora molto da fare per far sì che la donna venga considerata un essere con una propria dignità e personalità degna di rispetto, quello che sembra mancare in questa società che va sempre più verso il fondo… Tu hai sofferto ma sei riuscita a comprendere come quella persona non fosse poi così civile come poteva apparire all’esterno, lasciando delle ferite psichiche che non sono eguali agli atti estremi che si leggono giornalmente in cronaca ma che non sono da sottovalutare poiché fanno male all’animo che resta comunque provato… Concordo con te che l’educazione sia fondamentale, in primis in famiglia e poi via via a partire dalla scuola, ecc. . Il problema è quanto persone, professioniste e non, sono affidabili a dare una corretta educazione avvalendosi del dare il buon esempio? Sarò pessimista ma credo assai poche e indiscriminatamente dai ceti sociali. Credo si debbano ristabilire dei valori che ormai sembrano essere sotterrati e far sì che ci siano degli ideali in cui credere e una fede che possa dare fiducia e timore insieme…

    • Pat scrive:

      Qui si fa sul serio. Questa è un’esperienza diretta e una testimonianza importante per la quale ringrazio Susy. Il suo scritto mi ha indotto un paio di riflessioni che ora voglio condividere: la grande determinazione e l’amore della famiglia d’origine. Lei aveva paura ma sentiva che era sulla strada giusta, avvertiva che non avrebbe potuto continuare a vivere vicino a un uomo “fiero della sua prepotenza” e ha continuato, pur tra tanti dubbi e incertezze. E l’appoggio e la forza dei genitori quanto le è servito? Quanto affetto nella frase di suo padre e un messaggio chiaro: “non indugiare. Agisci!”. E’ interessante e importante anche questa frase: “è importante vedere come si comportano fra di loro i genitori per capire chi abbiamo accanto”. Quando si intraprende una relazione importante, a volte, notiamo dei meccanismi familiari che non funzionano, ma con superficialità pensiamo: “Devo sposare lui, mica la sua famiglia!”. Che autoinganno! Noi sposiamo il frutto di quella famiglia, tutti i meccanismi e le abitudini tenderanno a ripetersi…il frutto non cade mai lontano dall’albero. Quindi è necessario riflettere e pesare con attenzione tutti gli elementi. Per quello che riguarda la questione “rispetto, dignità e considerazione” nei confronti della donna, penso che sia vero che ci sia ancora molta strada da fare, e molto da educare, ma vorrei che cominciassimo da noi stesse. Dobbiamo essere sempre consapevoli di chi siamo e quanto valiamo. Nessuno può mancarci di rispetto, se noi non lo permettiamo. In questo abbiamo molta strada da fare, a livello personale e di comunità femminile. Dobbiamo essere solidali con noi stesse e con le donne che abbiamo intorno. Continuando sulla strada dell’invidia, della gelosia, della critica nei confronti delle altre donne, non usciremo mai dalla nostra solitudine. La solidarietà femminile è un’arma potente, a volte l’unica che riesce a superare enormi barriere.

  17. gandolfo scrive:

    Grazie susy , grazie della tua testimonianza, davvero toccante e importante

  18. Liliana scrive:

    Tante sarebbero le cose da dire,troppe forse e di sicuro sempre ” poche”. E’ un argomento che mi dà molta sofferenza come donna e come madre,così ho scelto di aggiungere l’ultima delle tante violenze ormai istituzionalizzate :
    “Muore la prima notte di matrimonio per una emorragia. La storia di Rawan, 8 anni, sposa bambina in Yemen”. Ecco, noi donne ,in ogni parte del mondo,ad ogni età,di ogni estrazione sociale siamo troppo spesso SOLE.

  19. Cristiana scrive:

    Provo ad aggiungere le mie riflessioni sottolineando due punti che non condivido.
    La crisi di valori. Non riesco ad unire insieme i due termini. I principi o si hanno o non si hanno. Non è possibile andare in crisi, quando ci sono. E se li hai li trasmetti anche ai figli.
    Perciò mi viene da pensare che probabilmente ci siamo evoluti tecnologicamente, economicamente, culturalmente, ma non intellettualmente (e spiritualmente, per chi preferisce) basti pensare alla società dell’apparire, piuttosto che dell’essere.
    E non darei nemmeno tanto per scontato che certi comportamenti siano solo perpetrati da uomini che dimostrano una certa indole. Sono convinta che molti drammi si celino dietro insospettabili portoni dorati.
    Mi soffermo sulla solitudine, aggiungendo che quasi sempre il criminale (io li considero così) crea il vuoto intorno: arriva al punto di convincere la vittima che gli altri sono nocivi, che sono pericolosi per la loro relazione.
    E questo è un punto non trascurabile che la dice lunga su quanto sia perfido e sottile lo stillicidio.
    Quasi impossibile uscirne da sole, senza aiuto. Ma avete fatto caso che molte delle vittime avevano sporto denunce di stalking? Diverse! Allora: ben venga l’educazione privata, pubblica e sociale. Ma ben vengano anche altri mezzi di repressione, interruzione e tutela PRIMA che accadano certi fatti. Dopo non serviranno più.
    Infine, occorre un altro aiuto per quando si decide di allontanarsi. Aiutano i pentiti di mafia, ma le donne che subiscono violenze? Da chi sono aiutate?
    Finisco queste righe con una battuta, per stemperare un po’ la fatica di scrivere queste righe: peccato che in questo blog non ci sia il “mi piace” sotto i commenti come su fb. Ce ne sono alcuni, che se lo sarebbero proprio meritato!

  20. susy scrive:

    ” mi piace “…..lo scrivo anch’io

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